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il metodo di studio e la gestione del tempo nei compiti a casa

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Metodo di studio? Di cosa si tratta? È un insieme di meccanismi che permettono di svolgere un compito efficacemente con un dispendio minimo di energie. Per raggiungere questo obiettivo è necessario una pianificazione del lavoro pomeridiano.

Cosa devo fare? Quali materie? Quali tipi di esercizi mi sono richiesti? Quali tempi sono necessari? Fondamentale è un analisi preliminare di ciò che bisogna fare non solo superficialmente, guardando il diario, ma anche analizzando il tipo di esercizio. Spesso la quantità non rispecchia la qualità, ci sono materie che richiedono di svolgere dieci esercizi ma in realtà sono, ad esempio, crocette su concetti già studiati, un ripasso, oppure materie con tre esercizi che però richiedono di mettere in campo un numero di abilità molto più ampie, ad esempio un riassunto, un tema, una ricerca. Questo lavoro non solo permette ai ragazzi di analizzare il proprio operato, ma di conoscere strada facendo come meglio apprendono e le strategie personali.

Studio meglio leggendo ad alta voce? Sottolineando? Facendo schemi e scalette o mappe concettuali? Anche la stima del tempo è importante, molto spesso si incolpa la distrazione quando si vedono i ragazzi studiare fino a tarda sera, in parte potrebbe essere vero, ma dall’altra viene lasciato al caso l’impostazione dei lavori, si inizia dalla materia che risulta più semplice, o quella dove si pensa si debba fare meno, e poi ci si ritrova a fare la materia dove si incontrano maggiori difficoltà, e magari con esercizi più complicati proprio all’ultimo quando anche la stanchezza gioca una ruolo a sfavore. Potremmo quindi creare una tabella dove inserire una stima dei tempi in base al tipo di esercizio svolto e il tempo realmente impiegato, niente paura inizialmente le stime potrebbero non essere corrette ma proprio questo “errore” potrebbe servire da bussola per organizzare al meglio lo studio, sapendo quanto tempo richiede un certo compito.

In conclusione, avviamo i nostri ragazzi alla pianificazione come lavoro di riflessione sul proprio operato e come metodo utile dentro e fuori la scuola, ma non dimentichiamo i momenti di pausa. Sembra un controsenso quando si ha molto lavoro da svolgere, ma pensiamo da adulti quanto una semplice pausa caffè possa aiutare a migliorare le nostre performance!

a cura di Serena Rosa tutor dell’apprendimento/specializzanda in Erickson DSA Homework tutor

La scuola del fare...

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Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa”. Lev Tolstoj

L’apprendimento scolastico è articolato in tanti momenti importanti che trovano espressione nei vari impegni giornalieri rivolti sia allo studio disciplinare sia alle attività manuali/laboratoriali. Il panorama pedagogico mondiale, da Dewey alla Montessori, ricorda costantemente l’importanza “dell’imparare facendo”, ossia dell’uso dello strumento manuale quale mezzo di educazione privilegiato perché basato sull’esperienza sensoriale e sul rispetto delle qualità animiche del fanciullo.

Nella pedagogia steineriana le attività manuali occupano un posto privilegiato: ogni contenuto disciplinare – soprattutto negli anni della Scuola Primaria – è permeato dall’elemento artistico, pertanto passa attraverso la strada del “fare”, del costruire mediante le forze di immaginazione che il bambino sta maturando e portando a coscienza. Attraverso il racconto di piccole storie o semplici osservazioni, l’insegnante può sottolineare l’importanza e l’esclusività di ciò checontraddistingue l’essere umano da qualsiasi altro essere vivente: le mani. Mediante la loro azione è possibile costruire, continuare il processo di creazione e meravigliarci delle abilità che l’uomo è in grado di sviluppare: nel bambino si risveglia un forte senso di stupore perché da “un nulla”, muovendo le mani, compare “qualcosa”.

Le attività artistiche rendono il fanciullo protagonista di un vero e proprio apprendimento esperienziale (experiential learning), inteso come percorso cognitivo, emotivo e sensoriale: esercitano la motricità fine, educano il sentimento ed affinano le forze di pensiero che stanno maturando. Coinvolgono i diversi campi del Sapere, permettendo agli alunni di ripercorrere le tappe di sviluppo dell’Umanità, consentendo di riconoscere la validità del concetto di filogenesi ed ontogenesi a cui tanti studiosi hanno dedicato riflessioni importanti.

L’acquerello, il disegno di forme, i gessetti colorati, il telaio, il cucito, gli esercizi di “maglia a dito”, i ferri, l’uncinetto, il modellaggio con la creta, la progettazione/costruzione di plastici, sono attività essenziali alla natura infantile e indispensabili per un sano sviluppo dell’essere umano, soprattutto nel momento storico che ci appartiene, caratterizzato dalla costante presenza del mezzo tecnologico e virtuale, assolutamente straordinario nelle sue qualità, ma lontano dal senso di cura, amorevolezza, calma e meraviglia di cui necessita, fisiologicamente ed animicamente, il bambino in età scolare.

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante specializzata in pedagogia steineriana

 

Bambini con DSA e il percorso verso l’autonomia

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Nonostante la sua valenza didattica e di crescita, il momento del compito non ha mai entusiasmato gli addetti ai lavori.

Soprattutto durante l’anno scolastico, risulta essere decisamente complicato, costellato di fasi di evitamento, continui ricorsi al frigorifero o al cellulare, richieste di aiuto e nel peggiore dei casi nemmeno l’apertura del libro. I momenti famigliari risultano impegnati in discussioni e compiti fino ad orari che superano il primo dopo cena. Le motivazioni sono diverse: la specificità del disturbo, che rende più complicato affrontare compiti in cui il calcolo, la lettura o la scrittura sono prevalenti, il fatto che il compito deve essere svolto a seguito di una mattinata o giornata impegnata sui banchi di scuola in cui il carico cognitivo è alto, il fattore tempo che risulta dilatato.

Questi sono alcuni elementi in base ai quali nelle diagnosi di DSA vengono spesso indicati percorsi con specialisti quali logopedisti, tutor dell’apprendimento ed esperti del settore per elaborare strategie e metodi di studio efficaci e per affrontare le proprie difficoltà. Il sostegno ai compiti con studenti DSA si confonde spesso con le ripetizioni ma vi sono sostanziali differenze.

Primo fra tutti il fattore tempo: affiancare uno studente DSA è un vero e proprio percorso, piuttosto che un intervento a spot nel momento di difficoltà o quando un voto si abbassa. Un percorso che parte dall’analisi di una diagnosi e che prosegue col conoscere lo studente, definire insieme al ragazzo le strategie che più si adattano a lui e individuare le attività giuste per favorire, ad esempio, l’autostima. Il voto finale sicuramente ha una forte valenza per lo studente ma il fine del percorso è permettergli di lavorare autonomamente conoscendo le strategie e gli strumenti che gli si adattano. Per fare ciò il compito diventa esso stesso il mezzo per apprendere concretamente. In questa logica l’obiettivo non è la conclusione a tutti i costi dei compiti assegnati, ma l’apprendimento .

È fondamentale come tutor, che solitamente sono persone formate nell’ambito dei DSA, essere chiari su questo aspetto e per i genitori essere preparati a ciò che si va incontro quando si inizia un percorso di questo genere. Acquisita questa consapevolezza grazie alla collaborazione fra scuola, famiglia, specialisti e tutor, il momento del compito potrebbe risultare, anche se non particolarmente amato, un momento positivo per studenti e genitori.

a cura di Serena Rosa
tutor dell’apprendimento/ Erickson DSA Homework tutor

Compiti a casa con i genitori: quando iniziare e per quanto proseguire?

bambina_studio.jpgI compiti a casa rappresentano un bel banco di prova per comprendere le dinamiche relazionali fra genitori e figli. E l’aiutarli nello svolgimento, e fino a quando, è un tema davvero molto

dibattuto tra insegnanti, specialisti e famiglie che, pur con motivazioni pertinenti, difficilmente trovano una completa condivisione sulle modalità da adottare.

Vorrei offrire una riflessione sul processo e sui bisogni di apprendimento caratteristici delle diverse età di sviluppo partendo dalla prima infanzia:

parlare di compiti non sarebbe proprio corretto anche se il terreno è fertile perché si instauri, con consapevolezza, tra genitori e figli un campo di fiducia nell’apprendimento, ad esempio, del linguaggio. Utilizzando il concetto di campo di fiducia vorrei identificare un’area della relazione coi figli dedicata all’apprendimento nella quale il genitore sostiene con fiducia l’evoluzione del figlio e il figlio è in grado di trovare il proprio equilibrio di autoregolazione. Per autoregolazione si intende la capacità di mantenere uno stato di equilibrio psicofisico nel quale l’attenzione e la concentrazione favoriscono lo sviluppo della conoscenza in tutti i suoi processi, dalla percezione ed elaborazione delle informazioni, alle funzioni della memoria e del pensiero creativo.

A partire dal linguaggio, nel passaggio alla scuola materna diventa importante curare l’aspetto delle autonomie del bambino: l’abbandono del pannolino e del ciuccio, ad esempio, sono compiti che possono minare il campo di fiducia ed è necessario invece che il campo di incontro-scontro e la fiducia si rafforzino ancora di più perché l’esito di questo lavoro sarà la capacità del bambino di sviluppare quel senso del limite e del confine che lo aiuterà a rispettare le regole sociali e a contenere le paure. Durante gli anni della materna, diventerà indispensabile seguire a casa lo sviluppo delle relazioni sociali dei nostri figli e la loro capacità di muoversi nei gruppi di appartenenza riconoscendo ciò che a loro non piace poiché tale capacità di riconoscimento e di espressione può diventare risorsa per evitare situazioni di dominanza o prevaricazione che conosciamo col nome di bullismo.

In sintesi, si potrebbe provare a pensare che come genitori siamo tutti impegnati nello svolgere compiti coi nostri figli e che quelli scolastici, con l’inizio della scuola primaria, non siano diversi da quelli sostenuti in precedenza.

Il funzionamento del campo di relazione genitori-figli nello svolgimento dei compiti può essere segnalatore di piacevolezza e soddisfazione o di difficoltà e nervosismo nel bambino e/o nel genitore. Difficoltà e nervosismo ripetuti rappresentano un importante indicatore della necessità di capire cosa accade al bambino, in particolare, le difficoltà a svolgere i compiti scolastici possono essere il risultato di disturbi specifici dell’apprendimento o di difficoltà emotive personali o nella relazione con gli altri.

I segnali che possono avvisare l’importanza di limitare il supporto dei genitori a casa potrebbero essere identificati nella percezione della responsabilità che il figlio mostra nei confronti delle indicazioni delle insegnanti e della cura del proprio materiale scolastico e una sufficiente sicurezza acquisita nella lettura e nella scrittura. Tra i 7 e gli 8 anni, è naturale che si verifichi un’oscillazione tra autonomia e richiesta di aiuto, a volte modulata dal bambino a volte dal genitore, a fronte dell’andamento scolastico e delle crescenti difficoltà.

Userei lo stesso parametro per valutare le reazioni dei bambini ai compiti delle vacanze: il rifiuto a svolgerli se ripetuto e sofferto è ugualmente un indice di difficoltà che sarebbe opportuno capire con l’aiuto degli insegnanti ed eventualmente degli specialisti del settore, psicologi e psicoterapeuti dell’età evolutiva.

a cura dott.ssa Simona Mazza
psicologa psicoterapeuta specialista dell’età evolutiva

 

Non vuole più andare a scuola... che succede?

bambini_scuola_01.jpgSi aggira tra l’1% e il 5% la percentuale di bambini che in età scolare soffrono della cosiddetta fobia scolare, una paura che in genere esordisce intorno ai 5-6 anni di età e che si protrae fino all’adolescenza, sviluppandosi in prevalenza nei maschi figli unici.

Sebbene non sia classificata come un vero e proprio disturbo, la paura, l’ansia di andare a scuola è tale da compromettere significativamente l’andamento scolastico e può produrre un blocco di frequenza. I bambini si rifiutano, spesso all’improvviso, di andare a scuola e possono insorgere sintomi come attacchi di panico, insonnia, mal di testa, balbuzie, vertigini, dolori al torace, all’addome, diarrea, nausea, vomito, dolori alle spalle, crisi di pianto e attacchi di collera. Sintomi che poi si attenuano quando si rimane a casa e ricompaiono la mattina successiva quando si ripropone la necessità di andare a scuola.

I sintomi della fobia scolare sono legati spesso a disturbi come l’ansia da separazione. In questo caso, secondo la teoria dell’attaccamento, ci sarebbe una difficile gestione del distacco dalla figura principale di attaccamento, ovvero la madre, che spesso soffre anch’essa di ansia e genera un rinforzo del comportamento evitante-dipendente.

L’iper-protezione da parte della mamma, abbinata all’assenza (ad esempio per motivi di organizzazione familiare) di una figura maschile, renderebbe più difficoltoso lo sviluppo psicologico autonomo del bambino. La fobia scolare può essere legata ad altre forme di patologia ovvero originare da una vera e propria paura della scuola con conseguente fobia sociale, e potrebbe essere dovuta a difficoltà nelle relazioni. In questo caso possono verificarsi problematiche nella condotta o disordini di attenzione e iperattività.

Spesso l’insorgenza si verifica dopo lunghi periodi di stacco dalla scuola, eventi traumatici come traslochi o crisi di coppia tra i genitori o la morte di un animale domestico. Infine, può originare dalla paura che un genitore parta e non torni o possa morire mentre il bambino è a scuola e dalla difficoltà nel lasciare casa intesa come posto sicuro.

È per questo motivo che il trattamento dovrebbe essere mirato a ristabilire gradualmente la percezione di sicurezza prima con l’adulto di riferimento, poi sul sé, tramite una terapia che includa anche l’attenzione al vissuto corporeo. Inoltre, possono essere attuati dei programmi di prevenzione tramite tecniche di alfabetizzazione emotiva sia per bambini che per genitori, i quali, seguiti da psicologi esperti, possano imparare a riconoscere, denominare ed accettare propri stati emotivi, compresi quelli più inaccettabili e angosciosi.

a cura dott.ssa Deborah Santi
psicologa

L’estate è utile per consolidare quanto imparato?

bambini_al_mare_01.jpgL’estate è alle porte, si inizia a fare il conto alla rovescia, si stringono i denti per lo scatto finale in previsione delle ultime verifiche e degli esami finali.

L’estate può essere un momento per consolidare gli apprendimenti? Sì, in generale, a maggior ragione in caso di studenti con disturbi specifici dell’apprendimento. Il tempo gioca a favore per potenziare quelle attività che risultano essere difficoltose, calcolo, lettura, e scrittura, ma più di tutto l’estate è sinonimo di metacognizione, perché gli studenti hanno il tempo dilatato per svolgere il compito scritto e riflettere su come apprendono al fine di creare strategie utili.

Un primo approccio metacognitivo, alla base dei compiti estivi e non, è l’organizzazione, partendo da alcune domande strategiche: quando fare i compiti? Quando sono maggiormente attivo, mattino, pomeriggio, tardo pomeriggio? Come conciliare al meglio attività di svago e scolastiche?

Dare una prima occhiata generale ai libri o alle dispense proposte, capire gli argomenti e contarne le pagine per comprendere la mole di lavoro che ci aspetta ci permette di organizzare il tempo da dedicare allo studio e il tempo da dedicare al meritato riposo. Fondamentale anche l’organizzazione dello spazio, nel limite del possibile: deve essere luminoso, e non distraente; per i più grandicelli potrebbe essere l’occasione per un “fioretto” con i genitori sull’uso del cellulare da evitare almeno per quel breve momento giornaliero. Infine, importante anche stabilire delle pause, avendo buona conoscenza dei propri processi mentali: capire quanto è lungo il livello attentivo, generalmente un massimo di 45 minuti, dopo i quali dedicarsi ad una breve pausa, di circa dieci o quindici minuti, per una merenda o sgranchirsi le gambe intorno al tavolo, magari avendo già anticipato la lettura della consegna dell’esercizio o del testo del problema matematico da svolgere dopo la pausa.

Come si può notare, sono solo alcuni degli accorgimenti da cui partire per diventare studenti strategici poiché questo non è un approccio innato ma richiede tempo, prove ed errori, che l’estate ci permette di fare.

