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Il tocco che cura nel neonato.

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Il primo senso cutaneo e vestibolare che si sviluppa è il tatto, nasce dall’ectoderma, come il sistema nervoso e la pelle ed è completo già nell’embrione a 12 settimane di vita.

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Come sta la nostra colonna vertebrale?

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I dolori alla schiena sono una cosa seria e meritano tutta la nostra attenzione. Per questo, e per prendere le giuste precauzioni in caso di difficoltà di movimento è bene conoscere al meglio le caratteristiche della nostra colonna vertebrale.

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Perchè è così importante la danza per i bambini? perchè è coinvolgimento totale: corpo, cuore e spirito

bambini_ballo.jpgDanzare per i bambini può essere importante tanto quanto il voler parlare ed è necessario che i genitori siano sempre in ascolto riguardo a tale richiesta, poiché la Danza è una delle rare attività in cui il bambino si trova totalmente impegnato: corpo, cuore e spirito.

A settembre, infatti, con la ripresa delle scuole, si ripresenta ai genitori l’importanza della scelta dell’attività pomeridiana che coinvolge il bambino e lo aiuta a dare voce alle sue passioni. Proviamo quindi ad ascoltare i nostri figli, cercando di capire se si tratta di un banale capriccio o di una reale volontà di immergersi in una disciplina artistica come la danza che coinvolge a 360° grandi e piccini.

Perché scegliere la danza? Capita, in modo puro e spontaneo, che il bambino veda il movimento come un magico mezzo di comunicazione e di espressione alternativo alla parola; ed ecco che appena sente la musica non resiste al richiamo del ritmo e si lascia andare, ballando con passi di danza che sembrano solo apparentemente scomposti.

Questo accade perché, liberi da sovrastrutture sociali e culturali, i bambini possiedono un’innata capacità di organizzare il loro corpo nel movimento e vantano una libertà creativa che può essere sviluppata e ampliata grazie alla danza.

Che cos’è la danza? Non è altro che una manifestazione dell’energia vitale che si esprime attraverso il corpo ed è pertanto bella sia da fare sia da osservare. La danza ha un linguaggio del tutto speciale, ci parla di cose dette ”tra le righe”, che a volte non si riesce a esprimere con le parole e aiuta i bambini a manifestare i pensieri che accompagnano la loro crescita.

Il nostro corpo non è soltanto movimento, ma anche sentimento ed emozione, è un tramite per relazionarsi e conoscere gli altri; attualmente i bambini hanno tantissime occasioni per fare esperienze con il corpo espressivo, per es. attraverso la propedeutica, il Giocodanza, i laboratori teatrali e anche attraverso la sperimentazione e l’improvvisazione sulla musica, sempre guidati e trainati da insegnanti che hanno alle spalle anche studi di pedagogia e psicomotricità e tante ore di esperienza in sala.

Il bravo insegnante di danza si propone, non si impone e lavora in modo che il bambino sia attivo e partecipativo durante la lezione; se sarà bravo, diventerà una figura di riferimento, un maestro-amico che grazie anche all’utilizzo del gioco porterà il suo allievo a conquistare la propria creatività e unicità.

In questo primo contatto con la Danza è molto importante che la parte del divertimento non passi mai in secondo piano, perché il bambino deve essere felice di ballare! Solo lasciando intatto il proprio istinto motorio e la propria fantasia ne trarrà un grande benessere psicofisico, dando libero sfogo al suo bisogno di movimento e sviluppando allo stesso tempo un proprio linguaggio creativo e immaginario.

Lezione dopo lezione, in modo naturale e spontaneo, il bambino conoscerà il significato dello Spazio, del Ritmo e del Tempo e imparerà a entrare in relazione con gli altri e a controllare le proprie espressioni emotive, cognitive e comportamentali.

Se l’insegnante di danza avrà colpito nel segno e sarà riuscito a trasmettere all’allievo la sua forte passione per la danza, allora gli trasferirà anche la voglia di partecipare al saggio di fine anno, atto conclusivo di un anno d’impegno, sudore e fatica ma momento più atteso in assoluto dai bambini, che saranno felici e pieni di emozione nell’esibirsi di fronte al loro pubblico.

a cura di Beatrice Ragni
maestra certificata di Giocodanza®

Postura: emozione che prende forma nello spazio

bambina_desideri_02.jpgIl linguaggio non verbale del nostro corpo ci svela a noi stessi: quando un bambino cresce, scrive la sua storia con il proprio corpo.

La Postura è una chiave di lettura che unisce corpo e mente e li legge come un’unica entità. La posturologia è oggi una giovanissima branca della medicina in continua evoluzione che sta facendo passi da gigante e che vuole aiutarci in tal senso. Ma cos’è la Rieducazione Posturale?

E’ un metodo nel quale il paziente è protagonista attivo e partecipa con la respirazione e la guida del fisioterapista nell’ascolto della propria postura. Una volta presa coscienza della corporeità inizia la fase mirata al riequilibrio muscolare individuando e poi eliminando le compensazioni presenti, ossia tutte quelle strategie del corpo per fare fronte a uno stimolo (doloroso o non), reindirizzando la propria forza muscolare.

E’ un lavoro faticoso che richiede un’attiva collaborazione, costanza e determinazione e che dà risultati visibili e duraturi in breve tempo sia in termini funzionali (non ho più male, ho più forza, mi sento meglio) sia estetici, con curve più armoniose del corpo.

Si suggerisce pertanto di cominciare a partire dalla prima adolescenza (11-12 anni), mentre nei casi di dismorfismi del rachide nei bambini più piccoli (scoliosi o dorsi curvi), si ritiene abbiano più senso periodici controlli con ortopedici, fisiatri e fisioterapisti specializzati con eventuali indicazioni di percorsi psicomotori e più in generale di tanta attività fisica di esplorazione e sperimentazione.

Il grandissimo vantaggio di questo approccio è di sviluppare le potenzialità della persona invece di intervenire esclusivamente con una correzione passiva; tuttavia a volte viene indicata anche in associazione all’utilizzazione di ortesi (busti o corsetti) o di semplici apparecchi dentali.

A chi consigliare una valutazione posturale? Potenzialmente a chiunque anche semplicemente a scopo preventivo ma in particolare in presenza di dolore, in persone con scoliosi e dorsi curvi.

La perfezione non esiste, nessuno può pensare di avere una postura perfetta; è possibile però intraprendere un percorso di scoperta di se stessi, che richiede un’importante motivazione ma che può regalare grandi soddisfazioni.

a cura degli esperti del settore Neuromotorio
Centro Riabilitazione AXIA

Aiutiamo i nostri figli a tirare fuori il meglio grazie ai benefici dello sport

bambini_sport_01.jpg“Praticare sport in età pediatrica presenta tanti aspetti positivi: assicura un adeguato sviluppo dell’apparato scheletrico e muscolare, regola il metabolismo, favorisce la socializzazione...... e, se praticato nel modo corretto, è un’attività molto piacevole e divertente per i bambini e per i ragazzi” parola di Armando Calzolari, Responsabile Unità operativa complessa di Medicina Cardiorespiratoria e dello Sport - Dipartimento di Medicina Pediatrica - dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, uno degli ospedali di riferimento a livello internazionale per l’assistenza e la ricerca in campo pediatrico.

