Loading color scheme

mordere, un bisogno atavico anche da adulti?

bambino_denti.jpgDa bambini portare tutto alla bocca è la modalità conoscitiva per eccellenza. I cuccioli hanno la necessità di stimolare le gengive. Massaggiarle è un modo per alleviare il dolore che accompagna la crescita dei primi dentini.

Per loro, conoscere il mondo mettendolo in bocca significa creare le prime relazioni con l’esterno. Morsicando la vita, i bambini modulano il bisogno di fusione e la scoperta dell’altro. Esplorano il dentro e il fuori, il pieno e il vuoto, l’io e il tu, la presenza e l’assenza. 

Devono abbandonare il piano dell’Infinito da cui provengono per muoversi nelle coordinate della fisicità, imparando ciò che appartiene a una realtà fatta di prima e dopo, vicino e lontano, mancanza e completezza, paura e prepotenza, mio e tuo. L’egocentrismo li spinge ad addentare l’esistenza per farla diventare una parte di sé. E quando la fusione non è possibile in loro aiuto arriva il possesso: quel bisogno spasmodico di avere ciò che sfugge, per non perderlo. 

Mordere riempie i vuoti dello stomaco e del cuore. È così che impariamo a conoscere l’avidità, la gelosia, la rabbia, la prepotenza e il dominio. È così che dimentichiamo la Totalità e perdiamo la sicurezza che deriva dal riconoscere ogni cosa in se stessi. Mordere calma la paura dell’ignoto, la vergogna della diversità, l’angoscia della solitudine. E nel tempo si trasforma in un rituale capace di farci sentire uniti. Uniti nel piacere di condividere il cibo. Uniti nel piacere di combattere un nemico. Noi e loro. Io e gli altri. I buoni e i cattivi. 

Mangiare insieme significa essere parte di un gruppo. Ci fa sentire meno soli.

Chi non mangia in compagnia è un ladro o una spia”

Un’idea ancestrale considera lo stomaco alla stregua di un elaboratore dati in grado di distillare nel nostro organismo le virtù e i principi di ciò che ingeriamo. Non è un pensiero logico. Ha radici antiche. Esiste nell’inconscio collettivo e viene abilmente sfruttato per venderci prodotti inutili (e spesso tossici) coltivando l’equazione che MANGIARE = ACQUISIRE, acquisire forza, prestanza, sicurezza, piacere, popolarità, successo… e così via!

Immagini e slogan pubblicitari fanno leva su questo principio inconscio e potente. Stimolano il desiderio di possedere qualcosa mettendola in bocca. Agiscono sulla credenza che l’organismo assimili ciò che inghiottisce per renderlo parte integrante di sé. Stuzzicano il bisogno di possesso. Lusingano l’egocentrismo infantile che accompagna il piacere orale.

Per liberarsi dalla bulimia sociale che rende vittime del bisogno compulsivo di mangiare è necessario superare la fase orale e aprirsi a un’integrità interiore capace di far convivere gli opposti senza giudicarli.

Occorre ricomporre la Totalità dentro di sé arricchendo la conoscenza con l’esperienza dell’individualità.  Significa coltivare la comprensione, la cooperazione, la condivisione, l’ascolto e la solidarietà. Per tutte le creature. Per ogni aspetto di se stessi. 

Vuol dire costruire un mondo migliore, capace di conoscere senza mordere, di amare senza possedere, di integrare senza emarginare e senza distruggere. 

Durante l’infanzia il bisogno di portare tutto alla bocca ci aiuta a compiere i primi passi nel mondo della diversità, serve a farci scoprire i mille volti dell’Infinito, ci insegna la ricchezza nascosta nelle identità. Ma poi è necessario integrare dentro di sé la conoscenza dell’altro, non per averlo inghiottito ma per averlo capito. 

Non per chiuderlo nello stomaco ma per aprirsi alle profondità del dialogo. Non per combatterne le differenze ma per conoscerne le qualità.

Occorre abbandonare la predatorietà, anche se ci sembra una componente inscindibile della vita. Tuttavia, se analizziamo con attenzione la catena alimentare scopriamo che l’unico alimento realmente insostituibile è l’energia. 

Tutte le forme di vita si cibano dell’energia prodotta dagli organismi posti alla base della catena alimentare e chiamati: produttori. Queste creature sono capaci di convertire le radiazioni solari in glucidi, producendo autonomamente i mattoni energetici indispensabili alla sopravvivenza.

produttori non hanno bisogno di uccidere per vivere. Ammazzarsi l’uno con l’altro è la soluzione utilizzata da chi è non è in grado di sintetizzare l’energia in maniera diretta. Nella catena alimentare, subito dopo i produttori, troviamo le piante (capaci di trasformare la luce e l’acqua in nutrimento), a seguire gli erbivori, poi i carnivori e gli onnivori. 

All’apice abbiamo posizionato la specie più evoluta e più intelligente, quella che distrugge per divertimento, anche quando la sopravvivenza non rappresenterebbe un problema. Non ci fermiamo mai a pensare che l’indipendenza dimostrata dai produttori costituisca una preziosa risorsa evolutiva e una capacità da imitare. 

Eppure… se l’umanità smettesse di uccidere prenderebbe forma un mondo fondato sulla cooperazione e sul riconoscimento dell’unicità di ciascuno. Un mondo in cui l’amore sarebbe l’unico alimento indispensabile per sentirsi bene, senza bisogno di guerre, psicofarmaci e medicine.

Uccidere significa affermare la superiorità, la divisione e il sopruso. Spacca la realtà in fazioni, gerarchie e prepotenza. Dividere le cose in buoni e cattivi, giusto o sbagliato, bene e male… vuol dire allontanare ciò che crediamo diverso, disconoscendolo dentro di noi e combattendolo all’esterno come un nemico. 

Avremmo molto da imparare da questi produttori, esseri che conoscono il potere dell’autonomia e si sviluppano nel rispetto di ogni esistenza in un continuum potenzialmente infinito. Dovremmo onorarli e apprendere come vivere in armonia con ogni cosa. 

Oggi la condivisione del cibo è diventata un cerimoniale indispensabile alla socializzazione, il veicolo privilegiato per dimostrare di volersi bene. Ma è un volersi bene possessivo. Discrimina la diversità. Impone l’appartenenza. E rende indispensabile l’omologazione. Pena: l’emarginazione, la derisione e l’abbandono.

Quando anche ai nostri occhi ogni essere vivente avrà riconquistato il valore della propria unicità, potremo scorgere la dignità e la saggezza in tutto ciò che esiste. E alimentare il cuore oltreché il corpo.

a cura dott.ssa Carla Sale Musio
psicologa, psicoterapeuta


Girotondo
 riceve
i Patrocini dei Comuni
per le sue finalità socio/educative
a sostegno della Comunità

Esce a Marzo - Maggio
Settembre - Dicembre

In ogni numero informa 
sul mondo dei bambini
per aiutare i genitori
a comprenderli meglio

Il Comitato Etico Scientifico 
supervisiona tutti gli articoli,
a garanzia della tutela all’infanzia
e di una genitorialità consapevole,
valori a cui Girotondo si riferisce
come Associazione