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canzoni da mangiare

cibo.jpgCome scrive Marcel Proust, il profumo di una madeleine inzuppata nel tè rievoca emozionanti ricordi d’infanzia: ci sono fragranze che diventano attivatori di ricordi e ricreano nella memoria immagini nitide di vita vissuta.

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lo shiatsu è un incontro...

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Lo shiatsu é una relazione “con tatto” che ci aiuta ad aprirci meglio al mondo e agli altri. La mente ed il corpo, senza dimenticare l’anima, comunicano, si amano, si allontanano e si cercano.

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se una voce sola si sente poco...

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Sin dal primo momento in cui un bambino ti lancia una pallina o ti chiede di battere il cinque, è soprattutto una la cosa che sta cercando. Non il semplice gioco, ma la possibilità di condividerlo.

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il “mio” tempo

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Mi ha sempre affascinato l’etimologia delle parole e, a tal proposito trovo densa di significato la distinzione che in greco esiste a proposito del tempo: kronos - il tempo cronologico e kairos - il tempo opportuno.

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ascoltiamo il nostro corpo per "esserci"

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Chi siamo, come pensiamo e come ci muoviamo nel mondo? Lo sguardo, il tono della voce, il movimento del corpo o il suo non movimento, danno segnali e comunicano come effettivamente siamo, al di lá di ció che dichiariamo verbalmente:

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un laboratorio di pittura da 4 a 99 anni

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Le finalità che orientano il servizio “Il Tempo dei Giochi”, hanno come punto focale il benessere, pertanto l’impegno è quello di coniugare obiettivi educativi, esperienze culturali e proposte artistiche e laboratoriali.

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avete mai provato a pesarvi con l’isee?

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Si, ho scritto bene, pesarvi. Perché è questo l’obiettivo dell’ISEE: calcolare il peso “economico e patrimoniale” del nucleo familiare, determinandone il merito nell’accesso ai servizi economici agevolati.

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le arti marziali: cosa sono veramente?

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Io sono Ben insegnante di ju jitsu del team Ju Jitsu SHINSEN, atleta della nazionale italiana, campione italiano, bronzo europeo e mondiale. Voglio parlare del Ju Jitsu sport quasi completamente sconosciuto.

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estate e volontariato: un binomio utile ai nostri figli per il loro futuro

padre_figlio_1.jpgLa crisi economica ha avuto notevoli ripercussioni sul mercato del lavoro, anche in termini di tempo libero, da dedicare alla propria famiglia e ai propri hobby. Le professioni vanno nella direzione del “più si lavora, più si guadagna” e il tempo è diventato il bene più prezioso di cui disponiamo. I giovani, dunque, faticano ad accostarsi al mondo del volontariato.

In realtà, è dimostrato che esperienze di impegno nel sociale, condotte anche in età adolescenziale, lasciano ai giovani delle soft skills molto spendibili sul mercato del lavoro. Si tratta dunque, di un impegno volontario e svolto per il prossimo, ma che arricchisce anche chi lo compie. Il curriculum tradizionale, ormai, necessita di qualche elemento di maggiore appeal, per le aziende, rispetto ai meri titoli professionali o accademici.

Molti dei giovani che scelgono di dedicare un anno al servizio civile vengono poi assunti dalla realtà che li ha ospitati e hanno il 12% in più di chance di trovare lavoro rispetto ai coetanei che non hanno fatto questa esperienza. Non a caso, la riforma del Terzo Settore propone, fra le più importanti novità, l’introduzione del Servizio Civile Universale. Un trend di ulteriore crescita dell’occupabilità nel Terzo Settore potrebbe essere confermato alla luce dello scenario del welfare italiano e dell’acuirsi, purtroppo, delle problematiche sociali che vedono ormai il welfare sussidiario, e quindi le organizzazioni che in questo operano, come elemento imprescindibile per mantenere accettabili i livelli di coesione e benessere sociali.

Ma come si possono incentivare i giovani ad assumersi questo impegno per il prossimo? Senz’altro è fondamentale l’esempio dei genitori, dei nonni e degli anziani della comunità.

Da questo, nasce poi il passaparola fra coetanei e la condivisione con gli amici di tale esperienza. Già dalle scuole medie, i ragazzi possono essere coinvolti in alcune forme di volontariato intergenerazionale, ad esempio con i bambini più piccoli, per l’aiuto compiti o l’animazione di doposcuola e centri estivi, oppure con gli anziani, nei centri diurni, nelle case di riposo o nei centri anziani, anche per imparare da questi ultimi un mestiere o un hobby. Si tratta, dunque, di un regalo che si fa agli altri, ma, prima di tutto, a se stessi: tempo proficuo che aiuta a maturare delle competenze trasversali utili e spendibili nella scuola, nello sport, nella relazione con l’altro e addirittura, dicevamo, nel mondo del lavoro.

Insomma, il volontariato non è solo un’attività da svolgersi per riempire il tempo della pensione, ma una scelta da protagonisti per il proprio futuro personale e professionale!

a cura di Chiara Pazzaglia - Filippo Diaco
giornalista, esperta di Terzo Settore Dirigente Associativo

le giornate del “baratto” e buone pratiche sul riuso per genitori e famiglie al PiùInsieme

baratto.jpgNella volontà di rispondere ai bisogni, non solo materiali che sempre più mamme, scollegate dal territorio o dalla famiglia di origine, esprimevano, al Centro genitori e famiglie PiùInsieme è venuto spontaneo confrontarsi con i temi del ri-uso, della rete comunitaria.

E’ nato così nel 2011 il progetto Baratto KIDS SWAP PARTY da un’idea di una mamma frequentante il Centro di via Libia che raccoglie un utenza di famiglie di diverse provenienze culturali e nuovi poveri con tanti bambini da 0 a 8 anni.

Da allora il Baratto è diventato una vera e propria attività del Centro PiùInsieme che mette a disposizione uno spazio all’interno della struttura per il progetto. In questi anni l’attività si è evoluta fino a contare ad ogni apertura una cinquantina di famiglie: una grande affluenza, di ben lunga superiore alle aspettative, con il merito, fra l’altro di avvicinare anche famiglie immigrate e in disagio sociale/economico, facilitando l’inserimento dei bambini nelle attività del Centro a loro dedicate.

Il motivo di questo successo è dovuto al lavoro instancabile e all’entusiasmo di un piccolo gruppo di mamme, che ha saputo dare continuità e spessore all’esperienza, credendoci fino in fondo e autogestendolo. Il progetto ha fornito loro anche l’opportunità (essendo alcune senza lavoro), di trovare una nuova identità sociale curando l’iniziativa (aperture, allestimento dei locali, raccolta e sistemazione dei materiali).

L’apertura del Centro Più Insieme il sabato mattina, dedicato ai papà e il loro bambino, ha permesso alle mamme frequentanti il servizio di partecipare al progetto baratto, incontrando altre mamme (alcune in difficoltà), portando ascolto e solidarietà tra loro.

Molta rilevanza per il centro PiùInsieme hanno avuto:

- crearsi di nuove relazioni, amicizie e reti fra genitori in un modo ludico e di condivisione;

- stabilire contatti e comunicazione con mamme straniere;

- partecipazione trasversale delle famiglie, senza distinzione di classe sociale.

Lo scambio avviene con un sistema di valore simbolico: per ogni pezzo consegnato viene dato un bollino che permette di prendere altre cose, mettendo in risalto il valore dello scambio – per avere occorre dare. Ogni oggetto ha quindi pari valore.

Ma lasciamo la parola ad alcune mamme...

Irene: “…La sala del Baratto non è solo negozio di scambio, potremmo definirlo un “armadio collettivo” che è diventato anche luogo di ritrovo e socializzazione (non manca mai una piccola merenda offerta dalle mamme ed un divano per cambiare o allattare i piccolissimi) in cui negli anni si sono intrecciate relazioni e rapporti impensabili tra famiglie che condividono la crescita dei bambini… proprio come al tempo in cui, nelle grandi famiglie, sorelle, cugine e cognate si aiutavano per “tirare su “i bambini…”.

Sara: “Il baratto: un’azione che si trasforma in luogo di accoglienza e sorrisi! Un fornitissimo negozio 0–8 e oltre in cui nulla ha prezzo ma tutto ha un grande valore! Wow!

Come funziona? Si porta ciò che non si usa più e si prende ciò che serve... lontano da schemi consumistici. Non importa cosa porti, che valore di mercato abbia, basta che sia pulito in buono stato…”.

Chiara: “…Ci sono mamme che cercano oggetti specifici e tornano più volte per trovarle. La prima volta arrivavano intimidite e un po’ imbarazzate per poi tornare tante volte sempre più disinvolte e con la voglia di aprirsi e fare piccole confidenze.

Partecipare al baratto è per me una esperienza molto bella, per le nuove amicizie, per la possibilità di avere un paio di mezze giornate tutte mie, che esulano dalla routine della famiglia e dagli stress del lavoro… insomma un bel modo per stare insieme e condividere”.

a cura di Sandra Montebugnoli
educatrice Centro Bambini e Genitori Più Insieme

progetto diritto alla legalità per tutti

ragazzi_felici.jpgPer l’A.S. 2017/18 il Servizio Educativo Scolastico del Quartiere Santo Stefano del Comune di Bologna ha proposto alle scuole secondarie di primo e secondo grado il progetto “Diritto alla Legalità” presentandolo al bando dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna “Concittadini”. A volte giovani ed adulti attraversano percorsi tortuosi e di reciproca sofferenza. Essi limitano le azioni ma, soprattutto, la possibilità di vivere serenamente alcuni momenti importanti della crescita e della costruzione di rapporti significativi con i contesti multi generazionali di appartenenza. Compromettono inoltre la possibilità di far nascere interessanti relazioni con il mondo adulto.

L’obiettivo è stato quello di diffondere tra i ragazzi e gli adulti l’idea della legalità come diritto e possibilità di dialogo. Dialogare, utilizzando linguaggi simili che possono avvicinare è stato l’ obiettivo da condividere , trasversale tra i coetanei e le generazioni al fine di diffondere la cultura della legalità come “bene comune” da preservare. Le azioni intraprese hanno visto protagonisti in prima persona i ragazzi nei contesti in cui essi si rappresentano (la Scuola e il Consiglio di Quartiere Ragazzi) grazie all’intervento dell’Arma dei Carabinieri che ha condotto una plenaria in ogni scuola. Abbiamo poi allargato il contesto affinché le generazioni potessero confrontarsi con il tema della legalità. Essa spesso rappresenta la linea di confine utilizzata dai ragazzi per provocare “fratture” attraverso cui crescere nell’autonomia dai legami familiari. A volte inconsapevoli di quali siano le conseguenze dei loro gesti o volutamente artefici dei loro comportamenti, si allontanano dalle famiglie e dai contesti educativi senza però prevedere ed affrontarne le conseguenze.

La rassegna cinematografica “Gli adolescenti nel cinema” ha così rappresentato un momento significativo d’incontro a cui daranno seguito gruppi di confronto tra genitori in collaborazione Spazio Giovani (AUSL Bologna) e seminari di approfondimento dal titolo “Navighiamo informati” condotti da esperti del Settore del progetto regionale “pane e internet”, l’arma dei Carabinieri e la garante Regionale per l’infanzia e l’Adolescenza.

Nel mese di Aprile 2018, la legalità andrà in scena e i ragazzi si esibiranno presso il Piccolo Teatro del Baraccano in una performance che amplierà le emozioni suscitate dal percorso intrapreso durante l’anno scolastico.

a cura dott.ssa Marica Motta

Responsabile dei Servizi Educativi e Scolastici del Quartiere Santo Stefano 

i Centri Comunali per i bambini e le loro famiglie

bambina_denti_04.jpgI Centri per bambini e famiglie sono servizi educativi distribuiti sul territorio cittadino e rivolti prioritariamente ai bambini 0-3 anni e alle loro famiglie, ma accolgono anche bambini fino a 6 anni.

Si propongono come spazi d’incontro e socializzazione, dove il genitore può stare con il proprio bambino in una situazione interamente dedicata al gioco e alla relazione e in cui confrontare la propria esperienza con quella di altri genitori o adulti, con la presenza costante di educatrici che offrono sostegno educativo e pedagogico.

L’offerta dei Centri si attua in varie forme: spazi di gioco in utenza libera; corsi di massaggio infantile; percorsi di gioco, anche differenziati per età; gruppi di confronto e scambio per neo mamme e neo papà e/o mamme in attesa; conversazioni, incontri a tema, laboratori per i genitori... pur con finalità comuni, ogni struttura ha quindi un proprio calendario di aperture settimanali e proposte a cui si aggiungono iniziative particolari in corso d’anno.

Per la frequenza viene richiesto un contributo economico (baby pass) pari a 18, 17 euro per 10 ingressi. Alcuni Centri al mattino sono nidi part-time, altri sono spazi bambino , accogliendo l’utenza in base ai medesimi criteri previsti nei bandi di accesso al nido d’infanzia. Nei Centri operano educatori di nido e operatori ai servizi prima infanzia; ogni anno vengono attivati percorsi formativi specifici in relazione alla funzione di sostegno alla relazione e alla genitorialità. Ciascun servizio ha un coordinatore pedagogico di riferimento. Attualmente sono attivi 8 Centri per bambini e famiglie, a gestione diretta comunale:

 

Quartiere Santo Stefano

Il Monello via Pellizza da Volpedo, 11 Tel. 051 49 49 66

Zucchero Filato viale Aldini, 50 Tel. 051 58 31 61

 

Quartiere San Donato - San Vitale

Il Focolare via Benini, 1 Tel. 051 50 15 66

Piùinsieme via Libia, 53 Tel. 051 30 06 31

 

Quartiere Porto – Saragozza

Il Tempo dei Giochi Via dello Sport, 25 Tel. 051 61 41 147

 

Quartiere Borgo Panigale – Reno

Il Salotto delle Fiabe via M.E. Lepido, 181 Tel. 051 40 12 89

Girotondo via Gamberini, 2 Tel. 051 61 95 277

 

Quartiere Navile

Tasso Inventore via Erbosa, 18 Tel. 051 36 07 66

 

Per maggiori informazioni, per conoscere gli eventi e i progetti specifici di cia- scun Centro, visita il sito www.iesbologna.it 

genitori alleati per il bene comune dei loro bambini

mamma_bimbo_16.jpgVorrei raccontare la mia esperienza personale di mamma che ha scelto di allearsi con altri genitori, per valorizzare e promuovere il sistema dei servizi educativi e scuole dell’infanzia della nostra città che vuole salvaguardare il diritto di tutti i bambini, sin dalla nascita, all’educazione, all’istruzione e al conseguente sviluppo armonico, a favore di un più ampio benessere sociale.

È nata così nel 2011 l’associazione Dentro al Nido per sostenere quel “bene comune” che abbiamo ricevuto come famiglie nella nostra esperienza di scolarizzazione e al quale vorremmo restituire almeno una parte dell’attenzione che abbiamo ricevuto.

Organizziamo momenti di confronto e dibattito, eventi e soprattutto progetti di riqualificazione concreti, quali ad esempio la tinteggiatura dei muri di alcune scuole,con lo scopo di raccontare il prezioso lavoro quotidiano che si svolge all’interno di luoghi in cui la parte migliore della città cresce insieme, valore spesso sottovalutato perché poco visibile a chi non frequenta i Servizi e le Scuole.

L’aspetto più importante di questi interventi sta nella coprogettazione e nella messa in gioco delle energie positive dei cittadini, poiché rilevato un bisogno da chi quotidianamente, con professionalità e amore, si occupa dei nostri bambini, si sceglie ad esempio di tinteggiare le pareti rendendo visibili proprio i progetti educativi proposti da loro stessi. Come? Coinvolgendo nei gruppi di lavoro anche soggetti estranei, come i giovani writers (spesso considerati nemici del decoro) e, come accade spesso, la cura dei luoghi svolge un’azione di prevenzione rispetto al degrado che può prendere il sopravvento.

Per noi, raccontare la meraviglia, curiosità e gioia dei bambini che entrano in una scuola colorata e curata, della condivisione di un progetto che ci permette di spostare l’attenzione dall’io al noi, è il miglior modo di valorizzare queste pratiche, proprio come avviene per i bambini al nido e alla scuola dell’infanzia, dove imparano soprattutto a vivere insieme facendo insieme.

Nel 2016 l’Istituzione Educazione e Scuola del Comune di Bologna ha pubblicato “Qualifichiamo insieme la nostra Scuola 0/6”: il primo avviso pubblico a sostegno dei progetti di collaborazione tra famiglie, scuole e comunità, con un finanziamento complessivo di 120.000 euro.

Attualmente il bando è alla seconda edizione ed i Comitati di Gestione possono presentare progetti educativi, strumenti o attrezzature per gli ambienti scolastici, indoor e outdoor, concordati con il personale e i genitori, che possono coinvolgere anche partner esterni a scelta tra associazioni iscritte all’albo delle libere forme associative, gruppi informali o soggetti privati attivi sul territorio di pertinenza, secondo alcune regole a garanzia delle scuole stesse. I progetti finora presentati sono stati tanti e particolarmente creativi e veramente ambiziosi, a riprova del fatto che co-progettare porta veramente ad un “bene comune”.

a cura di Annarita Ciaruffoli

mamma di Riccardo, 9 anni 

Come può la muay thai aiutare i nostri bambini?

muay-thai.jpgNei bambini è naturale la voglia di “aggredire”. Essi imparano che alcune forme di prepotenza permettono loro di controllare risorse come giocattoli o l’attenzione dei genitori. L’aggressività, infatti è ben diversa dalla distruttività, anzi è soprattutto spirito d’iniziativa, energia, vivacità. Il bambino vuole giocare alla lotta perché essa emerge come pulsione istintiva, e attraverso essa scopre naturalmente il proprio corpo.

Tutti gli sport di Contatto e di Situazione hanno sicuramente un’ accessibilità, una fruibilità superiore alla media degli altri sport e una capacità formativa della personalità, che scaturisce spontaneamente dalla ricerca continua dell’autostima nel confronto-gioco uno contro uno.

I giochi di contatto, i giochi di lotta, contribuiscono in particolar modo ad indirizzare gli eccessi di energie su binari ben accetti a livello pedagogico poiché confrontarsi è l’espressione di un impulso che il bambino desidera esteriorizzare.

Il bambino che pratica un’arte marziale acquisisce padronanza e conoscenza del proprio corpo, piccoli tasselli di un mosaico orientale ricco e pieno di sfacsfaccettature e cresce in un ambiente in cui etica, rispetto e conoscenza di sé sono le fondamenta di uno sviluppo sano e in cui la sua naturale vivacità trova libero sfogo; è infatti dimostrato che l’iperattività del cervello blocca le capacità sensitive e intuitive.

Ma perché la Muay Thai? La Muay Thai è un’arte marziale che nasce nell’antico regno del Siam (odierna Thailandia) e che racconta le gesta eroiche di un popolo che nei secoli ha sviluppato un particolare ed efficace stile di lotta, vessillo di una cultura millenaria e autentica. È importante sottolineare che la Muay Thai, a dispetto del pensare comune, non comprende la parola “violenza” nel proprio vocabolario, in quanto si avvale di strumenti che vanno ben oltre la manifestazione della forza e della sottomissione.

Questa arte marziale infatti, parte dal presupposto che la lotta non è un modo per scontrarsi, ma un’occasione per incontrarsi in un ring immaginario dove gioco, sport e disciplina si fondono insieme. Il fine ultimo perciò non è la vittoria sull’altro, ma la crescita grazie all’altro.

Provare per credere!

a cura di Agnese Giusto
insegnante di arti marziali

 

Lavoretti e nostalgia del Natale...

LAVORETTI

Il tutorial che voglio proporvi questa volta è un ritorno ai profumi dell’infanzia, quei profumi che non dimentichiamo facilmente, il miele, la frutta secca, la cannella dei dolci natalizi.

Il Natale, quale festa migliore per tornare bambini sui banchi di scuola impegnati nella realizzazione del “lavoretto” da portare a casa con quel profumo che non dimenticheremo mai, il DAS?

L’occorrente per il “lavoretto” di Natale è: un panetto di DAS bianco o grigio, matita, cartoncino, forbici, nastro adesivo, carta da forno, pellicola trasparente, matterello, coltellino, cannucce di plastica e candeline.

Per realizzare il cono partiamo da un cerchio, usate qualche oggetto rotondo per aiutarvi e con la matita tracciate il cerchio sul cartoncino. Con l’aiuto delle forbici ritagliate il cerchio, a questo punto piegate a metà ritagliate nuovamente per ottenere due semicerchi. Utilizziamo una sola metà del cartoncino per realizzare il cono, pieghiamo le due estremità per formare il cono e fermiamole con del nastro adesivo per evitare che si apra. Incartiamo il nostro cono di cartoncino con della pellicola trasparente e mettiamo da parte. Apriamo il nostro panetto di DAS e stendiamo una pasta di almeno 0,5 millimetri sulla carta da forno, utilizzando la sagoma del secondo semicerchio ritagliamo la pasta con l’aiuto di un coltello, prendiamo la nostra sfoglia e poggiamola sul nostro cono ricoperto di pellicola trasparente e con l’aiuto delle dita uniamo le due estremità, un piccolo trucco è quello di inumidire le dita con poca acqua renderà la pasta liscia e più malleabile.

Con l’aiuto delle cannucce pratichiamo dei fori sul nostro cono di DAS. Lasciamo riposare la nostra creazione per almeno 24 ore.

Il DAS, una volta essiccato, si può liberamente colorare con dei colori acrilici o rendere la superficie brillante con uno strato di lucido trasparente o potete semplicemente lasciare le vostre creazioni così…

Rendete la vostra tavola di Natale più calda accendendo delle candeline all’interno di questi alberelli stilizzati. Buona festa a tutti voi e condividete con noi le vostre creazioni nella pagina facebook “L’ora del tè” … 

 

a cura di Silvia Mederi
esperta arti grafiche, diplomata IED

Alleniamoci alla serenità con la pratica musicale!

bambino_musica_04.jpgNel novero delle proposte educative rivolte ai più piccoli quelle musicali hanno certamente una grande importanza. Dal punto di vista culturale la musica è sempre stata parte integrante della formazione dell’individuo a partire dalla Grecia antica. In epoca medievale essa faceva parte del “Quadrivium”, l’insieme delle discipline necessarie per poi affrontare la filosofia e la teologia.

Nel XVIII e XIX secolo la pratica della musica da camera era diffusa sia tra la nobiltà sia tra la borghesia europea. Le classi popolari, dal canto loro, vedevano nel canto spontaneo il loro principale mezzo di espressione e di trasmissione della cultura orale. Un tempo queste melodie facevano parte del bagaglio culturale di chiunque.

La massiccia diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e della musica riprodotta ha cambiato radicalmente la situazione dal dopoguerra in poi: il canto spontaneo è quasi del tutto scomparso e la fruizione musicale è divenuta sempre più passiva.

Purtroppo la pratica musicale oggigiorno rischia di rimanere confinata al professionismo. Al contrario il “fare musica” dovrebbe essere considerato una competenza di base come leggere e scrivere; lo psicologo statunitense Howard Gardner paragona l’importanza dell’intelligenza musicale alla logica. È altres dimostrato che lo sviluppo della musicalità favorisce l’integrazione delle diverse componenti della personalità: percettivo motoria, logica e affettivo sociale.

