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tutta salute con le albicocche!

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La frutta dai mesi estivi fino all’autunno guadagna velocemente i primi posti della nostra alimentazione, dai  miti pasti light con yogurt e frutta, alle rinfrescanti macedonie fino al trionfo di frutta come ornamenti nei nostri banquet di Festa.

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le allergie e l’intestino: l’aiuto che viene dal cibo

bambino-cibo-05.jpgL’allergia è l’espressione di un meccanismo di difesa da parte dell’organismo che cerca in tutti i modi di segnalare un suo disagio.

Si manifesta con una reazione di iperattività del sistema immunitario nei confronti di una o più sostanze normalmente innocue. In questa condizione il sistema immunitario rilascia una sostanza vaso attiva, l’istamina, la cui funzione è quella di neutralizzare la sostanza percepita come “invasore”.

Le malattie allergiche più comuni sono la febbre da fieno (rinite allergica stagionale), l’asma infantile, l’eczema infantile, l’orticaria e quelle alimentari. Si manifesta immediatamente, compare nel giro di pochi minuti dal contatto con la sostanza e implica l’intervento delle immunoglobuline E (igE) e dei mastociti (cellule del sistema immunitario). In soli 10 anni, gli allergici balzano dal 3-4 % della popolazione al 20 % (fino al 40 % nei bambini).

Ciò indica che non è un fatto ereditario (genetico) ma è soprattutto legato allo stile di vita estremamente cambiato negli ultimi anni dove stress, inquinamento, alimentazione sbagliata e uso improprio di farmaci rappresentano i fattori maggiormente predisponenti.

L’allergia ha radici lontane e la causa prima risiede nel periodo di formazione del sistema immunitario, ossia durante il primo anno di vita; si ritiene infatti che il tipo di allattamento, l’alimentazione materna, il tipo di svezzamento (tipo di alimento e frequenza di somministrazione) siano fattori importanti nel determinarne l’insorgenza. Ad esempio oggi sappiamo che l’uso precoce del latte di mucca, così come l’uso del latte artificiale da esso derivato, è associato a vari disordini del sistema immunitario tra cui innanzitutto le allergie. Le indicazioni che emergono dalla ricerca più recente sostengono di evitarne l’assunzione prima dei 12 mesi.

Nel soggetto allergico, bambino o adulto che sia, il sistema immunitario è iperattivo, quindi l’obiettivo principale deve essere quello di riequilibrarlo, cercando di abbassare lo stato infiammatorio. Per fare ciò si parte dall’intestino poiché in questo organo risiede l’80 % del sistema immunitario nel bambino e il 60 % nell’adulto.

Impensabile non pensare al cibo. È noto che la possibile variazione o riduzione di un alimento che nel soggetto causa infiammazione può determinare un’attenuazione o la scomparsa della sintomatologia allergica respiratoria. Contemporaneamente una corretta integrazione di sali minerali e probiotici può favorire il riequilibrio dell’attività del sistema immunitario. Si può intervenire riducendo gli alimenti che contengono istamina come insaccati, uovo, carni soprattutto di maiale, cioccolato, tutti i prodotti pronti che contengono glutammato, alcuni pesci tra cui le alici e le sarde etc...

In conclusione possiamo affermare che anche in caso di allergie non strettamente alimentari il cibo ci viene in aiuto, ricordandovi però che la soluzione migliore è sempre quella della prevenzione.

a cura dott.ssa Emanuela Ferrari
biologa, nutrizionista

quali insidie nasconde la tavola durante la gravidanza?

verdura_01.jpgInnanzitutto, una premessa che sia un piccolo aiuto per tutte quelle giovani mamme che ogni anno mi affidano la loro alimentazione!

Oramai tutti sanno che l’alimentazione in gravidanza incide molto sulla salute del nascituro; di conseguenza bisogna star attenti a cosa si mangia!

A casa è facile evitare brutte sorprese ma quando si consumano i pasti fuori il pericolo e il timore di incombere in problemi o intossicazioni aumenta vertiginosamente.

Senza incutere panico o atteggiamenti ipocondriaci verso il cibo nel periodo più bello per una donna, è doveroso ed utile far una rapida e semplificata carrellata delle infezioni più frequenti durante la dolce attesa.

Le infezioni più usuali sono causate da batteri come Campylobacter, Escherichia Coli e Salmonella oltre a quelle più conosciute della Toxoplasmosi e Listeriosi.

Campylobacter genera febbre, crampi addominali ed è la causa più comune di diarrea. Si trova soprattutto nelle carni di volatili e pollame, che quindi devono essere sempre ben cotti!

Escherchia Coli presenta diverse forme molte innocue per l’uomo, altre in gravidanza causano un ritardo nell’accrescimento del feto e possono indurre un parto pretermine. Questo batterio è il maggior colpevole di infezione urinaria in una gestante in quanto il batterio passa facilmente dall’intestino al tratto urinario, vista la vicinanza tra l’ano e la vagina.

La Salmonella è uno dei batteri più diffusi come origine di una intossicazione alimentare. I cibi più a rischio sono uova crude, latte crudo, carne e derivati crudi o poco cotti, germogli, frutta e verdura contaminati durante il taglio. I sintomi sono anche qui febbre e diarrea. Contratta in gravidanza, può essere trasmessa al feto e rendersi causa di gravi complicazioni fino l’aborto.

La Toxoplasmosi si contrae da carne cruda o frutta e verdura lavate male. Può esserci assenza di sintomatologia. L’infezione può essere trasmessa al feto e i danni dipendono dall’età gestazionale. La Listeriosi prende il nome dal batterio che la causa, Listeria monocytogenes. La listeria si trova nel suolo e nelle acque e può contaminare prodotti agricoli e da pascolo. Si riscontra in formaggi molli come le mozzarelle o comunque prodotti lattiero-caseari non pastorizzati. Purtroppo un’infezione in gravidanza provoca parto prematuro, infezione del feto e nei casi peggiori interruzione intrauterina.

Fortunatamente l’incidenza di incorrere in uno di questi batteri è relativamente bassa! L’unica vera accortezza al di fuori della cura della scelta dei cibi più sani per questo magico periodo, è prestare attenzione all’esercizio pubblico che si sceglie per consumare il proprio pasto. Questo ultimo deve assicurare la massima igiene nella preparazione e nella conservazione dei cibi. Bisogna prediligere le portate appena cucinate, quindi calde ( la maggior parte dei batteri già a 70 gradi è tramortita) a dispetto dei piatti freddi!

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
biologa, nutrizionista

i suoi primi 1000 giorni: radici profonde per l’adulto di domani

bambino_gattoni.jpgI primi 1000 giorni: 270 della gravidanza + primi due anni del bambino (365+365) sono, dal punto di vista biologico, i più importanti della sua vita.

Scienziati ed esperti in salute sono concordi nell’affermare che in questa ristretta finestra temporale un corretto stile di vita ha un impatto decisivo sul- la salute del bambino a breve e a lungo termine. Quello che emerge dal mondo scientifico è che ciò che conta non è tanto il patrimonio genetico (il DNA), quanto piuttosto i cambiamenti sul DNA che culminano nell’attivazione o inattivazione di uno specifico gene indotti dall’ambiente

L’ambiente va inteso in senso lato, cioè come flusso di stimoli che provengono dall’esterno e con cui il bambino e ancora prima il feto entrano in contatto (cibo, inquinamento atmosferico e della filiera alimentare, stress, agenti tossici...). 

L’effetto dell’ambiente sui geni si chiama epigenetica e i primi 1000 giorni rappresentano la fase della vita di gran lunga più sensibile alle informazioni provenienti dall’ambiente. Su queste basi la prima linea di difesa nel contrastare le patologie cronico-degenerative purtroppo in grave aumento (cardio-vascolari, diabete tipo 2, tumori...), o le sempre più frequenti allergie o ancora, rimanendo in ambito fisiologico, il modo in cui invecchieremo, è la prevenzione primaria ossia l’adozione di comportamenti in grado di evitare o ridurre l’esposizione ad agenti potenzialmente patogenetici. 

L’ambiente è dunque un fattore modificabile legato in buona parte alle nostre scelte. La nutrizione della mamma in gravidanza e in allattamento, l’esposizione materno-fetale a stress emotivi e inquinanti di varia natura, il tipo di parto e allattamento, l’alimentazione del bambino durante lo svezzamento sono tutti fattori su cui si deve intervenire per svolgere una corretta prevenzione

I primi 1000 giorni rappresentano più che mai un lasso di tempo dove il “fai da te” non è consigliabile, è importante invece stabilire solidi rapporti di fiducia tra genitori e professionisti della salute (nutrizionista, pediatra, ostetrica...). 

L’enorme importanza del periodo gestazionale in cui si verifica il cosiddetto “programma fetale” è da tempo noto alla medicina antica cinese dove l’educazione ricevuta dal feto nel grembo materno è sempre stata considerata assai più significativa di quella ricevuta dopo la nascita. Ogni genitore desidera per il proprio bambino una vita sana, felice e ricca di potenzialità. La chiave per raggiungere questo scopo si trova nei primi 1000 giorni. 

a cura dott.ssa Emanuela Ferrari biologa, nutrizionista

in forma per la primavera? è possibile!

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Il periodo invernale ci ha lasciato qualche chilo di troppo? È arrivato il momento di rimboccarsi le maniche a darsi da fare per ritrovare una sana alimentazione che ci possa regalare anche un maggior benessere e leggerezza... complice la primavera che sta arrivando e che ci regala tanta sana e variegata frutta e verdura dai mille colori, il consiglio per tornare al proprio “PesoBenessere”, rivolto a chi si è lasciato tentare da pranzi e cene spensierate, è quello di adottare un’alimentazione leggera che permetta una facile digestione, importante anche per garantire una maggiore efficienza nella quotidianità.

Possiamo ricominciare a seguire qualche semplice regola base: tutti i pasti sono importanti e non vanno assolutamente saltati, perché questo attiva il senso di fame al pasto successivo con conseguente difficoltà a mantenere ridotte le porzioni... È quindi meglio mangiare quantità piccole e ripartite durante la giornata, piuttosto che porzioni grandi in 2-3 pasti. Cerchiamo di consumare alimenti appartenenti a tutti i gruppi, senza escluderne nessuno ed in maniera equilibrata fra i gruppi di alimenti, mangiando almeno una volta alla settimana pesce azzurro perché apporta acidi grassi omega-3.

Controlliamo l’apporto di sale ed eventualmente sostituiamolo con erbe aromatiche, spezie e limone abituandoci pian piano a metterne sempre meno. È inoltre consigliabile utilizzare olio extra vergine d’oliva per condire. Beviamo 2 litri di acqua al giorno per aiutare il corpo a disintossicarsi e a drenare gli eccessi più velocemente, mentre le bevande alcoliche non sono raccomandate e quelle stimolanti vanno assunte con moderazione.

È molto importante prendersi del tempo ai pasti: mangiamo prima di tutto con gli occhi e per questo è importante creare un ambiente rilassante, piacevole e masticare bene il cibo, con lentezza e assaporando ogni boccone senza farsi distrarre dalla televisione o dalle “colazioni di lavoro”, altrimenti il nostro cervello verrà ingannato dalla sovrapposizione delle attività e continuerà ad inviarci segnali di fame!

È inoltre fondamentale fare costante esercizio fisico: se proprio non possiamo recarci in palestra, adottiamo qualche accorgimento come camminare a passo continuativo e veloce senza fermarsi, ridurre l’utilizzo della macchina e dei mezzi pubblici e, complice anche la buona stagione in arrivo perché non preferire la bicicletta o una bella passeggiata a piedi (magari scendendo un paio di fermate di autobus prima)? Ne gioverà la nostra salute!

a cura dott.ssa Rita Mencherini esperta in educazione alimentare 

festa insieme per tutti: celiaci per primi!

bambina_grazie.jpgQuando ci prepariamo a festeggiare il compleanno del nostro bambino, o quando organizziamo un un pranzo o una cena potrà capitare che fra gli ospiti ci sia un bambino o un genitore celiaco. Quindi come accogliere al meglio un bambino celiaco? Non vogliamo perderci in “paroloni” medici, ma piuttosto fare chiarezza su alcuni dubbi che ci colgono quando fra gli ospiti abbiamo un invitato con queste necessità. Da buoni amici, oltre che padroni di casa, sarebbe molto carino offrire qualcosa di buono al nostro ospite senza che, come capita spesso, sia lui stesso a dover portare qualcosa da casa.

Si perché la celiachia è un’intolleranza permanente al glutine che colpisce la persona in maniera pervasiva. È una patologia autoimmune: l’intestino che non riesce ad assimilare il glutine che quindi viene considerato un agente tossico e attiva in maniera anomala il sistema immunitario che risponde rifiutandolo e danneggiando l’intestino stesso. Il glutine è la componente proteica che si trova nel frumento e in altri cereali, ad esempio farro, orzo, segale, avena, kamut , spelta, triticale. Eliminare il glutine dalla propria dieta permette alla per- sona celiaca di condurre una vita serena ed in salute. La dieta priva di glutine è infatti l’unica terapia possibile.

E noi genitori come possiamo fare per offrire un pasto o una merenda senza rischi agli amici celiaci? Serve solo un po’ d’accortezza e il gioco è fatto! È necessario porre attenzione che i prodotti gluten free non vengano contaminati da quelli con glutine: durante una festa di compleanno, ad esempio, potrà essere utile allestire un tavolo diverso o delimitare una parte del tavolo in uso per i prodotti senza glutine utilizzando piatti, vassoi o altro di un colore diverso, per rendere tutto riconoscibile.

Sarà altresì importante comunicare agli altri amici e ospiti di porre attenzione a non contaminare la zona preposta con cibi “glutinosi” e nel caso di una festa con bambini abbastanza piccoli, posizionare l’area gluten free in una zona abbastanza alta, cosi che gli altri bambini non ci possano arrivare.

Per i prodotti da offrire basta rivolgersi a negozi specializzati o supermercati forniti di tante cose buone adatte e... non fermatevi ad acquistarle solo per quel bambino celiaco: sarà un modo di sentirsi meno diverso se gli altri bimbi potranno assaggiare qual- cosa anche del suo cibo e condivi- derlo con lui!

Un’ultima accortezza: se a fine festa date un souvenir che prevede dolcetti o cose da mangiare assicuratevi che, per gli invitati celiaci, sia senza glutine.

E tenete sempre presente che normal- mente avrete solo uno o due celiaci invitati, quindi basterà solo un po’ di attenzione e un minimo di sensibilità... anche questo sarà un ottimo insegnamento per i nostri figli: accogliere tutti i bimbi nelle proprie differenze senza far sentire nessuno “diverso”!

a cura di Monia Presti

esperta in prodotti per celiaci 

Nonni e merende d’altri tempi...

nonni_cibo.jpgNoi mamme si sa, lavoriamo tutto il giorno e spesso i nostri figli si ritrovano a condividere alcuni pasti della giornata con i nonni, pilastri fondamentali e insostituibili delle famiglie dei nostri giorni.Un tempo era normale vivere tutti insieme e proprio i nonni si occupavano dei bambini mentre i genitori erano nei campi a lavorare tutto il giorno. Erano le nonne quelle ritenute più sagge e più preparate a cui rivolgersi per consigli su svezzamento o rimedi miracolosi per la salute. I nonni di oggi, spesso sono giovani e dinamici e hanno ruoli molto diversi rispetto alle figure patriarcali severe ed autoritarie del passato. I nonni accolgono i propri nipoti nella loro accogliente casa dove si respira un clima sereno e tranquillo e dove spesso ci si ritrova intorno alla tavola.

La cucina della nonna è sempre la migliore, spesso fatta di pietanze fatte a mano. Intorno alla tavola si trasmettono le tradizioni, si raccontano episodi e aneddoti di vita vissuta, si scaldano i cuori e riaffiorano i ricordi e avviene il passaggio delle tradizioni culinarie e dell’educazione alimentare.

Questo momento magico può essere trasformato anche in un’attività manuale soprattutto quando si coinvolgono i bimbi nella preparazione di ciambelle fatte in casa o si tira la sfoglia delle tagliatelle! Capita però che a volte i nonni vadano anche educati affinché non eccedano in stravizi e rispettino le regole dettate da mamma e papà soprattutto in tema di caramelle e dolciumi. Il consiglio quindi è di dare loro in mano delle indicazioni generali dei pasti che devono seguire i bimbi: tendenzialmente non eccedere nel consumo di carne, formaggi e salumi.

Se si ha la fortuna di avere un orto a disposizione, l’ideale sarebbe farsi aiutare dai bambini a raccogliere la verdura e insieme preparare un bel minestrone con legumi che richiede un tempo di preparazione più lungo che spesso le mamme non riescono ad avere soprattutto se arrivano tardi la sera.

Stabilite un orario oltre il quale è bene non fare la merenda per evitare che il bimbo salti la cena. Dite loro di non dare succhi di frutta se non fatti in casa, di evitare assolutamente le bibite gasate e, visto che si avvicina il Natale…di non farsi aiutare dai nipoti a finire torroni, panettoni e dolci vari avanzati dai giorni di festa!

Stabilite le regole, avverranno sicuramente le eccezioni. Cerchiamo di non prendercela, se possibile, ricordandoci di quando anche per noi andare a casa dei nonni rappresentava un momento speciale, dove si respirava un’atmosfera unica fatta di complicità e confidenze, ingredienti fondamentali per qualsiasi ricetta fatta con amore.

a cura dott. ssa Francesca Chiavaroli
biologa nutrizionista

Natale a tavola: preservare il gusto senza nuocere a peso e salute

Natale2014-Tavola.jpgE’ arrivato il freddo sì, ma anche il periodo più dolce e salato dell’anno: le feste natalizie, che come ogni anno sono costellate di pranzi, cene e cenoni.È facile pensare a quante calorie in più ognuno di noi va incontro in pochi giorni.

Studiosi hanno stimato che nel giro di quattordici giorni (considerando in media il 24 dicembre come inizio e il 6 gennaio come termine) molte persone in fascia di età tra i 15 anni ed i 70 anni stravolgono le proprie abitudini alimentari fino ad aumentare di oltre 55% l’importo calorico medio giornaliero.

Questo induce nella maggior parte dei casi uno squilibrio dei picchi insulino-glicemici in quei pazienti predisposti e suscettibili generalmente per la categoria che va dai 45 anni ai 70 anni; e un discreto aumento di disturbi epatici legati a steatosi e alla vulnerabilità dei trigliceridi e colesterolo fortemente compromessi in così poco tempo su una categoria più vasta, da quella giovanile a quell’anziana.

C’è da dire che gli eccessi sono quasi sempre dovuti ad un estremo consumi di oli di semi o simili deputati alle fritture, di salumi, di salse grasse per preparati di timballi, di un uso eccessivo di sale marino, alcoolici in genere e dolciumi con quasi sempre surrogato come nella maggior parte dei torroni o delle creme dei prodotti dolciari tipici come panettoni o pandori.

