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prendersi cura del bambino in terapia neuropsicomotoria

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“Osserva gli occhi di un bambino, la loro freschezza, la loro radiosa vitalità, la loro vivacità. Assomigliano a uno specchio, silenzioso ma penetrante: solo occhi simili possono raggiungere le profondità del mondo interiore”  Osho Rajneesh

Prendere in carico il bambino, per il terapista significa prendersi cura (take care) dello stesso e chiedere a lui il “permesso” di entrare in un contesto relazionale privilegiato, per accompagnarlo e sostenerlo nel suo processo evolutivo. Il terapista dovrebbe conquistare la fiducia dei familiari così da iniziare un progetto riabilitativo caratterizzato dalla condivisione degli obiettivi da raggiungere.

Le prime sedute di osservazione/trattamento nella terapia Neuropsicomotoria sono dedicate alla conoscenza del bambino e della sua famiglia, all’osservazione delle modalità interattive del bambino con l’ambiente, delle sue capacità di guardare, muoversi, ascoltare, mettersi in relazione con una persona sconosciuta e adottare modalità consolatorie.

Il terapista che ha di fronte per la prima volta un bambino, anche molto piccolo, deve sempre tenere conto degli eventi già vissuti da lui. Spesso anche la famiglia è provata da una nascita problematica e/o da situazioni preoccupanti e manifesta spesso ansia per la salute del bambino e per il suo futuro manifestando un forte senso di smarrimento. 

Il terapista si impegna a pensare positivamente alle potenzialità del bambino, cercando di comprendere e valorizzare l’unicità della persona. 

La fase di osservazione richiede la disponibilità di un ambiente adatto al bambino: è fondamentale creare un’atmosfera serena e rassicurante in cui il bambino possa esprimere le sue competenze e risorse. Tutto ciò implica che l’esaminatore abbia un’attitudine all’osservazione e che si metta in gioco interagendo con il bambino per verificare ipotesi diagnostiche, proponendo attività o modificando il setting (allestimento dello spazio) per far emergere la migliore performance e le reali competenze in situazioni diverse, valutando quindi la variabilità e la modificabilità del comportamento.

L’osservazione permette di cogliere la propositività e il desiderio di esplorazione del bambino, di conoscere la realtà circostante, di comunicare con la mimica e con i gesti, di sperimentare e di mettersi in gioco. 

È importante ricordare che la conoscenza del bambino avviene sia attraverso l’osservazione diretta, sia tramite la raccolta di informazioni indirette (ascolto dei genitori e/o delle figure parentali di riferimento, insegnanti etc.) per valutare il comportamento in diversi contesti ambientali (casa, scuola etc.).

Dobbiamo ricordare che quando un bambino sceglie e investe in un qualsiasi spazio, ci sta parlando di un suo bisogno profondo o di un disagio, e che nulla per lui è casuale. 

All’interno del setting di osservazione/valutazione/trattamento tutto è orientato e organizzato per rispecchiare i bisogni del bambino e offrirgli strumenti adeguati di prevenzione o terapia. 

Ogni esperienza in questi spazi ha un significato preciso e un ruolo determinante nel suo sviluppo affettivo, relazionale, espressivo e motorio. 

L’osservazione di attività spontanee o contestuali fornisce elementi per indagare sul livello di motivazione e degli scopi delle azioni...

a cura dott.ssa Elena Bolli
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE) e osteopata


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