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e se guarda solo a destra? Il torcicollo nel neonato...

bambino_massaggio.jpgL’ultimo mese di gravidanza e il parto sono momenti intensi per il neonato che si trova in un ambiente sempre più piccolo...

Egli sottopone la sua struttura fisica a forze compressive dovute agli organi della mamma e alla muscolatura che lo circonda.

Durante il parto, poi, il neonato è sottoposto ad un “accomodamento” delle ossa craniche, che in maniera fisiologica scivolano una sull’altra per permettere alla testa di passare attraverso il canale vaginale, a una rotazione per liberare le spalle e ad un’ipertensione al momento dell’uscita.

Queste forze e queste sollecitazioni restano impresse nel neonato e spesso si trovano bimbi di pochi giorni che fanno molta fatica a girare la testa da uno dei due lati.

In questi casi è un grosso errore liquidare la situazione come una fase “passeggera”, perché con il passare del tempo, il punto di appoggio della testa inizierà a diventare piatto, instaurando una plagiocefalia.

Per questo motivo è opportuno rivolgersi ad un professionista che liberi le strutture fasciali e muscolari del neonato e fornisca i giusti consigli ai genitori per stimolare la rotazione della testa anche dall’altro lato.

Questo avviene a partire dallo sguardo, attirare l’attenzione del neonato ponendo tutti gli oggetti e noi stessi quando ci prendiamo cura di lui, dal lato dove non riesce a girare la testa lo aiuterà a correggersi, in questo modo i genitori e chi si prende cura del bambino stimolano, preparano e riprogrammano una muscolatura che non è stata o è stata poco utilizzata per posture errate.

L’ovetto che protegge il bambino nei viaggi in auto va limitato agli spostamenti in auto, in questa struttura il bambino è costretto in una posizione ripiegata e spesso la testa pende da un lato. Lo stesso schema si ripresenta nell’uso della “sdraietta”.

Il neonato sotto osservazione può essere messo supino, sui due fianchi e anche in posizione prona, in questo caso va costantemente monitorato. Durante la notte deve dormire supino, ma può essere adottato un cuscino ergonomico con uno scavo al centro che eviti la compressione sempre nello stesso punto.

È importante non trascurare la fatica fisica e emotiva che anche il neonato subisce al momento della sua nascita. È fisiologico che il neonato pianga, è il suo modo per comunicarvi i suoi bisogni, a volte però il pianto è frequente e il bimbo sembra sempre infastidito, fa fatica ad attaccarsi ad uno dei due seni o prende il biberon solo se lo coricate da un lato. In questo caso chiedetevi se non sia una tensione che gli impedisce determinati movimenti.

a cura dott.ssa Federica Cevenini
fisioterapista neonatale e pediatrica

come ascoltare il proprio corpo in crescita

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Non c’è un’età giusta per iniziare ad avere piena coscienza del proprio corpo. Anzi, non è mai troppo presto per averne cura ed essere consapevoli della propria postura.

Nei bambini e nei ragazzi, come spesso nell’adulto, si tratta di un meccanismo inconscio che ci spinge a cercare la postura che ci provoca meno affaticamento e meno dolore.

Di conseguenza lentamente una postura cosiddetta “a risparmio”, sacrifica determinati muscoli fonda- mentali per la protezione e la crescita corretta della schiena, come gli addominali e accorcia altri che fanno parte della catena posteriore - muscoli posteriori della coscia e della gamba (ischio-crurali e polpaccio), collegati alla pianta del piede. Da qui, in particolare nei ragazzi in giovane età, nascono quei piccoli o grandi dolori alle ginocchia o alla schiena, che portano ad una postura scorretta dunque spesso ad una crescita scompensata.

Durante la pratica dello sport, una mancata o scarsa mobilità articolare di certi distretti e una muscolatura che non sia abbastanza elastica, portano a infortuni e alla comparsa di dolori durante quella che dovrebbe essere un’attività piacevole e benefica per corpo e mente. Alcuni dolori muscolari nei ragazzi, soprattutto in pubertà, sono dovuti ad una repentina crescita ossea, a cui non corrisponde ancora un allungamento muscolare adeguato. Ai ragazzi che praticano sport, anche solo a livello amatoriale, si consiglia di fare stretching prima e dopo l’allenamento, in modo da non sovraccaricare i muscoli creando situazioni che, se protratte, diventino dolorose.

Nel caso che i genitori notino deformazioni particolari a carico della colonna vertebrale o degli arti inferiori, o che semplicemente il bambino lamenti dolori muscolo-articolari, è opportuna una valutazione posturale. Si tratta dell’osservazione dell’atteggiamento e della postura da parte di un fisioterapista che consiglierà eventuali strategie o esercizi di allungamento mirati a riequilibrare la zona interessata.

Nel nostro studio, quando si tratta di ragazzi giovani, ci piace parlare di educazione posturale e non di rieducazione, dal momento che insegniamo ai ragazzi a mantenere una postura naturale ed equilibrata anche in fase di crescita, dove maggiore è il rischio di atteggiamenti viziati.

Un’educazione posturale equilibrata dovrebbe essere uno dei pilastri fondamentali nella crescita dei giovani, al fine di evitare problemi articolari e muscolari in età adulta e di insegnare ai ragazzi il rispetto e l’ascolto del proprio corpo.

a cura dott.ssa Federica Cevenini fisioterapista neonatale e pediatrica

pilates della risata: bimbi mettiamoci in gioco... ridendo

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La risata è il fenomeno più sacro che esiste sulla terra, poiché esso è la vetta più alta della consapevolezza” Osho

Lo studio del riso ha un nome specifico: gelotologia, deriva dal greco ghelos, che significa risata. I bambini sono i nostri più abili maestri nel contagiarsi e ridere nei momenti più strampalati. Possiamo imparare a muoverci e ad avere più consapevolezza di noi stessi anche ridendo, sentendo il nostro corpo che vibra mentre ci facciamo una fragorosa risata!

Abbiamo sempre meno tempo da dedicare a noi stessi, e purtroppo anche i bambini hanno sempre meno tempo per essere bambini che si divertono senza programmi e senza impegni. Cosa succede nel nostro organismo quando facciamo una bella risata? Facciamo movimento fisico!

Aumenta la presenza di ossigeno nel sangue; l’aria presente nei polmoni ha la possibilità di essere ricambiata con maggior frequenza; vengono stimolate le endorfine si produce più serotonina; migliorano le nostre difese immunitarie; in nostri organi interni possono essere stimolati da una circolazione sanguigna più attiva perché il diaframma, vibrando li massaggia; i muscoli facciali e la pelle ricevono uno stimolo; la parete addominale si tonifica; le nostre energie vitali e psichiche migliorano; diminuisce lo stato di stress e di ansia; i nostri rapporti sociali e personali si sviluppano.

Ridere fa rilassare il nostro corpo, il cuore accelera i suoi ritmi, la tensione arteriosa scende: Ridere combatte la stitichezza perché provoca una ginnastica addominale che stimola l’apparato digestivo. Ridere calma il dolore perché distrae.

Lo spirito giusto per vedere il mondo da punti di vista diversi.

Il movimento fisico insegnato ai bambini, la capacità di iniziare a sentire il corpo nei suoi aspetti più profondi, più radicati, più nascosti può essere un’occasione per crescere con meno rigidità, con meno ansie da prestazione e più relax anche fermandosi e ridendo per nulla.

La risata scioglie la paura, la tensione e il timore. Sciogliamo la paura aiutando i nostri fanciulli a vivere il movimento e la vita con quella leggerezza che li potrà trasformare in ragazzi capaci di adattarsi ai cambiamenti e a viverli con leggerezza. Sciogliamoci nell’amore per le cose, tutte le cose che facciamo

Utlilizzando il pilates per ridere e e giocare come tecnica non si fa altro che aprire ai bambini una strada nuova che potrebbe metterli in condizione di essere sempre più autonomi e consapevoli. Sapere che la forza anche si può sviluppare senza fare esercizi faticosissimi ma utilizzando concentrazione, respirazione, fluidità e ritmo differente può veramente aprirci un mondo inaspettato e meraviglioso

a cura di Elena Evangelisti counselor, insegnante di Pilates, ginnastica posturale Shiatsu, Thai massage e nuoto 

Raffreddore e otite: un aiuto dalla terapia manuale

bimbo_dottore_04.jpgIl freddo è tornato e, immancabili e indesiderati, ritornano i nasini rossi, che colano, tosse e raffreddore.

Sono mali quasi sempre innocui e comuni, soprattutto tra i piccoli che purtroppo hanno più difficoltà degli adulti a liberare le vie aeree dal muco, questo perché neonati e bambini molto piccoli non sono ancora in grado di eliminarlo soffiando il naso e la tromba di Eustachio, via di drenaggio del muco, che collega il naso con l’orecchio medio, nel bambino è più orizzontale che nell’adulto, quindi il drenaggio diventa più lungo e complesso.

Per questo un raffreddore nel bambino dura di più. La terapia manuale interviene sul terreno di sviluppo di raffreddore, sinusite, otite, evitando il ristagno del muco e seguenti recidive.

Il collegamento strutturale tra naso, occhio e orecchio fa sì che da un banale raffreddore si possa passare a una congiuntivite o a un’otite. La prevenzione è importante, insegnare ai bambini a lavarsi le mani soprattutto prima di mangiare ed effettuare i lavaggi nasali quotidianamente in caso di inizio di raffreddore.

Il passaggio dal canale uterino, cadute o urti di vario genere possono alterare i rapporti strutturali tra le ossa del viso e del cranio, creando zone più compresse dove il drenaggio diventa difficile e la difficoltà ad espellere il muco aumenta.

Così, ad esempio, un bambino con il lato destro che è stato più compresso durante il parto e non si è sistemato, svilupperà più otiti nell’orecchio destro.

In linea generale, gli ambienti chiusi aumentano il rischio di ammalarsi, le stanze vanno arieggiate spesso e i bambini devono giocare all’aperto anche se le giornate sono umide, giocare fuori limita il rischio di contagio del raffreddore e fluidifica i muchi.

La terapia manuale lavora attraverso il drenaggio dei liquidi, quindi dei muchi, sia nelle strutture interessate che a distanza, migliora la pervietà delle vie aeree ed ha effetti benefici sulle patologie respiratorie, grazie al miglioramento del movimento della cassa toracica e all’eliminazione delle tensioni muscolo-fasciali nella regione cervicale e del torace.

L’intervento del fisioterapista pediatrico è delicato e preciso, lavora esattamente sulla zona che comprende naso-faringe, tromba di Eustachio e struttura dell’orecchio interno, sia a contatto con il viso, sia dall’interno del cavo orale per lavorare sul cranio.

È un tipo di intervento adatto anche all’adulto che è spesso congestionato da raffreddore e sinusite.

cura dott.ssa Federica Cevenini
fisioterapista neonatale e pediatrica

 

Fare esperienza significa imparare!

bimbo_orto.jpgIl bambino impara a rotolare, gattonare, camminare e tanto altro senza che nessuno gli insegni. Com’è possibile?!

Il bambino apprende attraverso la sua esperienza diretta: provando e riprovando fintanto che non trova la strada giusta per agire e raggiungere il suo scopo. Ogni caduta è un’opportunità per rialzarsi. Ogni spinta è un’occasione per raggiungere un nuovo obiettivo.

Lesperienza corporea resterà nella memoria del corpo, ma l’immagine corporea che avrà di sé influenzerà il modo di agire, camminare o stare seduto. L’abitudine di vedersi o sentirsi descritti in un certo modo determina movenze e gestualità, caratterizzando la propria personalità.

Crescendo, troppo presi dai propri doveri, si riduce la gamma motoria, si consolidano abitudini di movimento, senza concedersi di ascoltare eventuali segnali di disagio del corpo. Di conseguenza, posture errate e compensazioni muscolari col tempo, potrebbero essere causa di dolori muscolari, mal di schiena e tensioni.

Il metodo Feldenkrais® è un’opportunità per riscoprire movimenti armonici ed efficaci che permettono il miglior risultato, con un minimo sforzo fisico. Ideato da Moshè Feldenkrais, non è una terapia riabilitativa, bensì un processo educativo. Si basa sui principi della fisica e della biomeccanica, attraverso sequenze di movimenti che portano l’attenzione sulle parti di sé che sono fuori dalla consapevolezza.

