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Parole che aiutano a crescere

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In questo numero parliamo di comunicazione e di bullismo. Quest’ultimo credo sia fortemente connesso alla possibilità di scegliere, cioè di trovarsi di fronte a determinate situazioni e di riuscire a trovare modalità alternative di dire e di fare.

Ci vuole consapevolezza ma soprattutto servono gli strumenti adeguati, come la capacità di pensare con la propria testa, fin da piccoli, abbinata all’allenamento nel trovare modalità alternative di espressione e di collaborazione, più rispettose ed inclusive. Perché lo stare bene assieme si può imparare.

Proprio per insegnare questo ai bambini, ho condotto in una classe quarta della scuola primaria un laboratorio sulle parole che aiutano a crescere, all’interno del progetto Facciamo Scuola Insieme che, grazie al contributo del Gruppo Comet, ha offerto attività didattiche gratuite ai bambini delle scuole bolognesi.

Con venti bambini di 9-10 anni ho lavorato sull’importanza delle parole, chiedendo loro quali fossero le parole che più amano ascoltare e quelle che, invece, non hanno piacere di sentire. Fra quelle che amano, le più gettonate sono state: “amore”, “ti voglio bene”, “giochi con me”, “sono tuo amico”, “ti ascolto”, “mi sei simpatico”, “sei bravo”, “ti aiuto”. Fra quelle che non amano: “non puoi giocare con me”, “non te lo presto”, “ti odio”, “non sei più mio amico”, “sei cattivo”, per non parlare di quanto faccia soffrire sentirsi deridere o essere presi in giro. Sono bastate poche frasi, pronunciate spontaneamente, per capire come le parole che i bambini amano sentire siano parole piene di amore, di amicizia, di aiuto e di inclusione. Viceversa, quelle che non amano siano quelle di esclusione e di non amore.

Le parole, però, non sono solo quelle che ascoltiamo, ma anche quelle che noi diciamo agli altri. Ne abbiamo parlato insieme e mi ha colpito la loro profondità di riflessione, la capacità di fare esempi concreti e la consapevolezza di come, con le parole, si possa anche ferire. Poi abbiamo fatto un gioco: ho descritto alcune situazioni che possono capitare in ambiente scolastico, proponendo un atteggiamento canzonatorio e chiedendo loro di trovare modalità alternative di azione. Per ogni situazione sono riusciti a trovare fino a 4-5 alternative e a trasformare la presa in giro in aiuto, il rifiuto in collaborazione. Un esempio? “Sei in fila in corridoio. Il bambino davanti a te inciampa e cade. Tu ridi e dici: Sei caduto, sei caduto!”.

Cos’altro avresti potuto dire? In quale altro modo ti saresti potuto comportare? Fra le risposte dei bambini: “avrei potuto aiutarlo a rialzarsi”, “avrei potuto chiedergli se si è fatto male”, “avrei potuto avvisare la maestra che è caduto”, “sarei potuto andare dalla bidella a chiedere il ghiaccio o un cerotto”, “l’avrei potuto consolare”, “l’avrei potuto distrarre per non fargli sentire il male”. Quanti bei pensieri fatti spontaneamente, ma soprattutto quante alternative arrivate da loro!

a cura dott.ssa Camilla Targher
formatrice, pedagogista e mediatrice familiare

 

 


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