Festeggiare è sacrosanto, ma occorre ricordare che i giorni di festa veri e propri sono solo la vigilia e i giorni di Natale, Capodanno e l’Epifania. Si tratta in realtà di sole quattro occasioni, ma ormai l’abitudine ha portato la nostra società a festeggiare per più di 2 settimane consecutive.

Vi propongo piccoli e semplici consigli per trasformare le ricette classiche in versione “light”, senza rinunciare al gusto:

- Preparare il soffritto con del vino bianco, evitando olio e burro: con il calore il vino evapora e perde il suo valore calorico, ma rende saporiti aglio e cipolla.

- Limitare l’uso del sale e utilizzare verdure e spezie per insaporire e colorare le pietanze.

- Limitare i condimenti grassi e scegliere alternative più fantasiose: spezie e funghi per i primi piatti; succo di limone, o di arancia, capperi e sottaceti per carne e pesce; aceto o limone per le verdure.- Preferire, ove possibile, le cotture al vapore, al forno o alla piastra rispetto al fritto.

- Preparare dessert a base di frutta (macedonie, frutti di bosco), yogurt magro e sorbetto.

Per contenere l’introito calorico il consiglio è quello di:

- Consumare panettone, pandoro e torroni solo nei giorni di festa, evitando di mangiarli quotidianamente nei giorni successivi, in particolare a colazione o a merenda.

- Non far mai mancare sulla tavola natalizia abbondanti caraffe di acqua. Bere vino rosso moderatamente.

- Evitare, per gli antipasti, preparazioni ricche in salse e preferire invece sottaceti, verdure grigliate o in pinzimonio, affettati magri e funghi.

- Accompagnare il secondo piatto con abbondanti verdure crude e cotte

- Portare in tavola, a fine pasto, un’abbondante porzione di frutta fresca (agrumi, ananas, kiwi), limitando la frutta secca e candita ai soli giorni di festa.

- Evitare di accompagnare i dolci natalizi con creme, cioccolata e farciture varie.

Per aiutare a smaltire le calorie in eccesso, assunte con gli alimenti, si può:

- Mantenere in casa e negli ambienti di lavoro temperature non superiori ai 20 gradi.

- Mantenere uno stile di vita attivo, spostarsi preferibilmente a piedi o in bicicletta e preferire le scale al posto dell’ascensore

a cura dott. ssa Valentina De Matteis
biologa, nutrizionista

 

Educare se stessi per educare i propri figli

famiglia_cibo.jpgNegli ultimi cinquanta anni abbiamo assistito a un progressivo cambiamento dello stile di vita e dei ritmi lavorativi che hanno comportato profonde modifiche nelle abitudini alimentari famigliari con la conseguente diffusione di una alimentazione scorretta nella popolazione infantile e una scarsa sensibilità alle tematiche ambientali.In un periodo storico di abbondanza in cui sembra non mancare nulla e l’età media avanza, assistiamo a un indebolimento generazionale e a una progressiva perdita di salute sempre più precocemente. Un esempio per tutti: il diabete di tipo 2, chiamato anche diabete alimentare, veniva definito senile perché si manifestava in donne o uomini dopo i 65 anni. Oggi la stessa malattia subentra molto prima e nelle famiglie dove vi è una predisposizione, già nel periodo infantile e adolescenziale non è raro incontrare casi di insulino-resistenza (anticamera del diabete di tipo 2).

Viviamo più a lungo, ma ci ammaliamo più giovani. Difficile spiegare in poche righe i motivi di questo apparente paradosso, molto è da attribuire allo stile di vita moderno e all’alimentazione. Certamente siamo tutti chiamati a riflettere soprattutto perché siamo noi adulti responsabili di istruire ed educare le giovani generazioni, ricordando che è soprattutto in età pre-scolare e scolare che si impostano le abitudini alimentari del bambino.

Ma per educare bene un figlio occorre innanzitutto educare se stessi e essere degli esempi. Posso certamente affermare che il fallimento di un piano terapeutico alimentare in un bambino si ha esclusivamente quando la famiglia (genitori, nonni, zii) non è partecipe attiva e positiva alle prescrizioni dietetiche e più in generale al nuovo “stile di vita” del bambino. Se ad esempio un bimbo di 8 anni con insulino resistenza deve adottare delle diverse e più salubri regole nutrizionali, la famiglia intera deve adeguarsi a tali regole anche se nello stesso nucleo vi sono altri bambini che non manifestano alcun problema di salute. Per quanto questo ragionamento possa sembrare banale vi assicuro che nella pratica è cosa non facile da attuare, per la difficoltà che hanno soprattutto gli adulti nel mettere in discussione le loro abitudini. Non siamo certamente aiutati in nessun modo dal contesto sociale, infatti quotidianamente siamo bombardati da messaggi ingannevoli e da falsi bisogni proposti dalla pubblicità o dalle mode del momento.

Comprendere cosa va cambiato nel modo di pensare e di agire sostituendolo con punti di vista ed atteggiamenti diversi e più proficui è cruciale se si vuole interrompere questo progressivo indebolimento culturale e psicofisico che viene perpetuato di generazione in generazione. Siate degli esempi, siate dei fari per i vostri figli.

a cura dott.ssa Emanuela Ferrari
biologa nutrizionista

Con il sole dell’estate facciamo scorta della vitamina del sole

bambini_gioco_13.jpgPresente in natura solo in pochi alimenti, la vitamina D può essere prodotta dal nostro organismo se la pelle è esposta ai raggi del sole...

Il sole trasforma un derivato del colesterolo (provitamina) nella vitamina D, che diventa poi attiva grazie ad altre due successive modifiche, la prima nel fegato e la seconda nel rene.

La vitamina D regola il metabolismo del calcio e della salute ossea: se carente si sviluppano rachitismo in infanzia o osteoporosi nell’adulto.

Negli ultimi decenni poi, si sono conosciute altre importanti funzioni di questa vitamina, ma di tipo ormonale. In particolare è importante per il sistema immunitario, regola l’espressione di oltre 200 geni coinvolti anche nel controllo dei tumori, agisce sull’epitelio bronchiale, sul sistema endocrino e sul cuore. I suoi recettori si trovano in tutto il nostro corpo contemporaneamente. In gravidanza, se presente rischio familiare di asma, dosi generose di vitamina D alle mamme riducono di circa 1/3 il rischio di asma nei primi 3 anni di vita del bambino. Sembra ridurre, inoltre, la progressione di alcune malattie croniche: sclerosi multipla, malattie infiammatorie intestinali, psoriasi.

Sono le radiazioni ultraviolette (in particolare i raggi UVB) presenti nella luce solare ad indurre la pelle a produrre vitamina D. In estate bisognerebbe esporsi al sole per almeno 20 minuti al giorno con entrambi i lati del corpo nelle ore centrali, per trasformare un quantitativo adeguato di vitamina, non sufficiente però a garantire il mantenimento del fabbisogno per tutto l’anno. L’esposizione invernale alle nostre latitudini, anche se protratta, è quasi nulla. La capacità della pelle di produrre vitamina D si riduce con l’età e le creme solari ad alta protezione impediscono la trasformazione della provitamina.

I nostri bambini stanno poco all’aria aperta rispetto al passato e quando lo fanno sono spesso troppo coperti, con poca pelle esposta. Al mare, a meno che non abitino in zone costiere del sud, ci stanno poco e non nelle ore centrali del giorno, in più l’uso delle creme solari con protezione media e alta blocca il 92% di assorbimento di raggi UV.

Attenzione, non stiamo dicendo che non occorre proteggere la pelle dai raggi solari mentre state prendendo la tintarella!

Sono pochi gli alimenti che contengono quantità apprezzabili di vitamina D, come l’olio di fegato di merluzzo, pesci grassi come il tonno o il salmone, il pesce azzurro, il latte, le uova oppure in frutta e verdure seppure in dosi scarse. L’insieme di queste componenti rende importante fin dall’infanzia integrare la vitamina D con gocce o compresse orosolubili di colecalciferolo.

a cura dott.ssa Luisa Zoni
specialista in scienza dell’alimentazione - AUSL Bologna

 

E' arrivata l’ora dell’albicocca, così amata dai bambini!

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Siamo finalmente giunti nei mesi più colorati e “fruttuosi” dell’anno… Da maggio in poi sulle nostre tavole c’è la frutta più variegata e zuccherina.

La frutta in questi giorni guadagna velocemente i primi posti della nostra alimentazione primaverile ed estiva, dai miti pasti light con yogurt e frutta, alle rinfrescanti macedonie fino al trionfo di frutta come ornamenti nei nostri banquet di festa.

Solo per citare alcune della grande varietà, possiamo ricordare le gustose ciliegie, le succose fragole, le dolci pesche ed albicocche, le preziose more, i sempre più rari mirtilli e lamponi.

Ognuno di essi possiede le proprie peculiarità in termini di colore, sapore, profumo e ancora per il grado di maturazione (inteso come giorni necessari per maturare), vitamine, sali minerali e antiossidanti, percentuali di fibra solubile ed insolubile.

Visto che molti specialisti decantano quasi sempre la vitamina C delle arance e il potere drenante dell’ananas nei mesi invernali mentre in questi mesi, i benefici dei frutti rossi per il microcircolo, noi proveremo ad essere unconventional raccontando qualcosa di più sulle poi non poco “scontate” albicocche!

L’albicocca è un frutto appartenente alla famiglia delle Rosacee. La pianta dell’albicocco è originaria della Cina ed era conosciuta già nel 3000 a.C.

Come tutta la frutta l’albicocca è composta in gran parte da acqua (86% circa), 1,6 % di proteine, 2 % di fibra alimentare, 9,2 % di zuccheri, 0,2 % di grassi e 0,8 di ceneri.

I minerali presenti nell’albicocca sono il potassio, il fosforo, il calcio, il sodio, il magnesio, lo zinco, il rame, il manganese e il ferro.

Per quanto riguarda le vitamine nell’albicocca sono presenti la vitamina A, le vitamine B1, B2, B3, B5, B6, la vitamina C, E, K e J. La vitamina A è presente in buona quantità: due etti di albicocche forniscono il fabbisogno giornaliero di vitamina A per una persona adulta. L’albicocca contiene molti costituenti con proprietà antiossidanti: quercetina, catechine, epicatechine, acido gallico, acido caffeico, acido cumarico, acido ferulico, zeaxantina e beta-criptoxantina.

Possiede aminoacidi come: acido aspartico e glutammico, alanina, arginina, cistina, glicina, fenilalanina, istidina, isoleucina, leucina, lisina, prolina, metionina, serina, tirosina, triptofano, valina e treonina.

Inoltre l’albicocca, pur essendo un frutto dolce, possiede un modesto contenuto calorico; sono infatti solo 50 le calorie per 100g di prodotto fresco mentre 100 grammi di albicocche secche invece hanno un apporto di circa 200 calorie.

In ultimo, in pochi sanno che l’albicocca e i derivati in primis, come i succhi di frutta, le marmellate e i prodotti da forno , tra i più comuni le crostate all’albicocca, sono trai gusti preferiti tra i bambini da 1-10 anni.

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
biologa nutrizionista

Produrre cibo riducendo l’impatto sull’ambiente si può!

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Gli attuali livelli d’inquinamento, rischiano di compromettere pesantemente la salute del nostro pianeta, soprattutto con le attività produttive, ahimè comprese quelle della filiera agroalimentare, che concorrono tutte alla contaminazione del suolo, dell’aria, dell’acqua e al consumo delle risorse naturali della Terra.

Ogni operatore economico – organismi internazionali, aziende e privati cittadini – deve imparare a gestire il proprio lavoro “in modo ecologico” al fine di diffondere una coscienza ambientale che garantisca una riduzione degli aspetti inquinanti.

Ecco quindi che il sistema agroalimentare è chiamato ad affrontare la duplice sfida di garantire la sicurezza alimentare riducendo al contempo l’impatto ambientale. Ciò si traduce nell’implementazione di molte misure tecniche e organizzative: migliorare la produttività dei terreni, aumentare l’efficienza d’uso dei mezzi tecnici e delle risorse naturali, ridurre gli scarti nelle filiere e porre in essere modelli organizzativi che consentano di raggiungere un miglioramento delle performances ambientali. Fortunatamente negli ultimi anni sono sempre più i mercati che privilegiano i prodotti delle aziende maggiormente sensibili ai problemi ambientali e ad attribuire un maggior valore alle certificazioni/registrazioni ambientali.

A tal fine un sistema di gestione ambientale (SGA) rappresenta un valido strumento di verifica. Il SGA è nato per organizzare e pianificare tutte le pratiche e le responsabilità che necessitano per mettere in atto un processo e risorse di sviluppo garantendo un buon mantenimento di politica ambientale. Tutto il compartimento agricolo deve essere cioè inteso come un’unica azienda, dove valutare ed esaminare i fertilizzanti o fitofarmaci da impiegare, l’acqua per le irrigazioni e i tipi di carburante per il funzionamento dei mezzi agricoli. Va poi esaminato il settore agroindustriale che ad esempio utilizza l’acqua per la lavorazione e la conservazione di frutta e verdura (conserve di pomodoro, ma anche di birra e vino), l’energia per tutti i processi produttivi ma anche di separazione e scarto così come il carburante per i trasporti, che in Italia sono soprattutto su due ruote.

Il sistema di gestione ambientale è uno strumento indispensabile per misurare non solo la bontà del prodotto ma anche e soprattutto per minimizzare gli sprechi di gestione. Il SGA è ben automatizzato in realtà sia private sia pubbliche, ma con produzione a grande scala.

Purtroppo in realtà più ridimensionate, molto diffuse sul nostro territorio (fattorie didattiche, agriturismi, mercati biologici sul modello Slow Food o Km zero...), l’applicazione del SGA fa ancora fatica ad essere pienamente impiegato. Un gap che va senz’altro colmato.

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
biologa nutrizionista

 

Sei bravo in matematica? allora lo sei anche nell’alimentazione!

bambini_cibo_05.jpgUno Stile di Vita Sano e una Alimentazione appropriata sono importanti per ognuno, ma bisogna riconoscere che la cura di un corretto Equilibrio Nutrizionale non può esimersi ugualmente da un perfetto conteggio calorico: i Numeri hanno sempre la meglio! Sostanzialmente, intendendo il nostro Organismo come un Sistema complesso

Biochimico e con funzioni Fisiologiche e di Lavoro da espletare quotidianamente, è facile comprendere che l’energia fornitagli deve eguagliare la richiesta, senza superarla: se l’energia assunta è troppa, l’organismo non riesce a “bruciarla” ed il Sistema fa riserva, con il conseguente aumento di peso.

Diventa quindi utile comprendere come e quanto le Kilocalorie siano impiegate per il conteggio e la formulazione di un’Alimentazione equilibrata che non può prescindere da un’adeguata introduzione di principi nutritivi (nutrienti). In molti Paesi (Italia compresa) i nutrizionisti hanno cercato di individuare “quantità dei diversi nutrienti sufficienti o più che sufficienti per soddisfare i bisogni nutrizionali di tutte le persone sane nella popolazione”.

Elaborati in Italia dall’Istituto Nazionale della Nutrizione, questi valori (quantità di calorie, proteine, grassi, zuccheri, vitamine, sali minerali) sono stati chiamati Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti (LARN) e rappresentano un importante punto di riferimento per la programmazione di diete per individui sani. L’apporto di carboidrati deve rappresentare circa il 60% delle calorie totali (55%-65%); i carboidrati introdotti devono essere rappresentati in prevalenza da carboidrati complessi (polisaccaridi), in particolare l’amido, limitando l’assunzione di zuccheri semplici (mono e disaccaridi) a non più del 10%-12% delle calorie totali. Si ribadisce, l’importanza delle fibre alimentari indigeribili, per le quali si consiglia un apporto di circa 20-30 g al giorno, anche se un apporto eccessivo di fibre può creare (soprattutto nei bambini e negli anziani) problemi di intolleranza gastrointestinale o interferire con l’assorbimento di sali minerali o altri principi nutritivi.

La tabella LARN può rappresentare un facile strumento per quantificare le calorie ingerite; anche se non sufficiente, è un valido aiuto nel controllo del peso. La Tabella viene posta in tutte le etichette di cibi e bevande o simili e la lettura è semplice, si riferisce sempre per conteggio di Kilocalorie (Kcal) per 100 g di prodotto e a volte anche per numero di pezzi o 25 g di prodotto su alimenti di quantitativo medio piccolo. Inoltre ogni anno vengono introdotte LARN nuove per nuovi prodotti, e modificate e meglio classificate quelle già esistenti… esercitiamoci tutti: prendiamo una giornata tipo e calcoliamo grazie ai LARN dei vari prodotti quante calorie mangiamo!!

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
biologo nutrizionista

 

Merende & bambini: informiamoci mamme, informiamoci!

bimbo_cibo_01.jpgSpesso a noi mamme capita di assecondare i nostri figli quando chiedono merende viste in TV e associate a una sorpresa, invece dovremmo dar loro il buon esempio “sopravvivendo” noi stesse al marketing martellante e insegnando con le nostre azioni che la salute dipende da ciò che mangiamo.

Per questo è bello coinvolgere i bambini nella preparazione di merende genuine come un gioco da fare insieme che insegna l’importanza del cibo.

Esiste la merenda sana? Si, è quella che nutre: preparata con materie prime di qualità, naturale, non raffinata e non elaborata. Il consumo di cibo “costruito” (junk food) è fortemente sconsigliato.

Frutta fresca o secca, pane con burro e marmellata, con le noci o con una crema di mandorle o nocciole, uno yogurt intero con pezzi di frutta fresca, pane e formaggio o prosciutto (con moderazione), una fetta di ciambella preparata con farine semi-integrali, sono merende “di altri tempi” che devono tornare prepotentemente sulle nostre tavole.

Come scegliere una merenda confezionata?

Esistono delle piccole regole pratiche: la lettura degli ingredienti, in primis, che non devono essere più di 5 e la cui quantità è determinata dall’ordine di presenza nella lista. Consiglio la scelta di alimenti biologici, perché la normativa sulla produzione “bio” non tollera l’uso di coloranti, conservanti, aromi, ecc... Consiglio, inoltre, di non soffermarsi soltanto alla presenza/ assenza di olio di palma o oli vegetali industriali, ma anche alla quantità di zuccheri aggiunti e alla loro provenienza (zuccheri della frutta o zuccheri di sintesi). Sconsiglio l’uso di edulcoranti in età infantile.

Lo zucchero aiuta la concentrazione?

Gli zuccheri semplici, immediatamente disponibili, alzano la glicemia mentre il pancreas produce una buona quantità d’insulina, che porta il glucosio dal sangue agli organi che lo metabolizzano. La conseguenza è un veloce calo glicemico, con senso di fame (ipoglicemia reattiva), sonnolenza e calo di concentrazione. Per evitare questo sono importanti i cibi ricchi di fibre (semi-integrali, frutta e verdura, frutta secca), mentre sotto i 3 anni di età sconsiglio l’uso di cibi integrali (nello specifico cereali e farine integrali) poco digeribili.

La frutta è sempre indicata?

