Loading color scheme

l’amico grande e l’amico piccolo...

bimbo_gioca_05.jpg

In un sano e leale rapporto tra adulto e minore, il filo conduttore che lega il confronto è quello della verità: proprio come in ogni relazione, è prioritario porsi in piena trasparenza, perché è con un confronto aperto ed incondizionato che si pongono le basi per una sana amicizia. 

Leggi tutto

ogni bambino ha diritto a crescere in un ambiente sano e amorevole

bambino_che_pensa.jpgNon sempre si ha la fortuna di avere dei genitori capaci e presenti nella loro funzione genitoriale. Infatti, un bambino può trovarsi solo, non meramente a causa di eventi naturali imprevedibili ed imponderabili, quali quelli da cui deriva la perdita del genitore, ma anche in presenza di genitori non in grado di fornire il necessario accudimento.

Possono esserci genitori ai quali è stata tolta la potestà genitoriale o sospesa in seguito a condanna penale, genitori lontani o latitanti e, quindi, non in grado di svolgere il loro ruolo. Possono, altresì, esserci casi in cui non siano noti i genitori come altri casi in cui il bambino sia stato dichiarato adottabile stante la conclamata condizione di abbandono.

Ebbene, in queste situazioni è indispensabile sopperire alla carenza affettiva, educativa, di sostegno e di cura degli interessi anche di natura legale, attraverso figure preposte, opportunamente preparate ed individuate dalle autorità.

Infatti, quando i genitori non possono o non sono in grado di accudire ed esercitare la vigilanza sul figlio nonché di adeguatamente amministrarne i beni, viene nominato un Tutore che, in base all’art. 357 del Codice Civile, deve prendersi cura dello stesso anche rappresentandolo in tutti gli atti civili e, ove destinatario di eredità o nel caso di genitori incapaci, gestendone ed amministrandone il patrimonio.

Stante il delicato ruolo, la scelta deve cadere su persona idonea, di ineccepibile condotta, la quale dia ampie garanzie etiche e morali. Il tutore è nominato con decreto dal Giudice Tutelare del Tribunale del Circondario dove è la sede principale degli affari e interessi del minore (Art. 343 del Codice Civile). Il decreto del Giudice Tutelare è revocabile e modificabile anche d’ufficio e reclamabile al Tribunale per i Minorenni. Durante lo stato di adottabilità la nomina del tutore è effettuata dal Tribunale per i Minorenni (Art. 19 L. 184/1983).

Questa scelta implica la consapevolezza dell’importanza della funzione svolta, non soltanto da parte del Giudice designante ma anche della persona individuata, deputata a garantire ai bambini ed agli adolescenti il diritto di crescere in un ambiente che garantisca loro un sano sviluppo psicofisico anche in una situazione di particolare vulnerabilità e di disagio.

Le figure scelte per esercitare tale ruolo, oltre che avere specifiche competenze e conoscenze, devono operare in sinergia con l’Autorità preposta al controllo il cui fine primario è la salvaguardia dei diritti del fanciullo. Nell’ambito della tutela è indispensabile, quindi, oltre che un costante monitoraggio anche un’attività di interazione tra i servizi di sostegno sia in ambito sociale, sanitario e scolastico affinché, congiuntamente, possano costruire un progetto educativo e coadiuvare il Tutore nell’ambito del suo delicato intervento.

a cura dott. Raffaele Focaroli
Giudice del Tribunale per i Minorenni di Roma

se i genitori separati non sono d’accordo?

bambino_superman.jpgL’art. 337 del codice civile stabilisce che le decisioni di maggior interesse per i figli devono essere assunte di comune accordo tra i genitori anche se separati o divorziati. Occorre, quindi, non confondere il concetto di spesa straordinaria (ovverosia non ricompresa nell’assegno mensile che un genitore versa all’altro a titolo di suo contributo al mantenimento del comune figlio) e le scelte straordinarie, ovverosia le decisioni importanti della vita della prole, quali, ad esempio, quelle religiose che magari non comportano nemmeno esborso di cospicua entità.

In caso di disaccordo tra genitori (siano essi coniugati/conviventi o separati) sulla scelta, per il figlio, dell’indirizzo religioso che egli dovrà (o meno) seguire, gli articoli 145 e 316 del nostro codice civile ci dicono che certamente si può interpellare un giudice delegando a quest’ultimo la scelta. Il tutto, fermo restando che trattasi di rimedio di carattere eccezionale, al quale risulta sempre preferibile l’accordo trovato dai genitori nell’ambito dell’esercizio congiunto della loro responsabilità genitoriale.

Altra questione riguarda la suddivisione delle spese derivanti da tutte quelle occasioni conviviali che ruotano attorno alle cerimonie delle quali i figli sono protagonisti, quali, ad esempio, rinfreschi, pranzi e regali: su come debbano ripartirsi dette spese (al 50 % tra i genitori con o senza un previo accordo) o se debbano farsi rientrare nel concetto di mantenimento ordinario coperto dall’assegno mensile, ogni Tribunale adotta, in genere, un proprio protocollo di riferimento che è sempre bene consultare in fase di programmazione delle spese.

Sia per le decisioni di maggiore interesse per i figli relative a istruzione, educazione e salute, che per quelle riguardanti ambiti (magari solo apparentemente) secondari, bisognerebbe sempre conto delle capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni del proprio figlio, chiedendo anche a quest’ultimo un proprio parere sulla questione da dirimere, senza però mai coinvolgerlo direttamente nella “diatriba” in corso tra genitori, in quanto ciò rischierebbe di ingenerare nel bambino conflitti di lealtà in favore di uno o dell’altro genitore.

Appare, infatti, doveroso ricordare come la responsabilità genitoriale debba essere, salvo casi eccezionali, esercitata da entrambi i genitori, i quali nel proprio agire dovrebbero sempre cercare di mettere da parte le divergenze, anteponendo il bene del figlio al proprio bisogno di far prevalere le rispettive posizioni.

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato e mediatrice familiare

affidamento condiviso anche in ambito scolastico

bambini_felici2.jpg

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha diramato nel settembre del 2015 la nota avente numero di protocollo 5336...

La nota ha fornito al mondo della scuola (partendo dai direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali, passando per le dirigenze scolastiche, fino al forum di genitori e studenti) delle indicazioni operative per la concreta attuazione in ambito scolastico della Legge n. 54/2006 sull’affidamento condiviso.

Preso atto, infatti, delle criticità emerse nell’applicazione della legge, anche il mondo della scuola viene sollecitato a “incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto/dovere del genitore separato/divorziato e non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli”.

Per questo la circolare invita le dirigenze scolastiche a facilitare al genitore non più convivente (più spesso il padre) l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal Piano dell’Offerta Formativa. Tra le azioni amministrative che le istituzioni scolastiche possono adottare per favorire la piena e reale attuazione del principio di bigenitorialità, a cui ogni minore figlio di genitori separati ha diritto, la circolare indica:

- l’inoltro, da parte della segreteria, di tutte le comunicazioni (didattiche, disciplinari e di qualsiasi altra natura) anche all’altro genitore separato/divorziato/non convivente; - la individuazione di modalità di colloquio individuale tra quest’ultimo genitore e il docente (o dirigente scolastico, o rappresentante dei genitori), quando il genitore separato/divorziato/non convivente risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;

- attribuzione di una password per l’accesso al registro elettronico e utilizzo di altre forme di comunicazione veloce ed immediata (sms o email), - qualora siano in uso ancora moduli cartacei, richiesta della firma di entrambi in calce ai principali documenti riguardanti lo studente (per esempio, la pagella). Tutte queste indicazioni operative appaiono di estrema utilità, laddove l’istituzione scolastica, con un sistema di doppie comunicazioni, pone entrambi i genitori su un piano di paritaria conoscenza dell’iter scolastico del proprio figlio, garantendo anche al genitore presso il quale la prole non è prevalentemente collocata il fatto di ricevere informazioni importanti riguardanti la vita del minore.

Un buon percorso di mediazione familiare può, in questi casi, servire ai genitori separati a monte per ripristinare una comunicazione evidentemente interrotta nell’interesse preminente del minore.

a cura dott.ssa Michela Foti avvocato, mediatrice familiare

asilo nido si... asilo nido no?

asilo_2.jpg

Negli ultimi anni, in controtendenza a quanto si verifica in Europa, abbiamo assistito ad una tendenza genitoriale a non iscrivere i propri figli agli asili nido...

Dati ISTAT evidenziano che i bambini italiani frequentanti gli Asili sono solo il 14%. Le strutture educative oggi, vengono sostituite da figure familiari: nonni, babysitter, amici di famiglia, ecc... che, se pur apprezzabili nell’impegno e nella disponibilità, sono meno preparate, come del resto i genitori, ad impostare un’azione educativa professionale e completa per il bambino.

Basti pensare al contesto in cui viene tenuto il bambino quando rimane a casa, in un ambiente non predisposto ad accoglierlo per stimolarlo al meglio nella sua crescita, come invece può fare la struttura educativa. Sarebbe quindi opportuno chiedersi il perché di tale inclinazione, anche in relazione alla storia pedagogica del nostro paese e degli illustri rappresentanti che l’hanno resa famosa nel mondo. Maria Montessori, ad esempio, dedicò tutta la sua vita all’elaborazione di teorie clinico/pedagogiche ancora attuali nel panorama scolastico ed educativo.