Sin da piccoli, i nostri figli conducono una vita sedentaria e fare sport permette di acquisire un bagaglio di esperienze motorie che sarà prezioso per tutta la vita. Infatti da grande sarà molto più avvantaggiato rispetto a chi non ha mai praticato attività fisica, perché ha strutturato una muscolatura migliore e ha “sperimentato” e formato il proprio corpo in un’età in cui si sviluppano le cosiddette capacità coordinative, come l’equilibrio e l’orientamento, e le capacità condizionali, ossia la forza, la resistenza e la velocità.

Qual è il risultato? Se anche interromperà per alcuni anni la pratica sportiva, il suo corpo conserverà memoria dei benefici acquisiti da piccolo e quando, da adulto, vorrà riprendere a fare sport o vorrà intraprende uno sport nuovo, avrà già le basi giuste per ripartire alla grande.

Di solito i genitori cominciano a far praticare sport ai propri figli intorno ai tre-sei anni. Vero è però che in questa fascia d’età non c’è molta differenza tra i vari sport, perché in tutti i casi l’approccio è ludico e non si entra nello specifico della disciplina sportiva.

Fino ai sei anni infatti non si può parlare di sport vero e proprio, ma più di esperienza del proprio corpo, in un’età in cui l’individuo è assai ricettivo ad imparare cose nuove.

Solo con il passare degli anni il bambino attraverso la pratica sportiva avrà la possibilità di sviluppare gradualmente le varie capacità fino all’adolescenza, quando certe potenzialità potranno essere perfezionate con l’allenamento e in base al proprio talento individuale (ci sarà chi è più portato verso l’equilibrio, chi verso l’orientamento, chi verso la velocità ecc.). Dopo i sei anni si assiste a un progressivo sviluppo sia del fisico che della capacità di coordinazione dei movimenti, che consente l’approccio a nuove discipline sportive, come per esempio l’atletica leggera o il basket.

Regola di base tuttavia deve continuare ad essere la stessa: l’attività deve consentire lo sviluppo armonico di tutto il corpo. Non ha senso accompagnare i figli al corso e poi lasciarli lì come a un parcheggio per approfittarne a sbrigare le proprie faccende.

Verifichiamo invece che la lezione preveda una preparazione fisica di base (sempre indispensabile, qualunque attività si pratichi), che non sia ripetitiva e noiosa, che il bambino abbia la possibilità di divertirsi e di fare davvero sport.

A qualunque età si incominci a fare sport, la figura dell’istruttore è un punto di riferimento importante per il bambino. Fino ai sei anni il piccolo atleta non ha bisogno di un semplice insegnante, che impartisca delle nozioni tecniche, ma di una sorta di “baby-sitter tecnico” che sappia entrare in empatia con lui, sappia ascoltarlo e riesca a farsi ascoltare.

Ma anche dopo i sei anni, l’istruttore continua a ricoprire un ruolo determinante - a lui spetta il compito di motivare il suo allievo, sostenerlo durante l’allenamento, ma anche interrompere, se è il caso, la lezione per fermarsi a parlare con lui e capire quali difficoltà si possono nascondere dietro eventuali insuccessi. In questo modo si instaura una relazione che va al di là del semplice rapporto tecnico e che alla fine dà i risultati migliori, perché il ragazzo va a fare sport con più piacere e un po’ per volta riesce a tirar fuori il meglio di sé.

Non solo: se si stabilisce un rapporto di fiducia diventa anche più facile far affrontare all’allievo i sacrifici che l’allenamento e l’apprendimento del gesto tecnico comportano.

a cura di Naomi Polselli

Lo Shiatsu, semplicemente un’esperienza da provare!

massaggio.jpgIl termine giapponese SHIATSU significa “pressione con le dita”.

Per “pressione” si intende il modo in cui l’operatore (Tori in giapponese) esercita il proprio peso corporeo con l’utilizzo, a seconda del caso, del pollice, palmo, braccio o gomito, riattivando e trattando dei punti o delle zone del corpo del ricevente (Uke in giapponese). Sempre secondo la tradizione, lo SHIATSU si pratica su persone vestite e possono riceverlo tutti, ma proprio tutti, dai 0 ai 100 anni e non c’è uno “stato” particolare che possa precludere questa possibilità. Qualsiasi persona spinta da curiosità o necessità può ricevere un trattamento perché tori si adatta a uke.

La “digitopressione” è una tecnica molto efficace ed assolutamente non invasiva che coinvolge la persona da tutti i punti di vista: fisico, psicologico, emotivo e spirituale. Si potrebbe pensare che Uke abbia un ruolo puramente “passivo” mentre Tori quello “attivo” ma non è esattamente così, anzi, si può affermare che non esiste questa differenza di ruoli perché Tori e Uke sono sullo stesso piano e la loro relazione è biunivoca. Il coinvolgimento è totale!

Perché ricevere un trattamento SHIATSU? Spesso ci si avvicina allo SHIATSU a seguito di un trauma, non è raro sentir dire “voglio provarle proprio tutte”. In realtà gli effetti che si hanno ricevendo SHIATSU sono molteplici: il corpo e la mente del ricevente si attivano già dalle prime sedute e naturalmente vanno a migliorare qualcosa. In genere la parte che ha subito il trauma nei giorni successivi cambia, oppure l’umore migliora. Si può dire che il trattamento va a coinvolgere l’essere umano nel suo insieme, sul piano fisico ed emotivo, facendo in modo che le personali energie tendano a riportare naturalmente la situazione in equilibrio.

Ci si può soffermare anche su uno degli effetti meno tangibili dello SHIATSU quello relazionale. Nella maggior parte dei casi chi riceve non conosce il proprio Tori e viceversa, Uke dà fiducia ad una persona sconosciuta e non è né semplice e né scontato, soprattutto se consideriamo il contesto sociale di questi ultimi anni. Si può affermare che esiste uno scambio interpersonale: in qualità di Tori ti dono il mio trattamento e in in qualità di Uke ti dono la mia fiducia.

Lo shiatsu è un percorso personale, è un’esperienza da provare!

LO SHIATSU: CON-TATTO U-MANO.

a cura di Carlo Baravelli, Adele Sassorossi, Tiziana Trentini
operatori Shiatsu

La pallavolo: uno sport, una scuola di vita

pallavolo.jpgC’è uno sport dove la palla bisogna passarla. Non per altruismo, per regolamento. C’è uno sport dove il campione, anche quello più forte al mondo, da solo non serve a niente. C’è uno sport dove la squadra è il valore assoluto, dove solo la squadra ti permette di realizzare o meno i tuoi sogni. C’è uno sport dove si è costretti a muoversi in uno spazio ristretto: 81 metri quadrati, all’interno dei quali essere nel posto giusto o in quello sbagliato è una questione di centimetri che fanno vincere o perdere una partita, un campionato del mondo, una medaglia olimpica. C’è uno sport dove si segna o si subisce un punto ogni decina di secondi e la partita è una scarica di adrenalina senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo secondo (…) È il mio sport, la pallavolo, che dà emozioni, gioie e a volte delusioni. In una parola: passioni”cit. Andrea Anastasi

Dal 1964 la Pallavolo è presente nel programma dei Giochi olimpici, ed è sicuramente uno degli sport più praticati a livello scolastico e dilettantistico.