Le lezioni di Conoscersi Attraverso il Movimento® si svolgono in gruppo: la voce dell’insegnante guida semplici sequenze di movimento che consentono di ampliare la gamma motoria, adottare movimenti più efficienti e meno dispendiosi. La scoperta di opzioni di movimento porta ad un funzionamento sano del corpo, ad una ritrovata armonia e a una nuova auto-immagine.

Nelle lezioni individuali, chiamate di Integrazione Funzionale®, sono le mani dell’insegnante che guidano a riconoscere il proprio movimento e le proprie funzioni motorie. Risponde direttamente ai bisogni della persona e crea le basi del processo di apprendimento. Lo scopo non è manipolare, ma rendere la persona consapevole del proprio schema motorio.

Il Feldenkrais® dà al sistema nervoso la possibilità di individuare schemi motori parassitari che si sono consolidati dall’uso inappropriato, per poi sostituirli con una motricità più funzionale.

È praticato da tutti, per migliorare la percezione tra corpo e movimento, tra pensiero e azione; per aumentare la coordinazione dei bambini; per neo-mamme che hanno bisogno di ritrovare la loro flessibilità; per tutti coloro che lavorano molte ore nella stessa posizione o semplicemente per chi desidera migliorare la qualità della vita.

a cura di Francesca Bergamini
Insegnante Feldenkrais Danza Movimento Terapeuta ATI/APID

Pilates, il mondo può cambiare attraverso i bambini

bambini_pilates.jpgPer comprendere a fondo cosa sia il metodo Pilates sarebbe ideale provarlo per accorgerci di come, normalmente, ci muoviamo in modo sbagliato, senza ascoltare davvero il nostro corpo.

Tutto inizia da un bambino molto gracile, che soffriva di rachitismo e febbri reumatiche.

La caratteristica principale del Pilates prende origine proprio dal suo inventore perchè tre sono gli aspetti principali di questo metodo: pratica, pazienza e perseveranza.

Purtroppo oggi sono caratteristiche che spesso vengono lasciate in secondo piano prediligendo la fretta e il bisogno di raggiungere risultati elevati in tempi brevi. Il Pilates invece ci insegna il contrario. Ci insegna a far forza solo sul noi stessi, a contare sulle nostre capacità e ad ascoltarci. Joseph Pilates aveva un sogno: quello di insegnare il suo metodo nelle scuole, ai bambini.

Se fin da piccoli imparassero a correggere e ascoltare il proprio corpo in maniera differente avremmo adulti più consapevoli e radicati. Pilates aveva chiamato il suo metodo Contrology, con riferimento al modo in cui incoraggia l’uso della mente per controllare il corpo. Esercizi che si concentrano sui muscoli posturali, che aiutano a tenere il corpo bilanciato e sono essenziali a fornire supporto alla colonna vertebrale. Esercizi che permettono di acquisire consapevolezza del respiro e rinforzando i muscoli del nostro centro (power house): pavimento pelvico, addome, glutei, adduttori.

Ecco i principi basilari del Pilates:

1. la respirazione;

2. il baricentro (power house), visto come centro di forza e di controllo di tutto il corpo;

3. la precisione: ogni movimento deve avvicinarsi alla perfezione, un lavoro a circuito chiuso dove l’insegnante deve avere continui feedback dall’allievo;

4. la concentrazione;

5. il controllo, controllo su ogni parte del corpo, non si devono effettuare movimenti sconsiderati e trascurati;

6. la fluidità, il Pilates è “poesia in movimento”;

7. l’ isolamento, la concentrazione mentale sull’esercizio porta a sezionare il nostro corpo attraverso il lavoro di isolamento di alcune fasce muscolari profonde, rispetto ad altre;

8. pratica, pazienza e perseveranza.

È importante aiutare i nostri bimbi a concentrarsi sul “sentire”, sull’ascolto del proprio corpo come strumento che li possa sostenere. L’esercizio fisico fatto ed eseguito non come performance, ma come metodo per rafforzare le proprie esperienze. Davanti ad una società che porta all’esasperazione gli stimoli a cui vengono sottoposti i nostri ragazzi, il Pilates può essere un sostegno nel processo di “cambiamento” della propria postura fisica e mentale costruendo dentro sé un’immagine “differente” che possa favorire l’adattamento senza danneggiare. Il mondo può cambiare attraverso i bambini.

a cura di Elena Evangelisti
counselor, insegnante di Pilates, ginnastica posturale, Shiatsu, Thai massage e nuoto

 

Il tocco che cura nel neonato.

bebe.jpgIl primo senso cutaneo e vestibolare che si sviluppa è il tatto, nasce dall’ectoderma, come il sistema nervoso e la pelle ed è completo già nell’embrione a 12 settimane di vita.

Come i mammiferi nel mondo animale, che leccano i propri cuccioli, anche il neonato ha bisogno di un contatto per crescere, essere toccato è un’esigenza che gli permette di acquisire consapevolezza dei propri limiti corporei e aiuta lo sviluppo psico-motorio.

La terapia manuale, in particolare sul neonato, agisce con tecniche dolci e porta eventuali disturbi a risolversi, assecondando il movimento delle strutture verso quello che è la fisiologia naturale.

La mamma racconta lo svolgimento della gravidanza e del parto e parla del suo bambino, che intanto prende tempo per ambientarsi. È la mamma che lo sveste e lo mette sul lettino ed è lei che rimane protagonista, insieme al bambino, dello svolgimento della terapia. Il neonato viene coinvolto insieme alla figura di riferimento, mamma o papà, figure fondamentali che portano informazioni utili, hanno in mano la diagnosi e la risoluzione del problema; fanno funzionare la seduta tranquillizzando il bambino, giocando con lui, allattandolo.

Il neonato ha bisogno che vengano rispettati i suoi tempi. Il primo contatto con la fisioterapista passa attraverso l’aggancio visivo, il bambino non ha chiesto di essere lì, quindi deve avere modo di accettare la terapia ed entrare in contatto con me in maniera naturale.

Sono molti ormai gli studi che provano l’efficacia della terapia manuale sui piccolissimi, dimostrano quanto un intervento tempestivo sia importante nel riequilibrare le strutture e ripristinare una corretta funzionalità dell’organismo anche nel neonato. L’intervento del terapista viene sempre più considerato come un atto di prevenzione, il neonato viene valutato dal punto di vista motorio e funzionale, vengono corretti eventuali disturbi.

Al termine della gravidanza, ad esempio, il futuro neonato si trova rannicchiato in un posto che diventa sempre più stretto e questo può portare come conseguenza un torcicollo o una deviazione preferenziale del capo verso un lato. Anche l’accomodamento delle ossa craniche durante il parto o la torsione che avviene durante l’uscita dall’utero materno, possono creare disturbi e se non scompaiono nelle prime 48 ore è utile un leggero trattamento manuale.

Altri fastidi tipici del neonato possono essere alleviati dal trattamento manuale:

- le coliche

- la stipsi

- il reflusso gastro-esofageo

Questi disturbi rientrano nella fisiologia ed entro certi limiti non sono patologici, ma possono essere attenuati grazie a qualche manovra leggera che possa dare sollievo al piccolino.

cura dott. ssa Federica Cevenini
fisioterapista neonatale e pediatrica

 

Yoga e bambini: fare pratica... di stessi!

bambina_yoga.jpgI bambini sono molto sollecitati ad apprendere quanto c’è all’esterno di loro, ma molto raramente ci preoccupiamo di cosa accade nel loro mondo interno.

A scuola i programmi sono strutturati sull’apprendimento di conoscenze, nozioni, regole, si insegna a conoscere i numeri, le lettere, il mondo che ci circonda, tutte cose fondamentali ed importantissime.

Ma spesso si dimentica di prestare attenzione anche a quanto accade dentro al bambino per aiutarlo a crescere conoscendosi ed accettandosi anche nelle sue parti più difficili e complesse. Le emozioni, i pensieri, gli stati d’animo, i sogni, sono tutti elementi che influiscono sulle capacità di attenzione e di apprendimento.

Un bambino arrabbiato, o tormentato da paure e preoccupazioni, è un bambino che farà molta più fatica a concentrarsi per studiare e di fronte ai ripetuti fallimenti rischia di crearsi una struttura di personalità fragile, con idee di autosvalutazione. È molto importante allora dargli uno spazio in cui poter esprimere e conoscere anche il suo mondo interno, popolato di emozioni, pensieri e paure partendo da ciò che lui sperimenta quotidianamente: le sue sensazioni corporee. Lo yoga è una pratica molto antica che fa proprio questo. Attraverso l’attenzione al respiro, il gioco e l’ascolto delle proprie sensazioni aiuta il bambino a prendere contatto con se stesso e a trovare un proprioequilibrio, riconoscendo le emozioni che lo attraversano senza giudicarle.

Parallelamente anche in famiglia si può seguire questo sentiero per non lasciare solo al bambino la responsabilità del cambiamento. Non occorre fare chissà che, basterebbe solo imparare o re-impararare ad Ascoltare.

Nella vita frenetica che conduciamo c’è sempre poco spazio per fermarsi e darsi ascolto, ancora meno per dare spazio ed ascoltare l’altro. Ascoltare deriva dal latino e significa “prestare orecchio con attenzione”.

Occorre quindi un’attenzione mirata prima di tutto verso se stessi.

Dobbiamo imparare ad ascoltare quanto ci attraversa, ciò che ci suscita stare col nostro bambino, accogliendo anche le difficoltà e le paure. Se riusciamo a farlo con noi stessi riusciremo a farlo anche con i nostri figli: accogliere ciò che c’è dietro al capriccio o alla difficoltà.

Non è semplice, la nostra società non ci abitua ad andare oltre l’apparenza, e rischiamo di irrigidirci in giudizi negativi quando forse dietro a tanti capricci ci sono solo piccole-grandi richieste di attenzione. Fare esperienza di se stessi dunque è importante sia per i bimbi per conoscersi e crescere armoniosamente, ma anche per gli adulti per ritrovare un’armonia di relazione con se stessi e con gli altri.

a cura dott.ssa Annarita Piazza
psicologa, psicoterapeuta

Il movimento è vita, espressività e... crescita in tutti i sensi!

bambini_etnie.jpgIl movimento è un’attività naturale che permette di liberare e manifestare l’energia vitale quindi importantissimo per lo sviluppo sociopsico-emotivo ed intellettuale del bambino. Durante la crescita, i bambini, hanno bisogno di scoprire le proprie potenzialità ed i propri limiti imparando così a controllare il corpo e le sue espressioni. Da secoli per insegnargli a muoversi nel migliore dei modi, ci vengono in soccorso la danza e le arti marziali.

La danza, parlando una lingua del tutto speciale, è totale espressione dell’essere e permette di manifestare idee ed emozioni complesse, difficilmente esprimibili a parole.

Per avvicinarsi ad essa è necessario sviluppare tutte le capacità motorie: come quelle spazio-temporali. Per i bambini di 3/4 anni si consigliano esperienze come il Giocodanza® che favorisce anche la socializzazione e giorno dopo giorno, attraverso il movimento e le musiche, la scoperta spontanea dei mondi della danza moderna e dell’hip hop. Dai 5 anni potranno provare, assecondando i loro interessi e attitudini ad intraprendere uno o più percorsi e successivamente anche quelli della break dance e dance lab. Stile che nasce dalla contaminazione dell’urban dance e dalla danza moderna con l’obiettivo di riunire ballerini provenienti da ciascuno di questi mondi.

Il movimento svilupperà una situazione di motivazione ed apprendimento unica, che, svolta in un ambiente sano che possa creare percorsi vari e versatili, porterà i ragazzi a non smettere mai di ballare e diventerà una vera e propria irrinunciabile passione da continuare a svolgere negli anni successivi.

All’inizio gli insegnamenti saranno proposti sotto forma di gioco in quanto è la modalità con la quale il bambino riesce a sfogare il bisogno naturale di provare, ritentare, affrontare le difficoltà e superare determinate imprese. Crescendo verranno inseriti sempre più esercizi mirati dato che l’infanzia risulta il momento migliore per imparare a comunicare, comprendere ed agire in armonia con sé stessi e con il mondo gettando le basi di una nuova cultura corporea anche da un punto di vista fisico (il nostro paese risulta essere il secondo nell’obesità infantile).

Oggi il movimento danzato così come le arti marziali affondano le proprie radici nello studio della fisiologia umana e nell’ascolto delle necessità motorie naturali del corpo. Siamo infatti convinti che far praticare le arti marziali ai bambini significhi dotarli di un veicolo per raggiungere gli obiettivi fondanti del loro percorso di crescita.