Sicuramente in tale scelta incide anche la minore disponibilità economica delle famiglie; ma a riprova di quanto sia importante l’esperienza in Asilo per i bambini, gli stessi dati ci dicono che, dal punto di vista della crescita psico/fisica, quelli coinvolti nella frequenza delle istituzioni educative risultano essere maggiormente pronti all’apprendimento e più predisposti agli studi.

Ma cosa sperimenta un bambino in un contesto educativo controllato? Facciamo un esempio con il tatto e vediamo quanto sia fondamentale l’esperienza sensoriale nel “gioco euristico” di Elinor Goldschmied che si fonda sul principio di libertà di esplorazione del materiale: l’educatore mette a disposizione del bambino il “cesto dei tesori” con diversi oggetti pensati perché egli possa sperimentare attraverso le mani.

Spostarli, farli cadere, farli rotolare, comporli se si tratta di costruzioni, dividerli per categoria, metterli in fila, percepirne la temperatura e collegarla alla sensazione di caldo e di freddo... tutte esperienze fondamentali per la crescita del bambino! Egli, attraverso l’esercizio sensoriale, riesce a condurre ciascun oggetto nel proprio ambito, attribuendo ad esso la precipua funzione nella dimensione spazio - temporale.

Ecco una delle esperienze educative che viene assicurata negli Asili a differenza dell’ambiente domestico, ove l’apporto affettivo/accudente è senza dubbio presente, ma risulta deficitario nell’aspetto più professionale della crescita del bambino. Stante quindi, l’alto valore educativo e la non trascurabile importanza della necessità di socializzazione tra bambini, occorrerebbe sensibilizzare i genitori, integrandoli e coinvolgendoli nelle attività previste, favorendo così, l’interazione scuola-famiglia sin dalla più tenera età.

a cura dott. Raffaele Focaroli Giudice del Tribunale per i Minorenni di Roma 

Nonni, zii, bambini e famiglie che si separano...

famiglia_separata.jpgOgni bambino ha diritto a mantenere un rapporto significativo con nonni e zii, anche in caso di separazione dei genitori, ma non sempre al rapporto coi nonni e gli zii è stata riconosciuta rilevanza giuridica nell’ordinamento italiano.

Con la Legge n. 54/2006, inerente la separazione dei genitori e l’affidamento condiviso, l’ordinamento prende atto del ruolo aggregante rivestito dai nonni nella società moderna (ove le famiglie, pur non possedendo più un’impostazione patriarcale, poggiano sul fattivo e costante contributo degli avi all’accudimento dei nipoti).

L’ordinamento si spinge oltre e col d.lgs. 154/2013 riconosce anche ai nonni e agli zii, con l’art. 317 bis c.c., il “diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. L’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore. (…)”.

Mantenere un rapporto coi propri nonni e zii è di estrema importanza per ogni bambino, che ha, in questo modo, la possibilità di :

- sperimentare un senso del tempo più dilatato (ai nonni non appartiene la corsa contro il tempo dei genitori, “affogati” dagli impegni quotidiani: il tempo dei nonni è, in una parola… lento);

- immaginarsi, attraverso i loro racconti della “memoria storica” della famiglia, il passato e collegarlo al presente;

- immaginarsi come fossero mamma e papà, quando erano bambini, cogliendo delle sfumature dei propri genitori che andrebbero altrimenti perdute nel vederli (e viverli) unicamente come educatori;

- emozionarsi, insieme a loro, al sentir raccontare le loro storie.

Mantenere un rapporto coi propri nipoti è, d’altro canto, importante anche per i nonni che hanno la possibilità di vedersi in prospettiva e di correggere antichi errori commessi coi propri figli, dando al figlio del proprio figlio ciò che non sono riusciti a dare a quest’ultimo.

Questo rapporto va protetto a prescindere dal fatto che i genitori siano o meno una coppia, ma va tanto più tutelato in caso di loro separazione, laddove il conflitto separativo, se non adeguatamente gestito, può portare ad una disgregazione, anche in un’ottica trigenerazionale (ovvero comprendendo i nonni), del “sistema famiglia”.

La Mediazione Familiare ha, tra i propri principali obiettivi, anche quello di tutelare i rapporti tra i figli della coppia che si separa e i propri ascendenti, attraverso un percorso di sostegno alla genitorialità in fase separativa.

a cura dott. ssa Michela Foti
avvocato in Bologna e mediatrice familiare

 

Chiarezza ed onestà sono essenziali ad ogni età: mai dire bugie ai bambini!

bambino_solo.jpgTutto è caldo e morbido, i bambini aspettano trepidanti che la scuola finisca per stare con i loro genitori e godersi un Natale in famiglia… Ma è sempre così?

Purtroppo no. Lavorando come giudice esperto presso un’istituzione dei minori, spesso vediamo realtà ben diverse: genitori assenti, disfunzionali, drogati… in una parola: inadeguati. Non tutti i genitori, infatti, sono all’altezza del compito a loro affidato per incapacità, irresponsabilità e superficialità, anche se tentano, in tutti i modi, di dimostrare il contrario, in primis a se stessi e, poi, alle istituzioni. Ma per essere dei bravi genitori non è sufficiente procreare, anzi, la procreazione è soltanto il primo atto genitoriale a cui seguirà un ruolo con funzioni molto complesse e per le quali, a volte, non si è preparati.

In questi casi il tribunale, su segnalazione dei Servizi territoriali o di altre istituzioni che operano a tutela dei minori, valuta la necessità di tutelare un bambino allontanandolo dalla famiglia d’origine per collocarlo in un contesto più sicuro in cui si garantisca una vita più sana e calibrata sulla base delle sue esigenze.

Ma pensiamo al trauma che può subire il bambino che si vede affidato ad un’altra famiglia e alla necessità tutelativa, da parte di un giudice, di spiegarne al minore le motivazioni: il bimbo, anche se ha vissuto fino a quel momento in un contesto altamente pregiudizievole, non ha una definita capacità di capire,

in profondità, le motivazioni del distacco dai genitori biologici. Infatti, la predisposizione naturale di ognuno di noi è diretta a creare un attaccamento saldo con le figure genitoriali soprattutto, poi, con la figura materna, quale elemento generante.

L’allontanamento dal contesto famigliare d’origine non è mai un successo tant’è che un tribunale, prima di agire in tal senso, valuta attentamente ogni possibilità affinché si trovino soluzioni alternative. Ma quali parole, gesti e modi usare per dire a quel bambino “mamma e papà non sono in grado di accudirti, pur volendoti bene”?

Dal punto di vista pedagogico, sono sempre stato convinto che un bambino sia “un adulto in miniatura” e nell’ascolto del minore, esiste in primis la necessità di porci come adulti, con un approccio intellettualmente onesto e chiaro nei confronti del bambino. E’ quindi essenziale rapportarsi a lui con un atteggiamento empatico, ma anche pratico, affinché possa ricevere una lettura non confusa di ciò che gli capita. Attraverso tale complicità, insieme all’educatore, avrà modo di ripercorrere gli eventi della sua quotidianità, dalla permanenza in casa, alla frequenza scolastica, alle abitudini di svago con i genitori, al rapporto con gli amici. Di fronte a genitori disfunzionali, ognuno di questi momenti si mostra alterato e non rispondente a corrette azioni genitoriali.Pensiamo a quei genitori che, per effetto della dipendenza da alcool o droghe, si addormentano in casa alla presenza di figli molto piccoli oppure a quei genitori che si disinteressano totalmente della vita scolastica dei figli o a quelli che agiscono nei loro riguardi in modo violento. Un bambino, soltanto attraverso il ragionamento e la guida dell’adulto esperto, discerne in modo netto il male dal bene e, pur conservando l’amore naturale per i genitori biologici, riesce a comprendere le ragioni a sostegno del distacco subito.

Solo mediante una motivata e ragionevole spiegazione, sarà possibile sostenere un minore, alleviandone il dispiacere, nella fase di inserimento nel nuovo contesto famigliare. Un bambino cui si nasconde la realtà, è un bambino che, chiudendosi nel suo silenzio, non riuscirà mai ad attribuire un senso agli eventi della vita.

a cura dott. Raffaele Focaroli
giudice del Tribunale per i minorenni di Roma

Ogni bambino ha diritto a una vera istruzione...

bambina-compiti.jpg

La Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia stabilisce che ogni bambino deve avere la possibilità di istruirsi e frequentare la scuola: tutti i bambini del mondo hanno il diritto di andare a scuola e di ricevere un’istruzione!

E ogni bambino ha anche il diritto d’imparare un mestiere. Educare, istruire i bambini è fondamentale perché indispensabile a garantire loro una vita migliore. Nel nostro Paese, l’istruzione scolastica è obbligatoria dai 6 ai 16 anni.