Consiglio ai genitori: rispetto agli studenti delle secondarie, più consapevoli di come funziona la propria mente e che hanno un metodo di studio abbastanza consolidato e che quindi hanno solo necessità di sperimentare alcuni correttivi; per gli studenti delle scuole primarie, la mediazione e il sostegno da parte di un adulto, genitore o tutor che sia, è fondamentale, soprattutto nei primi anni. Buona estate strategica a tutti!

a cura di Serena Rosa
Tutor dell’apprendimento/ Erickson D.s.a. Homework tutor

Cosa vuol dire per un bambino entrare nel mondo della scuola? educarlo o istruirlo?

bambini_scuola_02.jpgEntrare nel mondo della scuola, il più delle volte, significa stare seduti per anni al proprio posto, davanti a qualcuno che ti “istruisce” sulle più svariate discipline...

Istruire deriva dal latino e significa “inserire/portare dentro” dal fuori verso il dentro. Nel caso della formazione, vuol dire inserire nozioni. Si presume dunque che chi impara non sappia nulla e, come un vaso vuoto, vada riempito di contenuti. Questo è però solo un modo molto limitato per insegnare davvero qualcosa. Educare è anch’esso un termine che deriva dal latino e letteralmente vuol dire “tirare fuori, far venire alla luce qualcosa che è nascosto”, da dentro a fuori. Questo richiede una relazione e un ascolto attivo. Cioè, se voglio educare qualcuno devo ascoltarlo per capire cosa poter tirare fuori da esso. E’ una relazione, una strada da fare insieme.

Le facoltà primarie di ogni essere umano, e dunque anche di ogni bambino, sono tre: il volere, il sentire, il pensare.

Il bambino però è un individuo in continua evoluzione, e le sue facoltà si dispiegano in tempi diversi. Gli educatori devono saper cogliere questi diversi momenti evolutivi, per poter entrare in una relazione feconda con i bambini e i ragazzi, e poter educare, ossia aiutare a far emergere i talenti. Sviluppare queste tre facoltà è dunque il vero compito dell’educazione. Le materie di insegnamento dovrebbero pertanto essere solo uno strumento, e non un fine a se stesso. Lo studio della fisica, per esempio, non serve solo per imparare a memoria formule, è strumento per osservare i fenomeni della natura.

Quando il ragazzo è alle scuole medie è pronto per sviluppare in una forma matura il suo pensare. Allora condurre esperimenti pratici di fisica aiuta il ragazzo a sviluppare processi di pensiero fondati sull’osservazione, e dunque a formare un pensiero autonomo, critico, ma fondato sulla realtà, ossia scevro da pregiudizi. Oggi nelle scuole sempre meno si lascia lo spazio a questo genere di apprendimento.

Educare è dunque l’opposto di istruire, infatti nell’educare si presume che ci siano già nel bambino competenze, e che esse vadano solo portate alla luce.

Il bambino in prima classe non sa ancora leggere e scrivere, ma possiede la facoltà di imparare. Gli insegnanti dunque dovranno lavorare per far emergere le facoltà del bambino, in lui già presenti, attive.

Nell’educare, l’arte è strumento indispensabile. Oggi perlopiù si studia storia dell’arte, ma non si insegna concretamente a disegnare, o a dipingere, o a lavorare il legno o il rame. Produrre con le proprie mani qualcosa di bello o di utile rafforza l’autostima nel bambino, gli permette di dare voce alla sua interiorità, al suo sentire, accresce in lui il senso del bello, e dunque agisce in modo profondo sulla moralità.

Per un insegnante, come per un genitore, educare significa dunque saper ascoltare, in un senso ampio.

Ascoltare i suoi bisogni evolutivi profondi, mettersi in ascolto dei ritmi di apprendimento del bambino, dei suoi tempi, dei suoi modi, e adeguarsi ad essi, che non significa demandare al bambino la responsabilità educativa.

Se il bambino sente di essere ascoltato, potrà nascere tra allievo ed insegnate una relazione feconda, profonda, vitale, e il bambino si sentirà al sicuro, si affiderà all’autorevolezza dell’educatore, non sarà costretto dalla sua autorità. Quanto più il bambino si sente compreso, tanto più si sentirà libero di far emergere i suoi talenti.

a cura prof. Daniele Tulipani
insegnante scuola steineriana

Il gesto e la parola

bambini_gioco_17.jpgLa scuola, come la famiglia, è il luogo privilegiato della comunicazione, una grande palestra di preparazione alla vita in cui il linguaggio, espresso in tutte le forme che lo caratterizzano, manifesta l’essenzialità della sua importanza e, soprattutto, della sua funzione.

Nel corso della giornata scolastica il rapporto tra insegnante ed alunno è uno scambio comunicativo continuo, senza interruzione, che si attiva e si propaga mediante il processo d’apprendimento. L’etimologia del termine “comunicazione” racchiude il senso profondo di tale movimento: dal latino cummunis, ossia “mettere in comune, compiere il proprio dovere con gli altri”; è proprio questo che accade, si porta all’esterno, in un “piccolo” o “grande” spazio di incontro, ciò che sorge nella propria interiorità.

L’approccio comunicativo di un insegnante ha un’importanza fondamentale: è l’immagine essenziale attraverso cui il docente si presenta all’individualità del bambino; la parola (linguaggio verbale) e il gesto (linguaggio non verbale) sono gli strumenti che determinano la comunicazione.

La fluidità, il tono della voce e la dialettica incidono enormemente sulla “qualità” della parola; gli alunni amano ascoltare i propri maestri, percepiscono con facilità le emozioni contenute nelle loro parole e considerano “quanto detto” come un giudizio. Per tale ragione tutto ciò influisce sulla formazione della personalità del bambino e soprattutto sulla costruzione del senso di autostima/ efficacia, fondamentale per un Io forte e cosciente di sé. Allo stesso modo l’accuratezza del gesto, che può sostituire o rafforzare il linguaggio verbale, comunica velocemente quanto vuol essere espresso, colorandolo di sfumature che, a volte, l’oralità non riesce a far vedere.

I bambini mettono in moto gli stessi processi degli adulti, ma utilizzano una spontaneità sicuramente maggiore; a volte esprimono con difficoltà i disagi tipici della loro età o di un vissuto personale particolare: in tal caso è compito dell’insegnante comprendere quale sia la modalità migliore per intervenire, in quanto il bambino ha già comunicato qualcosa attraverso i mezzi che lo contraddistinguono… i disegni (in particolare la scelta dei colori), il silenzio, lo sguardo, la confusione, l’allegria o la tristezza…

Anche l’insegnante potrà utilizzare “gli strumenti pedagogici” appropriati per essere comprensivo, empatico e terapeutico, azionando un processo metacognitivo che porti il bambino a prendere coscienza di quanto sta accadendo: la lettura di una fiaba, la scelta di un racconto, la narrazione di un momento del proprio vissuto, possono comunicare più di mille parole.

In tal caso, ricordare la frase che la volpe dice al Piccolo Principe, può essere di grande aiuto: “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante specializzata in pedagogia steineriana

 

Imparare facendo esperienza per gettare le basi del loro futuro...

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E’ stata una esperienza bellissima!” commentano così i bambini di terza elementare che hanno da qualche giorno concluso il laboratorio “E se oggi ci inventassimo una storia?”, una delle proposte didattiche di Facciamo scuola insieme, progetto a sostegno della scuola voluto da Girotondo e reso possibile grazie alla sensibilità e contributo del Gruppo Comet.

Iniziano così, in punta di piedi, le attività integrative gratuite di Facciamo Scuola Insieme, offerte da Comet e scelte per il loro valore educativo dal Comitato Etico/Scientifico di Girotondo. Le attività sono state progettate per offrire esperienze diversificate per fascia d’età e ad ampio spettro: da esperienze da svolgere in classe, con la compresenza dell’insegnante/educatore a integrazione del progetto educativo della classe, a quelle usufruibili sotto forma di gita scolastica come ad esempio le visite guidate ai musei della città di Bologna o gli spettacoli didattici di Fantateatro da vedere a teatro appunto, o ancora bellissime gite scolastiche in Fattorie Didattiche come Dulcamara, con pic-nic fra cavalli e altri animali della fattoria.

Ma perché si è voluto questo progetto? Girotondo è un’associazione NO PROFIT creata da mamme per altre mamme per aiutarle nel difficile compito dell’educazione dei propri figli e, quale maniera migliore di sopperire alla mancanza di fondi scolastici se non cominciare a essere attive in prima persona per la scuola? Insegnamento che è un toccasana non solo per la scuola o la classe, ma per l’intera società che si sta costruendo grazie ai nostri bambini. E poi, quando il progetto è così ben articolato si possono fare anche dei bei gesti d’altruismo, già perché se la maestra non utilizza tutti i buoni raccolti, può donarli ad un’altra scuola attraverso l’Associazione NO PROFIT Girotondo, che sta coordinando le prenotazioni delle attività didattiche: questo insegnerà ai bambini il senso di solidarietà per altri bambini che, come loro potranno usufruire di esperienze indimenticabili in maniera totalmente gratuita, come un grande gesto d’amore verso il prossimo… cos’altro potremmo insegnare di meglio ai nostri figli?

Al giorno d’oggi si è talmente abituati a pagare tutto ciò che ci viene dato che forse non riusciamo a comprendere appieno il valore di ciò che ci viene donato con questo progetto, ma è sicuro che l’offerta integrativa di Facciamo Scuola Insieme è davvero di alta qualità.

Sono proprio le educatrici e le insegnanti ad aver compreso per prime il valore di quanto proposto da Facciamo Scuola Insieme... al momento sono già stati “spesi” più di 15.000 buoni didattici e prenotate una ottantina di attività integrative gratuite nelle scuole di Bologna a provincia. Questo grazie ai genitori che hanno raccolto e portato i buoni didattici alle loro scuole, facendo tesoro del prezioso contributo offerto a loro dal Gruppo Comet.

Una ricchezza che lascia a bocca aperta per la fruibilità delle attività proposte, e la grande esperienza e professionalità degli specialisti che le attuano. Indipendentemente dalla scelta fatta dall’insegnante o dall’educatore, quello che accade dopo, quando gli esperti incontrano i bambini, è quasi una piccola magia e non solo per loro… infatti, anche gli esperti dell’infanzia vivono la meraviglia d’imbarcarsi verso una nuova avventura ogni volta che varcano la soglia di una classe, perché i veri conducenti di queste attività sono proprio loro, i bambini. Tuttavia, la libertà del bambino di partecipare attivamente o meno, viene sempre rispettata, certo vengono invitati a partecipare, ma senza mai obbligare: l’esperto ha come primo obiettivo quello di entrare in empatia con i bambini per poi proporre l’attività che è stata scelta con cura dalla maestra, che è colei che meglio conosce la classe. Ecco che seguendo il filo conduttore, si cominciano lavori importanti d’introspezione, d’osservazione dell’ambiente e della sua conoscenza, oltre a lavori manuali che aiutano i bambini nella motricità fine e nella coordinazione oculo-manuale.

Si scopre così che qualche bimbo di 3 anni è arrabbiato non con i suoi amici, ma perché è preoccupato per la mamma che fuma, mentre qualcuno si chiede perché “se il papà è a casa io allora devo andare a scuola?”.

Anche i bimbi più grandi imparano a guardarsi con occhi nuovi, perché troppo spesso si sentono brutti, incapaci o inadeguati ma con l’aiuto dei compagni, dall’esperto e dall’insegnante si dà una luce diversa a personaggi (o persone) alle volte un po’ sbiaditi, capricciosi e scapricciati...

Il disegno alla lavagna nella scuola primaria

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Mi piacerebbe che oggi venisse accolto questo sentimento che ci fa attenti all’importanza del battito del cuore col quale ci si accosta alla pedagogia. (R. Steiner)

Nella ritmicità della giornata scolastica ogni insegnante utilizza strumenti e strategie didattiche differenti, frutto di una scelta attenta e dettagliata volta all’attivazione di un processo educativo costruito sull’individualità del bambino e sulle caratteristiche generali della classe di cui fa parte.

Per la pedagogia steineriana il disegno alla lavagna costituisce un mezzo essenziale e funzionale all’insegnamento, il “quadro artistico” attraverso cui presentare l’immenso e variegato mondo della conoscenza che i maestri hanno il compito di “raccontare” in maniera creativa ed originale.

Sulla lavagna ogni contenuto/concetto può essere trasposto in immagine, acquisendo l’elemento artistico che gli è proprio – oltre a quello intellettuale – e divenendo “qualcosa” creato in quel momento, per quei bambini, per quella classe. Il disegno realizzato dall’insegnante è la sintesi di un processo creativo molto ampio, che coinvolge pensiero, sentimento e volontà: il contenuto di una particolare disciplina deve essere prima “pensato”, poi “voluto” attraverso la capacità di trasformarlo con il segno grafico ed infine “sentito” mediante l’immagine finale sulla lavagna. Tale processo si attiva e si conclude in modo piuttosto veloce, nasce dall’abilità di “modellare” l’argomento studiato sulla peculiarità del momento scolastico, di rendere artistico ciò che si sta “offrendo” ai propri alunni, sulla base di una conoscenza acquisita che è in continuo divenire.

Lo sforzo di insegnare in modo artistico acuisce, nell’educatore, la capacità di osservare la vita con obiettività. «Quel che è giusto riguardo ad ogni contenuto, dobbiamo chiederlo alla vita – scriveva Steiner – non alla singola individualità del maestro».

Nel processo dell’insegnamento non è tanto importante il che cosa, bensì il come, la maniera in cui la lezione emerge perché la qualità dell’azione didattica determina l’entusiasmo della classe, che in quel momento è un microcosmo pronto ad accogliere i misteri e le meraviglie del mondo.

L’esperienza di insegnante nella scuola primaria mi porta continuamente a riflettere su tale argomento e mi ha dato la possibilità di “scoprire”, nel tempo, l’oggettività di una pedagogia fondata sulla conoscenza dell’uomo quale “essere in divenire”. La caratterizzazione artistica dell’insegnamento è una metodologia sperimentabile ogni giorno con la propria classe: la risposta dei bambini rappresenta la prova oggettiva della validità, o meno, di una teoria pedagogica innovativa ed originale. Il tutto ha acquisito un significato ancora maggiore da quando insegno nella scuola pubblica, portandomi a “riscoprire” ogni giorno la bellezza di un pensiero educativo basato sulla creatività e applicabile ovunque.

I tanti disegni realizzati alla lavagna e, soprattutto, l’osservazione dei bambini mi hanno fatto capire che l’immagine ha un impatto molto forte: il contenuto dato attraverso il segno che diviene forma, è percepito dagli alunni come “un dono”, un “qualcosa” pensato e realizzato appositamente per loro. I loro occhietti vispi e attenti divengono testimoni dell’importanza del colore, quale strumento per educare la facoltà del sentimento; il loro brillio comunica l’accoglimento del contenuto dato, non solo nella testa, ma anche nel cuore, generando quell’entusiasmo capace di risvegliare il senso di meraviglia verso la vita.

I bambini ricordano perfettamente i disegni fatti, anche a distanza di tempo. L’intera classe scopre la gioia e il divertimento che il metodo artistico può suscitare e, spesso, l’inizio della lezione è accompagnato dalla domanda: «Maestra! Fai il disegno alla lavagna?!?!».

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante specializzata in pedagogia steineriana

 

Progetto “Fattoria” nella scuola dell’infanzia

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La Scuola dell’Infanzia, come sottolineano anche le Indicazioni Nazionali del 2012, è un luogo di esperienze vive e vitali …

Esperienze che aiutano gradualmente il bambino a crescere nella propria identità ed autonomia, nella sfera emotiva ed affettiva, nel rapporto con gli altri e con la realtà che lo circonda.

Una delle esperienze che più arricchisce e coinvolge i bambini e che risponde al loro bisogno di esplorazione, è quella del rapporto con la natura, intesa come mondo vegetale e animale con cui interagire, mentre, con sempre maggiore frequenza anche in contesti extraurbani, spesso è estranea e idealizzata.

Da questa premessa nasce l’esempio del Progetto Fattoria portato avanti in alcune scuole dell’infanzia del nostro territorio. Nel progetto fattoria coesistono due aree distinte ma limitrofe di cui avere cura: un orto in cui piantare, coltivare e raccoglierne i frutti; un recinto in cui accogliere e accudire piccoli animali. Specifichiamo subito che la dovuta vigilanza sugli animali deve essere garantita da Medici Veterinari che possono anche fornire un accompagnamento professionale nell’incontro tra i bambini e gli animali.