Ecco perchè la pratica della musica in età precoce aumenta le competenze del bambino anche in ambiti non specificamente musicali come la coordinazione motoria, l’attenzione, la memoria e la capacità di interagire con gli altri.

La didattica musicale si rivolge ai bambini e ai ragazzi con metodologie differenti.

Dai 3 ai 5 anni la proposta preferibile è la propedeutica musicale. Si tratta di un’attività collettiva in cui il maestro insegna ai piccoli la musica “facendola”, suonando con loro i primi elementari moduli ritmici con gli strumenti a percussione e proponendo loro semplici melodie all’unisono. Questo tipo di lavoro, se condotto con gradualità e sistematicità sviluppa notevolmente le facoltà percettive e mnemoniche dei bambini. Sono le premesse per lo sviluppo e la costruzione dell’orecchio musicale. Dai 6 anni in su si possono proporre ai ragazzi attività musicali più articolate sia collettive che individuali come lo studio di uno strumento.

Durante l’età scolare anche la musica corale è assai indicata come primo approccio alla pratica musicale.

a cura dott. ssa Silvia Vacchi
direttrice e compositrice corale

La musica come medicina dell’anima

bambini_suonano_01.jpgMusica e medicina, già nel mondo antico, erano una sola dimensione. Nel VI secolo a.C. I pitagorici asserivano che “l’animo è armonia” e che la musica può contribuire a ricostruire “l’armonia dell’anima”. La musica quindi come strumento di purificazione interiore (catarsi), “musica come medicina dell’anima” che possiede altresì, una carica etica e pedagogica sino ad allora mai teorizzata.

La musicoterapia diventa, a partire dal XVIII (primo trattato di musicoterapia a cura del medico musicista Richard Brocklesby), una disciplina scientifica, con diversi ambiti operativi (preventivo, riabilitativo o terapeutico) e differenti modalità d’intervento.

Attraverso l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia), la musicoterapia facilita e favorisce la comunicazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione, l’abilità cognitiva, il comportamento sociale, lo sviluppo delle risorse e delle capacità individuali.

La musicoterapia può essere attiva (suonare), recettiva (ascoltare) o integrata alla psicoterapia. La musicoterapia attiva prevede che l’interazione tra musicoterapeuta e paziente avvenga tramite la produzione diretta di suoni utilizzando la voce, gli strumenti musicali o dei semplici oggetti.

La musicoterapica recettiva invece, è basata sull’ascolto di brani musicali con l’ausilio di riproduttori in cui al paziente viene attribuita una certa attività nella percezione, immaginazione ed elaborazione delle musiche proposte.

La disciplina musicoterapica è applicabile praticamente a tutti i quadri psicopatologici, a tutti i disadattamenti psicosociali e a tutte le forme di ritardo dello sviluppo, poichè il linguaggio che più di ogni altro è in grado di offrire modi efficaci e più autentici di “stare con”, è la musica, per la sua capacità di mettere in relazione le persone, con quello che sono e con quello che hanno, indipendentemente dalle loro capacità di esprimersi, soprattutto quando le relazioni, come spesso accade nella disabilità, sono interrotte o problematiche.

I suoni, associati ai movimenti corporei, mirano a condurre il paziente o il gruppo, il più vicino possibile a quello che effettivamente egli è, oltre la malattia, l’handicap psicofisico, il disagio, permettendogli di comunicare.

Rilevante è la figura del musicoterapeuta, un professionista che, per poter applicare i benefici della musica, deve avere conseguito una formazione professionale specifica.

Il musicoterapeuta è un esperto del linguaggio non verbale ed è il mezzo attraverso il quale un paziente si apre e “tira fuori” le proprie emozioni.

a cura di Debora Natoli
educatrice, cantante, performer, insegnante di canto e di teatro
e di Caterina Mattioli
pianista, musicoterapeuta, antropologa e sociologa

 

Coltivando la creatività si cresce meglio!

bimbo_disegno_01.jpgLa creatività rappresenta la prima tensione verso la crescita e si esprime innanzitutto attraverso il gioco, la principale attività con cui i bambini imparano, conoscono ed esplorano il mondo. Il gioco creativo dei bambini cerca soluzioni originali, sorretto da un atteggiamento mentale aperto e flessibile che permette di esercitare l’intelligenza e allenare il pensiero divergente.

La creatività è un modo di essere, una modalità personale e originale di relazionarsi con la realtà che porta all’azione anche a rischio del fallimento.

Pablo Picasso affermava che «il buon senso è il principale nemico della creatività». La creatività crea disordine, mette in discussione quanto già stabilito, ma la crescita comporta anche rispettare più regole.

É importante che questi due elementi rimangano in equilibrio.

Il processo creativo può essere descritto come la successione di più fasi: la prima è costituita dalla raccolta ed esplorazione di materiali e informazioni per proseguire con un tempo di incubazione alla ricerca di un ordine che produca un nuovo senso. Questa fase centrale è particolarmente interessante: un processo che si sviluppa per prove ed errori, per flussi di pensiero apparentemente disordinati, altalenanti e liberi.

É fondamentale che durante la crescita i bambini continuino a fare esperienza della creatività come libera esplorazione e ricerca di soluzioni passando anche attraverso errori e frustrazioni prima di arrivare all’intuizione giusta. In questo modo comprendono la differenza tra bisogni e desideri imparando a differire questi ultimi. La capacità di tollerare la frustrazione rafforza l’autostima aumentando la capacità di affrontare le difficoltà.

Alcuni studi dimostrano che il punteggio medio di creatività (secondo il Test di Torrance) negli ultimi anni tende a decrescere. Troppo spesso si dà valore alla capacità di conformarsi alle regole e nella crescita si abbandona la capacità di inventare e soprattutto quel particolare entusiasmo che lo accompagna come nelle prime fasi della crescita.

Attraverso i laboratori espressivi è possibile ricreare il clima giusto per riattivare il processo creativo. In un ambiente ludico, privo di giudizio estetico è possibile, infatti, esplorare, immergersi nei materiali artistici per cercare il proprio stile personale. I materiali artistici facilitano l’espressione di sé e il recupero di una sorta di innocenza creativa per concedersi, ogni tanto, la facoltà di sovvertire e regole. Per dirla ancora con Picasso, «impara le regole come un esperto, così potrai romperle come un artista».

a cura di Erika Cavina
Arte terapeuta ATI

 

Con la grafomotricità i bambini imparano a scrivere davvero

bambina-compiti.jpgStorie, canzoncine, ritmo, amici immaginari… tutto questo fa parte della grafomotricità, uno strumento originale e divertente che non solo risveglia curiosità e desiderio di imparare a scrivere, ma lo aiuta anche a scoprire i gesti e le forme che sono la base della scrittura.

Ma cos’è esattamente la grafomotricità? ra e all’apprendimento della scrittura.•

È un insieme di esercizi, giochi, canzoncine, filastrocche, propedeutici alla scrittura.

Si occupa e tiene in considerazione, mettendoli come sotto una lente di ingrandimento, tutti gli aspetti che riguardano la scrittura (motricità fine, nascita della forma, organizzazione dello spazio, fluidità del gesto, coordinazione oculo-manuale, direzione, pressione), sperimentandoli e vivendoli attraverso situazioni divertenti.

Se il bambino ha già sperimentato e interiorizzato questi elementi, quando arriva a scrivere in prima elementare, avrà già acquisito una serie di abilità che gli renderanno l’apprendimento della scrittura più fluido e naturale.

L’attività grafomotoria può prevenire, infatti, atteggiamenti corporei scorretti nella postura, nell’impugnatura della penna, nella direzione del gesto.

La scrittura non è solo un apprendimento è anche un insieme di capacità di coordinazione e organizzazione motoria-visiva che coinvolgono tutto il corpo. Per esempio una corretta impugnatura è fondamentale per ottenere una scrittura fluida, leggibile e ordinata.

Il bambino che vive contratture muscolari per un’impugnatura forzata si stanca facilmente, non riesce a scrivere con fluidità e di conseguenza fa fatica a concentrarsi.

Lo stesso accade quando assume una posizione a sedere scorretta.

La scrittura ha un ritmo ed è un alternarsi di forme che si muovono all’interno di uno spazio chiamato foglio. Ritmo, forme, spazio sono tutti concetti che il bambino ha bisogno di scoprire e sperimentare più volte prima attraverso il corpo e i suoi canali preferiti, come il gioco e il divertimento.

Sperimentare le forme (il punto, la linea, il tondo, l’occhiello, l’8), prima in modo spontaneo e poi all’interno anche di uno spazio strutturato, riconoscere e distinguere lo spazio comune dallo spazio personale portano il bambino ad acquisire sicurezza e rilassatezza rispetto all’apprendimento della scrittura.

Sostenendolo nella sua creatività e capacità di esprimersi, il bambino acquista fiducia in se stesso e interesse nell’apprendimento della scrittura, in modo fluido e rilassato.

La grafomotricità è una metodologia di lavoro particolarmente indicata per bambini dai 4 ai 6 anni, applicabile nella quotidianità delle attività scolastiche e che arricchisce e completa le attività didattiche relative all’espressione grafica, alla prescrittura e all’apprendimento della scrittura.

a cura di Giuseppina Rotondi
professionista Olistico specializzata in Tecniche Energetiche, Brain Gym e Costellazioni Familiari

 

Prendiamoci tutto il tempo per creare

muffin_plastilina.jpgSiamo alla fine dell’estate, le giornate cominciano ad accorciarsi e si comincia a rimanere fra le quattro mura di casa... cosa ci possiamo inventare per intrattenere i bambini?

Magari si può integrare il corredo scolastico, eliminando ciò che non serve più per far spazio a materiali nuovi e fiammanti con i quali i nostri bimbi potranno riempire di vita e colore le pagine bianche di questo nuovo anno scolastico tutto da vivere e da scoprire! Ma, attenzione! Qui non si butta via niente! E utilizzando i vecchi materiali è possibile trasformarli in elementi capaci di adornare con brio ed allegria gli ambienti della nostra abitazione!

Ecco qualche suggerimento facile facile! Per questo tutorial, infatti, avrete bisogno unicamente di una manciata di vecchi pastelli a cera, privati dell’etichetta di carta che li riveste esternamente, di una pistola per colla a caldo e di piccole calamite circolari, acquistabili presso un qualsiasi negozio di ferramenta.

Spezzettate i pastelli e ponetene una manciata, il più variopinta possibile, in ciascuno degli spazi di uno stampo per muffin in silicone. In commercio ne esistono di molto belli e particolari, ad esempio quello che abbiamo utilizzato noi conferisce al prodotto finale una forma a rosa che ha reso le nostre creazioni ancora più belle.

Poniamo lo stampo in forno e cuociamo fin quando i pastelli non si saranno sciolti e mescolati fra di loro dando vita a sfumature meravigliose.

Sforniamo e lasciamo raffreddare.

Una volta freddi e di nuovo solidi, tiriamo fuori i nostri “dolcetti” dagli stampini e, con l’ausilio della pistola per colla a caldo, incolliamo una calamita dietro ciascuna delle rose ottenute. Lasciamo asciugare la colla e... voilà!

Ecco pronte delle coloratissime calamite da utilizzare per attaccare messaggi e disegni sul frigorifero o per decorare qualsiasi spazio della casa, piccoli arcobaleni nella cui incantevole policromia potrà nascondersi, perché no, il racconto delle scoperte, delle avventure e della crescita dei nostri piccoli!

Piccoli passatempi che un domani ci aiuteranno a ricordare (e a rivivere) piccoli grandi momenti di felicità!

 

a cura di Silvia Mederi
esperta arti grafiche, diplomata IED

 

Tu sei importante per me, io ci sono per te!

bambina_desideri_02.jpgQuando si vuole comunicare non sempre sono necessarie le parole, anche il tono che si utilizza e la gestualità che accompagna quel che si dice hanno un grande valore...

Arricchiscono, modificano e a volte addirittura smentiscono il senso di ciò che vogliamo trasmettere con le sole parole utilizzate. Quando il nostro interlocutore è un bambino, tutti questi aspetti sono ancora più determinanti per un’efficace comunicazione. La comunicazione adulto-bambino inizia ancor prima della nascita quando mamma e bambino si parlano attraverso il battito del cuore, la respirazione, i calcetti e gli stati d’animo; dopo la nascita il rapporto comunicativo viene arricchito da una relazione d’intimità, fatta di scambi di sguardi, di odori, di contatto e di parole. Tutto questo è percepito dal neonato con estrema sensibilità, creando una risonanza affettiva che lo accompagna durante la crescita. La risonanza affettiva è come un’onda emozionale che parte dalla mamma e viene percepita dal bambino come propria. Quando il genitore si sente felice e sereno anche lo stato d’animo del bambino ne gioverà, viceversa qualora lo stato d’animo è di ansia, anche il bambino è predisposto a provare un sentimento di non tranquillità e agitazione.

Alla base di una comunicazione efficace adulto-bambino c’è la coerenza del gesto comunicativo, che si esprime nell’essere trasparente rispetto a ciò che si vuole comunicare; è bene ricordare che i bambini colgono senza indugio le nostre contraddizioni ed è in un gesto d’amore coerente che nasce l’autostima del bambino e la fiducia verso il genitore, verso se stesso e verso l’ambiente.

Qual è il messaggio più significativo che rafforza lo sviluppo di questi due aspetti? “Tu sei importante per me, io ci sono per te!” È nel rafforzamento del sentire questo messaggio che il bambino trae la forza per crescere, per scoprire il mondo, per entrare in relazione con altre persone e per allontanarsi dalla base sicura e farne ritorno successivamente.

Quali parole usare? Le parole hanno un senso, un peso, attraverso di esse esprimiamo noi stessi, ma anche il nostro bisogno di essere ascoltati.

In egual misura, accogliamo l’altro, i suoi bisogni di attenzione, di ascolto e di riconoscimento. È importante non utilizzare parole che esprimono valutazione o giudizio, parole di paragone, di negazione, di distacco da emozioni e sentimenti: queste parole possono provocare una spaccatura nel rapporto di fiducia che si vuole instaurare. È bene invece aprirsi a una dialogo trasparente, senza temere di dichiararci vulnerabili; al contrario trasformiamo la vulnerabilità in una risorsa, distinguiamo ciò che pensiamo da ciò che sentiamo.

a cura di Daniela Bernardi
coordinatrice Area Infanzia cooperativa sociale Società Dolce

Sono pochi 12 anni per provare a morire?

bullismo_07.jpgOggi una ragazza delle mia città ha cercato di uccidersi. Ha preso e si è buttata dal secondo piano.

No, non è morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina dorsale...

Per poco non le succedeva qualcosa di forse peggiore della morte: la condanna a restare tutta la vita immobile e senza poter comunicare con gli altri normalmente.

Adesso sarete contenti”, ha scritto. Parlava ai suoi compagni. Allora io adesso vi dico una cosa.

E sarò un po’ duro, vi avverto. Ma c’ho ‘sta cosa dentro’ ed è difficile lasciarla lì. Quando la finirete?

Quando finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno?

Quando finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole”, che non abbiano conseguenze, e poi di mettervi lì a scrivere quei messaggi – li ho letti, sì, i messaggi che siete capaci di scrivere – tutte le vostre “troia di merda”, i vostri “figlio di puttana”, i vostri “devi morire”.

Quando la finirete di dire “ma sì, io scherzavo” dopo essere stati capaci di scrivere “non meriti di esistere”?

Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa la ragazza grassa, quando la finirete di indicare col dito il ragazzo “che ha il professore di sostegno”, quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati? Che cosa deve ancora succedere, perché la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella, a voi?

E poi voi. Voi genitori, sì. Voi che i vostri figli sono quelli capaci di scrivere certi messaggi. O quelli che ridono così forte. Quando la finirete di chiudere un occhio? Quando la finirete di dire “ma sì, ragazzate”? Quando la finirete di non avere idea di che diavolo ci fanno otto ore al giorno i vostri figli con quel telefono? Quando la finirete di non leggere neanche le note e le comunicazioni che scriviamo sul libretto personale?

Quando inizierete a spiegare ai vostri figli che la diversità non è una malattia, o un fatto da deridere, quando inizierete a non essere voi i primi a farlo, perché da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori? Perché quando una ragazzina di dodici anni prova a buttarsi di sotto, non è solo una ragazzina di dodici anni che lo sta facendo: siamo tutti noi. E se una ragazzina di quell’età decide di buttarsi, non lo sta facendo da sola: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì, che non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto. E tutti noi, proprio tutti, siamo quelli che quando succedono cose come questa devono vedere, fare, dire. Anzi urlare. Una parola, una sola, che è: “basta”.

a cura prof. Enrico Galliano
insegnante scuole medie di Pordenone

 

Cyber-bullismo: quali le conseguenze anche legali ?

bullismo_04.jpgPoco tempo fa ho avuto modo di tenere un laboratorio sul web e le possibili conseguenze di un suo uso scorretto presso la classe quinta di una scuola primaria di San Lazzaro di Savena (Bologna).

Grazie al progetto Facciamo Scuola Insieme che, con il contributo del Gruppo Comet, ha offerto attività didattiche gratuite ai bambini delle scuole bolognesi, la mia attività ha messo il focus fondamentalmente sul (cyber) bullismo, le condotte nelle quali esso si esplica, illecite sotto svariati profili: costituzionale, penale e ultimo, ma non per importanza, quello civile.

La capacità dei nostri figli, “nativi digitali” di essere sempre connessi, fa emergere in loro una possibile confusione nella distinzione tra ciò che è reale e ciò che è virtuale poiché dietro ad un computer non è necessario sostenere il confronto con l’altro e ci si sente più forti nell’agire di prepotenza. Con una slide “a misura di bambino” che, attraverso una immagine accattivante arrivasse ai loro aspetti emozionali, ho spiegato ai ragazzi la responsabilità civile dei genitori dei minori di anni 18, genitori chiamati a rispondere patrimonialmente per i danni arrecati dai propri figli.

Ho spiegato inoltre che nel (cyber)bullismo il criterio della reiterazione nel tempo delel condotte può essere poco rilevante: la possibilità di rimanere anonimi online e il coinvolgimento di un pubblico ampio costituiscono aspetti per cui anche un solo episodio può avere conseguenze molto gravi! La responsabilità civile dei genitori, chiamati a rispondere col proprio patrimonio dei danni eventualmente cagionati dai propri figli minorenni attraverso condotte integranti (cyber)bullismo, tende ad essere sottovalutato dai genitori, forse per mancanza di informazione, forse per una sorta di difficoltà nel riconoscere l’illiceità delle condotte di cui il proprio figlio si sia reso soggetto agente. La prevenzione passa, prima di tutto, da un’educazione all’uso degli strumenti (pc e cellulare) attraverso i quali il reato viene commesso, un’educazione all’uso sano di questi strumenti (dalle indubbie e positive potenzialità) che potrebbe essere elaborata in sinergia da famiglia e scuola. In classe, ho particolarmente insistito sul messaggio di condivisione delle informazioni in merito ad episodi di (cyber)bullismo a cui si sia assistito e di attivazione della rete degli adulti di riferimento, evidenziando come non si tratti in alcun modo “di fare la spia”, bensì di informare insegnanti e genitori della sussistenza, in ambiente scolastico, di eventuali condotte illecite, aiutando un altro bambino.

L’educazione, l’attenzione e la curiosità con cui gli allievi di questa classe quinta hanno ascoltato le mie parole, posto domande e raccontato le proprie esperienze personali mi hanno a dir poco colpita e alla fine mi hanno ringraziato per aver risposto così esaustivamente a tutte le loro domande. In realtà, sono io che li ringrazio per aver condiviso le proprie esperienze personali che porterò sempre con me.

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

Dai, non fare il bambino!

bambino_genitori.jpgNon fare il bambino! Questa frase viene spesso utilizzata, rivolta agli adulti e a volte anche ai bambini, per chiedere all’interlocutore di non fare l’immaturo, di non lamentarsi, di crescere.

Forse, per migliorare la nostra comunicazione con i più piccoli, sarebbe utile invertire la rotta e iniziare ad usare una frase diversa, diametralmente opposta, rivolta anche a noi che bambini non lo siamo più: “Sii un bambino!

e cioè: stupisciti per le piccole cose, utilizza la fantasia per creare quel che ti piace e divertiti, mettiti in gioco senza permettere agli schemi mentali, creati anche inconsapevolmente nel corso degli anni, di bloccarti.

Come? Giocando a terra con i bambini già nei loro primi mesi di vita, sdraiandosi, rotolando e gattonando insieme a loro in casa e al parco, per esempio.

Grandi, da quanto tempo non gattonate? Da quanto tempo reprimete il vostro pascoliano fanciullino?

Creare una piccola sabbiera in giardino, da utilizzare durante la bella stagione.

Inventare laboratori con materiali di riciclo. Cantare sigle dei cartoni animati in macchina, mentre accompagnate i vostri figli a scuola. Pasticciare in cucina tutta la famiglia insieme. Ecco solo alcune delle attività che potrebbero esservi d’aiuto per adottare una nuova forma mentis e recuperare la spensieratezza di un tempo che, in fondo, può non essere così lontano.

Sii un bambino! È lo slogan che facciamo nostro da più di un decennio.

Non per far finta di… ma per essere. Lo facciamo ogni volta che animiamo una festa di compleanno, che inventiamo un nuovo gioco oppure un nuovo laboratorio, creiamo uno spettacolo per bambini e lo portiamo in scena nelle scuole. Anche durante la pianificazione e la realizzazione, giorno dopo giorno, di un nuovo centro estivo, con temi diversi ogni settimana, giochi, musiche e laboratori a tema, facciamo lo stesso. A volte ci viene chiesto: “Come fate a fare questo lavoro?” O, ancora, ci viene fatto notare: “Quanta pazienza che avete, io non riuscirei mai”... Il trucco è divertirsi e tornare un po’ bambini - “Lasciati guidare dal bambino che sei stato”, direbbe Josè Saramago -, creando un ponte di comunicazione tra grandi e piccini caratterizzato dal divertimento e dallo stare bene insieme.

Perciò - cari genitori, zii, nonni - pensateci, è un consiglio che viene dal cuore: divertitevi voi per primi nel proporre un’attività ai vostri figli e nipoti! Ve lo garantiamo, il divertimento sarà assicurato!

a cura di Pamela Celani
animatrice

 

Crescere genitori consapevoli: cosa fare con un bambino “capriccioso”

bambini_gioco_03.jpgTempo fa mi è capitato di parlare con un papà giovane e sorridente che mi segnalava i “capricci” di suo figlio di circa nove mesi, minimizzandoli. L’uomo riferiva che il bambino, che chiameremo Marco, strilla e si dispera a tutte le ore...

Rassicurati dal pediatra sulla sua salute, i genitori usano lasciarlo piangere anche per mezz’ora di fila. Il bambino ha capito che, se il padre alza la voce intimandogli di smettere, si deve calmare salvo poi riprendere a piangere poco dopo.

Stando alla teoria comportamentista di Skinner, per estinguere un comportamento è necessario ignorarlo: nel caso di specie, ignorare il pianto del bambino per molto tempo produrrà la sua cessazione.

