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Maggio: un mese tutto al femminile

donna_testa.jpgSiamo arrivati alla fine di mggio, uno dei mesi più belli dell’anno: la primavera, i colori, il sole sempre più caldo, la festa della mamma, la rinascita. Sì, il mese di maggio è decisamente speciale!

Ma è speciale anche dal punto di vista della salute: rappresenta un momento di iniziative importanti dedicate alla donna, sottolineando in particolare l’importanza della prevenzione. Che cos’è la prevenzione? È quell’insieme di azioni che mira a ridurre i rischi per la salute. È un momento davvero importante, ma ancora oggi capita di non prenderlo in considerazione, forse solo perché pensiamo che se stiamo bene che necessità c’è di fare controlli? Invece non è così!

Dobbiamo dedicare tempo alla prevenzione, questo è l’unico modo per mantenere il nostro corpo e la nostra mente in uno stato di salute e benessere.

La prevenzione inizia fin da piccoli e continua per tutto l’arco della nostra vita, in particolare nei momenti particolarmente sottoposti a rischi.

Ma cosa significa fare prevenzione? Si parte da azioni semplici mirate agli stili di vita, quali una corretta e ben bilanciata alimentazione, movimento e attività fisica, evitare comportamenti dannosi come alcool e fumo. Ma non solo. Fare prevenzione significa anche attivare una serie di controlli periodici che mirano all’identificazione di particolari malattie nel loro esordio, per poter fare una diagnosi precoce e trattare in tempi molto brevi la patologia.

Il nostro sistema sanitario nazionale ha investito molto in quelli che vengono chiamati test di screening, ovvero dei test per specifiche malattie che vengono offerti a tutta la popolazione, femminile e maschile. I test di screening specifici al femminile sono il pap-test e la mammografia, due esami semplici e banali che possono scoprire patologie in fase precoce e quindi attivare una serie di cure per mirare alla completa guarigione.

I test di screening salvano davvero la vita!

Sono offerti gratuitamente a tutte le donne: il pap test è offerto a tutte le donne tra 25 e 64 anni ogni 3 anni e la mammografia a tutte le donne tra 50 e 69 anni ogni 2 anni. La Asl di riferimento invia una lettera direttamente con un appuntamento, basta solo presentarsi. Ancora oggi però, dopo tanti anni di diffusione di tale pratica, spesso molte donne non rispondono all’invito.

Sono tante quindi le iniziative che cercano di sensibilizzare le donne: il mese di maggio ne è veramente ricco. Da due anni a questa parte è stata istituita anche una giornata nazionale per la salute della donna, il 22 Aprile, giorno della nascita di Rita Levi Montalcini; questa giornata dà il via a tantissimi eventi dedicati alla salute della donna per tutto il mese di maggio. Se non si è risposto agli inviti, questo mese è un’ottima occasione per recuperare. Mese di maggio, mese dei fiori, ma anche mese della prevenzione: mettiamoci in agenda ogni anno tutti gli appuntamenti dedicati alla nostra salute, in particolare al femminile.

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

 

Tocco gentile, atto d’amore: il massaggio nei bambini

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Il massaggio è sempre stato un’arte antichissima, tramandata di generazione in generazione nelle diverse civiltà e culture.

Negli ultimi tempi si stanno riscoprendo i suoi benefici in campo medico come valido strumento di prevenzione e cura. I benefici non riguardano solo chi viene massaggiato, ma anche chi massaggia, in questo caso il genitore, generando una sensazione di benessere e di gioia; ovviamente ne giova soprattutto il rapporto che piano piano si sta creando tra genitore e figlio.

Il massaggio rappresenta un modo per trasformare il naturale desiderio di contatto reciproco tra genitori e figli, in uno strumento in grado di contribuire positiva mente allo sviluppo del piccolo: lo aiuta a sviluppare la giusta confidenza con se stesso, migliorando la sua capacità di relazionarsi con gli altri, il grado di autostima e di sicurezza futuri.

A livello fisico sono innumerevoli i vantaggi e i benefici del massaggio: stimola il sistema nervoso, favorendo un opportuno sviluppo delle funzioni vitali; rinforza il sistema immunitario; migliora le funzioni digestive; attenua disturbi come stitichezza, insonnia, singhiozzo; migliora le funzioni respiratorie e attenua la tosse; favorisce il corretto sviluppo dell’apparato muscolare e calma il bambino.

Attenzione però! Lo spirito con il quale ci si appresta ad effettuare il massaggio deve essere quello appropriato, cioè con il giusto grado di concentrazione e amore. Non deve mai essere considerato come un dovere o una semplice abitudine. I bambini sono più sensibili degli adulti e percepiscono maggiormente lo stato d’animo di chi li tocca.

Ogni bambino possiede una ricettività diversa nei confronti del massaggio; sarà necessario armarsi di pazienza e cercare, soprattutto le prime volte, di accontentarsi e di eseguire solo piccole parti della sequenza, alternandole in modo da riuscire a massaggiare tutto il corpo. Progressivamente il bambino dovrebbe abituarsi e divenire via via più ricettivo.

Alcuni piccoli accorgimenti: fare in modo che l’ambiente dove massaggerete il vostro bambino sia accogliente e soprattutto a una temperatura adeguata; cercare di avere una luce soffusa e, se si desidera, si può provvedere ad un leggero sottofondo musicale che rilassi il bambino; cercare di sorridere e di mantenere il contatto visivo con il bambino; parlare al bambino con un tono di voce calmo, comunicandogli quello che state per fare, chiedendo il permesso si può utilizzare aromaterapia e cromoterapia per aiutare la fase di rilassamento utilizzare per il massaggio un olio naturale (mandorle, jojoba…).

Il massaggio può essere sperimentato fin dalla nascita: più cresce e più il bambino vi manderà i segnali di cosa gli piace di più, finché non sarà lui stesso, da grande, a guidarvi. È una vera esperienza che cresce con lui.

Provare per credere!

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

 

Realtà contro finzione: chi vince quando arriva un bambino?

coppia_01.jpgCapita molto spesso di accendere la TV e trovare una donna che sta per partorire. “Si sono rotte le acque, sto per partorire!!”, sentiamo spesso dire, vedendo donne urlanti e sangue dappertutto.

Ma è tutto così reale? Spesso le immagini hanno un fortissimo potere sulla mente delle persone e l’idea che passa è quella che le donne partoriscono in quel modo, tra dolori atroci, immerse tra una tortura e l’altra. E quindi una donna che sta davvero per partorire vive l’ansia di dover subire tutto questo.

Il parto non è così! La nascita di un bambino è un momento davvero fantastico, sicuramente faticoso, ma di certo differente rispetto a quello che i film ci vogliono far vedere per aumentare la suspance. Intorno alla nascita c’è amore, dolcezza, tenerezza; spesso luci soffuse, musica rilassante, acqua calda fanno da cornice ad una situazione in cui si rimane a guardare in silenzio, per la paura di disturbare, di rompere quel bellissimo equilibrio che la coppia crea nel viaggio di attesa del loro figlio, nelle ultime ore che li separano dal conoscersi. Questa è la realtà. Ma quel che prevale continua ad essere la finzione televisiva.

E allora le donne, vinte dalla paura, cercano ogni metodo per allontanare il dolore, cesareo o epidurale, dimenticando che sono cose che non aiutano ma limitano e complicano quelle situazioni fisiologiche che la natura ha creato a misura di donna, che non porterebbe mai all’eccesso. E poi? Nasce il bimbo e Tate televisive si adoperano per dirci come allattare i bambini, infilando ciucci e biberon dappertutto, spinti da sponsor di grande calibro, oppure promuovendo strategie anti-fisiologiche che portano a trattare i neonati come dei robottini. Regole sugli orari, regole sulle poppate, regole sul sonno… ben vengano le regole, ma non per i neonati. I neonati hanno esigenze importanti, che non sono vizi o capricci ma sono bisogni fondamentali, che non si limitano solo ai bisogni primari, come mangiare e dormire, ma anche bisogni legati ad esempio al contatto e all’essere contenuti. E invece insinuano l’idea che i neonati possano viziarsi, che l’allattamento a richiesta sia sbagliato e che bisogna abituarli fin da subito alle esigenze dei grandi. Basta rifletterci un pochino per rendersi conto di quanto possa essere assurdo avvalorare queste ipotesi. Però la TV continua a mandarci questi messaggi e i neo-genitori, spesso in confusione per il grande cambiamento, non riescono a tirarsi fuori da questo boom di messaggi francamente errati. Quindi, impariamo a discriminare la realtà dalla finzione: una nascita va vissuta, un bambino conosciuto, una famiglia correttamente supportata e consigliata, dal vivo!