Giocare, imparare e crescere insieme, impegnati nella cura reale di piante e animali, sono esperienze di valore aggiunto per i bambini dai 2 ai 5 anni. Gli obiettivi educativi e didattici del progetto sono: esperienza diretta del ciclo della vita; conoscenza di alcuni animali da fattoria; approccio e relazione bambino-animale; sperimentare la bellezza del prendersi cura e dell’avere attenzione; aumentare la curiosità e l’entusiasmo; coinvolgimento e condivisione con le famiglie; nonché gemellaggio con altre Scuola dell’Infanzia che possono usufruire di tale esperienze.

Il “Progetto Fattoria”, vuole essere un momento d’incontro e di unione tra persone attraverso gesti volontari, ad esempio, come un agricoltore del luogo che porti la sua esperienza e che aiuti a sistemare e preparare la terra oppure una famiglia che doni una pianta e dei semi. L’idea è quella di fornire delle esperienze e delle conoscenze in grado di stimolare empatia, senso di responsabilità, interesse per la diversità, autostima, ed acquisizione dell’autocontrollo.

Le aree tematiche concernenti possono spaziare da quella etologica a quella sanitaria, da quella naturalistica alla cognitiva, da quella zoo antropologica all’ecologica, a seconda degli obiettivi pedagogici stabiliti con il corpo insegnante. Il presente progetto va inteso come progetto “tipo”, pertanto la progettazione dettagliata viene realizzata in accordo con le insegnanti ed in base ai bisogni degli alunni e del programma didattico da svolgere.

cura dott.ssa Daniela Pozzana
psicologa dell’età evolutiva

 

Compensare e dispensare, ma pur sempre fare

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Nel caso di disturbi specifici dell’apprendimento, i clinici e gli insegnanti possono compensare e/o dispensare i nostri ragazzi in diversi ambiti della didattica.

Naturalmente, le loro decisioni, in base a quanto si leggerà nelle ultime pagine delle diagnosi, verranno prese in accordo con i genitori e i tutor all’interno di un piano personalizzato. Ma cosa sono, in realtà, gli strumenti dispensativi e compensativi?

Uno strumento compensativo può essere considerato alla stessa stregua degli occhiali per chi ha difficoltà visive: è cioè uno strumento che veicola le nostre capacità verso l’obiettivo finale, permettendoci di raggiungere un risultato pur avendo diversi livelli di abilità.

La differenza tra strumento compensativo e dispensativo sta nel fatto che lo strumento dispensativo, come dice lo stesso termine, dispensa, quindi evita allo studente alcune attività che potrebbero risultare difficoltose nell’area interessata: calcolo, lettura, scrittura. Diversamente, lo strumento compensativo compensa l’abilità deficitaria permettendo allo studente di raggiungere l’obiettivo fissato. Un esempio di strumento dispensativo è evitare a studenti dislessici la lettura ad alta voce in classe mentre, nello stesso ambito, uno strumento compensativo è l’utilizzo della sintesi vocale e ovvero l’utilizzo di un software che legge tramite una voce computerizzata il testo evidenziato in Word, Pdf o altro formato.

Tra gli strumenti compensativi ritroviamo, per l’area del calcolo, i formulari con le formule geometriche e matematiche, le tavole pitagoriche mentre per la lettura e la scrittura ci sono le tabelle dell’alfabeto, le matite con impugnatura pre-impostata, i quaderni con le righe e/o i quadretti evidenziati e molti altri strumenti che possono permettere agli studenti con disturbi specifici di apprendimento di svolgere l’attività didattiche proposta senza esperire un sentimento di inabilità e fallimento.

Molto intensa è la diatriba tra strumento compensativo e dispensativo, soprattutto quando si deve decidere come permettere l’utilizzo di tali strumenti all’interno di un gruppo classe. Anche se questo articolo non vuole entrare nello specifico merito, è evidente che entrambi gli strumenti debbano essere avvicinati allo studente con cognizione di causa.

Non tutti gli studenti necessitano degli stessi tipi di intervento, intervento che dovrebbe essere svolto nella maniera più efficiente possibile, rispettando i punti di vista degli studenti e le valutazioni fatte da clinici, insegnanti e tutor affinché diventino una compensazione e non una dispensazione dal fare.

a cura di Serena Rosa
tutor dell’apprendimento/specializzanda in Erickson DSA Homework tutor

 

Tutti alla caccia dei buoni didattici che regalano attività integrative ai bambini delle scuole bolognesi!

FSI-logo.jpgMamme, papà, nonni, zii, tate... tutta Bologna è in fermento per dare la caccia agli ultimi buoni didattici che Comet offre alla cittadinanza per regalare ai bambini tante attività didattiche integrative ad alto profilo pedagogico.

Chiedendo i BUONI DIDATTICI alle casse dei punti vendita Comet e DONANDOLI ALLA SCUOLA si potrà arricchire la formazione dei bambini con tante ATTIVITA’ INTEGRATIVE pensate per gli asili nido, scuole dell’infanzia e primarie - pubbliche e private paritarie del nostro territorio - e diversificate per fascia di età in modo da offrire ad ogni bambino esperienze educative che stimolino al massimo il loro apprendimento.

Facciamo Scuola Insieme vede coinvolti i genitori, la scuola e i professionisti dell’infanzia Girotondo per promuovere il benessere dei bambini in età scolare. Le attività integrative offerte da Comet vengono coordinate dal Comitato Etico/Scientifico Girotondo, sono state scelte per il loro valore educativo e progettate per offrire esperienze diversificate per fascia d’età e ad ampio spettro: da esperienze da svolgere in classe, con la compresenza dell’insegnante/educatore a integrazione del progetto educativo della classe, a quelle usufruibili sottoforma di gita scolastica come ad esempio le visite guidate ai più importanti monumenti e musei della città di Bologna Eventi, gli spettacoli pensati per bambini di Fantateatro da vedere a teatro appunto, o ancora bellissime gite scolastiche in Fattorie Didattiche come Dulcamara, con pic-nic fra cavalli e altri animali della fattoria.

Una ricchezza che lascia a bocca aperta per la fruibilità delle attività proposte, e la grande esperienza e professionalità degli specialisti che le attueranno. Per non parlare del fatto che sono tutte completamente gratuite e che bastano pochissimi buoni didattici per averle! Quindi genitori, nonni, zii, amici e parenti... non sprecate i buoni didattici che riceverete nei punti vendita Comet fino al 31 dicembre 2016... cercate fra le vostre conoscenze qualcuno che abbia un bimbo da 0 a 11 anni oppure lasciateli nelle apposite urne delle casse dei punti vendita Comet, cosi che le scuole possano usufruirne in maniera totalmente gratuita anche grazie a voi!

Comet ha abbracciato con entusiasmo e grande collaborazione l’iniziativa Facciamo Scuola Insieme a favore dei bambini bolognesi, proprio perchè nata sul territorio Bolognese come il Gruppo, che dal 1967 è alservizio dei propri clienti con competenza e professionalità e da sempre crede nei valori di promozione sociale a sostegno delle persone e della crescita degli individui, valori che hanno consentito al Gruppo Comet una crescita esponenziale, con una copertura territoriale tale da posizionarsi come azienda leader nel mondo della distribuzione.

Facciamo Scuola Insieme si rivolge agli asili nido, scuole dell’infanzia e primarie pubbliche e private paritarie del nostro territorio: basterà chiedere i BUONI DIDATTICI alle casse dei punti vendita Comet e portarli alla scuola che desiderate premiare, consegnandoli alle insegnanti/educatrici che sceglieranno l’attività preferita fra quelle proposte da Girotondo e la prenoteranno contattando direttamente gli specialisti.

L’insegnante/educatrice consegnerà i BUONI raccolti allo specialista Girotondo il giorno stesso che verrà a svolgere l’attività, usufruendone così in maniera semplice, immediata e totalmente gratuita fino alla fine dell’anno scolastico 2016/2017. Nessuna registrazione, invio per posta o altro, basterà scegliere fra le tantissime proposte, tutte ad altissimo profilo pedagogico pubblicate e visibili sul sito www.rivistagirotondo.it... e allora, buona caccia a tutti!

Genitori, non opprimete i figli con l’idea della scuola!

bambina_studio.jpgAl rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un’importanza che è del tutto infondata. E anche questo non è se non rispetto per la piccola virtù del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio. Se vanno male a scuola, o semplicemente non così bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta un’offesa. Allora i nostri figli, tediati, s’allontanano da noi.

Oppure li assecondiamo nelle loro proteste contro i maestri che non li hanno capiti, ci atteggiamo, insieme con loro, a vittime d’una ingiustizia. E ogni giorno gli correggiamo i compiti, anzi ci sediamo accanto a loro quando fanno i compiti, studiamo con loro le lezioni.

In verità la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello è un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. E se là subisce ingiustizie o viene incompreso, è necessario lasciargli intendere che non c’è nulla di strano, perché nella vita dobbiamo aspettarci d’esser continuamente incompresi e misconosciuti, e di essere vittime d’ingiustizia: e la sola cosa che importa è non commettere ingiustizia noi stessi.

I successi o insuccessi dei nostri figli, noi li dividiamo con loro perché gli vogliamo bene, ma allo stesso modo e in egual misura come essi dividono, a mano a mano che diventano grandi, i nostri successi o insuccessi, le nostre contentezze o preoccupazioni.

È falso che essi abbiano il dovere, di fronte a noi, d’esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il

loro dovere di fronte a noi è puramente quello, visto che li abbiamo avviati agli studi, di andare avanti (…) se il meglio del loro ingegno vogliono spenderlo in altra cosa che li appassioni sono fatti loro e non abbiamo nessun diritto di rimproverarli, di mostrarci offesi nell’orgoglio, frustrati d’una soddisfazione.

(…) Non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell’energia e dell’impegno, o se anche questo, domani darà frutti. Perché infinite sono le possibilità dello spirito. (…)

Quello che deve starci a cuore, nell’educazione, è che nei nostri figli non venga mai meno l’amore per la vita, né oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d’attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos’è la vocazione di un essere umano, se non la più alta espressione del suo amore per la vita?

tratto dal libro Le piccole virtù,
di Natalia Ginzburg
pubblicato originariamente su “Nuovi Argomenti” nel 1960

 

Cosa dice la ricerca internazionale sullo sviluppo dei bambini?

bambino_pesi.jpgSi sa: il mestiere di genitore è il più bello ma anche il più difficile al mondo. Non a caso. Secoli di storia si riflettono nel nostro modo di intendere questo ruolo e sicuramente ciascuno di noi incarna modelli trasmessi dai nostri genitori. Diceva Maria Montessori ne “La Formazione dell’Uomo” del 1949: “La vera difficoltà risiede nei pregiudizi antichi dell’adulto verso il bambino, (…) che una forma di educazione arbitraria e basata (…) sull’inconscio egoismo dell’uomo e sulla sua superbia (…), sono venuti tessendo per nascondere i valori della sapiente natura”.

Ma dato che è un mestiere difficile, anche i genitori possono aver sbagliato da qualche parte e spesso tendiamo a replicare con i nostri figli proprio gli stessi errori che avremmo tanto voluto evitare.

A complicare ulteriormente la faccenda è anche il carattere culturale dello sviluppo e dei modi migliori per favorirlo, con innumerevoli pregiudizi e credenze popolari su come si allevano i bambini. Nella mia esperienza come docente, ne ho contati una cinquantina anche in palese contraddizione tra loro! Solo qualche decennio fa, ad esempio, il neonato veniva fasciato da capo a piedi, pratica oggi sconsigliata per favorire lo sviluppo motorio.

Come uscirne allora? La domanda è semplice, la risposta è tutt’altro e meriterebbe approfondimenti diversi, a più voci. In prima approssimazione, possiamo rispondere che una strada può tracciarla la scienza che studia lo sviluppo del bambino.

La domanda conseguente quindi potrebbe essere: cosa ci dice la scienza sullo sviluppo? Condensare in pochi paragrafi un secolo di ricerca empirica in questo campo non è possibile, ma è possibile fornire qualche spunto essenziale per eventuali approfondimenti.

Per iniziare, è necessario considerare che le discipline che si occupano di sviluppo sono molte: dalla genetica alla pediatria, alla psico-biologia dello sviluppo, alle neuroscienze, e così via, ciascuno ha apporti originali da fornire a questo affascinante tema di ricerca.

Non a caso le discipline sono diverse: molti sono gli ambiti dello sviluppo e la mentalità occidentale tende a suddividere la ricerca in campi circoscritti per poter meglio comprendere aspetti difficilmente studiabili in modo olistico. In questo contributo mi limito a segnalare alcuni ambiti dello sviluppo del bambino dalla nascita fino agli otto anni, ben sapendo che la nascita è un momento in cui si prende “ufficialmente” atto che un nuovo essere è venuto al mondo, mentre la vita intrauterina ha influenze determinanti sullo sviluppo successivo.

Perché concentrarsi sullo sviluppo nei primi anni di vita? Anche solo per calcolo economico, se non altro: ricerche condotte dal Nobel James Heckman hanno mostrato come un dollaro investito bene durante l’infanzia produca un ritorno di investimento di 7 volte! E questo perché rimediare durante la vita adulta a danni (anche se riparabili) subiti da un bambino è molto più costoso di una buona partenza.

La tabella che segue illustra alcuni ambiti di sviluppo e la sensibilità cerebrale al crescere dell’età. Sono qui considerati il linguaggio, lo sviluppo del senso del numero, le abilità sociali e il controllo emotivo. Come si può notare, nei primi tre anni di vita si attivano tutte queste componenti. Ecco perché la nostra responsabilità come educatori è molto forte.

a cura dott.ssa Cristina Stringher
ricercatrice INVALSI

 

Scuola moderna e metodologie di insegnamento: qual e’ quella giusta?

bambini-classe-01.jpgI genitori sono sempre più spesso protagonisti della crescita dei loro figli e attenti osservatori dei loro cambiamenti. La scuola rappresenta un punto cruciale in questo senso, visto che i bambini vi trascorrono diverse ore.

Se è vero che il termine educare dal latino educere” significa tirare fuori quello che si ha dentro, si comprende l’importanza che assume la scuola nel suo complesso per evitare che competenze e potenzialità possano restare inespresse. Secondo Rudolf Steiner: “il nostro obiettivo è elaborare una pedagogia che insegni ad apprendere, ad apprendere per tutta la vita dalla vita stessa”.

La pedagogia Waldorf mira a sviluppare individualità libere in grado di continuare a imparare dalla vita. Cerca di riconoscere e coltivare le potenzialità di ciascun bambino, rispettando i tempi della sua evoluzione fisica e interiore. Il bambino è un essere in divenire. L’approfondita conoscenza dei processi di sviluppo permette all’educatore di coglierli e accompagnarli con interventi pedagogici adeguati. Grande importanza hanno le conoscenze su come, insieme ai mutamenti fisici, si evolvono le facoltà dell’animo umano: volere, sentire, pensare. Occorre cercare un equilibrio tra due correnti: da un lato bisogna educare le capacità di comprendere il mondo esterno attraverso un affinamento dei sensi; dall’altro bisogna curare tutto ciò che lo rende attivo (attività motoria, fantasia, creatività). La pagella è senza voti. Secondo Steiner il profitto scolastico “estorto” con il ricatto del voto dà uno scarso contributo allo sviluppo dell’autonomia e della responsabilità del bambino. L’attestato individuale tende invece a “spiegare” il bambino nello sviluppo globale delle sue capacità. Solo così, in piena libertà, si può stimolare la volontà del bambino a far meglio il suo lavoro.

La scuola si può considerare secondo due punti di vista: o come il luogo in cui si impartisce l’istruzione o come una fase di preparazione alla vita. In quest’ultimo caso deve soddisfare tutti i bisogni della vita”. Maria Montessori

Un altro metodo conosciuto in tutto il mondo è il Metodo Montessori.

L’educazione si fonda sul profondo rispetto per i bambini intesi come esseri unici e si intende come aiuto al naturale sviluppo dell’essere umano. I bambini non sono tutti uguali, ognuno ha modi e tempi diversi.

L’approccio Montessori è studiato in funzione del rispetto di queste diversità.

L’insegnante lavora in collaborazione con i bambini sfruttando la ricchezza degli spunti individuali. I bambini si muovono scegliendo liberamente dove stare. Movimento e apprendimento sono interdipendenti.