Tutto bene, quindi? Non proprio. Il comportamentismo suggerisce di premiare comportamenti positivi con rinforzi (caramella, lode, carezza) e ignorare quelli negativi. Ciò mette in guardia contro l’apparente severità genitoriale: quando la mamma, alla fine, si stanca e prende in braccio Marco per consolarlo, di fatto gli comunica che più piangerà più lei sarà pronta a sorreggerlo. Marco apprenderà la reiterazione del pianto, tanto la mamma arriverà a soccorrerlo. Se l’obiettivo è, invece, l’estinzione del pianto, la madre dovrà ignorarlo fino a che non smetterà da solo.

Ma è giusto reggere questo braccio di ferro con un figlio piccolo che urla, magari nel cuore della notte? Il mestiere di genitori è il più difficile del mondo e spesso ci si sente inadeguati. Può addirittura capitare che si neghi un problema nella speranza si risolva da sé o che ci si affidi alla saggezza popolare pur sapendo che non sempre essa ha una base scientifica. Proviamo a fornire allora alcune indicazioni ai neo genitori.

Si potrebbero citare almeno altre due teorie per confutare le decisioni adottate per Marco: la pedagogia montessoriana e la teoria dell’attaccamento.

Secondo Maria Montessori, il bambino sviluppa fughe e barriere quando l’adulto non risponde ai suoi bisogni fondamentali. Si potrebbe consigliare alla coppia di predisporre un ambiente nel quale Marco trovi mezzi di sviluppo che catturino la sua attenzione e favoriscano un’esplorazione attiva e comportamenti laboriosi. Nel caso del bambino piccolo, che non ha altri mezzi per comunicare perché non sa ancora parlare, i motivi del pianto possono però essere tanti e spetta all’adulto individuarli con sensibilità e osservazione. La teoria dell’attaccamento può aiutare a spiegare il pianto a dirotto come il bisogno di cibo, sonno o pulizia. Se Marco inizia a piangere piano con intensità crescente è possibile che abbia fame; mentre se l’intensità del pianto è subito elevata può darsi provi dolore. La motivazione all’attaccamento è intrinseca nel bambino, che necessita di contatto per garantirsi la sopravvivenza. In particolare, dai 6 ai 24 mesi, può mostrare ansia da separazione, specialmente dalla madre, o paura dell’estraneo e usare il pianto per segnalare il suo disagio. Se la madre e il padre rispondono in modo sintonico e sensibile, il bambino svilupperà sicurezza e fiducia in se stesso perché può averne negli altri. Sarà gioioso, socievole e esplorativo, perché saprà che potrà sempre fare affidamento su una base sicura.

Se invece le figure di attaccamento non si mostrano empatiche, potrà sviluppare richieste spasmodiche di attaccamento per paura, evitamento e diffidenza o ambivalenza (cerca il contatto, ma mostra anche rabbia).

Se ignorato, insomma, Marco potrebbe apprendere che i genitori non sono pronti a comprenderlo e sviluppare il pianto come reazione di rabbia verso figure scarsamente accudenti. Per evitare che ciò accada, con conseguenze sul futuro sviluppo affettivo-relazionale del bambino, è utile dare risposte appropriate, rapide e coerenti evitando dinamiche, forse apprese dalla famiglia di origine, per paura di “viziare” il figlio. Più facile a dirsi che a farsi, ma da provare con pazienza.

a cura dott.ssa Cristina Stringher
ricercatrice INVALSI

 

Rispetto è la parola d’ordine per il cavallo e il cavaliere

bambina_animali.jpgOgni volta che ci avviciniamo ad un cavallo instauriamo una relazione. Una relazione basata su una comunicazione non verbale, gesti e movimenti, non altro. Più siamo naturali, istinto ed intuito, più il cavallo ci comprende ed interagisce dobbiamo aprire il nostro cuore e la nostra mente, cercare di capire cosa lui vuole esprimere, con la sua gestualità ed atteggiamento. Se non cerchiamo di comunicare con un linguaggio comprensibile da entrambi non esisterà mai un rapporto costruttivo.

Come noi esseri umani, il cavallo ha un proprio carattere, esperienza e capacità comunicativa, siamo noi che comunque dobbiamo sforzarci a imparare il suo linguaggio, capirlo per ottenere da questa relazione ciò che desideriamo: l’empatia.

Sviluppando questa capacità l’uomo riesce a comprendere le esigenze altrui e, volendo, utilizzarla per relazionarsi in maniera corretta con i propri simili. Il cavallo è un animale predato, paura delle cose e situazioni nuove ed istinto alla fuga, evolutosi nel branco dove l’ordine gerarchico è alla base della sopravvivenza di ognuno. Questo fa si che il cavallo, anche in cattività, necessiti di uno schema gerarchico ben definito e fiducia nei soggetti socialmente superiori: Leadership.

Un leader o meglio capo deve essere riconosciuto tale per le sue capacità: rispetto degli altri, coerenza, determinazione, capacità comunicativa ecc..

Solo così saremo noi accettati come capi, autorevoli e non autoritari. Qualsiasi cavallo, che sente nell’uomo questa capacità, assumerà un atteggiamento sicuro e collaborativo. Lunga è la strada per sviluppare queste doti, l’attività col cavallo deve essere una sorta di palestra dove ci si addestra ad affinare queste potenzialità.

Empatia, controllo mentale ed emozionale, leadership, controllo del proprio corpo sono indispensabili per cooperare con qualsiasi cavallo, animale, ma soprattutto essere umano. Andare a cavallo correttamente non è facile, spesso ci si scontra con fallimenti, cadute e forti emozioni, occorre imparare a rialzarsi capire dove si è sbagliato, e riprovare, rialzarsi e riprovare.

Non tutti sono nati per essere dei capi, ma non per essere sottomessi, ritrovando la fiducia in se stessi, migliorare la nostra autostima, conoscere bene le nostre possibilità e attenuare le nostre debolezze.

Non voglio avere la presunzione di credere che l’attività con il cavallo sia l’unica, ma sicuramente, per quello che ha rappresentato per l’evoluzione dell’uomo, la più ricca di esperienze, di necessità di essere e conoscere se stessi e di ritornare alla nostra parte più naturale ed intuitiva.

a cura di Valerio Caprara
istruttore equitazione

 

Autonomia (anche) su due ruote...

famiglia-felice.jpgCari genitori, oggi vi propongo di fare insieme un giro in bici, almeno virtualmente. Che emozioni vi suscita il pensiero? Senso di libertà, spensieratezza, fatica…cosa?

Ora vi invito a mettervi nei panni dei bambini e delle bambine, chissà se una minima parte di queste emozioni sono anche quelle che provano loro quando compiono i primi esperimenti su due ruote. Come avrete sicuramente notato in commercio ci sono varie tipologie di tricicli: con pedali, senza pedali, con maniglione per l’adulto, di differenti materiali.

Con questo articolo, vorrei stimolare in voi alcune riflessioni in modo che da genitori consapevoli possiate osservare i vostri bambini e decidere cosa proporre loro.

Saliamo in bici: che sensazione provereste se qualcuno vi portasse in giro tenendovi stretto con un maniglione? Questo qualcuno - più forte di voi- tenterebbe probabilmente di rallentarvi, non vi consentirebbe di frenare quando lo desiderate e tutto ciò destabilizzerebbe le vostre sensazioni e di conseguenza la vostra voglia di esplorare e di fare nuove esperienze. Non sarebbe complesso imparare a pedalare, infatti probabilmente non dovreste imparare affatto, dato che quel qualcuno dietro di voi vi spingerebbe. Muovere il manubrio a destra o sinistra sarebbe sempre un’illusione, non decidereste voi la direzione.

Non dubito che mezzi di trasporto di questo genere, con colori decisamente forti e disarmonici possano piacere e attrarre i bambini certamente più di un triciclo in legno, ma chiediamoci se da adulti responsabili è così che vogliamo stimolare bambini e bambine. Sta a noi prendere il timone e decidere se la situazione è o meno adatta per lasciare il bambino libero di esplorare in autonomia, certamente non devono esserci situazioni di pericolo. Non illudiamolo però su un triciclo che assomiglia a una bicicletta ma non lo è, e viene condotto come un passeggino!

O lo teniamo con noi, con il passeggino, o gli permettiamo di sperimentare il suo equilibrio appoggiano la punta e poi la pianta dei piedi, di sentire con forza come le sue mani possano tenere il manubrio e le sue braccia sorreggere la sua piccola bici, no?! Facciamolo quando ce la sentiamo, abbiamo tempo da dedicargli e valutiamo che la condizione e il contesto in cui ci troviamo ci permettano di farlo in sicurezza con un basso livello di rischio.

Non priviamo al bambino di poter sperimentare anche su due ruote: avete mai visto le biciclette in legno senza pedali? E’ l’ideale per i primi esperimenti in autonomia sulle due ruote.

a cura di Chiara Palmieri
pedagogista

 

Un’idea per risparmiare? i detersivi alla spina naturali!

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La maggior parte di noi ha l’abitudine di comprare solo grandi marche, influenzati delle pubblicità che vediamo. Ma quanti di noi sanno che il prezzo di un detersivo confezionato è determinato dalla materia prima per produrre il flacone, l’etichetta e l’energia elettrica necessaria alla sua produzione?

Il vero business delle grandi marche non sta nel prodotto che usiamo bensì nella sua confezione, nel suo “packaging”. Tuttavia quella stessa confezione, appena finito il detersivo viene gettata nella spazzatura diventando un vero e proprio peso per la comunità, perché queste migliaia di flaconi devono essere smaltite in discariche che già scoppiano di rifiuti.

Il contenuto di ogni flacone, ovvero il prodotto che noi usiamo, di per sé ha un costo irrisorio e per assurdo ci converrebbe acquistare un flacone da 25 litri, che ci permetterebbe di pagare una somma inferiore 5 volte a quella dell’acquisto di singole confezioni da poco meno di due litri.

Il detersivo sfuso costa meno principalmente perché si risparmia sull’acquisto del contenitore, ma anche perché c’è un rapporto diretto fra il commerciante ed il produttore. Spesso la colpa della poca diffusione dei prodotti non confezionati è da ricercarsi nelle nostre abitudini: non abbiamo tempo per prendere due taniche e metterle in macchina, per attendere che il flacone si riempi ed abbia una nuova vita… preferiamo pagare di più, inquinare di più, lasciare ad altri l’incombenza di fa sparire tonnellate e tonnellate di plastica. Ogni volta che si acquista un flacone di detersivo infatti, si acquista un futuro rifiuto, si spreca una gran quantità di energia, si inquina l’ambiente, ma con un piccolo gesto da parte nostra è possibile evitare tutto questo, ma soprattutto risparmiare!

I detersivi alla spina puntano a ridurre i contenitori, semplicemente permettendone il riutilizzo: dobbiamo fare nostra e dei nostri figli la consapevolezza che la riduzione dei rifiuti rende il mondo più pulito. Inoltre non trascurabile è l’effetto immediato del risparmio economico nelle nostre tasche: si è calcolato che acquistare prodotti sfusi può portare a un risparmio familiare di più di 700 euro all’anno che noi genitori potremmo destinare ad attività educative per i nostri figli o ad una vacanza estiva più lunga tutti insieme… insomma a qualcosa di più fruttuoso che produrre rifiuti! Un mondo più pulito è un regalo a se stessi ma soprattutto ai propri figli… è inutile lavorare per assicurare loro un futuro quando gli stiamo lasciando un mondo pieno di rifiuti. Siamo abituati a bere da sempre birra alla spina e ci sembra la cosa più comune dentro un bar… quindi perché non abituarci anche ai detersivi alla spina?

a cura di Alessandra e Valentina
responsabili punto vendita detergenti e saponi ecologici e biologici

 

“Mamma, che colore?” il gioco della raccolta differenziata

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La sensibilizzazione dei bambini verso la cura e il rispetto dell’ambiente va iniziata con naturalezza, sin da piccoli.

I bambini copiano ciò che vedono fare dai fratellini e dagli adulti, in più vivono con semplicità tutto ciò che entra a far parte della loro vita e della loro quotidianità.

Spiegare la raccolta differenziata ai vostri bambini può costituire un piacevole passatempo, un’attività da reinventare e proporre come un gioco vero e proprio. Prima ancora di imparare a differenziare i materiali e identificare i cassonetti che dovranno contenere carta, vetro, plastica e umido sarà necessario far capire al bambino l’importanza di un ambiente pulito e sano: insegnare a non gettare cartacce e pacchetti vuoti di caramelle, gomme da masticare e figurine in giro è il passo fondamentale. Poi, consapevoli che il gioco costituisce il metodo di apprendimento più semplice e amato dai bambini di ogni età, è possibile associare questa regola d’oro al divertimento.

Parola d’ordine: costruire!

Costruite, per esempio, dei finti bidoni della spazzatura, utilizzando delle scatole di cartone di piccole e medie dimensioni che non utilizziamo. Basterà rivestirle con carta del colore giusto per identificare la tipologia di rifiuto da raccogliere. In questo modo i bambini impareranno a riconoscere i colori... Con la domanda “Mamma, che colore?” vi sorprenderanno anche i più piccoli che, con un fazzoletto in mano appena utilizzato o un vasetto dello yogurt vuoto, si avvicineranno per essere guidati nell’utilizzo del contenitore dei rifiuti giusto.

«Mamma, che colore?» è il gioco giusto da fare anche con i bambini più grandi.

Se su ogni contenitore scriverete il nome del rifiuto – “carta”, “vetro”, “plastica” o “organico” – li allenerete anche alla lettura.

Fondamentale sarà invitare il bambino a praticare la raccolta differenziata quotidianamente e nel suo ambiente. Con un piccolo sforzo, vi accorgerete che vostro figlio avrà imparato alla velocità della luce ad usare i bidoni della raccolta differenziata in maniera giusta ed opportuna e che nel fare la cosa giusta sarà estremamente spontaneo e disinvolto. I bambini imparano con facilità, guardando il vostro comportamento. Ecco perché è necessario che voi vi poniate come guida, ma anche come esempio. Saranno inutili i tentativi volti all’insegnamento del rispetto dell’ambiente e all’utilità della raccolta differenziata se poi voi genitori sarete i primi a non attenervi alle regole.

Insegnare a identificare i colori, a riconoscere le lettere e soprattutto a rispettare l’ambiente è possibile... semplicemente giocando!

A cura di Naomi Polselli
presidente dell’Associazione PesceBaleno

 

Ecosostenibilitá e buone pratiche quotidiane a scuola

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La metà degli anni Novanta ci ha regalato più sensibilità nei confronti delle tematiche dell’ecosostenibilità e, di conseguenza, ha trasformato in una scelta di vita quotidiana l’utilizzo di prodotti “green” e “bio”.

L’attenzione a livello nazionale sta crescendo sempre più e molte aziende del territorio, vista la crescente domanda da parte dei consumatori, si stanno adeguando nell’implemento della produzione di prodotti a basso impatto ambientale.

È ormai di pubblico dominio l’idea secondo cui le azioni individuali maggiormente tutelanti per l’ambiente sono la raccolta differenziata, la limitazione degli sprechi energetici e l’attenzione ad altri comportamenti virtuosi consoni al rispetto dell’ambiente. La sensibilità al tema ecologico e l’attenzione nei servizi educativi dell’infanzia del nostro territorio si esprime attraverso alcuni gesti come la scelta della carta ecologica riciclata per le pubblicazioni, l’utilizzo di materiali di riciclo per le attività ludico-educative, tendendo all’azzeramento di giocattoli in plastica, optando per il legno quanto più possibile e prediligendo una progettazione che segua i principi della bioarchitettura. Senza dimenticare l’impiego di pannolini lavabili all’interno dei nidi d’infanzia e l’utilizzo di prodotti ecologici e biodegradabili per l’igiene personale e per la pulizia degli ambienti.

Queste scelte per la diffusione di una cultura ambientale passano anche attraverso azioni di sensibilizzazione del personale e l’organizzazione di attività con le famiglie, per condividere e incentivare la trasmissione di buone pratiche anche nella vita a casa e nel tempo libero.

Quando acquistiamo prodotti per la pulizia e per l’igiene personale, infatti, è bene non solo pensare alla nostra salute, ma anche all’ambiente che ci circonda. Optare per prodotti ecosostenibili significa provare a tutelare il domani dei nostri figli, lasciandogli un mondo meno inquinato.

Sicuramente, dal punto di vista economico, il prezzo dei prodotti ecologici è più alto del classico prodotto chimico; rimane però importante al momento della scelta valutare il peso che ha lasciare un ambiente pulito e come questo si ripercuoterà sul futuro delle nuove generazioni, portando anche una maggiore consapevolezza della propria condotta e migliorando la qualità della vita. Del resto, il ruolo fondamentale dell’igiene negli ambienti vissuti dai più piccoli, che non hanno ancora un sistema immunitario maturo, è riconosciuto anche dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Un’attenzione indispensabile per ridurre il più possibile la prolificazione dei batteri e garantire ai nostri bambini di crescere in spazi salubri.

a cura di Sara Aureli
coordinatrice area infanzia cooperativa sociale Società Dolce

 

Avere cura di per amore dell’ambiente...

cura-di-se.jpgCome posso parlare di cura e rispetto dell’ambiente se non mi vedo, se non sono presente a me stesso rispettando i miei bisogni e ciò che fa bene per me?

Come posso rispettare l’ambiente se non inizio a rispettare me stesso?

L’uomo è un microcosmo composto dagli stessi elementi di cui è composta la terra, quindi se iniziamo a portare armonia dentro di noi, di riflesso iniziamo a portare armonia anche allo scenario circostante.

Il momento storico che stiamo vivendo, fatto di confusione, dove ognuno afferma la propria verità e subito dopo leggiamo il contrario di questa verità, dove le informazioni su determinati temi arrivano a valanga e ogni professionista indica la sua via, ritengo ci sia la necessità di portare la persona ad essere consapevole di ciò che va bene per se stessa.

Per arrivare a questo passaggio è necessario iniziare un processo di conoscenza di sé che possa permettere alla persona di apprendere chiaramente chi è e quali siano i suoi veri bisogni, perché forse non tutto ciò che ci viene propinato è per noi necessario. Uno degli strumenti che ognuno ha a disposizione per entrare dentro la conoscenza di sé è il proprio corpo. Entrare nella percezione del proprio corpo ci permette di riconoscere la nostra profondità come esseri umani, come individui unici, dove l’etimologia della parola individuo ci riporta al significato di indivisibile. Se prendiamo coscienza della nostra importanza come esseri umani quello che è la cura di sé arriva spontaneamente e così di conseguenza tutto quello che riguarda la cura dell’ambiente.

Ognuno dovrebbe iniziare dalla cura di sé per arrivare alla cura di ciò che lo circonda. Quindi anche un tema come l’igiene, dove l’etimologia della parola igiene ci riporta al tema della salute che secondo l’OMS fa riferimento ad un armonia di tutti gli aspetti della persona (fisico, mentale, sociale, e aggiungo emotivo e spirituale), può essere reso maggiormente sentito partendo dalla percezione di sé e da un processo di lavoro che parte dal corpo. Il nostro corpo ha in sé i pensieri, le emozioni, l’anima, il sentire. Se iniziamo da semplici esercizi di percezione attraverso quello che può essere il movimento, il gesto, la lentezza possiamo riportare armonia tra le parti e tornare a meravigliarci di ciò che rappresentiamo. Se torniamo a vederci come esseri unici, non potremo fare a meno di avere cura di noi e di conseguenza essere anche più attenti all’igiene. Una sensibilizzazione alla cura di sé che parte dal conoscere se stessi con l’ausilio del corpo.

Iniziamo ad avere cura di noi, per avere cura dell’ambiente circostante.

cura di Daniela Costantini
educatrice sociale/culturale, ricercatrice, danzatrice

 

La baby sitter del XXI secolo

bambino_tv_02.jpgLa tv è entrata nelle case degli italiani negli anni ’50: questo nuovo oggetto di intrattenimento portava tutta la famiglia a riunirsi dopo cena, a volte invitando anche amici e parenti, per divertirsi insieme in un modo diverso dal solito.In casa era presente un solo apparecchio e solitamente era posto in salotto, luogo della casa condiviso da tutti. La televisione era così un oggetto che facilitava l’incontro della famiglia. Inutile dire che molte cose sono cambiate da allora e che in particolare la tv si è trasformata da oggetto di mero intrattenimento a oggetto indispensabile. Non ci si sbalordisce più se il numero delle televisioni equivale a quello degli ambienti; spesso è la prima cosa che si accende quando si entra in casa ed è utilizzata come sottofondo quando si è soli: anche se non direttamente guardata, con il suo suono riempie un “vuoto”… da qui l’espressione “la tv mi fa compagnia”.

Ma cosa comporta questo utilizzo frenetico e spropositato della televisione?

Come incide il suo utilizzo sull’educazione e la crescita del bambino e in particolare sulla relazione tra il bambino e i suoi genitori?

Gli esperti ci dicono che la televisione è sconsigliata nei primi due anni di vita, in quanto un utilizzo frequente influisce negativamente sullo sviluppo del linguaggio e sulla qualità delle interazioni adulto-bambino, nonché sulla creatività del bambino stesso. Dopo i due anni è comunque consigliato un utilizzo per non più di un’ora al giorno, preferibilmente in compagnia dell’adulto, che aiuta il bambino a interpretare e a dare significato a ciò che guarda.

Nella realtà la tv spesso viene accesa col fine di “tener buono il bambino” o per “occupare il bambino che si annoia”. Mentre l’adulto, dopo una intensa giornata di lavoro, è intento a svolgere le faccende di casa e preparare la cena, la tv intrattiene i bambini come se fosse una babysitter. L’energia rimasta assopita si riaccende appena la tv viene spenta, portando il bambino ad essere più irrequieto di prima. Anche per questo la tv è sconsigliata prima di andare a dormire.

Sarebbe augurabile che la “babysitter tv” fosse sostituita da piccole attività creative, dalla lettura di un libro, da un gioco da svolgere in autonomia, che da una parte attivano e sostengono la crescita del bambino e dall’altra permettono ai genitori di svolgere le mansioni di casa o ritagliarsi un piccolo tempo per sé stessi. Un’idea concreta potrebbe essere quella di dare al bambino della pasta di sale (si può tenere in frigo anche 3 giorni), da utilizzare in cucina seduto al tavolo al proprio fianco. In questo modo si sta insieme ma nello stesso tempo si è organizzati per svolgere le diverse attività con serenità, intesa e creatività.

a cura di Miriam Cesari
coordinatrice Area Infanzia cooperativa sociale Società Dolce

Giocare con un teatrino al posto della televisione...

teatrino.jpgLe vacanze natalizie sono alle porte, le scuole saranno chiuse e le attività extrascolastiche interrotte. Sarebbe bello utilizzare questo tempo libero stando all’aria aperta, andare al parco o semplicemente giocare in cortile.

Quando non sarà possibile? Siamo in inverno, cosa fare nei pomeriggi

freddi e piovosi? Accendere la TV, il PC oppure un gioco elettronico? Vi scrivo per proporvi un’alternativa semplice, ma creativa da poter realizzare tutta la famiglia insieme: la creazione di un teatrino e burattini fai da te.