Sebbene si pratichi un’arte marziale, la violenza non viene mai incoraggiata.

Anzi, facendo attività in gruppi misti di maschi e femmine, viene richiesto di essere disciplinati e rispettosi verso i compagni favorendo un clima sereno e socievole. Attraverso il gioco ed il divertimento i bambini impareranno a collaborare creando una squadra che incoraggi a migliorare le qualità dei singoli. Studiando tecniche e sequenze di movimenti, oltre all’esercizio fisico, si potenzierà la memoria, quindi attenzione e concentrazione devono essere sempre al massimo per sviluppare al meglio il controllo e la coordinazione del corpo.

C’è chi dice che il corpo abbia memoria e si ricorda di tutto, per questo, è importante cominciare il prima possibile in quanto i bambini che svolgono una regolare attività fisica maturano maggior fiducia ed autostima riuscendo con più facilità a socializzare e vincendo la sedentarietà promuovendo uno stile di vita salutare. Ricordiamoci: la vita è movimento, il movimento è vita!

a cura di Valentina Giardini, insegnante Pilates e Total Body Circuit
Beatrice Ragni, insegnante di giocodanza, hip hop e danza moderna
Alessandro Ricci, insegnante di Kung fu

 

Come sta la nostra colonna vertebrale?

bambino-scoliosi.jpgI dolori alla schiena sono una cosa seria e meritano tutta la nostra attenzione. Per questo, e per prendere le giuste precauzioni in caso di difficoltà di movimento è bene conoscere al meglio le caratteristiche della nostra colonna vertebrale.

La colonna vertebrale è formata da sette vertebre cervicali, dodici dorsali, cinque lombari e quattro sacrali più il coccige. Le vertebre cervicali e le lombari formano una lordosi, quelle dorsali una cifosi.

Tra le vertebre ci sono dei “cuscinetti” che sono i dischi, formati da una parte esterna, l’anulus fibroso che è un tessuto elastico, e una massa gelatinosa sferoidale, di colore gialloide composto dall’88 % da acqua, il nucleo polposo.

Il disco è un protettore delle vertebre, capace di supportare gli sforzi di compressione a cui è sottoposta la colonna durante la nostra vita. Se per qualche motivo funzionale o strutturale il disco non tiene, si crea una protusione quando il nucleo è ancora contenuto nelle fibre dell’anulus, oppure si può formare un’ernia discale quando il nucleo è uscito con possibilità di riversarsi nel canale midollare (non sempre, per fortuna) comprimendo contro il legamento, il muscolo o il nervo a esso corrispondente.

Quando non vi è un interessamento nervoso ma solo un sovraccarico e una contrattura muscolare parleremo di cervicalgia, dorsalgia o lombalgia.

Se invece vi è un dolore radicolare infiammando il nervo e molte volte portando a un’ipotonia del muscolo che perde la sua funzionalità, parleremo di cervico-brachialgia o cervico-scapolare, lombo-sciatalgia o lombocrualgia.

Le cause della protusione o di un’ernia possono essere molte. La colonna ad esempio può perdere le sue curve fisiologiche con l’età e il lavoro o con una scoliosi giovanile non trattata.

Oppure la causa può essere una spondilo-listesi, cioè uno scivolamento di una vertebra sull’altra. Un trauma, che può portare a un “colpo di frusta” (cervicale) o a “un colpo della strega” (lombare). Osteoporosi e artrosi.

Potremmo elencarne altre, ma ogni colonna è a sé e va valutata non per il singolo problema, ma attraverso una globalità con il corpo.

Quindi una colonna dolorante non va trattata solo con anti-infiammatori dal proprio medico di base, ma valutata anche da uno specialista (un ortopedico, un fisiatra o neurochirurgo) a livello funzionale (un fisioterapista e osteopata) e del tono muscolare (personal trainer).

a cura dott. Simone Sanclimenti
fisioterapista

Sentirsi meglio danzando e giocando con il movimento

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Le competenze cognitive del bambino si sviluppano parallelamente al suo sviluppo psico-corporeo, motorio e affettivo: è importante dare valore a quello che il corpo dei bambini comunica a proposito della loro storia e, laddove ci sono dei disturbi specifici di apprendimento, è bene favorire il movimento.

La DMT, acronimo che sta per danza, movimento e terapia, è un’arte terapia caratterizzata dall’utilizzo del movimento corporeo come linguaggio espressivo e comunicativo. Proprio come la musicoterapia, è una delle metodologie e tecniche che utilizzano l’arte in tutte le sue espressioni come mezzo terapeutico. All’interno dell’Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapia (APID) abbiamo sviluppato un progetto per verificare su tutto il territorio nazionale il contributo offerto da questa arte terapia ai bambini con DSA.

Dal progetto è nato un protocollo d’intervento che si pone come valido strumento di aiuto, affiancando altre figure professionali, per favorire il bambino nella sua crescita e negli apprendimenti, senza trascurare corpo ed emozioni. Osservazioni raccolte prima della stesura del protocollo hanno evidenziato che i bambini che hanno ricevuto una diagnosi di DSA spesso hanno una difficoltà nella percezione del loro peso, dello spazio proprio e comune, del loro sentirsi radicati al suolo. Il bambino fatica a gestire lo spazio personale e la propria organizzazione quotidiana. Per questo motivo nell’ambiente scolastico può apparire disordinato, insicuro, con difficoltà nell’uso dello spazio foglio e lento, rivelando un disagio che si manifesta sia nel corpo sia nel mondo emotivo.

La danza terapia propone esperienze di esplorazione del movimento personale, in un setting protetto, aprendo la possibilità di avvicinarsi a qualità di movimento non conosciute o poco sperimentate. La danza può essere veicolo di espressione di ogni esperienza emotiva e danzando si possono manifestare e gestire emozioni interiori, che talvolta faticano ad emergere solo attraverso le parole. Il termine terapia inteso come processo di cambiamento, utile a consolidare la propria consapevolezza corporea, rinforzando la propria identità e accrescendo l’autostima.

La danza diventa terapeutica alla presenza della figura professionale del danzaterapeuta che accoglie e testimonia il processo creativo e il percorso personale, offrendo spunti e nuove esperienze di qualità di movimento. Attraverso la conoscenza del linguaggio corporeo e della danza, conduce il bambino a esplorare il proprio ritmo, lo spazio circostante e la forma del proprio corpo che si modifica, si adatta nelle relazioni, nell’ambiente e secondo i propri bisogni. Giocare con il movimento permette di sentire come il corpo fluisce secondo le emozioni che lo attraversano!

a cura di Francesca Bergamini
Danza Movimento Terapeuta ATI APID Insegnante CAM® Metodo Feldenkrais®

 

La salute dei bambini e l’ambiente in cui vivono...

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L’ambiente in cui vive ha un’influenza fondamentale sulla salute di ogni bambino. Nella medicina antica, orientale e occidentale, le caratteristiche fisiche dell’ambiente...

Caratteristiche come la temperatura, l’umidità, i venti, le precipitazioni, l’esposizione delle abitazioni, unite all’alimentazione e alle passioni, costituivano i principali determinanti della salute e della malattia.

L’esame dell’ambiente fisico era di primaria importanza per il medico, da cui traeva elementi per comprendere non solo l’origine delle malattie ma anche le caratteristiche degli esseri umani, che sono diverse a seconda dell’ambiente in cui sono cresciuti. Questo fin da Ippocrate che è stato il primo vero medico. Una città inquinata ad esempio può aumentare il rischio di allergie respiratorie, cancro, trombosi e anche di neurodegenerazione.

I bambini, naturalmente, sono più a rischio di allergie per un processo che porta ad una maggiore produzione di istamina e di una minore attivazione del sistema del macrofago dendritica (spazzini del corpo umano) che li porta ad essere più esposti ai virus. Una vecchia credenza che consigliava di respirare con il naso e non con la bocca è decaduta perché il naso è a diretto contatto con il cervello.

Nelle città o in paesi molto popolosi si tende sempre meno a dare spazio ai parchi e i ricercatori hanno riassunto una nuova sindrome: “sindrome da carenza di natura”. I bambini, in particolare, se vanno a scuola in un edificio ubicato nelle vicinanze di un parco migliorano la loro maturazione cognitiva, come risulta da uno studio realizzato a Barcellona su 2593 bambini delle elementari. Il sole poi è un attivatore della vitamina D, importante per la produzione del calcio delle ossa.

Quindi l’ambiente in cui viviamo è importante per la crescita dei dei più piccoli e comprende anche il clima vissuto in casa e in famiglia, dove vi è un grande coinvolgimento fisico e mentale. Diversi studi confermano che situazioni di stress tra i genitori alla presenza dei propri figli alterano lo stato di salute dei bambini provocando malattie croniche. L’operatore sanitario deve valutare nel bambino non solo la malattia di per sé, ma anche l’ambiente in cui si vive e oltre alla terapia classica si deve impostare una “disciplina della buona vita”: ambiente, alimentazione, attività fisica, rapporti personali e con gli altri.

a cura dott. Simone Sanclimenti
fisioterapista

 

Scuola, bambini e crescita... quali i rischi?

bullismo_06.jpgIl bambino durante l’età evolutiva ha un’esplosione di padronanza del proprio corpo che esprime attraverso il gioco di gruppo e lo sport, ma durante l’età della scolarizzazione tutta questa energia viene rinchiusa tra un banco e una seggiolina per tante ore al giorno.

Quindi riuscire a mantenere posizioni corrette è quasi impossibile, anche perché tali banchi e sedie sono di diversa altezza, combinati tra loro senza logica, standardizzati, senza tenere conto dell’altezza e della fisicità di ogni bambino e costringendoli a posizioni assurde per di più, a lungo termine, poiché passano tantissime ore a scuola sempre seduti.

Secondo me basterebbe un‘attenzione maggiore nel capire qual è la proporzione esatta tra il bambino e il rapporto tra sedia e banco” ci dice la fisioterapista-mamma Sara Pedini “per esempio una scatola di cartone posizionata sotto il banco dove il bambino può appoggiare i piedi”. L’atteggiamento spontaneo del bambino nella posizione seduta non corretta, d’altro canto può essere il segno di qualcosa che non va. “Un bambino che legge o scrive con la testa sempre ruotata da un lato, quindi non frontale al banco, potrebbe avere problemi di vista” La fisioterapista Cinti Emanuela “raccomando alle insegnanti e alle mamme di osservare le posizioni che assumono i bambini durante lo studio”.

Il bambino in questo periodo ha bisogno del gioco e dello sport” aggiunge il personal trainer Andrea Prioreschi, “rivestendo un ruolo fondamentale per la crescita sana del bambino e svolta con frequenza e costanza, aiuta a prevenire diverse patologie sia muscolo-scheletriche che metaboliche. Perciò il consiglio è quello di far svolgere ai propri bambini un qualsiasi sport rispettando le giuste linee quali, una frequenza settimanale di almeno 3 volte a settimana, un lavoro che stimoli l’apparato respiratorio e circolatorio nonché quello muscoloscheletrico”.

In ultimo il fisioterapista della nazionale Simone Sanclimenti “le patologie che possono andare incontro, oltre a infortuni di contatto, provengono da un ritardo di accrescimento come il morbo di Osgood-Schlatter nel ginocchio o anche nel tallone o nella SIAS. Nella mia esperienza professionale un bambino difficilmente finge un dolore perché la sua voglia di giocare e fare sport è molto più forte del conseguente obbligo di stare fermo. In questi casi, quindi è sempre meglio fare accertamenti dallo specialista.”

a cura dott. Simone Sanclimenti
fisioterapista

 

Anche lo sport può fare male... quando? come prevenire?

bambini_gioco21.jpgL’attività sportiva è importante fin dalla più tenera età per migliorare coordinazione e motricità ed evitare il sovrappeso. È innegabilmente vero che lo sport apporta benefici di tipo muscolo-scheletrico, psicologico, neurologico, endocrino, immunitario e cardiocircolatorio, che si traducono in migliore capacità di concentrazione, di apprendimento, un migliore sviluppo fisico, meno malattie ed un maggiore senso di tranquillità e serenità.

Chi pratica sport dall’infanzia si trova spesso, durante l’adolescenza, a far fronte a un impegno importante, a volte giornaliero, che richiede carichi fisici gravosi, aggiunti a un maggiore numero di ore di studio e impegno scolastico. Il corpo è quindi molto sollecitato. Se i carichi di lavoro durante la fase dello sviluppo sono eccessivi o sbagliati per l’età, ne risente tutto l’apparato muscolo-scheletrico dell’atleta.