La frutta non contiene solo gli zuccheri, ma anche vitamine, sali minerali, molecole necessarie al metabolismo dei macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi), molecole “antiossidanti” e fibre. Queste ultime non servono solo a favorire il transito intestinale, ma sono alimenti per la flora intestinale, che partecipa al mantenimento del nostro stato di salute. Quindi, al posto di una merendina, meglio un frutto.

Merenda dolce o salata? E in che quantità?

Entrambe, l’importante è che sia poco elaborata. Il resto dipende dallo stile di vita del bambino: uno sedentario ad esempio, non utilizza l’apporto energetico della dieta ed è necessario che la porzione della merenda sia adeguata in termini di quantità al suo stile di vita.

a cura dott.ssa Maria Elena Cafagna
biologa nutrizionista, intervistata dalla naturopata Daniela Nuti Ignatiuk

 

Nutrizione per lo sport: cibo sano e vario per vincere!

cibo_01.jpgUn’attenzione alimentare “alta” nel mondo sportivo è sempre esistita, consapevoli di quanto una guida nutrizionale sana e mirata, di medici, biologi nutrizionisti e fisioterapisti, sia in grado di ottimizzare l’incremento di massa magra quando necessario o di riflessi e prestazioni veloci.

Allo stesso modo, ahimè, è altrettanto leggero e poco controllato il consumo eccessivo e a volte erroneo di integratori di discutibili origini sintetiche e canali di acquisto, per mano di indubbi allenatori, personal trainer non qualificati o peggio ancora per passaparola di amici che paventano chissà quali assurde migliorie.

Il vero è che l’alimentazione dello sportivo non è molto diversa dall’alimentazione bilanciata seguita da un soggetto sedentario. La differenza riguarda principalmente la quantità di calorie, ossia il carburante

che deve essere introdotto quotidianamente per soddisfare la maggior richiesta di energia determinata dall’aumento del lavoro muscolare e in parte l’apporto aumentato dei sali minerali. Alimentazione bilanciata significa introdurre ogni giorno una buona varietà di alimenti – cereali, legumi, carne, latte, frutta e verdura - per essere certi di assumere tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno. Il fabbisogno calorico di uno sportivo può oscillare dalle 2.000 alle 5.000 kcal al giorno a seconda del sesso, dell’età e dell’intensità e durata dello sforzo sostenuto.

Consumando più alimenti aumenta anche la quantità di sali minerali e vitamine introdotte. Il più delle volte, quindi, è superfluo ricorrere agli integratori; basta solo rispettare, come in tutte le diete bilanciate e armoniche, la giusta ripartizione tra i nutrienti stessi. Numerose evidenze scientifiche dimostrano che il giusto apporto di nutrienti e di liquidi (acqua) favorisce il rendimento nell’allenamento, migliora la prestazione agonistica, accelera il recupero dalla fatica, previene eventuali traumi e danni, migliora le difese immunitarie e ottimizza lo stato di salute psico-fisica.

È necessario che lo schema alimentare dello sportivo sia strutturato per rispondere alle esigenze specifiche del soggetto (rispettando il fabbisogno energetico determinato con la calorimetria indiretta) e della disciplina praticata (in relazione al tipo di impegno della durata e alle condizioni climatiche in cui viene svolta), pianificando eventualmente regimi nutrizionali differenti qualora si tratti di giorni che precedono le competizioni, quelli propri delle gare o degli allenamenti ancora quelli di recupero ai precedenti e infine, ma non da sottovalutare, quelli nel periodo di riposo (indispensabili a garantire il mantenimento del peso corporeo e di una buona condizione fisica).

Un giusto programma alimentare deve essere appropriato e specifico.

Essenziale nella consulenza con lo sportivo è l’effettuazione dell’esame BIA (test bioimpedenziometrico), strumento di largo utilizzo soprattutto tra i biologi nutrizionisti. Eseguito all’inizio della preparazione, dopo circa pochi mesi dalla data di inizio, e infine riproposto in prossimità delle gare o delle partite importanti, serve a monitorare di volta in volta come si modifica la composizione corporea e lo stato di idratazione dell’organismo e, quindi, a evitare stadi di disidratazione e calo della prestazione.

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
biologo nutrizionista

 

Naturopatia pediatrica: un aiuto ai problemi di dentizione

beb-cibo-02.jpgQuello della dentizione è un momento delicato per i bimbi e non tutti la prendono allo stesso modo, ma per molti, già qualche settimana prima dello spuntare del dentino...

Inizia irrequietudine, ipersensibilità, salivazione abbondante, bisogno di suzione, di mordicchiare e pianti improvvisi. Prurito e dolore alla gengiva, sono i malesseri più frequenti, ma possiamo anche dover fare i conti con altri disturbi. Si tratta di un momento di cambiamento importante, spesso accompagnato non solo da fastidi che manda il corpo ma anche malesseri emotivi tipici di tutte le fasi del crescere. Come lenire i fastidi legati alla dentizione?

Per quanto ovvio sia, i bimbi prima di tutto portano le manine alla bocca per premere e sfogare il fastidio, invece di impedirlo, la cosa migliore è tenerle pulite, in modo che lo possano fare senza troppi problemi.

Quando questo non basta si possono fare Impacchi di acqua e bicarbonato, sciogliendo qualche cucchiaino di bicarbonato in mezzo bicchiere di acqua fredda, e poi con una garzina premere con delicatezza la gengiva dolente.

La Verdura fredda da rosicchiare, come carote, sedano e finocchio raffreddati in frigo possono dare molto sollievo se mordicchiati con le gengive. Bisogna però prestare attenzione perché il bimbo potrebbe staccarne pezzetti pericolosi, è quindi consigliabile utilizzare sempre gli appositi sacchettini. In commercio, poi, ci sono tantissimi anelli da dentizione, in silicone e alcuni che hanno un gel all’interno che mantiene il freddo, ma attenzione all’etichetta, controllate che non contengano ftalati oppure sceglierlo in legno naturale non trattato.

Un altro efficace rimedio, reperibile online o in negozi biologici, è la radice di iris levigata che funziona come un anello da dentizione, ma ha in più proprietà antinfiammatorie ed antidolorifiche rilasciate ammorbidendosi con la saliva. La collanina d’ambra è un rimedio caro all’Antroposofia e consigliato da Rudolph Steiner. L’attività dell’ambra, in quanto resina, pare sia di rompere i campi elettromagnetici, alleviando il dolore. Indossando la collana d’ambra il calore del nostro corpo causa il rilascio di acido succinico, una sostanza organica che assorbita dalla pelle svolgerebbe una funzione analgesica ed antinfiammatoria. Tra le altre proprietà attribuite a questa resina c’è anche l’effetto calmante. Il mio consiglio, per prevenire incidenti, è comunque di utilizzarla solo durante il giorno.

Per i bimbi più grandi, alle prese con i denti definitivi si possono utilizzare gli sciacqui con la malva. Si versa un cucchiaio di fiori essiccati di malva in una tazza da tè di acqua bollente, si lascia riposare per almeno un quarto d’ora, poi si filtra, si fa raffreddare e si usa l’infuso per fare sciacqui.

a cura dott.ssa Alessandra Cremonini
biologo nutrizionista, etologo alimentare, naturopata,
esperta in alimentazione psicosomatica

Cibo giusto, cibo sbagliato...quale cibo?

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Vorrei premettere alle mie riflessioni un dato di fatto: tra gli animali l’animale uomo è l’unico che da millenni, si è adattato all’ambiente imparando a sopravvivere e a nutrirsi con quanto l’ambiente stesso gli forniva ed utilizzando, nel contempo, il modo di alimentarsi come base socio-culturale su cui costruire la propria identità di popolazione.

Fino al secondo dopoguerra del secolo scorso questa regola valeva anche nel nostro mondo occidentale, Italia compresa. La modernità e le tecnologie degli ultimi 50-60 anni hanno portato abbondanza di cibo sulle nostre tavole e nel business agroalimentare e culinario. Se da un lato questo ha comportato dei vantaggi come la minor malnutrizione da carenza di nutrienti o la maggior crescita staturale da potenziale genetico, dall’altro ha portato molti svantaggi: cibo ad ogni ora del giorno e della notte; scelte condizionate dalla pubblicità; estrema manipolazione degli alimenti; media invasi da suggerimenti senza fine su come cucinare, cosa scegliere e così via; diet-industry oltremodo florida; sfiducia nelle competenze sanitarie legate all’alimentazione e, dall’altro lato, fiducia a volte cieca verso guru vari delle diverse proposte dietetiche e di stile di vita; cibi vari vissuti ora come veleni esistenziali tanto quanto prima erano fondamentali per la sopravvivenza; disturbi vari ed aspecifici attribuiti sempre e solo all’alimentazione e non ad altri fattori interferenti, in primis lo stress del quotidiano vivere...

Attualmente l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di soggetti vegetariani e vegani (4,2 milioni di Italiani) in costante aumento. Tale scelta viene fatta, in gran parte, per motivi etici. I regimi alimentari vegani, più restrittivi nelle scelte rispetto a quelli vegetariani classici (latto-ovo vegetariani, pesco-vegetariani), se comunque ben condotti e variati non portano a carenze particolari dal punto di vista nutritivo. Per i bambini è richiesta una maggior attenzione: tutti, indipendentemente dal tipo di alimentazione che seguono, manifestano preferenze e rifiuti di alcuni alimenti e, se questi sono vettori di sostanze nutritive particolari, vanno supplementati se non introdotti.

I nostri figli crescono in un ambiente pervaso da insicurezze alimentari e di aspetto fisico, che li minano emotivamente ed a volte anche fisicamente. Il cibo può divenire terreno di scontro quando ci s’irrigidisce su posizioni intransigenti e quando questo accade coinvolgendo i bambini ed i rapporti tra pari che si hanno nelle scuole, ecco che anziché momento di crescita diventa occasione persa di relazione.

Ci tengo a sottolineare che nella fascia precoce di vita del cucciolo umano la crescita del cervello e delle sue interconnessioni è proporzionale al numero di esperienze sensoriali e di vita che il bambino compie. Eliminare totalmente alcuni alimenti nei primi anni di vita di un bambino, indipendentemente dalle scelte etiche, significa non fargli costruire alcuni circuiti cerebrali a scapito di altri (olfattivi, percettivi, cenestesici, cognitivi). Analogamente, la selezione alimentare condiziona il patrimonio batterico intestinale; questo campo di ricerca ancora giovane ha visto che l’eliminazione completa delle carni impoverisce uno dei ceppi batterici protettivi del microbioma intestinale.

Infine, ultimo ma forse ancor più importante, il cibo può diventare nelle scuole, motivo di scontro. Ho colleghi chiamati in tribunale per pareri su denunce di genitori verso insegnanti che non hanno “proibito” ai compagni di classe di far assaggiare ai loro figli il cibo non vegano che consumavano. Considerando che l’infanzia e l’adolescenza sono momenti di esplorazione dell’ambiente, esplorazione che passa anche attraverso l’assaggio del cibo, far nascere discussioni e generare situazioni che a volte si configurano quasi come emarginazione (vassoi sigillati, tavoli separati…) non serve ai nostri bambini.

Non ho suggerimenti da dare al di fuori dell’osservare che la civiltà umana ha costruito ponti attorno alle tavole imbandite, ha segnato le sue culture specifiche e compattato le persone attorno ai piatti tipici locali, è sopravvissuta e cresciuta con tutto ciò che l’ambiente offriva, con moderazione perché cercare e produrre cibo era faticoso; ora si stanno invece ergendo muri attorno a quelle stesse tavole. Questo mi fa riflettere e pensare che il futuro alimentare e di relazione dei nostri figli e nipoti sarà meno gradevole e ricco che in passato.

a cura dott.ssa Luisa Zoni
specialista in scienza dell’Alimentazione - AUSL Bologna

Un omaggio per le mamme... per avere più energia durante l’estate!

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Cari genitori, dopo qualche anno di approfondimenti sulle varie tematiche nutrizionali, i dibattimenti e i consigli su come affrontare la nuova stagione imminente, su quanto sia importante mangiare sano e riprendere il giusto peso con delle diete equilibrate e allo stesso tempo appaganti, ho pensato che fosse giusto e gradito darvi un aiuto concreto!

A tal proposito, ho elaborato un regime alimentare controllato per una persona tipo di sesso femminile con le caratteristiche riportate in sotto. (Per i papà sarà sufficiente aggiungere in media 30g a ogni spuntino, ai primi piatti e ai secondi, lasciando invece invariata la colazione).

Omaggio dieta per le Mamme della Rivista Girotondo: peso tipo 75Kg x 160cm di altezza.

Colazione: Latte scremato 200ml/spremuta d’arancia 200ml, caffèespresso 35 g, zucchero di canna 5g/ miele biologico 7g, fette biscottate integrali 30g/biscotti Kamut o farro (max due volte a settimana) 25 g, marmellata biologica light 25g

Spuntino mattina: Mix di 100g Frutta + 60ml latte di soja + cannella/ zenzero a piacere, acqua a piacere

Pranzo: 70 g di orzo perlato/140g legumi/pasta Nutrifree 60 g, 250g verdure a foglia/ 65 g proteine animali

Spuntino pomeriggio: yogurt 0,1% 125g/barretta cereali 80-100Kcal 22 g/100g frutta

Cena: pesce di mare 230 g/ 200 pollame (senza pelle)/manzo 180g (max due volte a settimana), verdure a foglia 250g, frutta 60 g

Dopo cena: tisana finocchio/biancospino/frutti rossi (tutte e tre in quantità libera)

Durante il giorno: olio extravergine d’oliva 20g , 2000ml d’acqua naturale e iposodica

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
biologo nutrizionista

Ribes Nigrum e terapie naturali: lotta all’allergia solo in primavera?

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La primavera ha fatto ufficialmente il suo ingresso anche sul calendario e temperature sempre più gradevoli e sole alto in cielo sono complici di una voglia costantemente maggiore di stare all’aria aperta!

Ma se da una parte primavera significa caldo e sole dall’altra significa anche doversela vedere con il vento che mette in circolazione i pollini. Negli ultimi anni c’è stato un notevole incremento del numero di bambini allergici e così per questi bimbi iniziano le giornate tra starnuti, occhi lacrimanti, congiuntiviti, naso che cola e tosse persistente. Sintomi davvero insopportabili per un adulto, figuriamoci per un bambino! Ma come riconoscere un raffreddore allergico? Gli starnuti si presentano in rapida successione, con lacrimazione e prurito al naso.

I sintomi possono fare la propria apparizione senza dare preavviso e in qualunque momento compaiano, soprattutto nei più piccoli, è bene non trascurarli mai, poiché con gli anni possono farsi avanti problematiche più serie.

Spesso i bambini vengono trattati con farmaci che non hanno effetto e che non risolvono il problema, poiché sospendendolo il bimbo riprende a stare male. L’importanza di fare un lavoro a 360 gradi è corretto sia che il genitore opti per farmaci tradizionali, sia per quelli naturali, oppure che voglia provare con entrambi per ridurre successivamente il farmaco.

Il rimedio naturale per le allergie più famoso e più usato è il Ribes Nigrum, ovvero il macerato glicerico del Ribes, dotato di eccezionali proprietà tra cui quella antibiotica e simil cortisonica. Non tutti sanno che buoni risultati si possono avere anche con l’Oligoterapia (utilizzando oligoelementi come zolfo, manganese, rame in base alla problematica e al bambino), ottima soprattutto come prevenzione e con i fiori di Bach i quali agiscono sull’aspetto emozionale che, soprattutto nei bambini è di fondamentale importanza.

Da non trascurare la cura dell’alimentazione del bambino, poiché i motivi delle allergie sono molteplici. Le nuove generazioni sono sempre più distanti dalla natura, dai suoi ritmi e dai loro istinti primordiali come il contatto con la terra e con gli alberi. Muri, cemento, oggetti e case sempre più pulite e disinfettate e vaccini per qualsiasi cosa sono all’ordine del giorno così come due parole che remano contro: Paura e Difesa. Il mondo viene percepito come ostile e pericoloso e anche un polline o un acaro, viene visto nel linguaggio psicosomatico, come qualcosa che può creare danni. Non si possono scindere allergie e situazioni emotive e conflittuali che il bimbo vive. Fondamentale quindi conoscere il bambino e la sua bellissima storia nella sua interezza per arrivare a risolvere la sua allergia.

a cura dott.ssa Alessandra Cremonini
biologo nutrizionista, etologo alimentare, naturopata, esperta in alimentazione psicosomatica

Come invogliare i nostri bambini a mangiare la verdura? Con l’orto sinergico fatto da noi!

bambina_carote.jpgPer un pò ci siamo dilettati a produrre piccole quantità di ortaggi nel terrazzo, più che altro per far capire ai nostri figli che i pomodori - per dire – nascono da una pianta e vanno raccolti...E quegli stessi pomodori sono più buoni se li mangi nel periodo giusto, quando il sole della terra li fa maturare mentre tu ti occupi di abbeverarli, togli le erbacce, pulisci attorno… e ha funzionato. Al mattino, prima di andare a scuola, i nostri figli andavano a cercare se c’era qualche fragola per colazione (e quelle piantine che sembravano poco produttive hanno continuato a regalare frutti fino alla fine dell’estate… pochi ma buonissimi).

Qualche tempo fa la maestra mi ha detto che in mensa mia figlia Chiara era stupita del fatto che ci fossero i pomodori (era febbraio) “Ma… non sono di stagione!” ha esclamato atterrita.

Nel nostro piccolo, vorremmo provare a costruire un patrimonio di conoscenze utili a noi e a loro, perché un ortaggio raccolto e mangiato al momento giusto ha a che fare con il buon senso, con la cultura del cibo che non invade e non pesa sulla terra. E soprattutto vorremmo trasmettere l’esperienza a diretto contatto con la terra per mettere a dimora le piantine, i semini, curarli e farli crescere per poi raccoglierne i frutti e mangiarli gustandone i sapori. Pensiamo sia un ottimo strumento educativo e sociale per insegnar loro a rispettare la natura con i fatti e non solo con le parole.

Ecco perché quest’anno ci siamo allargati un po’ abbiamo preso un piccolo pezzo di orto comunale e questa esperienza dell’orto sta avendo dei risvolti che solo un paio di mesi fa ci erano sconosciuti perché l’orto che abbiamo avuto in affido fa parte di un progetto di orto sinergico condiviso fra più famiglie e qui a Bologna non si parla d’altro. L’idea di fondo è di cercare di conciliare i bisogni umani con quelli della natura, cercando un equilibrio tra l’ambiente naturale e quello “antropizzato”.

Ma cos’è un orto sinergico? È sinergico l’orto in cui si coltivano diverse colture in modo da sfruttare i benefici della consociazione tra le diverse piante e la sinergia tra tutti gli elementi dell’ambiente: terra, acqua, sole, insetti, materia organica che decomponendosi diventa concime. Se vedete in giro delle aiuole di terra coperte di paglia da cui spunta qualche piantina forse ne avete scovato uno.

L’orto sinergico affonda le sue radici teoriche in concetti espressi da Masanobu Fukuoka, poi ripresi da Emilia Hazelip, promuovendo meccanismi di auto-fertilità del terreno, senza arature né concimi, ma facendo attenzione a questi 4 principi base interessanti (e pure comodi!):

nessuna lavorazione del suolo;

nessun concime chimico né composto;

nessun diserbo (le erbacce vanno controllate, non eliminate);

consociazione delle piante per un miglior rendimento.