Questo vi permetterà, nel divertimento e nello svago di sviluppare immaginazione, abilità manuali, verbali e di scrittura. Per la realizzazione del teatrino avrete bisogno di un grande scatolone, tagliate una fessura frontale a forma rettangolare e decoratelo a piacimento. Per la realizzazione dei pupazzi, che potranno avere varie grandezze: a dito oppure più grandi per tutta la mano; potranno essere utilizzati vari materiali come un calzino, delle stoffe e cartoncini.

Per una descrizione dettagliata sul lavoro da fare vi potranno essere utili i molti tutorial su internet. Iniziando da una fiaba semplice, ad esempio “Cappuccetto rosso”, potete riscoprire i personaggi: protagonista, antagonista e aiutante, magico o no; e la struttura che caratterizza un racconto: situazione iniziale, complicazione, svolgimento e conclusione con lieto fine. Con l’acquisizione di queste conoscenze si ha una guida per tutte le storie che si vorranno raccontare. Scrivere la storia nero su bianco, in discorso diretto, da attaccare sul teatrino e poter leggere durante le prime rappresentazioni vi aiuterà. Una volta fatta un po’ di esperienza con racconti conosciuti come “i 3 porcellini”, “Pinocchio” ecc. vi potrete cimentare in creazioni nuove ed originali. È divertente farlo tutti insieme, grandi e piccoli.

L’aiuto dei genitori sarà fondamentale nelle prime occasioni, ma una volta capito il gioco sarà divertente scambiarsi i ruoli. I genitori racconteranno ed i bambini saranno i pubblico, viceversa i figli inventeranno un racconto per gli adulti, le possibilità sono infinite….. buon divertimento!

a cura di Pamela Celani
Associazione culturale PesceBaleno

 

I nostri centri energetici: un mondo vastissimo da scoprire...

bambino_massaggio.jpgParlando del cris massage nello scorso numero dellarivista, avevo accennato ai Chakra che sono alla base del trattamento. I chakra sono centri energetici dove scorre l’energia del nostro corpo: nelle tradizioni orientali, il corpo umano è composto da molti livelli di energia, sia fisici che regolati da flussi di energia sottile dentro ai centri energetici (chakra). L’energia che si accumula nei chakra ci consente di avere un’attività intellettuale, emotiva e spirituale. Queste ruote di energia (o vortici di luce) sono quindi centri di forza che nutrono i diversi livelli dell’essere: fisico, emozionale, mentale e spirituale ed irradiano energia in tutte le direzioni.

Quindi, attraverso di essi si possono avere delle visioni allargate su tanti disequilibri di ordine fisico, emotivo o energetico. I chakra vengono rappresentati con dei vortici circolari e possono assumere diversi colori: quelli principali più studiati e conosciuti sono sette. Ad ognuno di essi si possono anche associare delle essenze floreali o degli oli essenziali per riequilibrare quel centro di energia.

Riequilibrare un chakra significa attivare in maniera funzionale il tipo di energia che si può sprigionare dal singolo centro. I Chakra sono anche collegati agli stili di vita, di alimentazione e di movimenti fisici. La meditazione, l’ascolto dell’altro, la vita stessa, le scelte che ci mette davanti, sono tutte vie attraverso cui un chakra può riequilibrarsi. Ad esempio, alcune posizioni di yoga vanno a lavorare su dei centri energetici piuttosto che altri; dobbiamo guardare più aspetti e più soluzioni per riportare armonia.

Se per esempio ad essere in disequilibrio è il nostro primo centro di energia, il Muladhara Chakra, cioè il chakra radice (il suo colore è il rosso, è collegato alla terra e le parti del corpo che comprende sono: naso, denti, ossa, ghiandole surrenali, parte bassa dei reni, anche, piedi, retto colon, prostata, sangue) questo chakra, in condizione disarmonica può rivelare paure profonde, sensazione di non essere amati, molta stanchezza, dolori ai piedi, problemi ai denti, fragilità ossea, ecc. per riportare equilibrio possiamo prevedere un’alimentazione fatta di cereali in chicchi, ridurre zuccheri raffinati, cibi crudi, latte e formaggi.

Una delle posizioni di yoga per riequilibrarlo è la posizione del gatto, Sarduli kriya, fare della respirazione consapevole e addominale, passeggiare in mezzo alla natura… si possono utilizzare alcune essenze anche da dare direttamente nella zona coccigea. Insomma, un mondo ampio e molto affascinante che può aiutarci nel nostro viaggio verso il prendersi cura di noi stessi...

a cura di Claudia Ciarrocchi
esperta in medicina olistica

Scacco matto alla tecnologia: crescere giocando a scacchi!

bimbo_scacchi_01.jpgIn un mondo sempre più digitalizzato, gli antichissimi scacchi si rivelano ancora oggi un gioco educativo, formativo e sportivo. Capace di risvegliare nei bambini di ogni età attenzione, curiosità, ingegno e abilità di problem-solving.

A differenza della maggior parte delle attività ludiche, dove bisogna seguire regole rigide e passive, negli scacchi è la creatività che la fa da padrona, permettendo al bambino di costruirsi in modo personalizzato, e sempre diverso, il proprio stile di gioco. In questo modo il bambino può esprimere tratti della sua personalità, sia quelli dominanti, sia quelli più sopiti.

Gli scacchi sviluppano abilità logico-cognitive nel bambino, ma anche negli adulti, tanto che è dimostrato che giocare a scacchi migliora il rendimento scolastico! Sviluppare un pensiero logico, risolvere problemi, elaborare piani strategici, calcolare, sono tutte abilità che il bambino può apprendere e migliorare attraverso questo gioco. Da non dimenticare la dimensione sociale: è utile per favorire il confronto e la socializzazione, al di là di ogni barriera di lingua, sesso, religione, cultura o età. Un modo di unire e coinvolgere anche le famiglie, infatti spesso sono i nonni e i papà che insegnano i rudimenti del gioco ai più piccoli, per poi essere surclassati: non dimentichiamo che i bambini imparano in fretta!

Gli scacchi sono anche un’attività sportiva vera e propria, riconosciuta dal CONI, che è formativa ed educativa. Essendo il gioco del tutto privo dell’elemento “fortuna”, risulta impossibile barare, bluffare, truffare... contano solo le qualità individuali, il merito e le capacità umane messe in campo. Si impara a rispettare l’avversario, a confrontarsi con l’altro (simile o diverso che sia), ad accettare la sconfitta e gli errori come momento di crescita e opportunità, ad incrementare l’autostima, la fiducia, le capacità decisionali.

In attesa che gli scacchi vengano introdotti come materia nelle Scuole Pubbliche italiane, come già avvenuto in diversi stati dell’Unione Europea, c’è già la possibilità di rivolgersi ai Circoli scacchistici o a Istruttori della Federazione Scacchistica, per organizzare corsi o lezioni scolastiche o extrascolastiche.

I bambini più appassionati poi, possono partecipare ai tornei giovanili della Federazione Scacchistica Italiana oppure ai tornei scolastici, vivendo importanti occasioni di crescita.

a cura di Stefano Balestra
Istruttore Federazione Scacchistica Italiana - SNAQ

 

Facciamo insieme il washi-tape

washi.jpgOccorrente:

Carta da regalo colorata

Nastro bi-adesivo

Penne; matite e taglierino

Condividete con noi le vostre creazioni nella pagina facebook “L’ora del tè”...

 

 

Il washi tape è uno scotch colorato, disponibile in tantissimi colori e fantasie diversi, che in Giappone viene utilizzato per decorare e personalizzare oggetti di uso comune e quotidiano.

Da qualche anno questo versatile prodotto è disponibile anche in Italia in numerose catene di negozi specializzati in articoli creativi e per la casa, ma sfortunatamente i prezzi sono spesso poco convenienti e la scelta ancora estremamente limitata.

Con questo foto-tutorial vi mostreremo come realizzare in casa, in maniera facile ed economica, il vostro washi tape e come utilizzarlo per trasformare delle comuni matite in oggetti assolutamente unici. Perché anche se le vacanze sono appena cominciate, è bello approfittare di queste giornate spensierate per preparare in maniera allegra e colorata tutto l’occorrente che ci accompagnerà nella meravigliosa avventura di un nuovo anno scolastico!

01) Posizionare sul piano di lavoro la carta da regalo con il lato non stampato rivolto verso l’alto. Far aderire un pezzo di nastro bi-adesivo alla carta da regalo.

02) Con l’aiuto del taglierino, ritagliare la striscia di carta da regalo sulla quale è stato posto il nastro.

03) Iniziando dalla punta della matita, rivestirla interamente con la carta colorata, avvolgendola a spirale fino all’estremità superiore, eliminando alla fine la carta in eccesso dai bordi con l’aiuto del taglierino.

04) Ecco pronte le vostre matite, coloratissime e pronte a tracciare il racconto di tante nuove e fantastiche esperienze!

a cura di Silvia Mederi
esperta arti grafiche, diplomata IED

Come possiamo vivere al meglio la musica nella quotidianità?

bambino_musica_02.jpgL’esperienza sonora è come una piattaforma multimediale che mette in relazione e “accende” connessioni nel nostro cervello, potenziando a livello cognitivo ed emozionale.

A volte le canzoni, con un titolo o con un verso, riescono a esprimere concetti complessi; è ciò che succede se abbiniamo la parola “musica” ai versi di G. Paoli “Quando sei qui con me questa stanza non ha più pareti…” La musica può trasportare adulti e bambini negli spazi infiniti della fantasia e, come le neuroscienze ci indicano, è un’esperienza che può potenziare sin dalla tenerissima età le capacità di apprendimento e di relazione; “Il cervello, alla nascita, è l’organo meno differenziato e le esperienze precoci indirizzano le connessioni fra neuroni”; per questo quando decidiamo di fare o ascoltare musica, se i protagonisti o i fruitori sono bambini, dovremmo scegliere il luogo e i mezzi senza sottovalutare alcuni importanti fattori:

La Luce nello spazio sonoro. L’oscurità può favorire stati d’animo che la musica riesce a esaltare, ma per una serena concentrazione i bambini hanno bisogno di ambienti luminosi e, potendo scegliere, di una diffusa luce naturale.

I Colori nello spazio sonoro. In genere i bambini amano i colori vivaci, ma sono i colori chiari e tenui (pastello) che conducono i bambini alla tranquillità d’animo e alla concentrazione, elementi necessari alla pratica e all’ascolto della musica. Il bianco merita una considerazione particolare: è un colore che può lasciare indifferente la sensibilità di un bambino, ma con la guida consapevole di un genitore o di un educatore può diventare la pagina bianca che accoglie tutte le sfumature della sua creatività.

Gli arredi nello spazio sonoro. Il senso dell’udito dei bambini è molto sensibile a tutte le frequenze sonore e per questa ragione le esperienze musicali dovrebbero essere vissute nei modi più opportuni consentendo un ascolto piacevole. Attenzione perciò ad ambienti o troppo “riflettenti” o troppo “assorbenti” che esaltano esageratamente o impediscono la propagazione delle naturali rifrazioni e risonanze di cui la musica ha bisogno.

Il Volume d’ascolto. Quantità non è sinonimo di qualità. Il volume, nel caso dei bambini, dovrebbe essere alto quanto basta per coinvolgerli emotivamente e fisicamente; in questo modo la personalità e la sensibilità del bambino non rischiano di finire “schiacciate” dal peso della musica. Quando la musica è eseguita e/o ascoltata nei luoghi opportuni e con modalità che non ne alterano la portata emotiva, anche una semplice esecuzione ha il potere di rigenerare, “nutrire” e “accendere” il nostro cervello; anche un semplice canto (semplice come quello di un bambino) ha il potere di commuoverci o di farci sorridere: in una parola… di emozionarci.

a cura del M° Sabrina Simoni musicista e didatta
e M° Siro Merlo musicista e compositore

Bambini liberi di essere selvatici...

mani.jpgI giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie” Montagne

Coperta da pic-nic, torcia e siamo pronti per questa nuova avventura da gustare in famiglia! Francesco è alle stelle, ha soli tre anni, ma quando gli ho detto che saremmo andati a “Casa di Rosa” per fare un pic-nic e avremmo visto i cavalli e fatto una passeggiata nel bosco sembrava gli avessi proposto la cosa più bella del mondo!

Il ritrovo è alle 18, si comincia a grigliare la carne e verdure mentre i bambini giocano liberi nel prato. L’ora della cena è arrivata e dopo aver mangiato (e c’era anche il dolce con le torte fatte in casa direttamente da genitori!) i bambini sono stati intrattenuti magnificamente con un racconto di Gianni Rodari!

Lo scopo di questa narrazione” spiegano Letizia e Pamela “è voler far cercare di capire, informare tranquillizzare i bambini in modo che possano affrontare la passeggiata notturna nel bosco, luogo dove, nell’immaginario, ci si può perdere e incontrare il lupo!”In cielo la Luna e le stelle proprio nel bosco abbiamo trovato compagnia: Le Lucciole! I bambini erano estasiati e cercavano in qualche modo di catturale, ma è bastato loro spiegare che gli animaletti si sarebbero feriti per poter proseguire la passeggiata serenamente.Tornati a casa, Francesco continuava a dire “culliole!” (lucciole) ed io ero contenta di aver passato una serata assieme al mio cucciolo, a mio marito e ad altri genitori. E’ stato un po’ come tornare bambina, quando ancora c’era la possibilità di divertirsi senza avere troppi giochi strutturati.

L’iniziativa a cui ho preso parte è stata possibile grazie ad un’associazione di Molinella che con i suoi interventi cerca di far riscoprire i valori e i giochi di un tempo, il valore della nascita consapevole e non a caso utilizzano i giochi di legno e l’outdoor education. Le 4 socie fondatrici educatrici e mamme (Letizia, Valentina, Pamela e Rosa) hanno dato vita nel 2008 a questa associazione per sopperire alle mancanze ludiche del territorio e si occupano, come volontarie, di organizzare diversi corsi ed incontri per la fascia d’età che va dai meno 9 mesi ai 6 anni!Sono diverse le collaborazioni con molti professionisti, come psicomotricisti, educatori, ostetriche, educatrici e insegnanti di scienze motorie; ci sono incontri di gruppo solitamente gratuiti e percorsi che invece possono essere a pagamento; ci sono momenti in cui i bimbi vengono affidati alle educatrici e momenti in cui si può giocare con i propri figli, ma lo scopo principale di tutte queste attività è ritrovare un “Tempo Lento” per giocare in modo spontaneo.

a cura di Pamela Sorrentino
Volontaria Associazione Ludofficina 

Mio figlio: priorità assoluta anche in caso di separazione

famiglia_litigio_01.jpgLa fine di un matrimonio è sempre un momento difficile per la coppia ma questa fatica aumenta quando ci sono figli, soprattutto se minori. Le domande che i genitori spesso pongono agli avvocati riguardano principalmente le modalità del giudizio di separazione.

La legge 162 del 10 novembre 2014 stabilisce che, quando vi è accordo sia sulle modalità di visita che sulle questioni economiche, non è più necessario separarsi comparendo davanti al Giudice. Infatti vi è la possibilità di redigere un accordo scritto con l’assistenza di due diversi difensori nel quale i genitori stabiliscono le regole inerenti a tutti gli aspetti della fine del matrimonio. Tale accordo necessita del “controllo” del Pubblico Ministero e successivamente viene comunicato all’Ufficiale di stato civile del Comune ove si è celebrato il matrimonio. Sono notevoli vantaggi di tale procedura soprattutto in termine di tempi in quanto, stilato l’accordo, in circa trenta giorni l’iter si può considerare concluso.

Nell’ipotesi in cui non vi sia accordo tra i coniugi si darà il via, mediante il deposito di un ricorso, al procedimento per la separazione giudiziale che prevede una prima udienza davanti al Presidente del Tribunale competente dove i coniugi verranno autorizzati a vivere separati e verranno assunti i provvedimenti temporanei ed urgenti, dando poi corso ad una vera e propria fase di contenzioso che si concluderà con una sentenza. Quando si parla di affidamento dei figli, si opta sempre per l’affido condiviso: ciascun genitore deve continuare ad occuparsi dei figli e deve essere per essi un punto di riferimento costante.

In quest’ottica i due genitori, se da un lato hanno il dovere di collaborare nel prendere insieme le decisioni più importanti e significative per i figli, dall’altro hanno, ciascuno, il diritto di ritagliarsi degli spazi autonomi, nell’ambito dei quali costruire un nuovo rapporto con i figli, senza alcuna interferenza o ingerenza da parte dell’ex coniuge. Normalmente i minori continueranno ad abitare con la madre presso la casa familiare. Quanto all’esercizio del diritto di visita del genitore non convivente, il consiglio è quello di essere molto dettagliati nel disciplinare orari, giorni, gestione delle vacanze estive e feste comandate. Ciò consentirà di avere regole chiare e concordate le quali garantiranno maggiore serenità alla coppia e soprattutto stabilità ai bambini. Va da sé che con il passare del tempo e sempre nell’interesse dei minori i genitori potranno decidere insieme di gestirsi in maniera più elastica.

Per ciò che concerne gli obblighi di mantenimento a favore dei figli, i genitori hanno l’obbligo di contribuire al sostentamento dei propri bambini in misura proporzionale al reddito. L’assegno di mantenimento ad essi spettante, dovrà tener conto delle attuali esigenze del figlio del tenore di vita goduto con entrambi i genitori, dei i tempi di permanenza presso ciascun genitore e delle risorse economiche di entrambi considerando anche i compiti domestici. Le spese straordinarie di regola vengono sostenute al 50% dai coniugi e vanno ad aggiungersi al mantenimento periodico sopra indicato, intendendosi le spese mediche non coperte dal sistema sanitario nazionale (che prevedono il consenso di entrambi, salvo l’urgenza); le spese scolastiche, come le tasse, rette, libri di testo e talora le spese extra-scolastiche, quali corsi di istruzione, attività sportive e ludiche (che prevedono il consenso di entrambi).

È sempre difficile trovare un nuovo assetto in questo tipo di famiglia separata, ma è mia esperienza che con il tempo anche i genitori che si sono separati nel peggior modo trovano un accordo proprio, un “modus vivendi” per il bene dei propri figli che comprende il diritto inalienabile di ogni bambino, come dice la legge, di avere un papà ed una mamma e di poter godere del bene di entrambi, elemento fondamentale per ogni bambino che deve guidare le azioni di tutti i genitori, sempre. 

a cura dott.ri Daniela Politino - Marco Di Maio
avvocati

 

Ogni frutto ha la sua stagione: gioco e nuove tecnologie

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Il gioco è considerato la forma espressiva più significativa per i bambini: è giocando che si comprende il funzionamento degli oggetti, che si libera la fantasia e si sperimentano nuove forme di piacere.

Ed è sempre il gioco che diventa strumento di comunicazione, mediazione e condivisione tra gruppi di pari e con gli adulti, che è strumento per controllare e gestire le frustrazioni sollecitate dalla vita sociale, per comprendere i bisogni soggettivi propri e altrui.

Diventa significativo promuovere il gioco come possibilità data al bambino di giocare liberamente e spontaneamente e se possibile in spazi e contesti all’aria aperta che maggiormente sono in grado di potenziare le abilità non solo espressive e cognitive ma anche fisiche.

I bambini soprattutto della fascia d’età 0-6 anni conoscono il mondo attraverso il contatto e il contatto con la natura e con gli elementi naturali favorisce spontaneamente questo processo esperienziale. Non vanno demonizzati computer, telefonini, playstation, tablet perché sono forme di gioco e di espressione ormai entrati nella nostra vita., ma come “ogni frutto ha la sua stagione” ritengo che siano oggetti e forme di gioco che devono entrare quando il frutto è più maturo, quando altre esperienze fondamentali hanno dato al nostro corpo ed alla nostra mente un assetto più completo, quando soprattutto siamo in grado di discernere tra fantasia e realtà in maniera strutturata.

I giochi all’aria aperta a contatto con la natura permettono ai bambini di realizzare giochi fantastici, liberare la fantasia, far finta di essere… in stretta connessione con l’ambiente. Un ambiente che si presta a infinite rielaborazioni, che si modifica con il cambiamento delle stagioni, ma che è reale e tangibile. Solo dopo aver sperimentato queste forme di gioco, dopo aver liberato la propria fantasia in contesti aperti e liberi, dopo aver misurato le proprie potenzialità riconoscendosi, i bambini sono più maturi per entrare in un gioco virtuale uscendone senza rimanerne “imprigionati”.

Questa possibilità non significa che oggi nel 2016 la “maturità” dei bambini sia diversa da quella di trent’anni fa. Non è da trascurare invece il fatto che oggi i bambini sono circondati da strumenti di uso corrente e quotidiano che è impensabile non sappiano usare. Un po’ come i bambini di cinquant’anni fa di fronte alla prima televisione. Giocavano in cortile, alcuni, la maggior parte, avevano i conigli come compagni di gioco ma hanno imparato a conoscere ed usare la tv senza dimenticarsi di essere bambini.

a cura di Cristiana Gattai
pedagogista area infanzia, Cooperativa Sociale Società Dolce

I bambini hanno bisogno di giocare!!!

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Il gioco di movimento, senso-motorio, inizia nel secondo anno di vita, quando il bambino impara a camminare e diventa padrone dei propri movimenti...migliorando progressivamente le sue capacità fino a poter correre, arrampicarsi, saltare, scivolare, con piacere ed intensità sia fisica che emotiva.

E’ un modo per conoscere e conquistare il mondo ed è un esperienza che viene vissuta con entusiasmo dal bambino, interessato, almeno fino ai primi anni della scuola primaria, non tanto alla performance, ma alla soddisfazione di esprimere le potenzialità del proprio corpo, qualunque esse siano.

I genitori dovrebbero sapere che il gioco di movimento è uno strumento che il bambino ha a sua disposizione per costruire la sua identità, perché questa ha, in particolar modo nell’infanzia, un’importante dimensione corporea.

I bambini piccoli, soprattutto nei primi tre anni di vita, stanno costruendo la propria personalità e stanno differenziandosi dalla figura adulta compiendo il processo di separazione-individuazione teorizzato dalla psicologa M. Mahler nel suo famoso libro La nascita psicologica del bambino.

In questo processo anche il gioco di movimento riveste un ruolo fondamentale e deve essere vissuto pienamente per tutta l’infanzia, fino a quando, verso gli 8/9 anni, il piacere del gioco si sposta dall’uso gratuito del movimento e delle proprie potenzialità corporee al risultato e al controllo del movimento.

E’ così che i salti, le cadute, lo strisciare, l’arrampicarsi, i giochi di equilibrio-disequilibrio, aiutano il bambino a percepire i propri confini corporei e a sentire che il proprio corpo delimita un Io separato da un non-Io, un Io struttura psichica di cui il corpo è la sede che lo racchiude e delimita.

Il gioco di movimento dei bambini è espressione di un’importante tappa evolutiva dell’infanzia ed e’ per questa ragione che in tutte le culture i bambini fanno da sempre gli stessi giochi con lo stesso piacere e intensità.

a cura dott.ssa Silvia Laffi
psicomotricista

“Mamma, papà... leggetemi forte!”

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Numerose ricerche scientifiche dimostrano come la lettura ad alta voce rivolta ai bambini ben prima dell’età scolare sia fondamentale per il loro sviluppo cognitivo, intellettuale ed affettivo.