L’autostima si costruisce attraverso la consapevolezza del proprio perfezionamento. Tutti gli esseri umani sono guidati dalle stesse leggi naturali che ci assimilano l’uno con l’altro, ci unificano nell’appartenere alla specie umana, le cosiddette tendenze umane(comunicare, muoversi, esplorare, concentrarsi).

Quando l’ambiente favorisce le tendenze umane, lo sviluppo e l’esistenza sono armonici ed equilibrati.

Nella scuola tradizionale pubblica l’educazione si identifica con un programma curriculare nazionale applicato a un gruppo di bambini che devono uniformarsi allo stesso standard, devono imparare secondo modalità e rimi uniformi. L’insegnante conduce il lavoro, fornisce contenuti regole e significati. La rivoluzione digitale nella didattica tradizionale sta a poco a poco mandando in soffitta la vecchia lezione frontale per rendere più attivi gli studenti. Una didattica della scoperta e della ricerca è sicuramente più motivante di uno studio passivo e libresco. Certo è che il momento non è dei migliori con i continui tagli di risorse alla scuola pubblica, sempre più povera di strumenti, proposte formative e personale. Non tutti possono permettersi di scegliere una scuola privata!

Dunque una riforma seria basata sulla meritocrazia è auspicabile. Bisogna dare agli insegnanti di oggi validi strumenti per adeguarsi a una scuola in “itinere”. Penso che come genitori dobbiamo essere presenti e propositivi e penso che l’apprendimento sia la conseguenza naturale della curiosità che ogni docente dovrebbe essere in grado di stimolare. Solo così l’apprendimento cambia volto e si trasforma in bellezza e passione. Un lavoro fondamentale per evitare che i nostri figli si perdano! Ognuno di loro ha un colore più o meno acceso, capolavori unici che se aiutati potranno costruire un futuro migliore!

a cura di Francesca Cristofari
mamma di Jacopo e Jari

I laboratori: una preziosa risorsa educativa per crescere sperimentando

bambini_gioco_17.jpgProviamo a chiudere gli occhi e richiamiamo alla memoria le esperienze vissute durante l’infanzia che più ci sono rimaste impresse e che continuano a far parte di noi.

Ci renderemo conto che si tratta sempre di esperienze che ci hanno coinvolto in prima persona, con i sensi, il corpo e l’azione emozionandoci, divertendoci e fatto comprendere qualcosa in maniera sorprendentemente chiara ed immediata.

Talvolta si dimentica questo fatto che tutti abbiamo sperimentato: più si è coinvolti, fisicamente ed emotivamente in una cosa, più questa diventa fonte di conoscenza di noi stessi e del mondo. La “Didattica Attiva” si rifà a questa idea e a scuola, come in altri contesti, si riscopre l’uso del laboratorio come metodo di lavoro che mira a rendere il bambino protagonista attivo e non più passivo del processo educativo.

Da Dewey a Montessori, da Lodi a Malaguzzi, da Rodari a Munari, tanti esperti in campo pedagogico hanno dimostrato che la conoscenza parte dall’esperienza diretta, utilizzando tutti i sensi, sperimentando e facendo scoperte a partire dalla propria naturale curiosità, utilizzando gioco, fantasia e creatività per trovare risposte e soluzioni ai problemi concreti.

Il laboratorio, dunque, al di là della classica immagine di una stanza piena di alambicchi e sostanze chimiche, si configura come “setting” preparato ad hoc con tempi, spazi, materiali, rituali e stili di conduzione.

Niente è lasciato al caso, ma tutto è pensato per dare spazio alla persona affinché esprima le sue potenzialità e si senta libero di sperimentare, creare e senza dire “cosa” fare, ma limitandosi, talvolta anche solo con il gesto, a spiegare il “come”, un “come” dei tanti possibili, senza stereotipi o giudizi o percorsi preconfezionati.

L’assenza di omologazione e valutazione, così come la possibilità di esprimersi liberamente, attraverso divertimento, movimento, narrazione, creazione artistica, sono condizioni favorevoli al mettersi in gioco, superando paure ed inibizioni, favorendo l’aumento dell’autostima del bimbo.

Un altro aspetto della modalità laboratoriale sta nel fatto che si presta bene al lavoro di gruppo, rivelandosi uno strumento di lavoro prezioso per le relazione tra pari e la cooperazione. Impegnarsi insieme per uno scopo comune, senza competizione, aiuta a conoscere gli altri e se stessi e allena alla comunicazione non violenta, all’ascolto reciproco, al rispetto.

a cura dott. sse Costanza Nadalini e Giuliana Giardino
pedagogiste ed esperte dell’infanzia

 

Scuole comunali e qualità dei percorsi: garantisce l’istituzione IES

bambini_felici.jpgL’Istituzione Educazione e Scuola (IES) è l’organismo strumentale del Comune di Bologna che, ispirandosi ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, promuove le pari opportunità di educazione, formazione, cura e relazione.

A partire dall’anno scolastico 2014/2015 IES si prende cura di tutti i servizi comunali che si rivolgono ai bambini dai 0 ai 6 anni: i nidi, le scuola d’infanzia, gli spazi bambino, i centri per bambini e genitori, i SET (ludoteche, spazi lettura, centri per l’educazione ambientale, ecc) occupandosi in particolare della progettualità pedagogica e della gestione del personale.

Le finalità sono: sviluppare e innovare i processi educativi; favorire la realizzazione di un sistema educativo inclusivo e non discriminante; promuovere il sistema formativo integrato; valorizzare le professionalità in termini di interdisciplinarità; diffondere la cultura dell’infanzia; promuovere la partecipazione delle famiglie e di tutti i soggetti coinvolti e coprotagonisti nei processi educativi.

Ogni giorno più di 8.500 cittadini e famiglie incontrano i servizi educativi di lES. In particolare, i nidi d’infanzia comunali rappresentano circa il 73% dell’offerta, con 2.545 posti, mentre le scuole d’infanzia comunali rappresentano il 60% dell’offerta con 5.002 posti. In lES lavorano circa 1.700 dipendenti: dirigente, responsabili, coordinatori, pedagogisti, operatori

di sistema, insegnanti, educatrici ed educatori, operatori. Delle risorse che il Comune di Bologna destina all’educazione e alla scuola ogni anno circa 73 milioni di euro sono dedicati ai servizi gestiti dall’Istituzione.

Per la progettazione delle sue attività IES si avvale inoltre di un Comitato Scientifico di esperti in ambito culturale ed educativo. Al fine di assicurare un costante coordinamento, monitoraggio e miglioramento della qualità dei servizi, l’IES si avvale di una funzione di coordinamento pedagogico, suddiviso in 3 aree territoriali: Area 1: quartieri Borgo Panigale-Reno e Navile; Area 2: quartieri Porto-Saragozza e Santo Stefano; Area 3: quartieri San Donato-San Vitale e Savena.

PROGETTI dell’Istituzione IES

Progetti qualità: una nuova carta dei servizi di IES e percorsi di auto-etero valutazione dei servizi; progetto di rete fili d’infanzia: nuove modalità di relazione tra servizi educativi e servizi sanitari per affrontare situazioni di criticità educativa; progetto qualifichiamo insieme la nostra scuola: rivolto ai comitati di gestione, lES promuove un bando a progetto per attività di arricchimento di Nidi e Scuole dell’Infanzia; progetto logos: formazione specifica a insegnanti e operatori della Scuola dell’Infanzia per l’individuazione di difficoltà comunicative e di linguaggio; progetto agio: ricerca e formazione sulla psicomotricità e attività motorie quale arricchimento del patrimonio pedagogico di ogni servizio; progetto outdoor education: formazione e progettazione educativa in relazione al gioco e all’esplorazione nei contesti naturali; progetto di sostenibilità ambientale: introduzione dei piatti in ceramica e dei pannolini ecologici.per ridurre i rifiuti e sensibilizzare a pratiche eco-sostenibili; progetto di promozione del volontariato: sviluppo e promozione della partecipazione presso i servizi educativi e scolastici.

Scoprite di più sul sito www.iesbologna.it

a cura de L’Istituzione Educazione e
Scuola (IES) Comune di Bologna

 

La zoologia tra scienza e arte...

cane_bimba.jpgLe discipline scolastiche costituiscono lo strumento fondamentale mediante cui gli insegnanti attivano i processi necessari allo sviluppo delle competenze da acquisire durante il ciclo della scuola primaria.

Esse rappresentano “la finestra sul mondo”, che porterà il bambino a scoprire e conoscere gli elementi essenziali dell’ambiente in cui vive.
Le materie scientifiche occupano un posto privilegiato in tale percorso; i contenuti accompagnano gli alunni in un viaggio lunghissimo pieno di avventure; mettono in moto un cammino di scoperte emozionanti, che può partire da un filo d’erba e arrivare alle stelle, stimolando la nascita di un reale interesse verso il mondo della conoscenza.

Lo studio della zoologia inizia in terza elementare, con una pro grammazione piuttosto semplice che diventerà più dettagliata in quarta e quinta. I bambini accolgono sempre con grande entusiasmo tutto ciò che riguarda il mondo degli animali: gli alunni vogliono raccontare le loro esperienze in merito, ciò che hanno imparato da un documentario, il comportamento del loro gattino o del loro cane, quel che hanno visto al bioparco o durante un viaggio…

E’ facilmente riconoscibile il fatto che gli animali generino, nei bambini, un vero e proprio “moto di simpatia”; spesso si identificano con l’animale di cui si sta raccontando la storia, talvolta arrivano persino a imitarlo: ciò dimostra che tale disciplina non riguarda soltanto la sfera del pensiero o dell’immagine ma anche quella del sentimento.
Proprio per questo la tradizionale classificazione del regno animale in vertebrati e invertebrati, può essere affiancata da uno studio artistico che svilupperà, negli alunni, la capacità di osservare e riprodurre sul foglio i tratti essenziali dei protagonisti di questo mondo, prestando attenzione all’aspetto fisico, che si modella anche in relazione alle caratteristiche dell’ambiente in cui il mammifero o l’insetto vive: ad esempio il pesce, creatura d’acqua, ha il muso arrotondato e le branchie morbide, è armonioso nella forma e può muoversi esattamente come l’onda in cui nuota; gli uccelli invece, creature dell’aria, hanno il becco appuntito e duro, le loro piume non hanno peso e sono continuamente in trasformazione.
Mediante il disegno è possibile scoprire elementi a cui generalmente non si “offre” lo sguardo, rimanendo sempre in contatto con l’aspetto più scientifico della disciplina e facendo capire agli alunni quanto questo strumento sia stato importante per grandi studiosi come Leonardo da Vinci, Galileo Galilei o Charles Darwin. Il tutto può essere accompagnato dalla visione di documentari. I bambini amano gli animali e dimostrano, nella loro capacità di prendersene cura, un affetto sincero e genuino, capace di risvegliare sentimenti profondi quali l’empatia e la tenerezza.

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante specializzata in pedagogia steineriana

Bambini che crescono fra più lingue...

padre_figlio.jpgL’esposizione a più di una lingua è un vantaggio o un problema per lo sviluppo cognitivo e linguistico del bambino?

Familiarizziamo con questo argomento e soprattutto a sfatiamo alcuni dei pregiudizi che ruotano intorno al multilinguismo per poter aiutare genitori ed educatori nelle scelte e nelle sfide che la responsabilità della crescita di un bambino comporta. E’ inoltre importante poter condividere la difficoltà di far diagnosi sull’aspetto neuropsicologico ed in particolare linguistico e degli apprendimenti con strumenti nati e tarati sui monolingui.
Diversamente dall’adulto, il bambino è un sistema in continuo cambiamento, che si modella nel corso dello sviluppo sociale e affettivo. Durante tale percorso si acquisiscono saperi e competenze che costituiranno l’insieme di conoscenze dell’individuo. Il bambino impara il linguaggio della propria comunità, anche quando sono presenti più di una lingua, in modo naturale, attraverso l’interazione, gli scambi verbali e non verbali con gli altri individui.
Elementi che possono fare la differenza sono l’età e le modalità di acquisizione, il rapporto tra le lingue ecc. Più studi svolti in ambito evolutivo negli ultimi anni indicano che le condizioni di bilinguismo precoce favoriscono lo sviluppo delle capacità cognitive.
In effetti, come dice Cummins, i bilingui dimostrano di avere maggiore capacità metalinguistica, flessibilità cognitiva, capacità di riflessione sulla lingua, più capacità di astrazione, migliore percezione di indici concettuali, pensiero divergente, capacità cognitiva. Ma questo non accade per il solo fatto di conoscere due lingue, devono esserci altri fattori a renderlo possibile, con differenze legate all’età, al contesto di acquisizione, all’atteggiamento educativo sia della famiglia che della scuola, che qui non possiamo approfondire.

Recentemente uno studio dimostrerebbe come anche le capacità di recupero linguistico dopo un ictus siano migliori nei bilingui. Oggi, con l’incremento dei flussi migratori, da una parte e dall’altra, con l’apprendimento precoce di lingue straniere, si può considerare che il monolinguismo rappresenti quasi un’eccezione infatti la maggior parte delle comunità del mondo usano più di una lingua.
Possiamo affermare che l’acquisizione di più lingue può essere un vantaggio anche per l’aspetto cognitivo e per lo sviluppo del linguaggio; i disturbi di linguaggio non vengono causati né aggravati dall’essere esposti a più lingue;
l’acquisizione di una seconda o terza lingua segue gli stessi percorsi della lingua materna.
Il bilinguismo è un mondo affascinante che porta con sé la possibilità di potere modificare le nostre idee e la nostra visione del futuro senza la paura di perdere la nostra identità.

a cura dott.ssa Gabriella Saladini
logopedista

Doposcuola: un supporto per la famiglia a misura di bambino

asilo.jpgQuando si pensa al Doposcuola si pensa normalmente ad uno spazio dove bambini e ragazzi si ritrovano con degli educatori per fare i compiti.

Oggi pensare al Doposcuola in questo modo è a dir poco riduttivo e per nulla stimolante per i ragazzi che lo frequentano. Il Doposcuola deve innanzitutto porsi l’obiettivo di rappresentare e sostenere i bambini che lo frequentano, facendosi portavoce delle loro necessità quotidiane e cercando di tradurle alla realtà familiare e scolastica alle quali appartengono, per costruire un progetto educativo condiviso.
E’ importante scoprire e valorizzare le capacità dei partecipanti, offrendo stimoli che permettano di sperimentare in libertà attraverso una progressiva conoscenza delle loro caratteristiche. Dovrebbero essere previsti laboratori di vario genere affinché i bambini possano scegliere in base al loro interesse e curiosità, scoprendo il divertimento ed appassionandosi.
Le attività educative ed espressive devono soffermarsi sui bambini e sui ragazzi nella loro globalità, integrando gli aspetti prettamente cognitivi con quelli emotivi e sensoriali percettivi.
Sostenendo la parte emotiva dei bambini attraverso i laboratori espressivi, si può arrivare a potenziare l’apparato cognitivo che ne risulta arricchito e “fertilizzato”. Ne deriva maggiore fiducia in se stessi, motivazione ad affrontare lo studio ed i percorsi di apprendimento anche in modo diverso, scoprendo strategie nuove adatte al proprio modo di apprendere. Lavorare in piccoli gruppi di lavoro può anche aiutare i ragazzi a sentirsi meno soli e interagire insieme agli altri in maniera più integrata nella vita di ogni giorno.
Molto importante è progettare percorsi educativi personalizzati per ogni bambino in base al personale stile di apprendimento; avere un profondo rispetto delle caratteristiche personali e creare situazioni educative ed esperienze che aiutino bambini e ragazzi a raggiungere l’autonomia, a potenziare le proprie capacità, ad ampliare la considerazione del sé, a migliorare le relazioni con se stessi, con gli altri, con l’ambiente in cui vivono e con il contesto sociale.

a cura dott.ssa Anna Giardi
pedagogista, presidente associazione Co-educare

Oltre l’accoglienza... da casa Mila al nido le ali di Alice

mamma_bimbo_10Nell’ottobre 2014, quando aveva 15 mesi, Gold insieme alla sua mamma è approdato a Casa Mila, un centro di accoglienza straordinaria (CAS) di Bologna per donne richiedenti asilo.

