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E tu... di che famiglia sei?

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“Ogni essere umano è unico rispettarne la diversità equivale a difendere la propria e l’altrui libertà”. Emanuela Breda

Proviamo a riflettere e comprendere insieme partendo dalla nostra famiglia... Prendi un foglio e pensando alla tua famiglia prova a darne una descrizione. Finito ciò, elenca tutti i tipi di famiglie conosci... Infine, quali sentimenti ti suscitano l’esistenza di famiglie diverse dalla tua, per composizione, provenienza, sesso e religione?

Quello della famiglia oggi è un tema parecchio caldo, se ne parla molto, si discute e ragiona su come sta cambiando. Per comprende cos’è la famiglia, basta guardare all’etimologia della parola famiglia, “… deriva dal latino familia cioè l’insieme dei famuli : moglie, figli, servi e schiavi del pater familias il capo della gens. Pertanto, famiglia in senso stretto ed originario, significa piccola comunità di persone che abitano nella stessa casa, in senso ampio l’insieme delle persone legate da vincoli di sangue, da rapporto di parentela o affinità o da vincoli religiosi e/o legali quali il matrimonio”. (www. etimoitaliano.it).

Negli ultimi due secoli l’istituto familiare ha vissuto profonde trasformazioni.

La transizione dalla famiglia patriarcale tradizionale alla famiglia nucleare moderna in Europa Occidentale è avvenuta a seguito della prima Rivoluzione Industriale e della conseguente urbanizzazione.

La famiglia patriarcale si caratterizzava per la coabitazione di più nuclei familiari in un unico spazio, si trattava di famiglie molto numerose e ciò era motivo di vanto e prestigio. Nella famiglia patriarcale c’era unità di luogo: l’ambiente domestico nel quale si viveva e si lavorava tutti insieme; e unità di valori : la famiglia stessa.

Per quanto riguarda la struttura era molto rigida e stratificata in senso verticale.

Vigeva una forte divisione di ruoli e compiti. Ciascuno si impegnava per la buona riuscita dell’impresa familiare, ciò le conferiva una grande stabilità interna ed esterna.

Con l’avvento della Modernizzazione vera e propria, tra gli anni ’50 e ’60, il centro del lavoro si sposta fuori casa, le donne fanno il loro ingresso nel mondo della produzione, decade l’autorità del padre, si diffondono sistemi politici di carattere costituzionale e democratico; tutto ciò apporta profondi cambiamenti alla famiglia tradizionale quali il calo dei matrimoni e delle nascite, l’aumento delle convivenze e dei divorzi e dei nati fuori dal matrimonio.

Il modello di famiglia tradizionale, dunque, è fortemente messo in discussione e a questo si contrappongono nuove forme familiari. Da un punto di vista strutturale si assiste ad una nuclearizzazione della famiglia: si riduce l’ampiezza del nucleo familiare che risulta essere composto dalla coppia coniugale con uno o più figli. Questo tipo di famiglia non gode di grande stabilità per effetto di separazioni e divorzi. A seguito di tali fenomeni vanno diffondendosi famiglie unipersonali, monogenitoriali e ricomposte. Mutata nella forma permangono le funzioni della famiglia: economiche, di assistenza e cura, di socializzazione.

Se negli anni della Contestazione (’68) i movimenti di liberazione avevano fatto temere per la scomparsa della famiglia, quest’ultima è riuscita a sopravvivere assumendo forme più compatibili con le mutate esigenze personali, sociali, economiche e politiche.

Oggi è forte la consapevolezza della insostituibilità della cellula familiare, e nonostante la precarietà delle relazioni, si continua a mettere su famiglia. Pur essendo cambiata nella forma, ne è rimasta costate l’essenza: il bisogno profondo delle persone di stare insieme, condividere, creare, confrontarsi, camminare insieme.

Certo rispetto alla famiglia patriarcale tradizionale comprendere la famiglia o meglio le famiglie di oggi può sembrare di primo acchito complesso; il mio obiettivo oggi non è dare lezioni, né tanto meno dire cosa è giusto o sbagliato, ma invitare tutti alla riflessione, prendendo spunto dalle parole di Pablo Picasso che io ho trovato davvero ispiranti: “Non giudicare sbagliato ciò che non conosci, prendi l’occasione per comprendere”.

a cura dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice asilo nido “L’Isola che non C’è”


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