Si comincia usando piante a ciclo breve (ravanello, basilico, prezzemolo, rucola), oppure piantine per insalata, bietola, cipolla. Si sistemano nella parte bassa dell’orto agli e cipolle; a metà insalate, bietola, spinaci e nella parte alta pomodori, melanzane, zucchine, piselli, fagiolini.

Non dovrebbero mai mancare piante officinali, erbe medicamentose perennanti e annuali sistemate in siepi o aiuole che con la loro presenza e le loro fioriture attirano insetti, ragni ecc... che contribuiscono ad ampliare la complessità del piccolo “microcosmo orto” per renderlo più completo e quindi più resistente alle malattie. La natura è in equilibrio e noi, con questo metodo di coltivazione, potremmo risolvere le nostre necessità senza destabilizzarlo. Non è un bel modo di pensare la coltivazione della terra per uso familiare?

a cura di Ilaria Zamboni
counselor relazionale

Catena alimentare e salute... ma cosa mangiano i nostri bambini?

maialini.jpgOramai da diversi decenni esistono diversi gruppi di scienziati (biologi) di Alimentazione e Nutrizione Animale che sviluppano studi e ricerche nell’ambito dell’alimentazione degli animali in produzione zootecnica e d’affezione, della qualità e della sicurezza degli stessi, della dietetica, comprese le metodologie e biotecnologie applicate all’alimentazione animale, alla tecnica mangimistica e l’influenza delle stesse sul rendimento produttivo, sul benessere degli animali, sulle caratteristiche dei prodotti zootecnici, e sull’ambiente.

Tutto questo nasce, ovviamente dalla sempre più pressante esigenza di dare risposta a richieste di un mercato così florido e in così rapida espansione.

Nell’ambito della nutrizione e dietologia animale, sono condotti studi in vivo (monogastrici e ruminanti da latte e da carne) e su piattaforme cellulari in vitro. L’attività di ricerca in questo settore è prevalentemente incentrata sullo studio degli effetti di molecole bioattive, pre e probiotici, additivi alimentari quali fitoderivati, acidi grassi (Omega3 e CLA), micronutrienti (Colina, vitamina E, Selenio) sulle performance, sui processi digestivi, sulla modulazione della risposta immunitaria e infiammatoria e sul benessere. Un esempio banale di facile comprensione è quello che si fa per amplificare proprio le prestazioni. Esempio semplice è quello dei cani da slitta. Durante il periodo invernale gli viene imposta una dieta di fermenti lattici ad alto contenuto calorico proprio per sostenere il duro lavoro del traino delle slitte da neve (e il cambiamento a livello gastrico è così evidente che nei primi 5-6 giorni i cani manifestano una colite continua anche durante le ore di lavoro).

Ancora, le tematiche di sicurezza per gli animali sono inerenti la determinazione della presenza di contaminanti e fattori antinutrizionali, l’identificazione e caratterizzazione delle proteine animali nei mangimi e la valutazione dei prodotti geneticamente modificati (OGM). Sono inoltre condotti studi di citotossicità indotta da micotossine e compostianti-nutrizionali in vitro, di produzione di proteine vegetali geneticamente modificate utilizzabili in qualità di additivi e/o vaccini edibili, di identificazione di proteine potenzialmente immunogene, di clonaggio e la valutazione dell’eventuale azione tossica, nonché di valutazione della loro efficacia in vivo. Altri gruppi di ricerca includono inoltre l’attività antiradicalica globale del sangue in vivo ed exvivo e gli aspetti di nutrigenomica in riferimento all’espressione di geni implicati nel metabolismo lipidico e nell’assetto immunitario di diversi tessuti.

Con questa considerazione vorrei invitare tutti a riflettere su quanti mangimi modificati, regimi alimentari forzati e assunzioni di integratori per gli animali, soprattutto per quelli che fanno parte della nostra filiera alimentare, come mucche, ovini, volatili, influisca in maniera drastica, seppur indiretta, sulla nostra vita e sulla qualità della nostra salute.

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
biologa - nutrizionista

Mangio bene... cresco bene!

Piramide_alimentarePur essendo il nostro un paese completamente “immerso” nel Mediterraneo, le abitudini alimentari italiane non sono sempre aderenti ai suggerimenti della “dieta mediterranea”.

Eppure questo stile alimentare, adottato fin da piccoli, si è dimostrato in grado di ridurre l’incidenza delle malattie non trasmissibili (cioè non infettive o non a trasmissione per contatto tra individui) a volte molto gravi e delle loro conseguenze: obesità, diabete mellito, ipertensione arteriosa, dislipidemie, cancro, infarto miocardico ed ictus. Cosa si intende per dieta mediterranea? Una alimentazione ricca di vegetali freschi (verdure e frutta), di cereali non raffinati, di fonti proteiche per lo più vegetali e di derivazione dal pesce, di grassi di derivazione vegetale.

 

Tradotto in parole povere:

tante verdure e frutta fresche (come fonte di sostanze antiossidanti, vitamine e minerali),

pane e pasta integrali naturali (come fonte di fibra per regolare l’intestino e ridurre l’indice glicemico),

molti legumi (ricchi di fibre ed a basso indice glicemico e con quota proteica ma scarsa),

molto pesce (ricco di proteine e di grassi omega 3 antiinfiammatori) come fonti proteiche,

olio extravergine di oliva (meno a rischio di indurire le arterie ed in grado di aumentare il colesterolo “buono” HDL) o altri oli vegetali monoseme oltre alla frutta secca a guscio che è ricca di grassi vegetali

bevande naturali (acqua, infusi naturali non zuccherati)

 

Queste regole fondamentali, tipiche di molte regioni del Mar Mediterraneo, nel nostro paese sono spesso “addomesticate” e/o poco usuali: i nostri bambini di solito non mangiano cibi integrali e non consumano verdura e frutta, le merende sono spesso confezionate ed ipercaloriche, saltano la colazione, bevono bibite zuccherine e succhi di frutta in abbondanza.

 

Occorre seguire le “REGOLE DEL 5”: 5 pasti al giorno (colazione, pranzo, cena e 2 merende) e 5 porzioni tra frutta e verdura di 5 colori diversi. Per i più piccoli saranno i genitori ad impostare le varietà, ma per i più grandicelli si possono organizzare “giochi della spesa e del menù” per inserire prodotti diversi nella giornata nei vari pasti e merende.

Abitudini familiari degli ultimi 50 anni e pressioni pubblicitarie ed ambientali

ne sono la causa. Come fare per cambiare le cose e, attraverso una maggiore attenzione all’alimentazione dei bambini, migliorare anche la salute dell’intera famiglia?

Le modifiche delle regole del 5 andranno inserite in maniera progressiva ma costante, migliorando la qualità dell’alimentazione dell’intera famiglia (l’esempio vale più dio tanti discorsi! Se il papà non mangia la verdura difficilmente lo farà il bambino; se la nonna gli propone salamini a merenda no gradirà poi un frutto a casa sua).

L’incontro con altre culture, attraverso la scuola, può aiutare a conoscere anche cibi nuovi che possono incuriosire ed invogliare all’uso regolare. Nel sito della Società Italiana di Pediatria (http://sip.it/in-evidenza/piramide-alimentare-per-leta-pediatrica-ora-e-transculturale) sono riportati, in apposita scheda, i tipi di alimenti “transculturali” ormai facilmente reperibili anche in molti supermercati e negozi etnici o di cibi naturali. E la Piramide Alimentare Transculturale dell’infanzia può e deve diventare un punto di riferimento anche per gli adulti, in modo da rendere usuale il consumo di cibi che aiutano tutti a crescere in salute o mantenersi in salute.

 

a cura dott.ssa Luisa Zoni
specialista in scienza dell’alimentazione - AUSL di Bologna

 

Quando sotto l’albero di Natale c’è il carbone... il diabete alimentare

Natale2014-TavolaIl diabete mellito di tipo 2 o più comunemente diabete alimentare è una patologia ahimè con un’incidenza alta ed è la conseguenza di un fenomeno biochimico soprannominato iperglicemia, ovvero di elevate quantità di glucosio nel sangue.

Multifattoriale, determinato quasi sempre da una predisposizione genetica o familiare e dall’azione di fattori ambientali (soprattutto di tipo addominale) e da un’alimentazione sbilanciata, ricca di grassi saturi e zuccheri semplici. L’aumento di zuccheri nel sangue può essere senza sintomi o manifestarsi con sintomi non specifici (come sete persistente o aumento del senso di fame associato a calo ponderale). La diagnosi viene effettuata tramite l’esecuzione di esami ematici.

E’ molto importante diagnosticare e trattare il diabete nel migliore dei modi, perché col tempo la malattia può provocare complicanze anche molto gravi, soprattutto a livello della retina, del rene e del cuore. Spesso, il diabete si associa ad altre malattie metaboliche, come l’ipertensione arteriosa e le dislipidemie; in questi casi si parla di sindrome metabolica. Il diabete di tipo 2 deve essere curato dal diabetologo con una farmacoterapia appropriata. Un regime alimentare appropriato è quasi sempre la chiave di volta; l’aiuto di uno specialista come il nutrizionista o il dietologo sono indispensabili se non per la risoluzione almeno per la stabilità della patologia. Il buon senso purtroppo non sempre è sufficiente… ci sono prodotti come frutta ritenuti sani nel pensiero comune... ma biochimicamente sono zuccheri e quindi possono risultare dannosi in individui che soffrono di diabete alimentare.

Il regime alimentare proposto prevede spesso:

1. il raggiungimento e/o mantenimento di un peso corporeo desiderabile,

2. la prevenzione dell’iper o ipoglicemia,

3. la riduzione del rischio per la retina o per l’insufficienza cardiaca.

Il nutrizionista quasi sempre consiglia:

Ridurre il consumo di zuccheri semplici,

Ridurre il consumo di grassi saturi,

Incrementare il consumo di fibre.

Nel seguire le indicazioni si deve però tenere conto che occorre assumere la giusta quantità (porzione) dell’alimento e rispettare le frequenze con le quali alcuni alimenti debbono essere consumati, giornalmente o settimanalmente, all’interno di uno schema alimentare personalizzatoL’alimentazione della giornata deve rispettare il bilancio energetico di ciascuno e l’energia introdotta deve essere uguale a quella spesa per non aumentare il rischio di sovrappeso, obesità ma allo stesso tempo per evitare la malnutrizione.

 

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
nutrizionista - Palestrina (RM)

 

Arrivano i primi freddi… e cambia la nostra alimentazione

GnocchiLa bella stagione è oramai alle spalle... e anche se l'autunno è piacevole bisogna cambiare alcune abitudini per fronteggiare al meglio i prossimi freddi e i primi malanni che la stagione fredda è solita offrirci.

Con l'accorciarsi delle giornate le camminate e quel po’ di buoni intenti che l'estate invita a intraprendere vengono meno, vuoi per il tam tam lavorativo che incombe, vuoi per le peggiori condizioni climatiche, l'attività fisica inevitabilmente viene a scemare.

Anche l'alimentazione cambia. Si tende a bere di meno perché se ne sente di meno la necessità, i cosiddetti pasti light sani e gustosi come prosciutto e melone, insalate di farro o orzo fredde, insalatone miste con tonno o gamberetti non solo non sono facili da reperire ma vengono preferibilmente sostituiti con piatti caldi a base di pasta o carni.

Fisiologicamente, e aggiungerei atavicamente, il nostro organismo ci richiede pasti più calorici proprio per fronteggiare i freddi (migliaia di anni fa fare “riserva” era indispensabile per sopravvivere!!). Ovviamente in una società come la nostra, dove possiamo regolare la temperatura degli interni a nostro piacimento e il cibo è a portata di frigo, la scelta di una buona alimentazione è alla base di buon stile di vita e favorisce una reale prevenzione ai malanni di stagione.

E' buona norma cercare di depurare il fegato ma in realtà l'intero apparato digerente e non solo, anche quello urinario, magari, con decotti di radicchio rosso e riso, o ancora aiutandoci con integratori alimentari come drenanti a base di tarassaco, aloe e ancora biancospino per favorire il sonno e quindi rigenerare il nostro corpo prima dell'intenso anno lavorativo.

Alimenti come spremute di arancia e pompelmo per le vitamine e gli antiossidanti, i probiotici come gli yogurt biologici, i derivati dell'apicoltura come la pappa reale, i cereali per fonti di vitamina E, zinco e sali minerali sono buoni propositi per un'alimentazione più equilibrata e che tenta di rafforzare le difese immunitarie dell'individuo.

Il consiglio è comunque, quello di attuare le buone regole che la dieta mediterranea insegna, garantendo a seconda della fasce di età e di salute il miglior apporto giornaliero sì di macronutrienti come glucidi, protidi e lipidi ma di dare una particolare attenzione ai micronutrienti come vitamine A, E, C e B9, B12, Fe, Ca, Mg, K e altro (qualora non bastasse attraverso il cibo anche per mezzo dell'assunzione di multivitaminici mirati).• 

a cura della dott.ssa Valentina De Matteis
nutrizionista

 

Buone merende per la scuola: barrette di banane, fiocchi di avena e cioccolato

barrette di bananeSettembre: dopo lo svago estivo è ormai tempo di ritornare tra i banchi di scuola per affrontare un nuovo anno! Forse con un po’ di nostalgia per le vacanze appena trascorse, ma anche con tanta voglia di rivedere i compagni di classe o conoscerli per la prima volta... L'astuccio con i nuovi colori, le penne e le matite che aspettano di scrivere, e l'odore dei quaderni con i fogli ancora bianchi, pronti ad essere riempiti... E allora, zainetto in spalla e via! Un attimo però!.... Prima di andare, non può di certo mancare la merenda per l'intervallo

Mamma e papà, quante energie consumano i vostri bimbi a scuola! Lo spuntino a metà mattina assume, infatti, un ruolo fondamentale per fornire loro l’energia di cui hanno bisogno per mantenere alto il livello di attenzione, senza appesantire la digestione ed arrivare al pranzo col giusto appetito. L'apporto calorico dovrebbe comprendere tra il 5% e il 10% del fabbisogno giornaliero. 

Ma quale merenda scegliere?

Dovremmo orientarci verso alimenti facilmente digeribili, ricchi di carboidrati e poveri di grassi che non impegnino troppo la digestione, senza influenzare le prestazioni scolastiche per l'eccessivo apporto calorico.

Spesso, per comodità e mancanza di tempo, si opta per prodotti già pronti dei supermercati come crackers, merendine e barrette di cereali confezionate. Purtroppo, si tratta di spuntini non molto salutari perché ricchi di grassi idrogenati, zuccheri in eccesso, conservanti e coloranti.   Sarebbe bene abituare i bambini fin da piccoli ad apprezzare alimenti più genuini, come le merende preparate in casa dalla mamma o dal papà. 

Ecco allora un'idea velocissima ma sana, alternativa e nutriente che potreste preparare insieme ai bimbi! Barrette di banane, cioccolato fondente e fiocchi d'avena! Buonissime, simili per aspetto a quelle che troviamo nei negozi, ma molto più sane e naturali nella sostanza, con i soli zuccheri semplici della frutta, i carboidrati complessi dei fiocchi d'avena e l'energia gustosa del cioccolato! 

Allora bambini, prima di indossare il grembiulino per la scuola, ci serve quello da cuochetti! Ecco gli ingredienti per 12 barrette: 200 g di fiocchi di avena, 2 banane mature, 30 g di cioccolato fondente a gocce o scaglie (o perchè no qualche smarties per dare anche un tocco di colore ;)) e 30 g di frutta secca (mandorle, noci, pistacchi, nocciole..). 

OCCHIO ALL'INGREDIENTE! Prima di passare alle nostre barrette, scopriamo tutte le ottime proprietà  dell'ingrediente principale: i FIOCCHI D'AVENA! L’avena è un cereale dai moltissimi benefici: conosciuta per la presenza di beta-glucani che hanno la proprietà di abbassare il colesterolo ‘cattivo’, contiene pochissimi zuccheri semplici e ha un buon contenuto di carboidrati complessi. I fiocchi d'avena hanno pochi grassi e sono comunque ricchi di proteine. Un profilo nutrizionale che li rende un ottimo alimento nutritivo e rinforzante per i bambini. La fibra contenuta nell’avena, inoltre, è molto efficace nel dare lo stimolo alla sazietà, permettendo di arrivare al pranzo senza avvertire il classico buco allo stomaco a metà mattina. 

Preparazione: semplicissima, basta schiacciare con una forchetta le banane tagliate a rondelline in una ciotola, aggiungere i fiocchi d'avena, la frutta secca triturata, e le gocce di cioccolato. Amalgamiamo tutti gli ingredienti mescolando bene. Infine, disponiamo il composto ottenuto in una teglia (25x18cm) ricoperta da carta da forno, distribuendolo in modo uniforme con un'altezza di 1-2 cm dal fondo. Facciamo cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 15 minuti.•

a cura dott.ssa Alessandra Augusti
biologo, nutrizionista

MI VOGLIO BENE: progetto di prevenzione dell’obesità infantile tra 0 e 6 anni

bambino e ciboPartito nel 2010 e promosso dal Ministero della Salute, il progetto si prefigge di sensibilizzare i genitori, attraverso i pediatri di famiglia, su come prevenire l’obesità infantile.

Tale sensibilizzazione si basa su alcune azioni, tutte supportate da studi scientifici che ne attestano la reale efficacia, che i genitori dovrebbero mettere in atto nei confronti del bambino e, in alcuni casi, anche di loro stessi. Non è infatti pensabile che un bambino adotti un comportamento difforme da quello che osserva quotidianamente nel suo ambiente familiare.

Le azioni importanti sono 10 inserite in un programma educativo strutturato; ai genitori si chiede di adottare correttamente il maggior numero di indicazioni (almeno 7 su 10).