Il suo arrivo ha dato vita ad un’opportunità preziosa: attuare un progetto innovativo per l’integrazione sfruttando le risorse interne di Società Dolce, per creare una sinergia tra diversi servizi gestiti dalla cooperativa. In un momento storico in cui si tende a parlare di immigrati come un “problema” e di chiusura delle frontiere, con questo progetto abbiamo voluto proporre uno sguardo diverso che vede l’accoglienza e l’integrazione come una sfida che ha come premio la crescita dell’intera comunità.

Il Progetto nido si è avviato grazie alla collaborazione tra le equipe di Casa Mila e del nido d’infanzia Le Ali di Alice e si è concentrato non solo sulla crescita e il benessere del bambino, ma anche sul fondamentale sostegno al compito genitoriale. La tutela degli aspetti riguardanti la genitorialità e l’infanzia è un tassello fondamentale per la riuscita del percorso di avvicinamento all’integrazione e all’autonomia di queste donne. Particolare attenzione è stata dedicata a promuovere il radicamento del nucleo familiare nel territorio, favorendo le occasioni per l’utilizzo della lingua italiana e sviluppando una rete per l’utilizzo dei servizi presenti nel territorio, come ad esempio la ludoteca e le biblioteche comunali.

Si è partiti così con un delicato percorso di inserimento al nido di Gold che permettesse una frequenza costante, pianificando un colloquio iniziale con la partecipazione della mediatrice e della coordinatrice pedagogica, per rendere da subito la madre protagonista del percorso. Si è strutturato un piano dell’inserimento in doppia lingua (italiano ed inglese) in modo che potesse essere chiaro e consultabile anche dalla mamma in autonomia.

Il primo giorno di nido è stata una grande emozione per tutti, operatori, bambino e mamma: Gold è entrato in relazione con gli altri bambini, grazie soprattutto al sorprendente linguaggio dei bambini che elimina ogni barriera linguistica e culturale.

Già dopo i primi mesi Gold ha mostrato segni di miglioramento nelle capacità di relazione, concentrazione e comunicazione. Questi cambiamenti hanno avuto una ricaduta positiva anche in ambito domestico all’interno di Casa Mila, dove il bambino ha cominciato a mangiare da solo, ad essere più attento al rispetto delle regole e a comprendere molte frasi della vita quotidiana in lingua italiana. L’integrazione e l’accoglienza non si risolvono in soluzioni contingenti, ma necessitano di pensieri e progetti in continua evoluzione, che vedano coinvolte diverse figure professionali e soprattutto diversi aspetti relazionali, linguistici e culturali.

a cura dott.ssa Samanta Murgia
Coordinatore Infanzia Cooperativa sociale Società Dolce

Perché scegliere un nido e non un baby parking?

nidoSettembre si avvicina e molte famiglie stanno affrontando una scelta per il proprio bambino: nido, baby parking o nonni? Quale la scelta migliore?

In questo breve articolo non si pretende di trovare una risposta giusta e universalmente valida ma di offrire alcune informazioni utili alle neomamme che si trovano davanti a una delle scelte importanti per il proprio bambino.

Letteralmente “baby parking” ha il terribile significato di parcheggio per bambini. Questi servizi ricreativi, come li classifica la normativa della nostra regione, nascono per offrire risposte estemporanee e saltuarie. I genitori possono affidare il proprio bambino per poche ore al giorno (massimo 2) e per pochi giorni a settimana (massimo 2) oppure anche ogni giorno ma solo per un massimo di 4 ore e per un massimo di 3 settimane all’anno. Questi vincoli orari, insieme al divieto di offrire il “servizio mensa”, sono presenti nella norma e differenziano il baby parking dal nido d’infanzia.

Il baby parking è quel servizio, pensato ai centri commerciali, dove i nostri figli possono giocare per qualche ora. Hanno come vantaggio la massima flessibilità e ambienti molto strutturati per favorire il gioco e la socializzazione.

 

Il nido ha un’ambizione più alta. E’ un servizio educativo che pone al centro il bambino come destinatario del servizio e accompagna la crescita dei bambini insieme alle famiglie fino ai tre anni di età. Frequentare un nido è per tutta la famiglia un’esperienza importante. Lo sviluppo relazionale, emozionale, motorio, linguistico, sociale e lo sviluppo dell’autonomia dei bambini sono gli obiettivi principali di un nido. Il gruppo di lavoro, composto da educatrici, ausiliarie e dal coordinatore pedagogico, opera sulla base di un progetto pedagogico e di una programmazione delle attività educative.

Crediamo che la scelta di una struttura come il nido offra sicuramente innumerevoli stimoli al bambino, in primis la possibilità di vivere la quotidianità con altri coetanei e di apprendere giocando; questo non vuol dire che non ci si debba affidare alle cure dei nonni ma, se fosse possibile, sarebbe molto interessante alternare le due realtà, trovare la formula per far convivere entrambe le esperienze, senza togliere d’importanza a nessuno degli aspetti e offrire una molteplice possibilità di crescita.

Infine crediamo che il nido si prefiguri come un luogo di dialogo aperto, una grande opportunità anche per i genitori, che si sentono supportati da personale competente, regolarmente formato e aggiornato, oltre ad entrare in contatto diretto con altri genitori, che vivono le loro stesse situazioni. 

a cura di Giulia Sermasi
Promozione Servizi Settore Infanzia Società Dolce

Ricordo di un maestro...

donna incintaC’era una volta in centro a San Giovanni in Persiceto (BO) un Ospedale, in un vecchio convento. Rispondeva a tutte le necessità sanitarie della gente: c’era un pronto soccorso, un reparto di medicina generale, la radiologia , il laboratorio per le analisi chimico-cliniche, la chirurgia con due sale operatorie, la sala gessi…

L’Ostetricia non era presente come reparto; le ostetriche della zona assistevano ancora i parti a casa ma si stava diffondendo, dalla fine degli anni sessanta ,la cultura del parto in ospedale, per cercare di abbassare gli indici ancora alti di mortalità.

Le ostetriche accompagnavano le gestanti a termine ed in travaglio presso il reparto di chirurgia per espletare il parto: il chirurgo di turno era presente, e garantiva che il bimbo nascesse bene, e la mamma potesse contare su tutta l’assistenza necessaria.

Nel 1972 ,fresco della laurea in medicina e chirurgia, fui assunto come assistente chirurgo, dall’Ospedale generale di Zona SS.Salvatore e nell’estate del 1973 arrivò il Dott. Angelo Bertolotti.

Era stato assunto per dirigere un reparto di Ostetricia e ginecologia primo ed unico nella storia del SS:Salvatore.

Sono orgoglioso di aver lavorato con lui per quasi venti anni.

Ho imparato da LUI che aiutare i bimbi a nascere, va fatto con tanta pazienza ed umiltà; la natura fa le cose bene quasi sempre da sola: più del 90% dei parti sono spontanei da che esiste il mondo! L’assistenza al parto in ospedale serve a garantire quel 10% di nascite che sarebbero a rischio di complicazioni per mamma e bambino. Ostetricia, dal latino “stare davanti”, definisce la figura del medico e della sua partner ostetrica nell’attendere senza interferire che il percorso nascita, iniziato 40 settimane prima col concepimento, si compia nel modo più naturale possibile.

Stare davanti vuol però dire essere più che pronti ad intervenire di fronte alle difficoltà ed agli eventuali imprevisti che si possono presentare durante tutta la gravidanza e nella fase finale del parto.

Durante il periodo in cui la Maternità del SS.Salvatore è stata operativa sono nati circa 10.000 bambini, poi nel 1993 la Regione decise che a Persiceto i bambini non dovessero più nascere.

In quei bellissimi 20 anni ,grazie ai consigli e all’esempio del Dott. Bertolotti, ho imparato ad amare il mestiere più bello del mondo.

Oggi sono un nonno felice di due bambini e finché potrò, continuerò ad aiutare le donne che devono partorire con i consigli sempre validi del MIO MAESTRO….

ANGELO BERTOLOTTI.•

a cura dott. Maurizio Bracciani
specialista in ginecologia e ostetricia

Suona la campanella! Vediamo cosa consiglia la maestra

bimba scuolaL’inizio della scuola rappresenta un momento molto delicato per tutti i bambini e per le famiglie in generale, in quanto si devono riconquistare, pian piano, i ritmi quotidiani lasciati assopire durante l’estate e sostituiti con belle vacanze, giochi divertenti e lunghe dormite. Tale dinamica può generare piccole forme di ansia che è possibile evitare o mitigare attraverso la giusta predisposizione verso il nuovo anno scolastico. Semplici consigli ed accortezze, sia da parte dei genitori che dei docenti, possono rendere il mese di settembre pieno di aspettative e voglia di fare, in sintonia con il cielo azzurro e l’aria frizzantina che lo caratterizzano. Ed ecco qualche piccolo suggerimento per affrontare il nuovo inizio con serenità ed entusiasmo:

  • E’ tempo di disfare la borsa da viaggio e preparare quella dei buoni propositi: si possono pensare e immaginare tanti progetti da realizzare nei mesi che verranno, sia a scuola che nei contesti extrascolastici;
  • La cara e vecchia amica sveglia dovrebbe uscire fuori dal cassetto e tornare sul comodino qualche giorno prima del suono della campanella, svegliarsi dieci minuti prima ogni mattina può facilitare il recupero del corretto ritmo del sonno;
  • Se la scuola ricomincia, significa che il momento tanto atteso per rivedere i compagni e gli insegnanti è arrivato: gli amici più cari potranno essere riabbracciati e finalmente inizierà un nuovo “viaggio scolastico”, che porterà a grandi scoperte nel mondo della conoscenza e dello “stare insieme”;
  • Bisogna fare attenzione a non dimenticare la scatola dei ricordi: le emozioni più belle, il blu del mare, le giornate spensierate, i giochi divertenti, gli orizzonti infiniti dei paesaggi…sono tutti lì dentro ed è tempo di regalarli agli amici con racconti dettagliati ed entusiasmanti! Condividere i propri sentimenti, far capire attraverso “la parola” le esperienze vissute, saper ascoltare le storie dei compagni…quante cose può donare il mese di settembre!
  • Ogni viaggio avventuroso necessita del giusto equipaggiamento: zaino, quaderni, penne, album e soprattutto i colori! E’ bene sceglierlo con cura e attenzione e non essere frettolosi davanti agli scaffali, accompagnerà le tappe di un viaggio piuttosto lungo, durante il quale bisognerà avere tutto ciò che occorre per “saper raccontare” il mondo in cui viviamo.

UN GRANDISSIMO AUGURIO DI BUON ANNO SCOLASTICO A TUTTI I BAMBINI!

a cura di Sara Innocenti
insegnante scuola primaria

Un'estate a fare i compiti?

bimba“Maestra, alcuni genitori mi hanno chiesto dei compiti estivi…” E' così che un lunedì dei primi di maggio arriva da una rappresentante di classe l'annoso tormentone. Proprio quando i progetti scolastici si concludono, prima delle fatidiche prove....

Proprio quando si fa la conta delle ore che rimangono per portare a termine i programmi… i compiti per le vacanze! Questo tema non costituisce un fardello solo per alunni e famiglie, ma anche per i maestri è motivo di riflessione. All'interno del corpo insegnante esistono in merito diverse opinioni: c'è chi sostiene che tre mesi di vacanze siano eccessivi e che quindi è bene fornire agli alunni dei materiali di ripasso. L'editoria scolastica provvede a questa esigenza offrendo libri estivi dai disegni accattivanti e dai colori brillanti che si possono trovare anche nelle comuni librerie. Alcuni insegnanti invece preferiscono preparare di proprio pugno delle attività più aderenti al programma svolto.
 
Dall'altro lato ci sono colleghi che sostengono che se gli alunni padroneggiano le tecniche, se hanno interiorizzato le conoscenze proposte e soprattutto se hanno lavorato tutto l'anno si meritano riposo, divertimento e svago. A settembre un ripasso permetterà di rimettersi velocemente in carreggiata. Inoltre si chiedono con quale entusiasmo un alunno inizi la scuola dopo aver lavorato ed essersi impegnato, seppur in misura minore, durante l'estate.

Tra le due opzioni esiste una larga gamma di possibilità educative estive che in qualche caso sono create dalla scuola e sostenute dal territorio. Un esempio è quello delle biblioteche che verso la metà di maggio inviano alle scuole delle liste di libri consigliati per il primo e secondo ciclo scolastico ricordando orari di apertura e modalità del prestito. Ci sono biblioteche che consegnano agli alunni una tessera e applicano un timbro per ogni libro preso in prestito e alla fine di agosto premiano il bambino che ha letto di più con una fornitura di materiale scolastico. Queste iniziative sono molto apprezzate dagli insegnanti. La lettura è fonte di nuove competenze, stimola la fantasia e arricchisce il lessico dei nostri bambini fornendogli un bagaglio di conoscenze variegato e fruibile.

Ci sono poi associazioni che operano sul territorio che offrono servizi educativi estivi che propongono ai bambini attività ludiche, esperienze a contatto con la natura, possibilità di cooperare con i coetanei imparando anche altre lingue.

Comunemente si afferma che andare in vacanza non significa non fare niente, ma fare altro, uscire dalla routine e dalla consuetudine. Questo vale anche per i bambini che comunque possono scoprire le caratteristiche degli invertebrati anche al mare o in un prato, possono ripassare le equivalenze attraversando le gallerie, possono andare soli a fare spesa usando i soldi e la logica per riportare a casa ciò che gli è stato richiesto e magari anche il resto, possono manipolare utensili e costruire oggetti sperimentando forme e dimensioni ed esercitando il polso e la mano alla prensione della matita o della penna, rendendo più fluido il gesto della scrittura.

L'estate, per la distensione del tempo familiare, è il miglior momento per condividere senza stress i compiti affidati dagli insegnanti e per scoprire che l'entusiasmo e le passioni dei nostri bambini sono un ottimo veicolo per consolidare e interiorizzare conoscenze. •

a cura di Valentina Degano
insegnante scuola primaria presso Istituto San Giacomo di Laives (Bz)

L'esperienza del rappresentante di classe...

papàIl ruolo di rappresentante di classe nella scuola WALDORF “Maria Garagnani” di Bologna è per me un’occasione di partecipazione concreta al processo di relazione con il contesto scolastico che è caratterizzato da alcune specificità che lo differenziano dal  contesto della scuola pubblica.

Uno degli elementi  fondanti su cui si basa il percorso scolastico nella scuola steineriana, (il mio ruolo di rappresentante è iniziato con l’inserimento di mia figlia alla sezione materna 9 anni fa),  è  caratterizzato dal coinvolgimento “attivo” di tutte le componenti strutturanti la scuola ovvero:  i genitori, gli insegnanti e i membri del Consiglio Direttivo, organo che gestisce e amministra concretamente la scuola.

Uno dei principi base sui cui si fonda il presupposto della vita della scuola Waldorf è quello che non ci sarebbe la scuola senza un rinnovato e quotidiano esercizio di volontà da parte dei genitori affinché questa possa esistere e di conseguenza possa funzionare.  L’idea di fondo che “se ne deve occupare la SCUOLA” non corrisponde al vero in quanto ad ognuna delle famiglie viene “offerta/richiesta” la possibilità di contribuire fattivamente alla co-realizzazione di alcune attività che hanno una ricaduta diretta al buon funzionamento della scuola (ad esempio, la pulizia aule, la  manutenzione ordinaria e straordinaria dell’edificio, l’organizzazione di eventi  e la predisposizione di attività che sono complementari al programma pedagogico sviluppato dagli insegnanti).

In continuità con la precedente esperienza maturata nell’asilo nido “pubblico” ho constatato come gli insegnanti contino molto sul contributo che il rappresentante può offrire “quale ponte” comunicativo tra le esigenze che vengono manifestate dai genitori e le necessità che propone l’insegnante.

Nello specifico il ruolo del rappresentante di classe si incentra fondamentalmente sull’essere lo snodo “comunicativo” tra le istanze e le eventuali problematiche  espresse dai genitori e la possibilità di un confronto concreto e diretto con la maestra di “riferimento” che accompagna il bambino nell’intero percorso scolastico dalla 1 classe all’8 classe.

Nel corso degli anni, ho capito sempre più la necessità e l’importanza di confrontarmi sugli aspetti comunicativo-relazionali tali da creare un collegamento tra le istanze organizzative degli insegnanti e i bisogni delle singole famiglie. Ad oggi posso constatare che un grosso aiuto personale e professionale mi è arrivato dall’aver intrapreso e concluso il percorso di Counseling ad Indirizzo Voice Dialogue presso l’Istituto Innerteam.

