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Musica e bambini… un connubio perfetto: l’educazione musicale attraverso le storie

bambina che canta

La musica fa parte da sempre dell’esperienza del bambino, fin dalla sua vita intrauterina, può quindi sembrare facile parlare di musica con un bambino, in realtà a un’analisi più attenta risulta che per musica loro intendono le canzoni,

cioè musiche che accompagnano, commentano, interagiscono con le immagini dei film, dei cartoni animati, dei video giochi; inoltre per i bambini la musica non è tanto una disciplina formalizzata da studiare, quanto un’esperienza da fare: contando, ballando, suonando, un’insieme variegato di esperienze che procurano piacere nel farle e che contribuiscono a creare un ricordo altrettanto piacevole. Parlare di musica con i bambini, pertanto, significa andare oltre il concetto di disciplina, diventa importante il come parlare della musica e il cosa scegliere come oggetto del nostro parlare, ecco arrivare in nostro aiuto il linguaggio della fantasia, del gioco, dell’esplorazione, della metafora; la forma del racconto emozionante che sa catturare, rapire, emozionare. E’ questa una didattica che eclissa la disciplina a favore della relazione educativa, lo scambio, l’interazione tra i soggetti; questo è tutto quello che ha permesso il successo del progetto didattico “Scuola InCanto” in collaborazione con il Teatro Valle di Roma, adottato dalle insegnanti delle classi seconde della scuola “Karol Wojtyla”, descrittoci da Francesca Cristofari nel suo articolo, dove la storia ha permesso alla lirica di entrare in classe e di emozionare grandi e piccini. 

…e per tutti quei bambini e genitori che non hanno potuto prendere parte al progetto, lascio qui di seguito una storia che potete raccontare ai vostri bambini, la TURANDOT  di G. Puccini,  le illustrazioni sono del nostro fumettista Carlo Carota, la lettura può essere accompagnata dall’ascolto delle musiche originali dell’opera.

Pechino. Palazzo Imperiale. C’era una volta Turandot, bellissima e crudele principessa. Non ha niente da fare, è figlia unica ed è orfana di una madre della quale sappiamo poco; sappiamo invece di una sua ava, la cui storia, benché avvenuta or son mill’anni e mille ancora opprime il sentimento: la soave Principessa Lo-u-Ling era stata rapita e poi barbaramente uccisa da un imprecisato re barbaro. Per questo Turandot odia tutti gli uomini e rifiuta ostinatamente di sposarsi, spargendo intorno a sé solo dolore, disprezzo per la vita e per i sentimenti. La reggia vive del clima isterico della turbolente giovane che, per evitare di sposarsi, impone ai malcapitati pretendenti la risoluzione di enigmi sempre più complessi. I giovani, ovviamente nobili, che hanno tentato la prova hanno sempre fallito e sono stati fatti crudelmente uccidere dalla terribile signorina.

Arriva il nostro eroe. il Principe Ignoto. Si presenta senza cavallo e visibilmente provato, ma capiamo subito che è lui: è principe, è bello, intelligente, e soprattutto è un tenore, come tutti gli eroi che si rispettino. Ha perso il suo impero, ha duramente combattuto, ha lungamente peregrinato. Ha anche un vecchio padre piuttosto malandato e una tenerissima ancella, Liù, che lo ama in silenzio, ma l’eroe non la degna di uno sguardo, e questo ci dispiace. Lui si innamora invece perdutamente e a prima vista della gelida Turandot e deciderà di affrontare quindi le famose prove, cosa già di per sé lodevole per un uomo, pur sapendo che, qualora fallisse, il costo da pagare sarà niente meno che la via.

Lo sconosciuto vince, e la ribellione di Turandot è viscerale, irosa, farneticante: una volta perdente, la scorretta continuerà a negarsi gridando il suo altèro disprezzo per l’altro sesso. È un fiero colpo per tutti, persino per il padre; e si sa, in genere i padri sono i più restii a mollare le figlie. Il principe non si perde d’animo e ci sorprende proponendo a sua volta a lei un enigma da risolvere: Turandot dovrà, prima dell’alba, scoprire qual è il suo nome. Il nome delle cose e delle persone significano la possibilità di esistere, e quindi di dare realtà ai sentimenti. La principessa passa una notte d’inferno a cercare la risposta, imponendo con un editto che Nessun Dorma (da cui la famosa aria cantata dal principe) per aiutarla a risolvere l’enigma che la sciolga dall’impegno preso. Allo spuntare dell’alba, stremata da una notte insonne durante la quale non ha trovato la risposta, se la cavera’ puntando sul sentimento: si dichiarera’ soddisfatta che il nome del principe è “Amore”.
(Happy End* - tranne che per la tenera Liu’ *nota per i genitori: Liù muore e l’happy-end non è di Puccini ma di Franco Alfano, compositore incaricato da Arturo Toscanini di terminare l’opera lasciata incompleta dell’autore).
(Il testo della Turandot è tratto da UPPA N.2 Marzo-Aprile 2002 Agagliani)

a cura dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice asilo “L’isola che non C’è” 


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