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Attività sportiva e gravidanza...

donna_incinta_02.jpgChi è sportiva da sempre, anche nel momento in cui scopre di aspettare un bambino, sente il bisogno di continuare a praticare sport; le sedentarie incallite, invece, si guardano bene dal cominciare a muoversi proprio adesso, credendo che sia più prudente starsene tranquille e a riposo.

E invece la gravidanza non è una malattia, e non ci si deve comportare come se si fosse malate. È vero che in gravidanza è necessario adattare l’allenamento al proprio stato, ma se il ginecologo dà il via libera, praticare un’attività sportiva procura notevoli benefici alla futura mamma e al suo bambino. Tranne che per le gravidanze a rischio (minaccia d’aborto, placenta previa, minaccia di parto pretermine, ritardo di crescita fetale), fare attività fisica nei 9 mesi è raccomandato, perché mantiene il tono muscolare, soprattutto dei muscoli paravertebrali che aiutano la schiena a sostenere il peso del pancione; inoltre favorisce la circolazione sanguigna, prevenendo gonfiori e pesantezza delle gambe.

Non solo: muoversi aiuta a tenere sotto controllo il peso corporeo e stimola il rilascio di ormoni (endorfine) che infondono buonumore a mamma e feto.

Infine avere un fisico allenato consente di andare incontro con più agilità alle fatiche del parto, aumentando anche la tolleranza al dolore.

Inoltre alcune condizioni patologiche legate alla gravidanza, come il diabete e l’ipertensione gestazionale, possono migliorare con l’attività fisica, limitando il ricorso ai farmaci necessari per controllare tali patologie.

Vanno bene tutti gli sport, tranne quelli che hanno un alto rischio di cadute o che implicano contatti corpo a corpo, che potrebbero comportare traumi all’addome molto pericolosi.

Sono sconsigliate anche le attività che prevedono corse o salti, perché possono aumentare la contrattilità uterina.

Quindi care mamme, se la vostra gravidanza è fisiologica ed il ginecologo lo consente, bando alla pigrizia e via libera a nuoto, acquagym, yoga, pilates o semplicemente passeggiate a passo sostenuto. L’esercizio fisico, se praticato con costanza e con le dovute cautele, anche in gravidanza fa bene a voi e al vostro bambino. Quindi non abbandonate le scarpe da ginnastica e buon allenamento!

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologa

 

La diagnosi prenatale sul sangue materno

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Di recente si sta diffondendo un esame prenatale non invasivo (NIPT – Non Invasive Prenatal Testing), che consente lo studio del DNA fetale circolante nel sangue materno.

Si tratta di un test di screening, eseguito a partire da un semplice prelievo di sangue della mamma in attesa, per valutare il rischio che il feto sia affetto da alcune anomalie cromosomiche relative ai cromosomi 21, 18, 13 e ai cromosomi sessuali X e Y.

Il test si basa sul principio per cui nel sangue materno circolano cellule del feto, o meglio della placenta, che contengono lo stesso corredo genetico fetale. Grazie a particolari procedure si può isolare questo DNA, in modo da non confonderlo con quello materno, e replicarlo in laboratorio fino a ottenerne una quantità sufficiente per l’analisi.

Il test può essere effettuato a partire dalla 10° settimana di gravidanza, e il suo principale vantaggio è che, essendo non invasivo, non comporta rischi né per la mamma né per il bambino. La risposta viene fornita in 8-10 giorni, e sembra estremamente affidabile, avendo un’attendibilità intorno al 99% nel rilevare la trisomia 21 (sindrome di Down), al 98% per la trisomia 18 (sindrome di Edwards), all’80% per la trisomia 13 (sindrome di Patau), e al 95% per la monosomia X, con percentuali di falsi positivi inferiore allo 0.1%. Il test consente, inoltre, la determinazione del sesso fetale, informazione gradita alla paziente e soprattutto utile alla gestione di eventuali malattie genetiche legate al sesso. Attualmente il test trova indicazione solo su gravidanze singole, poiché in caso di gestazione gemellare pur identificando un’eventuale trisomia, non è in grado di attribuire il dato patologico al gemello corrispondente. Va tuttavia precisato che questa metodica è una tecnica di screening e non di diagnosi; pertanto non può assolutamente sostituire tecniche diagnostiche tradizionali, come la villocentesi e l’amniocentesi. Per cui se il test fornisce un risultato positivo, le società scientifiche raccomandano di confermarlo con uno di questi esami diagnostici.

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologa

Sfatiamo il mito del gatto e della toxoplasmosi in gravidanza

bimba_gattino.jpgIntorno a gravidanza, parto, allattamento, lo sappiamo bene, ancora aleggiano molti miti popolari, assolutamente non supportati dalle evidenze scientifiche.La toxoplasmosi è un’infezione di cui è responsabile il protozoo Toxoplasma Gondii, parassita diffuso tra i mammiferi, soprattutto fra i gatti. Questo tipo di infezione, se contratta fuori dalla gravidanza, è assolutamente innocua, mentre se contratta durante il periodo della gestazione può provocare dei danni. È per questo che si fa tanta attenzione e se ne discute molto. Vediamo però di fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto, quando si programma la gravidanza, è possibile verificare se abbiamo già contratto in precedenza l’infezione, visto che lascia un’immunità a vita; nel caso l’avessimo contratta possiamo stare tranquilli, altrimenti è semplicemente il caso di utilizzare delle strategie di prevenzione e ripetere mensilmente il test.

Sfatiamo subito quindi il mito in questione: se abbiamo un gatto in casa, stiamo programmando una gravidanza oppure si è già instaurata e non abbiamo contratto in passato la toxoplasmosi, assolutamente, non è il caso di mandare via il povero gatto, come invece molti pensano. Sbagliato è, anche se non abbiamo noi stessi il gatto in casa, non recarci più a casa delle persone che invece lo possiedono, per paura di contagio.

È vero, il gatto è un veicolo, perché le ovocisti del protozoo si trovano nelle sue feci, ma la trasmissione non avviene in maniera diretta, piuttosto ingerendo le ovocisti che si trovano appunto nelle feci del gatto; ma parliamo di gatti randagi, che possono mangiare a loro volta animali infetti.

Dunque per questo, tra le strategie preventive, si consiglia di non mangiare carni crude, insaccati crudi, di maneggiare la carne cruda che deve essere cotta con i guanti e successivamente lavarsi bene le mani, di lavare bene la frutta e la verdura con la giusta soluzione disinfettante.

I nostri poveri amici gatti, che tra le altre cose sono alimentati con cibo in scatola, non devono essere allontanati da casa, anzi. Forse, per eccesso di zelo, l’unica accortezza che possiamo avere è quella di maneggiare la lettiera con i guanti e ricordarci di lavarsi in seguito bene le mani. Per il resto le strategie di prevenzione sono quelle elencate in precedenza. Quindi, non abbandoniamo o trasferiamo il nostro gatto, ne soffriremmo noi e lui, per un’idea falsa, che ancora appartiene alle credenze popolari.

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Diventare mamma in una terra straniera

neonato_02In un tale cambiamento rivestono notevole interesse i fenomeni migratori.

L’Italia è, nello scenario europeo, il paese che si è caratterizzato per il maggior dinamismo di nuovi ingressi di immigrati, trasformandosi quindi da tipico Paese di emigrazione a terra di immigrazione, con una prevalente “femminilizzazione” dei flussi migratori.

Questo ha determinato una serie di problemi organizzativi da un punto di vista sociale e anche sanitario.

In particolare si è registrato un aumento del tasso di natalità, che tra gli stranieri è circa il doppio del dato medio della popolazione italiana, con età al parto al di sotto dei 30 anni, decisamente inferiore dell’età media delle italiane.

Il parto rappresenta, pertanto, la maggior causa di ricovero nei diversi gruppi etnici, ponendo gli ostetrici a dover affrontare le problematiche di questa tipologia di pazienti, anche abbastanza difficili da gestire, considerando che molte giungono all’attenzione dei sanitari senza avere a disposizione una chiara storia ostetrica, dal momento che nella loro cultura la gravidanza non è considerata una malattia, ma una situazione totalmente fisiologica tanto da non prevedere controlli medici.

Le donne immigrate sono in effetti meno medicalizzate, anche se non sono del tutto infrequenti alcune patologie infettive (TBC, Lue, Epatiti), alle quali c’eravamo da tempo disabituati.