Una perdita della mobilità di articolazioni, muscoli, legamenti e organi interni crea uno squilibrio che può andare dalla semplice contrattura fino al dolore cronico. Problematiche che sono in grado di smorzare il piacere del movimento e alterare la qualità della prestazione.

L’intervento manuale osteopatico agisce a livello globale su tutti i sistemi corporei migliorando la mobilità ed elasticità delle articolazioni nonché la forza muscolare e la capacità respiratoria attraverso l’eliminazione di disfunzioni che influiscono negativamente sull’armonico funzionamento del corpo. Se è vero che prevenire è meglio che curare, anche in questo caso controlli regolari per seguire il bambino nel suo sviluppo si rivelano molto utili, soprattutto in caso di attività intensa.

Sono consigliati due controlli posturali all’anno, che valuteranno l’aspetto occlusale, visivo e podalico correggendo gli squilibri presenti e se necessario verrà impostato un piano di lavoro specifico.

In caso di infortunio, il terapista accelera il recupero dell’atleta affrontando problematiche muscolo-tendinee e legamentose o di tipo viscerale. In alcuni casi, come la rottura di un menisco o del legamento crociato anteriore del ginocchio, interviene secondariamente al chirurgo per prevenire complicazioni o squilibri posturali.

E’ inoltre possibile eseguire sedute di liberazione fasciale e muscolo-scheletrica pre-gara per favorire la libertà articolare e sedute post-gara, che agiranno sul sistema fasciale per favorire il recupero. 

a cura dott. Giovanni Caputo
Fisioterapista – Terapista Manuale Osteopatico

 

le arti marziali: un valido sport per tutti i bambini

bambino_arti_marziali.jpgLe arti marziali comprendono un numero vasto di discipline che si sono sviluppate in luoghi e periodi diversi, e includono sia un aspetto prettamente tecnico e fisico sia una componente mentale e spirituale.

Dal latino la parola “arte marziale” significa “arte di Marte”, Marte dio della guerra. Nonostante il significato delle parole, questo tipo di sport è molto adatto ai bambini perché asseconda il loro bisogno di fisicità e la loro energia viene incanalata secondo regole precise.

I benefici principali delle arti marziali sono di natura sia fisica che psicologica.

Tra le varie discipline, quelle preferite dai ragazzi under 11 sono il judo e il karate. Sono adatte sia per i bambini più irrequieti sia per quelli più introversi perché sviluppano la sicurezza in se stessi, l’autostima, la disciplina e insegnano ai ragazzi a prendere decisioni come un leader. Inoltre insegnano il rispetto delle regole, il rispetto e la cura verso gli altri perché prima di essere un’attività fisica sono una filosofia di vita.

Claudio Robazza, psicologo dello sport e docente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Chieti, dice: “Gli sport di combattimento potenziano disciplina, coraggio e autocontrollo. Hanno il vantaggio di richiedere il rigore nell’esecuzione e una grande attenzione per evitare di fare male a se stessi e agli altri. Inoltre, dovendo reagire alla mosse dell’avversario/compagno si sviluppa la capacità di pensare rapidamente in condizioni di rischio, mantenendo il sangue freddo”.

Tutte le arti marziali benché molto diverse tra loro educano al rispetto delle regole, insegnano a dosare la forza, incrementano il controllo su se stessi e sugli istinti personali. Dal punto di vista fisico, nei maschi come nelle femmine, le arti marziali consentono l’apprendimento delle capacità coordinative, lo sviluppo della forza e della flessibilità e il rischio d’infortuni è molto ridotto rispetto ad altri sport. A differenza di altri sport, il gruppo di allenamento è costituito da maschi e femmine.

L’importanza della disciplina e il rispetto delle regole rende questi sport un valido supporto nella lotta al bullismo. Negli ultimi anni infatti si sta assistendo ad un abbassamento dell’età della delinquenza giovanile. Alla base di questo fenomeno c’è la mancanza di una famiglia solida che si prenda cura dei propri figli. Quindi diventa molto importante creare un ambiente, come le strutture sportive, che sia un punto di riferimento e dove è importante la disciplina, il rispetto delle regole e dei valori.

Le arti marziali sono adatte per i bambini a partire dai sei anni, e possono essere praticate tre volte a settimana a giorni alterni.

a cura di Roberta Ludovici
personal trainer

 

Un Centro Primo Sport anche a Bologna? si, grazie!

bambini_giochi.jpgOgni bambino dalla nascita avvia un proprio percorso di crescita che attraverso il costante movimento del corpo lo proietta a nuove scoperte dello spazio e delle capacità motorie e relazionali.

Il bambino nel processo di sviluppo della sua motricità non impara solo a girarsi sulla pancia, a sedersi e a camminare ma impara anche a imparare.

Impara a esercitare un’attività qualsiasi in maniera autonoma, a provare interesse, a sperimentare esperienze e emozioni nuove; impara a conoscere le sensazioni del proprio corpo scoprendo se stesso e il corpo degli altri. Il mondo attuale offre molte occasioni di vita sedentaria dove spesso si è spettatori passivi. È in questo contesto che l’outdoor ed esperienze motorie come il camminare, correre, saltare, rotolare, lanciare e ricevere, arrampicarsi, assumono grande valore e consentono al bambino di vivere da protagonista e sviluppare spontaneamente capacità motorie coordinate.

Le pratiche motorie e lo sport, inteso nelle sue prime forme di gioco di movimento con regole, praticato dai bambini possono offrire occasioni importanti per crescere, per accettare l’altro e farsi accettare, per misurarsi nell’accoglienza e nella cooperazione tra pari. Un corpo che si muove è la prima forma di comunicazione con l’altro ed è in connessione diretta con il vissuto emozionale dei bambini. Le implicazioni emotive e sociali dell’attività ludico e motoria promuovono nel bambino l’esplorazione dell’ambiente, la sperimentazione delle capacità corporee e danno il via a legami sociali più differenziati, abbandonando via via l’attaccamento alla persona adulta più familiare e conquistando maggiore autonomia.

Società Dolce è da sempre attenta al sostegno delle iniziative sociali tese a migliorare la qualità della vita e alla promozione di una cultura differenziata volta al benessere della persona, coinvolgendo le fasce dei più piccoli. La partecipazione a iniziative sportive e la promozione dei luoghi di aggregazione e divertimento, sono la testimonianza di questo impegno, oltre a progettualità di servizi per l’infanzia dove corpo e movimento sono parole ricorrenti e dove l’educazione ludico-motoria è un itinerario privilegiato da seguire.

Di recente abbiamo conosciuto Laboratorio 0246, l’associazione che nasce per volere del Gruppo Benetton e che ha realizzato a Treviso il Parco Primo Sport, un parco giochi dedicato allo sviluppo senso-motorio della prima infanzia ed ecco che è già in cantiere per il prossimo anno educativoscolastico l’apertura di un centro Primo Sport a Bologna presso il parco dei Cedri: un parco giochi speciale per le scuole e per le famiglie offerto gratuitamente alla città di Bologna… un regalo che crediamo possa essere espressione e traduzione delle buone prassi educative per i bambini e le famiglie.

a cura di Giulia Sermasi
Promozione Servizi Settore Infanzia Società Dolce

 

Perchè è così importante la danza per i bambini? perchè è coinvolgimento totale: corpo, cuore e spirito

bambini_ballo.jpgDanzare per i bambini può essere importante tanto quanto il voler parlare ed è necessario che i genitori siano sempre in ascolto riguardo a tale richiesta, poiché la Danza è una delle rare attività in cui il bambino si trova totalmente impegnato: corpo, cuore e spirito.

A settembre, infatti, con la ripresa delle scuole, si ripresenta ai genitori l’importanza della scelta dell’attività pomeridiana che coinvolge il bambino e lo aiuta a dare voce alle sue passioni. Proviamo quindi ad ascoltare i nostri figli, cercando di capire se si tratta di un banale capriccio o di una reale volontà di immergersi in una disciplina artistica come la danza che coinvolge a 360° grandi e piccini.

Perché scegliere la danza? Capita, in modo puro e spontaneo, che il bambino veda il movimento come un magico mezzo di comunicazione e di espressione alternativo alla parola; ed ecco che appena sente la musica non resiste al richiamo del ritmo e si lascia andare, ballando con passi di danza che sembrano solo apparentemente scomposti.

Questo accade perché, liberi da sovrastrutture sociali e culturali, i bambini possiedono un’innata capacità di organizzare il loro corpo nel movimento e vantano una libertà creativa che può essere sviluppata e ampliata grazie alla danza.

Che cos’è la danza? Non è altro che una manifestazione dell’energia vitale che si esprime attraverso il corpo ed è pertanto bella sia da fare sia da osservare. La danza ha un linguaggio del tutto speciale, ci parla di cose dette ”tra le righe”, che a volte non si riesce a esprimere con le parole e aiuta i bambini a manifestare i pensieri che accompagnano la loro crescita.

Il nostro corpo non è soltanto movimento, ma anche sentimento ed emozione, è un tramite per relazionarsi e conoscere gli altri; attualmente i bambini hanno tantissime occasioni per fare esperienze con il corpo espressivo, per es. attraverso la propedeutica, il Giocodanza, i laboratori teatrali e anche attraverso la sperimentazione e l’improvvisazione sulla musica, sempre guidati e trainati da insegnanti che hanno alle spalle anche studi di pedagogia e psicomotricità e tante ore di esperienza in sala.

Il bravo insegnante di danza si propone, non si impone e lavora in modo che il bambino sia attivo e partecipativo durante la lezione; se sarà bravo, diventerà una figura di riferimento, un maestro-amico che grazie anche all’utilizzo del gioco porterà il suo allievo a conquistare la propria creatività e unicità.

In questo primo contatto con la Danza è molto importante che la parte del divertimento non passi mai in secondo piano, perché il bambino deve essere felice di ballare! Solo lasciando intatto il proprio istinto motorio e la propria fantasia ne trarrà un grande benessere psicofisico, dando libero sfogo al suo bisogno di movimento e sviluppando allo stesso tempo un proprio linguaggio creativo e immaginario.

Lezione dopo lezione, in modo naturale e spontaneo, il bambino conoscerà il significato dello Spazio, del Ritmo e del Tempo e imparerà a entrare in relazione con gli altri e a controllare le proprie espressioni emotive, cognitive e comportamentali.

Se l’insegnante di danza avrà colpito nel segno e sarà riuscito a trasmettere all’allievo la sua forte passione per la danza, allora gli trasferirà anche la voglia di partecipare al saggio di fine anno, atto conclusivo di un anno d’impegno, sudore e fatica ma momento più atteso in assoluto dai bambini, che saranno felici e pieni di emozione nell’esibirsi di fronte al loro pubblico.

a cura di Beatrice Ragni
maestra certificata di Giocodanza®

Postura: emozione che prende forma nello spazio

bambina_desideri_02.jpgIl linguaggio non verbale del nostro corpo ci svela a noi stessi: quando un bambino cresce, scrive la sua storia con il proprio corpo.

La Postura è una chiave di lettura che unisce corpo e mente e li legge come un’unica entità. La posturologia è oggi una giovanissima branca della medicina in continua evoluzione che sta facendo passi da gigante e che vuole aiutarci in tal senso. Ma cos’è la Rieducazione Posturale?

E’ un metodo nel quale il paziente è protagonista attivo e partecipa con la respirazione e la guida del fisioterapista nell’ascolto della propria postura. Una volta presa coscienza della corporeità inizia la fase mirata al riequilibrio muscolare individuando e poi eliminando le compensazioni presenti, ossia tutte quelle strategie del corpo per fare fronte a uno stimolo (doloroso o non), reindirizzando la propria forza muscolare.

E’ un lavoro faticoso che richiede un’attiva collaborazione, costanza e determinazione e che dà risultati visibili e duraturi in breve tempo sia in termini funzionali (non ho più male, ho più forza, mi sento meglio) sia estetici, con curve più armoniose del corpo.

Si suggerisce pertanto di cominciare a partire dalla prima adolescenza (11-12 anni), mentre nei casi di dismorfismi del rachide nei bambini più piccoli (scoliosi o dorsi curvi), si ritiene abbiano più senso periodici controlli con ortopedici, fisiatri e fisioterapisti specializzati con eventuali indicazioni di percorsi psicomotori e più in generale di tanta attività fisica di esplorazione e sperimentazione.