In sintesi l’opportunità che ho scoperto attraverso questa esperienza è quella che mi ha permesso di affinare la comprensione della realtà su un piano più ampio,  in maniera tale da poter cogliere le diverse modalità che ognuno ha di portare le  idee e le differenti necessità all’interno di questa complessa e sfidante realtà scolastica.  Ciò che sento più forte in tutto questo è collegato  alla mia capacità di saper ascoltare con empatia e accoglienza quanto arriva sia dalla scuola che dai genitori, cercando ogni volta di  “indossare gli occhiali” di chi mi parla per riuscire a decodificare il più chiaramente possibile il suo bisogno per poi attivare la modalità comunicativa più utile per trovare, insieme alla maestra e alle famiglie, la giusta risposta senza mai perdere di vista che al centro di tutto questo “percorso” c’è un  bambino che sta crescendo e si sta preparando per diventare un nuovo cittadino di questo nostro mondo. •

a cura di Gianluca Fantini
counselor relazionale 

Bambini più desti e attenti con la giusta alimentazione a scuola

bambini in classeLa giornata scolastica è composta da tanti momenti diversi, ognuno dei quali riveste un ruolo educativo e socio-affettivo molto importante. La merenda e il pranzo caratterizzano quotidianamente la vita del bambino in età scolare, pertanto il tema della corretta alimentazione a scuola costituisce uno spunto di riflessione continuo e in costante aggiornamento. La massima latina del poeta Giovenale, Mens sana in corpore sano, mantiene ancora intatta la sua profonda verità dimostrando che fin dall’antichità era nota la stretta relazione esistente tra mente e corpo con le loro specifiche funzioni. 

Un bambino che segue una corretta alimentazione avrà sicuramente un pensiero più desto e attento rispetto a chi invece può essere appesantito da cibi troppo calorici.

A volte, dopo il momento della ricreazione mattutina, gli alunni perdono concentrazione e attenzione a causa di merende non adatte allo specifico fabbisogno calorico. Per evitare tale problematica in tutte le scuole pubbliche del comune di Roma è stata adottata una politica alimentare molto precisa e dettagliata: la merenda viene fornita dalla scuola stessa nel rispetto non solo dei bisogni, ma anche dei gusti dei bambini. Inoltre viene data grande importanza alla qualità delle materie prime tanto che ogni alimento è di origine biologica al fine di mantenere e tutelare l’utilizzo di un prodotto sano che aiuti gli alunni a comprendere il percorso del cibo dalla terra alla tavola. Anche per questo quasi tutte le scuole, laddove è possibile, sono dotate di un piccolo orto che consente numerose attività didattiche: la semina e il raccolto, l’osservazione dei cicli stagionali, la cura delle proprie piantine, etc, avviano un processo educativo e formativo volto allo sviluppo di una coscienza chiara sulla natura e su tutti i suoi processi organici. 

Nel bambino dovrebbe maturare un forte senso di rispetto e gratitudine per “ciò” che gli consente di nutrirsi quotidianamente. Nelle scuole steineriane tutti i momenti legati al cibo sono preceduti da un attimo di riflessione volto a destare questo moto di ringraziamento verso i doni che la natura offre; i bambini, radunati intorno alla tavola, prima di iniziare a mangiare, recitano tutti insieme un piccolo pensiero, il più usato è quello del poeta Christian Morgenstern:

 

Terra, Tu cibo hai dato,

Sole, lo hai maturato,

cara Terra, Sole Amato,

il mio cuor vi è molto grato.

 

Attraverso pochi versi, semplici ed immediati, nel bambino si risveglia il giusto atteggiamento verso il cibo e l’elemento socio-affettivo che di conseguenza porta con sé.

Chiudiamo questa riflessione con un piccolo dono della scrittrice Marina Conte per tutti i bambini di Girotondo:

Seme che germogli dalla terra scura scura

togli dal mio cuore il buio e la paura,

fa’ ch’io dica grazie in questo giorno nuovo

per il cibo vivo che nel piatto trovo.

Donami ogni giorno amore per la vita,

fammi dire grazie alla cena saporita.

Grazie per il cibo con i suoi colori

che sono una gran festa per gli occhi e per i cuori.

Nel suo buon profumo, nel suo buon sapore,

sento palpitare il soffio dell’amore.

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante presso I.C. Margherita Hack, Roma
specializzata  in pedagogia steineriana

i bambini della scuola “Jacopone da Todi” adottano le Pigotte!

Pigotta UnicefLa pigotta, che in dialetto lombardo è la bambola di pezza del dopoguerra, è diventata la bambola ufficiale dell'UNICEF ITALIA nel 1999. La prima pigotta è stata realizzata da Jo Garceu del Comitato provinciale UNICEF di Milano nel 1988. La sua storia è ricca di iniziative e di successi che hanno contribuito ad aiutare ad oggi 800.000 bambini nel mondo. 

Con soli 20 euro tutti possono adottarla sostenendo l'UNICEF nel suo impegno e nel suo programma di lotta alla mortalità infantile denominato “Strategia accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo dell'infanzia”.

Con la sua adozione l'UNICEF può garantire a un bambino in Africa una serie di interventi salvavita che prevedono cure mediche, acqua potabile, alimenti terapeutici e zanzariere antimalaria. 

Nella scuola di Castel San Pietro Romano “Jacopone da Todi” grazie alle insegnanti e soprattutto alla maestra Antonella Ferracci che cura e porta avanti il progetto, è il terzo anno che bambini insegnanti e genitori realizzano e poi adottano le pigotte dell'UNICEF. Un ottimo gesto da fare a scuola e in famiglia soprattutto a Natale! 

I bambini, confezionando materialmente questa bambola speciale, comprendono meglio, con l'aiuto delle insegnanti, temi importanti come il diritto alla vita, alla sopravvivenza e alla salute e,  nello stesso tempo, approfondiscono e fanno propri i valori della solidarietà e dell'altruismo.

Hanno modo di confrontarsi con realtà diverse dalla propria, difficili e per certi versi incomprensibili a bambini di terza elementare; ma l'idea che realizzando una bambola di pezza possono salvare la vita di un bambino, rende quei valori meno astratti, anzi li concretizza nella convinzione che insieme, tutti insieme, si può aiutare chi  ha più bisogno. Ed ecco allora che altruismo e solidarietà si materializzano ai loro occhi, prendono la forma dei  volti dei bambini africani bisognosi di aiuto.  

Ogni giorno nel mondo muoiono 19.000 bambini sotto i 5 anni per cause che possono facilmente essere prevenute o curate. L'UNICEF vuole arrivare a zero. Aiutiamoli! Buon Natale a tutti. 

Francesca Cristofari, mamma di Jacopo e di Jari

Diversità e razzismo nel mondo della scuola

bambino diverso emarginatoIl tema della diversità intesa come valore è un elemento essenziale nella pratica quotidiana della vita scolastica in cui il rispetto del bambino, considerato nella sua individualità unica e irripetibile, conferisce alla dimensione infantile e umana in generale il giusto status ontologico affinché venga allontanata ogni forma di razzismo.

La natura animica del bambino è tendenzialmente accogliente e ricettiva, pertanto la scoperta e lo studio di una cultura diversa può essere considerata come fonte di grande curiosità e creatività, in grado di arricchire notevolmente le conoscenze e le competenze sociali così come il proprio “scrigno emotivo”, soprattutto mediante la comprensione sincera del “diverso” inteso come “altro da sé” a cui dare quel valore aggiunto che sfocia nel mondo delle risorse umane.  

Al di là della tendenza innata che il fanciullo possiede, è comunque compito dell'insegnante ideare percorsi interculturali che partendo dalla realtà sociale della classe stessa, possano poi allargare i propri orizzonti su riflessioni più ampie legate al tema della dimensione umana intesa come valore universale; in questo modo il bambino potrà conoscere il concetto di fratellanza, rispetto e risorsa in maniera cosciente e consapevole in quanto frutto di un “viaggio d'istruzione/educazione” un po' diverso dal solito e con una ricchezza tutta particolare.

All'interno del gruppo-classe è comunque possibile che si verifichino episodi legati a forme di razzismo, in tal caso l'educatore dovrà essere in grado di “curare” quella che potrebbe essere definita una malattia sociale.

Analizzare gli elementi che hanno determinato l'accaduto, osservare e riflettere sulla reazione di tutti i bambini magari attraverso l'utilizzo del brainstorming o del circle time, ideare e applicare l'azione risolutiva, sono alcune delle possibili strategie educative da utilizzare. 

Un grande aiuto può essere offerto dalla letteratura per l'infanzia o dalla letteratura classica, in cui il tema del diverso viene spesso affrontato mediante il racconto di personaggi che “incarnano” i possibili eventi legati a tale problematica. A ciò può essere affiancata la metodologia della P4C (Philosophy for Children) che utilizza la modalità riflessiva e introspettiva della filosofia per educare il bambino ai grandi temi della vita e alla scoperta di soluzioni creative; un esempio può essere rappresentato dal racconto in forma semplificata di come la parola tolleranza abbia fatto un grande viaggio per perdere l'accezione negativa data dal suo significato etimologico di “sopportazione” e si sia trasformata entrando a far parte di un mondo inteso come “multiculturalità” e quindi di diversità come risorsa. 

Nella pedagogia steineriana il compito di affrontare tutto ciò è affidato a due grandi discipline: la narrativa e la geografia. La lettura, considerata anche come viaggio nel “diverso”, è già un'esperienza che forma l'interiorità del fanciullo educandola all'accoglimento e alla comprensione: il racconto dello gnomo Turlindò che per il mondo se ne vò sempre in cerca di avventure con coraggio e senza paure, può rappresentare una grande metafora per la scoperta e la valorizzazione di ciò che è “diverso da sé”.  

Allo stesso modo lo studio della propria realtà geografica, fino ad arrivare a quella mondiale, consente di immergersi totalmente nella questione non solo teoricamente ma soprattutto praticamente, ad esempio facendo esperienza degli usi e costumi di un determinato popolo: la cucina, la tessitura, l'arte, la ceramica, le tradizioni orali sono tutte forme di valorizzazione della diversità. Se l'insegnante considera la classe nella sua peculiarità di microcosmo facente parte di un macrocosmo, avrà a disposizione tutti gli strumenti necessari per abolire la parola razzismo dal dizionario esistenziale dei futuri uomini che sta educando. 

R. Steiner definisce la geografia come lo studio del volto della Terra, la cui bellezza è data proprio dalla varietà che lo caratterizza; la scuola ha il compito di far scoprire ed apprezzare la molteplicità intesa come interazione e non somma delle parti. Del resto, come ha scritto A. De Saint-Exupery, “tutte le strade portano agli uomini”.•

a cura di Sara Innocenti
insegnante specializzata in pedagogia steineriana 
I.C. Margherita Hack, Roma

Tutto nasce dalla meraviglia: l’educazione musicale a scuola

bambino che suonaNelle scuole che seguono la pedagogia steineriana ogni mattina la musica porta il suo benvenuto ai bambini che si apprestano a iniziare una nuova e produttiva giornata scolastica. Dalle aule colorate e accoglienti si sentono provenire voci di bimbi che insieme ai loro insegnanti intonano le note più semplici per ringraziare la notte che ha concesso il sonno e il sole che ha annunciato il giorno. 

Il canto, generalmente accompagnato dal suono del flauto, è quindi lo strumento con cui gioiosamente i bambini mettono in moto le energie e le forze che utilizzeranno per la didattica e per tutto ciò che faranno durante le ore di studio, di arte e di gioco; esso occupa un grande spazio nell’ambito dell’educazione musicale, ossia di quel processo maieutico che dovrebbe condurre il fanciullo a scoprire i suoni che già ascolta nella sua interiorità e a sviluppare competenze nell’ambito dell’ascolto, della riproduzione e della rielaborazione. 

Tutte le feste dell’anno sono accompagnate dallo studio e dall’esercizio di canti specifici che possano sintetizzare in piccole strofe le loro caratteristiche essenziali: mediante la ripetizione, la scelta ritmica e la tonalità il bambino comprende e fa proprio il tratto tipico di quella festività, inoltre trova la modalità appropriata attraverso cui esprimere la sua natura animica essenzialmente devozionale e gioiosa. Durante il Natale, ad esempio, note allegre ed esultanti saranno alternate con canti più melodici che possano trasmettere la delicatezza e la particolarità dei giorni in cui si celebra la nascita di Gesù; l’arrivo della Primaverà viene festeggiato con ritmi esultanti, briosi, fortemente gioiosi proprio per accompagnare il senso della rinascita che circonda l’umanità in questo periodo dell’anno. Tutto ciò riguarda l’intero ciclo scolastico, dalla scuola dell’infanzia a quella superiore, viene strutturato in maniera diversa a seconda della fascia evolutiva dei bambini, ma mantiene una sorta di tonalità di fondo comune a tutte le età. Le ore dedicate all’educazione musicale sono molte perché in realtà la musica è parte integrante della giornata.

Ogni argomento trattato può trasformarsi in un’allegra canzoncina che con il suo ritmo facilita la comprensione e la memorizzazione di un contenuto trasmesso non solo frontalmente ma anche con il gioco e la ritmicità: il canto delle sillabe in prima elementare mediante la scala pentatonica e l’uso dello xilofono o il canto delle gesta di un personaggio della storia sono tratti specifici della pedagogia steineriana. A ciò si accompagna lo studio di uno strumento musicale affinché il bambino possa imparare a produrre suoni che divengono melodie non solo attraverso la voce, ma anche mediante uno strumento che gli permetterà di scoprire ed esercitare particolari abilità. La musica porta in sé un senso di vita e profondità molto forte che l’interiorità recepisce ed elabora velocemente, essa accende e stimola l’attitudine alla meraviglia e allo stupore che ogni fanciullo possiede. Il grande filosofo Aristotele scriveva che “Tutto nasce dalla meraviglia”, per cui dare ai bambini la possibilità di essere educati anche musicalmente, significa offrirgli un aiuto per scoprire la bellezza che è in lui e in ogni cosa. •

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante presso I.C. Margherita Hack, Roma
specializzata in pedagogia steineriana

 

Educatori e insegnanti: osservatori attenti dei disagi dei nostri bambini

scuolaLa quotidianità e la ritmicità che caratterizza il rapporto tra insegnanti e alunni crea un legame di reciproca fiducia fondamentale per il benessere psico-fisico dei bambini e del gruppo classe a cui appartengono. La maestra o l’educatrice, grazie all’osservazione attenta e alla capacità di comprendere i tratti essenziali della personalità, identifica, giorno dopo giorno, gli elementi caratteristici delle individualità dei propri alunni. E’ per tale ragione che spesso gli insegnanti rilevano dei segnali particolari nel comportamento del bambino e nei suoi elaborati, che costituiscono una sorta di “campanello d’allarme” e di “richiesta inconscia” che l’alunno può inviare; stati di malattia o forme di disagio interiore possono essere chiaramente lette in ciò che il fanciullo realizza ogni giorno a scuola e nei processi di relazione con gli altri.

Lo strumento più prezioso per comprendere tutto ciò è sicuramente il disegno sia esso in forma grafica o pittorica: attraverso l’espressione artistica i bambini comunicano il loro mondo al mondo, così come il grado di maturazione cognitiva e affettiva raggiunto, e delineano, mediante forma-contenuto-segno, ciò che sono. Un insegnante conosce bene il tratto grafico dei propri alunni, il modo in cui i colori vengono scelti e accostati, la selezione dei temi raffigurati così come la ricchezza e la varietà dei particolari. Nel momento in cui ciò che comunemente caratterizza un determinato bambino subisce dei cambiamenti relativi a “qualcosa” che riguardi una forma di disagio, è determinante per l’educatore “rispondere a tale chiamata” mediante interventi terapeutici a carattere pedagogico mirati ed efficaci. L’utilizzo dei colori scuri e cupi in tutta la spazialità del foglio, il tratto tremante e abbozzato, la mancanza di quelle peculiarità che appartengono alla dimensione reale di una persona, oggetto o evento costituiscono degli elementi conoscitivi determinanti e degli spunti di riflessione che non possono essere ignorati. 