Sono presenti, a volte, nelle donne extracomunitarie vari fattori che aumentano il rischio ostetrico: l’anemia di diversa origine (carenziale, sideropenica, da parassitosi, da emoglobinopatia), le infezioni dell’apparato genito-urinario, l’alimentazione in alcuni casi insufficiente (malnutrizione), in altre sproporzionata con eccesso di grassi e zuccheri, e un conseguente eccessivo aumento ponderale con possibile insorgenza di patologie ostetriche (diabete, ipertensione), le anomalie del canale del parto (bacino androide), dei genitali esterni e della vagina (per pregresse lacerazioni da parto o per gli esiti di pratiche, come l’infibulazione).

Allo stesso tempo dobbiamo anche rilevare un diverso atteggiamento delle straniere nei confronti del parto rispetto alle nostre connazionali, con minore ansietà e aspettative, e maggiore capacità di tollerare e assecondare il dolore, con naturalità e fatalismo, tanto da giustificare il minor ricorso al taglio cesareo in certe etnie.

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Incinta o no? Quali sono i primi segni del corpo femminile in stato di gravidanza?

donna incintaDurante le tanto attese vacanze estive, molte coppie decidono di mettere “in cantiere” un bimbo; ecco pertanto che proprio in prossimità della stagione autunnale le donne possono vivere dei cambiamenti fisiologici a carico dell’intero organismo.

Ancor prima di acquistare il comunissimo test di gravidanza in farmacia, i primissimi sospetti di un probabile concepimento andato a buon fine sono dati dalla comparsa di segni quali la nausea e il vomito che si evidenziano soprattutto al mattino: probabile aumento di salivazione, gastralgie e pirosi, stipsi, eventuali mutamenti dell’appetito e del gusto. Questi segni possono comparire già a partire dalla 5°/6° settimana di età gestazionale. La comparsa di zone di ipercromia cutanea, fenomeno frequente in particolar modo a carico della linea alba (linea nigra), anche se l’intensità dell’ipercromia è variabile da caso a caso.

Il sintomo chiave che fa sospettare a una donna lo status gravidico è l’amenorrea, ovvero l’assenza del ciclo mestruale in particolar modo nelle donne regolarmente mestruate. Nel 6-7% di tutte le gravide nella prima metà della gestazione possono comparire perdite ematiche tali da simulare una mestruazione. Talvolta si tratta di una perdita ematica in coincidenza con l’annidamento dell’embrione.

Le modificazioni mammarie sono abbastanza caratteristiche della donna gravida, ancora prima della decima settimana la donna può avvertire un senso di tensione ai seni. L’aumento di volume è corrispondente solo dopo la decima settimana e successivamente può verificarsi la secrezione di piccole quantità di colostro, il primo latte materno necessario e fondamentale nell’alimentazione del bambino nei suoi primissimi giorni di vita.

L’aumento di volume dell’addome, generalmente a partire dal secondo trimestre di gravidanza e a seguire, lo si osserva quando l’utero supera i confini della pelvi.

Generalmente, per avere una conferma, si è soliti adottare i più semplici fra i metodi immunologici effettuati sulle urine. Le varie preparazioni disponibili in commercio per la diagnosi di gravidanza hanno sensibilità variabili da tipo a tipo. In donne con ciclo ovarico regolare di 28 giorni con ovulazioni il 14° giorno e se la donna è gravida, si ottengono reazioni positive già verso il 6°-8° giorno dopo la prima assenza della mestruazione ed eccezionalmente anche un paio di giorni prima.

Un’altra metodica utilizzata è il dosaggio delle hCG (gonadotropina corionica) dosata direttamente sul sangue tramite un prelievo venoso, la quale risulta essere positiva pochi giorni dopo che è avvenuto l’impianto in utero da parte dell’embrione.

In caso di concepimento avvenuto, la gestante si appresta a vivere un viaggio lungo circa 40 settimane ricco di emozioni, sensazioni, percezioni uniche, un viaggio dove fondamentali sono i professionisti sanitari che accompagneranno la donna fino alla nascita e oltre, ruolo unico e fondamentale è quello svolto dal futuro papà, fonte di supporto e condivisione per la futura mamma.•

a cura dott.ssa Paola Consiglio
ostetrica

ACCOMPAGNARE LA NASCITA: la magica esperienza del corso pre-parto

corso pre partoSpesso quando si sente parlare di corso pre-parto, ci si immagina un corso in cui qualcuno ti parla e tu sei li ad ascoltare cose dette e ridette, ma soprattutto ci si immagina qualcuno che ti studia in tutto ciò che dici, per capire se sarai o meno un bravo genitore.

Ma sicuramente non è così e soprattutto non sono tutti uguali.

Per anni queste tipologie di corsi sono stati chiamati impropriamente “Corsi di preparazione al parto”, come ad indicare che per partorire e per nascere bisognasse essere preparati da qualcuno che ne sapesse di più.

Ma partorire è una competenza innata della donna, come nascere è una competenza innata del bambino; da questa considerazione è cambiata anche la denominazione di tali corsi, chiamati ora “Corsi di accompagnamento alla nascita”.

Il periodo della gravidanza e del parto sono momenti molto particolari, legati alla magia della nuova vita che si sta portando in grembo…è questo momento così intenso che si vuole “accompagnare” con questo corso.

Per fare ciò, esistono diverse tipologie di corsi, andando dal classico corso pre-parto, prevalentemente teorico, al corso basato sulla metodologia del parto attivo, teorico-pratico, in cui si riconosce la centralità della donna, della coppia e della triade; dà la possibilità di sperimentare, attraverso il lavoro corporeo, le proprie capacità di risposta alle diverse situazioni, usando la respirazione naturale per alleviare le tensioni e i fastidi, per mettersi in comunicazione con il bambino, imparando le diverse posizioni per poter gestire il dolore in travaglio e facilitare la nascita.

Tutto è orientato alla promozione della salute, al porre le basi per l’evoluzione fisiologica della gravidanza, per favorire la relazione genitoriale, attraverso un potenziamento delle competenze innate.

Ovviamente non mancano momenti di divertimento, legati dalle dinamiche di gruppo che consente di superare le difficoltà insieme.

I corsi contengono anche incontri dedicati al ritorno a casa e all’allattamento, perché spesso ci si concentra solo sulla nascita e poi? Il buio! Invece, partecipare a un corso in cui si può capire come organizzarsi praticamente, cosa comprare evitando spese inutili, come gestire le piccole difficoltà quotidiane, sicuramente, dà un’autonomia alla coppia non indifferente.

Il papà, di solito, ha uno spazio dedicato in tutti gli incontri.

E se aspetto un secondo figlio? È inutile fare il corso? Assolutamente no! Perché ogni gravidanza è a sé e ha bisogno di momenti da dedicare alla triade. Quale modo migliore?

Colori, musica, creatività, situazione intima confortevole e rilassante: questa è la cornice di tutto questo, per poter condividere una magica esperienza insieme.• 

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Come continuare ad allattare il nostro bimbo e tornare al lavoro?

Per molte mamme il rientro dalle vacanze potrebbe coincidere con il ritorno al lavoro dopo la gravidanza. 

E allora come fare se stiamo ancora allattando il nostro bambino? Dobbiamo interrompere l’allattamento al seno dopo tutta la fatica fatta nei primi giorni dopo il parto? E come gestire il distacco inevitabile con nostro figlio, dopo tanto tempo trascorso insieme? 

Inutile ripetere che il latte materno è l'unico nutrimento totalmente naturale e completo per i neonati. Esso contiene tutto ciò di cui il bambino ha bisogno: proteine, grassi, lattosio, vitamine, ferro, minerali, acqua ed enzimi, nelle esatte quantità necessarie per una crescita e uno sviluppo ottimali. Contiene inoltre tutte le sostanze che prevengono la formazione di batteri nocivi nell'intestino.

Nel caso il piccolo abbia meno di 6 mesi e si alimenti esclusivamente con il latte materno, è possibile iniziare a raccoglierlo, spremendo il seno manualmente o con un tiralatte, e conservarlo, così da farne una scorta con cui nutrire il bimbo nei momenti in cui la mamma è al lavoro. Sarà necessario un periodo di prova per impratichirsi con la raccolta del latte e abituare il seno ad una diversa stimolazione. Proprio per questo si consiglia di iniziare ad estrarre il latte e congelarlo già nei primi mesi di vita del piccolo. Il momento migliore potrebbe essere un’ora dopo la poppata del risveglio, ma può andare bene anche raccogliere piccole quantità dopo ogni poppata, oppure tirarlo da un seno mentre il piccolo sta poppando dall’altro. Sempre meglio rivolgersi all’ostetrica di fiducia per essere consigliati nel migliore dei modi.