Il grandissimo vantaggio di questo approccio è di sviluppare le potenzialità della persona invece di intervenire esclusivamente con una correzione passiva; tuttavia a volte viene indicata anche in associazione all’utilizzazione di ortesi (busti o corsetti) o di semplici apparecchi dentali.

A chi consigliare una valutazione posturale? Potenzialmente a chiunque anche semplicemente a scopo preventivo ma in particolare in presenza di dolore, in persone con scoliosi e dorsi curvi.

La perfezione non esiste, nessuno può pensare di avere una postura perfetta; è possibile però intraprendere un percorso di scoperta di se stessi, che richiede un’importante motivazione ma che può regalare grandi soddisfazioni.

a cura degli esperti del settore Neuromotorio
Centro Riabilitazione AXIA

Aiutiamo i nostri figli a tirare fuori il meglio grazie ai benefici dello sport

bambini_sport_01.jpg“Praticare sport in età pediatrica presenta tanti aspetti positivi: assicura un adeguato sviluppo dell’apparato scheletrico e muscolare, regola il metabolismo, favorisce la socializzazione...... e, se praticato nel modo corretto, è un’attività molto piacevole e divertente per i bambini e per i ragazzi” parola di Armando Calzolari, Responsabile Unità operativa complessa di Medicina Cardiorespiratoria e dello Sport - Dipartimento di Medicina Pediatrica - dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, uno degli ospedali di riferimento a livello internazionale per l’assistenza e la ricerca in campo pediatrico.

Sin da piccoli, i nostri figli conducono una vita sedentaria e fare sport permette di acquisire un bagaglio di esperienze motorie che sarà prezioso per tutta la vita. Infatti da grande sarà molto più avvantaggiato rispetto a chi non ha mai praticato attività fisica, perché ha strutturato una muscolatura migliore e ha “sperimentato” e formato il proprio corpo in un’età in cui si sviluppano le cosiddette capacità coordinative, come l’equilibrio e l’orientamento, e le capacità condizionali, ossia la forza, la resistenza e la velocità.

Qual è il risultato? Se anche interromperà per alcuni anni la pratica sportiva, il suo corpo conserverà memoria dei benefici acquisiti da piccolo e quando, da adulto, vorrà riprendere a fare sport o vorrà intraprende uno sport nuovo, avrà già le basi giuste per ripartire alla grande.

Di solito i genitori cominciano a far praticare sport ai propri figli intorno ai tre-sei anni. Vero è però che in questa fascia d’età non c’è molta differenza tra i vari sport, perché in tutti i casi l’approccio è ludico e non si entra nello specifico della disciplina sportiva.

Fino ai sei anni infatti non si può parlare di sport vero e proprio, ma più di esperienza del proprio corpo, in un’età in cui l’individuo è assai ricettivo ad imparare cose nuove.

Solo con il passare degli anni il bambino attraverso la pratica sportiva avrà la possibilità di sviluppare gradualmente le varie capacità fino all’adolescenza, quando certe potenzialità potranno essere perfezionate con l’allenamento e in base al proprio talento individuale (ci sarà chi è più portato verso l’equilibrio, chi verso l’orientamento, chi verso la velocità ecc.). Dopo i sei anni si assiste a un progressivo sviluppo sia del fisico che della capacità di coordinazione dei movimenti, che consente l’approccio a nuove discipline sportive, come per esempio l’atletica leggera o il basket.

Regola di base tuttavia deve continuare ad essere la stessa: l’attività deve consentire lo sviluppo armonico di tutto il corpo. Non ha senso accompagnare i figli al corso e poi lasciarli lì come a un parcheggio per approfittarne a sbrigare le proprie faccende.

Verifichiamo invece che la lezione preveda una preparazione fisica di base (sempre indispensabile, qualunque attività si pratichi), che non sia ripetitiva e noiosa, che il bambino abbia la possibilità di divertirsi e di fare davvero sport.

A qualunque età si incominci a fare sport, la figura dell’istruttore è un punto di riferimento importante per il bambino. Fino ai sei anni il piccolo atleta non ha bisogno di un semplice insegnante, che impartisca delle nozioni tecniche, ma di una sorta di “baby-sitter tecnico” che sappia entrare in empatia con lui, sappia ascoltarlo e riesca a farsi ascoltare.

Ma anche dopo i sei anni, l’istruttore continua a ricoprire un ruolo determinante - a lui spetta il compito di motivare il suo allievo, sostenerlo durante l’allenamento, ma anche interrompere, se è il caso, la lezione per fermarsi a parlare con lui e capire quali difficoltà si possono nascondere dietro eventuali insuccessi. In questo modo si instaura una relazione che va al di là del semplice rapporto tecnico e che alla fine dà i risultati migliori, perché il ragazzo va a fare sport con più piacere e un po’ per volta riesce a tirar fuori il meglio di sé.

Non solo: se si stabilisce un rapporto di fiducia diventa anche più facile far affrontare all’allievo i sacrifici che l’allenamento e l’apprendimento del gesto tecnico comportano.

a cura di Naomi Polselli

Lo Shiatsu, semplicemente un’esperienza da provare!

massaggio.jpgIl termine giapponese SHIATSU significa “pressione con le dita”.

Per “pressione” si intende il modo in cui l’operatore (Tori in giapponese) esercita il proprio peso corporeo con l’utilizzo, a seconda del caso, del pollice, palmo, braccio o gomito, riattivando e trattando dei punti o delle zone del corpo del ricevente (Uke in giapponese). Sempre secondo la tradizione, lo SHIATSU si pratica su persone vestite e possono riceverlo tutti, ma proprio tutti, dai 0 ai 100 anni e non c’è uno “stato” particolare che possa precludere questa possibilità. Qualsiasi persona spinta da curiosità o necessità può ricevere un trattamento perché tori si adatta a uke.

La “digitopressione” è una tecnica molto efficace ed assolutamente non invasiva che coinvolge la persona da tutti i punti di vista: fisico, psicologico, emotivo e spirituale. Si potrebbe pensare che Uke abbia un ruolo puramente “passivo” mentre Tori quello “attivo” ma non è esattamente così, anzi, si può affermare che non esiste questa differenza di ruoli perché Tori e Uke sono sullo stesso piano e la loro relazione è biunivoca. Il coinvolgimento è totale!

Perché ricevere un trattamento SHIATSU? Spesso ci si avvicina allo SHIATSU a seguito di un trauma, non è raro sentir dire “voglio provarle proprio tutte”. In realtà gli effetti che si hanno ricevendo SHIATSU sono molteplici: il corpo e la mente del ricevente si attivano già dalle prime sedute e naturalmente vanno a migliorare qualcosa. In genere la parte che ha subito il trauma nei giorni successivi cambia, oppure l’umore migliora. Si può dire che il trattamento va a coinvolgere l’essere umano nel suo insieme, sul piano fisico ed emotivo, facendo in modo che le personali energie tendano a riportare naturalmente la situazione in equilibrio.

Ci si può soffermare anche su uno degli effetti meno tangibili dello SHIATSU quello relazionale. Nella maggior parte dei casi chi riceve non conosce il proprio Tori e viceversa, Uke dà fiducia ad una persona sconosciuta e non è né semplice e né scontato, soprattutto se consideriamo il contesto sociale di questi ultimi anni. Si può affermare che esiste uno scambio interpersonale: in qualità di Tori ti dono il mio trattamento e in in qualità di Uke ti dono la mia fiducia.

Lo shiatsu è un percorso personale, è un’esperienza da provare!

LO SHIATSU: CON-TATTO U-MANO.

a cura di Carlo Baravelli, Adele Sassorossi, Tiziana Trentini
operatori Shiatsu

La pallavolo: uno sport, una scuola di vita

pallavolo.jpgC’è uno sport dove la palla bisogna passarla. Non per altruismo, per regolamento. C’è uno sport dove il campione, anche quello più forte al mondo, da solo non serve a niente. C’è uno sport dove la squadra è il valore assoluto, dove solo la squadra ti permette di realizzare o meno i tuoi sogni. C’è uno sport dove si è costretti a muoversi in uno spazio ristretto: 81 metri quadrati, all’interno dei quali essere nel posto giusto o in quello sbagliato è una questione di centimetri che fanno vincere o perdere una partita, un campionato del mondo, una medaglia olimpica. C’è uno sport dove si segna o si subisce un punto ogni decina di secondi e la partita è una scarica di adrenalina senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo secondo (…) È il mio sport, la pallavolo, che dà emozioni, gioie e a volte delusioni. In una parola: passioni”cit. Andrea Anastasi

Dal 1964 la Pallavolo è presente nel programma dei Giochi olimpici, ed è sicuramente uno degli sport più praticati a livello scolastico e dilettantistico.

Essendo un gioco di squadra, la Pallavolo ha un duplice beneficio per il corretto sviluppo di un individuo e in particolare di un bambino: attività fisica e socializzazione, due fattori fondamentali nel percorso di crescita di ciascuno di noi.

Far parte di un gruppo significa divertirsi insieme ai propri compagni, con i quali si instaura un rapporto di complicità e cooperazione, all’interno di un contesto dove ci sono delle regole ben precise; collaborare per raggiungere gli obiettivi, gioire insieme per le vittorie, consolarsi in caso di sconfitta; ecc… inoltre spesso giocare in gruppo si traduce nell’acquisizione di una buona comunicazione e di una maggiore fiducia in se stessi.

L’attacco è sicuramente l’aspetto più conosciuto di un’azione di pallavolo, perché mette in evidenza l’elevazione, la forza e la dinamicità di un giocatore, ed anche perché spesso rappresenta il momento culminante del punto. Ma non esiste attacco vincente che non sia preceduto da un’alzata precisa, veloce, che spiazza il muro avversario anticipandone l’intenzione, ed a sua volta il palleggiatore dipende dai compagni che devono ricevere o difendere la palla dell’avversario.

La Pallavolo fonde quindi aspetti tecnici individuali con la tattica di squadra, ed è proprio attraverso il lavoro in palestra che ci si può continuamente migliorare, spostando sempre più avanti i propri limiti imparando a superarli. Lezione di vita molto utile ai nostri ragazzi che devono imparare ad affrontare le sfide della vita, qualunque esse siano, fin da piccoli… quale modo migliore per “allenarli”?

a cura di Giorgio Gambi

Nutriamo bene le nostre ossa fin da piccoli...

bambini_giochi.jpgE’ fondamentale mettere nelle ossa gli ingredienti giusti fin dalla nascita per poi raccogliere i frutti in vecchiaia: una buona alimentazione comincia da bambino, NO alle merendine confezionate, SI a un bel ciambellone con ingredienti salutari e controllati... perchè?

L’osso è formato da una componente minerale della matrice extracellulare fatta principalmente da fosfato di calcio, che si organizza sotto forma di cristalli, simili ad aghi, immersi nella componente organica secondo un preciso orientamento. La componente minerale, costituita anche da fosfato, carbonato, magnesio, sodio e da una piccola quantità d’acqua, rappresenta soltanto ¼ del volume dell’osso. Tuttavia, essendo molto densa, costituisce, da sola, la metà del peso scheletrico. L’osso ha una struttura dinamica, sottoposta a un processo di rimodellamento che continua per tutta la vita. L’entità di tale processo è considerevole (circa 1/5 dello scheletro viene rimodellato ogni 12 mesi) e, come tale, richiede un buon apporto di energia. Inoltre, per sostenere il rimodellamento osseo, è fondamentale associare all’apporto calorico una buona disponibilità di minerali, soprattutto di calcio. La maggior parte della massa ossea viene accumulata entro i 18-20 anni; dopo questo periodo la mineralizzazione continua ad aumentare, seppur lentamente, fino a raggiungere il picco intorno ai trent’anni. Per questo motivo è molto importante promuovere una regolare attività fisica e un’alimentazione adeguata in età giovanile.

Il Calcio è da ottenere da verdure, legumi o cibi fortificati. Le migliori fonti alimentari di Calcio sono i vegetali a foglia verde e i legumi, anche detti “greens and beans” (verdure verdi e fagioli). Broccoli, cavoletti di Bruxelles, cavoli, cavoli verdi, crucifere e altre verdure verdi sono ricchissimi di Calcio in forma altamente assimilabile, e fonte di altri importanti nutrienti. Fanno eccezione gli spinaci, che contengono egualmente molto Calcio, ma tendono a trattenerlo in modo tenace, impedendone un efficace assorbimento.

