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“L’attenzione è la prima forma d’amore, è la manifestazione più pura della generosità” Simone Weil

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Ogni genitore che comprende se stesso può comprendere meglio l’altro; sembra una banalità, ma proprio per questo è un concetto che viene spesso trascurato.

Ogni genitore che dentro di sé nutre il desiderio di vedere il proprio figlio come non è (ancora), immaginandolo nelle sue piene possibilità di farcela, di riuscire a superare i suoi momenti di impasse, può trasmettergli oggettivamente questa possibilità, credendoci con lui.

Ecco lo sguardo. Sguardo è interesse, compassione, empatia, anche davanti ad atteggiamenti provocatori, rifiutanti, disinteressati del bambino. Questa è la sfida, rivolta in primis alle famiglie, in concomitanza alla scuola.

Essere genitori oggi è principalmente, drammaticamente corsa e rispetto dei tempi. Raramente è possibile seguire i propri ritmi, dedicarsi ai rapporti in famiglia; in sintesi ci si conosce meno di quanto si pensi. Tutto avviene nel terreno minato e franoso dei rapporti tra persone che spesso girano, arrancano, annaspano intorno ai figli; a volte i genitori si eclissano dai figli in crescita che necessiterebbero la loro fermezza, la loro presenza rassicurante.

In situazioni del genere come possono i genitori accorgersi puntualmente dei segnali che i loro figli esprimono, osservarli, soffermarsi? Purtroppo lo stress quotidiano allontana, spesso separa le persone, le rende insensibili e le distoglie dalla potenziale ricchezza dei rapporti umani in famiglia.

Lo sguardo rivolto all’altro può essere una mano tesa che indica comunque una forma di comprensione, volontà di esserci nella relazione, con interesse. Una risposta al bisogno del figlio che sperimenterà un sentimento di gratitudine sentendosi comunque accolto come individuo e, sperimentando nuove forme di fiducia nell’altro, potrà essere in grado di mostrarsi maggiormente.

L’intervento di consulenza educativa con i genitori li può guidare nel fare luce sul loro disorientamento, in merito alla relazione con i figli, relativamente alla loro funzione educativa; essi possono beneficiare di momenti di riflessione in cui possano apprendere come meglio prendersi cura dei loro figli, specie in momenti di maggior vulnerabilità. Spesso l’azione di aiuto ai genitori è sufficiente per ristabilire o creare un clima migliore a casa, sviluppando maggiore consapevolezza in loro che possono vedersi di più.

Ogni genitore può imparare a posare uno sguardo più attento sul figlio. Il figlio interiorizzerà questa forma di dedizione e, con i suoi tempi, troverà il gusto e la soddisfazione di volgere a sua volta uno sguardo interessato, e forse grato, all’altro. Questo sguardo attento dei genitori è porre buone basi, andando a nutrire quella “base sicura” che ognuno più o meno ha in sé. È prevenire per fare qualcosa prima che arrivi altro che rallenti, inibisca, impedisca una crescita adeguata del bambino, nel rispetto dei suoi tempi e ritmi, affinché di questo egli possa beneficare nei suoi anni a venire, adolescenza, giovane età e per la vita intera.

Il bambino trae beneficio se si strutturano azioni di vicinanza che lo mettano al centro dell’interesse degli adulti che si occupano di lui perché egli non necessariamente chiede ma ci guarda e sta a noi fare qualcosa affinché questa sua sofferenza non si radichi nel suo essere e possa vivere un’infanzia spensierata, ricca di stimoli e serena, priva di pensieri e ragionamenti adulti.

a cura dott.ssa Anna Giardi pedagogista


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