Il latte materno può essere conservato in vari modi: a temperatura ambiente (fino a 10 ore tra 19-22 °C, 4-8 ore se la temperatura esterna è superiore a 25 °C); nel frigorifero (per 5 giorni con una temperatura tra 0°-4°); nel congelatore (mediamente 3-4 mesi a seconda del tipo di congelatore). 

Quando possibile, è comunque consigliato allattare il piccolo prima di uscire di casa e al ritorno. I primi tempi nostro figlio potrebbe chiederci di restare più a lungo attaccato al seno quando siamo in casa, per recuperare l’affetto e la sicurezza attesi durante la nostra assenza

Nella maggior parte dei casi, i piccoli non hanno problemi a nutrirsi dal biberon in assenza della mamma, ma quando la mamma è in casa chiedono di essere nutriti al seno e rifiutano il biberon. 

Fondamentale nella gestione di questa fase è trovare una persona fidata e rispettosa delle nostre indicazioni che si occupi del bambino, in modo che anche noi mamme possiamo vivere il distacco dal piccolo il più serenamente possibile.•

 a cura dott.ssa Ivana Catapano
ostetrica

Mamme, prendiamoci cura della nostra salute!

bambini e mammeSettembre è il mese dei nuovi propositi. Tutte noi, alla ripresa del nuovo anno lavorativo, facciamo progetti e programmi: palestra, dieta, sana alimentazione. Quest'anno care amiche vorrei suggerirvi un altro buon proposito: prendiamoci cura della nostra salute e sottoponiamoci a quei semplici controlli ginecologici tanto importanti per il nostro benessere e fondamentali per vivere meglio e più a lungo.

Innanzitutto consiglio a chi non lo fa da almeno un anno di eseguire un pap test. Si tratta di un esame citologico che indaga le alterazioni delle cellule della cervice uterina, la cui funzione principale è di individuare nella popolazione femminile donne a rischio di sviluppare un carcinoma del collo dell'utero. Attraverso il prelievo di una piccola quantità di cellule dell'eso e dell'endocervice questo test permette di individuare quelle lesioni displastiche che negli anni possono portare, se non precocemente individuate e trattate, al cancro della portio uterina, permettendo di eseguire in casi specifici ulteriori approfondimenti diagnostici (colposcopia, biopsia, HPV DNA test....).

Inoltre il pap test può dare utili indicazioni sull'equilibrio ormonale della donna e permette il riconoscimento di alcune infezioni batteriche, virali o micotiche. Questo esame andrebbe eseguito regolarmente una volta all'anno, massimo ogni 3 anni, da tutte le donne dopo l'inizio dell'attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età. Si può eseguire anche in gravidanza, senza alcun rischio per il feto.

Un altro esame fondamentale per la donna è lo studio del seno: il carcinoma della mammella è il primo tipo di tumore per diffusione e mortalità nella popolazione femminile, anche se oggi fortunatamente le sue probabilità di cura sono molto alte.

Gli esami cardini nella prevenzione di questo tumore sono la mammografia e l'ecografia mammaria, che non sono uno l’alternativa dell’altro ma sono complementari

La mammografia è un esame radiografico, non doloroso, effettuato tramite basse dosi di raggi X, che consente di individuare precocemente noduli non ancora palpabili o alterazioni ghiandolari dubbie. E’ consigliato una volta all'anno e al massimo ogni due a partire dai 40 anni. Se ci sono fattori di rischio si può anticipare la mammografia dai 35 anni.

L'ecografia mammaria è un'indagine semplice e sicura, basata sull'emissione di ultrasuoni che non provocano alcun danno all'organismo, nemmeno in gravidanza. Essa consente di individuare eventuali formazioni all'interno del seno e distinguere tra quelle a contenuto liquido e quelle solide. otto i 40 anni l’ecografia mammaria va eseguita ogni anno. Dunque care mamme vogliamoci bene e pensiamo alla nostra salute, che poi inevitabilmente si riflette su quella dei nostri figli... Alla prossima!!

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologa

I papà del terzo millennio tra visite ginecologiche, ecografie e sala parto

donna incintaNella mia seppur breve carriera professionale ho visto cambiare la figura e il ruolo dell'uomo, che ha accanto una compagna in dolce attesa.

All'inizio mi capitava di incontrare “maschi” che non volevano entrare in ambulatorio durante la visita della loro partner, per paura di sentirsi a disagio. A volte neanche la possibilità di vedere o sentire il cuoricino di quel “fagiolino” li allettava a tal punto da superare remore e timori.

Oggi sempre più frequentemente mi trovo di fronte uomini attenti, pronti a rispondere a domande su ultima mestruazione, perdite vaginali e disturbi vari della loro compagna, prima ancora che questa abbia avuto il tempo di aprire bocca. 

Sono i nuovi “papà in attesa”, quelli che sanno tutto di gravidanza e allattamento come un ginecologo provetto, che presenziano a ogni visita ed ecografia per vedere il “piccino” in diretta, che partecipano al corso preparto soprattutto nella puntata dedicata al papà, che fanno shopping premaman assieme alla mamma, scoprendo reparti di negozi dove mai nessun uomo era giunto prima, e che si aggireranno per la città con marsupio e passeggino, orgogliosi del loro pargoletto come pavoni!! 

Non sono creature aliene, ma i papà di oggi, che hanno provato una sensazione di felicità appena saputo di essere in attesa, seguita a ruota da preoccupazione e senso di peso per la nuova responsabilità, senza contare che dovranno avere la pazienza di un monaco buddista per far fronte alle paure di lei e ai suoi continui sbalzi di umore....

Per gli uomini il processo per diventare papà è un po' più lungo rispetto alla donna, che vede trasformarsi il corpo, sente i movimenti del bambino e si sente mamma fin dall'inizio.

Per l'uomo il discorso è diverso: certo arriverà il momento in cui poggiando una mano sulla pancia della compagna potrà sentire il bambino muoversi, ma sarà solo quando lo vedrà in carne e ossa che si sentirà finalmente un papà. 

Forse proprio per potersi appropriare al più presto del loro ruolo, sono sempre di più gli uomini che decidono di accompagnare la loro donna in sala parto e di assisterla durante il travaglio e il parto: un modo per incoraggiarla e magari condividere anche con l'esterno l'emozione del lieto evento, attraverso selfie e filmati in diretta!! 

Se fino a qualche decennio fa, il parto riguardava solo le neo-madri, e gli uomini erano relegati a lunghe ore in sala di attesa, ora la presenza del partner in sala parto (con o senza smartphone!) è sempre più frequente, e 9 uomini su 10 partecipano all'atto conclusivo della gravidanza.

Certo è estremamente facile e probabile che qualcuno di questi nuovi papà si emozioni al tal punto da perdere i sensi. Gli svenimenti sono all'ordine del giorno: facilmente si intercetta il papà a rischio mentre impallidisce e barcolla, così da invitarlo a uscire o quanto meno a sedersi, per evitare che precipiti a terra, o peggio ancora sulla donna, al primo vagito del nascituro. 

Comunque, cari nuovi papà, tranquilli: tutto quello che dovrete affrontare in sala parto è solo una goccia di quell'oceano di felicità che è il vostro bimbo; e per voi neomamme aver avuto accanto il vostro compagno nel momento più delicato della vita, non fa forse diminuire il dolore, ma fa un sacco di piacere, e sicuramente i ricordi di quei momenti non sarebbero gli stessi senza l'immagine di lui mezzo svenuto dal sonno e dalla fame, accartocciato su una sedia per i rigori dell'aria condizionata!•

a cura dott.ssa Claudia Filidi 
ginecologa

Tra incredulità e paura nasce un papà

bimbo in braccio a papàNon c’è dubbio che, con il passare degli anni, il ruolo del papà è notevolmente cambiato; il momento della gravidanza, del parto e della cura del neonato evidenziano maggiormente la profonda trasformazione di questa figura.

I futuri papà partecipano sempre di più e con particolare attenzione a questi eventi, incuriosendosi, chiedendo, emozionandosi.

Il viaggio della gravidanza e del parto è per i papà un processo di attesa e di esperienza, soprattutto interiore, perché mentre la mamma porta il bambino in grembo e gode di tutte le sensazioni che questo le invia, il papà lo porta nel cuore e nella mente, vivendo di riflesso le esperienze della propria compagna.