I legumi sono cibi semplici, e molti non sanno che sono ricchissimi di Calcio. Un piatto di fagioli al forno contiene oltre 100 mg di Calcio. Chi invece preferisce i ceci, il tofu o altri legumi, troverà anche in questi alimenti molto Calcio. Questi cibi inoltre contengono Magnesio, indispensabile, assieme al Calcio, per la formazione dell’osso. Per l’assorbimento intestinale del Calcio è fondamentale la presenza di vitamina D che può essere assunta con alcuni cibi (fegato, pesce e oli di pesce, uova, burro, latte e pochi altri alimenti) o essere sintetizzata nella cute. Una sua carenza determina un’inadeguata mineralizzazione della matrice ossea neoformata determinando rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. In sostanza, quindi, la vitamina D è essenziale per aumentare l’assorbimento intestinale del Calcio assunto. Tuttavia la quantità assorbita dipende anche da altri costituenti della dieta. La biodisponibilità di Calcio è infatti limitata dalla presenza a livello intestinale di ossalati (contenuti nel cacao e nelle verdure a foglia verde come gli spinaci e la bietola), fitati (crusca, legumi, pane integrale) e dalla presenza di troppi lipidi. 

a cura dott.ssa Sara Braghese
fisioterapista

Pugilato e bambini ?!? si perchè li aiuta a crescere bene !

bambino_pugilato.jpgNel 1982 Martin ha studiato le tappe evolutive della motricità dell’individuo chiamandole fasi sensibili: esse sono rappresentate da momenti in cui una capacità, se allenata correttamente, può svilupparsi meglio rispetto ad altri periodi.

Conoscere le caratteristiche e i limiti dei bambini nelle varie fasi di crescita permette un lavoro razionale in termini d’intensità e di compiti motori da assegnare, rende l’allenamento al pugilato sicuro senza bruciare le tappe, evitando di allenare troppo presto le capacità condizionali a discapito di quelle coordinative.

Prima infanzia 2-4 anni Turgor primus, importante crescita della massa corporea caratterizzata dall’acquisizione di nuove abilità e capacità motorie. Attraverso la psicomotricità si può intervenire sulle qualità coordinative con proposte ludiche.

Seconda infanzia 5-7 anni Proceritas prima, periodo di crescita staturale, in questa fase è utile far scoprire la disciplina sportiva senza specializzare, curare le capacità coordinative quali: il senso dell’equilibrio e il controllo della lateralità, iniziare a sollecitare la rapidità. E’ l’età giusta per far conoscere le regole del pugilato e la presa di coscienza dell’avversario.

Fanciullezza 8-11 anni Turgor secundus, età dell’oro della motricità, con crescita della massa muscolare e corporea. A 8 anni il bambino è pieno di energia infaticabile nella scoperta del mondo circostante. Tra i 9 e 10 anni socializza maggiormente, collabora con i compagni, esprime una buona coordinazione, ha una grande capacità di apprendimento. A 10 anni corre perfettamente, è opportuno stimolare la rapidità, la resistenza e la mobilità articolare. Nelle lezioni di pugilato si affina la tecnica e la tattica, s’introduce lo sparring condizionato e le figure con l’insegnante.

Pre-adolescenza 11-14 anni Proceritas secunda, migliora la mobilità articolare, a 13 anni peggiora la capacità di coordinazione, per lo svi luppo staturale repentino. In questa fase è utile stimolare progressivamente: forza, rapidità, resistenza. Nel pugilato si propongono i circuiti, il corretto uso del sacco, lavoro di rifinitura della tecnica.

Adolescenza 14-19 anni, (dai 14 ai 18 per le femmine e dai 15 ai 19 per i maschi) è il periodo della Turgor tertius dove si esprimono grandi prestazioni, avvicinandosi alla quasi definitiva crescita corporea. E’ il momento più favorevole per sviluppare le capacità condizionali e quindi per specializzare l’atleta. Nel pugilato si iniziano le competizioni. Il lavoro sarà: guanti fra atleti, guanti controllati con un pugile più esperto. La successione proposta è orientata allo svolgimento di un’attività di pugilato in una dimensione educativa proiettata a ottimizzare il bambino troppo esuberante che imparerà ad accettare le regole, e viceversa a sostenere e tranquillizzare il bambino timido, che acquisirà sicurezza in se stesso.

a cura di Moreno Barbi
insegnante di educazione fisica, massofisioterapista,
Tecnico della FIP federazione italiana pugilato

Corpo, giochi, movimento...

bambino_pesiIl percorso di educazione alla realtà “globale” corpo, giochi e movimento propone varie attività ludicoespressive rivolte a bambini e ragazzi.

Il percorso si orienta verso obiettivi di crescita personale, sociale ed educativa per sviluppare un’esperienza globale dell’essere attraverso il movimento, i giochi , i racconti e l’immaginazione.

Educazione globale significa sensibilizzare un processo di apprendimento con la finalità di coltivare nel bambino un percorso di scoperta del proprio mondo interiore, interagendo con esso a livello corporeo, creativo e immaginativo.

Le attività sperimentate

nei movimenti, nei giochi, nelle narrazioni e in qualsiasi espressione artistica, diventano percorsi vissuti per migliorare l’integrazione delle varie parti di sé; ottime opportunità dove riconoscersi ed essere testimone del proprio percorso di crescita.

A tal proposito laboratori di Yoga e Danza con alla base il gioco, educano al movimento espressivo, narrativo, immaginativo e permettono di recuperare i codici intuitivi per comunicare spontaneamente con il proprio mondo interiore, con tutto ciò che si tiene nel cuore, ma anche con gli altri. I temi fantastici, immaginari, sonori, introducono l’incontro del bambino con l’esperienza conoscitiva dove poter mettere in gioco le varie capacità sensoriali, riconoscendone le sensibilità o i blocchi per poi rinforzarle e amplificarle, diventando regista dell’opera creativa.

I bambini attraverso il movimento (capriole, camminate, salti, ecc), sperimentano la capacità senso-motoria e riconoscono le diverse qualità di movimento. Muoversi giocando permette loro di muoversi con più scioltezza e l’interazione coinvolge tutti indistintamente accogliendo la diversità di ognuno come risorsa personale e di gruppo. Il gioco getta un ponte tra fantasia e realtà, sopravvivenza e arte di vivere, di immaginare la propria storia e trasformarla, mettendo assieme capacità, possibilità personali, fattibilità ambientali e desideri.

Durante la realizzazione dell’attività è importante inserire lo stimolo musicale, che favorisce lo sviluppo di funzioni emozionali, quali l’affettività, utili per potersi collegare con il proprio mondo sensibile.

Si sa che la musica ha un effetto attivante universale che coinvolge il corpo emozionale permettendo di far emergere le memorie e i ricordi stimolando la conoscenza consapevole vissuta. Fondamentale diviene cercare di inventare il gioco del movimento per sviluppare concentrazione, dinamicità e rilassamento, ma soprattutto per auto educarsi, apprendere ed inserirsi piacevolmente senza eccessi performativi nel percorso di crescita.

Le proposte Laboratoriali del Gioco Yoga e Gioco Danza vengono condotte presso l’associazione PGM Via Santa Rita 4/a Bologna.

Scopriamo la riflessologia plantare: una carezza di vita

riflessologia-e-bambiniTra tutti gli organi la pelle è uno tra i primi a formarsi e, oltre ad essere il più importante sistema di protezione, è il primo strumento di comunicazione con l’esterno e insieme al cervello il più importante degli apparati.

La pelle ed il sistema nervoso si formano nello stesso foglietto embrionale. Il tatto è il senso della pelle e si forma all’inizio della

vita embrionale. Il primo completo ed importante massaggio che il bambino riceve è quello del passaggio nel canale del parto.

Tale stimolazione attiva importanti funzioni vitali. La pelle viene sollecitata a molte nuove reazioni per adattarsi ad un ambiente più complesso di quello endouterino.

La stimolazione cutanea nella prima infanzia esercita un’influenza positiva sul sistema immunitario.

Continuare a massaggiare il proprio bambino è una pratica salutare e rassicurante, grazie alle sensazioni che solo il tatto può dare. Appena nato il piccolo si trova all’improvviso in un “mondo nuovo” dove la pelle e quindi il tatto fanno da ponte tra sensazioni conosciute e altre totalmente nuove. Il contatto fisico elimina le distanze e quello stabilito dalla madre occupa un posto speciale nella vita di ognuno. La carezza è sostanza vitale e diventa indispensabile come qualunque altro elemento nutritivo che rassicura e guarisce.

I neonati ed i bambini in genere amano essere massaggiati ed apprezzano, forse più degli adulti, la Riflessologia Plantare. Questa pratica è uno strumento privilegiato per stabilire un legame tra il bambino e l’adulto. Infatti chi ha ricevuto questo massaggio da piccolo lo ricorda da grande, anche dopo molti anni!

Ha effetti rassicuranti e rilassanti, dà la possibilità di esprimere il proprio affetto ed inoltre attiva i riflessi alleviando piccoli fastidi ( irrequietezza, difficoltà ad addormentarsi, colichette gassose, e altri piccoli malesseri).

La riflessologia non sostituisce certo la diagnosi di un bravo pediatra, ma può essere di grande supporto dopo il parere del medico.

Ormai molti asili ed ospedali pediatrici praticano la riflessologia plantare per alleviare la fatica della nascita e tutti i sintomi di adattamento che i piccoli accusano nel loro primo periodo di vita.

La riflessologia è un momento di coccola, di complicità tra madre e figlio in quello che può diventare un piccolo rito prima di addormentarsi.

E’ un’esperienza piacevole non soltanto per i bambini ma anche per gli adulti che intendono praticarla, è un massaggio adatto ad ogni età e particolarmente utile durante la gravidanza.

 

a cura dott.ssa Laura Biagioni
riflessologa

 

Come possiamo riconoscere un caso di scoliosi nei nostri figli?

bambina-movimento-01Il fisico dei vostri figli può mostrarvi alcuni indizi, come per esempio le spalle a diversa altezza, il bacino sbilanciato e una o entrambe le scapole prominenti, l’anca sollevata, l’inclinazione della postura da un lato.

In presenza dei casi sopracitati è opportuno consultare uno specialista. Il medico esaminerà il paziente in tre posizioni: in piedi, piegato in avanti e disteso sul lettino in posizione supina.

Osservando il bambino in piedi, si nota l’eventuale asimmetria del livello orizzontale delle spalle, dei fianchi e dei triangoli della taglia e la presenza di eventuali deformazioni del torace e del bacino. Importante è la posizione

delle scapole che sono alte o alate per la pressione dell’eventuale gibbo costale.

Un occhio esperto evidenzia la sede della curva, il verso e l’eventuale presenza di emicurve di compenso.

Quando il bambino si flette in avanti, risulta facile valutare l’incurvamento dei processi spinosi e soprattutto l’entità del gibbo costale, che tra l’altro può essere misurata con una scala graduata.

Quando il bambino è adagiato sul lettino si può misurare la lunghezza degli arti inferiori, valutando la conformazione globale della colonna vertebrale e il trofismo della muscolatura paravertebrale. Il medico in questi casi, valuterà anche l’elasticità o il grado di correggibilità della curva, facendo compiere al paziente movimenti del capo e del tronco.

La posizione seduta è una nostra compagna quotidiana, ma è anche tra le posizioni più impegnative per la colonna. Restare seduti a lungo e in modo non corretto è tra le attività più dannose, per la nostra spina dorsale.

Come prevenire la scoliosi???

Mantenere una postura adeguata anche nei più semplici comportamenti giornalieri permette di mantenere il corpo sano… Soprattutto muovetevi spesso e non restate a lungo nella stessa posizione. Imparare a restare in piedi senza grossi sforzi è importante soprattutto per chi adotta questa posizione a lungo nel corso della giornata. E’ quindi utile allargare la base di appoggio distanziando i piedi o posando i piedi su un appoggio, cambiando spesso il piede di sostegno. Se si svolge qualche compito particolare (per esempio stirare o disegnare) è importante mantenere alla giusta altezza il piano di lavoro.

Sollevare dei pesi può provocare sforzi enormi sulla colonna. Un carico di 10 kg se sollevato in modo scorretto, può raggiungere un peso pari a oltre 500 kg all’interno del disco intervertebrale.