Essendo un gioco di squadra, la Pallavolo ha un duplice beneficio per il corretto sviluppo di un individuo e in particolare di un bambino: attività fisica e socializzazione, due fattori fondamentali nel percorso di crescita di ciascuno di noi.

Far parte di un gruppo significa divertirsi insieme ai propri compagni, con i quali si instaura un rapporto di complicità e cooperazione, all’interno di un contesto dove ci sono delle regole ben precise; collaborare per raggiungere gli obiettivi, gioire insieme per le vittorie, consolarsi in caso di sconfitta; ecc… inoltre spesso giocare in gruppo si traduce nell’acquisizione di una buona comunicazione e di una maggiore fiducia in se stessi.

L’attacco è sicuramente l’aspetto più conosciuto di un’azione di pallavolo, perché mette in evidenza l’elevazione, la forza e la dinamicità di un giocatore, ed anche perché spesso rappresenta il momento culminante del punto. Ma non esiste attacco vincente che non sia preceduto da un’alzata precisa, veloce, che spiazza il muro avversario anticipandone l’intenzione, ed a sua volta il palleggiatore dipende dai compagni che devono ricevere o difendere la palla dell’avversario.

La Pallavolo fonde quindi aspetti tecnici individuali con la tattica di squadra, ed è proprio attraverso il lavoro in palestra che ci si può continuamente migliorare, spostando sempre più avanti i propri limiti imparando a superarli. Lezione di vita molto utile ai nostri ragazzi che devono imparare ad affrontare le sfide della vita, qualunque esse siano, fin da piccoli… quale modo migliore per “allenarli”?

a cura di Giorgio Gambi

Nutriamo bene le nostre ossa fin da piccoli...

bambini_giochi.jpgE’ fondamentale mettere nelle ossa gli ingredienti giusti fin dalla nascita per poi raccogliere i frutti in vecchiaia: una buona alimentazione comincia da bambino, NO alle merendine confezionate, SI a un bel ciambellone con ingredienti salutari e controllati... perchè?

L’osso è formato da una componente minerale della matrice extracellulare fatta principalmente da fosfato di calcio, che si organizza sotto forma di cristalli, simili ad aghi, immersi nella componente organica secondo un preciso orientamento. La componente minerale, costituita anche da fosfato, carbonato, magnesio, sodio e da una piccola quantità d’acqua, rappresenta soltanto ¼ del volume dell’osso. Tuttavia, essendo molto densa, costituisce, da sola, la metà del peso scheletrico. L’osso ha una struttura dinamica, sottoposta a un processo di rimodellamento che continua per tutta la vita. L’entità di tale processo è considerevole (circa 1/5 dello scheletro viene rimodellato ogni 12 mesi) e, come tale, richiede un buon apporto di energia. Inoltre, per sostenere il rimodellamento osseo, è fondamentale associare all’apporto calorico una buona disponibilità di minerali, soprattutto di calcio. La maggior parte della massa ossea viene accumulata entro i 18-20 anni; dopo questo periodo la mineralizzazione continua ad aumentare, seppur lentamente, fino a raggiungere il picco intorno ai trent’anni. Per questo motivo è molto importante promuovere una regolare attività fisica e un’alimentazione adeguata in età giovanile.

Il Calcio è da ottenere da verdure, legumi o cibi fortificati. Le migliori fonti alimentari di Calcio sono i vegetali a foglia verde e i legumi, anche detti “greens and beans” (verdure verdi e fagioli). Broccoli, cavoletti di Bruxelles, cavoli, cavoli verdi, crucifere e altre verdure verdi sono ricchissimi di Calcio in forma altamente assimilabile, e fonte di altri importanti nutrienti. Fanno eccezione gli spinaci, che contengono egualmente molto Calcio, ma tendono a trattenerlo in modo tenace, impedendone un efficace assorbimento.

I legumi sono cibi semplici, e molti non sanno che sono ricchissimi di Calcio. Un piatto di fagioli al forno contiene oltre 100 mg di Calcio. Chi invece preferisce i ceci, il tofu o altri legumi, troverà anche in questi alimenti molto Calcio. Questi cibi inoltre contengono Magnesio, indispensabile, assieme al Calcio, per la formazione dell’osso. Per l’assorbimento intestinale del Calcio è fondamentale la presenza di vitamina D che può essere assunta con alcuni cibi (fegato, pesce e oli di pesce, uova, burro, latte e pochi altri alimenti) o essere sintetizzata nella cute. Una sua carenza determina un’inadeguata mineralizzazione della matrice ossea neoformata determinando rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. In sostanza, quindi, la vitamina D è essenziale per aumentare l’assorbimento intestinale del Calcio assunto. Tuttavia la quantità assorbita dipende anche da altri costituenti della dieta. La biodisponibilità di Calcio è infatti limitata dalla presenza a livello intestinale di ossalati (contenuti nel cacao e nelle verdure a foglia verde come gli spinaci e la bietola), fitati (crusca, legumi, pane integrale) e dalla presenza di troppi lipidi. 

a cura dott.ssa Sara Braghese
fisioterapista

Pugilato e bambini ?!? si perchè li aiuta a crescere bene !

bambino_pugilato.jpgNel 1982 Martin ha studiato le tappe evolutive della motricità dell’individuo chiamandole fasi sensibili: esse sono rappresentate da momenti in cui una capacità, se allenata correttamente, può svilupparsi meglio rispetto ad altri periodi.

Conoscere le caratteristiche e i limiti dei bambini nelle varie fasi di crescita permette un lavoro razionale in termini d’intensità e di compiti motori da assegnare, rende l’allenamento al pugilato sicuro senza bruciare le tappe, evitando di allenare troppo presto le capacità condizionali a discapito di quelle coordinative.

Prima infanzia 2-4 anni Turgor primus, importante crescita della massa corporea caratterizzata dall’acquisizione di nuove abilità e capacità motorie. Attraverso la psicomotricità si può intervenire sulle qualità coordinative con proposte ludiche.

Seconda infanzia 5-7 anni Proceritas prima, periodo di crescita staturale, in questa fase è utile far scoprire la disciplina sportiva senza specializzare, curare le capacità coordinative quali: il senso dell’equilibrio e il controllo della lateralità, iniziare a sollecitare la rapidità. E’ l’età giusta per far conoscere le regole del pugilato e la presa di coscienza dell’avversario.