  • Allattamento al seno – protratto almeno fino al 6° mese (quando possibile anche fino al 12°) in quanto dimostrato che ciò abbassa l’incidenza di obesità infantile
  • Svezzamento – introduzione di cibo e bevande complementari al latte materno, ad eccezione di acqua, non prima del 6° mese di vita
  • Apporto proteico – controllato e non eccessivo nei primi 2 anni di vita; un eccesso di proteine in tale periodo di vita aumenta il rischio di obesità infantile
  • Bevande caloriche – evitare fino ai 6 anni bevande contenenti zuccheri (acqua, te e tisane zuccherate, bibite gasate, succhi di frutta)
  • Biberon – sospenderne l’utilizzo entro il 12°-24° mese di vita; dopo i 12 mesi il rischio di sovrappeso aumenta del 3% per ogni mese d’uso, inoltre non favorisce una corretta regolazione del senso di sazietà e mette a rischio la salute dentale
  • Mezzi di trasporto – abbandonare l’uso del passeggino a 3 anni; limitare lo stazionamento del bambino nel carrello della spesa; evitare auto e tricicli elettrici; privilegiare l’abitudine di andare a scuola a piedi
  • Controllo del BMI – dai 2 anni controllare ad ogni visita pediatrica l’andamento di peso e altezza ed il relativo Indice di Massa Corporea, secondo le tabelle specifiche per l’infanzia; attenzione se aumenta prima dei 6 anni
  • Sedentarietà – far muovere il bambino il più possibile fin dai primi mesi di vita; favorire i giochi di movimento; evitare di tenerlo troppo a lungo seduto; non metterlo davanti alla TV prima dei 2 anni e, successivamente, non superare le 8 ore settimanali di TV/videogiochi/schermo di qualsiasi tipo; quando si mangia spegnere la TV
  • Giochi – stimolare al gioco e soprattutto a quello di movimento; scegliere attività ludiche motorie adatte all’età del bambino
  • Porzioni corrette – preparare piatti con porzioni adeguate all’età del bambino, utilizzando eventualmente l’Atlante Fotografico delle Porzioni

a cura dott.ssa Luisa Zoni
Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Nuovi colori e nuove energie per affrontare l'inverno

broccoliSettembre, ricomincia la scuola ed ecco che ricompaiono le classiche malattie “da comunità”. Tosse, raffreddori, pur senza costituire vere e proprie sindromi influenzali, tornano ad essere una compagnia stabile, soprattutto nei più piccoli. Le giornate si accorciano e il tempo cambia, arrivano il freddo e l’umido e sentiamo il bisogno di scaldarci. Gli alimenti invernali, sono tutti molto colorati: verdi brillanti, caldi arancioni, rossi intensi, gialli accesi ci riportano la bella stagione sulla tavola, non solo in termini di allegria, ma anche di salute prolungata, di energia necessaria alla ripresa di un’attività lavorativa, di studio per i ragazzi, intensa e faticosa. 

Questi alimenti sono importantissimi stimolatori e protettori del sistema immunitario grazie al loro elevato contenuto in vitamine, soprattutto quella C, minerali e oligoelementi come bromo, ferro, calcio, zinco magnesio e potassio, che intervengono nella produzione delle cellule del nostro sistema difensivo. Contengono inoltre importanti antiossidanti, sostanze che impediscono la morte cellulare e l’invecchiamento precoce dei tessuti. I più quotati sono gli agrumi: arance, pompelmi, mandarini, clementini la fanno da padroni sulle nostre tavole. Ma anche le meravigliose melagrane, rosse, succose e dolcissime, ricchissime in antiossidanti, vitamine C, A e B, importanti per il buon funzionamento del sistema nervoso, e acido folico, stimolatore del midollo osseo per la produzione di tutte le cellule del sangue e quindi ottimo nella prevenzione delle anemie. E’ sufficiente un bicchiere di succo di melagrana al giorno per coprire il 40% del fabbisogno giornaliero di vitamina C. Inoltre il succo di melagrana ha una buona azione antibatterica su alcuni batteri intestinali, come l’E. Coli, e su uno streptococco responsabile della carie (S. mutans). 

Altro re della stagione è il cachi, dolcissimo per il buon apporto di zuccheri semplici, morbido in quanto ricco di acqua, contiene vitamina C e beta-carotene, precursore della vitamina A, la cui azione viene potenziata dalla grande quantità di licopeni, ad azione antiossidante. Il buon contenuto in potassio e in fibre regola e protegge la flora batterica intestinale. E’ un frutto molto adatto ad essere consumato come merenda pomeridiana, piuttosto che a fine pasto. 

I kiwi forniscono vitamina C, acqua e una buona quota di fibre alimentari ottime per regolare la flora batterica intestinale, estremamente importante per il buon funzionamento del sistema immunitario. Le noci sono un altro frutto stagionale che andrebbe utilizzato quotidianamente, soprattutto nella colazione del mattino, per la loro ricchezza in proteine e omega 3, insieme a una fetta di pane integrale e un po’ di formaggio, oppure in una macedonia di frutta fresca. 

Non solo mele, quindi, che insieme agli agrumi sono sempre presenti sulle nostre tavole. Una merenda molto gradevole, soprattutto al ritorno dall’attività sportiva? Un fantastico centrifugato di mela, carota e limone, un vero e proprio ACE naturale, dissetante e decisamente più sano e meno costoso di quello comprato al supermercato. 

L’autunno ci regala anche meravigliose verdure, molte delle quali appartenenti alla stessa famiglia, quelle delle crucifere, cioè i vari tipi di cavolo: cavolfiore, cavolo verza, cavolo nero, broccoli, cavoletti di Bruxelles, cavolo rapa. Veri e propri ortaggi-farmaco, contengono clorofilla, importante per la protezione dalle anemie, un vasto gruppo di vitamine (A, tutto il gruppo B, a parte la B12, C, D, K, PP), minerali e oligoelementi e soprattutto zolfo, sotto forma di composti solforati, responsabili del caratteristico odore, che insieme ad indoli, polifenoli e flavonoidi costituiscono un valido sistema antiinfiammatorio e antitumorale. 

Le zucche, dalle forme bellissime, dolci e colorate ottime al forno, al tegame, come zuppe e anche nella preparazione di dolci, contengono vitamina A (l’intenso colore arancione è dovuto proprio ai carotenoidi, precursori della vitamina) e mucillagini che agiscono sulla funzionalità intestinale e i semi che oltre che apportare omega 3, come tutti i semi oleosi, sono anche ottimi vermifughi, buonissimi come stuzzichini (non salati) e fantastici per insaporire insalate e piatti di verdure. 

a cura dott.ssa Anna Paola Rosaspina
medico chirurgo, specializzata in alimentazione
e medicine non convenzionali, nutrizione molecolare

Tra maggio e giugno un ortaggio davvero prezioso… ecco a voi l’Asparagus Officinalis

asparagoL'asparago o asparagio è un ortaggio di vita e fama millenaria…

Venne scoperto in Asia Minore circa 2000 anni fa e introdotto nel Mediterraneo dagli Egizi; piaceva così tanto ai Romani che già nel 200 a.C. venivano messe appunto le migliori coltivazioni di questo splendido frutto... e costruite navi apposite solo per la raccolta, chiamate per l'appunto, “Asparagus”.

Oggi giorno, la maggior parte di noi, conosce le grandi proprietà diuretiche degli asparagi ma ancora in pochi sono al corrente di quanto questo ortaggio contribuisca a migliorare condizioni a volte dolorose come calcoli renali, idropsia, gotta e reumatismi.

Alcuni studiosi ritengono inoltre che l'asparago sia ottimo per sollevare l'organismo da fastidiosi disturbi come l'eczema.

Tali peculiarità sono dovute, essenzialmente, alle sostanze biologiche dell'Asparagus Officinalis, prima tra tutte ovviamente l'abbondante Asparagina, come amminoacido, ancora i sali di potassio, di magnesio, di calcio, l'elevata quantità di vitamina A e di acido folico e molto di più. 

La composizione chimica così preziosa degli asparagi, li rende unici e inconfondibili soprattutto durante l'orinazione... nel processo di degradazione dei componenti infatti vengono prodotte sostanze come tioli e tioesteri, ovvero zolfo che imprime un caratteristico colore e odore all' urina.

Per tale motivo, l'assunzione di asparagi è indicata per la dieta alimentare dei bambini e ancora di più per quelli di sesso maschile, previene infatti le infezioni urinarie.

Purtroppo gli asparagi biologici hanno vita breve... li troviamo solo tra Maggio e Giugno ma questo è tipico della Natura, quando fa un qualcosa di così buono, nutrizionalmente parlando, ce lo regala sempre per poco tempo.

Preparandoci ad avere un corpo più leggero e sano per l'estate, lo consiglio per gustosi pasti freddi con tonno e pomodoro o caldi come risotti o vellutate. 

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
Biologa-Nutrizionista

Papà, mi compri un gelato?

bambino che mangia gelatoUno dei ricordi più belli che ho è quando da bambina per la festa di S. Giuseppe, il 19 marzo, riaprivano i chioschi dei gelatai.  Durante la settimana avevamo diritto a un piccolo gelato, mentre la domenica pomeriggio potevamo prenderne uno grande.  Sicuramente questa regola, allora, era dettata principalmente da motivi economici, oggi invece ciò che spinge di più ad essere morigerati è l’apporto calorico. 

La storia del gelato parte addirittura dalla preistoria, gli uomini primitivi conservavano bacche, frutti secchi e pezzi di carne in buche piene di neve, ma il gelato come tale, come lo conosciamo oggi,  proviene dalla Sicilia grazie alla dominazione araba e da qui poi si espande in tutta Europa e poi nel mondo come uno dei migliori prodotti “made in Italy”.

Il gelato può essere artigianale o industriale. 

Il gelato artigianale è solitamente fresco, prodotto generalmente dallo stesso rivenditore, con un minore contenuto in grassi e aria. Generalmente come ingredienti base ha il latte, lo zucchero e la panna più a volte anche una certa percentuale di latte magro in polvere per rendere il composto più cremoso e stabile.  La miscela base verrà pastorizzata per evitare contaminazioni batteriche. A questi ingredienti verranno poi aggiunti gli altri ingredienti che caratterizzano il gusto, tipo il cacao o il caffè o altro. Dato il contenuto in grassi e zuccheri, sarebbe meglio limitarsi a consumarlo 1-2 volte a settimana, mentre come merenda pomeridiana sono molto più consigliabili i sorbetti. Naturalmente questo tipo di gelato non è consigliato a chi soffre di intolleranza al lattosio, lo zucchero contenuto nel latte.

Nel sorbetto, gelato artigianale a base di acqua e frutta, non sono contenuti latte e derivati, o non dovrebbero essere presenti,  quindi consigliabile agli intolleranti al lattosio. Di solito gli zuccheri aggiunti dovrebbero corrispondere al 25% del totale, la frutta dal 25 al 60%.

Spesso confusa con il sorbetto è la granita, dolce freddo a base di acqua, zucchero e un succo di frutta o altri ingredienti come mandorla, pistacchio, caffè o cacao. Risulta più granulosa rispetto al sorbetto, anche se in alcune regioni è praticamente sovrapponibile al sorbetto.

A differenza di gelato e sorbetto, nella sua preparazione non richiede aria soffiata e la gelatura degli ingredienti viene fatta per gradi e sotto continuo movimento in modo che l’acqua non si separi dagli altri ingredienti sotto forma di cristali di ghiaccio.
Con pazienza può anche essere fatta in casa, anche senza gelatiera, mettendo in freezer o nello scomparto del ghiaccio la frutta fresca e di stagione, già pulita e tagliata in pezzi, il tempo necessario perché si indurisca un po’ senza congelarsi, poi frullarla, riporla nuovamente in freezer per un po’ e poi rifrullarla fino ad avere la consistenza desiderata.  In mancanza di frullatore, può essere fatta una purea di frutta, poi posizionata in freezer e periodicamente mescolata con attenzione fino a raggiungere la consistenza della granita. Se fatta in casa, utilizzando solamente frutta fresca e un po’ di succo di limone e poco o niente zucchero aggiunto, si ottiene un alimento molto salutare, che può essere consumato anche tutti i giorni come merenda o come dopocena.

Il gelato industriale invece viene preparato molti mesi prima del consumo, con l’impiego di latte in polvere, succhi di frutta concentrati e additivi come coloranti, emulsionanti, stabilizzanti e aromi. Vengono detti anche “soffiati” per l’introduzione di aria gelata durante la produzione.

Distribuiti in luoghi anche lontani da quelli di produzione, necessitano del mantenimento della “catena del freddo” per non subire variazioni delle loro caratteristiche.

Come per i gelati artigianali a base di latte, anche quelli industriali non sono consigliabili per un consumo quotidiano, contenendo zuccheri semplici e grassi che andrebbero ad “appesantire” la dieta senza apportare nutrienti importanti.

a cura dott.ssa Anna Paola Rosaspina
medico chirurgo, specializzata in alimentazione
e medicine non convenzionali, nutrizione molecolare

Latte e formaggi? Si grazie, ma di mucche "A2"

muccheCome spiega il dottor Woodford, insegnante presso l’Università Lincoln della Nuova Zelanda, il latte, oltre ad acqua, si compone di grasso, siero e solidi lattei (tra cui proteine, lattosio ed altri zuccheri). 

La beta-caseina è una proteina molto importante di cui esistono in natura due tipi, definite A1 e A2, le cui differenze dipendono dal patri- monio genetico delle mucche.

Il frammento di proteina A1 è nota come beta-casomorfina 7 (BMC7) e, essendo un oppioide, è grave- mente nocivo per l’organismo e sembra essere responsabile di nu- merose intolleranze al latte. Secon- do alcuni studi la BMC7 sarebbe la causa di diverse malattie autoimmunitarie e del diabete “giovanile”. 

La BCM7 sarebbe collegata a danni neurologici particolarmen- te evidenti in soggetti autistici e schizofrenici,  oltre  a  predisporre a dislessia o a disturbi dell’apprendimento. Ciò dipende dall’in- fiammazione dei vasi sanguigni danneggiati e può portare coin- volgimenti ubiquitari nell’organismo. E’ ben noto che soggetti che ingeriscono la BMC7 siano più predisposti ad accumulare muco denso ed annesse complicanze (quali rino-sinusiti, bronchiti, tosse, adenoiditi, ecc...) nelle mucose respiratorie. Ricercatori Neozelandesi dimostrerebbero che il latte umano contiene meno dell’1% di BMC7 rispetto al latte di una mucca di “tipoA1”. In soggetti sani questa proteina, una volta ingerita, non dovrebbe riuscire ad attraversare la mucosa intestinale ma, in seguito alla presenza di disbiosi e/o di malattie che vanno ad alterare la normale permeabilità delle pareti, le sue molecole vanno a confluire nel torrente circolatorio, innescando i problemi prima citati. I neonati sono particolarmente suscettibili alla BMC7 in quanto il loro delicato intestino è più permeabile alle grosse molecole proteiche: ciò agevola l’assorbimento del colesterolo materno, importantissimo per la loro crescita. La BMC7 riduce la normale motilità intestinale, provocando stipsi e quadri di malassorbimento causati dal danno della mucosa stessa, facilitando l’insorgenza di varie in- tolleranze, prima fra tutte quella al lattosio. Si consiglia così alle mamme di prolungare il più possibile l’allattamento o, al massimo, di utilizza- re il latte di mucca A2. 

Non è ancora certo se la BMC7 rappresenti un problema nei latticini, ma in Francia e Nuova Zelanda si producono formaggi con latte di mucche A2. Tuttavia un soggetto sano, con la mucosa intestinale integra, che segue una dieta varia ed equilibrata, non assorbe significative quantità di BMC7. Quindi una cura attenta del proprio intestino è basilare. E’ importante fare largo uso di probiotici e prebiotici per mantenere un’equilibrata eubiosi intestinale e consumare moderatamente qualsiasi cibo, in particolare i latticini.•

a cura dott. Mauro Stegagno
medico chirurgo, specialista in Cardiologia e Medicina Interna,
esperto in Omotossicologia,  Agopuntura, Kinesiologia

Alimentazione e obesità infantile... facciamo attenzione

bambino con paninoCari lettori. In questo articolo vorrei porre alla vostra attenzione un problema sociale molto serio. L’obesità infantile. Non dobbiamo trascurarlo e non sottovalutare il problema. Molti ragazzi paffutelli, nella nostra concezione sociale, sono in salute e stanno bene. Non crediate che nella fase di crescita perderanno peso o dimagriranno.

Le statistiche ci dicono che una bambina, o bambino, in sovrappeso od obesa sarà un uomo od una donna al 90% obesa od in sovrappeso. La fase che va della pubertà alla maturazione mette un timbro al nostro metabolismo. Come eri prima dello sviluppo così sarai nella tua vita.

A volte consiglio ai miei piccoli pazienti delle semplici analisi del sangue, che ci danno uno stato del funzionamento del metabolismo. Quando vedete un bambino che mangia in continuazione, che ha sempre fame, non è lui che è goloso. C’è qualcun altro che gli dice di avere fame. Il senso di fame parte dal cervello, quando gli mancano certi nutrienti. E’ il cervello che manda certi stimoli. Per cui è meglio far cambiare subito le abitudini alimentari ai nostri ragazzi, fino a che siamo in tempo. 

Di seguito alcune indicazioni che potrete mettere in pratica fin da subito, in maniera facile, semplice ed economica, per far cambiare stile di vita ai vostri ragazzi. E perché non a voi genitori? Applicare con costanza e determinazione questi accorgimenti permette anche di contenere gli attacchi di fame "nervosa", che spesso con le emozioni c'entrano poco, mentre con un modo sbagliato di alimentarsi molto di più.

Sostituite il latte della colazione della mattina con una colazione a base di un piccolo sandwich con dell’affettato magro. Integrato da una frutta. Questo tipo di colazione farà si che il nostro ragazzo sia sazio più a lungo e non arrivi all’ora di pranzo affamato come un lupo. Eviterà di fare la merenda a metà mattina perché non ha fame. Semplicemente. Sostituite la merenda di metà mattina con una frutta od uno yogurt, invece dei pezzi di pizza. 

Fare una colazione ricca e abbondante. Una sana colazione deve prevedere una quota di carboidrati, proteine e fibre. E diffidate chi vi dice che per colazione latte e cerali vanno bene. Una giusta quota proteica a colazione è fondamentale per sentirsi sazi a lungo, evitare il languorino di metà mattina e gli attacchi di fame nervosa. Un bel panino, come quello che fareste nel pomeriggio, con un frutto, è la colazione ideale. 

Sostituire i cereali raffinati (pasta, pane, biscotti, dolci ecc.)  con quelli composti di farina integrale. I cereali integrali sono assimilati più lentamente e, quindi, a differenza di pane e pasta "bianchi", non provocano brusche impennate dei livelli di glicemia. Questo effetto si traduce in un miglior equilibrio nella produzione di insulina, l'ormone coinvolto nel metabolismo degli zuccheri, che così vengono più agevolmente convertiti in energia, anziché essere immagazzinati sotto forma di depositi di grasso. Danno un senso di sazietà maggiore, evitano attacchi di fame tra un pasto e l'altro ed aumentano la quota di fibre grezze che aiutano l'intestino. 

Introdurre spuntini a base di frutta fresca, secca o verdura cruda, scegliendo ove possibile di consumarle intere. Come i cereali integrali, frutta e verdura assicurano all'organismo un buon apporto di fibre, che contribuiscono, in modo scientificamente provato, al controllo del peso corporeo. Le fibre hanno un elevato potere saziante, rallentano l'assorbimento di grassi e zuccheri e migliorano anche il transito intestinale. Sgranocchiare una mela, un paio di carote, un finocchio, mandorle od arachidi non salate a metà mattina o per spezzare lo spuntino del pomeriggio, invece di snack a base di cracker e merendine industriali, è una sana strategia per evitare di arrivare a pranzo e a cena accecati dalla fame. Cucinate le verdure come piacciono ai nostri ragazzi. 

