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Bisogni dei bambini e disturbo dell’apprendimento

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Sono sempre di più i bambini che nella scuola Primaria manifestano un ritardo o un disturbo dell’apprendimento. Cos’è realmente cambiato?

Una maggiore preparazione delle insegnanti su questi temi specifici? Una maggiore sensibilizzazione delle famiglie? O è cambiato l’apprendimento nella scuola per via delle richieste eccessive e premature che arrivano dalla società? L’apprendimento è una funzione globale della personalità, è un processo in cui le potenzialità di un individuo mutano in nuove possibilità e implica una serie di operazioni in cui intervengono molte facoltà quali la percezione, l’immaginazione, l’attenzione, l’associazione, la memoria, e in cui giocano un ruolo fondamentale la motivazione, l’equilibrio affettivo e le aspettative.

Nessun bambino troverà stimoli motivazionali ad apprendere di fronte a prestazioni obbligate e premature che non rispettano i ritmi e i livelli dello sviluppo.Un bambino potrà dare risposte idonee agli apprendimenti quando avrà affinato le percezioni cinestesiche e la loro associazione con i dati visivi, e quando avrà maturato una buona percezione dello spazio e del proprio corpo.

La scuola dell’Infanzia, aperta ai bambini dai 3 ai 6 anni, agisce in una fase particolare per la costruzione dell’identità personale in cui si vivono esperienze fondamentali che si ripercuotono sullo sviluppo delle strutture linguistiche, cognitive, sociali e affettive. Ogni apprendimento passa dal “proprio corpo” e ciò significa che la strutturazione dello schema corporeo è dominante per qualsiasi conoscenza ed esperienza, permette l’integrazione dei dati percettivi, rappresentativi ed emozionali.

La lettura dello spazio, ogni posizione, direzione, distanza, grandezza, forma, viene compresa in base alle relazioni che si instaurano fra i caratteri geometrici degli oggetti e il corpo usato come stima permanente di riferimento, acquisizioni preliminari all’apprendimento delle materie curriculari.

Il bambino che avrà compiuto tali esperienze dovrà solo integrare le abilità raggiunte, altrimenti si cimenterà con esse per la prima volta e se non è stato raggiunto il giusto rapporto tra maturazione e apprendimento, l’interiorizzazione dei meccanismi potrebbe essere lenta.

La nostra è la società del fare, in cui il bambino è posto nelle condizioni di sviluppare troppo precocemente le funzioni autonome dell’ IO, in cui il profitto scolastico è attribuito all’intelligenza considerata “dote naturale”, allontanando il modello di una scuola in cui la dimensione corporea e cognitiva si integrano con quella relazionale.

a cura dott.ssa Maria Domenica Biasco
pedagogista specializzata in pedagogia clinica

 


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