Fanciullezza 8-11 anni Turgor secundus, età dell’oro della motricità, con crescita della massa muscolare e corporea. A 8 anni il bambino è pieno di energia infaticabile nella scoperta del mondo circostante. Tra i 9 e 10 anni socializza maggiormente, collabora con i compagni, esprime una buona coordinazione, ha una grande capacità di apprendimento. A 10 anni corre perfettamente, è opportuno stimolare la rapidità, la resistenza e la mobilità articolare. Nelle lezioni di pugilato si affina la tecnica e la tattica, s’introduce lo sparring condizionato e le figure con l’insegnante.

Pre-adolescenza 11-14 anni Proceritas secunda, migliora la mobilità articolare, a 13 anni peggiora la capacità di coordinazione, per lo svi luppo staturale repentino. In questa fase è utile stimolare progressivamente: forza, rapidità, resistenza. Nel pugilato si propongono i circuiti, il corretto uso del sacco, lavoro di rifinitura della tecnica.

Adolescenza 14-19 anni, (dai 14 ai 18 per le femmine e dai 15 ai 19 per i maschi) è il periodo della Turgor tertius dove si esprimono grandi prestazioni, avvicinandosi alla quasi definitiva crescita corporea. E’ il momento più favorevole per sviluppare le capacità condizionali e quindi per specializzare l’atleta. Nel pugilato si iniziano le competizioni. Il lavoro sarà: guanti fra atleti, guanti controllati con un pugile più esperto. La successione proposta è orientata allo svolgimento di un’attività di pugilato in una dimensione educativa proiettata a ottimizzare il bambino troppo esuberante che imparerà ad accettare le regole, e viceversa a sostenere e tranquillizzare il bambino timido, che acquisirà sicurezza in se stesso.

a cura di Moreno Barbi
insegnante di educazione fisica, massofisioterapista,
Tecnico della FIP federazione italiana pugilato

Corpo, giochi, movimento...

bambino_pesiIl percorso di educazione alla realtà “globale” corpo, giochi e movimento propone varie attività ludicoespressive rivolte a bambini e ragazzi.

Il percorso si orienta verso obiettivi di crescita personale, sociale ed educativa per sviluppare un’esperienza globale dell’essere attraverso il movimento, i giochi , i racconti e l’immaginazione.

Educazione globale significa sensibilizzare un processo di apprendimento con la finalità di coltivare nel bambino un percorso di scoperta del proprio mondo interiore, interagendo con esso a livello corporeo, creativo e immaginativo.

Le attività sperimentate

nei movimenti, nei giochi, nelle narrazioni e in qualsiasi espressione artistica, diventano percorsi vissuti per migliorare l’integrazione delle varie parti di sé; ottime opportunità dove riconoscersi ed essere testimone del proprio percorso di crescita.

A tal proposito laboratori di Yoga e Danza con alla base il gioco, educano al movimento espressivo, narrativo, immaginativo e permettono di recuperare i codici intuitivi per comunicare spontaneamente con il proprio mondo interiore, con tutto ciò che si tiene nel cuore, ma anche con gli altri. I temi fantastici, immaginari, sonori, introducono l’incontro del bambino con l’esperienza conoscitiva dove poter mettere in gioco le varie capacità sensoriali, riconoscendone le sensibilità o i blocchi per poi rinforzarle e amplificarle, diventando regista dell’opera creativa.

I bambini attraverso il movimento (capriole, camminate, salti, ecc), sperimentano la capacità senso-motoria e riconoscono le diverse qualità di movimento. Muoversi giocando permette loro di muoversi con più scioltezza e l’interazione coinvolge tutti indistintamente accogliendo la diversità di ognuno come risorsa personale e di gruppo. Il gioco getta un ponte tra fantasia e realtà, sopravvivenza e arte di vivere, di immaginare la propria storia e trasformarla, mettendo assieme capacità, possibilità personali, fattibilità ambientali e desideri.

Durante la realizzazione dell’attività è importante inserire lo stimolo musicale, che favorisce lo sviluppo di funzioni emozionali, quali l’affettività, utili per potersi collegare con il proprio mondo sensibile.

Si sa che la musica ha un effetto attivante universale che coinvolge il corpo emozionale permettendo di far emergere le memorie e i ricordi stimolando la conoscenza consapevole vissuta. Fondamentale diviene cercare di inventare il gioco del movimento per sviluppare concentrazione, dinamicità e rilassamento, ma soprattutto per auto educarsi, apprendere ed inserirsi piacevolmente senza eccessi performativi nel percorso di crescita.

Le proposte Laboratoriali del Gioco Yoga e Gioco Danza vengono condotte presso l’associazione PGM Via Santa Rita 4/a Bologna.

Scopriamo la riflessologia plantare: una carezza di vita

riflessologia-e-bambiniTra tutti gli organi la pelle è uno tra i primi a formarsi e, oltre ad essere il più importante sistema di protezione, è il primo strumento di comunicazione con l’esterno e insieme al cervello il più importante degli apparati.

La pelle ed il sistema nervoso si formano nello stesso foglietto embrionale. Il tatto è il senso della pelle e si forma all’inizio della

vita embrionale. Il primo completo ed importante massaggio che il bambino riceve è quello del passaggio nel canale del parto.

Tale stimolazione attiva importanti funzioni vitali. La pelle viene sollecitata a molte nuove reazioni per adattarsi ad un ambiente più complesso di quello endouterino.

La stimolazione cutanea nella prima infanzia esercita un’influenza positiva sul sistema immunitario.

Continuare a massaggiare il proprio bambino è una pratica salutare e rassicurante, grazie alle sensazioni che solo il tatto può dare. Appena nato il piccolo si trova all’improvviso in un “mondo nuovo” dove la pelle e quindi il tatto fanno da ponte tra sensazioni conosciute e altre totalmente nuove. Il contatto fisico elimina le distanze e quello stabilito dalla madre occupa un posto speciale nella vita di ognuno. La carezza è sostanza vitale e diventa indispensabile come qualunque altro elemento nutritivo che rassicura e guarisce.

I neonati ed i bambini in genere amano essere massaggiati ed apprezzano, forse più degli adulti, la Riflessologia Plantare. Questa pratica è uno strumento privilegiato per stabilire un legame tra il bambino e l’adulto. Infatti chi ha ricevuto questo massaggio da piccolo lo ricorda da grande, anche dopo molti anni!

Ha effetti rassicuranti e rilassanti, dà la possibilità di esprimere il proprio affetto ed inoltre attiva i riflessi alleviando piccoli fastidi ( irrequietezza, difficoltà ad addormentarsi, colichette gassose, e altri piccoli malesseri).

La riflessologia non sostituisce certo la diagnosi di un bravo pediatra, ma può essere di grande supporto dopo il parere del medico.

Ormai molti asili ed ospedali pediatrici praticano la riflessologia plantare per alleviare la fatica della nascita e tutti i sintomi di adattamento che i piccoli accusano nel loro primo periodo di vita.

La riflessologia è un momento di coccola, di complicità tra madre e figlio in quello che può diventare un piccolo rito prima di addormentarsi.

