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riti, cerimonie e altri incantesimi

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La primavera è inoltrata, il sole ci scalda, le giornate si allungano, la scuola si avvicina allegramente alla conclusione. Gli indumenti si fanno leggeri e si riscopre il piacere dell’aria aperta.

La stagione è finalmente cambiata portando con sé nuovi desideri e aspettative nei grandi e nei piccoli. Ogni anno, il cambiamento climatico viene accolto festosamente dalle celebrazioni liturgiche che riempiono i calendari festivi dei mesi più caldi. Si celebrano le prime comunioni, le cresime, i matrimoni. Agli occhi di un bambino tutto questo può apparire come una festa, ed è corretto che sia così. Ma sarebbe opportuno aiutarlo a comprendere le radici autentiche degli eventi a cui sta prendendo parte, qualunque sia il suo ruolo.

Su questo numero di Girotondo abbiamo scelto di affrontare il tema della sacralità anche per potere offrire una nuova angolazione da cui cogliere spunti di riflessione rilevanti sul comportamento dei bambini. Le cerimonie celebrano un momento di sacralità che coinvolge la famiglia ed è in relazione all’unicità dell’evento che si allestisce la ritualità festiva.

Il sacro è etimologicamente “una cosa avvinta alla divinità”, e avvicinarsi al sacro significa voler avvicinare Dio, in ogni sua rappresentazione. Un bambino che viene sostenuto dalla famiglia ad intraprendere un percorso partecipazione alla sacralità ha la possibilità di vivere, aldilà dei contenuti mistici, un’esperienza educativa potente e coinvolgente, indipendente dal credo religioso; ha la possibilità di sperimentare le sue potenzialità, perché avvicinandosi a un elemento considerato inaccessibile potrà comprendere che con la volontà, la determinazione e l’impegno è in grado di raggiungere gli obiettivi, anche a distanze siderali.

È compito di chi riveste il ruolo educativo guidare il bambino affinché questa bellissima esplorazione delle proprie capacità non si trasformi in onnipotenza attraverso la mercificazione del gesto; se la cerimonia viene vissuta come un momento di raccolta di trofei materiali il bambino, come un piccolo re Mida, non potrà essere messo nella condizione di attribuire un valore oggettivo agli elementi di realtà che lo circondano, e non riuscendo ad entrare nella profondità dell’esperienza la ridurrà ad un collezionismo inutile e comparativo che ben presto lascerà spazio ad un tristissimo senso di vuoto e di insoddisfazione, e il prezioso bottino di smartphone, tablet e dispositivi elettronici all’ultima moda, verrà rapidamente abbandonato non appena i ( velocissimi) tempi commerciali gli ordineranno di sostituirli con dei modelli più aggiornati.

La partecipazione agli eventi cerimoniali può rappresentare inoltre un’esperienza positiva nell’ambito della socializzazione tra pari in un contesto alternativo alla scuola, utile per avvicinare i bambini alle paure ancestrali più profonde, ma è necessaria l’estrema cautela nell’approccio didattico ai contenuti religiosi; il misticismo è trasversalmente ricco di contenuti drammatici evocativi molto forti, incentrati sul sottile equilibrio tra la vita e la morte, e chi si dedica a formare i piccoli su queste tematiche dovrebbe saperle porgere con delicatezza e onestà, per evitare di scatenare le angosce.

Gli insegnanti di catechesi e i genitori hanno il compito educativo e di vigilanza sul percorso di accesso dei bambini alle celebrazioni liturgiche, fonte di accesso alle radici culturali familiari, in grado di suscitare l’interesse alla scoperta di sé tramite un contenuto narrativo caro all’infanzia, ricco di misteri e di magia, e capace di offrire attraverso l’espressione cerimoniale della fede, l’esperienza vitale della fiducia.

a cura dott.ssa Antonella Gazzellone
medico chirurgo, pedagogista clinico, esperta in scienze criminologico forensi


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