Il diritto all’istruzione riconosciuto dalla Convenzione si è tradotto, per gli Stati che l’hanno ratificata, nell’impegno a garantire la gratuità e l’obbligatorietà della scuola primaria. L’articolo 28 della Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia stabilisce, infatti, che ogni bambino ha il diritto di ricevere un’istruzione e che lo Stato ha, di conseguenza, un certo numero di obblighi perché questo diritto sia attuabile.

Ogni Stato è tenuto a:

- rendere la scuola elementare obbligatoria e gratuita; - incoraggiare e promuovere l’organizzazione di diverse forme d’istruzione secondaria, in modo da renderla accessibile a tutti i bambini; - assicurare ad ognuno l’accesso alla scuola superiore in funzione delle capacità individuali.

La disciplina scolastica, inoltre, deve rispettare i diritti e la dignità del bambino.

Ma diritto all’istruzione non significa solamente diritto ad apprendere delle materie scolastiche fondamentali: deve essere concepito in un senso più ampio. L’articolo 29 della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia precisa che l’istruzione deve cercare di favorire lo sviluppo sia della personalità del bambino, sia delle sue qualità e delle sue attitudini mentali e fisiche.

L’istruzione deve quindi preparare ogni bambino alla vita adulta attiva in una società libera oltre ad incoraggiare il rispetto per i propri genitori, per la propria identità, per la propria lingua e per i propri valori culturali quanto per la cultura ed i valori altrui. Ogni bambino ha il diritto d’istruirsi a seconda della propria cultura d’origine o di adozione e nella propria lingua perché imparare significa vivere meglio. Imparare le nozioni fondamentali come leggere, scrivere e contare permette a tutti i bambini di proteggersi meglio dalle malattie; lottare contro povertà ed ingiustizia; essere in grado, un giorno, di aiutare i propri figli ad istruirsi, progredire e migliorare.

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

Mamma e papà si separano... e fido con chi va?

bambino_cane.jpgQuando mamma e papà decidono di separarsi, inevitabilmente le solite abitudini vengono stravolte, così come le relazioni tra tutti i membri della famiglia, animali compresi!Se è vero che i bimbi sono affidati prevalentemente alla madre, gli animali d’affezione, cane, gatto o uccellino che sia, con chi staranno? La risposta arriva dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2007 che ha definito “esseri senzienti” gli animali domestici stabilendo che l’animale domestico nell’ambito della separazione, può essere gestito come un figlio.

Il Tribunale di Milano recependo con decreto del 13 marzo 2013 l’accordo dei coniugi ha stabilito in tal senso che in sede di separazione dove sia presente nella casa familiare un animale domestico, il Giudice affiderà l’animale al genitore presso il quale è collocato il figlio minore in quanto meritevole di tutela é “l’interesse morale e materiale del minore” a conservare un rapporto d’affetto con l’animale di compagnia.

E chi paga? Le spese di mantenimento seguono l’usuale ripartizione tra ordinarie (cioè quelle che servono all’accudimento quotidiano come cibo e vaccinazioni ad esempio) che sono a carico del coniuge affidatario del minore e spese straordinarie (come la necessità di prestazioni veterinarie urgenti) sono invece a carico di entrambi i coniugi.

Ma cosa succede quando c’è disaccordo tra i coniugi sull’affidamento e la gestione degli animali domestici?

Una cosa è recepire la volontà di marito e moglie espressa nell’ambito dell’accordo di separazione, altro è decidere circa la sorte dell’animale domestico.

La soluzione più ragionevole non è certamente quella di “imbracciare le armi” per “aggiudicarsi” Fido, ma quella della Mediazione Familiare che può aiutare a gestire al meglio anche le dinamiche che si celano dietro al conflitto riguardante l’affidamento degli animali domestici.•

L’A.I.Me.F. (Associazione Italiana Mediatori Familiari), iscritta al M.I.S.E., conta, a livello nazionale, il maggior numero di Mediatori Familiari iscritti, garantendo il rispetto degli standards qualitativi e professionali imposti dall’Unione Europea, che ha da anni indicato i principi cui ogni Stato Membro dovrebbe ispirarsi nel fornire il Servizio. Per maggiori informazioni e trovare il proprio Mediatore Familiare di riferimento, consultare il sito www.aimef.it

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

Ad ogni nostra scelta vi è un crocevia che s’interseca... che accade quando si è in coppia?

coppia_01.jpg

Ogni giorno dobbiamo compiere delle scelte. A volte sono semplici e le decisioni da prendere sono facili; altre volte sono più complesse, richiedono tempo...

A volte queste scelte da fare possono essere anche fonte di tensione se non di conflitto interiore, dato dalle varie “spinte” che si sentono e rispetto alle quali ci si trova come davanti a un crocevia, di cui non si sa ancora quale direzione imboccare. Una cosa che in genere non teniamo in considerazione è che molte delle nostre scelte vengono fatte dagli aspetti della personalità di noi che hanno “preso” le redini del comando da molto tempo, quelli con cui siamo identificati. E naturalmente questo… vale anche per il nostro partner, ecco perchè quando si è in coppia, la scelta si complica!
Se, per esempio, io sono una persona che ama rilassarsi, lenta e pacata, troverò facile e naturale comperarmi una bella poltrona-relax da giardino, oppure decidere di trascorrere un fine settimana alle terme: occorre sapersi gratificare, dirà dentro di me il mio Aspetto Rilassato! Se sono sola, tutto ok… Ma il mio fidanzato potrebbe essere una persona attiva, razionale e intellettuale… lui vuole andare a “fare” qualcosa di sano o utile! Vuole comprare dei libri e magari seguire un corso di formazione in lettura veloce.

Il rischio è che lui mi giudichi una pigrona viziata che butta i soldi in cose futili; io potrei giudicarlo un insopportabile secchione che vede nella vita sempre prima il dovere del piacere.

Potrebbe anche accadere, specie nelle fasi iniziali dell’innamoramento, che entrambi apprezziamo le scelte dell’altro, perché vanno a risvegliare i nostri aspetti mancanti: ovvero io potrei ammirare questa sua fermezza e vitalità, lui potrebbe farsi affascinare dalla rilassatezza delle mie proposte…
Per ciascuno dei due le scelte saranno in certo qual modo “obbligate”: sembreranno naturali, ma in realtà non lo sono perché sono gli aspetti dominanti della personalità a prendere la decisione. Non si tratta di una vera scelta ma di un automatismo che abbiamo imparato in età infantile e che ci rassicura.


Potrebbe anche accadere, specie nelle fasi iniziali dell’innamoramento, che entrambi apprezziamo le scelte dell’altro, perché vanno a risvegliare i nostri aspetti mancanti: ovvero io potrei ammirare questa sua fermezza e vitalità, lui potrebbe farsi affascinare dalla rilassatezza delle mie proposte… Per ciascuno dei due le scelte saranno in certo qual modo “obbligate”: sembreranno naturali, ma in realtà non lo sono perché sono gli aspetti dominanti della personalità a prendere la decisione. Non si tratta di una vera scelta ma di un automatismo che abbiamo imparato in età infantile e che ci rassicura.
Essere sul “crocevia delle scelte” significa poter percepire, vedere e ascoltare entrambe le strade dentro e fuori di noi. Ovvero, in altri termini, sentire un certo conflitto interiore, tra le due alternative!
Stare sul crocevia delle scelte, specie in coppia, è un’arte da imparare: la tentazione è di buttare il giudizio negativo sul partner e non riflettere sul fatto che è proprio quando sentiamo gli opposti, quando vediamo le due strade, che una possibilità di scelta vera si sta attuando. Nel mondo del Voice Dialogue, chiamiamo “Io Cosciente” quello stato di coscienza più ampio che ci permette di conoscere i diversi aspetti di noi, e quindi poi di scegliere con maggiore consapevolezza.
Uno degli obiettivi più profondi del Voice Dialogue è proprio quello di sviluppare la dinamica dell’Io Cosciente, ovvero la capacità di sentire, riconoscere e vivere tra le diverse polarità che costituiscono la ricchezza della psiche umana. Questo viaggio ha grande valore per ciascuno di noi; per la coppia, è uno strumento essenziale per evolvere insieme.
Lasciamo i due innamorati sul crocevia delle scelte, augurandoci che sappiano imparare dalle relative diversità, anziché trasformarle in missili da buttarsi contro, come purtroppo spesso accade. Buon Cammino!

a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling “InnerTeam”

La realtà delle famiglie allargate a seguito delle separazioni

famiglia_05In un’era in cui la conquista rappresentata dal divorzio si è trasformata in un facile rimedio ai problemi di coppia, a cui si ricorre con disinvoltura, cerchiamo nella relazione di coppia la realizzazione massima di noi stessi, attribuendole nuove prerogative rispetto al passato.

Conseguenza di tale ricerca di auto-realizzazione è l’estrema fragilità che caratterizza le attuali unioni e l’altissimo numero di separazioni (sia di fatto, che legali).

