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“Mamma, papà, la mia casa qual è?” bambini che affrontano la separazione...

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La coppia si separa, e ad un tratto il bambino, la bambina sanno che non si vivrà più sotto lo stesso tetto con mamma e papà insieme.

E niente sarà come prima. E’ un punto zero, o come ha detto un mio piccolo paziente, “un avanti Cristo e un dopo Cristo”, e nel dirlo ha tracciato una eloquente linea di separazione sul foglio a parete. “Dove devo andare a dormire stasera?” la domanda posta dai bambini in affidamento congiunto è l’espressione diretta di una fase evidente di criticità, è la segnalazione di una potente frattura familiare in corso che in qualche modo il “piccolo” chiede di essere aiutato a elaborare e a gestire insieme ai “grandi”. Ed è proprio in queste due parole, “piccolo” e “grande” che si snoda la radice del disagio, ma anche la sua possibile risoluzione: nel porre questo interrogativo ai genitori è il bambino a voler aiutare i grandi, invitandoli a prendere coscienza di una realtà nuova che merita più attenzione. Questo accade perché il bambino non vede soddisfatta la propria richiesta di chiarezza e coerenza, e la ribadisce con forza. E’ un bambino con delle competenze, delle abilità affettive ed espressive, e le sta mettendo tutte in campo per affrontare la battaglia, ma deve essere aiutato a non compiere gesti superiori alle proprie forze per amore di mamma e papà.

Nelle prime fasi della separazione i cambiamenti sono tanti, e non favoriscono l’acquisizione corretta della nuova realtà che si sta creando, ma gradualmente ciò che era novità, diventa abitudine, e la monotonia degli eventi permette a genitori e figli di percepire la situazione con maggiore lucidità e di avvicinarsi alle aree problematiche. E’ come se la giostra lentamente iniziasse a fermarsi lasciando dietro di sé un senso di vertigine e disorientamento comune a ogni membro della famiglia.

Quando la coppia non è aiutata adeguatamente nel percorso verso la separazione, ciò che può mostrarsi agli occhi di un bambino è impressionante: è una scossa potente e distruttiva, di cui già aveva colto i segnali da tempo, che fa crollare la sua casa, lo allontana a singhiozzo dagli oggetti e dalle cose care, e che riempie la sua vita del più terribile e pauroso dei mostri: l’incoerenza, il non capire il perché delle cose.

La famiglia ha il diritto di essere aiutata a comprendere che la separazione non è un indice di fallimento e di incapacità, ma al contrario è un gesto rappresentativo della volontà di accettare e tollerare se stessi nelle proprie fragilità umane. Mostrando ai nostri figli che siamo in grado di fare questo, sapremo comunicare loro il nostro amore incondizionato e la nostra capacità di accoglierli senza giudicarli, mai.

a cura dott.ssa Antonella Gazzellone
medico chirurgo, pedagogista clinico, esperta in scienze criminologico forensi

 


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