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con le mani si gioca meglio!!!

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Il gioco è la principale attività del bambino che gli permette attraverso la manipolazione e l’esplorazione di comprendere il mondo circostante.

Maria Montessori diceva: «Il gioco è il lavoro del bambino».

Intorno all’anno di vita il bambino gioca al “far finta” un modo creativo di usare gli oggetti, pertanto una penna può diventare un aeroplano, una gomma un’automobile... Questa capacità viene chiamata gioco simbolico. Tale modalità di gioco ha esordio intorno all’anno di vita e si protrae fin verso gli 8/9 anni dove gradualmente verrà abbandonato. Il bambino renderà il gioco simbolico sempre più articolato e complesso dove il gioco diventa mezzo per comunicare fantasie, paure e altre emozioni. 

Gli psicologi utilizzano il gioco simbolico per comprendere e trasformare le paure e difficoltà emotive del bambino.

Il gioco simbolico è estremamente importante anche per lo sviluppo del linguaggio verbale.

Il codice linguistico è arbitrariamente utilizzato in sequenze di suoni diverso per ogni lingua. Così “CANE” è una sequenza sonora utilizzata in italiano che sta a significare l’animale e tutte le informazioni cognitive rispetto a questo, mentre in inglese lo stesso concetto è veicolato dalla sequenza di suoni “DOG”.

Imparare a parlare significa essere in grado di usare qualcosa come le parole come mezzo simbolico per  veicolarne il significato, questa capacità viene chiamata funzione simbolica.

Il bambino quando inizia a giocare al “far finta”  inizia a produrre le prime  paroline.

Un adulto dovrebbe sempre assecondare il gioco simbolico del bambino: è sbagliato far notare al bambino che il cucchiaino non è un aeroplano. Il bimbo lo sa, ma in quel momento sta usando  fantasia, creatività, immaginazione ed associazioni d’idee, importantissime per lo sviluppo del bambino. 

Cosa osservare nel bambino:

prima di verificare se il bambino è in grado di effettuare il gioco simbolico (gioco del “far finta”) è  importante che il bambino associ la funzione all’oggetto (il pettine per pettinarsi, far volare un aeroplano...);

la presenza del gioco simbolico si ha quando il bambino usa un oggetto neutro come mezzo per specificare qualcos’altro. Esempio: una spugna che diventa un telefono;

diventa un indice di rischio quando il bambino guarda gli oggetti senza toccarli, gioca solo buttando gli oggetti a terra o mettendo tutto in bocca. Oppure si diverte a tirare fuori gli oggetti dalle scatole rimetterli dentro senza usarli e in generale  non ama giocare con i giocattoli perché non sa come si fa.

In questi casi è importante confrontarsi con il pediatra che valuterà la necessità di un approfondimento specialistico.

Ma esistono dei “giochi” per invogliare a parlare i bambini? 

La relazione ha un ruolo importante nello sviluppo del linguaggio. Imparare le singole parole non è sufficiente, serve anche instaurare una relazione di dialogo con il genitore o con il nonno. Leggere insieme si tratta di un incoraggiamento affettivo che offre occasioni spontanee di comunicazione soprattutto se si coinvolge il bambino nella lettura: perché l’orso piange? cosa fa la mamma?

Infine puó essere efficace anche cantare una canzone insieme come ad esempio “Nella vecchia fattoria”. Possiamo considerarla una canzone a due voci in cui il bambino interagisce imitando i versi degli animali. 

L’adulto dovrà diventare una pedina nella trama di gioco del bambino ed assecondarlo con entusiasmo. 

a cura dott.ssa Morena Manzini
logopedista, counselor relazionale


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