Per questo sempre più papà chiedono di essere maggiormente coinvolti in questo percorso.

La loro presenza e vicinanza è fondamentale per il corretto supporto e sostegno alla donna in attesa, ma soprattutto per la creazione di un profondo legame con il nascituro.

Fin dal test di gravidanza i papà partecipano fisicamente ed emotivamente all’evolvere del percorso: visite, controlli, ecografie…

Poi, nell’intimità della propria casa, si lasciano andare a tenerezze rivolte alla pancia, ci giocano, ci parlano, la accarezzano, la colorano, rivolgono le emozioni private in questo coinvolgimento importante.

Partecipano sempre di più ai corsi di accompagnamento alla nascita, sono bravissimi, sanno tutto, e si rilassano quando capiscono che c’è tutto il tempo per arrivare tranquillamente in ospedale e che, a differenza dei film, la rottura delle acque non corrisponde ad un parto imminente!

E così aspettano l’avvio di questo famoso travaglio, ogni tanto si svegliano di notte buttando un occhio alla propria compagna per vedere se è tutto ok, guardano costantemente il cellulare quando sono a lavoro in attesa di una chiamata.

E poi…una notte…eccolo li che forse qualcosa si muove…

Allora prendono alla lettera un compito, monitorare le contrazioni: sono li con l’orologio in mano e cercano di ricordare tutto quello che l’ostetrica ha detto loro al corso, quando è il momento di andare in ospedale.

Per loro il viaggio da casa in ospedale dura un’eternità!

Poi finalmente arrivano e bussano insistentemente alla porta del pronto soccorso come se il bambino stesse per nascere da un momento all’altro; e c’è attesa, tanta attesa, una volta giunti in sala travaglio, perché ogni bambino ha i suoi tempi. Lì cercano di rendersi utili attraverso massaggi, parole confortanti ma alla fine è la sola presenza a essere di aiuto alle loro compagne, il solo tenerle la mano.

Poi finalmente arriva il momento del parto, l’adrenalina a mille, la paura per il dolore e la sofferenza e poi……. Eccoli li che si sciolgono in un pianto di emozione pura alla vista del loro bambino e all’unione della nuova famiglia. E vedere questa scena da fuori ti commuove davvero!

Tutto assume una dimensione differente, finalmente possono toccare quello che sentivano che si muoveva dentro la pancia fino a poche ore prima e tutto diventa reale; il bambino stesso riconosce quella voce che sentiva tutte le sere da fuori.

Tra incredulità e paura nasce un papà.

E da li in poi la vita sarà diversa, tutta nuova, tra pannolini, pianti, sorrisi e tutto quello che caratterizzerà ogni fase della crescita; guidati dall’amore paterno, si riscopriranno in un ruolo caratterizzato da mille sfaccettature, da gioie e da responsabilità, convinti del fatto che sia sempre un grande dono.

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Infezione da Candida e la giusta alimentazione per curarla

donnaIl 70-75% delle donne va incontro almeno una volta nella vita, soprattutto in età fertile, ad una vulvo- vaginite micotica; di queste il 45% va incontro a una recidiva e l’8% a una forma ricorrente con più di 4 episodi l’anno. 

La Candida Albicans è l’agente responsabile dell’85-90% delle infezioni mi- cotiche; le restanti sono dovute ad altre specie non Albicans (C. glabrata, C. tropicalis, C. crusei ecc), miceti più resistenti alle terapia convenzionali. La Candida è un saprofita presente normalmente nel cavo orale, nell’intestino, in vagina, sulla cute perineale e vulvare, trovandosi in equilibrio con gli altri microrganismi non dannosi del nostro corpo, grazie anche al controllo del sistema immunitario. Tuttavia modificazioni del microambiente vaginale possono favorire una crescita smisurata e dannosa di questi miceti, de- terminando l’infezione clinica. Fattori predisponenti l’infezione possono essere la gravidanza, l’obesità, il diabete, le terapie antibiotiche o con corticosteroidi, la pillola contraccetiva, il cloro e l’ambiente umido delle piscine, l’immunodepressione, gli errori alimentari con eccesso di zuccheri semplici e lieviti nella dieta, lo squilibrio della flora batterica intestinale, gli stili di vita inappropriati, come l’uso di biancheria sintetica, di abiti troppo stretti, di salvaslip... Il sintomo principale delle forme acute è il prurito che si associa a leucorrea bianca e densa, a “ricotta”, non maleodorante, con disuria e dispareunia. 

La diagnosi si basa sostanzialmente sul quadro clinico, riservando l’esame colturale ai casi recidivanti. La causa della ricorrenza può essere la reinfezio- ne, la resistenza del fungo alle terapie classiche (soprattutto per le forme non Albicans), la sopravvivenza del microrganismo in vagina per cure inadeguate e insufficienti. Infatti chi soffre di Candida sa che è difficile eradicarla, perché spesso si effettua solo una terapia farmacologica topica (ovuli e lavande), trascurando la candidosi intestinale. Tra l’altro le ripetute cure locali indeboliscono il sistema immunitario, indebolendo così le difese stesse dell’organismo. Una delle cause principali delle forme ricorrenti è la disbiosi, cioè la riduzione della flora batterica intestinale, dovuta a un regime dietetico sbagliato. E’ fondamentale, durante una terapia farmacologica antimicotica, associare anche una terapia nutrizionale, evitando di nutrirsi con cibi graditi al fungo e preferire alimenti che non favoriscono la sua moltiplicazione. Quindi si consiglia di evitare o quantomeno ridurre il consumo di: zuccheri (dolci, cioccolata, pasta, patate, frutta troppo zuccherina); cibi contenenti lieviti (pane, pizza, birra); formaggi stagionati e insaccati; latte e latticini; bevande alcoliche, bibite e succhi di frutta zuccherati, caffè. 

Perché non ha senso cercare di sterminare la Candida con i farmaci, e contemporaneamente darle da mangiare permettendole di sopravvi- vere! Possono essere consumati tutti gli alimenti a basso contenuto di carboi- drati: la carne, frutti di mare e verdure, tranne quelle che contengono amido. La durata della dieta è variabile e dipende soprattutto dalla gravità dell’infezio- ne, dei sintomi e dalla durata. Si possono gradualmente rintrodurre gli alimenti sconsigliati non appena si avverta un sostanziale miglioramento, evitandone chiaramente un consumo eccessivo. Alla dieta si può associare l’assunzione ciclica di integratori e probiotici, che controllando l’equilibrio della flora batteri- ca intestinale e stimolando le funzioni del sistema immunitario, aumentano la resistenza alle infezioni.•

a cura dott.ssa Claudia Filidi 
ginecologa

Dal latte ai cibi solidi: alimentazione naturale per svezzare i bambini

bambino allattamentoQuando si parla di svezzamento si fa un grande errore legato al facile uso di questa parola. “Svezzare” significa togliere un vizio. Ma siamo proprio sicuri che il latte, che fino a questo punto aveva fatto crescere il bambino, sia un vizio? 

Allora forse è meglio parlare di alimentazione complementare. Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale delle Sanità ci dicono che dopo i 6 mesi circa di vita, al bambino si può cominciare a proporre una serie di altri alimenti diversi dal latte materno. Ovviamente dobbiamo guardare non solo all’età, ma anche alla perdita di alcuni riflessi, alla capacità di stare seduto autonomamente, all’interesse per il cibo. Bene, arrivato questo momento il bimbo viene avvicinato a un’alimentazione diversa, più simile alla nostra. 

Esistono diversi approcci per fare questo, ma in tutti il comune determinatore che deve essere sempre tenuto presente è la proposta di alimenti sani. E qui la natura gioca a nostro favore! In un sistema incontaminato, quale è quello del bambino, cosa proporgli di sano?

Quando il bambino inizia a mangiare altri alimenti è bene prestare attenzione a quello che gli diamo, la qualità, la provenienza, la conservazione etc. Partiamo dalla frutta e dalle verdure: l’ideale sarebbe utilizzare prodotti di stagione, coltivati senza uso di pesticidi chimici, possibilmente nostrani.

Le carni devono essere derivanti da allevamenti ben tenuti, con animali che mangiano mangime sano, senza uso di ormoni per aumentare la crescita.

Per il pesce attenzione a quelli di taglia più grossa per la quantità di mercurio presente.

I formaggi da preferire sono quelli freschi, non stagionati.

