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Le intelligenze dei bambini: quante ne sostiene la scuola?

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Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido. Albert Einstein

Poesia scritta su una parete dell’aeroporto di Johannesburg: “Se nessuno ci avesse mai toccato, saremmo infermi.Se nessuno ci avesse mai parlato saremmo muti. Se nessuno ci avesse mai guardato e sorriso saremmo ciechi. Se nessuno ci avesse mai amato, non saremmo persone” dall’opera di Paul Baudiquey, Pleins signes, Ed. du Cerf, Paris, 1988

Howard Gardner afferma “il nostro mondo è pieno di problemi; per avere la possibilità di risolverli , dobbiamo fare il miglior uso possibile delle intelligenze che possediamo. Forse riconoscere la pluralità di intelligenze e i molteplici modi in cui noi uomini possiamo manifestarle è un primo passo importante “.

L’intelligenza è la capacità di comprendere il mondo in cui viviamo e di risolvere i problemi ambientali, sociali e culturali che ci vengono posti in ogni momento della nostra intelligenza. Ma quante ne utilizziamo? Verso il mondo esterno usiamo tutti gli stessi modelli per decodificare la realtà?

E, soprattutto, la scuola permette e valorizza i talenti di ciascun bambino?

La società di oggi tende a valorizzare chi si pone in modo competitivoe l’intelligenza logico matematica e linguistica, quanto invece rischiamo di perdere l’intelligenza musicale, o esistenziale, oppure corporeo - cinestetica, così come l’intelligenza naturalistica, interpersonale o intrapersonale ?

La prima intelligenza che appartiene al corpo, è quella fisica, è la carica di energia vitale con la quale veniamo al mondo e come veniamo accolti in questa terra. È come guardiamo un bambino che ci dice “IO”, “IOSONO”. Per fare ciò i bambini hanno bisogno di un contesto stimolante enon iperstimolante, un contesto che nutra tutti i sensi.

Gerald Huther nel suo libro “ Il cervello compassionevole” scrive: “Se volete bambini intelligenti smettete di potenziarli, ma entrate in sintonia con i loro talenti” . È fondamentale che la scuola possa osservare, percepire, creare tempi e luoghi perché i bambini possano aprirsi a ciò che accade all’esterno.

Lo sviluppo del cervello dipende da come e perché lo usiamo, nella sua plasticità è aperto a tutto ciò che la fantasia e la creatività lo porta a conoscere . Ma conoscere significa usare tutti i sensi, il senso cinestesico si nutre con l’ambiente e i materiali naturali, ciò che dà senso e significato al movimento.

Già nei primi giorni di scuola i bambini si sentono dire “ Stai fermo, non muoverti ..”

La percezione è multisensoriale e il rischio dei mass media e a volte anche della scuola è che il bambino sviluppi prevalentemente nozioni attraverso immagini. L’equilibrio emozionale deve essere sviluppato attraverso tutte le intelligenze: agire e fare, sentire e suonare, pensare e amare, raccontare, credere, sognare ed essere.

Tutte le cose importanti e durature iniziano prima nella tua immaginazione e dopo trovano una via di realizzazione. L’immaginazione è più importante della conoscenza”. (A. Einstein)

Il lavoro della scuola è “aprire all’educazione”, ma per educare, educere, tirare fuori da noi ciò che abbiamo e non sempre conosciamo serve anche l’ altro, perché le esperienze che i bambini faranno con il mondo esterno formano il cervello, in modo particolare quelle associate con le emozioni, in un continuo tra mondo interno e mondo esterno.

Ecco perché la relazione con l’adulto assume un’importanza fondamentale.

È nello sguardo, nel tono di voce, nella postura che il bambino si nutre dell’esperienza, esperienza nutriente o distante o soffocante.

a cura dott. ssa Licia Vasta
psicopedagogista e mediatrice familiare, counselor psicoanalitico, supervisore

 

 


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