E’ un’esperienza piacevole non soltanto per i bambini ma anche per gli adulti che intendono praticarla, è un massaggio adatto ad ogni età e particolarmente utile durante la gravidanza.

 

a cura dott.ssa Laura Biagioni
riflessologa

 

Come possiamo riconoscere un caso di scoliosi nei nostri figli?

bambina-movimento-01Il fisico dei vostri figli può mostrarvi alcuni indizi, come per esempio le spalle a diversa altezza, il bacino sbilanciato e una o entrambe le scapole prominenti, l’anca sollevata, l’inclinazione della postura da un lato.

In presenza dei casi sopracitati è opportuno consultare uno specialista. Il medico esaminerà il paziente in tre posizioni: in piedi, piegato in avanti e disteso sul lettino in posizione supina.

Osservando il bambino in piedi, si nota l’eventuale asimmetria del livello orizzontale delle spalle, dei fianchi e dei triangoli della taglia e la presenza di eventuali deformazioni del torace e del bacino. Importante è la posizione

delle scapole che sono alte o alate per la pressione dell’eventuale gibbo costale.

Un occhio esperto evidenzia la sede della curva, il verso e l’eventuale presenza di emicurve di compenso.

Quando il bambino si flette in avanti, risulta facile valutare l’incurvamento dei processi spinosi e soprattutto l’entità del gibbo costale, che tra l’altro può essere misurata con una scala graduata.

Quando il bambino è adagiato sul lettino si può misurare la lunghezza degli arti inferiori, valutando la conformazione globale della colonna vertebrale e il trofismo della muscolatura paravertebrale. Il medico in questi casi, valuterà anche l’elasticità o il grado di correggibilità della curva, facendo compiere al paziente movimenti del capo e del tronco.

La posizione seduta è una nostra compagna quotidiana, ma è anche tra le posizioni più impegnative per la colonna. Restare seduti a lungo e in modo non corretto è tra le attività più dannose, per la nostra spina dorsale.

Come prevenire la scoliosi???

Mantenere una postura adeguata anche nei più semplici comportamenti giornalieri permette di mantenere il corpo sano… Soprattutto muovetevi spesso e non restate a lungo nella stessa posizione. Imparare a restare in piedi senza grossi sforzi è importante soprattutto per chi adotta questa posizione a lungo nel corso della giornata. E’ quindi utile allargare la base di appoggio distanziando i piedi o posando i piedi su un appoggio, cambiando spesso il piede di sostegno. Se si svolge qualche compito particolare (per esempio stirare o disegnare) è importante mantenere alla giusta altezza il piano di lavoro.

Sollevare dei pesi può provocare sforzi enormi sulla colonna. Un carico di 10 kg se sollevato in modo scorretto, può raggiungere un peso pari a oltre 500 kg all’interno del disco intervertebrale.

Il modo corretto per sollevare un peso è quello adottato dagli atleti che lo fanno per professione: piegare le gambe, mantenere la schiena dritta e mantenere il peso il più possibile vicino al corpo... buona postura a tutti !!!

 

a cura dott.ssa Sara Braghese
fisioterapista, posturologa

 

Alimentazione e sport nel bambino...

sportQuanti genitori hanno le idee chiare sul come alimentare i propri figli? Quanti sanno che le abitudini alimentari e sportive dell’infanzia possono determinare la differenza tra salute e rischio di malattia negli anni successivi?

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Autocontrollo, sicurezza di sé, rispetto. Insegniamolo con le arti marziali!

arti marzialiLe arti marziali sono un insieme di pratiche fisiche, mentali e spirituali legate al combattimento. Originariamente utilizzate per aumentare le possibilità di vittoria del guerriero in battaglia, oggi sono una forma di percorso di miglioramento individuale e di attività fisica completa oltre che di difesa personale. Oggi le arti marziali vengono studiate per varie ragioni: per ottenere abilità di combattimento, per raggiungere una buona forma fisica, per una maggiore sicurezza nelle proprie capacità e consapevolezza dei propri limiti. Esiste una grande varietà di arti marziali che condividono un obiettivo comune: sconfiggere fisicamente una persona, o difendersi da un'aggressione fisica. La muay thai in particolare è un’arte marziale nata dalla necessità del popolo tailandese di difendersi dalle aggressioni nemiche, per questo motivo non c’è una vera e propria filosofia di gradi e cinture (come per esempio per il karate), esiste invece un rispetto quasi religioso per la tradizione rituale pre-combattimento e i relativi amuleti. Per esempio, prima di salire sul ring ogni atleta indossa bracciali (Kruang Ruang) e amuleto protettivo di forma circolare che si mette sul capo (Mongkon) ed esegue una danza rituale (Ram Muay) che in passato era utilizzata per studiare il territorio e pregare per un buon esito dello scontro, oggi invece hanno più una valenza pratica di streaching pre-gara e, perché no, scaramanzia sportiva. Oggi la muay thai, o boxe thailandese, è uno sport da combattimento che comprende una vasta gamma di colpi in piedi e tecniche di lotta corpo a corpo. Da più di vent’anni è praticata anche in Italia.La muay thai è un’arte marziale a tutti gli effetti e sviluppa notevoli capacità fisiche, autocontrollo e sicurezza in se stessi. Al contrario di ciò che si pensa, lo scopo ultimo di queste discipline non riguarda l’utilizzo della violenza ma la conoscenza di se stessi e delle proprie capacità. Dal punto di vista pedagogico le arti marziali si rivolgono ai bambini come un gioco, impostando una vasta gamma di esercizi basilari e specifici che arricchiscono gli schemi motori, migliorando quindi la loro coordinazione psico-fisica e propriocettiva. Questa arte marziale praticata a livello sportivo agonistico insegna al bambino a essere più organizzato negli impegni quotidiani e a rispettarli. L’autocontrollo e la sicurezza in se stessi diventano quindi peculiarità di molti bambini che praticano la muay thai, insieme al rispetto per il proprio avversario. Esiste poi un aspetto agonistico di questa disciplina nell’ambito del quale i ragazzi che si sentissero pronti possono cimentarsi nel confronto con altri avversari, sempre in totale sicurezza, con la supervisione di insegnanti esperti e sotto la tutela di federazioni sportive.•

a cura di Alessandra Fornari
istruttrice muay thai, campionessa italiana medaglia di bronzo mondiali Indonesia 2014

Conoscere e prevenire la scoliosi nei bambini

bambino con scoliosiLa scoliosi è una deformità che colpisce la colonna vertebrale fino a incurvarla lateralmente in modo permanente e fisso, creando alterazioni anatomiche non modificabili volontariamente. Tale deviazione è accompagnata anche da una torsione della colonna su se stessa che coinvolge, oltre alla spina dorsale, le articolazioni, i legamenti, la muscolatura paravertebrale e, nei casi più gravi, gli organi interni, ad esempio quelli cardio-respiratori, e le viscere, causando quindi problemi funzionali, oltre che estetici. Esistono diversi tipi di scoliosi.