Quella delle famiglie allargate è dunque una realtà con la quale siamo destinati ad entrare in contatto, o direttamente, o tramite i nostri figli, come esperienza caratterizzante il contesto scolastico in cui sono inseriti. Finisce una relazione e se ne inizia un’altra, che può portare ad una convivenza con chi ha già una separazione alle spalle e altri figli. Inutile dire che, in simili situazioni, il conflitto può celarsi dietro l’angolo: in quello stesso immobile inizialmente adibito a casa familiare (spesso intestato interamente al padre e poi assegnato alla madre a seguito della separazione), o nella compresenza, sotto lo stesso tetto, di più bambini con un solo genitore in comune.

Quale mediazione per queste famiglie?

Occorre mantenere aperto il dialogo tra tutti i componenti della famiglia. I genitori dovranno concordare quando e come introdurre ai figli una nuova relazione e il genitore “acquisito” dovrà avvicinarsi ai figli del nuovo partner con una buona dose di umiltà, consapevole della differenza tra il proprio ruolo e quello del genitore naturale. Il genitore non convivente dovrà essere sempre informato di ciò che riguarda la vita dei propri figli per evitare un suo senso di esclusione rispetto al nuovo nucleo in formazione, ma anche che i figli sviluppino conflitti di lealtà rispetto a quest’ultimo con conseguenti atteggiamenti di chiusura nei confronti del genitore “acquisito”.

La Mediazione Familiare aiuta i genitori a gestire al meglio le dinamiche che possono caratterizzare la famiglia allargata: dove, infatti, la situazione viene ben gestita troviamo bambini per i quali il genitore acquisito costituisce un’utile risorsa e un valido interlocutore.

L’A.I.Me.F. (Associazione Italiana Mediatori Familiari), iscritta al M.I.S.E., conta, a livello nazionale, il maggior numero di Mediatori Familiari iscritti, garantendo il rispetto degli standards qualitativi e professionali imposti dall’Unione Europea, che ha da anni indicato i principi cui ogni Stato Membro dovrebbe ispirarsi nel fornire il Servizio. Per maggiori informazioni e trovare il proprio Mediatore Familiare di riferimento, consultare il sito www.aimef.it

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

Genitori “sexy”?

genitori_sexySpesso la nascita dei figli porta un tracollo della vita erotica della coppia: i partner quasi dimenticano che prima sono stati amanti, si sono dati appuntamenti a ore strane, hanno scombinato la loro vita per ritagliare momenti insieme - tutto quel carico di eros e fascino che ha creato le basi per l'arrivo del pargoletto.

L’allontanamento dalla sessualità può essere graduale o abbastanza brusco. La lista delle priorità spinge in basso la dimensione “coppiache-fa-sesso”; prima c’è il bambino con i suoi bisogni, giochini, pannolini, biberon da sterilizzare. Poi i figlioli crescono e c’è l’asilo, la scuola e le merende; senza dimenticare il lavoro e le bollette… insomma tutto congiura per l’annullamento non tanto del matrimonio quanto dall’erotismo.
Di tale tracollo, in genere se ne accorge per primo il padre, perché la compagna, ora mamma piena di amore e vitalità verso la creaturina, non sente alcuna mancanza: infatti, la sua energia erotica ruota verso il bimbo/a.
Il piacere fisico che dà il contatto con un bimbo piccolo è meraviglioso!
Intendiamoci: la differenza tra sessualità adulta e la sensualità che si prova nella cura dei bambini è ben chiara, la madre ne è perfettamente consapevole; tuttavia questo contatto nutre un erotismo sottile e diffuso, fatto di odori teneri e di suoni amati, un mondo che la riempie e non le fa sentire quel bisogno che il padre invece percepisce. Il potenziale erotico dell’uomo resta molto più saldamente legato alla compagna.
Per molte coppie il calo del desiderio sessuale non genera conflitti:
avviene in entrambi, è ammorbidito dal tepore di una relazione che negli altri campi funziona bene; ci si conosce, si ride insieme, ci si diverte con i bambini. Insomma non necessariamente una coppia deve includere sesso bollente per sentirsi appagata e innamorata.
Vi sono anche coppie che, dopo la nascita dei figli, si scoprono sessualmente attratte come e più di prima e, pur facendo miracoli per trovarsi di nuovo insieme, vivono la nuova dimensione con stupore e desiderio.

Nella maggior parte dei casi la situazione è impari: la mamma si culla nelle deliziose coccole con i bimbi, e forse sente che la rinuncia a certi piaceri fa parte della devozione materna cui si è votata; lui, marito e padre, resta l’unico “custode” della fiamma della relazione erotica.

L’invito che i mariti fanno alle mogli (magari non sempre con parole o gesti giusti) è che loro vogliono ritrovare la “donna dentro la madre”. In che modo? Una via è recuperare degli spazi di piacere personale, non necessariamente legati al sesso: fare qualcosa di diverso, concedersi una passeggiata o un acquisto personale, uscire insieme per un aperitivo lasciando i figli a nonna o tata, un weekend da soli (ci sono coppie che per anni non si concedono di stare lontani dai figli neppure per un giorno).
Espandere questo territorio, si scoprirà, fa bene anche ai figli: quando il nutrimento emozionale, affettivo, e per certi versi anche sensuale arriva dai figli, li stiamo caricando di un peso troppo grande.
Una resistenza che tali proposte generano è legata alla convinzione che il sesso debba essere “spontaneo” e che la pianificazione, indispensabile nel quadro famigliare, sembra artificiale. Si tratta invece di capire che la pianificazione manifesta un’intenzione attiva a voler stare insieme per riaffermare la propria realtà di amanti.
Insomma, genitori sexy si può diventare: saper chiudere a chiave la porta della camera da letto, vestirvi in modo da piacervi tra voi quando decidete di uscire, affermare con sicurezza il vostro reciproco desiderio, non soccombere agli assedi della vita famigliare tutta dedita a prole e lavoro. Il mio augurio è che impariate a conciliare vita familiare e mondo erotico: è un atto coraggioso, ne vale la pena.

a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling “InnerTeam”- Bologna

Scuola e separazione dei genitori... come i bambini reagiscono a questi eventi?

separazioneLa coincidenza della separazione dei genitori e il distacco del bambino dal genitore per motivi scolastici può rappresentare una grande difficoltà nel percorso di crescita. Entrambi gli eventi necessitano di amore e di condivisione delle emozioni… e quando coincidono, l’attenzione dei genitori a tutti i segnali di disagio è fondamentale per prevenire effetti ulteriormente disastrosi. 

La separazione dei genitori è considerata uno tra gli eventi di vita più destabilizzanti e stressanti per i componenti di una famiglia. I bambini la vivono come la cosa più ingiusta che gli sia capitata e si sentono tristi, delusi ed amareggiati. Spesso nutrono risentimento ed assumono comportamenti diversi per manifestare la loro rabbia. Per arrivare a comprendere e ad accettare la situazione possono essere necessari diversi mesi. 

Il momento più delicato è sicuramente quello che segue immediatamente la separazione, in cui gli stessi genitori devono fare i conti con le loro emozioni, con la fine del loro matrimonio e con la loro sofferenza e tutto ciò rende difficile comportarsi da genitori attenti e maturi, a discapito dei bambini. Le situazioni indubbiamente variano da nucleo a nucleo: i bambini che hanno assistito a grandi litigi ed episodi di violenza o che hanno avuto genitori con problemi di alcolismo/psichici vivono la separazione come una liberazione nell'immediato ma subito dopo il senso di colpa e di protezione per il genitore più debole potrebbe prendere il sopravvento. I bambini che invece hanno vissuto una storia familiare tranquilla perchè tenuti intelligentemente fuori dalle litigate e dai risentimenti vedono il loro castello di sabbia crollare senza motivazioni. Bambini e adulti vivono la separazione con grandi fasi di stress che vanno dal rifiuto, alla rabbia, al tentativo di riavvicinamento, per arrivare alla depressione e finalmente l’accettazione della separazione.

In entrambi i casi i bambini necessitano di amore e supporto ai propri stati d’animo. La comunicazione delle proprie emozioni è molto utile, ma non tutti vogliono o sono in grado di farlo. 