Quindi, tra alimenti di questo genere e tutto quello che riguarda il “baby food”, ovvero tutti quelli alimenti creati appositamente per i bambini, cosa preferire? Siamo proprio sicuri che siano più sani di quelli preparati in casa? 

Gli  alimenti  industriali,  per  quanto  sani  possano  essere,  sono  sempre preparazioni  che  contengono  conservanti,  non  si  conosce  sempre  la provenienza dei materiali, spesso hanno zucchero o sale aggiunto (la maggior parte non specifica la dicitura “senza sale o senza zucchero aggiunto”), a volte non sono di prima scelta, come nel caso dei formaggini. Al supermercato, ad esempio, vendono dei prodotti composti da yogurt e frutta,  ma  sono  conservati  fuori dal  frigo,  sugli  scaffali,  insieme agli  altri  omogeneizzati.  Quanti conservanti  ci  devono  essere per tenere in questo modo un prodotto che nella normalità ha bisogno di basse temperature? Quindi non facciamoci portare fuori strada dalle pubblicità e dal fatto che  tutti  ormai  cedono  al  “baby food” con la convinzione che sia più controllato o anche più facile da  preparare.  Cosa  c’è  di  più controllato  di  quello  che  una mamma sceglie con cura da un macellaio, da un fruttivendolo, in un caseificio, per poi prepararlo e rendendolo fruibile a questo bambino che per la prima volta si approccia al cibo diverso dal latte? 

Scegliendo   questa   modalità forse,  oltre  a  far  stare  bene  il proprio   piccolo,   si   può   avere il doppio vantaggio di portare un’alimentazione sana anche sulla nostra tavola. Perché no, anche a noi fa bene mangiare sano! 

Allora buona scelta e buon appetito! •

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Cosa è il Papilloma Virus (HPV)? Perchè è importante vaccinare le bambine dai 12 anni

bambina che viene vaccinataLo Human Papilloma Virus (HPV) è un virus epiteliotropo a DNA, la cui replicazione avviene nelle cellule della epidermide. Sono stati identificati oltre 120 tipi di HPV, mentre alcune tipologie interessano prevalentemente la cute, altre colpiscono l'epitelio delle vie genitali. 

In particolare circa 35 tipi sono responsabili di infezione del tratto anogenitale, potendo provocare sia lesioni benigne, quali i condilomi, sia patologie maligne, come il cancro (carcinoma) della cervice uterina.

Gli HPV vengono infatti suddivisi in HPV ad alto rischio (come il 16 e il 18) e HPV a basso rischio (come il 6 e 11) di progressione verso lesioni maligne. La storia naturale dell'infezione virale è fortemente condizionata dall'equilibrio che s'instaura tra ospite e agente infettante. 

Nella maggior parte dei casi il virus viene eliminato dalla risposta immunitaria dell'individuo, prima di sviluppare un effetto patogeno; in altri casi può restare latente o andare incontro a replicazione provocando una lesione a livello genitale.  

Se tale lesione non regredisce spontaneamente, può manifestarsi attraverso varie forme cliniche:

• forme clinicamente evidenti e diagnosticabili a occhio nudo, quali i condilomi acuminati;

• forme subcliniche, quali i condilomi piatti e le displasie, diagnosticabili mediante indagine citologica (pap test) e/o colposcopica;

• forme latenti, ove non vi è alcuna manifestazione clinica ed il virus è rilevabile solo attraverso indagini di biologia molecolare (HPV test).  

L'incidenza delle infezioni da HPV è molto alta nelle giovani donne con un picco di età compresa fra 19 e 25 anni. Si ritiene che il virus si trasmetta in giovane età con i primi rapporti sessuali, il periodo medio d'incubazione è di circa 3 mesi, e nella maggior parte dei casi (80-90%) guarisca spontaneamente con la scomparsa del virus entro 12-24 mesi. 

Nel 10% dei casi vi è persistenza del virus all'interno del genoma cellulare, con aumento del rischio di progressione verso la neoplasia (tumore) nell'arco di 10-15 anni.

La diagnosi delle lesioni condilomatose vulvovaginali viene posta facilmente con l'ispezione ad occhio nudo, ed eventualmente con colposcopio. A livello vulvare si manifestano come forme floride, singole o confluenti, a volte molto voluminose, oppure come forme papulari di dimensioni più piccole, spesso multifocali. 

Le lesioni della cervice uterina invece richiedono accertamenti diagnostici più approfonditi, quali il pap test e la colposcopia, con eventuale biopsia, per localizzare e caratterizzare la lesione, e definirne il grado. Attualmente si ritiene utile l'affiancamento dell'HPV test al tradizionale pap test nel procedimento diagnostico delle displasie cervicali (SIL). 

Le possibilità terapeutiche prevedono la distruzione fisica (vaporizzazione o escissione laser, o a radiofrequenza, escissione chirurgica a lama fredda) o chimica (imiquimod crema, podofillina, acido tricloroacetico) delle lesioni clinicamente evidenti. Il successo terapeutico è legato all'esperienza dell'operatore, ma anche all'estensione della lesione, alla sede e allo stato immunitario della paziente.

Negli ultimi anni si sta facendo prevenzione primaria dell'infezione da HPV, e quindi del carcinoma della cervice uterina, attraverso un programma di vaccinazione. Sono stati commercializzati, infatti, due vaccini preventivi; uno è quadrivalente, attivo verso HPV 16, 18,  6 e 11 (Gardasil), il secondo è bivalente, attivo verso HPV 16 e 18 (Cervarix). Con tali vaccini è possibile oggi ottenere un'efficace prevenzione primaria del cervicocarcinoma e degli altri tumori HPV-correlati, intervenendo all'origine sull'infezione virale. Possono essere vaccinate le ragazze in un'età compresa tra i 9 e i 26 anni, preferibilmente prima dell'inizio dei rapporti sessuali o comunque prima di un eventuale contagio con il virus. 

Attualmente in Italia viene fornita gratuitamente la vaccinazione a tutte le bambine nel corso del 12° anno di vita. A livello internazionale si sta valutando la possibilità di estendere la vaccinazione anche ai soggetti di sesso maschile. • 

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Un incontro di culture: donne straniere insegnano a “portare” i piccoli

donna che pota il bimboDalla Siberia al Sud Africa, dall'Alaska all'Australia, ovunque nel mondo gli uomini portano i loro bambini. In Italia la cultura del “portare” è arrivata circa vent’anni fa, ma solo ora si sta sviluppando...

Il “portare” è un'antica pratica, che consiste nel portare i bambini addosso, attraverso l'uso si fasce e altri supporti, legati semplicemente attorno al corpo, a mo' di marsupio. Ma la differenza rispetto al marsupio è enorme, perché la legatura con la fascia è ergonomica e favorisce la corretta posizione del bambino, sostenendo la colonna vertebrale e le anche nel momento della formazione dell'acetabolo, cosa che invece il marsupio non fa, mantenendo il bambino in posizioni troppo rigide e scorrette. 

Portare i piccoli con questa tecnica ha innumerevoli vantaggi, sia per il bambino che per la mamma. Per il bambino i vantaggi sono:

  • •dopo 9 mesi passati nella pancia della mamma, ad alto contatto, può ritrovare un ambiente sereno e quanto più vicino a quello uterino, soddisfacendo il bisogno di vicinanza che tutti i neonati hanno e che, se soddisfatto, genera una crescita sana dal punto di vista psicologico ed emotivo;
  • •l'allattamento si avvia e procede in maniera più semplice, favorendo una maggiore produzione di latte e la possibilità di allattare sempre e ovunque;
  • •il contatto pancia a pancia crea una massaggio sul bambino, aiutandolo a gestire le famose coliche fisiologiche; quindi un bambino portato in fascia 
  • piange meno;
  • •sviluppa il senso dell'equilibrio e il corretto sviluppo della colonna vertebrale e delle anche;
  • •il bambino, man mano che cresce, si integra maggiormente nella routine familiare, perché vive allo “stesso livello” dei genitori.

Per la mamma:

  • •le braccia sono libere, si possono fare le faccende domestiche, prendere i mezzi pubblici, evitare le barriere architettoniche di cui le nostre città 
  • sono piene, evitando la scomodità di carrozzine e passeggini;
  • •l'allattamento procede con più facilità;
  • •la mamma è più serena e il rapporto con il bambino è sicuramente migliore. 

Ovviamente, anche i papà possono utilizzarla. Anzi spesso, dopo il primo momento di incertezza, sono proprio loro i più entusiasti!