Nella scoliosi posturale la deviazione della colonna vertebrale visibile soprattutto quando il soggetto sta in piedi. In posizione distesa, essa si riduce completamente. Le cause di questo tipo di scoliosi possono essere diverse e riconducibili, in prima istanza, alla mancanza di un adeguato movimento o al mantenimento di posizioni scorrette troppo a lungo.

Ci riferiamo, in particolare, all’ipercifosi, o “dorso curvo”, un’accentuazione della normale curvatura della colonna a livello del torace che si evidenzia mettendo il paziente di profilo. Essa è dovuta a una postura scorretta, spesso di origine familiare, che può essere corretta durante la crescita. L’ipercifosi si può associare anche a un’alterazione dei corpi vertebrali la cui causa, a parte eventuali traumi, può essere collegata a un’osteocondrosi, o osteocondrite delle cartilagini (malattia di Scheuermann). In questi casi, i sintomi sono un persistente mal di schiena e la posizione “curva” delle spalle.

La scoliosi idiopatica è una malattia a evoluzione molto rapida che si sviluppa nel corso della pubertà fino alla maturità ossea, quando gli adolescenti stanno attraversando il periodo di maggiore crescita della statura, dagli 11 ai 15 anni nelle ragazze, dai 13 ai 17 nei ragazzi. E si arresta quando l’attività delle cartilagini di accrescimento dei corpi vertebrali cessa, diventando fissa una volta raggiunta l’età adulta. Colpisce in particolare i soggetti longilinei e astenici e le ragazze che a 10 anni di età sono 10 volte più a rischio rispetto ai coetanei maschi.

Come può un genitore riconoscere un’eventuale caso di scoliosi nel proprio figlio?

La scoliosi compare in modo graduale e spesso inosservato. In genere non provoca dolori, a meno che non si tratti della forma dolorosa. Anche se è una malattia piuttosto subdola la si può riconoscere da alcuni indizi evidenti nel fisico del paziente:

•spalle a diversa altezza

•bacino sbilanciato e una o entrambe le scapole prominenti

•anca sollevata

•inclinazione della postura da un lato.

In presenza di questi segnali è opportuno ricorrere al medico per capire anzitutto se si tratta di scoliosi posturale o strutturale.

Come interverrà lo specialista sarà l’argomento del prossimo numero!!

 

a cura dott.ssa Sara Braghese
fisioterapista e posturologo

Esercizio fisico in gravidanza: pro o contro?

respirare in gravidanzaIl meraviglioso progetto di intraprendere una gravidanza, porta a livello fisico corporeo una serie di mutamenti cardiorespiratori che andrebbero monitorati, quali: l’aumento del volume sanguigno del 30/50% e della massa ematica; l’aumento del consumo di ossigeno e della frequenza cardiaca; ipoglicemia in sforzi sub-massimali in particolare nell’ultima fase in seguito all’aumentata assunzione di glucosio da parte dei muscoli, che induce la donna alla ricerca di zuccheri. 

A livello scheletrico aumenta la cifosi dorsale causata dall’aumento volumetrico e ponderale del seno; l’accorciamento dei muscoli del tratto lombare determina invece, l’aumento della lordosi lombare, spesso associato a dolore in zona bassa schiena. In gravidanza l’assetto endocrino viene a modificarsi, vi è così una  predisposizione all’accumulo di liquidi, con conseguenti fastidi alle gambe e gonfiore generalizzato.    

Il comportamento alimentare della madre influisce fortemente sulla qualità della vita del futuro bambino, infatti, le cellule adipose del feto si formano durante l’ultimo trimestre di gravidanza, il loro numero si triplica entro il primo anno di vita e cresce fino ai 10 anni circa. Un aumento ponderale oltre i 20 kg è direttamente proporzionale ad un aumento di massa grassa del feto, predisponendolo così a malattie dismetaboliche. Svolgere una regolare, moderata e guidata attività fisica nel periodo precedente e durante la gravidanza stessa, riduce le complicanze che potrebbero subentrare, accorcia il periodo di travaglio, evita il taglio cesareo, riduce la frequenza di lacerazioni tessutali durante il parto e degli aborti. 

E' consigliato quindi un allenamento studiato in funzione degli adattamenti corporei, concentrato su due tipologie di esercizi. I primi dovranno aiutare lo svolgersi del travaglio nelle fasi di dilatazione ed espulsione, come esercizi respiratori con lo scopo di ampliare la capacità toracica, rinforzare i muscoli larghi dell’addome, rinforzare ed elasticizzare i muscoli del pavimento pelvico. I secondi mireranno alla correzione delle modificazioni scheletriche come l’aumento della cifosi dorsale e della lordosi lombare. La base fondamentale del programma sarà un attività aerobica volta al miglioramento cardiocircolatorio, in completa sicurezza, seguito per tutto l’arco della sua durata da personale tecnico qualificato. Ricordiamo alle future mamme di consultare il proprio medico prima di intraprendere un qualsiasi percorso motorio.• 

a cura dott.ssa Margherita Barbi
educatore alimentare e istruttore functional training basic

I momenti magici dell’apprendimento motorio: ogni cosa va fatta a suo tempo!

bambina che fa ginnasticaL’educazione all’attività fisica e al corretto funziona- mento del corpo inizia fin da piccoli e ci accompagna per il resto della vita influenzando scelte, stili di vita e abitudini. 

Lo sviluppo dell’uomo comprende tutte quelle modificazioni che avvengono nei diversi ambiti della sua esistenza, ovvero quello co- gnitivo, sociale, fisico e motorio che interagiscono continuamente tra loro. 

L’acquisizione di abilità motorie fondamentali, come correre e saltare, avviene nei primi anni di vita ed è altamente correla- ta con la salute del bambino

Alcuni studi hanno dimostrato che bambini  con  un’elevata  capacità di esecuzione delle abilità motorie fondamentali tendono ad essere più attivi fisicamente, presentano alti livelli di autostima e sono meno

in sovrappeso. Durante l’età evolutiva, l’apprendimento di alcune abilità motorie specifiche è più facile se avviene in determinati periodi. Passati questi, lo stesso movimento non si riesce più ad apprendere in modo agevole. Questi periodi sono chiamati momenti “magici” dell’apprendimento. Luigi Calabrese, Diplomato ISEF e sociologo, scrive: “Sembra che la maturità se non viene utilizzata, a poco a poco resti sommersa da altre forze. Ecco perché il più delle volte non si riesce ad imparare facilmente nell’età avanzata qualcosa per cui eravamo maturi molto tempo prima”. Durante questi periodi favorevoli vengono apprese anche le varianti e le possibili evoluzioni di un determinato apprendimento motorio. 

Ad esempio, un bambino di sette anni apprende facilmente una capovolta avanti e da questa passerà successivamente all’apprendimento di movi- menti che fanno parte della pre acrobatica. Un quattordicenne invece apprende la capovolta avanti in più tempo, con più difficoltà e non sa andare al di là della capovolta stessa anche per una maggiore consapevolezza del pericolo. Tra gli apprendimenti che sono stati presi in considerazione c’è il galoppo laterale con circonduzione delle braccia sul piano frontale, il cui momento magico è tra i sette e i nove anni, e l’equilibrio in movimento nelle fasi aeree e di volo che ha il suo momento favorevole tra i nove e i dodici anni. 

