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rispettare noi stessi per rispettare gli altri

Bambini-su-prato-verde.jpgL’ambiente in cui viviamo riflette la nostra individualità e, spesso, come una lente deformante ci mostra le difficoltà e i conflitti che non abbiamo risolto interiormente.

Nell’inconscio di tante persone, infatti, prospera una gestione della vita emotiva più simile a una dittatura che a una democrazia rispettosa. Un totalitarismo interiore dove una piccola oligarchia di sé gestisce la moltitudine di possibilità che caratterizzano l’espressività di ciascuno.

Questa elite governa abilmente la nostra vita e, nel tentativo di proteggerci dalle difficoltà, non lascia spazio a parti più creative, vulnerabili e meno intraprendenti. Sono lati “autorevoli” della personalità che si formano durante la crescita e che, col tempo, usurpano il governo della psiche prevaricando altre scelte, ingiustamente sacrificate sull’altare dei bisogni di riconoscimento, protezione e sicurezza.

In genere questi sé dominanti sono anche gli aspetti dell’identità in cui ci riconosciamo, quelli che ci spingono ad affermare con certezza: “Sono fatto così!” senza lasciare spazio alla poliedricità e al cambiamento che pure appartengono all’espressività di ognuno. 

Il nostro modo di essere, infatti, è l’insieme degli atteggiamenti e delle possibilità di cui disponiamo, non un’armatura inamovibile dove incarcerare le opportunità espressive. 

Nasciamo plastici, avventurosi, pieni di entusiasmo e di creatività, ricchi di un naturale desiderio di esplorare e conoscere l’ambiente che ci circonda. E basta osservare un bambino per ricordarci questa nostra plasticita’  e il bisogno innato di esplorare. Questo bisogno di sperimentare ci porta a variare i comportamenti in funzione delle circostanze, permettendoci di vivere un’infinità di situazioni e relazioni diverse.

La vulnerabilità e l’ingenuità delle nostre parti bambine, però, scatenano la protettività di quei sé che, nelle esperienze difficili vissute durante l’infanzia, hanno saputo evitarci l’angoscia, l’umiliazione e l’emarginazione, ricordandoci gli insegnamenti degli adulti di riferimento.

Sono loro che, spesso con eccessivo zelo, finiscono per prevaricare sugli aspetti sensibili, ingenui e vulnerabili della personalità e che, per difenderci dal dolore e dalla paura, rinchiudono la spontaneità dentro una gabbia, impedendo all’intimità di fluire nelle relazioni e provocando tante sofferenze.

A noi stessi e nel mondo.

Bisogna avere coraggio, profondità e determinazione, per accorgersi di questa dittatura interiore e per ripristinare una più giusta democrazia nella personalità che forma il rispetto per se stessi che permette poi di proiettarlo verso il “fuori” da noi, verso l’altro.

Occorrono: pazienza, attenzione e sensibilità. Nel mondo interiore non serve fare la rivoluzione. É necessario accogliere (senza discriminare) ogni aspetto di sé, fino a creare uno spazio intimo, libero dal giudizio e dalla prepotenza. Uno spazio rispettoso, un’oasi protetta, fatta di riconoscimento e accettazione per TUTTI (ma proprio tutti!) gli aspetti di sé. Consapevoli che “accogliere” non vuol dire: “agire comportamenti violenti, ingiusti o sbagliati”. E che “comprendere” non significa “permettere” ma “riconoscere ogni realtà senza giudicarla e senza reprimerne l’esistenza”.

Solo da una profonda accettazione interiore può prendere forma un mondo in grado di abbracciare la diversità rispettandola senza discriminarla e può nascere una società umana capace di proteggere la vulnerabilità, senza ucciderla e senza rinchiuderla dentro una prigione.

Realizzare la democrazia interiore e’ quel passo che permette di accettare la fragilità insieme alla prepotenza, e sviluppa l’empatia e l’intimità nelle relazioni, lasciando che (finalmente!) il rispetto, la sensibilità e la giustizia fluiscano nel mondo.

Per costruire una società capace di rispettare l’altro, accogliere e di condividere equamente le risorse con tutti, occorre che i principi della fratellanza e della reciprocità entrino a far parte del nostro modo di essere e si incarnino nella relazione che intratteniamo con noi stessi.

a cura dott.ssa Carla Sale Musio
psicoterapeuta


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