Nell’ambito delle attività didattiche e artistiche l’acquerello occupa un posto privilegiato: esso comunica e trasmette, mediante l’elemento Acqua, l’interiorità più profonda, delicata ed essenziale della personalità infantile; attraverso il colore e le tonalità scelte i pensieri e le emozioni viaggiano senza posa, arrivano in maniera diretta portando messaggi chiari e definiti che il fanciullo vuole farci conoscere. Il colore troppo diluito ed eccessivamente acquoso comunica la necessità e la volontà di fluidificare, di sciogliere “qualcosa” di eccessivamente contratto o chiuso in se stesso, così come un’eccessiva secchezza si fa portavoce di una rigidità o durezza emotiva che dovrebbe essere supportata attraverso un lavoro mirato.

Un’insegnante steineriana racconta di come, attraverso il confronto di alcuni disegni in cui un alunno disegnava la propria figura corporea in maniera diversa dal solito, le venne l’intuizione, successivamente confermata dalle radiografie, che il bambino potesse avere una spalla rotta. Ciò testimonia quanto sia importante la relazione educatore-alunno per una crescita sana e serena, ricca di esperienze che anno dopo anno andranno a formare il carattere dell’individuo. Lo psicologo J. Piaget, in uno dei suoi libri più noti, scriveva che “stati affettivi e stati cognitivi, come fattori energetici dell’intelligenza, non possono essere dissociati”; l’insegnante deve adoperarsi ogni giorno affinché tale equilibrio rimanga sempre tale e riceva quella linfa vitale necessaria per tenere lontani particolari stati di malattia. •

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante presso I.C. Margherita Hack, Roma
specializzata in pedagogia steineriana

Il Natale e il significato dell’attesa

bimbo che scrive letterina a Babbo NataleLa festività del Natale viene da sempre definita come “la festa dei bambini” in virtù del sentimento gioioso che in essi suscita e del giusto stato d’animo che anche gli adulti dovrebbero manifestare. Nella pedagogia steineriana essa rappresenta uno dei momenti più importanti del corso dell’anno e dei suoi motivi stagionali, perché ricorda la venuta della Luce sulla Terra come simbolo della coscienza che ogni individuo dovrebbe sviluppare e che il bambino matura pian piano nel corso delle sue tappe evolutive. 

Proprio per tale ragione i festeggiamenti iniziano la prima domenica d’Avvento e proseguono fino al giorno dell’Epifania secondo una strutturazione ben precisa che anima nel fanciullo e nella famiglia o nella scuola quell’atmosfera di magia simile al brillio delle stelle in cielo. I giorni che precedono il 25 dicembre sono importanti quanto il Natale stesso perché mediante l’attesa e la preparazione il bambino sperimenta il cammino necessario per poter giungere a qualcosa di importante e di gioioso: l’apertura delle caselline del calendario dell’Avvento, fatta ogni mattina e con la giusta calma, viene attesa quasi con impazienza in quanto ogni giorno, la strada verso la Luce nella capanna, porta un piccolo dono. 

La prima domenica delle quattro settimane che precedono il Natale può essere organizzata una piccola cerimonia d’apertura nota come “Spirale dell’Avvento”: gli adulti costruiscono a terra una grande spirale con rami d’abete e ogni bambino, mentre si cantano insieme i canti natalizi, percorre tale figura con una candela spenta in mano e posizionata dentro una bella mela rossa, essa verrà accesa dalla candela grande posta al centro e decorata con dei cristalli, poi, nel percorso inverso, il bambino depone la candelina accesa tra i rami e uscendo lascia spazio a un altro compagno. L’effetto finale è veramente molto suggestivo e lascia negli occhi e nel cuore dei fanciulli un’impressione così viva che difficilmente dimenticheranno.

Il festeggiamento prosegue con l’accensione di una candela blu sulla corona dell’Avvento costruita sempre con rami intrecciati di sempreverdi, e di seguito, nelle settimane successive, verranno aggiunte quella rossa, bianca e viola; tali colori rappresentano le quattro tonalità della veste degli angeli che annunciano la nascita della Luce portando messaggi d’amore e di pace; il tutto può essere accompagnato dalla lettura o dal racconto di fiabe adatte a questo periodo dell’anno.

Anche la preparazione del Presepe ha la sua particolarità ed è sempre in relazione con il tempo d’attesa; tenendo conto dell’ordine di formazione dei quattro regni della natura, la prima domenica d’Avvento si posizionano su un manto verde solo gli elementi del regno minerale ossia piccoli cristalli e minerali veri e propri, la seconda si aggiungerà il mondo vegetale (muschio, fiorellini, rametti), la terza il regno animale con pecorelle fatte in lana cardata e infine l’ultima i personaggi della Natività.

Festeggiare il Natale in questo modo dona all’evento in sé una grande sacralità e un grande rispetto che porta a una reale partecipazione interiore anche da parte dell’adulto: attraverso la creazione di piccoli momenti speciali si coltiva nei bambini la capacità dell’attesa, dell’ascolto, dello stupore e della meraviglia di fronte ai grandi misteri del mondo. •

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante presso I.C. Margherita Hack, Roma
specializzata in pedagogia steineriana

Riportiamo la scuola al centro della comunità

scuolaDopo aver vissuto in passato momenti di eccellenza, la scuola pubblica si trova a vivere vive da diversi anni in una situazione di degrado generale, esponendosi spesso a critiche e attacchi che ne compromettono struttura e funzionalità.

Grazie all’azione sinergica dei Presidenti dei Consigli di Circolo e Istituto di Zagarolo, prende quest’anno piede un ambizioso progetto sin qui condiviso da diversi operatori scolastici, da molte associazioni locali e da professionisti che, negli anni, hanno dimostrato attenzione ai problemi della scuola.

Obiettivo del progetto è quello di riportare la scuola, da sempre impegnata a formare culturalmente le nuove generazioni, al centro della comunità affinché sia possibile generare un “risveglio delle coscienze” e contribuire alla ricostruzione di un senso civico e di appartenenza ormai perso ma quanto mai indispensabile. 

Il progetto di massima è ora al vaglio dell’Amministrazione Comunale e, nello specifico, del Consiglio del 275° Circolo per l’avvio di una “fase sperimentale”, che si auspica velocemente diffusa a tutto il territorio. 

Attraverso lo sviluppo di progetti mirati e tra loro sinergici si vogliono anche creare nuovi momenti di aggregazione sociale e, se possibile, strumenti di autofinanziamento oggi assolutamente necessari per la scuola. 

Si opererà, ad esempio, affinché i bambini tornino a essere i grandi protagonisti delle feste che storicamente appartengono loro (Natale, Epifania e Carnevale) con proposte che, partendo dalle scuole e avvalendosi del supporto delle associazioni locali e singoli cittadini, si trasformino in momenti importanti di aggregazione e condivisione per la comunità tutta.

Al vaglio un progetto teso a trasformare l’ora di refezione in un vero e proprio momento educativo-formativo che preveda la sensibilizzazione del bambino verso i diversi alimenti, la conoscenza dei disturbi alimentari, il contenimento degli sprechi e il recupero del cibo non fruito, da destinare a persone indigenti.

Anche in tal senso si prevede il potenziamento dell’orto, già realizzato con cura dai bambini lo scorso anno, e la realizzazione di laboratori di cucina per la realizzazione di prodotti che potranno essere oggetto di vendita in occasione del Mercato Contadino di Zagarolo o di altri eventi organizzati dalla scuola come ad esempio quello del cineforum, previsto all’interno del progetto quale estensione pomeridiana del Programma di Offerta Formativa della scuola e che si porrà l’obiettivo di  affrontare, dopo la proiezione, momenti di socializzazione e riflessione sul tema proposto. 

A questo si integra poi la volontà di un’azione atta a sensibilizzare e informare famiglie e operatori sui grandi temi che sempre più frequentemente ci si trova ad affrontare, quali: anoressia, bulimia e, con i ragazzi più grandi, l’ educazione sessuale, quella stradale e quella civica.

Per genitori e docenti si prevedono inoltre corsi di “problem solving” e “comunicazione attiva”, affinché siano dotati di strumenti che consentano di gestire al meglio i rapporti con i giovani. 

Queste e altre le idee che bollono in pentola e che, se si andranno a condividere bisogni, competenze e risorse, siamo convinti possano generare molti interessanti progetti.

La redazione di Girotondo è stata invitata a far parte delle riunioni preliminari e seguirà con puntualità e simpatia le iniziative del 275° Circolo…

Ivano Bruno
Presidente del 275° Circolo Didattico di Zagarolo

Il gioco come esperienza per liberare la fantasia e sperimentare il mondo

bambino che gioca al pilotaLa crescita di ogni bambino è scandita da momenti essenziali che colorano le giornate vissute e rendono chiare le sfumature che il mondo nasconde; come piccoli esploratori o avventurieri i fanciulli aprono i loro occhi all’ambiente che li circonda e in cui vivono cercando di comprendere e imparare ciò che il loro potenziale sviluppo richiede. Questa sorta di viaggio, che attraversa tutto il periodo dell’infanzia, avviene in compagnia di un amico speciale che ogni adulto ricorda con il sorriso e un po’ di commozione: il gioco.

Esso è l’attività più importante mediante cui il bambino libera le proprie forze di maturazione e fantasia, per tale ragione ha un’alta funzione educativa, formativa e sociale; quando il fanciullo gioca mette in atto un processo di imitazione che lo porta a prendere coscienza della natura dell’ambiente culturale in cui è inserito, inoltre sperimenta il mondo con tutti i sensi: osserva, odora, ascolta, assapora e tocca ciò che le sue avventure gli portano a scoprire e in questo modo inizia ad immaginare una realtà non vera ma reale nella sua funzione e soprattutto nelle emozioni che suscita. Attraverso “il far finta di….” il bambino può divenire qualsiasi personaggio e intraprendere qualsiasi attività, magari esorcizzando paure inconscie o liberare brutti pensieri, può vivere momenti che suscitano una grande gioia in quanto esaudiscono veri e propri desideri, per tale ragione è fondamentale, sia per i genitori che per gli insegnanti, osservare senza intromissione o giudizio i fanciulli mentre giocano, ma allo stesso tempo è consigliabile anche organizzare dei momenti ludici insieme al fine di rendere partecipe l’uno della vita dell’altro.

Ogni attività ludica si presenta come “un qualcosa da inventare, da organizzare, da svolgere e anche da terminare”, per tale ragione essa sviluppa e rafforza le capacità cognitive supportando la nascita del pensiero creativo che gli psicologi definiscono “divergente”. Se gli oggetti che il bambino ha a disposizione sono semplici, duttili e versatili nel loro utilizzo saranno sicuramente di maggior aiuto in quanto, come sostiene il pedagogista Rudolf Steiner, è l’immaginazione del fanciullo come fantasia creatrice che deve compiere la trasformazione e aiutare a entrare in un ruolo: un semplice pezzo di stoffa può divenire una bambolina oppure il velo di una principessa o ancora il mantello di un coraggioso cavaliere!

L’abilità dell’adulto sta proprio nel comprendere quali siano gli strumenti migliori per sostenere e stimolare i bambini durante un’attività così delicata, senza dimenticare che essa costituisce anche un momento prezioso mediante cui educare ai grandi valori della vita, come il coraggio, la bontà, la lealtà, la pazienza, l’audacia, la perseveranza e la compassione. Il gioco ha quindi un forte risvolto sociale, insegna il rispetto delle regole e degli altri, tinge di forti emozioni e sentimenti i rapporti con gli amici o con gli adulti più cari, mantenendo la sua natura di spazio dedicato all’avvenire, in quanto proprio facendo finta di essere qualcuno che non si è, forse si anticipa a se stessi quel che si potrà diventare un giorno.•

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante presso I.C. Margherita Hack, Roma
specializzata in pedagogia steineriana

Consigli di lettura dai più piccoli...

bimbi che leggonoTra tv, pc, Playstation e mp3 il tempo che i nostri bambini dedicano oggi alla lettura è notevolmente ridotto, in taluni casi molti dei nostri ragazzi non sanno neanche cosa voglia dire svago ed emozione tra le pagine di un libro… 

E' preciso dovere di chi è responsabile della crescita completa di un bambino (insegnanti e genitori) integrare questa abilità con le altre di cui invece i nostri ragazzi sono ben forniti: in una società dove si susseguono una varietà di input rapidi e multimediali, attenzione a non perdere di vista approfondimento e riflessione.

Quindi, genitori, armatevi di fantasia e di qualche piccola strategia per fornire ai vostri figli un incredibile strumento: incoraggiateli, fin da piccolissimi, a sfogliare ogni tipo di libro (cartonati, album illustrati, senza parole); comprate spesso libri e, oltre a dare l'esempio leggendoli nel tempo libero, lasciateli in giro per la casa. Inoltre fate attenzione a non cercare di contrapporre la cultura della carta a quella digitale ma evidenziate il fatto che le narrazioni appassionanti possono coinvolgerci tanto tra le righe di una pagina di carta quanto su un monitor o un touchscreen… cio che conta non è il mezzo ma la possibilità di immedesimarsi nei personaggi, l'emozione che le parole sanno suscitare, i pensieri a cui sanno dare vita.

Quindi via libera a iPad o Kindle… vostro figlio potrebbe diventare un divoratore di ebook con ottimi risultati… basta che ogni tanto gli occhi vengano fatti riposare!

Approfittiamo quindi dell'estate alle porte per far entrare nelle nostre case un nuovo amico: il libro, che accompagnerà nei momenti di relax in maniera divertente e coinvolgente. Alcuni alunni della scuola primaria “De Amicis” di Zagarolo, intervistati sul tema, hanno voluto esprimere un loro giudizio e consigliarci delle letture che hanno particolarmente gradito.

FRANCESCA (V B) consiglia CINEMA SEGRETO (D. Luciani, Giunti) un libro semplice e divertente che narra le avventure di due cugine accomunate dalla passione per il cinema. Una storia semplice per lettori alle prime armi con un pizzico di qualcosa in più che lo rende unico: il voler insegnare a chi legge a vivere la vita cogliendone sempre il lato positivo. 

FRANCESCO (II C) ci riporta nell'affascinante mondo della mitologia greca con STORIE DELLA STORIA DEL MONDO (L.Orvieto, Giunti Junior) Paride, Achille, Menelao, Ettore, Agamennone e i più grandi eroi dell'antica Grecia raccontati in un linguaggio accattivante e accessibile da una mamma ai suoi bambini; e inoltre i capricci degli Dei, le storie di regine e palazzi, di viaggi e di guerre, di donne bellissime e di uomini che se ne innamorano, di Sparta e di Troia, di un cavallo di legno…un mondo che ancora oggi riesce a comunicare qualcosa ai ragazzi, evidentemente non attratti esclusivamente dai miti moderni proposti dalla TV.

Greta (I B) ci porta a vivere “LA NOTTE DEL CASTELLO STREGATO”(Emme edizioni), un libriccino che offre brividi e horror a quei piccoli lettori che, appena appresi i primi rudimenti della lettura, vogliono cominciare a leggere in modo autonomo. Una storia in 10 minuti da leggere con facilità, arricchita da una grafica accattivante e innovativa. 

ANTONIO (V B) ci consiglia SCUOLA MEDIA. GLI ANNI PEGGIORI DELLA MIA VITA (J.Patterson-T.Chris, Salani editore) narra le vicissitudini di un ragazzo timido dotato di molta fantasia alle prese con la realtà e i problemi della scuola media; per sopravvivere agli atti di bullismo che puntualmente vengono perpetrati, il protagonista escogita una strategia di sopravvivenza piuttosto singolare: infrangere una per una le oltre 100 regole previste dal Codice dell'Istituto…questa illuminazione scatenerà un rocambolesco susseguirsi di disastri. 

FEDERICO (IV B) ci porta in giro per la capitale con E MO' TE SPIEGO ROMA (F.Totti, Mondadori): dopo il clamoroso successo delle sue barzellette, Totti ritorna in libreria con una breve guida all'antica Roma raccontata con allegria e ironia: una passeggiata leggera e senza noia alla scoperta di luoghi ed eventi storici particolarmente rilevanti, dialogando gioiosamente con i personaggi che hanno fatto la storia della città. Uno sgambetto per l'Altare della Patria, un takle in scivolata per la Domus Aurea, un'entrata da dietro per le Catacombe di S.Callisto…buone risate a tutti! 