Imparare ad associare a ogni pasto proteine e carboidrati in proporzioni equivalenti, fin dalla prima colazione. Il consumo di proteine mantiene alto il senso di sazietà del pasto e non permette di perdere massa magra. Anzi, aiuta a bruciare i grassi. Oltre alla carne e al pesce, garantiscono un'interessante quota proteica anche la frutta secca e i legumi. Eccellenti sono, sotto questo profilo, le uova (che non è vero che aumentano il colesterolo). Vi ricordate del famoso ovetto sbattuto della mattina che faceva la nonna? Bene, sostituite lo zucchero bianco con il fruttosio, ed avrete una eccellente colazione per i nostri bambini. 

Evitare l'uso dello zucchero raffinato. Non ci si rende conto che ogni cibo che mangiamo, ha una quota di zucchero, o carboidrato, sotto varie forme di somministrazione. Il nostro corpo, in situazione di salute e normalità non ha bisogno né di zucchero né di sale. In ogni cibo che introduciamo, è presente il sodio. Intere popolazioni non usano il sale per insaporire i propri cibi così come non usano lo zucchero per dolcificare le pietanze. La grande distribuzione usa lo zucchero per rendere dipendenti da certi tipi di cibi e merendine. E’ presente ovunque, anche nei succhi di frutta non zuccherati. Meglio una sana spremuta casalinga. 

Masticare a lungo e con calma. Quante volte? Indicativamente molte di più, tante, rispetto a quello che fate abitualmente, per ogni boccone, mettendo giù le posate tra un boccone e il successivo. Sviluppate un nuovo rapporto col cibo. Assaporatelo a lungo tra le labbra. Percepitene il sapore sulla lingua. Masticate bene e lentamente. Dedicate a ognuno dei tre pasti almeno mezz'ora e non abbandonate la tavola prima. Mangiare velocemente porta all'obesità, indipendentemente dell'apporto calorico totale, come ha scoperto uno studio giapponese dell’Università di Nagoya nel 2006. Imparate ai vostri figli che si mangia senza televisione perché è un momento della giornata che va rispettato. 

Bere un bicchiere di acqua prima dei pasti. Una ricerca scientifica recente, ha confermato che coloro i quali bevono prima di ogni pasto un buon bicchiere di acqua, assumono meno calorie ad ogni singolo pasto. Primo perchè sazia, secondo perchè si assume meno cibo. Un buon bicchiere di acqua prima di ogni pasto, ci aiuterà a tenere sotto controllo il peso. Fatelo come sana abitudine per i più piccoli. 

Spero che questi semplici consigli vi facciano capire come con dei piccolissimi cambiamenti aumentino di molto le qualità benefiche della dieta e si proteggono i nostri piccoli da quel brutto male che è l’obesità ed il sovrappeso.•

a cura prof. Angelo De Martino
nutrizionista

Nutrirsi biologico: è vero benessere per l'organismo?

biologicoChe un prodotto biologico faccia business è cosa appurata, questo perché è un’icona per il Bello e il Sano tanto da considerarlo un vero e proprio status symbol.

Per quanto riguarda gli alimenti coltivati con metodiche che rispettino una qualifica biologica del prodotto stesso, è semplice riconoscerne l’autenticità tramite delle normative ferree della Comunità Europea, proposte, approvate e garantite in primis proprio dall’Italia. Il Nostro Paese è infatti quello che ha le normative più rigide sulla coltivazione, produzione, smi- stamento e conservazione dei prodotti alimentari non a livello europeo ma a livello mondiale! E’ anche quello però che soffre di più per la frode e la truffa alimentare e non solo da parte dei Paesi membri ma da grandi nazioni come Usa, Russia e Cina. 

Parlando esclusivamente del prodotto agroalimentare, certamente fornisce salute a rischi quasi zero; ciò è appunto dovuto al sistema di coltivazione che prevede l’assenza di organismi geneticamente modificati (OGM), all’in- troduzione di biodiversità, al non utilizzo di fertilizzanti chimici, alla coltivazio- ne a rotazione e suoli lontani da possibili fonti inquinanti. 

Questi requisiti sono ovviamente esosi e producono “frutti” in numero deci- samente più basso; di conseguenza il costo di un prodotto che affronta questo tipo di iter è sicuramente sì più caro ma ricco di sostanze micro e macro-nutritive qualitativamente più nobili. E sicuramente privi di quei rischi tanto comuni ai prodotti che subiscono una “produzione spinta”. Ebbene sì mangiando biologico le percentuali di rischio di essere affetti da intolleranze è decisamente basso. 

Molti si chiedono se siano vere o meno le intolleranze ormai a svariati pro- dotti alimentari e perché ci siano solo ora ed eventualmente come combattere quei fastidiosi disagi che ne scaturiscono come meteorismo, stipsi o al contrario colite in casi più gravi rush cutanei, eczemi e lesioni somatiche vere e proprie.

La risposta degli studiosi è chiara in merito; la causa è la coltivazione veloce, l’utilizzo di sostanze chi- miche e nocive come i pesticidi e i coloranti e sostanze sinte- tiche utilizzate per prolungare ed esaltare le proprietà organolettiche dell’alimento. Non è altrettanto fa- cile la diagnosi e la soluzione del problema. Normalmente si espone il disagio fisico a uno specialista affinché si abbia un’anamnesi pa- tologica corretta poi si esegue un test per le intolleranze rigorosa- mente dal sangue (questo garanti- sce validità scientifica) e si elimina- no i prodotti inquisiti per un lasso di tempo che lo specialista stesso raccomanda.

Si potrebbe dire decisamente di più… C’è realmente un mondo sul biologico e ancora di più nel sen- so più alto della parola alimento o di quella nutrire... “Noi siamo realmente ciò che mangiamo” e sarebbe bene non scordarlo mai... Oggi lo è ancora di più grazie a “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, il tema principale dell’Expo Milano 2015.•

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
nutrizionista

Il Biologico: un antico metodo di produzione in armonia con la terra

orto biologicoPer migliaia di anni l’uomo è vissuto in armonia con la natura nutrendosi degli alimenti che la terra gli offriva nel normale succedersi delle stagioni, un modo di vivere dal quale, soprattutto nel corso degli ultimi decenni, ci siamo sempre di più e in fretta allontanati. Il Biologico tenta di recuperare questa frattura fornendo cibi senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi e migliorando l’ambiente attraverso la riduzione dei livelli di inquinamento di acque e terreni. Un nuovo e allo stesso tempo antico metodo di produzione di cui non si possono fornire dati certi su eventuali vantaggi per la salute, perché formato per la prima volta in Europa nel 1991. Insomma, occorre tempo per studiare a fondo la materia, ed è giusto farlo, come è giusto suggerire che il cibo Convenzionale non rappresenti proprio un modello di virtù, con i suoi allevamenti intensivi e l’eccessivo uso di prodotti chimici nella coltivazione e conservazione degli alimenti. 

A chiarire ancora meglio, un esempio concreto: per una donna in gravidanza è più salutare nutrirsi di cibi con bassi residui di pesticidi e sostanze chimiche o la cosa è ininfluente per lei e chi custodisce in grembo? Risposta facile ma non esaustiva. C’è l’altra faccia della medaglia: se è vero che il Biologico sia migliore del Convenzionale, comunque la scelta non previene di per sé le malattie, più legate alle caratteristiche individuali di ciascuno e alla tolleranza verso i diversi tipi di cibo, Bio o no che siano. Tornando alla ancora purtroppo scarsa certificazione ufficiale, i pochi riscontri per ora in nostro possesso sono in ogni caso incoraggianti: uno studio del 2005 dimostra che le tracce di agrofarmaci (sostanze di origine anche sintetica che si usano nella cura delle piante) contenuti nelle urine dei bambini scompaiono dopo pochi giorni dall’inizio di una alimentazione Biologica, e non è cosa da poco! 

Altre ricerche invece attestano la presenza di quantità superiori di antiossidanti e nutrienti. Anche in questo tipo di produzione, tuttavia, ci può essere un 5% di ingredienti di origine convenzionale e, dal Gennaio 2009, la presenza di uno 0,9% di OGM (organismi geneticamente modificati), esclusi dalle normative precedenti. Per concludere, si può affermare che i prodotti a marchio biologico, da non confondere con quelli a dicitura “naturale”, seguono una serie di norme che garantiscono tranquillità al consumatore. Se poi si vuole raggiungere un grado ancora più alto di sicurezza troviamo il tempo per una salutare scampagnata, chissà non si incontri qualche contadino felice di offrirci i sani prodotti della sua vigna, a pagamento s’intende, soldi ottimamente spesi! •

a cura dott.ssa Emanuela Ferrari 
Biologa Nutrizionista

Noi siamo ciò che mangiamo... ma "come" mangiamo?

bambina stupitaLa frase del famoso filosofo Feuerbach evidenzia quanto l’alimentazione e la nutrizione siano per noi determinanti. Mangiando, introduciamo qualcosa di “estraneo” nel nostro organismo, lo digeriamo, lo assimiliamo e lo elaboriamo, rendendolo così parte strutturale di noi. Ogni cultura, ogni paese, ogni singola famiglia ha un rapporto col cibo unico e personale: lo sanno bene i sanitari che assistono le persone in coma invitando, appena le condizioni cliniche e le strutture di ricovero lo consentono, i familiari a cucinare i cibi abituali domestici nella stessa stanza in cui è il degente. L’odore del cibo, infatti, raggiunge il cervello immediatamente e senza filtri (come accade, invece, per gli altri sensi) e stimola quei neuro- ni legati ai ricordi che, a loro volta, si connettono alla corteccia cerebrale, favorendo il recupero di funzioni danneggiate se ancora parzialmente attivabili. Lo sanno anche gli immigrati di ogni tempo e luogo: la nostalgia di casa e l’identità personale ed etnica passano dal cibo “proprio”, ripropo- nendo i piatti tipici con una forza e pervicacia fenomenali, tale da rendere le varie cucine “etniche” (in primis quella italiana che ad inizio ‘900 invase le Americhe) interessanti anche per i nativi. Ma cosa c’entra questo con i nostri figli e con noi? In realtà è una domanda che dobbiamo porci, alla luce delle trasformazioni che i tempi ed il commercio ci impongono. Sono soprattutto due gli aspetti critici da considerare: l’omogeneizzazione dei sapori e la “infantilizzazione” delle consistenze dei cibi. La memoria del cibo ce la costruiamo nei primi mesi ed anni di vita, annusando e mangiando. Nei piccoli centri rimangono vivi come abitudini quotidiane cibi e preparazioni molto diversificate tra loro anche quando sono simili di base.

Nelle città più grandi queste informazioni sono in parte perse ma a ciò si aggiunge anche una iperprotezione del bambino: lo si copre di più, lo si porta meno fuori all’aria aperta, gli si forniscono sempre più tardi ali- menti diversificati, gli si somministrano prodotti poveri di sapore, si riduce la gamma dei gusti proposti nella prima infanzia a 2 soli (dolce – soprat- tutto – e salato). E poi ci si meraviglia se il bambino, in seguito, non vuole neppure assaggiare tanti cibi diversi. Di fatto – anche se con buoni propositi si impoverisce la persona di risorse e nutrimenti, rendendo monotono nutrirsi.

Non sono, però, solo i sapori a definire le qualità di un cibo ed il valore a cui si riferiva Feuerbach. Anche la sua consistenza gioca un ruolo  determinante  nello  sviluppo dell’individuo. È utile rammentare che  l’essere  umano  appartiene al regno biologico degli animali ed è un animale “onnivoro”. Ciò significa che si è costruito nei millenni a noi antecedenti grazie alla capacità di consumare tutto quello che trovava disponibile per la sopravvivenza: semi, tuberi, radici, carni di terra ed acqua.

“Aggredire” un cibo duro da masticare (un pezzo di pane, un trancio di carne, un vegetale crudo) consente lo sviluppo di due aspetti: la forza mu- scolare dell’apparato buccale e la capacità di sperimentare la forza fisica a partire da gesti di sopravvivenza. Lo vediamo anche in natura: una volta svezzati i piccoli, in genitori portano loro cibi da sperimentare più grossi o vivi, in quanto lo sforzo per conquistarsi il cibo allena le loro capacità di sopravvivere nell’ambiente e ne tempra il carattere.

Ma, se nel mangiare non alleniamo più queste caratteristiche, rischiamo di perdere alcune capacità di gestire il rapporto con il nostro ambiente emo- tivo, se non con quello reale esterno solo in parte addomesticato.

Nel nostro sistema di alimentazione, infatti, osserviamo la sempre mag- gior diffusione di alimenti “morbidi” per qualsiasi fascia di età. Ai bambini a cui spuntano i dentini si danno da masticare gli anelli di plastica morbida e non i pezzi di pane duro di una volta (sforzo + sapore = collegamenti neu- rali importanti), più avanti consumiamo i panini a bauletto o da hamburger e non il pane toscano o pugliese o locale di un tempo (più consistenti), le carni elaborate in forma tritate o comunque tenere, i biscotti, le merendine e le torte pronte preparate con un numero di ingredienti assurdo (non i semplici farina, zucchero, uova, burro e lievito: 5 soli ingredienti per delizie di tutti i tipi!) tanto spugnose che non generano sforzo per consumarle.

Ci stiamo avviando ad un sistema di prodotti commerciali proposti indistintamente per tutte le età quando, invece, dovrebbero essere limi- tati, come consistenze, agli infanti (per pochissimo tempo) ed agli anziani con problemi di masticazione; ed in generale, per le conseguenze nega- tive sull’apparato masticatorio (carie, malocclusioni, problemi gengivali), evitati per tutti.

Per concludere vi lascio con l’invito di far sperimentare ai bambini tutta la ricchezza dei cibi che la nostra grande tradizione culinaria italiana ci ha reso abituali – tra l’inventiva della povertà e la ricchezza delle scelta spar- se per la penisola – confidando che i millenni che ci hanno allenato alla sopravvivenza ci hanno dotato delle capacità di renderli parte di noi anche ora. Sminuire questo dono del passato è un limite di cui pagheranno lo scotto le generazioni future.•

a cura dott.ssa Luisa Zoni
medico, specialista in Scienza dell’Alimentazione, counselor relazionale

Antiche merende tra cibo sano e buone coccole

bimba che impastaTutti custodiamo nella memoria i ricordi dell’infanzia quando la nonna con affetto e dedizione ci preparava una buona merenda. Ricordo l’aroma inconfondibile che si diffondeva dalla cucina quando mia nonna era ai fornelli. L’attesa significava recuperare il senso del tempo e della lentezza, quei sapori unici intrisi di sorrisi e affetto non li ho più ritrovati. Il tempo della merenda diventava un momento di condivisione di idee e di confidenze perché lei sapeva ascoltare e sapeva essere saggia naturalmente.  Aveva vissuto un tempo lontano dove si “campava” con poco. Vorrei proporvi oggi un po’ di quelle squisite merende intramontabili per sapore e genuinità. 

La mia preferita era la pizzetta fritta con lo zucchero. Dall’impasto del pane ne toglieva un po’, lo lavorava con le mani per formare una pizzetta e la friggeva nell’olio bollente, appena cotta la cospargeva di zucchero. Poi c’era il pane e pomodoro: i pomodori maturi da lei piantati e raccolti “strofinati” ben bene sul pane fresco conditi con sale e abbondante olio. La versione dolce era pane olio e zucchero. Era bravissima anche a prepara- re marmellate con ogni genere di frutta spesso quella che maturava e non veniva consumata. Doveroso era pane burro e marmellata. I piatti classici della tradizione mediterranea erano il suo forte. La minestra di fagioli e pasta fatta in casa era uno di quelli. Quando bolliva i fagioli in precedenza ammollati tutta la notte mi proponeva sempre la fettina di pane bagnata con l’acqua della bollitura dei fagioli condita con sale e olio.

Merende semplici ma sicuramente più sane delle merendine preconfezionate. Sarebbe bello riuscire oggi a ricreare “il tempo della merenda sana” con i propri figli, come momento di condivisione e di recupero del senso del tempo. •

A nonna Maria che mi ha dato tanto

a cura di Francesca Cristofari

 

Come rimediare agli abusi alimentari delle feste Natalizie

Tavola di nataleEbbene sì… anche questo anno il Natale è arrivato; si aprono le danze per giorni giocosi pieni di regali e soprattutto di cibo a volontà. Da sempre il Natale e la Befana sono i giorni più belli dell'anno per quella fascia di età chiamata infanzia e, aggiungerei, non solo. 

Inizialmente le feste in genere erano una rara occasione per i bambini non solo di trovare un pensierino tanto desiderato ma anche la possibilità di gustare leccornie di ogni genere. Oggi, anche se in parte la brezza di scartare un regalo è ancora mantenuta, non si può dire la stessa cosa per i dolciumi... il cioccolato e caramelle varie. 

Questi ultimi sono prodotti che imbandiscono le nostre tavole non solo nei giorni di festa ma sono l'emblema di un rito consolidato, ahimè quotidiano, e costume di una cattiva alimentazione. 

Per quanto riguarda l'alimentazione, il pericolo di eccessi non è tanto nei singoli giorni ma nel perpetuarsi di abusi nocivi. L'attenzione non deve essere rivolta solo a cosa o a quanto mangiare il giorno di Natale, bensì al come evitare una serie di eccessi durante l'intero periodo Natalizio, dalla Vigilia fino al primo dell'anno. Gli abusi alimentari non riguardano solo i ragazzi ma spesso e volentieri più gli adulti... genitori e nonni, figure chiave per modelli di vita sana anche e soprattutto in campo alimentare nei confronti dei propri figli e nipoti. 

Molti over-quaranta soffrono in modo silente di patologie alimentari come ipertensione, cardiopatie, diabete, soggetti con elevato contenuto di colesterolo nel sangue e altro ancora. 

Il consiglio è quello di limitare il consumo di pietanze, come fritti, ad alto contenuto calorico, o ancora prodotti elaborati con zuccheri raffinati e colesterolo, i dolci da forno con grassi di derivazione vegetali come la margarina con alto contenuto di grassi idrogenati, dannosi al pari dei grassi saturi. Per rimediare a questi abusi, indipendentemente dall'età, si deve bere un volume giornaliero elevato di acqua iposodica, assumere almeno tre frutti al giorno, limitare il consumo di sale e prediligere quello iposodico e quando possibile aiutarsi con tisane depurative al tarassaco, equiseto, betulla o anche aloe. • 

A cura dott.ssa Valentina De Matteis
Biologa-Nutrizionista

Uva... bianca o nera reginetta indiscussa di questa stagione

bimbo che mangia uvaL'estate è oramai alle spalle e mai come quest'anno i coltivatori d'uva sono preoccupati per la raccolta e indirettamente per la produzione dell'oro dolce che è il vino... Ebbene sì... scusate il simpatico gioco di parole, ma  mai frutto ha fruttato così tanto all'agricoltura del Nostro Bel Paese. 

L'Italia oltre a dar vita a ottimi vini produce innumerevoli e pregiate uve da tavola tanto da poterne vantare il primato. Tra le più conosciute ricordiamo le varietà come: Italia, Vittoria, Regina per le uve bianche e Moscato d'Amburgo, Red Globe e Rosada per le uve nere. 