Esistono diversi supporti, come la fascia elastica, la fascia rigida, la fascia ad anelli, il mei thai; la scelta varia in base alle esigenze della famiglia e alla comodità con uno rispetto a un altro supporto, ovviamente consigliati da esperti in questa pratica. I costi sono moderati, ma leggermente più alti se acquistate già pronte. Se autoprodotte i costi si abbassando decisamente. Non fatevi spaventare dalle legature, sono molto semplici; esistono in diversi siti web i video tutorial per imparare a portarle in diverse posizioni. 

Il “portare” quindi non ha nessuno svantaggio, ma solo vantaggi per tutta la famiglia! Per questo dobbiamo dire grazie alle mamme di diverse culture che hanno portato questa pratica fino a noi, dando la possibilità a mamme, papà e bambini della nostra società di vivere dei momenti ad “alto contatto”.•

a cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

Dismenorrea, mestruazioni dolorose: sintomi e terapia

donna con dismenorreaNon è stato facile trovare un argomento che potesse collegarsi al tema di questo mese (razzismo, bullismo), quindi ho pensato utile accennare a un problema di frequente riscontro tra le adolescenti, età in cui i “bulli” proliferano... 

La dismenorrea (il dolore mestruale) consiste nella comparsa di dolori pelvici crampiformi e intermittenti durante la mestruazione. La forma primitiva (essenziale o idiopatica) si verifica in assenza di patologia organica della pelvi, interessa circa un terzo delle adolescenti e inizia solitamente 1 o 2 anni dopo la prima mestruazione, quando i cicli diventano ovulatori. 

La sintomatologia dolorosa può insorgere anche un giorno prima dell'inizio del flusso mestruale, dura solitamente fino al terzo giorno, e può associarsi ad altri disturbi di origine neurovegetativa (astenia, irritabilità, ansia, cefalea, nausea, vomito, diarrea o stipsi).

La patogenesi non è chiara: si pensa sia dovuta a un eccesso di produzione di prostaglandine (PG) F2 alfa da parte dell'endometrio, con conseguente aumentata contrattilità uterina. Anche fattori anatomici potrebbero essere implicati (eccessiva lunghezza collo uterino, spiccata retroversione, stenosi canale cervicale).

Per la diagnosi è sufficiente un'anamnesi che dimostri la comparsa della dismenorrea in epoca postpuberale e l'assenza di una patologia pelvica organica (endometriosi, malformazioni uterine, varicocele pelvico, etc). 

La terapia si basa sull'impiego di antinfiammatori (FANS) e di estroprogestinici (EP). I primi agiscono bloccando la produzione di PGF2alfa; vanno assunti alcuni giorni prima dell'inizio della mestruazione e protratti fino al 2° o 3° giorno. Gli EP, bloccando l'ovulazione, riducono l'ispessimento endometriale e quindi l'eccessiva produzione e azione locale delle PG; inoltre il progestinico ha un effetto rilassante sulla muscolatura uterina. Sono molto efficaci, ma vanno impiegati con cautela, nelle pazienti più giovani, perché interferiscono con il raggiungimento della maturità scheletrica.

Attualmente sono disponibili anche farmaci e integratori di origine naturale che modulando le vie di conduzione del dolore riescono a controllare la sintomatologia, purché assunti con costanza e per lunghi periodi.•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Dalla pancia alla culla… la musica per crescere e imparare

feto che ascolta musica attraverso paniconeLa musica è uno degli elementi sempre presenti nella vita di una persona, rappresentando la colonna sonora dei nostri ricordi.

Ed è così anche per il bambino in pancia; l’udito, infatti, è il senso predominante della vita prenatale. Tanti sono gli stimoli sonori che il feto è in grado di percepire, sia interni che esterni all’utero.

Per quanto riguarda gli stimoli provenienti dall’interno, la voce materna ne è un esempio ed è per il feto unica e inconfondibile, è un suono rassicurante e uno stimolo che ricorderà dopo la nascita; ma insieme alla voce della mamma, entra in contatto anche con altre voci, quali quelle del papà, dei nonni, dei fratellini, che riconosce come voci familiari.

Ma non finisce qui. Diversi studi hanno dimostrato che il feto è in grado di ascoltare suoni esterni, come ad esempio la musica, e che il neonato è in grado di riconoscere le musiche maggiormente utilizzate in gravidanza: i neonati che avevano già ascoltato dentro la pancia particolari note dimostrano di riconoscerne il suono familiare, favorendo la messa in circolo delle endorfine, quindi tranquillizzandosi e addormentandosi. La musica in gravidanza stimola dunque la memoria del bambino e incide positivamente sullo sviluppo del suo carattere. 

Durante la gravidanza assistiamo a quello che gli studiosi chiamano “Effetto Mozart”, ovvero un effetto generato da musica rilassante, soprattutto quella classica, sul bambino in pancia, in quanto questo tipo di brani ha un ritmo tra i 60 e i 70 battiti al minuto, esattamente come la frequenza del cuore umano, il suono che il feto percepisce in ogni istante e con cui si addormenta, si sveglia, si muove, si riposa; il battito del cuore della mamma simboleggia per il bimbo tranquillità, sicurezza e amore. La musica classica consente quindi il parallelismo tra battito del cuore, brani musicali e senso di serenità.

Cantare al bambino è ancora più efficace, in quanto lo stimolo mette insieme voce della mamma, note musicali e vibrazioni interne, tanto da generare una coccola che i bambini gradiscono molto! 

La mamma, durante l’ascolto, ha un ruolo fondamentale: l’ascolto di musica in gravidanza le consente di abbassare i livelli di stress e produrre una quantità maggiore di ormoni del benessere, le endorfine, che può passare al bimbo attraverso il liquido amniotico; è dunque importante dirigere le emozioni suscitate dal brano verso il bambino nel ventre, in modo da creare un legame diretto tra musica ed emozioni positive. Il sistema materno consente di sperimentare e sperimentarsi; il bambino in pancia partecipa a tutte le esperienze vissute dalla madre, vive con la madre e attraverso la madre, stabilisce con lei un legame profondo.

Calma la mente, abbassa i livelli di stress, rilassa il bambino, stimola le sue attività cerebrali…chi l’avrebbe mai detto che l’ascolto di buona musica avesse tutte queste proprietà?!
Dunque…buon ascolto!!! •

a cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

Endometriosi: non sottovalutiamo i sintomi per intervenire in tempo

Per questa uscita di Girotondo ho pensato di scrivere su una patologia femminile di cui oramai si sente molto parlare: l'endometriosi.

Si tratta di una malattia che viene sempre più spesso diagnosticata o sospettata in base ai sintomi riferiti dalla paziente e che sta assumendo un ruolo sociale di notevole rilevanza, tanto da far nascere numerose associazioni di donne affette e di specialisti della materia, allo scopo di sensibilizzare il mondo scientifico e non al problema, anche attraverso eventi culturali apparentemente non collegati alla medicina, per esempio i concerti di musica classica come quello organizzato annualmente dal Policlinico “A. Gemelli”.

Per endometriosi s’intende la presenza di tessuto endometriale in sedi differenti dalla cavità uterina. Tale endometrio ectopico subisce le stesse modificazioni cicliche dell'endometrio eutopico in relazione alle varie fasi del ciclo mestruale, per cui si tratta di una malattia caratteristica dell'età fertile della donna e regredisce solitamente in menopausa.

Si parla di endometriosi interna o adenomiosi nel caso in cui il tessuto ectopico sia localizzato a livello del miometrio, e di endometriosi esterna, quando la localizzazione è extrauterina (legamenti utero-sacrali, ovaie, cavo del Douglas, peritoneo pelvico, salpingi, retto, sigma, vescica).

Occasionalmente si possono riscontrare anche localizzazioni extrapelviche, come quella polmonare, diaframmatica, ombelicale, o in corrispondenza di cicatrici di pregressi interventi chirurgici. 

Sebbene siano state finora ipotizzate numerose teorie sulla sua patogenesi, i fattori eziologici alla base dello sviluppo e della progressione della patologia non sono attualmente conosciuti; si ritiene al momento che la malattia endometriosica debba essere considerata una sindrome multifattoriale, in cui intervengono fattori ormonali, genetici, immunologici e ambientali.

I segni e sintomi più comuni sono il dolore pelvico, la dismenorrea (dolore mestruale), la dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) e l'infertilità.