DAFNE(III B) ci porta a Topland con CINQUE AMICHE PER UN MUSICAL (T.Stilton, Piemme): cinque ragazze davvero speciali si incontrano in occasione delle prove del musical tratto dal libro ”Il mago di Oz” che i ragazzi del college mettono in scena al termine dell'anno; le Tea sisters affrontano le prove con entusiasmo superando paure e timori del palcoscenico. •

a cura di Gioia De Angelis,
insegnante scuola primaria “De Amicis”, Zagarolo

Sulle ali di un libro per imparare a volare...

mamma che legge libro al bimboIl libro rappresenta sicuramente un mezzo privilegiato di studio e di scoperta mediante cui azionare pensieri, sentimenti e voglia di fare; esso costituisce un piccolo mondo da esplorare e da vivere con intensità, un viaggio emozionante unico nel suo genere, in cui ogni bambino può trovare qualcosa di diverso e scorgere significati nascosti. 

Quando si apre un libro è come salire su ali invisibili: le pagine, una dopo l'altra, sono il sentiero da percorrere che condurrà alla meta da raggiungere.

Nella didattica steineriana il momento della lettura, sia in classe che a casa, occupa un posto speciale; mediante il racconto delle fiabe e della vita dei grandi personaggi storici il bambino vive interiormente, ossia sperimenta su se stesso, gli avvenimenti che sta ascoltando o leggendo, in questo modo prepara quella parte di sé che dovrà scontrarsi con le grandi questioni esistenziali caratterizzanti lo sviluppo di ogni persona. 

Soprattutto attraverso la conoscenza della mitologia classica e delle biografie di chi con le sue azioni ha scritto la storia, il fanciullo percepisce metaforicamente il concetto di individualità che lo porterà a comprendere l'importanza dell'agire e delle sue conseguenze nella vita. 

La letteratura per l'infanzia è ricchissima di storie affascinanti, profonde e divertenti che possono mettere in moto tutto ciò; di seguito qualche piccolo consiglio narrativo:

• Per chi ha voglia di conoscere le bellissime storie degli dei e degli uomini… Miti greci; 

• Se ci si vuole divertire con le avventure di un burattino e scoprire chi diventerà… Pinocchio di C. Collodi; 

•Prendersi cura di una rosa, parlare con una volpe… il Piccolo Principe di A. de Saint-Exupery; 

•Se ti piace volare insieme alle fate e scoprire i segreti della natura… le fate dei fiori di Cicely Mary Barker;

•Come divertirsi con un piccolo coniglietto… la storia di Peter Coniglio di Beatrix Potter;

• Un viaggio appassionante e misterioso tra sirene, ciclopi e mari in tempesta... Odissea. I viaggi di Ulisse;

•Per principi e principesse, maghi ed incantesimi, gnomi e fatine… le più belle fiabe dei Fratelli Grimm.

 

Per augurare a tutti Buona lettura ecco un piccolo pensiero del grande scrittore Italo Calvino...

“Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato… appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti!” •

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante presso I.C. Margherita Hack, Roma
specializzata in pedagogia steineriana

Dentro ai ricordi dei sogni dei bambini

Spesso i bambini, al mattino, raccontano le belle o brutte avventure che hanno accompagnato il loro sonno durante la notte; ricordano con chiarezza e lucidità ciò che li ha fatti gioire o impaurire, evocando un'atmosfera simile a quella del mondo delle fiabe. Nelle loro narrazioni, ricche di particolari e dettagli, traspare tutto il mondo immaginativo che li caratterizza e che esprimono con vivezza soprattutto nei disegni.

Ecco cosa hanno risposto alcuni bambini di 6 anni alla domanda: “cosa ricordi dei tuoi sogni e per te che cosa sono?”

 

“Per me i sogni sono infiniti, sono come le storie incantate, sono come delle cose che sono successe ma che poi in realtà non sono successe!”

Atai

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“Il mio sogno più bello è stato un prato fiorito di campanelle con tante farfalle, in quello più brutto ero dentro il castello della paura e cadevo dentro il fuoco.”

Lorenzo

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“Nel mio sogno più bello camminavo sopra un arcobaleno.”

Alessandro

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“Per me la cosa che si avvicina di più al sogno è la fantasia, i sogni sono delle cose che a volte sono vere e a volte no.”

Liam

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“Nel mio sogno più bello ero in cima ad una montagna, ho fatto un bel salto e sono arrivata sull'arcobaleno!”

Giulia

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“Uno dei miei sogni più belli è stato quello in cui volavo e un uccellino mi dava dei bacini.”

Ramon

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“Sogno sempre le cose che mi fanno pensare al Sole brillante e splendente verso cui volano i bambini.”

Luca

 

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante presso I.C. Margherita Hack, Roma
specializzata in pedagogia steineriana

 

L'insegnante nella pedagogia steineriana

educatriceLe scuole in cui vengono seguiti i principi pedagogici steineriani attribuiscono molto valore e importanza al ruolo dell' insegnante, in quanto l'attività scolastica, insieme alla famiglia, accompagna e sostiene lo sviluppo psico-fisico del bambino.

Una piccola filastrocca, che generalmente recitano gli alunni della prima elementare, sintetizza e rende chiaro tale concetto: “a casa, a destra ho la mia mamma, a sinistra ho il mio papà, ma a scuola, la mia maestra (o il mio maestro), sempre nel centro sta”.

Soprattutto nel corso della scuola primaria la figura dell'insegnante riveste un compito particolare in relazione alla fase evolutiva che il fanciullo sta attraversando, infatti egli ha bisogno di conformarsi a un modello che rappresenti un'autorità naturale e non imposta sulla quale poggiare nei momenti difficili della crescita. Venerazione e rispetto sono le forze mediante cui il bambino sviluppa e matura un giusto rapporto con il mondo, verso cui deve sentirsi accolto e non respinto; l'educatore, con la sua autorevolezza vivente, rappresenta la personificazione dei principi conoscitivi e morali che la scuola dovrebbe trasmettere.
 
L' insegnante di classe deve essere ben cosciente dell'altissimo ruolo che gli viene conferito, pertanto necessita di una preparazione conoscitiva e didattica approfondita, cui si unisce un forte senso di vocazione verso tale professione: il senso di umanità che caratterizza l'operato scolastico viene supportato e accompagnato dalla conoscenza dei principi pedagogici su cui si fonda il metodo Waldorf, ossia le fasi evolutive del bambino, l'arte come strumento educativo, l'importanza delle singole discipline e del modo in cui esse debbono essere presentate, la pratica delle attività manuali.

L'educatore è colui che trasmette al bambino ciò di cui necessita per uno sviluppo sano e armonico, proprio per tale ragione è richiesto un forte senso di responsabilità. Durante le ore trascorse in classe insegnante e alunno costruiscono pian piano un rapporto unico e assoluto fondato sull'accoglimento e sulla fiducia reciproca: con la parola e i racconti del/la maestro/a il fanciullo apprende  contenuti e sviluppa competenze, mediante il disegno, l'acquerello; lo studio della forma matura il senso di meraviglia verso il creato e si accorge della bellezza del mondo.

Tutto l'operato scolastico va quindi ad agire sulla facoltà del sentimento, che richiede cura e attenzione; essa viene stimolata dall'insegnante attraverso la vivificazione dei contenuti proposti come ad esempio i personaggi del paese dell'alfabeto o il magico castello dei numeri, per questo l'educatore steineriano deve essere dotato di grande fantasia creatrice e di una sensibilità particolare nel comprendere le caratteristiche e le necessità di ogni bambino come individuo unico e assoluto.

Ogni insegnante ha quindi un posto speciale nel cammino evolutivo infantile, così scriveva Steiner nel 1907: “Va stimato felice chi non soltanto in momenti solenni della vita, ma sempre potè alzare lo sguardo ai suoi insegnanti ed educatori come alle sue naturali autorità”. •

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante presso I.C. Margherita Hack, Roma
specializzata in pedagogia steineriana

L'arte nella pedagogia: il metodo educativo di Rudolf Steiner

bambini a scuolaNel panorama pedagogico attuale molti genitori affidano l'educazione dei propri figli a realtà scolastiche alternative che propongono un viaggio d'istruzione e formazione volto allo sviluppo di tutte le facoltà che il bambino possiede nel suo essere.

La pedagogia steineriana fa parte di questo scenario alternativo ormai da molti anni, le scuole che la propongono sono anche conosciute con il nome Waldorf in ricordo del primo istituto che venne aperto  a Stoccarda nel 1919. Tale metodo educativo, ideato dal filosofo tedesco Rudolf Steiner nei primi anni del ventesimo secolo e sintetizzato nel libro Educazione del bambino e preparazione degli educatori, fonda i suoi principi sulla conoscenza del cammino evolutivo infantile diviso in tre settenni - da 0 a 7 anni, da 7 a 14 anni, da 14 a 21 anni - nel corso dei quali il fanciullo sviluppa le facoltà del pensiero, del sentimento e della volontà.
 
Tale sviluppo avviene prima attraverso il principio dell'imitazione nell'ambiente familiare poi, con l'inizio della scuola primaria, a esso si sostituisce l'autorevolezza e l'individualità dell'insegnante, colui che risponde alla necessità primaria che il bambino manifesta con la sua curiosità, ossia il bisogno che il mondo gli venga raccontato attraverso la parola.

Il percorso d'apprendimento che il fanciullo si appresta a iniziare si fonda sull'insegnamento delle discipline tipiche della scuola italiana, ma il tutto avviene mediante l'utilizzo della facoltà infantile per eccellenza, ossia l'immaginazione, la fantasia creatrice, la quale fin dalle origini della storia dell'uomo ha avuto come sua massima espressione l'Arte. Il principio del Bello, del Buono e del Vero ispira la struttura di ogni lezione, permeata sia da elementi teorici che pratici: tutti gli argomenti di studio, dalla presentazione delle vocali al teorema di Pitagora, passano mediante l'elemento artistico affinché il bambino non apprenda “qualcosa di già fatto”, ma qualcosa a cui lui stesso giunge con le sue immagini di pensiero.
 
Le discipline fondamentali di cui si avvale la pedagogia steineriana abbracciano l'intero mondo dell'arte: acquerello, pittura, disegno, studio della forma, scultura, ceramica, musica, canto ed euritmia (la parola espressa attraverso il movimento); esse caratterizzano ogni momento della giornata scolastica e spesso rappresentano il momento di sintesi del contenuto studiato.
L'acquerello è sicuramente la tecnica pittorica che maggiormente caratterizza tale metodo in quanto mediante il suo utilizzo il bambino sperimenta il mondo del colore e delle sue sfumature, entrando facilmente a contatto con quella sensibilità profonda di cui egli stesso è portatore; la scultura risponde alla gioia che l'alunno immette nella sua volontà di costruzione e di sperimentazione del mondo che ha intorno. Le attività manuali come il telaio, il cucito, il lavoro a maglia o a uncinetto, educano il senso pratico e la capacità di concentrazione sostenendo lo sviluppo del pensiero logico.
Tutti i materiali utilizzati, dai colori alla lana, dovrebbero essere di origine naturale affinché il bambino possa vedere le cose per come esse sono realmente in natura e non alterate da elementi di tipo artificiale, per questo si predilige il legno, la lana cardata, il cotone, i colori vegetali, etc.

Un approccio educativo così strutturato matura nel fanciullo la giusta facoltà del sentimento, con naturalezza e senza costrizione egli si sente libero di esprimere ciò che realmente è e sarà in divenire. L'insegnante ha una grande responsabilità per il sano sviluppo del bambino, per questo Steiner formulò tale pensiero rivolgendosi a tutti gli educatori: “compenetrati di fantasia, abbi il coraggio della verità, affina il tuo sentimento di animica responsabilità”. •

a cura dott.ssa Sara Innocenti
insegnante scuola primaria d'ispirazione steineriana "Arcobaleno" Roma

Regole per educare? Il metodo di Maria Montessori

bimbi risateIn modo erroneo si associa all'educazione concepita da Maria Montessori un approccio metodologico basato sulla libertà del bambino. Quello che poco si sa è che tale metodo mira a far sì che i piccoli conquistino la loro libertà nell'interesse collettivo.

Nel suo libro “La scoperta del bambino” la studiosa parla di una “disciplina attiva” e con ciò vuole indicare che l'educatore deve mettere in opera una tecnica speciale per condurre il bambino ad essere padrone di se stesso, conscio del suo agire. Questa consapevolezza dà al bambino la disciplina per seguire una regola di vita. La prima nozione che i “fanciulli” debbono acquistare per essere disciplinati è quella del bene e del male. Il compito degli educatori è di disciplinare all'attività, al lavoro, al bene, non all'immobilità e alla passività.

Il testo “L'Autoeducazione” è nato dalla richiesta di avere un manuale per l'educazione del bambino e il titolo è tanto esplicativo quanto emblematico: la Montessori dà dignità al bambino che va rispettato già in tenera età come individuo e nutrito per il suo benessere non solo di cibo, ma anche di gioia.

Un errore che la studiosa recrimina agli adulti è quello di farsi imitare dai bambini (fai come me…), in questo modo il piccolo asseconda il grande, ma non riceve ciò che vorrebbe, perché non sperimenta, e per questo è spesso insoddisfatto e viene definito maleducato e capriccioso. Talvolta ciò che viene richiesto a un bambino (ascolto prolungato, immobilità…) non potrebbe essere sopportato neanche da un adulto!

Così le regole Montessoriane per educare si riassumono in pochi chiari concetti:
permettere al bambino di muoversi in autonomia in un ambiente adatto alle sue esigenze e stimolante per il suo sviluppo spontaneo;
concedere tempi, cosa difficile per i ritmi della vita odierna, per fargli sperimentare e ripetere esercizi utili per crescere;
osservarlo e guidarlo a scoprire cosa gli piace, un bambino interessato è troppo occupato per commettere atti disturbatori.
 
La Montessori ha inoltre creato una serie di materiali che sono particolarmente attraenti per i piccoli e soddisfano le loro necessità di apprendere. Oltre alle scuole, che si avvalgono di questi materiali e che ispirati da questa metodologia ne hanno creati di nuovi, educatori e genitori negli ultimi anni l'hanno riscoperta affollando il web di consigli per creare angoli e materiali in casa propria con costi minimi e qualche accortezza in più alle necessità dei più piccoli. Vale la pena di curiosare! •

a cura di Valentina Degano
insegnate scuola primaria presso Istituto San Giacomo di Laives (Bz)

T'insegno i miei giochi! Facciamo giocare la tradizione popolare...

bimba salta cordaCome insegnanti e come genitori ci poniamo numerosi interrogativi su quali siano le attività ludiche più funzionali alla crescita dei bambini e allo sviluppo delle loro abilità. In alcune occasioni ci troviamo in difficoltà su cosa proporgli e come condividere con loro il tempo-gioco.

Una nostra importante risorsa sono i cosiddetti “giochi tradizionali” che costituiscono dei preziosi mediatori per la strutturazione spazio-temporale e inoltre assecondano lo sviluppo della sfera espressiva e relazionale dei bambini. A livello pedagogico se ne riconosce il valore educativo ed è bene proporli anche dal momento che essi vanno ormai scomparendo dalla cultura popolare e familiare per motivi diversi, quali la mancanza di spazi, il diverso uso del tempo (la necessità di ottimizzare il tempo del bambino tra scuola, doposcuola e sport in funzione dell'orario lavorativo dei genitori) e la sollecitazione dei media (televisione, internet e ora anche di cellulari).
Ho sperimentato vari “giochi tradizionali” nelle ore laboratoriali di quattro classi prime in un laboratorio bilingue dal titolo Parola d'ordine: Spielen!, e i bambini ne sono rimasti affascinati!

Quali “giochi tradizionali” proporre ai bambini?
Tracciando dei semplici segni a terra ci torna alla mente il gioco della campana. Molto diffuso tra i giochi popolari di tutto il mondo, si presenta con schemi diversi, di crescente difficoltà, ma mantiene sempre le stesse caratteristiche funzionali e di strutturazione, richiede esercizi di valutazione delle distanze, equilibrio, coordinazione oculo-manuale, riconoscimento di regioni interne e confini.
Il salto della corda invece rappresenta un valido espediente per potenziare la capacità di anticipazione e consente molteplici variazioni esecutive di grande interesse per bambini.
Anche la palla a muro ha molte versioni popolari e generalmente è associata a filastrocche o conte dialettali: si tratta di lanciare la palla verso una parete e riprenderla dopo aver eseguito gesti di volta in volta più complessi e rapidi come battere le mani, toccare terra, girare sul posto.

Giochi semplici, che non hanno un costo rilevante in termini economici, ma hanno un valore importante per chi li insegna. •

a cura di Valentina Degano 
insegnante scuola primaria

Istituto San Giacomo di Laivez (Bz)

 


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