L'uva si origina da una pianta chiamata genericamente Vitis vinifera, conosciuta semplicemente come Vite. Diversi studiosi non parlano di frutto ma di infruttescenza, questo perché il frutto è il chicco d'uva e il grappolo ovvero l'unione del raspo e dei chicchi insieme rappresentano l'uva. 

A livello Nutrizionale, l'uva è un alimento ricco d'acqua oltre l'80%, di zuccheri come fruttosio oltre il 15% e con un discreto contenuto in fibre 1,5% e sali minerali quali potassio, manganese, fosforo, rame e ferro. Possiede ancora un alto valore vitaminico, circa 6 mg di vitamina C e ancora quelle B1, B2, PP e A. L'impiego dell'uva e dei suoi derivati in cosmesi o ancora per cure di flebiti o anche come ricostituente elasticizzante di capillari e vene era risaputo già all'epoca dei Greci. 

Alle molteplici funzioni e peculiarità di questo frutto, la Scienza ci ha illuminato sulle molecole responsabili di tali benefici come i polifenoli per quanto riguarda la diminuizione dell'ossidazione degenerativa; il resveratolo contro le malattie cardiovascolari ed altre ancora.  

Gli unici soggetti che devono limitare l'assunzione d'uva sono i diabetici e gli ipertesi. I bambini in tenera età possono mangiare uva in larga quantità magari senza buccia perché fortemente ricca di cellulosa. Ancora per i bambini è utile insegnare a incidere gli acini (i semi) e non a deglutirli semplicemente perché sono la fonte più ricca di polifenoli e quindi di antiossidanti contenuta nell'uva.

Il mio augurio personale per il nuovo anno scolastico è raccontato in una vecchia favola di Esopo... “La Volpe e l'Uva” sperando che voi siate o diventiate più umili di noi “vecchietti”.•

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
nutrizionista
 

Smoothie, frozen yogurt, ghiaccioli di frutta… tanta fantasia per una merenda salutare a base di frutta!

spiedini di frutta e gelatoOramai è arrivata l'estate...le belle giornate e purtroppo anche il caldo afoso. In questi giorni è sempre più difficile trovare la merenda ideale per i nostri figli e nipoti.

Fino a qualche anno fa le nonne ci davano per merenda pane e sugo o ancora più semplicemente e genuinamente pane e olio…quello buono …quello extravergine d'oliva...

In questi ultimi due decenni sono cambiate diverse cose, anche il modo di far merenda...

Il gelato è presente tutti i pomeriggi soprattutto nelle calde giornate di luglio e agosto…e il peggio è che si tratta quasi sempre di prodotti industriali con scarsi valori nutrizionali; e durante il giorno abbiamo le bevande rinfrescanti, dai succhi alle varie qualità di bevande gassate come Coca Cola o Aranciata...fortunatamente però esiste ancora un distinguo per fasce di età. 

Generalmente i genitori tendono a scegliere merende sane come yogurt, latte e biscotti o ancor meglio frutta fresca per i figli da zero a tre anni, questo perché si avvalgono ancora del consiglio nutrizionale del pediatra. Mentre per quelli più grandicelli si tende ad assecondare i gusti dei figli cadendo a volte nell'errore di introdurre per spuntino merende non sane come patatine in busta, pizza o panini farciti, troppo "pesanti" a livello calorico. 

Ritornando al gelato in realtà può rappresentare la giusta via per una merenda sana ... attingendo però ad accorte varianti.

Per prima cosa il gelato deve essere rigorosamente fresco, artigianale, se fatto in casa meglio, preferibilmente con poco latte e più acqua da frutta di stagione che fornisce non solo vitamine ma anche sali minerali.

Sono ottime le macedonie, i ghiaccioli di frutta fatti da frullati di frutta fresca e acqua, e ancora gli Smoothie, ovvero frutta fresca omogenizzata con ghiaccio trito o frozen yogurt... una variante della famosa e passata "grattachecca"..

Anche i succhi di frutta possono essere delle buone merende ma un'ottima variante sono le centrifughe e non solo con frutta convenzionale ma anche con ortaggi ricchi di vitamina A ed E, pigmenti e flavonidi o ancora antiossidanti come il licopene contenuto nelle bucce del pomodoro, una centrifuga non solo salutare ma anche buona è quella di carote, mele e pera, per i bambini dai sei anni in su anche con una spolverata di cacao amaro zenzero e cannella... o ancora macedonia di fragole e banane senza zucchero e panna ovviamente! Di merende ideali e rinfrescanti ce ne sono diverse... basta avere quel minuto di tempo in più per prepararle e tanta FANTASIA! •

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
nutrizionista

Lo sapevate che 1 italiano su 100 è celiaco?

celiachiaLa celiachia è una delle intolleranze alimentari più diffuse, in crescente aumento. L’incidenza di questa intolleranza in Italia è stimata in un soggetto ogni 100 persone. I celiaci, per evitare problemi di salute che possono diventare molto gravi, devono eliminare totalmente dalla loro dieta il glutine, una proteina che si trova in alcuni cereali, che non ha un alto valore nutrizionale ma che conferisce elasticità agli impasti.

L’esclusione dalla dieta del glutine è spesso vista in modo negativo, perché causa molte limitazioni culinarie soprattutto nel nostro Paese dove si consumano pasta e pane in abbondanza. Frumento, segale, orzo, kamut, farro, avena sono cereali di uso comune nell’alimentazione moderna che contegono glutine. Mentre i cereali che i celiaci possono assumere sono grano saraceno, amaranto, mais, miglio, quinoa, riso, soia. Consumare di più questi cereali aiuta il celiaco a evitare il rischio di esagerare con proteine e grassi e ad assumere pochi carboidrati complessi.

Come fu scoperta la celiachia?

Già dal I secolo d.C. si cominciò a parlare di celiachia come una malattia diarroica. Successivamente ci furono altri studi, ma si dovrà attendere la metà del XX secolo perché siano chiarite le cause della celiachia, malattia dovuta all’ingestione di proteine del grano che danneggiano la mucosa intestinale.

Alcuni studiosi sostengono che la celiachia comparve quando l’uomo sostituì la sua dieta, prevalentemente a base di carne e frutta secca, con una dieta a base di grano, orzo e frumenti. Inoltre, col passare del tempo, nell’agricoltura sono state selezionate le varietà di cereali con una maggior quantità di glutine. Gli studi sulle cause e la cura della celiachia sono progrediti negli ultimi decenni anche se sono ancora molti gli interrogativi senza risposta. .

Informazioni tratte da "I perché della celiachia" a cura di Ulrike Raiser e dal sito www.celiachia.it

La celiachia che cos'è'?

bambino che mangia crepeLa celiachia è una malattia autoimmune dell'intestino tenue non ha quindi origine batterica o virale ma è favorita in soggetti predisposti geneticamente.

Il termine celiachia trova lontana origine, deriva infatti dal greco koilìa, ovvero addome, questo perchè il sintomo che manifesta tale patologia è un forte dolore al ventre,crampi e diarrea.

Il componente biologico e chimico che scatena una reazione a catena fino al proclamarsi di questa malattia autoimmune è rappresentata da una sostanza facente parte delle prollamine bene conosciuta con il nome di gliadina, alla base del glutine.

Al di là dei paroloni scientifici basta sapere in breve che le gliadine si trovano nel grano e la natura le utilizza come sostanze "collanti".

Si capisce facilmente quindi che la celiachia non è una malattia recente ma in realtà esiste da sempre solo che è stata scoperta qualche secolo fà e diagnosticata in maniera efficiente soprattutto in Italia solo negli ultimi decenni.

Recenti studi documentano in Italia circa 400.000 casi di individui affetti da celiachia e solo 60.000 circa di questi ultimi presentano sintomatologia.

Come accennato all'inizio, dietro la celiachia c'è una predisposizione genetica, le popolazioni colpite sono quelle caucasiche ed americane mentre quelle giapponesi,cinesi ed africane risultano quasi immuni.

Le gliadine introdotte con l'alimentazione provocano una reazione infiammatoria di origine allergica e quindi una risposta chimica di difesa a livello dell'intestino tenue ed in particolar modo dei villi intestinali. La risposta dei villi è linfocitaria di tipo T in gran parte ma anche B, da qui la definizione di malattia autoimmune.

La risposta autoimmune provoca l'atrofia dei villi, ciè sostanzialmente la morte cellulareprogressiva del tessuto intestinale.

Come conseguenze correlate si hanno dolori addominali, alta produzione di gas intestinali,mal assorbimento di sostanze nutritive fondamentali come ferro,acido folico,vitamine del gruppo B 12 ,vitamine D e altro ancora.

E' semplice intuire che tutto ciò può essere causa di spossatezza,indebolimento,anemia osteoperosi e che questi disagi aumentino esponenzialmenti se  i soggetti colpiti sono bambini dove la diagnosi è più difficile e  ritardi per la stessa posono portare al rallentamento della crescita..o ancora in individui affetti da iop o ipertiroidismo o ancora diabete.

Da qui si capisce bene che per evitare la risposta immunitaria e tutti i disagi annessi basta evitare che le gliadine la scatenino e quindi evitarle semplicemente nella dieta alimentare.

Questo breve sunto è doveroso per non cadere nella banale e noisa spiegazione che per lenire la celiachia basta non mangiare pasta e prodotti da forno o glutine senza sapere il perchè per i primi e soprattutto cos'è l'ultimo.

Per fortuna la natura in alternativa al grano ci offre altri cereali come mais, migliosorgo, teff, riso, zizania o altri come l'amaranto e la quinoa .

L'industria gastronomica ogni giorno propone prodotti nuovi , gustosi glutane- free.

Così fanno anche la case farmaceutiche che per compresse e simili scelgono film di rivestimento privi di gliadine.

Altri cereali come il mais, il miglio, il sorgo, il teff, il riso e la zizania, sono cibi considerati sicuri, così come gli pseudocereali come l'amaranto, la quinoa o il grano saraceno. Alimenti, non cereali, ricchi di carboidrati come le patate e le banane non contengono glutine e quindi non portano allo sviluppo dei sintomi.

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
nutrizionista

Abbuffate Natalizie... in 3 giorni le calorie di una settimana

tavola di nataleDa sempre le Feste Natalizie, Capodanno compreso, sono considerati i giorni dell’abbondanza nel senso più latino possibile del termine.

Un tempo infatti erano gli unici giorni di prosperità negli infiniti mesi di carestia e povertà… Oggi in realtà (crisi permettendo) è Natale tutti i giorni e per assurdo sarebbe bene fare il contrario, ovvero giorni di penitenzaalimentare e privazione… ma questa ovviamente rimane una mia mera fantasia. 

A partire dall’Immacolata per la maggior parte delle città italiane, passando per Santa Lucia per quelle del Nord, fino alla vigilia di Natale, al Santo Stefano, San Silvestro e il primo dell’Anno il nostro fisico sostiene in pochi giorni forti cambiamenti fisiologici dovuti in primis allo stress di giorni ed eventi così concitati e non da meno all’assunzione di surplus di calorie provenienti da fonti non sempre appropriate.

In questi giorni si tende a osservare usanze culinarie spesso ricche di condimenti grassi o idrogenati e si tende facilmente ad assumere grammature fin troppe generose di cibi elaborati.

Mediamente nei giorni di fuoco è stato stimato che una persona assume le calorie di una settimana in tre giorni.

Al di là dell’aumento di peso, è facile intuire i disturbi che tutto ciò può causare… Primo tra tutti l’indigestione, l’aumento di liquidi nei tessuti e di conseguenza anche di cataboliti e tossine come la CO2 (l’anidride carbonica),coliti , meteorismo, spossatezza a causa del carico epatico e ancora, in soggetti con patologie, l’innalzamento della curva insulino-glicemica, l’aumento di colesterolo e trigliceridi, disturbi per chi soffre di ipertensione e tanto altro ancora.

L’attenzione quindi non è rivolta a incriminare un cibo “colpevole”… non è la frutta secca, il cioccolato, i panettoni, il pandoro tantomeno le lasagne, i timballi, gli arrosti o l’alcool! Se proprio vogliamo un colpevole quello è la nostra avidità: il desiderio di possedere in questo caso cibo che rappresenta oggi giorno il bene a minor costo.

Basterebbe un po’ di buon senso e in realtà ogni giorno dell’Anno potrebbe essere Natale!

Ricordiamoci che negli ultimi anni in Italia per molti il Natale è uno strumento di misura per stimare la povertà del nostro Paese. Purtroppo sempre più persone oltrepassano il minimo reddito di sopravvivenza e fasce deboli come quelle di pensionati minimi, separati, genitori single usufruiscono quotidianamente di negozi di raccolta solidale e di mense della Caritas. 

Centri e link utili: www.caritasroma.it; Progetto Buon Fine Coop di  UniCoop Tirreno (ora anche del Lazio): vendita a basso costo di prodotti prossimi a scadenza; Supermarket Solidali; Fondazione Banco Alimentare del Lazio; EcoSolidarietà di Sant’Egidio; Città ecosolidale; Associazione la Speranza Onlus. • 

A cura dott.ssa Valentina De Matteis
Biologa-Nutrizionista

Siamo nell’era del biologico…cosa vuol dire?

A chiunque venga chiesto se il biologico piace la risposta è Sì…In realtà in pochi poi sanno fornire una spiegazione se non esaustiva, almeno esauriente di tale termine!

Senza essere tediosi, credo sia doveroso collocare la nascita di questo termine, oramai relativamente giovane. L’agricoltura biologica arriva in Europa negli anni '50, dopo la seconda guerra mondiale. Antesignani di questa tipologia di coltivazione furono Rudolf Steiner e l'inglese Albert Howard, fondatore di una scuola di coltivazione biologica in terra indiana.

Da allora, grazie anche a una crescente consapevolezza sugli effetti dell'alimentazione nella qualità della vita, i metodi e la diffusione hanno conosciuto una crescita continua.

Scegliere di nutrirsi unicamente con prodotti provenienti dall'agricoltura biologica significa percorrere la strada del benessere alimentare, in armonia con i tempi e le risorse che sono in natura.

I prodotti biologici, coltivati con il solo utilizzo di sostanze naturali, sono il frutto di un'agricoltura sostenibile e rigidamente controllata: il risultato è un'alimentazione che diventa stile di vita, consapevole scelta che viene portata avanti ogni giorno.

C’è da aggiungere però che un'alimentazione sana e naturale, che non preveda l'utilizzo di sostanze chimiche di sintesi come pesticidi e OGM, è cosa piuttosto recente.

Non tutto quello che circonda il biologico è realmente così “sano”… Purtroppo per molti il mondo bio rappresenta prima uno status, una moda, questo ha fatto sì che per altri sia fonte di semplice guadagno e pubblicità semplice, banale commercio, lucro.

Negli ultimi anni il business del bio è in così rapida ascesa a tal punto da creare “tarocchi” anche tra i prodotti alimentari. Piccole aziende che inspiegabilmente riescono a produrre quantità abnormi di prodotti alimentari … agriturismi che richiamano clienti con la produzione e l’offerta di prodotti biologici…

Tutto ciò implica una maggiore attenzione nella scelta dei prodotti, a partire dalla provenienza ma anche della metodica di coltivazione utilizzata.

Per ostacolare le frodi l’Unione Europea ha emanato norme rigide e istituito un marchio di riconoscimento per i prodotti biologici, rappresentato graficamente da una foglia con 12 stelline su uno sfondo verde. Facciamo attenzione a mangiare il vero biologico!

A cura dott.ssa Valentina De Matteis
Biologa-Nutrizionista

Scopriamo insieme la merenda ideale per i bambini

bambino che fa merendaQuante mamme tutti i giorni dicono: “dottore quale è la merenda ideale per mio figlio/a?” Anche se la domanda nasce spontanea, la risposta lo è decisamente meno.

Bisognerebbe intanto sapere l'età del bambino, se esegue attività fisica e soprattutto se soffre di allergie o intolleranze alimentari. Prima di disquisire su una eventuale merenda ideale chiediamoci: quale è il ruolo della merenda o dello spuntino?

E' quello di interrompere il digiuno tra due pasti principali, deve infatti saziare quanto basta per arrivare al pasto successivo, ingerendo quindi una quantità di calorie non troppo elevata. 

Dai risultati ottenuti in diverse indagini sul tema emerge la necessità di una corretta educazione alimentare non solo rivolta ai bambini ma anche e soprattutto alle famiglie. La famiglia esercita un'enorme influenza sul comportamento alimentare del bambino, difficilmente egli è protagonista diretto delle proprie scelte nutrizionali; può esprimere dei gusti, delle preferenze, ma la sua accettazione è comunque subordinata alle decisioni dei genitori. Un percorso di educazione alimentare rivolto alla prevenzione delle malattie cardiovascolari, dell'obesità e del diabete, malattie nelle quali la corretta alimentazione svolge un ruolo di primaria importanza, richiede di essere attuato sin dalla scuola dell'infanzia. La scuola è un luogo elettivo da cui far partire messaggi corretti, per riequilibrare il rapporto del giovane con l'alimentazione. 

Negli ultimi anni il Ministero della Salute e quello dell'Istruzione collaborano  per divulgare una corretta educazione alimentare rivolta a incentivare il consumo di merende sane a base di frutta e verdura.

Allo stesso tempo, l'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) ha stilato un decalogo per aiutare i genitori nella scelta più corretta dello spuntino. Riassumendo, l'INRAN consiglia di:

- fare spuntini da 120 fino a 200Kcal (a seconda dell'età del bimbo); merende che forniscano un apporto energetico tra il 5-7% del fabbisogno energetico;

- lasciare intervalli di due ore tra lo spuntino e il pasto principale;

- variare la merenda dalla frutta fresca di stagione o l'assunzione della stessa sotto forma di succhi freschi, gelati e simili;

- introdurre lo yogurt prima dei 10 mesi di età per abituare il bambino alle proteine del latte e scongiurare eventuali intolleranze;

- ostacolare una vita sedentaria e incrementare il gioco e il movimento in genere.•

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
biologo - nutrizionista

 

Gravidanza: meglio mangiare per due o due volte meglio?

donna incintaLa gravidanza rappresenta un’esperienza meravigliosa dove l’intero organismo di una donna si mette a disposizione per plasmare una nuova Vita. Durante la gestazione materiale prezioso come ferro, calcio e nutrimento in genere, indispensabili per l’accrescimento sano del feto, si attingono direttamente dalla mamma. 

Il modo corretto di alimentarsi in gravidanza è, come ovvio, soggettivo e dipende dalla condizione fisiologica e/o patologica specifica di ciascuna donna gravida. Ad esempio, donne gravide con anemia mediterranea, con diabete o con predisposizione al diabete gestazionale, ipertese, con allergie o intolleranze alimentari o semplicemente vegetariane dovranno seguire regimi alimentari decisamente diversi fra loro, ma sempre efficaci nel garantire un corretto stato di salute sia della mamma che del bambino.

E’ facile quindi intuire che un regime alimentare buono e corretto è indispensabile per garantire uno stato di salute giusto per il feto e la sua evoluzione e per quello della mamma e del suo ruolo come purpera.