Quando al fardello di una separazione coercitiva da uno dei due genitori si associa anche la separazione dall’altro per motivi scolastici, il tutto può diventare ancora più doloroso e complicato da gestire ed accompagnare. In questi casi il bambino vive forzatamente il distacco dal suo ambiente familiare ed essere presenti ed accorti ad accogliere ogni disagio può essere preventivo a problemi più gravi.Certo non è un lavoro semplice per un genitore alle prese con la propria sconfitta (perché in ogni caso la separazione rappresenta una sconfitta per l’essere umano) e proprio per questo da Mediatore familiare ritengo che un percorso di supporto alla genitorialità nella prima fase della separazione può essere di aiuto e di accompagnamento sia ai genitori che ai bambini che avranno al loro fianco genitori più responsabili e pronti ad accogliere le difficoltà ed i messaggi celati dimostrati dai figli in questo periodo. La comunicazione, l’ascolto e la capacità di accogliere ogni difficoltà e disagio tipico di questo periodo potrebbe essere di notevole aiuto per l’accettazione della già difficile situazione. Accedere, oggi, ad un percorso di Mediazione familiare e quindi poter fare un percorso di supporto alla genitorialità non è difficile, basta chiedere informazioni al proprio Avvocato, al Giudice, al Consultorio di zona, agli Assistenti sociali oppure fare delle ricerche su Internet per ricercare il Centro o l’Associazione dove viene erogato il Servizio pubblico o Privato. Attualmente, visto e considerato l’importanza dello strumento di Mediazione familiare, molti Comuni si sono attivati per avere uno Sportello pubblico di “Mediazione Familiare”. L’unica accortezza da utilizzare è informarsi sulla formazione e sull’esperienza dei Mediatori. Un indice di garanzia è la formazione secondo gli standard europei. A tutti i bambini e genitori alle prese con queste problematiche auguro un sereno superamento della difficoltà e del nuovo anno scolastico.• 

a cura di Dott.ssa M.Rosaria Sasso
Mediatore Familiare (Consigliere Aimef per il Lazio)

Dall'affidamento condiviso alla bigenitorialità grazie alla mediazione familiare

bambino tristeIn caso di separazione e divorzio la Legge n. 54/2006 prevede si applichi prioritariamente l’affidamento condiviso, che pone entrambi i genitori su un piano di parità nella gestione dei figli riconoscendo il diritto di questi ultimi a godere di un rapporto continuativo ed  equilibrato  con  entrambe le figure genitoriali. Questo è quello che ci dice la Legge sulla carta… ma cosa avviene nella realtà? 

In Italia, i figli di genitori separati trascorrono la loro quotidianità, nell’81,1% dei casi, con uno solo dei genitori (di solito la figura materna) e solo nel 18,9% con entrambi i genitori. Ciò ha portato molti a definire l’affidamento condiviso  “affidamento  esclusivo  travestito  da  affidamento  condiviso”. L’alto grado di conflittualità tra i genitori mina le concrete possibilità di suc- cesso dell’affidamento condiviso, che seppur (formalmente) dagli stessi concordato o seppur (formalmente) disposto dal Tribunale, non viene attuato. 

Come aiutare i genitori in fase di separazione ad orientarsi verso un vero affidamento condiviso e fare in modo che i figli possano godere realmente dei benefici della bigenitorialità? La Mediazione Familiare è un percorso al quale si può accedere rivolgendosi sia pubblicamente ai Centri per  le Famiglie, sia privatamente a Mediatori Familiari liberi professionisti.

Consta di più sedute che si svolgono alla presenza di un Mediatore equidistante dalle parti che, col proprio approccio empatico e attraverso un ascolto attivo, stimola i genitori a trovare da sé la soluzione migliore per riorganizzare  la famiglia. 

Attraverso una serie di tecniche, il Mediatore ripristina una comunicazione (evidentemente) interrotta, andando a smussare - normalizzando - l’ondata  di rabbia,  sofferenza  e rivendicazione  dalla quale  gli adulti in via di separazione si sentono, più che comprensibilmente, sopraffatti.

La Mediazione Familiare aiuta i genitori ad assumere ogni decisione in modo veloce ed equili- brato. Attraverso un buon percorso di Mediazione Familiare, i figli possono recuperare il ruolo di primaria importanza che deve spettare loro all’interno della famiglia. Come garantire ai propri figli di iniziare al meglio la scuola anche se i genitori sono separati?

I genitori dovranno aver concordato, prima dell’inizio dell’anno scolastico, la scuola che il figlio frequenterà e tutte le attività extrascolastiche com- prese quelle sportive. Le scelte dovranno essere condivise trovando il giu- sto equilibrio tra offerta formativa dell’istituto, costo  (se si tratta di istituto privato) e distanze rispetto alle abitazioni dei genitori. Gli sport verranno scelti dai genitori tenuto conto delle naturali inclinazioni del proprio figlio e delle proprie possibilità economiche (spesso ridotte in seguito alla separazione). Che fare in caso di disaccordo?

Secondo  l’art.  145  del  codice civile si può interpellare un Giudice   delegandogli  l’assunzione di scelte  di indirizzo familiare. Sarebbe, tuttavia, auspicabile che i genitori trovassero da sé una soluzione a tali questioni, sia perché non è detto che il provvedimento del Tribunale arrivi in tempo utile, ma soprattutto per il fatto che indiscutibilmente nessuno meglio di loro conosce i propri figli.  

L’A.I.Me.F. (Associazione Italiana Mediatori Familiari), riconosciuta dal Ministero Italiano dello Sviluppo Economico, garantisce il rispetto, da parte dei propri iscritti, degli standards qualitativi e professionali imposti dall’U- nione  Europea. Per  maggiori  informazioni e trovare  il  proprio  mediatore familiare di riferimento, consultare il sito www.aimef.it.

 

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

Promuoviamo insieme la cultura del rispetto del bambino

Promuovere la cultura del rispetto del bambino è un dovere degli adulti, dei genitori prima di tutto e poi dei nonni, delle babysitter, degli insegnanti, degli istruttori, dei catechisti… Nostro compito è aiutare i nostri figli ad acquisire la cultura del rispetto del bambino, facendo informazione e prevenzione. Ecco i messaggi della prevenzione da trasmettere ai bambini con delle brevi spiegazioni, utili a genitori e insegnanti: 

1° Messaggio al bambino: Il tuo corpo è tuo e nessuno ha il diritto di toccarti, di accarezzarti se tu non vuoi. E soprattutto nessuno mai può toccarti le tue parti intime, o chiederti di toccare o guardare le sue parti intime.

Concetto per l’adulto: Il bambino è una persona a tutti gli effetti. Il corpo del bambino appartiene a lui e nessuno ha il diritto di toccarlo o accarezzarlo se il bambino non vuole. Le parti intime sono parti molto private del suo corpo e nessuno può toccarle, così come nessuno può chiedere al bambino di guardare le parti intime di un’altra persona o di toccarle. 

2° Messaggio al bambino: È importante che parli di come ti senti, quando ti senti bene e soprattutto quando qualcosa ti fa sentire strano o male.

Concetto per l’adulto: In famiglia e a scuola, è importante parlare di emozioni, raccontarsi a vicenda quando ci si sente bene, o quando ci si sente male. Così facendo, gli adulti aiutano i bambini a riconoscere e ascoltare le loro emozioni, e a parlarne. 

3° Messaggio al bambino: Ci sono segreti belli che fanno stare bene (per esempio un regalo a sorpresa per il compleanno del papà) e ci sono dei segreti brutti che fanno stare male e pesano come se avessi dei sassi nella pancia. Se c’è un segreto che ti fa stare male o che ti fa sentire strano perché non lo capisci, allora parlane al più presto con qualcuno.

Concetto per l’adulto: A volte ai bambini viene confidato un segreto e gli si chiede di mantenerlo.È importante che gli adulti aiutino il bambino a capire che ci sono segreti belli e segreti brutti e che un segreto può essere mantenuto solo se questo segreto lo fa stare bene e che ciò che gli è stato confidato non gli crei alcuna confusione. Inoltre, gli adulti non dovrebbero coinvolgere i bambini nei loro segreti. Non è educativo nemmeno ricattarli o minacciarli per ottenere la loro ubbidienza o il loro silenzio. 

4° Messaggio al bambino: Hai il diritto di dire di NO a chiunque vuole farti del male o quando ti senti trattato ingiustamente e quando qualcuno non ti rispetta.

Concetto per l’adulto: Dai bambini a volte ci aspettiamo che sappiano dire di no se “un malintenzionato” propone loro qualcosa. Dire di no a un adulto per un bambino non è facile, anche perché nella quotidianità spesso viene sgridato se dice di no. È fondamentale insegnare al bambino che può dire di no a casa e anche a scuola, ascoltando il suo NO, e cercando poi insieme a lui soluzioni alternative che vadano bene per entrambe le parti. 

5° Messaggio al bambino: Quando hai un problema, parlane al più presto possibile con un adulto, un grande di cui ti fidi! Farsi aiutare è un segno di forza e di intelligenza! Se l’adulto non ti ascolta o non capisce o non ce la fa ad aiutarti, non arrenderti, cerca qualcun altro.

Concetto per l’adulto: Il bambino ha bisogno di adulti di cui fidarsi e che siano in grado di ascoltarlo e aiutarlo. È importante ascoltare il bambino, liberando la mente da pregiudizi e preconcetti. Se un bambino ci confida un problema, ha dimostrato coraggio e fiducia, dunque dobbiamo prenderlo sul serio e cercare insieme a lui delle soluzioni.• 

a cura dott. Myriam Caranzano-Maitre e Cinzia Valletta
Fondazione Della Svizzera Italiana Per Aiuto, Sostegno, Protezione Infanzia ASPI

Nuovi padri, padri separati e "papà Fast-Food"

bimbo e papàNella nostra società, la figura del padre é innegabilmente cambiata. A volte, la figura dei “nuovi padri" di oggi è, purtroppo, legata all'evento separativo, e i "nuovi padri" sono anche padri separati. Diversamente rispetto a un passato nemmeno troppo lontano, oggi i papà chiedono e pretendono (più che legittimamente...) di essere presenti e attivamente coinvolti nella vita quotidiana dei loro figli. 

Ma questa richiesta - più che umana e ragionevole - si scontra, fondamentalmente, con due ostacoli.

