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Mani e piedi portano i nostri bambini sul cammino dell’indipendenza

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Nel precedente numero di Girotondo attraverso gli studi della grande Maria Montessori abbiamo conosciuto la mano, quale strumento cardine per lo sviluppo dell’intelligenza umana.

Mentre lo sviluppo del piede e del passo è fisso in tutti gli uomini, pertanto la grande studiosa afferma che, una volta imparato a camminare gli uomini utilizzeranno nello stesso modo i loro piedi tanto da essere considerato un fatto biologico; lo stesso non può dirsi per le mani la cui funzione non è fissa: lo sviluppo della mano nell’uomo dipende dalla psiche, non solo dell’io individuale, ma anche dalla vita psichica delle differenti epoche.

Quando l’uomo pensa, pensa ed agisce con le mani (e del suo lavoro fatto con le mani ci ha lasciato traccia quasi subito dopo la sua comparsa sulla terra) nelle grandi civiltà del passato si sono sempre avuti esempi del suo lavoro manuale, basti pensare all’antico Egitto abbiamo prove di inestimabile valore del suo lavoro, mentre civiltà ad un livello meno raffinato ci hanno lasciato esempi più “rozzi”, infatti, se guardiamo alle epoche preistoriche, ci appare un tipo di civiltà primitivo, basato sulla forza, i monumenti e le opere di quel tempo sono costituiti da enormi massi di pietra; altrove, opere d’arte più raffinate ci rivelano un lavoro di uomini ad un livello superiore di civiltà.

Lo sviluppo dell’abilità della mano va di pari passo con lo sviluppo dell’intelligenza. La Montessori prosegue, sostenendo che l’intelligenza del bambino raggiunge un certo livello, senza far uso della mano; con l’attività manuale egli raggiunge un più alto livello di sviluppo, e sostiene, inoltre, che il bambino che ha potuto far uso delle proprie mani sviluppa un carattere più forte. La trattazione di questa materia da parte di Montessori prosegue, analizzando quelle che sono le implicazioni e le correlazioni tra lo sviluppo delle mani e degli arti inferiori: i piedi, il camminare.

Dunque, i piedi, capaci di camminare, trasportano l’uomo dove egli possa lavorare con le mani, e lasciare traccia del suo passaggio, del suo operato.

Lo sviluppo della mano è dettato da intelligenza, coscienza ed esercizio, nell’arco del primo anno di vita il bambino passa, infatti, dalla prensione inconscia al movimento intenzionale: aprire e chiudere cassetti, sportelli, mettere tappi alle bottiglie, togliere oggetti da un recipiente all’altro.

Nel frattempo cosa succede ai piedi? M. Montessori afferma che né l’intelligenza, né la coscienza sono intervenute; avviene qualcosa di anatomico nello sviluppo del cervelletto che dirigerà l’equilibrio del bambino; e così questi prima si alza a sedere, poi si gira sul ventre, cammina carponi, infine si alza e cammina da solo. Tutto questo processo è dovuto soltanto ad una maturazione interna, il camminare rappresenta un passaggio importante nello sviluppo del bambino: un altro stadio dell’indipendenza è raggiunto!

Non dobbiamo portare in braccio il bambino ma permettergli di camminare e se la sua mano vuole lavorare, gli dobbiamo offrire attività intelligenti da esplicare. Perché solo le proprie azioni portano il bambino sul cammino dell’indipendenza.

Maria Montessori ci dà un’indicazione importante: il bambino che ha imparato a camminare, deve camminare da solo, perché qualsiasi sviluppo viene rafforzato con l’esercizio; e così se continuiamo a portare in braccio il bambino che sa camminare non lo aiutiamo ma ostacoliamo il suo sviluppo.

a cura dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatore asilo nido “L’Isola che non C’è”

 

 


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