La lettura ad alta voce, anche nei primi mesi di vita del bambino fatta con continuità, svolge un’influenza positiva sia dal punto di vista relazionale, essendo un’opportunità di relazione tra bambino e genitore, che cognitivo sviluppando meglio e più precocemente la comprensione del linguaggio e la capacità di lettura, inoltre consolida nel bambino l’abitudine a leggere.

Nati per leggere è un progetto nazionale promosso dall’Associazione Italiana Biblioteche, dall’Associazione Culturale Pediatri e dal Centro per la Salute del Bambino che dal 1999, promuove la lettura in famiglia sin dalla nascita; si rivolge ai bambini da 0 a 6 anni e mira a favorire la crescita armoniosa del bambino attraverso una attenzione particolare ad uno sviluppo cognitivo ed affettivo ricco, attraverso lo stimolo della lettura. Al centro del programma Nati per Leggere c’è Il ruolo del genitore, in quanto primo intermediario tra il bambino e il mondo che egli si accinge a scoprire, che viene supportato tramite la proposta di libri selezionati e l’indicazione di alcune regole di lettura. Non sono necessarie particolari tecniche di lettura, è sufficiente intraprendere con il bambino una lettura dialogata, secondo cui il genitore incoraggia il bambino a parlare coinvolgendolo attraverso domande e lasciando che egli ponga domande. L’attenzione alle illustrazioni, la variazione del ritmo di lettura, la differenziazione delle voci dei personaggi e la mimica sono poi elementi importanti per ottenere l’attenzione del bambino. L’editoria rivolta ai bambini propone oggi una vastissima scelta di pubblicazioni in cui l’attenzione al testo e la cura dell’illustrazione rendono la lettura ad alta voce una magica esperienza sia per il bambino che per il genitore. Il programma Nati per Leggere e personale specializzato (educatori, bibliotecari, librai) aiutano ad orientarsi nella scelta dei libri appropriati nelle diverse fasi della crescita. 

a cura di Paola Saoncella
libreria Biblion

Mens sana in corpore sano...senza paura delle regole!

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W l’estate! Ma come organizzare la giornata dei vostri ragazzi che si ritrovano con tante ore libere a disposizione? Come combinare attività all’aria aperta e studio? Ecco alcuni consigli che valgono per i giovani dai 6 ai 18 anni.

Il primo consiglio è questo: più attività fisica e meno immobilità davanti a uno schermo, tv, computer o telefonino che sia!

L’attività fisica, basta anche una semplice passeggiata, crea le ideali condizioni fisiche e mentali per uno studio più proficuo: aumenta l’ossigenazione del sangue, stimola le endorfine, abbassa il livello di stress, rilassa e prepara i giovani a rendere di più intellettualmente migliorandone la concentrazione. Pertanto, i momenti trascorsi all’aria aperta non tolgono energie allo studio, anzi, le due cose si potenziano l’un l’altra.

È utile quindi che voi genitori vi impegniate ad organizzare le giornate estive dei vostri figli programmando momenti di studio e momenti di attività all’aria aperta. Per fare questo, dovreste dare importanza all’indole dei vostri figli e valutare anche i vostri impegni e gli orari lavorativi. Per i più piccoli, vi consigliamo di individuare ogni giorno un tempo per lo studio in quanto per loro è un divertimento, una scoperta, un mettersi alla prova, senza ostacolarli con ansie e paure ma lasciandoglielo vivere in modo autonomo e piacevole, intervenendo semmai successivamente per chiarire dubbi o errori. Vi accorgerete che alla fine dell’estate i vostri bambini saranno senz’altro soddisfatti di avere fatto il loro dovere.

Se per i più piccoli studiare e voler imparare è spontaneo, i ragazzi più grandi hanno meno motivazione allo studio: hanno altri interessi come amici, sport e fidanzatini!

Tocca allora a voi genitori mettere in campo maggiori risorse e strategie per farli studiare. Il suggerimento è di creare assieme a vostro figlio, un piano di studi estivo preparato sulla base delle inclinazioni del ragazzo e che preveda un frazionamento dell’impegno tra momenti di svago e di studio: arriverà alla fine dell’estate preparato e con il minimo sforzo.

Ricordate che il lavoro di voi genitori è fondamentale: bambini e ragazzi vanno costantemente sostenuti con disciplina e tanta pazienza. Loro cercano di imporsi, inseguono l’autonomia attraverso critiche e scontri, ma quello che chiedono sono supporto e comprensione. Genitori non desistete e non temete! Saranno proprio le vostre regole che fortificheranno i vostri figli, che insegneranno loro ad auto regolarsi e che, nello stesso tempo, infonderanno in loro un senso di protezione.

a cura dott.sse Benedetta Aureoli e Marika Benaglia
insegnante e pedagogista

“Tu sarai per me unico al mondo... e io sarò per te unica al mondo”

piccolo_principe.jpgUn film da vedere con gli occhi, ma soprattutto col cuore. I concetti sono forse difficili da comprendere in tenera età, ma offrono una profonda riflessione alle coscienze dei “Grandi”. “Portare sullo schermo “Il Piccolo Principe”, l’opera della letteratura francese più letta al mondo, da quando negli anni ‘40 fece la sua prima apparizione, era impresa da spaventare chiunque…, però Mark Osborne lo ha fatto molto bene, spruzzando la sua versione con un pizzico di benefica follia.” Roberto Nepoti LA REPUBBLICA.

L’anno al cinema è cominciato con un disegno animato. Di classe. Alla base c’è uno dei più famosi romanzi per ragazzi del ‘900 “Il Piccolo Principe” il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry su cui hanno sognato commuovendosi, molte generazioni. E poi perché il regista americano Mark Osborne, si è valso delle tecniche più moderne per l’animazione di oggi, non solo la “computer graphic”, ma anche la “stop motion” con pupazzi animati ottenendo risultati sempre di una calda suggestione.” Gian Luigi Rondi IL TEMPO

Antoine de Saint-Exupéry nacque a Lione nel 1900 da una famiglia aristocratica: suo padre era un conte e sua madre una pittrice di talento. Pubblicò “Il Piccolo Principe” nel 1943. Come il narratore, anche Saint-Exupéry era pilota di professione. Ebbe un incidente in pieno deserto del Sahara nel 1935, fu ritrovato e salvato dagli indigeni. E’ un racconto autobiografico dunque, il bambino che incontra nel deserto è un’altra parte di se stesso che arriva dal pianeta dell’infanzia, per non dimenticare come di solito succede ai grandi. Il Piccolo Principe arrossisce, non risponde alle domande. “E quando si arrossisce, significa sì, vero?” dice Antoine de Saint-Exupéry. E’ probabile che abbia circa sei anni, la stessa età del narratore nel momento in cui gli adulti hanno scoraggiato la sua vocazione per il disegno, “convincendosi” a non vedere nient’altro che un cappello nel disegno del serpente boa che aveva ingoiato un elefante tutto intero.

Ma l’ex bambino aveva sempre conservato quel foglio, per non dimenticare a che punto la mancanza d’immaginazione degli adulti potesse essere grande e scoraggiante. “Ho bisogno di una pecora: disegnami una pecora” chiede il Piccolo Principe. Di fronte al disegno del narratore, una cassa rettangolare con tre buchi per respirare, il bambino dirà: “Questo è proprio quello che volevo”, la pecora del Piccolo Principe è là dentro.

Secondo l’autore Il Piccolo Principe è un libro per bambini che si rivolge agli adulti affinché non dimentichino di essere stati bambini!! “Addio” disse la volpe “ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. “L’essenziale è invisibile agli occhi” ripeté il Piccolo Principe per ricordarselo.

a cura di Francesca Cristofari
mamma di Jacopo e Jari

Allergia ai peli dei nostri amici a 4 zampe...

bambina_coniglio_01.jpgL’allergia è una manifestazione clinica che può coinvolgere diversi apparati, dovuta a una risposta esagerata e dannosa del sistema immunitario a sostanze normalmente innocue e ahimè, anche i nostri amici animali possono essere fonte di problemi. I più coinvolti sono quelli che vivono negli ambienti domestici: gatti, cani, criceti, conigli o che entrano a contatto con l’uomo per motivi di lavoro e sport, come topi, cavie o cavalli, per chi lavora nei laboratori di ricerca o pratica equitazione.

Il contatto diretto con l’animale può non essere necessario per scatenare la reazione allergica poiché gli ambienti dove l’animale soggiorna sono di per sé contaminati. Nelle case, gli allergeni possono essere rilevati nella polvere domestica e nell’aria; inoltre, trasportati a scuola e nei luoghi di lavoro da abiti e capelli, possono contribuire a nuove sensibilizzazioni in compagni di classe e colleghi di lavoro già affetti da altre allergie di tipo respiratorio (come quelle derivanti dai pollini e dagli acari della polvere) causandone la sensibilizzazione anche verso gli animali.

Il più importante allergene del gatto (Fel d1), tra i più coinvolti nelle reazioni allergiche, viene prodotto in quantità maggiori dai gatti maschi, particolarmente da quelli non castrati; dalle cellule sebacee si deposita sull’epidermide, sui peli e passa nell’aria sottoforma di piccole particelle (2-5 micron) che inalate possono raggiungere le vie aeree più basse. Tali particelle sono quindi potenzialmente capaci di scatenare non solo sintomi oculari e a carico delle cavità nasali, ma anche episodi di asma bronchiale.

Gli amanti degli animali che sono affetti da allergia all’epitelio di gatti e cani non devono però disperare!

Possono sottoporsi a un percorso di desensibilizzazione attraverso la somministrazione di un’immunoterapia allergene specifica con l’obiettivo di ridurre lo stato di ipersensibilità del sistema immunitario: attraverso una rimodulazione della risposta immune s’instaura una nuova tolleranza verso questi allergeni riducendo sensibilmente le manifestazioni cliniche ad essi correlati.

A questo si possono associare alcune misure d’igiene corrette per minimizzare l’esposizione agli allergeni in casa al fine di migliorare la convivenza e salvaguardare la relazione affettiva instaurata con l’animale domestico. Occorre precisare tuttavia che l’efficacia di tali misure non sono state ancora dimostrate da studi rigorosi.

L’allontanamento del nostro amato animale e la relativa igienizzazione definitiva degli ambienti rimangono le ultime possibilità da percorrere per risolvere il problema dell’allergia.

a cura dott. Pietro Galati
medico chirurgo specialista in allergologia e immunologia clinica

DNA psichico: un imprinting non trascurabile!

bambina_cucciolo.jpgSi è detto tutto e il contrario di tutto sul rapporto fra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, entrambi padri della psicoanalisi e stretti collaboratori, almeno fino alla rottura del loro connubio professionale.

La diversa interpretazione dei sogni e opinioni differenti circa la formazione della personalità dell’essere umano, già dalla sua infanzia, sarebbero la causa di questa rottura. Secondo Freud il bambino che nasce è “tabula rasa” e il
carattere prende forma in seguito a vicende di vita ed educazione ricevuta. Secondo il medico svizzero invece la psiche si comporrebbe di due parti, l’inconscio personale, frutto di esperienze tese a rendere unica la personalità e l’inconscio collettivo, sede degli archetipi, impronte primordiali, eredità comuni che all’atto della nascita darebbero un “imprinting” non trascurabile.
Da qui la possibilità, secondo Jung, di individuare alcune tipologie psicologiche e conseguenti tratti caratteriali comuni. L’abbinamento ai quattro elementi (Fuoco, Aria, Acqua, Terra) ha un’eco, non poi così lontana, con i dodici segni dello zodiaco. Detto che ciò non ha nulla a che fare con improbabili previsioni future o sedicenti maghi, risulta però curioso e affascinante la possibilità di individuare e perché no, superare i nostri difetti per diventare qualcosa di migliore.

Scopriamone le principali caratteristiche 

La tipologia “Fuoco”, corrispondente ai segni Ariete, Leone e Sagittario, si distingue per intraprendenza, egocentrismo e istintività. I nativi di questi segni dimostrano già da bambini uno spirito d’iniziativa non comune, riluttanti verso restrizioni o imposizioni in genere. Spesso stupiscono per l’intuito quasi “medianico”.

Il tipo “Aria” (Gemelli, Bilancia, Acquario) è versatile e comunicativo, ma non brilla per continuità e concretezza; eclettico e volubile, è sempre alla ricerca di nuovi stimoli già dalla tenera età, spinto da una curiosità intellettuale.

Il tipo “Acqua” (Cancro, Scorpione e Pesci) è fantasioso ed emotivo. La sensibilità è fortissima nel bambino di questi segni, tesa ad alimentare una creatività che chiede udienza e cerca una sponda. La timidezza deve essere superata, magari grazie ad uno sport o al contatto con gli altri in genere.

Il tipo “Terra” (Toro, Vergine, Capricorno) è affidabile, concreto e molto corretto; i cambiamenti sono mal vissuti, perché già da bambino si dimostra abitudinario e un po’ rigido. Spicca per l’atteggiamento maturo e lo spirito pratico, che non lascia tanto spazio all’emotività.

Certo “l’uomo è unico” come diceva il filosofo danese Soren Kierkegaard, ma l’idea che esista un DNA psichico resta tanto affascinante quanto difficilmente dimostrabile eppure non di rado, leggendo le peculiarità relative alla nostra data di nascita troviamo più di una assonanza e comprendiamo come l’astrologia non serva per prevedere il futuro, ma per capire noi stessi e il presente.

a cura dott. Gianluca Ruggeri
dottore in Filosofia a indirizzo psicologico

Cosa sono le doule? a chi e cosa servono?

doula.jpgLe doule sono donne che si occupano del sostegno emotivo e del benessere di altre donne e della loro famiglia, dalla gravidanza fino al primo anno di vita del bambino. 

La doula, forte della sua esperienza personale e della sua formazione, offre un sostegno su misura, intimo e confidenziale, nel pieno rispetto delle scelte della persona che assiste. Offre ascolto, informazioni, orientamento
e accudimento. Un buon modo di definire l’attività della doula è che “fa da madre alla madre”.
Perché c’è bisogno della doula?
Da quando la nascita si è spostata in ospedale, il sapere medico ha impiegato sempre più strumenti tecnologici di diagnosi e d’intervento precoce in caso di patologie, ma l’elemento umano di accudimento, sostegno, ascolto empatico delle emozioni e aiuto pratico è sempre più raro.
Se la fatica, le ansie del prendersi cura di un neonato un tempo venivano condivise all’interno delle grandi famiglie di una volta da sorelle, madri, nonne, zie, oggi si è molto più soli..
La figura della doula nasce negli Stati Uniti nel 1992 e rappresenta una soluzione valida al mutamento della società e della famiglia tradizionale. In America oggi la doula è una figura professionale sempre più diffusa con le proprie associazioni di categoria e con molteplici iniziative.
Si propongono doule pre-natali, per il parto in casa o per l’accompagnamento in ospedale, doule post-natali per l’assistenza domiciliare dopo cesareo, per parti gemellari o per chi vuole godersi la giusta assistenza in un momento delicato come la gravidanza. Anche in Europa la figura della doula si sta sempre più diffondendo, segno, anche se ancora impercettibile, di una cultura che cambia.

Avete presente cosa vuol dire rimanere tutto il giorno da sole con un neonato o non sapere come fare per poter recuperare un pò di sonno? A questi bisogni primari oggi risponde la doula!

La doula NON è un ostetrica, non compie interventi medici, non attua diagnosi mediche, non è una figura sanitaria, ma può collaborare con le ostetriche onorando e rispettando il loro ruolo. La doula è una “facilitatrice” perché migliora l’esperienza del parto, indipendentemente dagli esiti sanitari. Può essere presente durante il travaglio sia in ospedale che a domicilio, ma non attua procedure ostetriche. Se la donna vuole partorire in casa è necessaria la presenza di un’ostetrica. La professione relazionale della doula, in cui il saper essere è più importante del sapere o del saper fare, insegna a “esserci”.
La doula ha, innanzitutto, una disponibilità dell’anima, una disponibilità a mettersi a disposizione dell’altro, al lavoro interiore, sa stare con la sofferenza per alleviarla e trasformarla.

a cura di Silvia Zanotti
doula

foto Elèna Seidler

Parliamo di... genitorialità

bambini_famiglia.jpgEssere genitori oggi è una sfida ancora più difficile che richiede tantissima energia e flessibilità in tutte le fasi di crescita e sviluppo del proprio figlio. 

Confrontarsi con esperti del settore o meglio regalarsi un’ottica da un punto di vista esterno e professionale può aiutare: porta a vedere cosa emerge nelle pratiche educative quotidiane, a conoscere e sviluppare il desiderio di educare dei genitori, a rafforzare le proprie competenze educative partendo dalle vulnerabilità di ognuno. E’ importante creare un punto d’incontro, uno spazio in cui i genitori dove possono trovare sostegno e comprensione, ispirazione e idee utili per migliorare il proprio modo di essere genitori. Questo percorso può comprendere anche l’informazione e la consapevolezza su tematiche relative alla crescita dei figli, la genitorialità oggi, i nuovi modelli educativi nelle difficoltà del bambino e l’interazione sociale tra gli adolescenti.

Pedagogia e Psicologia come strumento di crescita per genitori e figli. 

La collaborazione tra più figure professionali nel settore educativo, psicoeducativo e pedagogico porta ad un’integrazione che crea sviluppo e crescita, perché le azioni pensate per la persona, che comprendono obiettivi
realistici per la persona, si vanno a tradurre nell’azione pratica. Qualsiasi persona con qualsiasi storia, può beneficiare di questi percorsi che mirano a comprendere e migliorare la relazione con i figli, gli stili educativi e comunicativi in famiglia oltre che favorire una crescita migliore dei figli stessi.


Progetto educativo condiviso

I benefici che possono portare adeguate azioni di sostegno alla funzione educativa di genitori ma anche di insegnanti in relazione tra loro possono arrivare ai bambini in termini di benessere nel momento che ci sia il DESIDERIO che qualcosa si modifichi. Scuola e famiglia possiedono già gli strumenti per arginare la frammentarietà e l’isolamento che caratterizza l’assenza di vera corresponsabilità delle azioni educative. La vera sfida è rappresentata dalla comprensione che il sapere del genitore è complementare a quello dell’insegnante in quanto ognuno ha bisogno dell’altro per comprendere maggiormente le proprie pratiche nel proprio quotidiano con quel bambino.
Gli interventi così specifici diventano parte un progetto globale e multi contestuale che può portare ad un miglioramento che coinvolge come parte attiva il bambino/adolescente, la sua famiglia, il contesto sociale e quello
scolastico. “Non ci può essere cambiamento, modificazione, senza un reale desiderio di cambiamento”.

a cura dott.sse Anna Giardi, Stefania Centorino, Giulia Bertacchi
pedagogista, psicologo-psicoterapeuta, educatore professionale

Vi raccontiamo la “disgrazia” di una disabilità che è diventata per noi un’opportunità di vita piena...

bambini_famigliaLa nostra famiglia ha una composizione abbastanza “variegata”: ci siamo noi genitori Claudia e Alessandro, sposati da 16 anni; le figlie naturali Daniela (15 anni), Alessia (13), Sara (9), una figlia adottata alla nascita, Manuela (4 anni) e una bambina di 12 anni in affidamento: Angelica.

Viviamo a Roma in una casa che, come si può capire dai nomi, è a forte prevalenza femminile: di certo non c’è molto tempo per annoiarsi, e soprattutto non mancano spazzole, bambole e scarpe da donna di ogni misura! Purtroppo (ora è il papà che scrive) cominciano ad aumentare a dismisura i vari tipi di trucco…

Volentieri vi raccontiamo in queste righe la nostra esperienza legata proprio alla più piccola, Manuela: fu abbandonata alla nascita per via della sua malattia, la Leucomalacia Periventricolare Cistica. Si tratta di una patologia conseguente a emorragia prenatale che ha causato una paralisi cerebrale infantile con danni alla corteccia in varie parti, in particolare della sostanza bianca. Questo evento ha reso impossibile alla nascita una diagnosi precisa sugli esiti successivi in merito a capacità motorie e intellettive, proprio per la vasta e disordinata localizzazione dei danni: di fatto fino ai 2 anni i medici hanno potuto esprimere soltanto ipotesi e solo da poco possiamo avere un’idea più precisa sulla salute di Manuela.

Gli esiti odierni consistono in una tetraparesi da ipertono con difficoltà motorie, soprattutto agli arti inferiori dove il controllo volontario è minimo; quelli superiori vanno un pochino meglio, mentre il controllo del busto e della posizione seduta sono ancora insufficienti. Risulta a oggi assai improbabile che possa in futuro camminare da sola, forse con l’aiuto di ausilii specifici qualcosa si potrà fare; dal punto di vista cognitivo invece il suo ritardo è molto più contenuto e i progressi sono all’ordine del giorno, “complici” le sorelle e l’entrata nel mondo scolastico.

Cosa ha significato l’entrata di Manuela nella nostra vita? Tante cose, tutte sorprendenti: forse proprio perché i medici non potevano sbilanciarsi siamo partiti senza aspettarci nulla, prendendo ogni piccolo progresso come un Dono. Certamente la vita di famiglia, già abbastanza complicata con 3 figlie, ci è stata stravolta: ma in una forma molto più bella di prima! Molto impegnativa, soprattutto i primi 2 anni quando praticamente ogni mattina c’era una visita in un qualche ospedale del Lazio; eppure molto più piena di gioia, di “peso specifico”.

Quello che più ci commuove da genitori è il vedere come davvero Mimmi (questo il soprannome datole dalle sorelle) sia fusa completamente nella nostra famiglia, sin dal primo giorno: ogni tanto qualcuno ci ricorda che l’abbiamo adottata, fosse per noi l’avremmo già dimenticato per quanto è naturale e preziosa la sua presenza, allegra e pur piena di senso della vita.

Ecco, c’insegna tantissimo, ogni giorno: le nostre figlie stanno imparando quanto sia ricco il donarsi, che apparentemente sembra un DARE ma in realtà è RICEVERE, noi genitori veniamo continuamente ridimensionati nelle nostre frenesie (e fesserie) di ogni giorno; e chiunque viene in contatto con lei ci testimonia come già la sola sua presenza sia fonte di pace: inaspettatamente per via della sua condizione, in realtà proprio in forza della sua disabilità che testimonia quanto la vita sia molto più preziosa di quel che i parametri di “benessere” proposti oggi dalla nostra società vorrebbero indicarci come “vita che vale la pena di essere vissuta oppure no. E benedetta sia la donna che, per motivi che solo Dio conosce, ha comunque resistito al “ragionevole” suggerimento (che qualcuno le avrà probabilmente dato) di abortire: ha dato alla bambina la cosa più preziosa che poteva, la vita!

Molti, ogni giorno, ci chiedono: “Ma come vi è venuto in mente di prendere in adozione una bimba diversamente abile?”, tra ammirazione e sguardo del tipo “QUESTI-SONO-FUORI-DI-TESTA”. Sveliamo un piccolo segreto: non siamo stati né bravi né buoni; semplicemente… FURBI! Abbiamo infatti creduto all’intuizione di quel momento quando è comparsa nella nostra vita, non cercata, la sua storia: che in questa bimba cioè ci fossero nascoste per noi tutti tante Grazie di Dio. A pensarci oggi anzi dobbiamo ammettere di aver sbagliato la previsione, ma in difetto: infatti molto di più di quanto osassimo sognare all’inizio ci è stato Donato, ed ogni giorno ci è sempre più evidente come questa vita terrena acquisti il suo vero senso spendendosi.