Il primo é la rigidità di alcune madri che, per i più disparati motivi, si ritengono parte lesa nel rapporto di coppia con l'ex partner per cui, non fidandosi più di quest'ultimo come uomo, in una sorta di assimilazione del figlio a sé, non si fidano più di lui nemmeno come genitore e ostacolano, a volte del tutto inconsapevolmente, il rapporto padre/figlio. 

Se questa difficoltà della madre nell'agevolare un rapporto padre/figlio può essere superata con un lavoro su di sé e un buon supporto a livello individuale, più grave é l'ostacolo rappresentato dal fatto che, a fronte di detto cambiamento, a non essere parallelamente cambiate siano le prassi adottate dai nostri Tribunali. A meno che, infatti, non ci sia un più che totale accordo tra le parti in via di separazione, i figli vengono prevalentemente collocati presso la madre e trascorrono con il padre due fine settimana alternati al mese. Ultimamente si é aggiunto, ma solo in alcuni casi, un pernotto infrasettimanale presso l'abitazione paterna (nella settimana in cui il padre non vede il figlio nel week end). Cosa sono 4/6 giorni in un mese??! 

Davvero si riesce a essere dei bravi papà con un lasso di tempo così ristretto a propria disposizione?

Ecco allora che quasi tutti i papà cercano di far divertire i propri figli..... : in meno di 48 ore vorresti anche sgridarli e far fare loro i compiti?!?

Così, il ruolo di genitore "normante", quello che, in buona sostanza, da' ai figli le regole e le fa applicare, resta irrimediabilmente incollato alla madre e il padre si tramuta in quello del cosiddetto "papà fast food" ossia quello che ti fa divertire, ti compra quello che vuoi, NON ti sgrida, NON ti fa fare i compiti e ti porta a mangiare nei fast food tutti i (sacrosanti) week end in cui sei con lui, cosa che offre svariati vantaggi tra i quali il non perdere tempo a cucinare, l'economicità del pasto e il fatto che - diciamocelo - ai bambini piace.... 

La conseguenza? Una serie di mamme inviperite per il fatto che, agli occhi dei loro figli, sono diventate delle vere e proprie aguzzine rompiscatole, mentre i papà, con una manciata di ore divertenti, sono, comunque e nonostante tutto, riusciti a conquistarseli, questi figli... 

Questi papà chiedono e pretendono più tempo da trascorrere coi propri figli per assumere un ruolo genitoriale più equilibrato: diamoglielo e ne potranno beneficiare tutti: figli, mamme e papà!

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare A.I.Me.F.

il Protocollo d’accoglienza per facilitare l’inserimento a scuola dei bambini stranieri

integrazione bimbi stranieri a scuolaIl “Protocollo d'accoglienza per alunni stranieri distretto RMG5” è un documento realizzato da un gruppo di lavoro composto da referenti scolastici, servizi ASL, referente tavolo tematico immigrati, servizi sociali comunali, enti partner del Piano Provinciale 2006, CSI di Colleferro, Ufficio Piani di Zona e Provincia di Roma. 

Sui dieci comuni afferenti all'area distrettuale RMG5 (Capranica Prenestina, Castel San Pietro Romano, Cave, Gallicano nel Lazio, Genazzano, Palestrina, Rocca di Cave, San Cesareo, San Vito, Zagarolo) la popolazione straniera rappresenta l'8%. Le presenze dei minori in età scolare (dai 6 ai 16 anni) evidenzia un trend in aumento: 434 le presenze nel 2007; 785 nel 2009 (fonte ISTAT, 2007, 2009). Il fenomeno migratorio ha trasformato il contesto scolastico, che già da tempo si misurava con una popolazione scolastica che sempre più assumeva caratteri di interculturalità, il protocollo di accoglienza pertanto ha tenuto conto delle singole esperienze delle scuole del territorio, ponendosi nell'ottica di integrazione e condivisione delle buone pratiche già esistenti e stipulandone di nuove.  

Dunque, il protocollo di accoglienza, è uno strumento di lavoro per facilitare l'inserimento scolastico degli alunni stranieri attraverso prassi condivise tra gli enti coinvolti in ambito distrettuale. L'obiettivo è quello di individuare e mettere a sistema azioni e risorse disponibili per ampliare la proposta educativa e psico - sociale volta all'integrazione degli alunni non italiani. 

Il protocollo di accoglienza rappresenta un chiaro segnale di apertura, accoglienza, integrazione, presa in carico dei bambini non italiani nelle nostre scuole. Tutti i genitori che avessero bisogno di ulteriori spiegazioni, in merito alle modalità di attuazione del protocollo accoglienza per bambini non italiani,  possono rivolgersi all'Ufficio dei Servizi Sociali del Comune di Palestrina il martedì pomeriggio e il giovedì mattina. Uffici: via Largo Pio Fernandez 38, Palestrina. Assistenti sociali: Stefania De Rose: 06.95.30.22.70 Rosalina D'Alessandro: 06.95.30.22.22

Il protocollo: 

  • •Contiene criteri e indicazioni riguardanti l'iscrizione e l'inserimento a scuola di alunni non italiani. 
  • •Definisce i compiti degli operatori scolastici.
  • •Delinea le fasi dell'accoglienza, propone modalità di intervento a supporto dell'apprendimento.
  • • Individua risorse professionali e strumentali che rendono funzionale e applicabile il documento.

In ambito scolastico gli attori deputati all'attuazione dell'accoglienza del bambino non italiano sono:

  • - Il Dirigente scolastico.
  • - Commissione Accoglienza composta da: Coordinatore del Consiglio di classe, referente intercultura, docente referente di plesso, docente area linguistico letteraria, docente area logico matematica, docente area comunicativo relazionale e studi sociali.
  • - Docenti di area.
  • - Famiglia.
  • - Mediatori interculturali, collaborano in compiti di accoglienza, tutoraggio e facilitazione dei confronti dei neo allievi e delle loro famiglie; hanno compiti di mediazione nei confronti degli insegnati: forniscono informazioni sulle scuole d'origine, sulle competenze e sulla storia scolastica del singolo alunno; assolvono, inoltre, compiti di interpretariato e traduzione; compiti relativi a proposte e a percorsi didattici di educazione interculturale condotti nelle diverse classi, che prevedono momenti di conoscenza e valorizzazione dei paesi, delle culture e delle lingue d'origine. 

a cura dell'Ufficio Servizi Sociali di Palestrina
in collaborazione con dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice asilo “L’isola che non C’è” 

Servizi sociali Uffici: via Largo Pio Fernandez 38, Palestrina. Assistenti sociali: Stefania De Rose: 06.95.30.22.70 , Rosalina D’Alessandro: 06.95.30.22.22 - E’ possibile usufruire del servizio previo appuntamento telefonico il martedì pomeriggio e il giovedì mattina. 

Il nostro servizio di mediazione pensato per voi

famiglia in difficoltàNegli ultimi 50 anni la famiglia ha subito profonde trasformazioni! Basti pensare alla rivoluzione socio – culturale del ’68 , il movimento femminista, la crescita economica, la sempre maggiore presenza delle donne nel mondo del lavoro, un turbinio di novità alle quali l’istituto familiare ha saputo sopravvivere non senza “ammaccature”!!Proprio così, oggi, infatti esistono diverse tipologie di famiglie: famiglie di fatto (due persone che vivono sotto lo stesso tetto ma non necessariamente sposate); famiglie monogenitoriali (un genitore e un figlio); famiglie unipersonali ( single, separati, divorziati); famiglie ricomposte (uno dei due partner proviene da un precedente matrimonio); famiglie diverse in risposta alle diverse esigenze socio-culturali. L’aumento delle separazioni e dei divorzi ha portato alla luce una problematica da dover affrontare con estrema delicatezza, cura e responsabilità: la gestione dei figli dopo il matrimonio; la risposta a questo nuovo bisogno è la mediazione familiare.

La coppia in crisi raramente si rivolge ad unmediatore per avere un sostegno, a volte necessario per elaborare il problema. In Italia più che in altri paesi il conflitto coniugale tende ad avere come unico  interlocutore la figura del legale, che in molti casi, non fa altro che esasperare il conflitto tra i coniugi: chi ha ragione, chi ha torto, chi vince, chi perde. Quando una coppia si separa, in realtà non c’è né un vincitore nè un vinto, in un certo senso si perde tutti, la mediazione familiare permette, con molto impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti, di vincere tutti, in quanto aiuta i singoli membri della famiglia a trovare il modo di soddisfare i reciproci bisogni senza danneggiare l’altro e soprattutto con il fine ultimo del benessere dei figli. 

