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il genitore “sociale”

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Nel nostro Paese il numero famiglie “allargate”, ovverosia ricostituite a seguito di separazione o della perdita del genitore biologico

e costituzione di nuove relazioni, sono sempre più numerose, così come numerosi sono i partner che vivono con i figli minori delle proprie compagne o compagni.

Attualmente non esiste in Italia alcuna normativa che definisca puntualmente i diritti ed i doveri di chi venga a trovarsi in una situazione come quella descritta. 

Dal 2016 sino ad oggi sia i Tribunali, che la Corte Costituzionale, con le loro pronunce, hanno, però, dato sempre maggior riconoscimento alla figura del “genitore sociale”, non tanto a tutela di quest’ultimo, bensì a tutela del minore il quale, rimasto, ad esempio, orfano di uno di un genitore si sia affezionato all’adulto sentimentalmente legato al genitore biologico superstite, instaurando una profonda amicizia.

Il genitore sociale, infatti, spesso rappresenta per il minore una figura amica (e allo stesso tempo adulta) di riferimento, diversa dai genitori biologici, con la quale confidarsi e confrontarsi, senza temere di essere giudicati. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 225 del 20.10.2016, ha evidenziato «l’interesse del minore a mantenere rapporti, non meno significativi, eventualmente intrattenuti con adulti di riferimento che non siano suoi parenti», ha incluso anche l’ex compagna della madre biologica nell’area dei soggetti le cui relazioni con il minore rientrano nel quadro di tutela apprestata dal denunciato secondo l’art. 337ter del codice civile.

In questo modo, la Consulta ha riconosciuto, seppur in modo obliquo, un valore e un peso alla figura del “genitore sociale”, figura sempre più presente nelle decisioni giurisprudenziali, ma inesistente per il nostro ordinamento giuridico, sulla quale non può gravare alcun obbligo di mantenimento o alimentare. Secondo la legge, infatti, i familiari verso i quali si ha un obbligo di assistenza sono solo il coniuge, i figli anche adottivi, i genitori, gli adottanti, i generi e le nuore, il suocero e la suocera, i fratelli e le sorelle.

Cosa ben diversa è l’ipotesi dell’adozione del figlio del coniuge, prevista dall’art. 44 lettera B, della Legge n. 184/1983 sulle adozioni, che si verifica generalmente quando uno dei due genitori biologici è deceduto o decaduto dalla responsabilità genitoriale. Se in vita (e non decaduto dalla succitata responsabilità) quest’adozione è possibile solo se anche l’altro genitore biologico acconsente all’adozione. 

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato di Bologna e mediatrice familiare


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