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catechismo: quando mamma e papà non sono d’accordo

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Una delle domande alle quali ogni genitore si trova a rispondere riguarda la scelta se far frequentare al proprio figlio il Catechismo.

Se un tempo la partecipazione era scontata e aveva una forte connotazione culturale, oltre che religiosa, oggi le cose sono cambiate e i significati si moltiplicano: per alcuni il Catechismo potrebbe rappresentare un momento fondamentale di crescita spirituale, per altri un’occasione di socializzazione, per altri ancora un impegno extra che sottrae tempo al weekend, oppure un comodo appoggio dove lasciare il figlio un paio d’ore.

Anche le motivazioni che guidano i bambini potrebbero essere le più diverse: dalla consapevolezza del messaggio religioso alla possibilità di stare con i propri amici, da un “obbligo” imposto dagli adulti ad un “mezzo” per ottenere il famoso tablet come regalo.

Di sicuro la risposta non è univoca e le motivazioni possono essere le più disparate, anche perché frequentare il Catechismo è sempre più una scelta, non un obbligo. Nella decisione entrano quindi in gioco una serie di fattori, come ad esempio il proprio rapporto con la religione, l’educazione ricevuta, il fattore culturale, l’organizzazione familiare, l’impostazione data dai Catechisti, gli orari degli incontri, la possibile inferenza dei nonni o il confronto con quello che fanno gli altri genitori, fino all’interesse/disinteresse dei figli, probabile mix fra indole personale e influenza familiare.

Le cose si complicano quando i genitori la pensano diversamente, sia in caso di unità familiare che di separazione. In base a cosa stabilire se partecipare? Quali elementi tenere in considerazione nella scelta?

Se i genitori vivono lontani, quale Parrocchia frequentare? Ecco allora che un percorso che nasce con una finalità aggregante rischia di portare alla luce le differenze di vedute fra genitori, non solo a livello religioso, ma anche educativo e organizzativo.

Un primo punto di confronto può essere quello di interrogarsi sulla propria reale motivazione, dopodiché – nel caso di pareri discordanti - non screditare l’altro genitore, ma comunicare e rispettare il fatto che mamma e papà la pensino diversamente; scegliere la Parrocchia tenendo conto dell’impostazione e dell’aspetto organizzativo (distanza, giorno e orari del Catechismo); avere la consapevolezza che il proprio figlio, crescendo, sceglierà spontaneamente quale strada intraprendere, nel rispetto reciproco dei punti di vista, anche qualora fossero diversi.

a cura dott.ssa Camilla Targher
formatrice, pedagogista e mediatrice familiare


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