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riconoscere il disturbo da deficit dell’attenzione-iperattività

bambini_genitori8.jpgL’ultima definizione nosografica del DDAI è relativa al DSM V che suddivide i sintomi in disattenzione ed iperattività o impulsività.

Nel DSM V viene evidenziato che per poter elaborare la diagnosi di DDAI “le difficoltà nell’attenzione, l’iperattività e l’impulsività devono persistere da almeno 6 mesi e devono avere un’intensità incompatibile con il livello di sviluppo e devono avere un impatto negativo diretto sulle attività sociali e scolastiche o lavorative. I sintomi non sono soltanto una manifestazione di comportamento oppositivo, di sfida, di ostilità o incapacità di comprendere i compiti o le istruzioni”.

Si possono associare ritardi nello sviluppo del linguaggio, motorio e/o sociale, ma non sono condizioni specifiche del DDAI. Inoltre si possono rilevare una scarsa tolleranza alla frustrazione, irritabilità con una fluttuazione umorale. 

Anche le performance in ambito scolastico, associate a rifiuto sociale, possono essere inficiate tanto da poter configurare un disturbo di apprendimento.

Spesso l’impegno, che può essere scarso o incostante, dei soggetti affetti da DDAI, nelle attività che richiedono impegno sostenuto e prolungato, può essere ritenuto erroneamente espressione di pigrizia, irresponsabilità, scarsa collaborazione.

In adolescenza il quadro clinico può evolvere in un disturbo della condotta o in un disturbo antisociale di personalità in età adulta e può aumentare la probabilità di sviluppare un disturbo da uso di sostanze. 

Anche gli incidenti e le violazioni del codice stradale risultano molto più frequenti nel caso di DDAI. In età adulta anche le prestazioni lavorative sono scarse pertanto aumenta la probabilità di disoccupazione.
La diagnosi di DDAI viene elaborata solitamente durante il percorso di studi della scuola primaria dal medico specialista in Neuropsichiatria Infantile in equipe con altre figure professionali. Si può identificare una forma con manifestazione combinata dei sintomi che presentano la stessa intensità e forme con manifestazione predominante di disattenzione o iperattività e impulsività. Sono stati identificati dei disturbi in comorbilità con DDAI quali il disturbo oppositivo-provocatorio, disturbo della condotta, disturbo da disregolazione dell’umore, disturbo di apprendimento, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi da tic.

La terapia non farmacologica che agisce sul comportamento può costituire l’unica indicazione terapeutica insieme ad un percorso di parent training per la famiglia. 

L’uso dei farmaci può essere necessario nei casi più complessi per aumentare il controllo degli episodi di iperattività ed inattenzione, aggressività e violenza, ma deve essere necessariamente affiancato dal trattamento specifico con il paziente, con la famiglia nonché con la scuola e rete sociale. 

Ne sentiamo tanto parlare, ma non è facile riconoscere questo disturbo, specialmente nei bambini piccoli. Tanta attenzione, pazienza e coscienza da parte di noi genitori può aiutare a diagnosticarlo per tempo, così da aiutare i piccoli a crescere forti, consapevoli e sempre più sereni.

Le manifestazioni più rilevanti di questo disturbo riguardano la difficoltà a mantenere l’attenzione ed a controllare l’impulsività ed il movimento.

a cura dott.ssa Mariangela Pinci
neuropsichiatra infantile


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