Presso l’ufficio dei servizi sociali di Palestrina è disponibile uno spazio di riflessione che vi permetterà di sapere cos’è il servizio di mediazione familiare  e come tale servizio potrà esservi utile per aiutarvi ad affrontare questa nuova fase di vita,  con coraggio e delicatezza, sarete accolti in un ambiente rassicurate che vi garantirà il rispetto della vostra privacy e quella dei vostri bambini, sarete sostenuti nel trovare una nuova riorganizzazione al vostro mutato assetto familiare, la separazione psicologica, infatti,  non si esaurisce con il divorzio: i problemi dei genitori e dei figli spesso continuano quando si chiudono le porte degli uffici legali.  L’ufficio dei servizi sociali del comune di Palestrina vi accompagnerà ad un eventuale percorso di  mediazione familiare in collaborazione con il consultorio familiare di Palestrina, o altri enti convenzionati presenti sul nostro territorio o a Roma; affinché voi genitori elaboriate in prima persona un vostro personale programma di separazione soddisfacente per voi stessi e per i vostri figli, in cui possiate esercitare la comune responsabilità genitoriale. 

E’ possibile usufruire del servizio previo appuntamento telefonico il martedì pomeriggio e il giovedì mattina.

Uffici: via Largo Pio Fernandez 38, Palestrina. Assistenti sociali: Stefania De Rose: 06.95.30.22.70 , Rosalina D’Alessandro : 06.95.30.22.22

a cura dell'Ufficio Servizi Sociali di Palestrina
in collaborazione con dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice asilo “L’isola che non C’è” 

Un mondo fatto di relazione d'aiuto e di ascolto

famigliaChi di voi conosce l’ufficio dei servizi sociali del Comune di Palestrina e quanti sanno di cosa si occupa?

Molto spesso nell’immaginario collettivo quando si sente parlare di “servizi sociali” si pensa ai provvedimenti restrittivi, agli allontanamenti familiari, alla rigidità, alla privazione; i “servizi sociali” sono molto di più! E’ un mondo fatto di persone, che quotidianamente si occupa di aspetti più o meno dolorosi della nostra esistenza, lo fa con cura e competenza, attraverso il dialogo, l’ascolto, il sostegno e l’accompagnamento, la riflessione e soprattutto il coinvolgimento di  altre realtà istituzionali del territorio che offrono  solidarietà e sussidiarietà alle persone o ai nuclei familiari in difficoltà. 

Il servizio accoglie tutti i cittadini italiani e stranieri residenti nel comune in regola con il permesso di soggiorno; presso l’ufficio troverete ad accogliervi personale preposto quali gli amministrativi, gli assistenti sociali e gli assistenti domiciliari. E' prevista un’accoglienza aperta (ricevimento) due volte a settimana, il martedì pomeriggio e giovedì mattina, oppure un’accoglienza programmata in base a contatti già stabiliti.  Gli operatori tutti sono disponibili ad accogliervi per stabilire insieme la migliore e possibile modalità per offrire sostegno e aiuto attraverso specifici interventi quali ad esempio: analisi e valutazione del bisogno, attivazione di risorse istituzionali e non, costruzione di una rete di aiuto, informazioni e accompagnamento sul sistema socio sanitario del territorio, espletamento delle prassi necessario per accedere ai servizi, eventuali agevolazioni economiche, ecc...

L’ufficio si occupa, anche di minori e delle famiglie: su richiesta dell’autorità giudiziaria (Procura della Repubblica, Tribunale per i minorenni, Tribunale Civile) valuta, monitora e sostiene nuclei familiari problematici; si occupa, in collaborazione con i servizi sociali della Asl rm/g5 (consultorio Familiare e servizio TSMEER) della presa in carico dei minori e delle loro famiglie che necessitano di interventi di tutela e sostegno (valutazioni diagnostiche, trattamenti, mediazioni, gestione del conflitto, collocamenti in case famiglie, affidamenti familiari  part-time e full-time, attivazioni di interventi educativi specifici, costruzione di una rete di sostegno, ecc)…

Altra area di intervento sono gli anziani, provvedendo alla gestione dell’assistenza domiciliare, degli  inserimenti degli anziani nelle strutture residenziali o semiresidenziali in collaborazione con la Asl rm/g5, il servizio CAD, le famiglie e la CARITAS. Per gli adulti svantaggiati vengono studiati e realizzati progetti individualizzati consistenti in erogazione di contributi economici una tantum, collaborazioni con i servizi csm, sert, centro per l’impiego, sportello informa giovani e volontariato per il loro inserimento nel tessuto sociale, culturale e lavorativo. Per i diversamente abili: agevolazioni economiche, assistenza domiciliare comunale e distrettuale, collaborazione con lo sportello H, coordinamento del servizio AEC, collaborazione con il centro portatori di handicap. Infine, per gli immigrati: agevolazioni economiche, promozione sociali  in collaborazione con Caritas e l’associazionismo; promozione culturale attraverso gli inserimenti scolastici. "Insomma un mondo a 360° al servizio di noi cittadini … approfittiamone!" •

Contatti: Uffici via Largo Pio Fernandez 38, Palestrina (RM). Assistenti sociali: Stefania De Rose: 06.95.30.22.70, Rosalina D'Alessandro: 06.95.30.22.22. Amministrative: Pina Abate: 06.95.30.22.51, Debora Cristofari: 06.95.30.23.42. 

a cura dell'Ufficio Servizi Sociali di Palestrina
in collaborazione con dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice asilo “L’isola che non C’è” 

Dialogando sul “dono” di un figlio...

famiglia“Siamo una giovane coppia, mi chiamo Cinzia, ho 37 anni e il mio compagno, Vittorio, ha 39 anni. Da un anno siamo genitori di un bellissimo maschietto di 14 mesi. La presenza di nostro figlio, un dono ricevuto dalla vita e di cui siamo molto fieri, ci provoca però anche  forti conflitti . Mi sento sempre molto giudicata da lui, in particolar modo in quei momenti in cui mi aspetterei più comprensione.

Il punto di maggiore sofferenza è il risveglio del nostro bambino nella notte. Ho sempre pensato di farlo dormire nella cameretta, ma si sveglia ogni notte e vuole venire nel nostro letto. Il mio compagno dice che bisogna lasciarlo piangere finché non si consola da solo,ma io non ce la faccio proprio, al primo gemito mi precipito nella sua cameretta e cerco consolarlo,non nascondo che in passato lo attaccavo al seno e poi rimaneva a dormire tra noi. Vittorio, oltre a non apprezzare tutta la fatica che faccio, mi accusa di essere troppo sensibile  e, con le mie paure, di non  lasciarlo crescere. Cosa fare?”

Gentile Cinzia, la nascita di un figlio è un “passo” che ciascuno di noi compie pensando di voler andare oltre l'immediato, di pro-iettare in avanti il proprio divenire. Nel fare questo, nel compiere questo “passo” ci allontaniamo dalla nostra “base sicura”, ciò che conosciamo, le nostre abitudini , la libertà di utilizzare il tempo. 

Noi stessi siamo espressione di questo progetto compiuto da altri, i nostri genitori, che, quando eravamo “bambini”, si sono comportati secondo quella che era loro cultura, quello che sapevano, che potevano. In passato la figura maschile non era affatto coinvolta nella crescita dei figli, oggi i padri lo reclamano come una loro conquista cui non vogliono più rinunciare. E' una buona cosa, ma è importante innanzitutto che cresca il dialogo tra i due ruoli genitoriali. L'interlocutore privilegiato del bambino è la mamma. Il bambino è cresciuto per nove mesi nel suo grembo, si è mosso dentro di lei e anche nella mamma qualcosa si è riattivato. Aspetti del Sé bambina che si sono “mossi” contestualmente.

Un padre che vuole prodigarsi per il benessere del proprio figlio è, innanzitutto, un compagno che si prodiga per il benessere della sua partner. E' importante però imparare a riconoscere i “giudizi”interni  per non  sentirsi ciò che si “dovrebbe” secondo il modello interno riconducibile a quello della propria famiglia di origine. Giudizi che non sono certo parole, ma sensi  di colpa che bruciano come sale su una ferita. E' un problema che coinvolge entrambi i partner. 

Se impariamo a riconoscere ciò che abbiamo ricevuto, proprio da come ci comportiamo con i nostri figli, possiamo anche uscire dalla logica ferrea di come le cose si "devono" fare. Il bambino adesso non deve più essere lasciato solo finché non si consoli. Si può progettare un percorso, difficile probabilmente, ma trasformativo per tutti i membri della famiglia, in cui il figlio viene accompagnato nel percorso/esperienza di scoprire un spazio nel quale può imparare a stare, sentendosi in una "base sicura" nella quale sapersi proporre e saper riconoscere le persone di cui fidarsi. •

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta

 

Quello sguardo severo che ci portiamo dentro...

bimbo paura“Sono una ragazza di 38 anni con un figlio di 9 mesi e un compagno dal quale sento di non ricevere abbastanza. Per mio padre, persona molto affermata, sono sempre stata inconcludente. Ho fatto solo incontri sbagliati e  non sono riuscita nemmeno  a terminare il mio corso di studi in lettere filosofiche. Lo “sguardo” severo  di mio padre mi ha sempre fatto sentire sbagliata e incapace di fare la cosa giusta.