Il modo corretto per sollevare un peso è quello adottato dagli atleti che lo fanno per professione: piegare le gambe, mantenere la schiena dritta e mantenere il peso il più possibile vicino al corpo... buona postura a tutti !!!

 

a cura dott.ssa Sara Braghese
fisioterapista, posturologa

 

Alimentazione e sport nel bambino...

sportQuanti genitori hanno le idee chiare sul come alimentare i propri figli? Quanti sanno che le abitudini alimentari e sportive dell’infanzia possono determinare la differenza tra salute e rischio di malattia negli anni successivi?

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Autocontrollo, sicurezza di sé, rispetto. Insegniamolo con le arti marziali!

arti marzialiLe arti marziali sono un insieme di pratiche fisiche, mentali e spirituali legate al combattimento. Originariamente utilizzate per aumentare le possibilità di vittoria del guerriero in battaglia, oggi sono una forma di percorso di miglioramento individuale e di attività fisica completa oltre che di difesa personale. Oggi le arti marziali vengono studiate per varie ragioni: per ottenere abilità di combattimento, per raggiungere una buona forma fisica, per una maggiore sicurezza nelle proprie capacità e consapevolezza dei propri limiti. Esiste una grande varietà di arti marziali che condividono un obiettivo comune: sconfiggere fisicamente una persona, o difendersi da un'aggressione fisica. La muay thai in particolare è un’arte marziale nata dalla necessità del popolo tailandese di difendersi dalle aggressioni nemiche, per questo motivo non c’è una vera e propria filosofia di gradi e cinture (come per esempio per il karate), esiste invece un rispetto quasi religioso per la tradizione rituale pre-combattimento e i relativi amuleti. Per esempio, prima di salire sul ring ogni atleta indossa bracciali (Kruang Ruang) e amuleto protettivo di forma circolare che si mette sul capo (Mongkon) ed esegue una danza rituale (Ram Muay) che in passato era utilizzata per studiare il territorio e pregare per un buon esito dello scontro, oggi invece hanno più una valenza pratica di streaching pre-gara e, perché no, scaramanzia sportiva. Oggi la muay thai, o boxe thailandese, è uno sport da combattimento che comprende una vasta gamma di colpi in piedi e tecniche di lotta corpo a corpo. Da più di vent’anni è praticata anche in Italia.La muay thai è un’arte marziale a tutti gli effetti e sviluppa notevoli capacità fisiche, autocontrollo e sicurezza in se stessi. Al contrario di ciò che si pensa, lo scopo ultimo di queste discipline non riguarda l’utilizzo della violenza ma la conoscenza di se stessi e delle proprie capacità. Dal punto di vista pedagogico le arti marziali si rivolgono ai bambini come un gioco, impostando una vasta gamma di esercizi basilari e specifici che arricchiscono gli schemi motori, migliorando quindi la loro coordinazione psico-fisica e propriocettiva. Questa arte marziale praticata a livello sportivo agonistico insegna al bambino a essere più organizzato negli impegni quotidiani e a rispettarli. L’autocontrollo e la sicurezza in se stessi diventano quindi peculiarità di molti bambini che praticano la muay thai, insieme al rispetto per il proprio avversario. Esiste poi un aspetto agonistico di questa disciplina nell’ambito del quale i ragazzi che si sentissero pronti possono cimentarsi nel confronto con altri avversari, sempre in totale sicurezza, con la supervisione di insegnanti esperti e sotto la tutela di federazioni sportive.•

a cura di Alessandra Fornari
istruttrice muay thai, campionessa italiana medaglia di bronzo mondiali Indonesia 2014

Conoscere e prevenire la scoliosi nei bambini

bambino con scoliosiLa scoliosi è una deformità che colpisce la colonna vertebrale fino a incurvarla lateralmente in modo permanente e fisso, creando alterazioni anatomiche non modificabili volontariamente. Tale deviazione è accompagnata anche da una torsione della colonna su se stessa che coinvolge, oltre alla spina dorsale, le articolazioni, i legamenti, la muscolatura paravertebrale e, nei casi più gravi, gli organi interni, ad esempio quelli cardio-respiratori, e le viscere, causando quindi problemi funzionali, oltre che estetici. Esistono diversi tipi di scoliosi.

Nella scoliosi posturale la deviazione della colonna vertebrale visibile soprattutto quando il soggetto sta in piedi. In posizione distesa, essa si riduce completamente. Le cause di questo tipo di scoliosi possono essere diverse e riconducibili, in prima istanza, alla mancanza di un adeguato movimento o al mantenimento di posizioni scorrette troppo a lungo.

Ci riferiamo, in particolare, all’ipercifosi, o “dorso curvo”, un’accentuazione della normale curvatura della colonna a livello del torace che si evidenzia mettendo il paziente di profilo. Essa è dovuta a una postura scorretta, spesso di origine familiare, che può essere corretta durante la crescita. L’ipercifosi si può associare anche a un’alterazione dei corpi vertebrali la cui causa, a parte eventuali traumi, può essere collegata a un’osteocondrosi, o osteocondrite delle cartilagini (malattia di Scheuermann). In questi casi, i sintomi sono un persistente mal di schiena e la posizione “curva” delle spalle.

La scoliosi idiopatica è una malattia a evoluzione molto rapida che si sviluppa nel corso della pubertà fino alla maturità ossea, quando gli adolescenti stanno attraversando il periodo di maggiore crescita della statura, dagli 11 ai 15 anni nelle ragazze, dai 13 ai 17 nei ragazzi. E si arresta quando l’attività delle cartilagini di accrescimento dei corpi vertebrali cessa, diventando fissa una volta raggiunta l’età adulta. Colpisce in particolare i soggetti longilinei e astenici e le ragazze che a 10 anni di età sono 10 volte più a rischio rispetto ai coetanei maschi.

Come può un genitore riconoscere un’eventuale caso di scoliosi nel proprio figlio?

La scoliosi compare in modo graduale e spesso inosservato. In genere non provoca dolori, a meno che non si tratti della forma dolorosa. Anche se è una malattia piuttosto subdola la si può riconoscere da alcuni indizi evidenti nel fisico del paziente:

•spalle a diversa altezza

•bacino sbilanciato e una o entrambe le scapole prominenti

•anca sollevata

•inclinazione della postura da un lato.

In presenza di questi segnali è opportuno ricorrere al medico per capire anzitutto se si tratta di scoliosi posturale o strutturale.

Come interverrà lo specialista sarà l’argomento del prossimo numero!!

 

a cura dott.ssa Sara Braghese
fisioterapista e posturologo

Esercizio fisico in gravidanza: pro o contro?

respirare in gravidanzaIl meraviglioso progetto di intraprendere una gravidanza, porta a livello fisico corporeo una serie di mutamenti cardiorespiratori che andrebbero monitorati, quali: l’aumento del volume sanguigno del 30/50% e della massa ematica; l’aumento del consumo di ossigeno e della frequenza cardiaca; ipoglicemia in sforzi sub-massimali in particolare nell’ultima fase in seguito all’aumentata assunzione di glucosio da parte dei muscoli, che induce la donna alla ricerca di zuccheri. 

A livello scheletrico aumenta la cifosi dorsale causata dall’aumento volumetrico e ponderale del seno; l’accorciamento dei muscoli del tratto lombare determina invece, l’aumento della lordosi lombare, spesso associato a dolore in zona bassa schiena. In gravidanza l’assetto endocrino viene a modificarsi, vi è così una  predisposizione all’accumulo di liquidi, con conseguenti fastidi alle gambe e gonfiore generalizzato.    

Il comportamento alimentare della madre influisce fortemente sulla qualità della vita del futuro bambino, infatti, le cellule adipose del feto si formano durante l’ultimo trimestre di gravidanza, il loro numero si triplica entro il primo anno di vita e cresce fino ai 10 anni circa. Un aumento ponderale oltre i 20 kg è direttamente proporzionale ad un aumento di massa grassa del feto, predisponendolo così a malattie dismetaboliche. Svolgere una regolare, moderata e guidata attività fisica nel periodo precedente e durante la gravidanza stessa, riduce le complicanze che potrebbero subentrare, accorcia il periodo di travaglio, evita il taglio cesareo, riduce la frequenza di lacerazioni tessutali durante il parto e degli aborti. 

E' consigliato quindi un allenamento studiato in funzione degli adattamenti corporei, concentrato su due tipologie di esercizi. I primi dovranno aiutare lo svolgersi del travaglio nelle fasi di dilatazione ed espulsione, come esercizi respiratori con lo scopo di ampliare la capacità toracica, rinforzare i muscoli larghi dell’addome, rinforzare ed elasticizzare i muscoli del pavimento pelvico. I secondi mireranno alla correzione delle modificazioni scheletriche come l’aumento della cifosi dorsale e della lordosi lombare. La base fondamentale del programma sarà un attività aerobica volta al miglioramento cardiocircolatorio, in completa sicurezza, seguito per tutto l’arco della sua durata da personale tecnico qualificato. Ricordiamo alle future mamme di consultare il proprio medico prima di intraprendere un qualsiasi percorso motorio.• 

a cura dott.ssa Margherita Barbi
educatore alimentare e istruttore functional training basic

I momenti magici dell’apprendimento motorio: ogni cosa va fatta a suo tempo!

bambina che fa ginnasticaL’educazione all’attività fisica e al corretto funziona- mento del corpo inizia fin da piccoli e ci accompagna per il resto della vita influenzando scelte, stili di vita e abitudini. 

Lo sviluppo dell’uomo comprende tutte quelle modificazioni che avvengono nei diversi ambiti della sua esistenza, ovvero quello co- gnitivo, sociale, fisico e motorio che interagiscono continuamente tra loro. 

L’acquisizione di abilità motorie fondamentali, come correre e saltare, avviene nei primi anni di vita ed è altamente correla- ta con la salute del bambino

Alcuni studi hanno dimostrato che bambini  con  un’elevata  capacità di esecuzione delle abilità motorie fondamentali tendono ad essere più attivi fisicamente, presentano alti livelli di autostima e sono meno

in sovrappeso. Durante l’età evolutiva, l’apprendimento di alcune abilità motorie specifiche è più facile se avviene in determinati periodi. Passati questi, lo stesso movimento non si riesce più ad apprendere in modo agevole. Questi periodi sono chiamati momenti “magici” dell’apprendimento. Luigi Calabrese, Diplomato ISEF e sociologo, scrive: “Sembra che la maturità se non viene utilizzata, a poco a poco resti sommersa da altre forze. Ecco perché il più delle volte non si riesce ad imparare facilmente nell’età avanzata qualcosa per cui eravamo maturi molto tempo prima”. Durante questi periodi favorevoli vengono apprese anche le varianti e le possibili evoluzioni di un determinato apprendimento motorio. 

Ad esempio, un bambino di sette anni apprende facilmente una capovolta avanti e da questa passerà successivamente all’apprendimento di movi- menti che fanno parte della pre acrobatica. Un quattordicenne invece apprende la capovolta avanti in più tempo, con più difficoltà e non sa andare al di là della capovolta stessa anche per una maggiore consapevolezza del pericolo. Tra gli apprendimenti che sono stati presi in considerazione c’è il galoppo laterale con circonduzione delle braccia sul piano frontale, il cui momento magico è tra i sette e i nove anni, e l’equilibrio in movimento nelle fasi aeree e di volo che ha il suo momento favorevole tra i nove e i dodici anni. 

Legato ai periodi magici dell’apprendimento c’è il problema dell’ap- prendimento precoce. Durante l’infanzia il bambino deve sperimentare tutte le attività motorie che accrescono le sue conoscenze e non essere indirizzato solo verso un determinato sport. Ad esempio, i bambini non do- vrebbero praticare soltanto calcio e le bambine soltanto danza.

Limitare il campo a un gruppo di attività o peggio ancora a una soltanto è dannoso e controproducente. Infatti dal punto di vista motorio si otterrebbero dei risultati scarsi e dal punto di vista fisico potrebbero esserci ipermorfismi e un precoce arresto dello sviluppo.