Consigli utili da mantenere durante la gravidanza: a livello calorico c’è un incremento di circa 150 Kcal nel primo trimestre e di 300Kcal nel secondo e terzo trimestre. A livello nutrizionale, la faccenda è più complessa. L’apporto quantitativo e qualitativo di macronutrienti come protidi, lipidi e glucidi e quello dei micronutrienti come ferro, calcio, vitamine e altro, devono essere scrupolosamente monitorati.

E’ consigliabile infatti l’assunzione dell’acido folico anche nei tre mesi precedenti la gravidanza, e poi per tutta la gestazione e l’allattamento; ciò a garantire un corretto sviluppo del tubo neurale. Fondamentale è anche l’assunzione di sali minerali e vitamine reperibile in alimenti come insalate, sedano, carote e frutta.

Gli zuccheri semplici come i dolci sono sconsigliati mentre quelli complessi di riso, farro, orzo garantiscono, qualitativamente parlando, una buona fonte di energia.

Ancora per le proteine, sono preferibili quelle di carne bianca o pesce.

L’assunzione di alcool va eliminata, mentre la caffeina va fortemente limitata.

Infine è consigliabile una buona idratazione con acqua naturale e ricca in calcio o che almeno faciliti l'acquisizione  del calcio dagli alimenti.

La natura ci offre il meglio per la nostra esistenza, è quindi buona norma rispettare la stagionalità dei prodotti di frutta e verdura  per garantire a livello biologico e nutrizionale il meglio alla mamma e soprattutto al bambino, non solo in gravidanza ma ancor di più durante l’allattamento. •

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
nutrizionista

Fibre e legumi per la dieta di tutta la famiglia

fruttaIn questo articolo vorrei sottolineare l'importanza che hanno le fibre nell'alimentazione dei nostri ragazzi, così come l'uso dei legumi.

Questi alimenti non dovrebbero mai mancare nell'alimentazione dei ragazzi, dai primi periodi dopo lo svezzamento fino all'età adulta, aiutano l'intestino a mantenersi sano e apportano dei nutrienti essenziali. Le fibre alimentari sono sostanze indigeribili provenienti soprattutto dagli alimenti vegetali (frutta, verdura, cereali integrali e legumi).
La raffinazione delle farine così come le varie lavorazioni industriali utilizzate per la preparazione dei prodotti da forno (pane, biscotti, ecc.), sottraggono fibre all'alimento finale.
 
Perché gli alimenti ricchi in fibre sono un punto cardine per una sana alimentazione?
• Aiutano a combattere la stitichezza e a prevenire emorroidi e diverticolosi;
• Sono efficaci anche nella prevenzione del cancro del colon e di alcune malattie metaboliche, come diabete e ipercolesterolemia;
• Sono alla base di molte diete dimagranti, aiutano a mantenere sotto controllo l'aumento di peso;
• Hanno un effetto saziante, queste sostanze, rigonfiandosi, aumentano il senso di pienezza e sazietà.

Non dobbiamo far mancare almeno tre porzioni di frutta e verdura ai nostri ragazzi, a cominciare dalla colazione, che dovrebbe contenere prodotti integrali e senza zucchero aggiunto. Una buona colazione prevede fette biscotta integrali, marmellata senza zucchero e un frutto. Il tutto accompagnato da una spremuta di agrumi.
 
Altro importante e sano elemento della dieta mediterranea, che dovrebbe essere inserito almeno 2/4 volte a settimana nella nostra dieta, e in quella dei nostri pargoli, sono i legumi che possono essere consumati allo stato fresco, secco, surgelati e conservati. I legumi più usati sono i fagioli, i piselli, le fave (in determinati soggetti, le fave possono essere allergizzanti e quindi dare problemi), le lenticchie, i ceci, i lupini.

I legumi secchi sono un'ottima fonte di proteine, ne contengono infatti più del doppio dei cereali e più delle stesse carni, ma di qualità inferiore perché le proteine dei legumi, al contrario delle carni, non contengono tutti gli aminoacidi essenziali necessari per mantenere uno stato di salute adeguato. Infatti l'associazione legumi-cereali, o legumi carni, migliora la qualità proteica, questo è il motivo per cui l'uomo in tutto il mondo ha imparato a preparare piatti come pasta e fagioli, tonno e fagioli o ceci, riso e piselli, lenticchie e spezzatino, piselli e seppioline.

Impariamo a far mangiare e gustar, fin dalla tenera età, questi piatti ai nostri ragazzi: saziano, sono completi, sono facili da preparare e da conservare. L'elevato contenuto glucidico, carboidrati a basso e medio indice glicemico, conferisce ai legumi un buon potere energetico. I legumi sono anche tra gli alimenti vegetali più ricchi di calcio, hanno un contenuto apprezzabile di vitamina B1, Ferro e Potassio cosi come altri sali minerali. Vi ricordo che il ferro dei legumi e dei vegetali è in una forma non molto biodisponibile, e quindi per un buon assorbimento abbinarli a carne, sia bianca che rossa. •

a cura prof Angelo De Martino
docente in scienza della nutrizione umana

Come prepararsi ai malanni di stagione

bimboQuando l'autunno è alle porte e l'inverno si avvicina il cambio a volte rapido delle temperature e delle stagioni ci pone in uno stato di sensibilità fisiologica verso le classiche malattie stagionali. Raffreddori e influenze, naso che cola e febbricole sono in agguato e la natura, anche in questo caso, ci mette a disposizione i suoi prodotti, che devono essere presi in anticipo sia dai bambini che dalle future mamme.
 
Sono sempre più chiare ed evidenti le prove scientifiche che le abitudini alimentari acquisite nell'infanzia si mantengono tendenzialmente per tutta la vita. La famiglia, e soprattutto la figura materna, ha un ruolo fondamentale nell'influenzare le scelte alimentari dei nostri cuccioli. Cominciare con una bella spremuta di agrumi tutte le mattine o un frutto di stagione per avere un carico di vitamine utili in questi casi. Le spremute vanno bevute subito appena pronte, altrimenti le vitamine presenti si ossidano con l'ossigeno dell'aria e non sono più biodisponibili. Una tisana con rosa canina, tutti i giorni aiuta a proteggere i nostri bambini dai malanni stagionali (è una delle piante con la più alta concentrazione di Vitamina C ed è molto biodisponibile). Evitare di far assumere prodotti zuccherati o a base di farina bianca aiuta il nostro sistema immunitario a mantenersi forte. Merende sane, ricche di fibra (frutta, verdura, pane integrale) aiuteranno a far superare l'inverno senza problemi. E’ importante tenere sempre l'intestino in ordine, perché esso è la vera fabbrica dei nostri anticorpi, un intestino costipato o affaticato influenzerà negativamente la nostra risposta immunitaria contro i primi batteri e virus invernali.

Importante, sia per le future mamme che per i nostri piccoli, assumere al cambio di stagione, per almeno 15 giorni, un integratore di fermenti lattici (probiotici), utili a rinnovare la flora batterica e a far ripartire l'intestino. Un ottimo esercizio per il nostro organismo è seguire, un giorno a settimana, una dieta vegetariana a base di verdure cotte o crude, frutta di stagione, minestroni, zuppe di legumi. Si può aggiungere yogurt e parmigiano (20/30 gr. sia a pranzo che a cena). Questa alimentazione "alleggerisce" tutti i nostri sistemi funzionali, ci depura e detossifica, aiuta l'intestino e ci fa fare un carico di vitamine e sali minerali.

Un altro rimedio per rafforzare il sistema immunitario in modo naturale è far assumere ai nostri ragazzi un integratore che contenga almeno Echinacea, Propoli, Astragalo ed Uncaria, sotto forma di sciroppo o flacone, almeno 5 giorni a settimana, dal mese di ottobre in poi, per tutto il periodo invernale, con una pausa di due settimane ogni due mesi. Anche un bel cucchiaino di miele tutte le mattine, come antibiotico naturale, aiuta. Un ultimo consiglio: se vi piace, utilizzate l'aglio ogni volta che si presentano raffreddori e nasi gocciolanti, 4-5 spicchi di aglio al giorno vi aiuteranno. Non mangiatelo mai crudo, ma cotto nelle pietanze. Vi ricordo, comunque, che anche tutti i prodotti erboristici e fitoterapici devono essere sempre consigliati dal medico o da persona esperta e titolata. •

a cura prof. Angelo De Martino
docente in scienza della nutrizione umana

Spuntini salutari e gustosi per l'estate

bambini che mangianoL'estate si avvicina e molto spesso ci troviamo a fare degli spuntini fuori pasto. Non c'è cosa più deleteria per il nostro metabolismo e soprattutto per la nostra linea e salute che mangiare snack e merendine, piacevoli sì al palato, ma dagli effetti micidiali. E soprattutto per i nostri bambini e ragazzi, se sono in sovrappeso, gli spuntini giusti possono essere degli ottimi alleati contro la fame. Evitare di fare spuntini con cracker e biscotti, che sono a base di farina bianca e che non apportano nessun vantaggio nutrizionale. Preferire biscotti a base di farine integrali, di kamut o farro, che hanno un indice glicemico più basso rispetto alla farina bianca. Ogni spuntino dovrebbe fornire proteine, fibre e una buona dose di antiossidanti... Ecco alcuni spuntini veloci di circa 100 calorie:

Fragole o frutti di bosco con panna: una coppa di fragole con panna (preferibilmente montata senza zucchero, o se non se ne può fare a meno, con fruttosio) è un ottimo spuntino. Le fragole apportano una serie di vitamine e nutrienti importanti e le consiglio sempre la mattina a colazione. Si fa un carico di Vit C che aiuterà per la stagione invernale. Abituate i ragazzi a mangiarne almeno 4 o 5 tutte le mattine. I frutti di bosco, ricchi di polifenoli, sono un vero carico di antiossidanti per il nostro organismo. La panna aggiunge quel tocco di gusto in più! Attenzione però alle fragole che, in soggetti predisposti, possono essere allergeniche.

1/2 tazza di gelato: sorpresa! Il gelato, soprattutto se artigianale e con fruttosio, è ai primi posti nella nostra lista di snack a basso contenuto calorico. Apporta una minima quantità di proteine e calcio, soddisfa il palato e allontana la fame. Meglio se alla frutta!
2 tazze di popcorn: una/due tazze di popcorn preparare con il microonde apportano meno di 100 calorie, ma non dovrebbero essere salate. Se insieme ci mangiamo delle coste di sedano sono anche una buone fonte di fibre.

Ricotta e Melone: la ricotta è un concentrato di proteine, 1/2 tazza (100 gr) fornisce circa 10/12 gr di proteine, pochi grassi saturi e meno di 80 calorie. La possiamo abbinare a un quanto di melone e così abbiamo ingerito fibre e proteine!
Tre cracker integrali con formaggio spalmabile
Scegliere sempre cracker integrali per uno snack fuori pasto. Le fibre della farina integrale ci aiuteranno a saziarci più a lungo e il formaggio spalmabile ci fornisce calcio e proteine.

Mele cotte: rimangono sempre uno degli snack ideali, apportano fibre, vitamine e carboidrati che ci rendono sazi a lungo. Un buon modo per farle mangiare ai nostri ragazzi è cuocerle in forno. Con una spruzzatina di cannella e fruttosio, diventano un dolcetto molto gustoso che non ingrassa.

Yogurt e semi: un altro snack lo yogurt magro con frutta e semi di lino o di girasole. I semi interi apportano fibre e omega 3 e 6, dei grassi importanti per la nostra salute. Lo yogurt magro è una buona fonte di proteine e fermenti lattici, soprattutto quello greco, e ha pochissimi grassi saturi. Un altro modo di usare lo yogurt come snack è quello di congelarlo nel freezer. Se lo prepariamo noi, con la yogurtiera, prima di congelarlo aggiungiamoci fragole o frutti di bosco o frutta o aromatizziamolo con la cannella o mettiamoci delle piccole scaglie di cioccolato all'85% minimo di cacao. Un ottimo e salutare snack a cui i nostri ragazzi non sapranno resistere! •

a cura prof. Angelo De Martino
docente in scienza della nutrizione umana

Allergia o intolleranza alimentare?

bimbi a tavolaMolti equivoci sorgono a causa di definizioni ambigue o poco chiare che fanno confondere le intolleranze alimentari con le allergie, anche se si tratta di due fenomeni completamenti diversi.

Nelle allergie abbiamo una reazione istantanea ai cibi ingeriti saltuariamente, per esempio l'orticaria dopo aver ingerito le fragole, problemi intestinali dopo aver ingerito latte o cibi contenenti lattosio. Nelle intolleranze, invece, si hanno reazioni ai cibi comuni che assumiamo quotidianamente, quali grano, pomodoro, uovo, pollo, e i tempi di reattività sono più lunghi. Da qualche ora fino a quattro giorni dopo l'assunzione, ed eliminando completamente un cibo dall'alimentazione quotidiana, si ha la scomparsa del sintomo o della malattia. Considerando  gli svariati sintomi anche cronici e le molteplici malattie di difficile risoluzione collegate al fenomeno delle intolleranze alimentari, si comprende bene come sia importante verificarne la presenza ed eliminarle in maniera corretta.

L'idea che le allergie ai cibi o alle sostanze chimiche possa causare reazioni alterate nell'organismo è accettata da tutti. Si considera normale avere reazioni cutanee, edemi, asma ecc, ma raramente si considera che le intolleranze alimentari possano provocare alterazioni a carico di qualsiasi organo, apparato e sistema.
Le tossine che si formano durante i processi di intolleranze alimentari hanno spesso un organo bersaglio specifico per ognuno di noi. Tutti gli individui possono presentare un organo o una struttura del corpo più debole o più sensibile, e quindi più facilmente aggredibile.
 
Alcuni sintomi accessori causati da intolleranze alimentari sono anche astenia (ricorrente e non alleviata dal riposo), alitosi (importante se si presenta al mattino), afte orali, palpitazioni cardiache, alternanza di peso, obesità, aerofagia, difficoltà digestive, edemi, iper sudorazione, prurito, crampi, che potrebbero essere la spia della presenza di intolleranza alimentare.
Quindi se un bambino o ragazzo, o anche un adulto, avverte uno o più di questi sintomi, spesso ricorrenti e in forma ciclica, si può ben ipotizzare una causa da intolleranze alimentari. Leggiamo il segno che i nostri figli ci mandano. Se un bambino non mangia volentieri le uova, sicuramente non mangerà volentieri neanche il pollo. Non forzare a mangiare qualcosa solo perché pensiamo gli faccia bene.

Guarire dalle intolleranze alimentari non è difficile. Una volta individuati con precisione i cibi responsabili del fenomeno, è sufficiente eliminarli completamente dall'alimentazione quotidiana per un periodo che varia da quattro a sei settimane. Quando si reintroduce l'alimento responsabile, se l'organismo è completamente disintossicato non lo riconoscerà più come estraneo e dannoso, accettandolo senza problemi. •

Facciamo attenzione all’obesità infantile

bambini che mangianoOggi, in Italia, un bambino su quattro è sovrappeso od obeso. L'obesità infantile è un grave problema sociale spesso sottovalutato. Non ci si rende conto che bambini obesi saranno adulti obesi, con tutto ciò che questa situazione comporta. Molti sono i fattori che possono causare questo stato di soprappeso: una cattiva, trascurata ed eccessiva alimentazione, un'inadeguata attività fisica e, in minor percentuale, fattori di tipo genetico-familiare.

Un aspetto spesso sottovalutato dai genitori è che i bambini mangiano troppe cose dolci. Lo zucchero, cosi come i carboidrati, sono alla base di molti preparati per bambini e ragazzi: torte, merendine, caramelle, dolciumi vari, pizzette, cornetti… Questi tipi di cibi, oltre a non portare nessun beneficio nutritivo, sono deleteri per mantenere uno stato di benessere e soprattutto di peso.  L'industria alimentare usa tutta una serie di zuccheri e grassi che danno soddisfazione al palato ma che a lungo andare aumentato i chili di troppo. I dolci fatti in casa sono quindi da preferire. La salute del bambino parte dalla colazione. Recenti studi hanno dimostrato che una colazione salata, a base di pane integrale, succhi di frutta o spremute, e una piccola quota proteica è migliore della classica colazione con latte, biscotti e cereali, perché aumenta il livello di attenzione e apprendimento dei ragazzi in età scolare.

Un altro problema che coinvolge bambini e ragazzi è che ingeriscono poche fibre, frutta e verdura durante la giornata, così come non bevono a sufficienza. Questo causa stitichezza, problemi intestinali e abbassa le difese immunitarie. La prima fabbrica di anticorpi del sistema immunitario parte da un intestino sano e ben funzionante!

Alcuni consigli pratici:
• Evitare di avere in casa merendine, cioccolate, dolcetti vari e cibi spazzatura
• Introdurre una colazione ricca di fibre, carboidrati e proteine
• Evitare di far stare i nostri ragazzi molte ore davanti alla TV o al PC
• Sostituire le merendine con frutta, frullati, spremute e macedonie
• Utilizzare una cucina semplice e prima di grassi
• Introdurre ad ogni pasto una piccola quota proteica
• Far muovere i nostri ragazzi. Spronarli a fare sport, camminare, giocare all'aria aperta
• Non trascurare nessun sintomo che il bambino ci esprime, la stitichezza è uno di questi •

a cura prof. Angelo De Martino
docente in scienza della nutrizione umana

Come prepararsi al cenone di Natale

Il mese di dicembre rappresenta un momento di riposo per le varie giornate di festività che ci regala ma le feste non devono spingerci ad abbuffarci.

Prima del Natale è bene preparare il corpo con un giorno di dieta vegetariana includendo un paio di yogurt, frullati e spremute di agrumi, che aumentano le nostre difese contro i raffreddori, ed eventualmente del parmigiano. La stessa giornata disintossicante dovrebbe essere ripetuta il giorno dopo le feste. Per il resto, non si deve esagerare ma mangiare di tutto un po' lasciando i fritti solo per un giorno, per tradizione.
In questo caso, consiglio di cambiare spesso l'olio di frittura, friggere a fuoco lento usando sempre il coperchio. Poiché il corpo brucia più calorie nel digerire le proteine che i carboidrati, un semplice trucco e quello di abbinare ad ogni pasto più proteine e meno carboidrati, soprattutto a colazione.

Particolare attenzione va data ai bambini e ai ragazzi. Evitiamo loro l'abuso di dolci con la scusa delle festività. L'obesità infantile è un problema mondiale e la giusta e corretta alimentazione inizia dalla colazione e finisce con la cena. Questa regola non dovrebbe essere mai dimenticata.

Nei giorni di festa la colazione dovrebbe essere fatta con una bella spremuta, un frutto e uno yogurt magro, evitando latte e biscotti. Frutta, frutta secca e verdura per gli spuntini. Non far mangiare porzioni abbondanti di primi ma preferire pesce e carne.

Importante è la verdura ad ogni pasto e se possibile evitare di far mangiare pane. Il dolce non può mancare a Natale. La regola è non esagerare e preferire quelli fatti in casa. E in questo caso potete sostituire lo zucchero con il fruttosio. •

a cura prof. Angelo De Martino
docente in Scienza della nutrizione umana


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