E oggi non possiamo tacere sul fatto che la “disgrazia” (il termine più usato in questi casi) di una disabilità può diventare un’opportunità di Vita Piena, non comprensibile per chi la vive dal di fuori; impossibile a dirsi per noi solo qualche anno fa. Nostra figlia è una diversamente abile, lo sarà per tutta la vita: eppure non abbiamo mai conosciuto una persona più piena di allegria, di pace, di serenità di lei. Nessuna più seducente, perché attrae verso Dio e non verso se stessa: non conosciamo un uso migliore del proprio corpo in questa vita, quante donne dovrebbero scoprirlo!

Testimonianza
di Alessandro, Claudia e famiglia (RM)

Dalla Germania arriva la Tagesmutter

tagesmutterTagesmutter è un termine di origine tedesca e significa pressapoco “mamma di giorno”.

E’ una figura professionale nata in Europa Settentrionale negli anni Sessanta, che ha già preso piede nel Nord Italia e si sta diffondendo, da un paio d’anni a questa parte, anche nel Centro Italia, soprattutto nel Lazio.

La Tagesmutter è un’operatrice professionale a domicilio. Molto spesso è una mamma che oltre a prendersi cura dei suoi figli, accoglie nella sua casa (trasformata in nido famiglia) bambini da 0-3 anni. Può ospitare anche bambini di età superiore ai 3 anniqualora ci siano richieste da parte dei genitori. Il rapporto tagesmutter/bambini è pari a uno su cinque, quindi la mamma/educatrice può ospitare in casa massimo cinque bambini! La giornata-tipo all’interno del nido famiglia è simile a quella del nido: è prevista una merenda a metà mattina, lo svolgimento di un’attività ludico-educativa, il pranzo e la ninna. La Tagesmutter non è una babysitter! E’ una persona qualificata e con esperienza sul campo. E’ sempre aiutata da un’ausiliaria all’infanzia e garantisce sempre la prestazione, anche in caso di malattia o imprevisti!

E’ un servizio che si differenzia dagli asili nido comunali e privati per queste caratteristiche:

-                Adattabilità e flessibilità: l’attività è organizzata in base alle più svariate esigenze dei genitori. Il nido famiglia può aprire particolarmente presto o chiudere più tardi dei nidi statali e privati. E’ perciò più flessibile negli orari e permette un’assistenza anche momentanea e discontinua. Gli spazi della casa possono essere condivisi con i genitori, consentendo loro di passare del tempo con i propri figli prima di lasciarli per affrontare i propri impegni giornalieri.

-                Prezzi più bassi rispetto ai nidi tradizionali.

-                Attività educative mirate: i bambini svolgono un percorso di sviluppo psico-fisico, previsto in una programmazione didattica al pari di un asilo nido tradizionale.

-                Attenzione al singolo:I bambini si conoscono tutti e bene! Partecipano alle attività in modo più attivo e controllato. Al loro fianco hanno una mamma più accogliente e disposta all’ascolto rispetto all’educatrice dell’asilo, che accudisce tanti bambini tutti insieme. Essendoci meno bambini, anche il contagio di malattie è inferiore!

-                E poi, cosa c’è di più bello per un bambino di essere coccolato come se fosse a casa sua! •

a cura di Maria Castelluccio
tagesmutter

E se smettessi di fumare?

fumoAl rientro dalle vacanze estive, generalmente, si è più rilassati e più propensi ad attivare e  dar vita a.. buoni propositi. Uno di questi può essere il desiderio di smettere di fumare. 

Di questo argomento vorrei parlare, per dar voce a quei genitori e adulti fumatori che si accingono per la prima volta o hanno già avuto precedenti tentativi di smettere di fumare e che desiderano intra- prendere nuovamente questa sfida. 

Molti possono essere i motivi per cui un fumatore desidera smettere. Spesso sono proprio i figli la molla che fa scattare questo desiderio: per essere loro d’esempio, perché il figlio ha fatto notare alla mamma/babbo quanto puzzino, che fumare fa male alla salute, che quando si fuma si toglie del tempo che potrebbe essere speso giocando o parlando con loro. I bambini sanno essere molto attenti e ti ricordano che “le sigarette non si buttano per terra” quando, distrattamente mamma o babbo gettano la sigaretta a terra dopo averla terminata.

Altri motivi possono essere determinati da problemi di salute, estetici (è risaputo che smettendo di fumare la pelle diviene più luminosa e bella), economici (fumare costa!) e così via, la lista potrebbe essere allungata ulteriormente.

Gli adulti fumatori, generalmente, conoscono perfettamente i danni che il fumo provoca alla salute, a livello estetico, economico… ecc. Giornali, riviste, programmi televisivi, internet sono tutti mass media dove poter trovare informazioni su questo e mille consigli su come smettere. Tuttavia, smettere di fumare, rimane per molti un progetto difficile da portare a conclusione. Perché?

Tanti sono ancor oggi i fumatori, tanti i loro modi e motivi per cui hanno iniziato a fumare e continuano a farlo. Possiamo dire dunque che ci sono molti modi di fumare e che ogni fumatore ha un proprio “aspetto” a cui risponde dove, per “aspetto” s’intende una parte che compone la personalità di ogni individuo. Facciamo un esempio: M. è una donna di circa trentacinque anni, sposata, ha due figli rispettivamente di cinque e di sette anni, lavora presso una ditta come impiegata con un contratto part-time in più, deve accudire i genitori anziani che vivono vicino a lei. M. ha un forte senso del dovere ed è molto efficiente pertanto non si risparmia e risponde ai bisogni di tutti… tranne che ai suoi. Fuma circa quindici sigarette al giorno e lo fa nei rari momenti di pausa che si concede. Vi è dunque un aspetto legato al fumo che chiede “semplicemente” di rallentare, di prendersi dello spazio per sé, che desidera riposare o fare qualcos’altro di piacevole per sé stessa. M. difficilmente riuscirà a smettere di fumare se non inizierà a prendersi cura di sé e a soddisfare, in modo consapevole,  i bisogni che il suo aspetto fumatore le porta... 

Nei prossimi numeri inizieremo a guardare altri aspetti che possono entrare in gioco boicottandoci nella nostra scelta di smettere di fumare.•

a cura di Lucia Paulazzo
infermiera, counselor e coach relazionale

Il fumetto per stimolare la fantasia dei bambini

FumettoIl fumetto è una delle arti più complesse e allo stes- so tempo più appassionanti che vi siano. Nel mondo dei professionisti, ad un autore son richieste doti di abile disegnatore e ritrattista, capacità di creare ambienti e architetture come se fosse uno scenografo o un architetto, sensibilità e psicologia per caratterizzare i personaggi e le scene chiave di una storia. Inoltre, il fumettista deve gestire le immagini e le sequenze con  l’esperienza di un regista cinematografico, aver la finezza di un sarto per creare gli abiti più adatti oltre ad una buona  conoscenza dei principi della grafica per l’impaginazione  e le scritte.

Naturalmente a bambini e ragazzi non è richiesto tutto questo, anche se in piccola  parte  e in modo  più leggero  si troveranno  ad affrontare tutti i vari argomenti. 

Lo sperimentare svariate tecniche e il seguire  i suggerimenti di maestri esperti è sicuramente un buon punto di partenza. In ogni caso per fare fumetti bisogna prima di tutto imparare  ad usare la fantasia

I bambini hanno una soglia d’attenzione estremamente volatile che va sol- lecitata di continuo ed è per questo che l’aspetto ludico è estremamente importante. 

Durante le varie fasi di apprendimento, tutti gli allievi devono essere coin- volti nella parte progettuale e creativa. La creazione dei personaggi e della storia è auspicabile che venga  determinata da  un processo corale.  A tal proposito si possono usare tecniche di gruppo atte ad unire il momento ludico a quello didattico e applicativo, e ad eliminare aspetti di compe- tizione valorizzando il gioco di squadra

Considerando la natura  interdisciplinare  dell’insegnamento e la tematica comune (ad esempio una Fiaba) come elemento catalizzatore, l’insegnan- te è chiamato a svolgere un ruolo più ampio che include anche mimica, intrattenimento, il saper raccontare, ascoltare e motivare.  Sarà chiamato ad integrare i vari elementi del percorso formativo con doti camaleontiche e al contempo istrioniche... 

Tematiche sempre diverse e nuove sono consigliate se si vuole prolunga- re in più periodi l’apprendimento di bambini  e ragazzi  e accrescere  la loro creatività. Un percorso generale che deve partire gradualmente ed evolversi verso la produzione di propri fumetti. •

a cura di Otto Gabos e Piero Ruggeri
illustratori e insegnanti presso Associazione PGM Bologna

Scacco matto all'incomunicabilità… quando il gioco aiuta a comunicare con i figli

bimbo che gioca a scacchiI tempi cambiano: l’era tecnologica ha sancito da tempo la diffusione e il successo di giochi ad alta tecnologia fruibili dai bambini del nuovo millennio su qualsiasi dispositivo: pc, tablet, smartphone.

Com’è cambiato il rapporto tra genitori, figli e gioco? Mi è capitato spesso, per esempio la sera in pizzeria, di vedere genitori che mettono troppo facilmente nelle mani dei loro bambini questi apparecchi per farli stare tranquilli durante la cena. Tutto questo a scapito di comunicazione, relazione, divertimento, confronto, insomma tutti quei bellissimi valori che un tempo si condividevano con i propri genitori. Quest’anno ho tenuto corsi di scacchi alle Scuole Elementari: un gioco tradizionale che oltre a sviluppare capacità logiche, mnemoniche e creative, insegna i valori della vita: pensare con la propria testa, confrontarsi con l’altro, gestire la sconfitta, imparare l’autostima.

La sorpresa più grande è stata il riscontro dei genitori: i papà, soprattutto, hanno avanzato la richiesta di imparare gli scacchi per giocare con i loro figli! Ho capito che fortunatamente ci sono papà moderni che hanno sviluppato una grande capacità di ascolto, cosa non scontata in un’epoca frenetica, disattenta ed egoista. Questi papà hanno saputo cogliere l’entusiasmo, il piacere, l’interesse dei loro figli per un gioco insegnato a scuola tutt’altro che tecnologico. Segno che c’è la volontà, da parte dei papà, di instaurare un dialogo, una nuova relazione con i loro bambini, ma non solo: c’è l’empatia della condivisione, il divertimento del confronto (che non deve mai diventare “agonistico” altrimenti il bambino abbandonerà presto il gioco), l’inizio di un nuovo percorso di vita. Mi ha colpito anche l’entusiasmo di questi papà verso un’attività sportiva per una volta legata più alla testa che ai muscoli.

Evidentemente hanno capito che le nuove generazioni dovranno sviluppare il cervello per fronteggiare i problemi della vita e della società contemporanea. Se tanti sono i benefici per i figli, per i papà giocare è l’occasione di riscoprire il loro bambino interiore, quella parte di noi che alcuni hanno abbandonato ritenendola inutile, stupida o imbarazzante, mentre invece è preziosissima nelle dinamiche relazionali. Oltre a questo l’adulto può anche impartire lezioni di vita: “Non c'è vittoria senza sconfitta... ma se tu piangi io non gioco più con te” (diceva il papà del piccolo Anatoly Karpov, divenuto poi campione del mondo).

I bambini saranno gli adulti di domani, ci sono tanti papà che stanno sviluppando la consapevolezza del loro ruolo, con impegno, spirito del nuovo e apertura verso le esigenze dei figli, per maturare e crescere nel comune percorso della vita. 

“Diventiamo grandi quando cominciamo a battere papà a scacchi. Diventiamo adulti il giorno che lo lasciamo vincere.” (Anonimo) 

a cura dott. Stefano Balestra
Counselor relazionale, Istruttore di scacchi

Il bello di diventare genitori…

Quando in famiglia si cresce s si diventa genitori si è catapultati improvvisamente in un altro mondo, bello, affascinante, ma altrettanto sconosciuto e impegnativo. Le priorità improvvisamente cambiano, le prospettive si ribaltano e spesso capita che la nostra organizzazione esterna, ciò che fino a quel momento era funzionale per noi, diventa superato e, a volte, anche obsoleto.
 
E spesso fra queste cose c’è proprio l’auto, magari comprata in gioventù per seguire una propria passione, per esempio un auto sportiva che consuma tanto o una che ha un bagagliaio piccolo poiché la nostra scelta era finalizzata alla dinamicità e all’estetica dell’auto a discapito della capienza e della funzionalità…
 
Ecco che la concessionaria KIA per Bologna e provincia può venire in nostro aiuto, portandoci per mano in questo nuovo e bellissimo mondo di “genitori” sicuri di poter fare il miglior acquisto per noi e i nostri bambini in termini di sicurezza, garanzia, affidabilità e funzionalità del mezzo scelto.
 
Tutta la gamma Kia ha ben 7 anni di garanzia, una bella tranquillità che ci lascerà liberi come genitori di pensare alla crescita dei nostri bambini in tutta serenità, anche economica. La concessionaria Kia con sede in via dell’elettricista 4 offre una vasta gamma di automobili dove design, spazio e versatilità danno vita ad auto che soddisfano in ogni loro versione, la miglior prospettiva per la famiglia.
 
Venite a trovarci, sarete accolti da uno staff altamente professionale che vi darà la possibilità di soddisfare ogni vostra richiesta e vi aiuterà a trovare la soluzione ideale alle vostre esigenze. Vi aspettiamo.
 
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Creare con l’argilla: crescere modellando stimola l’immaginazione!

manipolare la cretaIl tatto è il primo dei cinque sensi che l’organismo sviluppa già a partire dalla vita embrionale eppure, purtroppo, dopo la scuola dell’infanzia l’educazione tattile viene posta in secondo piano. 

Toccare non è solamente prendere contatto attraverso la pelle con i contorni di un oggetto; attraverso il tatto riceviamo informazioni sulla consistenza, il peso, la superficie e la temperatura dell’oggetto. Il contatto diret- to con l’oggetto ci permette di ricavare una rappresentazione mentale realistica e tridimensionale. Capita, a volte, che i bambini che evitano la rappresentazione grafica o la pittura siano invece attirati dalle possibilità scultoree. 

A tal proposito l’argilla offre la possibilità di poter creare qualcosa di solido, un oggetto che, come le forme reali, possieda un “sopra” e un “sotto”, un “davanti” e un “dietro”. La costruzione di un oggetto di argilla poi comporta la soluzione di problemi tecnici e offre stimolanti sfide creative, il bambino impara a sperimentare le varie tecniche di foggiatura a sceglierle e ad adattarle alle diverse situazioni. Manipolare l’argilla offre poi al bam- bino la possibilità di capire concretamente il rapporto causa effetto, se egli pizzica, schiaccia, pesta un pezzo di argilla noterà un cambiamento imme- diato e visibile, conseguenza della sua azione. L’argilla in quanto “terra” o meglio “roccia plasmabile” diviene spunto concreto per parlare di natura, ma anche di arte, storia e tradizioni, perché utilizzata per moltissimi scopi. Un semplice pezzo di argilla può essere un gioco meraviglioso e sti- molante: pizzicare, incidere, impastare, schiacciare, arrotolare l’argilla in ogni sorta di forma, sviluppa l’immaginazione e migliora le capacità di co- ordinazione oculo manuale; l’esperienza tattile che ne deriva è fortemente appagante. 

All’interno del laboratorio di ceramica che personalmente conduco, presso l’Associazione Parco Giardini Margherita di Via Santa Rita 4/a a Bologna, i bambini possono seguire le diverse fasi di lavorazione dei manufatti: la foggiatura, la cottura, la colorazione in cabina spruzzo. 

Il laboratorio di ceramica da la possibilità ai bambini di liberare la loro immaginazione realizzando nel contempo oggetti che possono essere uti- lizzati dalla famiglia nella vita di tutti i giorni come vasi, piatti, bicchieri, scatole e molto altro ma, anche semplicemente piccole sculture. Questo aspetto è molto gratificante per la loro l’autostima. •

a cura di Marzia Tarantini
istruttrice ceramica e decorazione presso ass.ne PGM Bologna

Il vuoto e il pieno: storia di un bambino abbandonato e poi molto amato

adozioneCi sono tanti bambini che nascono dalla - nella pan- cia di genitori che li desiderano, li accolgono e che poi li amano. Ci sono altri bambini che non vivono questa  straordinaria  e  vitale  possibilità.  Bambini che non sono desiderati, non sono accolti, non sono amati. 

Bambini che portano dentro di loro la ferita di essere stati abbandonati, una ferita profonda che diverrà cicatrice inscritta nella mente, nel cuore, nelle membra. Vi racconto allora la storia un bambino che ad un tratto scopre che la propria vita familiare si è interrotta da qualche parte e non trova più un punto di origine, né un filo conduttore di continuità affettiva. L’abbandono vissuto nei primi anni di vita di questo bambino, ha a che fare con i concetti di perdita, mancanza, trauma, ferita, vuoto. Concetti duri e pesanti come macigni, profondamente dolorosi e destabilizzanti. Quando il bambino piccolo comincia ad affrontare l’assenza della madre, egli fa la sua prima esperienza di lutto, che in situazioni normali rappresenta il primo passo verso la crescita e l’individuazione di sè. Nella situazione di assenza definitiva materna invece, il bambino deve fronteggiare una separazione forzata, in cui non c’è la continuità affettiva della relazione. Il bambino indesiderato, trascurato e dimenticato vive quindi la separazione dalla madre come un fattore di rischio evolutivo e non come un fattore di crescita.

Questo bambino non si riconosce come appartenente a qualcuno, qualcosa da cui ha avuto origine. A lui sfuggono i motivi che potrebbero aiutarlo a dare un senso a ciò che gli è accaduto; non possiede inoltre la competenza cognitiva e linguistica, necessarie a capire ed esprimere con pensieri e parole adeguate i propri sentimenti. Winnicott afferma che un bambino non può esistere da solo; la sua esistenza è data dal rapporto che costruisce con la figura di accudimento primaria, la quale ha il compito di sostenerlo, contenerlo e aiutarlo nel suo percorso di vita. L’abbandono, per tutti questi aspetti, è un evento estremamente doloroso e traumatico, poichè il bambino è stato lasciato solo proprio dopo essere stato generato, quando era incapace di pensare e provvedere a sé stesso. Questo indifeso bambino si ritrova con un Vuoto nella mente, nel cuore e nel corpo, un vuoto grande e complesso che assume varie sfumature: è il vuoto narrativo, è il vuoto di memorie, è il vuoto di cura, d’attenzione, è il vuoto del contatto corporeo, è il Vuoto dell’Amore.

C’è un punto fondamentale allora in cui si trova il bambino abbandonato: questo è il punto della svolta, della possibilità, della speranza. È il punto in cui il bambino che ha il vuoto dietro, si prepara a diventare figlio di quei genitori che probabilmente hanno un vuoto davanti e scegliendo di accoglierlo nella loro vita, sono pronti a trasformare e riempire questi due grandi vuoti: quello del bambino e il loro. L’unica salvezza per questo bambino è incontrare due persone che gli permettano incondizionatamente di vivere una Vita nuova e vera: una mamma e un papà

Questi due genitori che lo accoglieranno saranno il ponte tra due terre, quella orig- inaria, in cui regna il caos, la discontinuità evolutiva, la disintegrazione e quella attuale e futura in cui esisteranno l’appartenenza e l’amore. Un ponte saldo e stabile di accoglienza, incontro, ri-nascita e riparazione. Queste parole hanno un suono ben diverso di quelle usate prima, rivelano dolcezza e speranza e al contempo forza ed energia. Questi nuovi genitori potranno aiutare il loro bambino nel delicato processo di ricucitura e riparazione della sua ferita originaria e costruire insieme a lui una rete di significati che diano un senso alla sua storia e alla sua identità, così tanto messe alla prova. La resilienza che ogni bambino abbandonato ha dentro di sé, sarà la spinta che lo renderà capace di resistere al rischio evolutivo in cui è stato immerso e di mettere a frutto i fattori protettivi, che incontrerà e sperimenterà in quello spazio-tempo affettivo finalmente a lui favorevole.

Questo bambino abbandonato, attra- verso la nuova nascita adottiva, vivrà un’ Esperienza d’Amore trasformativa e ripartiva. La costruzione di uno stabile legame affettivo, mentale e corporeo coi genitori adottivi, darà forma così ad una storia d’amore, fatta di nuove memorie autobiografiche da scrivere e narrare insieme, in tre. Adottare, in fondo, è un processo che ogni persona deve compiere se vuole realizzare la dimensione di genitorialità; è irrinunciabile sia nei confronti di un bambino biologico, sia verso un bambino generato da altri. Affinché l’uno e l’altro di questi bambini possano diventare “figli”, è necessario che siano “adottati”, quindi desiderati, amati e accolti incondizionatamente. Questi genitori adottivi non appartengono biologicamente a lui, sì; ma gli appartengono nello spazio affettivo e mentale; non sono i genitori della pancia, ma sono i genitori del cuore. Ecco che il bambino di questa storia, con tempo e pazienza, potrà trasformare quel vuoto freddo di prima, in un nuovo Pieno, incontrando l’Amore che cura e risana.•

a cura dott.ssa Francesca Carcangiu
psicologa, psicoterapeuta

 

L'angolo della natura e dei festeggiamenti durante la Pasqua

uova pasquaDa diversi anni, in coincidenza con l’esperienza scolasti- ca di nostra figlia Margherita, abbiamo la consuetudine, come accade nella scuola Steineriana, di allestire in un angolo della casa, un luogo, per noi dal sapore magico, che è comunemente riconosciuto come l’angolo della natura e dei festeggiamenti. 

E’ uno spazio che allestiamo e arricchiamo in coincidenza con alcune si- gnificative festività come il Natale, la Pasqua, la Pentecoste e la festa di San Michele, ma anche negli altri periodi dell’anno è un luogo che, con attenzione e amore, curiamo e rinnoviamo con fantasia e collegiale partecipazione famigliare. 

Utilizziamo teli colorati e stoffe diverse per creare lo sfondo sul quale posizioniamo oggetti, fiori, pietre, immagini e quanto sentiamo utile e signi- ficativo per quel momento dell’anno. Questo, che è il periodo che precede la Pasqua, una data che a differenza delle altre cambia di anno in anno in quanto stabilita sulla base di precise configurazioni planetarie, infatti può avere luogo solo dopo l’equinozio di primavera (il 21 marzo) e dopo la prima luna piena , è il momento per cominciare tutti insieme a preparare questo spazio. 

Tra i tanti lavoretti che si possono creare quello della decorazione delle uova una volta svuotate del loro contenuto, queste possono essere po- sizionate in vari punti della casa o per chi desidera nell’angolo delle feste secondo i propri gusti, ancora meglio se utilizzando rami per creare un ricco e colorato albero di Pasqua. Insieme ai bimbi è molto suggestivo e facile utilizzare la lana cardata per fare piccoli lavoretti, di cui si possono trovare spunti molto interessanti su alcuni blog tenuti da mamme molto fantasiose e  creative, come quella di Kosenrufu Mama.