Legato ai periodi magici dell’apprendimento c’è il problema dell’ap- prendimento precoce. Durante l’infanzia il bambino deve sperimentare tutte le attività motorie che accrescono le sue conoscenze e non essere indirizzato solo verso un determinato sport. Ad esempio, i bambini non do- vrebbero praticare soltanto calcio e le bambine soltanto danza.

Limitare il campo a un gruppo di attività o peggio ancora a una soltanto è dannoso e controproducente. Infatti dal punto di vista motorio si otterrebbero dei risultati scarsi e dal punto di vista fisico potrebbero esserci ipermorfismi e un precoce arresto dello sviluppo.

Calabrese scrive: “l’infanzia è un periodo in cui vengono apprese regole ge- nerali di abilità operativa, di organizzazione percettiva e di interazione, che preparano a future forme di capacità umane nel campo dell’azione, della percezione e della comunicazione”. L’età evolutiva è una sorta di barriera protettiva contro una prematura specializzazione. I genitori dovrebbero spronare i figli a  praticare attività fisica non solo per prevenire il sovrappeso e l’obesità ma anche per favorire uno sviluppo armonico del corpo e l’apprendimento di tutte le abilità necessarie a un potenziale futuro atleta.•

a cura di Roberta Ludovici
personal trainer

Prevenire è sempre meglio che curare!

bambino con scoliosi"Siamo tutti belli e ben fatti” diceva F. Meziérès... La salute della colonna vertebrale necessita di una particolare attenzione soprattutto durante le fasi della crescita dei bambini, per questo bisogna prevenire tutto ciò che può compromettere un buon sviluppo delle ossa della colonna e dei relativi muscoli. Le abitudini e le posture scorrette, so- prattutto durante lo studio con il computer o sui libri, sono le prime ragioni di questi problemi. Non esiste una medicina o una vaccinazione che possa risolvere tali problematiche, l’unico rimedio è fornito da un’attenta opera di prevenzione

Soffermiamoci a capire com’è fatta la colonna vertebrale: essa protegge come un astuccio il midollo spinale che scorre dentro le sue vertebre. Dalla colonna vertebrale fuoriescono i nervi, paragonabili a fili elettrici che hanno il compito di trasportare le informazioni dalla periferia del corpo al sistema nervoso centrale del nostro cervello, e ci permettono quindi di muovere il corpo. I muscolari elastici e potenti comandati dal cervello, sorreggono e fanno muovere la colonna vertebrale.

Quali sono i principali problemi che minacciano la salute della nostra schiena?
Ipercifosi o dorso curvo, è un aumento della curva dorsale nel soggetto visto di lato. Le principali cause di questo disturbo possono essere posture non corrette mantenute a lungo e trascurate, lo scarso esercizio fisico, motivi psicologici o, a volte, vere e proprie difficoltà di crescita delle vertebre. 

Iperlordosi, è una curvatura in avanti della colonna a livello lombare (si vede bene nel soggetto visto di fianco). Il bacino e ruotato anteriormente, cosi sembra che l’addome subisca uno spostamento in avanti e la pancia risulta sporgente.

Scoliosi, è in genere un problema che colpisce maggiormente le ragazze e, non provocando dolore, rischia di essere scoperto quando già si è formato in modo rilevante. La scoliosi deforma la colonna vertebrale nel periodo dello sviluppo. Può interessare la zona lombare, la zona dorsale o entrambe. 

Inizia con curve e rotazioni e conseguenti gibbi appena percettibili che si aggravano rapidamente. E’ possibile riconoscerla quando si riscontra la presenza del gibbo, che si evidenzia maggiormente flettendo il busto in avanti. 

Quale è l’atteggiamento scoliotico?

E’ una postura che all’apparenza può presentare le stesse caratteristiche della scoliosi però nella flessione del busto in avanti, invece di apparire il gibbo, i due lati del dorso sono uguali. Può essere determinato dalla debolezza dei muscoli della schiena e anche dall’abitudine ad assumere posizioni scorrette per molte ore al giorno e come al solito la scarsa attività fisica. Quindi consiglio a tutte le famiglie una maggior sensibilizzazione a questo problema . Nel prossimo numero parleremo di come prevenire la scoliosi e il mal di schiena con dei piccoli e “banali” esercizi.•

a cura dott.ssa Sara Braghese
fisioterapista

Le arti marziali: uno sport per tutti i bambini

arti marziali per bambiniLe arti marziali comprendono un numero vasto di discipline che si sono sviluppate in luoghi e periodi diversi, e includono sia un aspetto prettamente tecnico e fisico sia una componente mentale e spirituale. Dal latino la parola "arte marziale" significa "arte di Marte", Marte dio della guerra.   Nonostante il  significato delle parole, questo tipo di sport è molto adatto ai bambini perchè asseconda il loro bisogno di fisicità e la loro energia viene incanalata secondo regole precise. I benefici principali delle arti marziali  sono  di natura sia fisica che psicologica. Tra le varie discipline, quelle preferite dai ragazzi under 11 sono il judo e il karate. Sono adatte sia per i bambini più irrequieti sia per quelli più introversi perchè sviluppano la sicurezza in se stessi, l'autostima, la disciplina e insegnano ai ragazzi a  prendere decisioni come un leader. Inoltre insegnano il rispetto delle regole, il rispetto e la cura verso gli altri perchè prima di essere un'attività fisica sono una filosofia di vita. 

Claudio Robazza, psicologo dello sport e docente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Chieti, dice:"Gli sport di combattimento potenziano disciplina, coraggio e autocontrollo. Hanno il vantaggio di richiedere il rigore nell’esecuzione e una grande attenzione per evitare di fare male a se stessi e agli altri. Inoltre, dovendo reagire alla mosse dell’avversario/compagno si sviluppa la capacità di pensare rapidamente in condizioni di rischio, mantenendo il sangue freddo". Tutte le arti marziali benchè molto diverse tra loro educano al rispetto delle regole, insegnano a dosare la forza, incrementano il controllo su se stessi e  sugli istinti personali.

Dal punto di vista fisico, nei maschi come nelle femmine, le arti marziali consentono l'apprendimento delle capacità coordinative, lo sviluppo della forza e della flessibilità e il rischio d'infortuni è molto ridotto rispetto ad altri sport. A differenza di altri sport, il gruppo di allenamento è costituito da maschi e femmine.

L'importanza della disciplina e il rispetto delle regole rende questi sport un valido supporto nella lotta al bullismo. Negli ultimi anni infatti si sta assistendo ad un abbassamento dell'età della delinquenza giovanile. Alla base di questo fenomeno c'è la mancanza di una famiglia solida che si prenda cura dei propri figli. Quindi diventa molto importante creare  un ambiente, come le strutture sportive, che sia un punto di riferimento e  dove è importante la disciplina, il rispetto delle regole e dei valori.