Dopo un lungo periodo di solitudine e sconforto ho rincontrato Francesco, un ragazzo con il quale giocavo da bambina… anche lui desiderava tanto un bambino e così… Da nove mesi c'è Edoardo un meraviglioso bambino vivace e aperto. Francesco si è trasferito da un'altra città per stare con noi affrontando tutte le difficoltà che il trasferimento ha richiesto eppure litighiamo spesso… Per lui dovrei uscire più frequentemente, non attaccarlo al seno quando si sveglia la notte… per me Francesco non mi aiuta abbastanza! Mi irrita il fatto che la notte lascerebbe piangere Edoardo per evitare di alzarsi. Non lo sento  mai mettersi nei miei panni se non per farmi notare il modo inadeguato di rivolgermi a Edoardo o di fare le cose, insomma sono stufa, mi sento triste  e ho l'impressione che nessuno mi capisca”.

Da questa lettera si capisce bene quanto sia difficile rinnovare e superare il  nostro “vecchio” mondo nel quale siamo cresciuti. Nella vita di Emma tante cose sono cambiate e continuano a farlo ma alcuni vissuti sono pervicaci e si ripropongono continuamente. Rischiano di sopraffarla. Ha ragione nel dire che abbia l'impressione che “nessuno” la capisca, perché quel nessuno è la percezione che lei ha di se stessa.

Ecco Emma, naturalmente, non esistono “formule magiche” capaci di cambiare in un sol colpo aspetti della nostra vita che sembrano copioni già scritti, che si ripetono da sempre… eppure vale la pena soffermarsi proprio su questo aspetto di “ricorrenza” che certi vissuti hanno. Mi sembra che particolarmente in questo caso l'esperienza d'inadeguatezza che hai continuamente sperimentato con la figura paterna si riproponga in questa relazione con il tuo compagno. Forse lo “sguardo severo” con il quale il tuo papà seguiva il tuo percorso di vita ti accompagna anche in questa nuova fase…
 
E allora per migliorare la qualità della relazione è importante imparare a rappresentare al partner i propri bisogni evitando di cadere nella “trappola” della rivendicazione che potrebbe spingere l'altro, sentendosi attaccato, in una posizione difensiva e, infine, nella “spirale” di una comunicazione negativa.
Considerato lo sforzo rassicurativo di Francesco che ha condiviso il nuovo progetto di vita e si è trasferito da un'altra città  mi sembra che ci sia lo spazio per trovare nuovi modelli di comportamento più utili a soddisfare il tuo desiderio di vederti riconosciuta nel tuo nuovo saper fare e saper essere.•

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta

La paura di scoprirsi soli...

donnaOggi dedichiamo questo spazio a una lettrice che si firma “perplessa” e che mi racconta del marito e padre dei loro tre figli, formalmente sempre ineccepibile, che… “ad un certo punto si comporta come se volesse tornare indietro negli anni. È più curato nel vestire, dedica più tempo all'igiene personale, ha comprato una moto di grossa cilindrata, è impegnato in frequenti cene di lavoro. È anche molto nervoso e litighiamo spesso... Mi chiede di comprendere lo stress che gli comporta il lavoro...  quando torna a casa sono a letto già da ore… È un momento particolarmente significativo per la sua carriera o devo preoccuparmi?

Non sempre, dalle situazioni confuse o difficili può derivare il peggio, sicuramente la vostra coppia ha bisogno di uscire dalla routine del quotidiano e introdurre aspetti di novità che possano “rinverdire” vecchie promesse.
Tuo marito sta portando “qualcosa di nuovo” a casa e, al di là di ciò che può essere, sarebbe auspicale cogliere l'opportunità per rivedere i propri aspetti interni senza rimanere troppo “centrata” sul marito. È sicuramente più difficile, in questo momento, distogliere lo sguardo dal partner per focalizzare l'attenzione sulle proprie esigenze interne, imparare a conoscerle, saperle ascoltare e quindi sostenerle riscoprendo piaceri che possono derivare anche dal coltivare nuovi interessi, nuove relazioni.
Probabilmente, rompere schemi consolidati potrebbe far emergere esigenze che finora sono state disattese ma che pressano per venire alla luce e che non potranno essere più negate a lungo.
 
Occuparci della nostra vita di coppia significa, fondamentalmente, occuparci di noi stessi, di ciò che per noi ha più valore. Per esempio, se riconosco che per me è importante ascoltare, posso anche “ascoltare” il messaggio che proviene da questo nuovo modo di proporsi del partner, accettandolo e, soprattutto, cercando di scoprire come questo risuoni dentro di me. Provo una leggera invidia per chi si concede di voler essere più giovane? Posso farlo anch'io? Ho paura di riscoprire e mostrare che ho ancora dei desideri?
 
Infine, uscirei dall'ambivalenza che suggerisce la tua domanda finale, farti da parte per non ostacolare la carriera o preoccuparti, invitandoti a occuparti di riprendere il dialogo con il tuo mondo interno che può così manifestarsi attraverso la guida salda del tuo comportamento come conseguenza dei tuoi valori, del tuo sentire... •

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta

L'insostenibile leggerezza del... desiderio

coppiaAntonella, uso un nome di circostanza per tutelarne la privacy, mi scrive: “…dopo ventuno anni di matrimonio, con la sensazione di aver scalato montagne, lavoro, mutuo, figli etc. oggi mi ritrovo accanto ad un uomo che mi parla solo di problemi, che passa la maggior parte del suo tempo fuori casa e non mi vede più come donna. …Temo di potere risultare superficiale parlando con lui di questa mia esigenza e quindi finisco per chiudermi sempre di più, ma ho paura che alla fine tutto questo diventerà una montagna non più superabile e, questa volta, tra di noi”.

Cara Antonella, sono costretto a riassumere la tua bellissima e interessante lettera. Ciò che dici accade, le tante sfide quotidiane a lungo andare ci lasciano stremati… probabilmente i tanti impegni hanno portato via quella voglia di giocare che ci contraddistingueva, prima di tutto come soggetti e, secondariamente, come coppia. Quando ci mettiamo così facilmente da parte in nome di un “bene” familiare superiore rischiamo di credere di aver fatto tutto ciò che si doveva fare, tralasciando di curare quel dialogo con noi stessi che ci fa sentire meglio e che solo noi possiamo coltivare come ne abbiamo bisogno. Dovremmo sempre chiederci “cosa faccio per stare veramente bene?”

Da quanto mi scrivi, mi sembra di capire che per te, forse, è arrivato il momento di “concepire” e portare alla luce la tua esigenza di vivere anche con leggerezza, senza dover per questo sentirti in colpa. Anzi, oggi sappiamo quanto sia importante ascoltare quella leggerezza che di fatto contraddistingue la parte più intima di noi che abbiamo spesso sentito come sacrificabile. Rinunciare a quel sacrificio potrebbe sembrare minacciare la sicurezza che dà il sentire di essere come “si deve” per una mamma, per una moglie, per una vicina, etc… Si può finire per sacrificare sempre questa preziosa e “leggera” parte.  Ciò che percepisco nel tuo timore di sentirti “superficiale” mi sembra più che altro la possibilità di scoprire la tua “unicità”, la tua originalità, ciò che è ancora sconosciuto a te e agli altri e che reclama di riprender voce e manifestarsi così come era più facile fare da giovani. •

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta

E vissero... felici e contenti!

coppiaCosì finivano tante fiabe che abbiamo conosciuto da bambini, quando arrivava il momento di chiudere gli occhi e, finalmente, abbandonarci al rigenerante sonno.

A leggere le statistiche dell'ISTAT sembrerebbe che qualcosa si sia rotto. Nel 2009 risultano complessivamente 85.945 separazioni (+2,1,% rispetto al 2008) e 54.456 divorzi (+0,2%). Circa il 70% delle separazioni e dei divorzi riguardano coppie con figli. Ogni anno i figli coinvolti sono circa 150.000.

Una coppia che vive “felice e contenta” ha imparato a superare la difficoltà di far coesistere le differenze al suo interno, a far valere le proprie ragioni attraverso l'affermazione dei valori ora dell'uno ora dell'altro.

La cosa più importante è giocare e come in ogni gioco mantenere un buon clima. Facile a dirsi! A volte il bisogno di essere ascoltati, compresi, rassicurati è così forte che si rischia di non giocare più la partita. Come accade tra tifoserie contrapposte l'attenzione dalla partita viene spostata prima sui difetti dell'arbitro, poi dei giocatori, fino ad arrivare alla rissa, alla distruzione dello stadio, della città. Tutto diventa drammatico, tragico.

Per questo, considerata l'importanza che svolge il ruolo familiare nella formazione individuale e, quindi, sociale, non bisognerebbe mai arrivare a questi estremi. Rispettare “le regole” del gioco salvaguarda i giocatori da attacchi diretti e pesanti che mortificano e feriscono, innescando reazioni altrettanto potenti. •

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta


Girotondo
 riceve
i Patrocini dei Comuni
per le sue finalità socio/educative
a sostegno della Comunità

Esce a Marzo - Maggio
Settembre - Dicembre

In ogni numero informa 
sul mondo dei bambini
per aiutare i genitori
a comprenderli meglio

Il Comitato Etico Scientifico 
supervisiona tutti gli articoli,
a garanzia della tutela all’infanzia
e di una genitorialità consapevole,
valori a cui Girotondo si riferisce
come Associazione