Altrettanto belle e nutrienti possono essere le letture da fare insieme ai bambini e adatte a questo particolare periodo, a cui possiamo attingere direttamente dalla tradizione popolare  come il Lupo e i sette capretti, Re Bazza di tordo e altre come Storia del leprotto di Pasqua e il Pastorello. Per chi desiderasse un maggiore approfondimento sia per la creazione di oggetti che per letture consiglio il libro “Festeggiare la Pasqua” dell’ As- sociazione Amici Scuola Steineriana e a tutti auguro un allegro e giocoso periodo di Pasqua.•

a cura dott.ssa Stefania Cimatti
counselor relazionale, esperta pedagogia steineriana

"Nutrire il pianeta. Energie per la vita" in viaggio dentro Expo di Milano per imparare a nutrirsi divertendosi

Expo Reggio Children 2015Rispettare il pianeta insegnando alle nuove generazioni il corretto utilizzo delle risorse, cercando di fare grandi passi nell’educazione alimentare, perché no, diverten- dosi. Come fare? Una proposta innovativa ci viene data da Sabina Cantarelli e dal team Reggio Children. 

L’Expo 2015, l’Esposizione Universale che si terrà a Milano dal 1° Maggio al 31 Ottobre, sarà non soltanto una manifestazione di portata globale ma, anche un momento di partecipazione sostenibile, ultramoderno e incentrato sul visitatore, coinvolto attivamente attorno a un tema fondamentale: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Questo è il tema con cui l’Expo Milano 2015 affronterà il problema del nutrimento dell’uomo, del corretto utilizzo delle risorse a sua disposizione e del rispetto per la Terra. Qualunque  genitore  ambisca  ad  insegnare  ai  propri  bambini  come curarsi del proprio corpo e della propria salute attraverso l’alimentazione, sarà certamente sensibile al tema, considerata la deriva che ha preso l’educazione alimentare negli ultimi decenni. 

La nostra società infatti si sta rapportando all’alimentazione in maniera sempre più consumistica e superficiale. I fenomeni più preoccupanti come le risorse in diminuzione, la produzione di cibi sempre più veloci e meno genuini, l’obesità come problema in crescita anche tra i minori, stanno creando, però, un’inversione di tendenza che si traduce nella scelta di diete particolari, nella creazione di catene di negozi “bio” e nel ritorno al consumo di prodotti caserecci acquistati direttamente dal produttore.

È  importante  che  il  tema  di  una  manifestazione  internazionale  come quella dell’Expo getti luce su questa presa di coscienza e su questa “controtendenza positiva”, attraverso la diffusione di messaggi propositivi, l’informazione, la sensibilizzazione e perché no, il divertimento. A proposito di questo i visitatori dell’ Expo affronteranno un simbolico viaggio attraverso percorsi tematici attorno ai sapori e alle tradizioni dei popoli della Terra, così da porsi delle domande sulle conseguenze delle proprie azioni per le prossime generazioni e trarne insegnamenti utili per dare le proprie risposte. Come è possibile creare per noi e per i nostri figli un rapporto sereno, appagante e misurato con il cibo?

Un viaggio simile a quello proposto dall’Expo è il Children Park.

Un mondo interamente dedicato ai bambini: un percorso di gioco e scoperta il cui tema, intitolato Ring around the planet, Ring around the future (Cerchio intorno al pianeta, Cerchio intorno al futuro), vuole significare un simbolico girotondo-abbraccio al Pianeta. L’obiettivo del parco è riuscire a coin- volgere i bambini, facendoli divertire e rendendoli consapevoli della stretta relazione e dell’effetto che hanno le proprie azioni sugli altri esseri viventi e sulla natura.

Attraverso il gioco di gruppo e le installazioni interattive, in un intreccio di pedagogia, comunicazione e design giocoso e stimolante, i bambini si confrontano con l’acqua, l’aria, la terra, l’energia, il mondo vegetale e il mondo animale. Il Children Park, curato da Sabina Cantarelli e sviluppato dal team di Reggio Children - Centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine,  è letteralmente un bosco fantastico, suggestivo e sorprendente. Le  installazioni  sono luoghi  all’aria  aperta con coperture attrezzate dove si intrecciano natura e tecnologia: le Campane aromatiche che emettono profumi legati alla natura che i bambini devono riconoscere; giochi con acqua che, raccolta in un contenitore, dà vita a fiori e piante con effetti spettacolari; grandi bilance che attivano animazioni mettendo in relazione il peso del bambino con cibi scoprendone le connessioni; biciclette e tandem che, messi in azione dai bambini, producono effetti sonori e visivi rendendo visibile il contributo dato dall’energia dei partecipanti; la pesca di messaggi planetari: palline nelle quali sono contenuti messaggi dei bambini per il Pianeta, pescati da altri bambini che a loro volta lasceranno un loro messaggio, creando una catena infinita di pensieri; l’Orto gigante e la Piazza del parco, dove i bambini potranno riposarsi e interagire liberamente in un ambiente colorato e accogliente. Un album, consegnato all’ingresso ad ogni bambino, ne stuzzicherà la fantasia attraverso l’esplorazione e le curiosità sul Children Park.

Un’esperienza da sogno dalla quale i bambini usciranno divertiti ed arricchiti e con uno sguardo più profondo sulla natura e sul cibo, su ciò che ci lega e ci rende responsabili della Terra •

a cura di Claudia Casalino

Chi era Nelson Mandela? perchè è stato così importante?

Nelson MandelaNelson Mandela nasce il 18 luglio 1918 a Mvezo, un piccolo villaggio nel Sudafrica. Lì trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza e comincia a rendersi conto della dura realtà della gente dei villaggi. Quando il suo capo villaggio sceglie per lui una ragazza come sposa scappa a Johannesburg con il cugino Justice.  

In questa grande città africana, il giovane Nelson studia nelle scuole locali per studenti neri e si laurea in giurisprudenza, nel 1944 entra nella politica attiva diventando membro dell'ANC (African National Congress) guidando per anni campagne pacifiche contro il cosiddetto "Apartheid", ossia quel regime politico che favorisce, anche sul piano legale e giuridico, la segregazione dei neri rispetto ai bianchi. 

Nel 1960 la sua Associazione viene dichiarata fuorilegge dal regime di Pretoria e nel 1963 Mandela viene condannato all'ergastolo. In questi anni di prigionia, l'immagine e la statura di Mandela continuano a crescere nell'opinione pubblica e per gli osservatori internazionali. Viene liberato soltanto nel 1990, dopo 27 anni, e nel 1991 viene eletto presidente dell'ANC, movimento per la lotta all'Apartheid. Nel 1993 viene insignito del premio Nobel per la pace mentre l'anno dopo, durante le prime elezioni libere del suo paese, le prime elezioni in cui potevano partecipare anche i neri, viene eletto Presidente della Repubblica del Sudafrica e capo del governo. Resterà in carica fino al 1998. Nel 2004, all'età di 85 anni, si ritira dalla vita politica e nello stesso anno la città di Johannesburg gli conferisce la più alta onorificenza cittadina, “Freedom of the City”, una sorta di consegna delle chiavi della città. Muore il 5 dicembre del 2013 all'età di 95 anni.  

Nel film Invictus (2009, regia di Clint Eastwood) dedicato a Mandela, si racconta della vittoria della squadra del Sudafrica, gli Springboks, nei mondiali di rugby del 1995, disputati in casa. Invictus, che significa "mai vinto", è una poesia scritta da William Ernest Henley nel 1875 che Mandela era solito ripetere durante gli anni di prigionia, diceva che gli dava la forza e il coraggio di andare avanti. Mandela donò le parole di "Invictus" al popolo sudafricano facendone un simbolo di libertà, tenacia e condivisione. • 

a cura di Roberta Ludovici
personal Trainer

La poesia:

Dal profondo della notte che mi avvolge, nera come un pozzo da un polo all'altro, ringrazio qualunque dio esista per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa delle circostanze non ho arretrato né gridato.

Sotto i colpi d'ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d'ira e lacrime incombe il solo orrore delle ombre,

e ancora la minaccia degli anni mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima.

William Ernest  

Progetto didattico “Scuola InCanto”: quando la musica lirica incanta i bambini!

musica liricaVi sembrerà strano ma è possibile imparare ad amare l’opera lirica anche da piccoli.

Il progetto didattico “Scuola InCanto” in collaborazione con il Teatro Valle di Roma, adottato dalle insegnanti delle classi seconde della scuola “Karol Wojtyla” di Palestrina, è riuscito a entusiasmare i piccoli partecipanti. Docenti e studenti hanno scoperto e vissuto da protagonisti il fascino del melodramma. Il progetto consiste in seminari, incontri e laboratori sia per docenti che per studenti, per scoprire e conoscere vita, opere, curiosità, personaggi e trama del grande capolavoro “Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini.

I bambini hanno imparato a cantare alcuni brani dell’opera che eseguiranno coralmente durante lo spettacolo finale del 10 maggio. In aiuto dei piccoli allievi, oltre le loro insegnanti, sono venuti direttamente a scuola gli esperti di didattica musicale e i cantanti lirici che si sono complimentati con gli alunni per l’impegno e l’entusiasmo mostrato. 

I bambini hanno compreso la trama dell’opera rossiniana leggendo con le loro insegnanti un libro a essa dedicato, ben ideato, a misura della loro età e ricco di immagini, fornito dall’Associazione Scuola InCanto

Durante l’intergruppo del lunedì hanno potuto materialmente realizzare una serie di accessori utili a completare i costumi che indosseranno nello spettacolo finale.

Il progetto presentato in maniera accattivante ha permesso di avvicinare i bambini con gradualità e intelligenza a un mondo musicale che è loro lontano. L’opera è divenuta così un gioco teatrale.

Durante lo spettacolo finale al Teatro Valle vestiti da popolani, domestici e soldati, i bambini avranno modo di comprendere anche i meccanismi produttivi dell’opera stessa. Un grazie di cuore alle insegnanti per aver adottato un così bel progetto, permettendo, non solo ai bambini, di vivere un’esperienza indimenticabile. 

a cura di Francesca Cristofari

Che musica in rete! Consigli per ascoltare, comporre e pubblicare la vostra musica!

bambino al computerL’informatica e Internet stanno rendendo maggiormente accessibile l’ascolto e la produzione di musica a sempre più persone di ogni luogo, età e ceto sociale.

Di seguito vi propongo un’ampia panoramica delle risorse impiegabili per favorire l’incontro con la musica e coltivarne il rapporto in modo ricco e profondo. Alcuni riferimenti sono adatti ai ragazzi più grandi o agli adulti: in ogni caso potete utilizzarli quando siete in compagnia dei più piccoli.

Certamente un modo collaudato e divertente per avvicinare i bimbi alla musica è rappresentato dalle canzoncine. Trovo piuttosto completo e ben organizzato il canale YouTube “Coccole Sonore” (www.youtube.com/user/CoccoleSonore): cliccando in alto su Playlist troverete varie collezioni animate divise per categorie (es. ninne nanne, filastrocche…). 

Se i bambini stanno giocando o svolgendo i compiti perché non mettere un sottofondo sonoro che, a seconda dei casi, contribuisca al divertimento o a concentrarsi? I canali possono essere le web radio per bambini (es. www.radiomagica.org, www.animewebradio.it, www.radiobimbo.it,...) oppure, più in generale, i motori di ricerca delle web radio (es. radiosearchengine.com, playme.com) e siti specializzati (es. musicovery.com, soundcloud.com, jamendo.com, grooveshark…): in maniera semplice e gratuita avete a disposizione, nel tempo di un click, una vasta collezione di brani che comprende il presente e il passato, generi che spaziano dal campo sperimentale alle tradizioni popolari, nonché suoni provenienti da tutto il mondo. 

L’esperienza ci insegna che esiste una relazione molto profonda tra la musica e l’emotività: trovo molto interessante, specie per i più grandi, il progetto d’ascolto presente su www.stereomood.com. Ricordate che scegliete voi l’umore e pertanto se siete giù, potete usarlo per tirarvi su: occhio a non sprofondare ulteriormente!

Se la musica riesce a leggerci dentro, perché non insegnare ai bambini a leggere la musica?

Se avete un PC con sistema operativo Windows, sul sito dell’Istituto Palatucci (www.istitutopalatucci.it/free.html) sono disponibili una serie di giochi stimolanti e ben fatti per imparare il suono e il valore delle note oltre alla posizione sul pentagramma: cercate il programma “Impariamo la musica giocando” e scaricatelo, poi scompattate il file ed aprite “Si fa musica 2.0.exe”.

Chissà che ascoltando musica e giocando un po’ con le note non giunga la curiosità, emerga un talento o una passione verso gli strumenti musicali, il canto o addirittura la composizione.

Sul web sono presenti molti simulatori di strumenti musicali (es. www.virtualpiano.net), spesso disponibili anche come App per gli smartphones, oltre a programmi o siti che aiutano a riconoscerli (es. software “Musica Maestro” su vbscuola.it, sito www.semplicementemusica.it).

La Direzione Didattica di Rivoli ha predisposto una pagina web (www.ddrivoli1.it/portomusica/musica.htm) che elenca una serie di risorse adatte per far giocare insieme bambini e adulti. Ad esempio cliccando sul link “Componi la tua musica” si dispone di un pentagramma di quattro  battute sulle quali posizionare note e pause di differente durata.  Qualora il ragazzo già evidenzi un talento per il mix di suoni, allora l’applicazione giusta può essere “Tony B Machine”.

Non ponendo limiti alle potenzialità del rapporto con la musica, vi segnalo anche il sito www.notessimo.net: cliccate su Compose e si aprirà un pentagramma sul quale si possono collocare vari strumenti o anche voci, comporre il proprio brano e salvarlo.

E se la composizione merita di essere pubblicata allora potete usare alcuni siti (es. soundcloud.com, jamendo.com, bandcamp.com…) che stanno contribuendo a una maggiore diffusione del linguaggio musicale come forma di espressione anche per chi ha pochi mezzi economici a disposizione. 

Finisco accennando a un’esperienza sorprendentemente ricca che mi è capitata recentemente: al pianoforte a coda posto in un supermercato si sono alternati, nel giro di quindici minuti, un bambino di due anni e mezzo, un signore di mezza età ed un nonno con un bimbo di circa un anno in braccio. 

Tra mille problemi, viviamo un periodo in cui è più facile riuscire a esprimersi anche attraverso la musica: l’informatica è un valido supporto per far conoscere ai bambini questo linguaggio così prezioso, ancor di più e meglio se abbiniamo a essa, senza forzature, il rapporto diretto con uno o più strumenti musicali oppure il canto.

Nel presente e nel futuro: teniamo aperte le orecchie, ne sentiremo delle belle! •

a cura dott. Antonio Di Napoli
ingegnere informatico

Com'è "fare teatro" per i bambini?

bimbo a teatroFare teatro è una delle attività più complete e coinvolgenti che si possono proporre ai bambini. Negli ultimi anni, sono molte le associazioni che promuovono questo tipo di formazione e di divertimento per i bambini, forse perché si è giunti, finalmente, alla conclusione che il teatro aiuta i bambini a sviluppare le proprie capacità di espressione, che altrove spesso non vengono fuori, stimola la concentrazione e l’attenzione, incoraggia il bambino ad usare la fantasia. Il teatro è a livello pedagogico e pratico una grande risorsa per gli adulti, figuriamoci per i bambini! Si tratta di stimolare capacità creative legate al coraggio ed alla sicurezza in se stessi, ed i bambini ne faranno tesoro crescendo. Grazie al teatro e a laboratori creati ad ‘hoc’ i bambini scoprono nuove potenzialità e modalità di espressione a livello linguistico e metalinguistico, cioè a livello di espressione corporea e gestuale, si affina il loro spirito di collaborazione ed anche il loro spirito critico e si fa prendere loro coscienza e consapevolezza delle proprie emozioni. I bambini non sono solo spettatori di qualcun altro che fa teatro, i bambini possono fare teatro!

Già da spettatori sono fuori da comune: si pongono con un atteggiamento di estrema curiosità e quasi di timore verso quello che non conoscono, si arrampicano sulle poltrone per vedere e per non farsi sfuggire nulla e fanno domande che ogni tanto mettono in crisi anche gli adulti. Già a questo livello sono coinvolti e coinvolgenti.

Ma quando sono sulle “magiche tavole” è ben altro da guardare! Riescono a concretizzare quella che è la loro quint'essenza, il gioco, e riescono a dar vita alla propria fantasia. Numerosi sono i laboratori che tendono a far socializzare i bambini e a fargli esplorare l’universo che hanno dentro, a creare un gruppo omogeneo che verrà poi portato fino alla prova definitiva: il saggio finale. L’Associazione “Marionette senza fili”, operante da anni a S. Cesareo nel Teatro Auditorium Comunale, gestisce con successo non soltanto un corso per bambini ma collabora anche con le scuole primarie inferiori e primarie superiori della zona per portare il Teatro direttamente come parte integrante del percorso scolastico. L’esperimento è stato non soltanto di avere bambini da far appassionare alla ‘Madre delle Arti’, ma anche di farli diventare non per forza tutti attori, ma anche di farli cimentare in ruoli tecnici come scenografi e costumisti, ma anche come ballerini e cantanti, per stimolare il loro spirito artistico a 360 gradi.

Il teatro e’ un sogno ad occhi aperti, e’ uno stimolo incredibile alla creativita’, e’ un messaggio che rimane dentro a lungo perche’ stimola tutti i sensi, arriva dritto alle emozioni mentre la parola scritta e’ sempre filtrata dal cervello. Chi più dei bambini ha capacità di recepire l’arte? Chi più di loro è in grado di donarci un sorriso con il loro impegno? Chi più di loro ha negli occhi la meraviglia realizzando qualcosa di grande? Forse dovremmo imparare da loro molte cose e vale la pena di farli appassionare al teatro, perché sanno essere davvero grandi e veri  protagonisti!

A cura di Francesca De Carolis
collaboratrice Associazione “Marionette senza Fili

Quando la “disgrazia” di una disabilità diventa un’opportunità di Vita Piena

mano bimbo papàLa nostra famiglia ha una composizione abbastanza “variegata”: ci siamo noi genitori Claudia e Alessandro, sposati da 16 anni; le figlie naturali Daniela (15 anni), Alessia (13), Sara (9), una figlia adottata alla nascita di nome Manuela (4 anni) e da pochi mesi nella nostra casa c’è anche una bambina di 12 anni in affidamento, Angelica. Viviamo a Roma in una casa che, come si può capire dai nomi, è a forte prevalenza femminile: di certo non c’è molto tempo per annoiarsi, e soprattutto non mancano spazzole, bambole e scarpe da donna di ogni misura! Purtroppo (ora è il papà che scrive) cominciano ad aumentare a dismisura i vari tipi di trucco…

Volentieri vi raccontiamo in queste poche righe la nostra esperienza legata proprio alla più piccola, Manuela: fu abbandonata alla nascita per via della sua malattia, la Leucomalacia Periventricolare Cistica. Si tratta di una patologia conseguente a emorragia prenatale che ha causato una paralisi cerebrale infantile con danni alla corteccia in varie parti, in particolare della sostanza bianca. Questo evento ha reso impossibile alla nascita una diagnosi precisa sugli esiti successivi in merito a capacità motorie e intellettive, proprio per la vasta e disordinata localizzazione dei danni: di fatto fino ai 2 anni i medici hanno potuto esprimere soltanto ipotesi e solo da poco possiamo avere un’idea più precisa sulla salute di Manuela.

Gli esiti odierni consistono in una tetraparesi da ipertono con difficoltà motorie, soprattutto agli arti inferiori dove il controllo volontario è minimo; quelli superiori vanno un pochino meglio, mentre il controllo del busto e della posizione seduta sono ancora insufficienti. Risulta a oggi assai improbabile che  possa in futuro camminare da sola, forse con l’aiuto di ausilii specifici qualcosa si potrà fare; dal punto di vista cognitivo invece il suo ritardo è molto più contenuto e i progressi sono all’ordine del giorno, “complici” le sorelle e l’entrata nel mondo scolastico.

Cosa ha significato l’entrata di Manuela nella nostra vita? Tante cose, tutte sorprendenti: forse proprio perché i medici non potevano sbilanciarsi siamo partiti senza aspettarci nulla, prendendo ogni piccolo progresso come un Dono. Certamente la vita di famiglia, già abbastanza complicata con 3 figlie, ci è stata stravolta: ma in una forma molto più bella di prima! Molto impegnativa, soprattutto i primi 2 anni quando praticamente ogni mattina c’era una visita in un qualche ospedale del Lazio; eppure molto più piena di gioia, di “peso specifico”. Quello che più ci commuove da genitori è il vedere come davvero Mimmi (questo il soprannome datole dalle sorelle) sia fusa completamente nella nostra famiglia, sin dal primo giorno: ogni tanto qualcuno ci ricorda che l’abbiamo adottata, fosse per noi l’avremmo già dimenticato per quanto è naturale e preziosa la sua presenza, allegra e pur piena di senso della vita. Ecco, c’insegna tantissimo, ogni giorno: le nostre figlie stanno imparando quanto sia ricco il donarsi, che apparentemente sembra un DARE ma in realtà è RICEVERE, noi genitori veniamo continuamente ridimensionati nelle nostre frenesie (e fesserie) di ogni giorno; e chiunque viene in contatto con lei ci testimonia come già la sola sua presenza sia fonte di pace: inaspettatamente per via della sua condizione, in realtà proprio in forza della sua disabilità che testimonia quanto la vita sia molto più preziosa di quel che i parametri di “benessere” proposti oggi dalla nostra società vorrebbero indicarci come “vita che vale la pena di essere vissuta oppure no. E benedetta sia la donna che, per motivi che solo Dio conosce, ha comunque resistito al “ragionevole” suggerimento (che qualcuno le avrà probabilmente dato) di abortire: ha dato alla bambina la cosa più preziosa che poteva, la vita!

Molti, ogni giorno, ci chiedono: “Ma come vi è venuto in mente di prendere in adozione una bimba disabile?”, tra ammirazione e sguardo del tipo “QUESTISONOFUORIDITESTA”. Sveliamo un piccolo segreto: non siamo stati né bravi né buoni; semplicemente …. FURBI! Abbiamo infatti creduto all’intuizione di quel momento quando è comparsa nella nostra vita, non cercata, la sua storia: che in questa bimba cioè ci fossero nascoste per noi tutti tante Grazie di Dio. A pensarci oggi anzi dobbiamo ammettere di aver sbagliato la previsione, ma in difetto: infatti molto di più di quanto osassimo sognare all’inizio ci è stato Donato, ed ogni giorno ci è sempre più evidente come questa vita terrena acquisti il suo vero senso spendendosi.