Calabrese scrive: “l’infanzia è un periodo in cui vengono apprese regole ge- nerali di abilità operativa, di organizzazione percettiva e di interazione, che preparano a future forme di capacità umane nel campo dell’azione, della percezione e della comunicazione”. L’età evolutiva è una sorta di barriera protettiva contro una prematura specializzazione. I genitori dovrebbero spronare i figli a  praticare attività fisica non solo per prevenire il sovrappeso e l’obesità ma anche per favorire uno sviluppo armonico del corpo e l’apprendimento di tutte le abilità necessarie a un potenziale futuro atleta.•

a cura di Roberta Ludovici
personal trainer

Prevenire è sempre meglio che curare!

bambino con scoliosi"Siamo tutti belli e ben fatti” diceva F. Meziérès... La salute della colonna vertebrale necessita di una particolare attenzione soprattutto durante le fasi della crescita dei bambini, per questo bisogna prevenire tutto ciò che può compromettere un buon sviluppo delle ossa della colonna e dei relativi muscoli. Le abitudini e le posture scorrette, so- prattutto durante lo studio con il computer o sui libri, sono le prime ragioni di questi problemi. Non esiste una medicina o una vaccinazione che possa risolvere tali problematiche, l’unico rimedio è fornito da un’attenta opera di prevenzione

Soffermiamoci a capire com’è fatta la colonna vertebrale: essa protegge come un astuccio il midollo spinale che scorre dentro le sue vertebre. Dalla colonna vertebrale fuoriescono i nervi, paragonabili a fili elettrici che hanno il compito di trasportare le informazioni dalla periferia del corpo al sistema nervoso centrale del nostro cervello, e ci permettono quindi di muovere il corpo. I muscolari elastici e potenti comandati dal cervello, sorreggono e fanno muovere la colonna vertebrale.

Quali sono i principali problemi che minacciano la salute della nostra schiena?
Ipercifosi o dorso curvo, è un aumento della curva dorsale nel soggetto visto di lato. Le principali cause di questo disturbo possono essere posture non corrette mantenute a lungo e trascurate, lo scarso esercizio fisico, motivi psicologici o, a volte, vere e proprie difficoltà di crescita delle vertebre. 

Iperlordosi, è una curvatura in avanti della colonna a livello lombare (si vede bene nel soggetto visto di fianco). Il bacino e ruotato anteriormente, cosi sembra che l’addome subisca uno spostamento in avanti e la pancia risulta sporgente.

Scoliosi, è in genere un problema che colpisce maggiormente le ragazze e, non provocando dolore, rischia di essere scoperto quando già si è formato in modo rilevante. La scoliosi deforma la colonna vertebrale nel periodo dello sviluppo. Può interessare la zona lombare, la zona dorsale o entrambe. 

Inizia con curve e rotazioni e conseguenti gibbi appena percettibili che si aggravano rapidamente. E’ possibile riconoscerla quando si riscontra la presenza del gibbo, che si evidenzia maggiormente flettendo il busto in avanti. 

Quale è l’atteggiamento scoliotico?

E’ una postura che all’apparenza può presentare le stesse caratteristiche della scoliosi però nella flessione del busto in avanti, invece di apparire il gibbo, i due lati del dorso sono uguali. Può essere determinato dalla debolezza dei muscoli della schiena e anche dall’abitudine ad assumere posizioni scorrette per molte ore al giorno e come al solito la scarsa attività fisica. Quindi consiglio a tutte le famiglie una maggior sensibilizzazione a questo problema . Nel prossimo numero parleremo di come prevenire la scoliosi e il mal di schiena con dei piccoli e “banali” esercizi.•

a cura dott.ssa Sara Braghese
fisioterapista

Le arti marziali: uno sport per tutti i bambini

arti marziali per bambiniLe arti marziali comprendono un numero vasto di discipline che si sono sviluppate in luoghi e periodi diversi, e includono sia un aspetto prettamente tecnico e fisico sia una componente mentale e spirituale. Dal latino la parola "arte marziale" significa "arte di Marte", Marte dio della guerra.   Nonostante il  significato delle parole, questo tipo di sport è molto adatto ai bambini perchè asseconda il loro bisogno di fisicità e la loro energia viene incanalata secondo regole precise. I benefici principali delle arti marziali  sono  di natura sia fisica che psicologica. Tra le varie discipline, quelle preferite dai ragazzi under 11 sono il judo e il karate. Sono adatte sia per i bambini più irrequieti sia per quelli più introversi perchè sviluppano la sicurezza in se stessi, l'autostima, la disciplina e insegnano ai ragazzi a  prendere decisioni come un leader. Inoltre insegnano il rispetto delle regole, il rispetto e la cura verso gli altri perchè prima di essere un'attività fisica sono una filosofia di vita. 

Claudio Robazza, psicologo dello sport e docente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Chieti, dice:"Gli sport di combattimento potenziano disciplina, coraggio e autocontrollo. Hanno il vantaggio di richiedere il rigore nell’esecuzione e una grande attenzione per evitare di fare male a se stessi e agli altri. Inoltre, dovendo reagire alla mosse dell’avversario/compagno si sviluppa la capacità di pensare rapidamente in condizioni di rischio, mantenendo il sangue freddo". Tutte le arti marziali benchè molto diverse tra loro educano al rispetto delle regole, insegnano a dosare la forza, incrementano il controllo su se stessi e  sugli istinti personali.

Dal punto di vista fisico, nei maschi come nelle femmine, le arti marziali consentono l'apprendimento delle capacità coordinative, lo sviluppo della forza e della flessibilità e il rischio d'infortuni è molto ridotto rispetto ad altri sport. A differenza di altri sport, il gruppo di allenamento è costituito da maschi e femmine.

L'importanza della disciplina e il rispetto delle regole rende questi sport un valido supporto nella lotta al bullismo. Negli ultimi anni infatti si sta assistendo ad un abbassamento dell'età della delinquenza giovanile. Alla base di questo fenomeno c'è la mancanza di una famiglia solida che si prenda cura dei propri figli. Quindi diventa molto importante creare  un ambiente, come le strutture sportive, che sia un punto di riferimento e  dove è importante la disciplina, il rispetto delle regole e dei valori.

Le arti marziali sono adatte per i bambini a partire dai sei anni, e possono essere praticate tre volte a settimana a gioni alterni.•

a cura di Roberta Ludovici
personal Trainer

Lo sport è più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali

sport e giovaniLo sport è ritenuto uno degli strumenti più efficaci per costruire una società globale e interculturale perché ha una grande capacità di aggregazione e promuove il senso di appartenenza, lo spirito di gruppo, la tolleranza.

I sociologi lo definiscono "sport sociale", uno strumento per integrare le comunità più emarginate. Sullo sport fanno affidamento l'Unione Europea, l'ONU e il Comitato Internazionale Olimpico per educare a questa nuova società, grazie ad alcune caratteristiche dello sport, in particolare delle discipline di squadra. Il legame che si crea in una squadra è così forte che  abbatte le differenze religiose, linguistiche e il colore della pelle. 

Lo sport è fatto da regole uguali, universalmente condivise ed è perciò una base culturale comune. L'educazione attraverso lo sport è fatta di gioco e divertimento, avviene in un contesto dove il corpo e la psiche si esprimono liberamente e con creatività. Lo sport è inoltre una possibilità di riscatto sociale; e diventa un segno d'identità nazionale soprattutto in occasione di competizioni come le Olimpiadi, i Campionati Mondiali ed Europei.

Se questo è vero per la maggior parte degli sport, non si può dire altrettanto per le tifoserie, soprattutto per alcune tifoserie presenti negli stadi di calcio, dove spesso razzismo e xenofobia trovano una loro espressione. Alle frasi ingiuriose scritte sugli striscioni si aggiungono comportamenti discriminatori verso i gay, offese a giocatori per la loro provenienza etnica, metafore a sfondo razziale usate dai media.  

Lo sport dovrebbe renderci migliori. Pensare all'avversario come a un nemico fa perdere l'opportunità di imparare da chi sta facendo sport insieme a noi. Nel rugby, per esempio, c'è il terzo tempo, un incontro conviviale, un momento di socializzazione tra i giocatori delle due squadre cui partecipano anche le famiglie e i tifosi. 

La pratica sportiva unisce quando diventa il mezzo per esprimere il meglio di sè insieme agli altri. Si dice "mens sana in corpore sano", una mente sana, rispettosa di sè, degli altri e dell'ambiente che ci circonda, in un corpo sano.

Nelson Mandela, scomparso recentemente, amava lo sport perchè rispecchiava i suoi ideali di libertà e uguaglianza. Appassionato di calcio e rugby, diceva:

"Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare speranza dove prima c'era solo disperazione. È più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione”.

Mandela sfruttò l'occasione dei mondiali di rugby del 1995 in Sudafrica per pacificare un paese ancora scosso, nonostante la fine dell'apartheid.•

a cura di Roberta Ludovici
personal Trainer

L'importanza dell'attività motoria per i bambini: come scegliere lo sport più adatto e utile a tuo figlio

bambini che giocano a rugbyOggi i bambini non hanno più le possibilità che c'erano una volta di giocare insieme, e per questo praticare uno sport diventa un' occasione importante per fare un'esperienza di gruppo che ha molti effetti positivi. L'attenzione per l'attività motoria è diversa tra le varie etnie. In occidente i genitori danno un peso maggiore allo sviluppo cognitivo rispetto a quello motorio. Nei paesi, come l'Africa, dove è necessario stimolare fin da subito l'indipendenza dei bambini, c'è più attenzione per l'attività motoria. Dal punto di vista motorio l'attività sportiva consente lo sviluppo delle capacità motorie sia coordinative che condizionali, lo sviluppo muscoloscheletrico ed è  un valido supporto nella  prevenzione dell' obesità.

Le capacità coordinative hanno il loro massimo sviluppo tra i 6 e gli 11/13 anni, prima che si attivi la pubertà. Sono regolate attraverso gli organi analizzatori del movimento che, localizzati nelle articolazioni, nei muscoli e nella cute, permettono di realizzare, grazie all’intervento del sistema nervoso centrale (SNC), movimenti efficaci ed economici.

schema attività motoria x bambiniUn altro aspetto fondamentale della motricità infantile sono le capacità condizionali. Quando parliamo di queste capacità intendiamo rapidità (di reazione, di movimenti singoli o di rapidità d’azione, massima frequenza), forza (forza rapida, capacità di salto, capacità di lancio), resistenza (di lunga durata = aerobica; di breve durata = legata alle espressioni di forza).

Sia i lavori di forza sia quelli di resistenza non sono adatti per i bambini perchè comportano degli adattamenti fisiologici non ancora presenti, e vanno ad intaccare componenti psicologiche come la resistenza alla fatica e la capacità di fissare obiettivi a lungo termine che nei bambini non sono ancora strutturati.

Il bambino è invece adatto a lavori rapidi e poco duraturi.

Lo sport, dal punto di vista psicologico, è fondamentale per lo sviluppo del carattere, l'incremeto dell'autostima e la fiducia in se stessi. Deve essere praticato con finalità ludiche, deve rappresentare per il bambino un momento piacevole di svago.

bambino che nuotaL'attività motoria non può prescindere dal gioco che è l'elemento principale di coinvolgimento dei bambini e durante il gioco lavorano divertendosi, vengono stimolati alle competizioni che debbono essere adatte alla loro età, e con le regole imparano a gestire l' aggressività.

 

Oggi nello sport è sempre più preponderante l'aspetto agonistico ma le  motivazioni per cui i ragazzi continuano a praticarlo, non sono legate all'attività agonistica ma all'ambiente accogliente e familiare che trovano. Anche se non diventeranno campioni, è importante per tutti cimentarsi in una attività sportiva per conoscere i benefici dello sport e avere un valido supporto nella vita, nello studio e nell'apprendimento.

Non tutti gli sport sono adatti a tutti, per scegliere quello giusto bisogna tenere conto di tanti fattori come l' età, la corporatura, l'indole, le preferenze personali del bambino e le sue attitudini. Un errore è orientare i bambini verso la disciplina sportiva preferita dai genitori e che rappresenta una possibiltà di riscatto per i genitori stessi.

 

La scelta dello sport si deve fare in funzione del carattere del bambino, con l'obiettivo di aiutarlo a superare le sue difficoltà: 

  • Gli sport di squadra, o di contatto, sono adatti sia ai bambini che temono il giudizio degli altri, che hanno paura di sbagliare e non hanno fiducia in se stessi sia a chi ha un atteggiamento egocentrico e spavaldo. Inoltre nello sport di squadra si impara a vivere la vittoria o la sconfitta come una esperienza di  gruppo e non un fatto personale.

  • Gli sport individuali sono raccomandati ai bambini iperattivi e irruenti dove la responsabilità del risultato non è condivisibile con gli altri e per questo occorre più disciplina, autocontrollo ed equilibrio psicofisico.

 

a cura di Roberta Ludovici
personal Trainer


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