Le arti marziali sono adatte per i bambini a partire dai sei anni, e possono essere praticate tre volte a settimana a gioni alterni.•

a cura di Roberta Ludovici
personal Trainer

Lo sport è più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali

sport e giovaniLo sport è ritenuto uno degli strumenti più efficaci per costruire una società globale e interculturale perché ha una grande capacità di aggregazione e promuove il senso di appartenenza, lo spirito di gruppo, la tolleranza.

I sociologi lo definiscono "sport sociale", uno strumento per integrare le comunità più emarginate. Sullo sport fanno affidamento l'Unione Europea, l'ONU e il Comitato Internazionale Olimpico per educare a questa nuova società, grazie ad alcune caratteristiche dello sport, in particolare delle discipline di squadra. Il legame che si crea in una squadra è così forte che  abbatte le differenze religiose, linguistiche e il colore della pelle. 

Lo sport è fatto da regole uguali, universalmente condivise ed è perciò una base culturale comune. L'educazione attraverso lo sport è fatta di gioco e divertimento, avviene in un contesto dove il corpo e la psiche si esprimono liberamente e con creatività. Lo sport è inoltre una possibilità di riscatto sociale; e diventa un segno d'identità nazionale soprattutto in occasione di competizioni come le Olimpiadi, i Campionati Mondiali ed Europei.

Se questo è vero per la maggior parte degli sport, non si può dire altrettanto per le tifoserie, soprattutto per alcune tifoserie presenti negli stadi di calcio, dove spesso razzismo e xenofobia trovano una loro espressione. Alle frasi ingiuriose scritte sugli striscioni si aggiungono comportamenti discriminatori verso i gay, offese a giocatori per la loro provenienza etnica, metafore a sfondo razziale usate dai media.  

Lo sport dovrebbe renderci migliori. Pensare all'avversario come a un nemico fa perdere l'opportunità di imparare da chi sta facendo sport insieme a noi. Nel rugby, per esempio, c'è il terzo tempo, un incontro conviviale, un momento di socializzazione tra i giocatori delle due squadre cui partecipano anche le famiglie e i tifosi. 

La pratica sportiva unisce quando diventa il mezzo per esprimere il meglio di sè insieme agli altri. Si dice "mens sana in corpore sano", una mente sana, rispettosa di sè, degli altri e dell'ambiente che ci circonda, in un corpo sano.

Nelson Mandela, scomparso recentemente, amava lo sport perchè rispecchiava i suoi ideali di libertà e uguaglianza. Appassionato di calcio e rugby, diceva:

"Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare speranza dove prima c'era solo disperazione. È più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione”.

Mandela sfruttò l'occasione dei mondiali di rugby del 1995 in Sudafrica per pacificare un paese ancora scosso, nonostante la fine dell'apartheid.•

a cura di Roberta Ludovici
personal Trainer

L'importanza dell'attività motoria per i bambini: come scegliere lo sport più adatto e utile a tuo figlio

bambini che giocano a rugbyOggi i bambini non hanno più le possibilità che c'erano una volta di giocare insieme, e per questo praticare uno sport diventa un' occasione importante per fare un'esperienza di gruppo che ha molti effetti positivi. L'attenzione per l'attività motoria è diversa tra le varie etnie. In occidente i genitori danno un peso maggiore allo sviluppo cognitivo rispetto a quello motorio. Nei paesi, come l'Africa, dove è necessario stimolare fin da subito l'indipendenza dei bambini, c'è più attenzione per l'attività motoria. Dal punto di vista motorio l'attività sportiva consente lo sviluppo delle capacità motorie sia coordinative che condizionali, lo sviluppo muscoloscheletrico ed è  un valido supporto nella  prevenzione dell' obesità.

Le capacità coordinative hanno il loro massimo sviluppo tra i 6 e gli 11/13 anni, prima che si attivi la pubertà. Sono regolate attraverso gli organi analizzatori del movimento che, localizzati nelle articolazioni, nei muscoli e nella cute, permettono di realizzare, grazie all’intervento del sistema nervoso centrale (SNC), movimenti efficaci ed economici.

schema attività motoria x bambiniUn altro aspetto fondamentale della motricità infantile sono le capacità condizionali. Quando parliamo di queste capacità intendiamo rapidità (di reazione, di movimenti singoli o di rapidità d’azione, massima frequenza), forza (forza rapida, capacità di salto, capacità di lancio), resistenza (di lunga durata = aerobica; di breve durata = legata alle espressioni di forza).

Sia i lavori di forza sia quelli di resistenza non sono adatti per i bambini perchè comportano degli adattamenti fisiologici non ancora presenti, e vanno ad intaccare componenti psicologiche come la resistenza alla fatica e la capacità di fissare obiettivi a lungo termine che nei bambini non sono ancora strutturati.

Il bambino è invece adatto a lavori rapidi e poco duraturi.

Lo sport, dal punto di vista psicologico, è fondamentale per lo sviluppo del carattere, l'incremeto dell'autostima e la fiducia in se stessi. Deve essere praticato con finalità ludiche, deve rappresentare per il bambino un momento piacevole di svago.

bambino che nuotaL'attività motoria non può prescindere dal gioco che è l'elemento principale di coinvolgimento dei bambini e durante il gioco lavorano divertendosi, vengono stimolati alle competizioni che debbono essere adatte alla loro età, e con le regole imparano a gestire l' aggressività.

 

Oggi nello sport è sempre più preponderante l'aspetto agonistico ma le  motivazioni per cui i ragazzi continuano a praticarlo, non sono legate all'attività agonistica ma all'ambiente accogliente e familiare che trovano. Anche se non diventeranno campioni, è importante per tutti cimentarsi in una attività sportiva per conoscere i benefici dello sport e avere un valido supporto nella vita, nello studio e nell'apprendimento.

Non tutti gli sport sono adatti a tutti, per scegliere quello giusto bisogna tenere conto di tanti fattori come l' età, la corporatura, l'indole, le preferenze personali del bambino e le sue attitudini. Un errore è orientare i bambini verso la disciplina sportiva preferita dai genitori e che rappresenta una possibiltà di riscatto per i genitori stessi.

 

La scelta dello sport si deve fare in funzione del carattere del bambino, con l'obiettivo di aiutarlo a superare le sue difficoltà: 

  • Gli sport di squadra, o di contatto, sono adatti sia ai bambini che temono il giudizio degli altri, che hanno paura di sbagliare e non hanno fiducia in se stessi sia a chi ha un atteggiamento egocentrico e spavaldo. Inoltre nello sport di squadra si impara a vivere la vittoria o la sconfitta come una esperienza di  gruppo e non un fatto personale.

  • Gli sport individuali sono raccomandati ai bambini iperattivi e irruenti dove la responsabilità del risultato non è condivisibile con gli altri e per questo occorre più disciplina, autocontrollo ed equilibrio psicofisico.

 

a cura di Roberta Ludovici
personal Trainer


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