E oggi non possiamo tacere sul fatto che la “disgrazia” (il termine più usato in questi casi) di una disabilità può diventare un’opportunità di Vita Piena, non comprensibile per chi la vive dal di fuori; impossibile a dirsi per noi solo qualche anno fa. Nostra figlia è una disabile, lo sarà per tutta la vita: eppure non abbiamo mai conosciuto una persona più piena di allegria, di pace, di serenità di lei. Nessuna più seducente, perché attrae verso Dio e non verso se stessa: non conosciamo un uso migliore del proprio corpo in questa vita, quante donne dovrebbero scoprirlo! •

Testimonianza di
Alessandro, Claudia e famiglia

 

Come usare internet per contribuire alla magia del Natale

bambino con computerRicordo ancora con una bella emozione il Natale del 1983 quando, a 7 anni, ebbi in regalo il mio primo computer. Fu il mio primo contatto con le tecnologie informatiche che proprio nei primi anni '80 iniziavano a entrare nelle case spesso come doni per bambini e ragazzi.Nel periodo prenatalizio abbondano gli articoli che descrivono l'offerta degli oggetti elettronici presenti sul mercato.

Ma come impiegare gli strumenti elettronici e Internet per questa particolare occasione?

Quale periodo dell'anno, se non il Natale, è così ricco di musiche da ascoltare e cantareUn computer connesso a Internet è sicuramente un ottimo juke-box: consiglio di accedere ai principali siti web specializzati (es. Youtube, Jamendo, Lastfm,…), e mirare la ricerca inserendo parole chiave quali "Natale musica" oppure in inglese “Christmas”

Il Natale è anche rima specie nella fascia d'età tra i 4 e gli 8 anni. A differenza della musica, la ricerca di filastrocche o poesie in rete è più complicata perché non ci sono veri e propri motori di ricerca specializzati: si possono impiegare i più comuni motori di ricerca (es. Google) con parole chiave quali "filastrocche natale" (e similari) e selezionare con attenzione i siti di riferimento.

Veniamo al tema centrale del Natale: la nascita.

Sicuramente le immagini aiutano molto ad avvicinarsi a questo momento. Il presepe è la rappresentazione più vicina a tutti noi e Internet ci permette di scoprire il presepe italiano e i maestri di tutta Italia, le mostre e le rappresentazioni da visitare.

Internet consente anche di avvicinarsi in maniera semplice ai quadri dei più grandi artisti. In maniera molto simile ai versi, anche in questo caso la ricerca non è semplice: un buon punto di partenza è la parola chiave "Natività".

In occasione di questo numero di Natale di Girotondo ho predisposto una pagina web http://dnaworld.ingdna.com/home/tempo/natale contenente una collezione di musiche, versi, immagini attinenti al Natale adatte ai bambini ed ai ragazzi.

Il periodo Natalizio è per fortuna anche l'occasione per genitori e figli di stare insieme per molto tempo anche per giocare.

Visto la crescente importanza del computer nella quotidianità, è importante educare i bambini all’uso dello strumento e ai giochi. Alcuni giochi semplici, adatti a minori nella fascia di età compresa tra 6 e 12 anni, ma allo stesso tempo stimolanti anche per gli adulti, sono presenti alla pagina http://www.corpoforestale.it/bambini_2008/gioca.htm

In ogni sezione, ci sono tanti piccoli giochi (ogni sezione ne contiene circa dieci) che allenano specificatamente la memoria, il colpo d’occhio, la pazienza, i riflessi.  I giochi sono per PC basati su sistema operativo Windows e una volta scaricato il file (estensione .zip), va scompattato. Scopriteli uno per uno, vi divertirete!

Il giocare insieme, il dono, la musica, le parole, l'immaginazione sono alcuni tra gli ingredienti preziosi che contribuiscono a rendere magico il periodo Natalizio: usate le nuove tecnologie come uno tra i tanti strumenti a disposizione per contribuire a questa magia! •

a cura dott. Antonio Di Napoli
ingegnere informatico

I giochi di una volta: molta fantasia e tanto divertimento!

giochi di una voltaI nostri nonni raccontano come tanto tempo fa riuscivano a divertirsi avendo a disposizione materiali poveri, un bicchierino di latta, un manico di scopa, una palla di pezza. All’improvviso rivivono antiche viuzze e sterrate piazzette, piene del vociare continuo di frotte di ragazzini, tutti intenti allo stesso gioco.

La ruzzica” si fa con un mattone di terracotta che viene arrotondato lentamente utilizzando un sasso di materiale più duro. Alla fine si liscia fregandolo su una pietra bagnata.

Una volta confezionata “la ruzzica” si gioca cercando di lanciarla più lontano dei compagni di gara.

Vince chi riesce a farla correre per un tratto più lungo.

Per “lo fischietto” si prendono i noccioli delle albicocche, si sfregano lungamente su una pietra bagnata o sulle scale di peperino o sui selci inumiditi fino a bucarlo. Si lava il mezzo nocciolo rimasto e si fischia soffiando sopra il buco.

Il battimuro” consiste nel battere violentemente i soldi contro un muro qualsiasi. Vince chi riesce a piazzare il proprio soldo vicino a quello dell’avversario a una distanza minore della lunghezza del palmo della propria mano.

La palla di pezza” è il gioco del calcio, giocato in modo rudimentale utilizzando una palla fatta di stracci cuciti. Il gioco si svolgeva nelle piazzette e nei vicoli del paese.

La stella” è il famoso gioco dell’aquilone. Si realizza ritagliando a forma di rombo un foglio di carta colorata, per tenerlo ben teso gli si applica sotto un arco di canna spaccata attaccato con colla di farina. A uno dei vertici si applicano striscioline come coda. La stella si lancia con un lungo filo nelle belle giornate di primavera.

La corda” è un gioco ancora oggi conosciuto. Due ragazze fanno girare una corda tenendola ognuna per una delle estremità. Una terza compagna entra senza che loro si fermino e salta secondo il ritmo e la velocità con cui le due decidono di far girare la corda. Chi sbaglia va a girare la corda mentre l’altra salta. •

a cura di Francesca Cristofari

filastrocche per i bambini, girotondo di tutto il mondo

mamma con bimboLa lettura è un mezzo di comunicazione molto speciale, permette di instaurare con il bambino un importante rapporto di condivisione e di arricchimento. Il progetto “Nati  per leggere” nasce nel 1999 e ha l'obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i sei mesi e i sei anni.

Leggere ad alta voce con continuità ai bambini ha una positiva influenza sia da un punto di vista relazionale che cognitivo. Il cuore del progetto consiste nella consapevolezza che ogni bambino ha diritto di essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo. Vi propongo per cominciare due scritti: una filastrocca di Bruno Tognolini scelta dai fondatori del progetto e una di Gianni Rodari.

 

“Leggimi subito, leggimi forte

Dimmi ogni nome che apre le porte

Chiama ogni cosa,così il mondo viene

leggimi tutto leggimi bene

Dimmi la rosa, dammi la rima

Leggimi in prosa, leggimi prima”

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Girotondo di tutto il mondo

Filastrocca per tutti i bambini,

per gli italiani e per gli abissini,

per i russi e per gli inglesi,

per gli americani e per i francesi,

per quelli neri come il carbone,

per quelli rossi come il mattone,

per quelli gialli che stanno in Cina

dove è sera se qui è mattina,

per quelli che stanno in mezzo ai ghiacciai

e dormono dentro un sacco di stracci,

per quelli che stanno nella foresta

dove le scimmie fan sempre festa,

per quelli che stanno di qua o di là,

in campagna od in città,

per i bambini di tutto il mondo

che fanno un grande girotondo,

con le mani nelle mani,

sui paralleli e sui meridiani. •

a cura di Francesca Cristofari

 

Internet: una risorsa per leggere, ascoltare, vedere favole!

bimbi al computerIl periodo in cui viviamo ci offre vari canali e strumenti di comunicazione (carta stampata, televisione, radio, telefono, Internet) che consentono l'accesso a tantissime informazioni. Ma come possiamo sfruttare al meglio le tecnologie informatiche? 

Alcune tra le domande che sorgono spesso, tanto più quando le tecnologie informatiche si intrecciano con il mondo dei più piccoli,  sono le seguenti: 

Come poter navigare su Internet senza che vi sia il pericolo di imbattersi in contenuti dannosi, osceni o sgradevoli? 
Come poter essere sicuri dell'attendibilità e della qualità delle informazioni presenti su un sito web?
Quali applicazioni o giochi sono più adatti per la crescita di mio figlio? e quali strumenti tecnologici  (personal computer, smartphones,…) impiegare?

In questo articolo iniziamo a esplorare le potenzialità di Internet come strumento utilizzabile per trovare materiale che possa aiutarvi a trascorrere del tempo insieme ai più piccoli in maniera divertente e fruttuosa.

Esistono tanti siti web che contengono fiabe, favole e fumetti adatti alle varie età dell'infanzia o della fanciullezza; vi segnalo solo quelli riconducibili a organizzazioni ben note e fidate, che hanno il grande pregio di pubblicare spesso contenuti di alta qualità e attendibilità garantendo al visitatore l'assenza di materiale osceno nonché di dubbio o dannoso valore morale e formativo. 

Per esempio in www.carabinieri.it,  c'è uno spazio per i ragazzi (7-11 anni) e per i più piccoli contenente fiabe, favole e fumetti che trattano in maniera semplice argomenti piuttosto delicati (sfruttamento dei minori, violenza e maltrattamenti, etc) fornendo anche consigli molto utili per i bambini e per i genitori.

Una nota importante valida in generale per la navigazione su Internet: ponete sempre attenzione quando digitate manualmente un indirizzo web (anche detto URL); basta omettere o sbagliare anche una sola lettera per rischiare di accedere a siti ingannevoli o con contenuti potenzialmente dannosi per il vostro PC o telefono (es. virus) o addirittura osceni.

Per l'accesso ai siti web, anche quelli più noti, vi consiglio di utilizzare i più comuni motori di ricerca (Google, Tiscali, Yahoo,…). 

Se volete raccontare le favole classiche di tradizione romana e greca, vi segnalo il sito ICONOS, i cui contenuti sono curati dalla cattedra di Iconografia e Iconologia del Dipartimento di Storia dell'Arte della Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università di Roma “La Sapienza", dove sono elencate le principali storie di Fedro ed Esopo.

Se a vostro figlio piace la Scienza, in particolare l'Astronomia, vi raccomando il sito dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Nella sezione “Educational”  trovate “La scienza a fumetti”, storie affascinanti come la composizione dell'Universo, la Terra vista dalla Spazio e la vita degli astronauti nella stazione orbitale internazionale. I contenuti sono particolarmente adatti a ragazzi dai 9/10 anni, meglio se in compagnia di adulti per via delle tematiche complesse affrontate.

Una delle caratteristiche che ha contribuito sin da subito alla diffusione di Internet al grande pubblico è quella della multimedialità. Internet non offre solo informazioni testuali o grafiche ma anche contenuti audio e video. Nello scorso articolo vi ho segnalato siti internet affidabili dove scaricare storie da leggere con i vostri figli. Qui invece vi segnalo il sito web di Piccola Radio: “il percorso sonoro che RADIO TRE dedica alla lettura per l’infanzia e al mondo dei più piccoli”.

Piccola Radio è un’emittente accessibile esclusivamente via web che permette ai bambini di entrare nella magia di una fiaba, oltre che consigliare ricette di cucina, itinerari di viaggio e canzoni ma tutto sempre per i piccoli ascoltatori.

E’ possibile ascoltare sia la diretta audio (anche detta streaming) sia scaricare le puntate precedenti che sono disponibili in formato mp3 cliccando sulla scritta “podcast” oppure sul riquadro “Archivio” collocato nella parte in basso a destra nella pagina. Si accede a Piccola Radio dal sito di Radio Tre (http://www.radio3.rai.it), si scorre la pagina in basso fino a trovare sulla destra il riquadro “piccola RAI radio3”.

Rimanendo sempre in tema ma cambiando canale, su RAI Radio1 sono disponibili una serie di audiofiabe in formato mp3, ossia dei racconti brevi dei grandi della letteratura, ascoltabili sul sito stesso o scaricabili sul proprio computer o smartphone in modo da essere riprodotti quando si ritiene più opportuno.

Per trovare il sito vi consiglio di digitare su un motore di ricerca le seguenti parole chiave: audiofiabe radio1. In ogni caso il link è il seguente:

http://www.radio.rai.it/radio1/fantasticamente/elencoaudiofiabe.cfm

Uno dei maggiori pregi dei contenuti audio è che ben si prestano a essere ascoltati in automobile quando siete con i vostri figli.

Se avete uno stereo in grado di leggere il formato mp3 allora basta unicamente registrare le tracce audio su un CD/DVD tramite uno dei programmi che spesso sono già installati sui personal computer altrimenti è necessario prima convertire i files mp3 in formato .wav (ad esempio tramite Windows Media Player) e poi masterizzare il CD.

E’ importante evidenziare che le fiabe, le favole e i fumetti in formato digitale (testo o audio) non sono da intendersi come sostituti dei tradizionali libri, che mantengono ancora un’elevata fruibilità, ma come validi complementi da tenere in considerazione per arricchire i contenuti già presenti in casa, magari quando servono in tempi rapidi dei nuovi racconti oppure si vuole rispondere in maniera semplice alle domande poste da figli particolarmente curiosi su tematiche complesse o delicate.

Se avete domande, curiosità, dubbi scrivetemi pure una email ma anche una bella lettera.•

a cura dott. Antonio Di Napoli
ingegnere informatico

 

Le foto dell'estate di Chiara e Francesco

“Mi piace andare in vacanza in campeggio perchè si vive in libertà fra tanti alberi e giochi all’aperto. Al mattino mi svegliano gli uccellini che si mettono proprio sopra alla mia testa e cominciano “il concerto”... per fortuna che ci sono loro, altrimenti arriveremmo in spiaggia troppo tardi! 

Di giorno posso stare tutto il tempo in costume e andare dove voglio senza essere accompagnata da mamma e papà... questa si che è libertà!” 

Chiara, 11 anni

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“Qui all’isola d’Elba il mare è bellissimo e ho subito imparato a nuotare con maschera e pinne... Ora che “sono grande”non ho più paura di mettere la testa sott’acqua, perchè con la mia maschera posso vedere tutti i pesci che ci sono in questo mare trasparente come una piscina!... Quando tornerò a casa, potrò vedere i pesci anche nella vasca da bagno! Mi basterà mettere la maschera... ”    

Francesco, 4 anni

 

Sognare ad occhi aperti tra fantasia e desideri...

Il sogno ad occhi aperti o la fantasia sono la diretta traduzione senza barriere dei nostri desideri o bisogni. Le fantasie dei bambini sono spesso popolate di compagni immaginari, principi, streghe e fate.

L'attività fantastica, a differenza di quanto si possa credere, è vitale e non dovrebbe avere un'età, perché è fonte di creatività e di immaginazione.

Già nell'antica Grecia esisteva il rituale per la purificazione che consisteva in un digiuno presso le fonti sacre, nella vestizione con vesti simboliche e finalmente nell'accesso al luogo sacro dove si passava la notte per sognare nel divano che veniva chiamato “ Kline”.

La guarigione era rappresentata dal valore autoterapico attribuito al sogno perché si pensava contenesse le indicazioni per il paziente.

Proprio l'immaginazione dei bambini e la loro fervida fantasia riempiono i loro sogni ad occhi aperti. Alcuni di loro me li hanno raccontati.

“Mi piacerebbe diventare un mago” Matteo 9 anni

“Sogno di andare su Plutone e magari scoprire che ci vive qualcuno; sogno anche di poter giocare nell'Nba con il Miami Heat insieme a L.James” Daniele 9 anni

“Vorrei costruire un edificio famoso” Filippo 9 anni

“Sogno di avere capelli lunghi” Flavia 5 anni

Federico e Diego, due amici, sognano che la loro squadra del cuore, la Lazio, acquisti L. Messi!

Gabriele e Martina, due fratelli, sognano di andare a Lampedusa.

“Sogno di salire su un'astronave per poter scoprire altri pianeti” Jacopo 7 anni

“Vorrei volare come Peter Pan” Jari 4 anni

“Sogno una scuola dove ci si possa muovere di più!” Nicolò 7 anni

a cura di Francesca Cristofari

L'albero di Natale fra storia e creatività...

nataleL'immagine dell'albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano presente sia nel mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo. La derivazione dell'uso moderno da queste tradizioni, tuttavia, non è stato provato con certezza. Sicuramente esso risale almeno alla Germania del XVI secolo. Ingeborg Weber-Keller (professore di etnologia a Marburgo) ha identificato una cronaca di Brema del 1570 secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta.

La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale della storia nel 1510. Prima di questa apparizione "ufficiale" dell'albero di natale si può però trovare anche un gioco religioso medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell'abbondanza per ricreare l'immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché questi ultimi avevano una profonda valenza "magica" per il popolo. Avevano specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo la tradizione gli venne dato proprio dallo stesso Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito da nemici. Non a caso, sempre in Germania, l'abete era anche il posto in cui venivano posati i bambini portati dalla cicogna.

L'usanza entrò nelle case nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. L'uso di candele per addobbare i rami dell'albero è attestato già nel XVIII secolo. A tutt'oggi, la tradizione dell'albero di Natale è sentita in modo particolare nell'Europa di lingua tedesca, sebbene sia ormai universalmente accettata anche nel mondo cattolico. A riprova di questo sta anche la tradizione, introdotta durante il pontificato di Giovanni Paolo II, di allestire un grande albero di Natale in piazza San Pietro a Roma, cuore del cattolicesimo mondiale.
 
Realizziamo il nostro albero di Natale fai da te!
“E' un alberello di Natale facile ed economico: dobbiamo procurarci un rotolino di cartone della carta igienica, carta crespa marrone, carta crespa verde di diverse tonalità e colla vinilica. Bisogna ritagliare rettangoli di carta verde arrotolarli a mo' di caramella e piegarli per dare consistenza alle foglie. Le foglie così realizzate verranno incollate fino a formare la chioma, mentre il rotolino rivestito di carta marrone sarà il tronco. Un altro modo potrebbe essere quello di formare dei piccoli coni con carta decorata natalizia da attaccare insieme fino a formare un piccolo alberello.”

Francesca, mamma di Jacopo e di Jari

Pillole di autostima

manoQuando si parla di autostima ci si rende subito conto della sua enorme importanza. Aiutare i nostri bambini a costruire una solida autostima significa renderli sicuri di sé, aiutarli a diventare adulti sereni e consapevoli del proprio valore.

Sin da piccoli i bambini cominciano a costruire una propria immagine di sé che viene alimentata soprattutto dall'atteggiamento che i grandi hanno nei loro confronti. Sarà capitato a tutti di osservare i propri figli cercare l'approvazione negli occhi dei genitori e delle persone con le quali trascorrono più tempo. Da mamma attenta e forse un po' ansiosa, mi sono spesso confrontata con altri genitori su questi temi, grazie anche al sostegno professionale ed emotivo della dott.ssa Silvia Schiano.

È fondamentale elogiare gli sforzi dei bambini più che il risultato raggiunto, devono sentirsi elogiati e amati. I concetti-valori che vogliamo trasmettere loro devono essere pochi, chiari e circoscritti. Dobbiamo aiutarli, sostenerli e accompagnarli senza però sostituirci a loro per dargli la possibilità di sperimentare e di sbagliare. I capricci sono frequenti ma è essenziale che il bambino impari a separare quel che fa da quel che è. Se commette qualcosa di sbagliato, non è lui sbagliato.

Non è facile condensare in poche parole concetti tanto rilevanti e sembra difficile a una prima lettura attuarli. Personalmente ritengo il confronto utile e costruttivo, ognuno di noi può riconoscere i propri errori e tornare su i suoi passi, è utile a noi stessi ed è un ottimo esempio per i nostri figli. Tutto ciò vale per la famiglia ma anche per “l'ambiente” scuola dove i bambini trascorrono gran parte della giornata. A tal proposito, senza voler fare sterili polemiche ma con il solo fine di migliorarci, vorrei condividere con voi un profondo rammarico nel sentire racconti spiacevoli su quel che accade in alcune scuole. Non possiamo accettarlo. Una persona a me cara, sensibile a queste tematiche, ha raccontato che quando era bambina pensava che da grande avrebbe fatto “il controllore” delle scuole. Forse potrebbe essere una soluzione insieme a una giusta meritocrazia. •
Francesca, mamma di Jacopo e Jari

Quale' il modo migliore di educare i propri figli?

Come genitore mi sono sempre chiesta quale fosse il modo migliore per educare e crescere i miei figli. Sono certamente consapevole che “l'infanzia costituisce l'elemento più importante nella vita dell'adulto: l'elemento costruttore. Il bene o il male dell'uomo nell'età matura è strettamente legato alla vita infantile da cui ebbe origine. Sull'infanzia ricadranno tutti i nostri errori e su di essa si ripercuoteranno in modo indelebile.”

Cosi scriveva Maria Montessori nella prefazione del suo libro “Il segreto dell'infanzia”. Allora era una novità, agli inizi del secolo scorso la società non riconosceva il bambino come soggetto con dei diritti, non esisteva una cultura dell'infanzia, di cui la Montessori è stata una promotrice.
A distanza di cento anni il bambino è diventato soggetto attivo, con potenzialità e risorse sue proprie, che si rapporta con l'adulto, con le sue emozioni e sensazioni, che apprende anche e soprattutto tramite esse.
Essere genitore significa interrogarsi, prestare ascolto ai bisogni dei figli, nel rispetto della loro integrità e autonomia, evitando di manipolarli.
Francesca Cristofari, mamma di Jacopo e Jari

 

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Maria Rita Parsi scrive: “I figli non sono di nostra proprietà, ma passano attraverso di noi”. Fin qui la teoria, ma come fare a metterla in pratica? Il genitore perfetto non esiste. Esiste però il genitore che, forte dell'attenzione e dell'ascolto che dedica al figlio, sa mettere limiti fermi e rassicuranti, consapevole dell'importanza che ha per il bambino il confronto con un adulto capace di contenerlo.

Pensiamo che forse è necessario scontrarci con i nostri errori. Pensiamo che dobbiamo crescere con i nostri figli e apprendere con umiltà. Pensiamo anche che è importante il confronto, lo scambio di esperienze e di consigli come spunti di riflessione. Per dirla con Maria Montessori: “Stimolare la vita lasciandola libera di svilupparsi, ecco il primo dovere dell'educatore. Per una simile delicata missione, occorre una grande arte che suggerisca il momento giusto, che limiti l'intervento, e che non disturbi o devii, anziché aiutare, l'anima che sorge a vita e vivrà in virtù dei propri sforzi”.
Stefania Mammetti, mamma di Sofia

Un pensiero di Osho per riflettere insieme...

"I genitori dovrebbero essere consapevoli di come condizionano i loro figli. E ai bambini dovrebbe essere data la possibilità di sperimentare il bene e il male, così che possano decidere da soli. Lasciate che trovino la loro strada: voi state soltanto molto attenti che non cadano in un  fosso!

Non dite mai nulla ai vostri figli che non sia una vostra esperienza esistenziale. Accettate la vostra ignoranza, questo vi procurerà un maggior rispetto, più fiducia in ciò che siete. L'ego del genitore pretenderebbe di conoscere tutto!

Siate rispettosi nei confronti del bambino; i genitori si aspettano il rispetto dei figli, ma si dimenticano che è una cosa reciproca: rispetta i bambini e loro ti rispetteranno!

Fidati dei bambini e loro si fideranno di te, allora sarà possibile una comunicazione." •

 Osho


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