Il tipo e la severità dei sintomi dipendono dall'estensione della malattia, dalla sua localizzazione e dagli organi interessati. Caratteristica peculiare della sintomatologia clinica è il suo acutizzarsi in prossimità della mestruazione, in maniera ciclica

Nonostante oggi si parli molto di endometriosi, la sua diagnosi non è sempre così immediata, tanto che esiste tuttora un ritardo diagnostico, inteso come lasso di tempo compreso tra la comparsa della sintomatologia dolorosa e la diagnosi definitiva, valutato intorno ai 9-11 anni. 11 anni di dolore in cui la donna vaga da uno specialistra all'altro, in cerca di una soluzione al suo calvario!!

In realtà la difficoltà diagnostica dipende anche dal fatto che la diagnosi di certezza è solo chirurgica, e più propriamente laparoscopica. Attraverso tale metodica è infatti possibile la visualizzazione diretta delle lesioni peritoneali, delle cisti endometriosiche, e della reazione aderenziale pelvica caratteristica dell'endometriosi profonda.

Per questo attualmente l'orientamento è quello di sospettare sempre la presenza di endometriosi in presenza dei classici sintomi, e di iniziare immediatamente una terapia medica sintomatica, allo scopo di inibire o ritardare la progressione della malattia attraverso l'interruzione della produzione ciclica degli ormoni ovarici, da cui gli impianti endometriosici dipendono. I farmaci più comunemente utilizzati sono i contraccettivi orali somministrati in modo continuo, i progestinici, il danazolo e gli analoghi del GnRH; tali dispositivi agiscono inducendo uno stato di pseudogravidanza o di pseudomenopausa, ma il loro effetto è limitato al periodo di utilizzo con elevato tasso di recidiva alla sospensione della terapia. Il trattamento chirurgico va limitato alle pazienti con cisti endometriosiche superiori ai 4-5 cm, a donne sintomatiche in cui la terapia medica non controlla efficacemente la sintomatologia, a pazienti affette da sterilità.

E' stato difficile concentrare in un articolo così una patologia così complessa; spero di avervi trasmesso l'importanza di comprendere e non sottovalutare alcuni sintomi di una malattia che ha un notevole impatto socio-economico, tanto da promuovere numerore campagne di sensibilizzazione anche a livello internazionale. E soprattutto spero di non avervi annoiato!! Alla prossima... •

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Quando l'allattamento al seno incontra qualche "ingorgo"...

Mamma che allatta al senoL'allattamento al seno è la cosa più naturale al mondo e dovrebbe procedere senza problemi...  

Ma spesso si possono incontrare delle piccole difficoltà, assolutamente risolvibili con i giusti accorgimenti e che in nessun modo minano il prosieguo dell'allattamento. Tre sono i problemi che si possono presentare con più frequenza: le ragadi, l'ingorgo mammario, la mastite. 

Le ragadi sono delle ferite del capezzolo, che si creano per lo più per un attacco scorretto del bambino. Questo tipo di problema può essere prevenuto cercando di individuare il modo corretto di attacco del bambino al seno. Ma se dovesse presentarsi, come risolverlo? 

  • far osservare l'attacco a una persona esperta in allattamento, come un'ostetrica: correggendo la posizione migliorerà di molto la difficoltà; 
  • continuare ad attaccare il bambino al seno, nonostante possa uscire qualche goccia di sangue; 
  • alla fine della poppata, lasciare uscire qualche goccina di latte, che ammorbidisce e disinfetta il capezzolo, lasciando i seni all'aria;
  • evitare coppette assorbilatte usa e getta;
  • non usare creme.

L'ingorgo mammario è caratterizzato da un seno teso, lucido, dolente, rosso in alcune parti, il latte non fluisce. Anche l'ingorgo può essere prevenuto iniziando ad allattare subito dopo il parto, assicurando un attacco corretto e a richiesta del bambino. Cosa fare per risolverlo?

  • non far riposare il seno, anzi attaccare frequentemente il bambino, aiutandolo a trovare una posizione adeguata;
  • spremere il latte in eccesso manualmente;
  • prima della poppata fare impacchi caldi o fare dei massaggi circolatori sul seno mentre si è sotto la doccia calda in modo da sciogliere il latte;
  • dopo la poppata fare impacchi freddi. 

La mastite è invece caratterizzata da dolore importante del seno, rossore diffuso, febbre, malessere; può essere la diretta conseguenza di un ingorgo non risolto, in cui interviene un'infezione. In questo caso:

  • attaccare spesso il neonato, variando posizione;
  • evitare indumenti troppo stretti;
  • fare impacchi freddi dopo la poppata;
  • cercare di riposare il più possibile;
  • consultare uno specialista.

Queste tre condizioni sono spesso presenti in allattamento e possono essere trattate in breve tempo e con grandi successi. 

Attraverso consigli mirati possono essere prevenute e l'allattamento può procedere senza nessun ostacolo. L'importante è ricordarsi che nessun piccolo intralcio di questo genere deve portare alla sospensione dell'allattamento, anzi è soltanto un motivo di sfida in più per andare avanti, in quanto il latte materno è l'unico alimento perfetto per la crescita del neonato. •

a cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

il dolore pelvico e l’importanza di un approccio multidisciplinare

“Dottore mi fanno male le ovaie...”  Tante volte ci troviamo di fronte donne che lamentano disturbi nella regione bassa dell'addome, e ritengono che la causa sia la presenza di qualche problema sulle ovaie. Il dolore pelvico in realtà può essere di origine ginecologica (apparato riproduttivo) o non ginecologica (altri organi pelvici). 

Si può presentare in maniera acuta o cronica, e può essere di natura organica o di probabile natura psicogena.

Per formulare una diagnosi sono importanti l'anamnesi, per valutare la natura del sintomo, la sua correlazione con il ciclo mestruale, i sintomi associati, le modalità di insorgenza, l'intensità e la durata, e l'esame pelvico, per la valutazione dell'apparato riproduttivo.

Il dolore pelvico acuto (DPA) di pertinenza ginecologica generalmente insorge improvvisamente ai quadranti addominali inferiori, e successivamente può coinvolgere tutti i quadranti addominali.

Nella donna fertile è essenziale valutare la possibilità di una gravidanza, attraverso il dosaggio plasmatico delle BetaHCG e l'esecuzione di un'ecografia pelvica transvaginale, per escludere una minaccia d'aborto o una gravidanza extrauterina in caso di positività del test.

In donne non gravide la diagnosi differenziale deve prendere in esame altre possibili cause di DPA, come la malattia infiammatoria pelvica (PID), dovuta all'ascesa di agenti infettivi dal canale cervicale al tratto genitale alto, un corpo luteo emorragico, la torsione e/o rottura di una cisti ovarica, la torsione di un fibroma peduncolato, la degenerazione ischemica di grossi fibromi, etc...

La sintomatologia dolorosa, tuttavia, può insorgere anche per cause non ginecologiche. 

La presenza di anoressia, nausea, vomito, diarrea e tenesmo possono far orientare verso un'origine intestinale del sintomo (appendicite, diverticolosi, occlusione e/o volvolo intestinale); il bruciore e dolore alla minzione sono sintomi generalmente associati all'apparato urinario (infezioni, calcoli).

Si definisce dolore pelvico cronico (DPC) una sintomatologia dolorosa costante o intermittente localizzata nella pelvi, che persista da almeno 6 mesi, di sufficiente severità da causare disabilità funzionale o da richiedere cure mediche. 

E' una condizione che può interessare il 15% delle donne in età riproduttiva; i possibili fattori eziologici sono molteplici e non traggono sempre origine dall'apparato genitale.

Possibili cause ginecologiche di DPC sono endometriosi, adenomiosi, flogosi pelviche croniche, fibromi, varicocele pelvico, dismenorrea primaria, aderenze, etc...

Tuttavia vanno prese in considerazione anche patologie non ginecologiche, ma urologiche (cistite interstiziale, infezioni urinarie croniche, urolitiasi), gastrointestinali (colon irritabile, malattie infiammatorie intestinali, colite spastica, diverticolosi, etc), muscolo-scheletriche (fibromialgia, alterazioni posturali, discopatie, osteoartrite) e neurologiche (neuropatie pelviche).

Bisogna ricordare che anche fattori psicologici e sociali svolgono un ruolo nell'eziologia del DPC, come ansietà e depressione, ipocondria e somatizzazione, disturbi alimentari, precedenti di violenza fisica o abuso sessuale.

Da quanto detto si può concludere che è sicuramente consigliabile un approccio multidisciplinare, secondo il quale il sintomo doloroso viene affrontato attraverso un contributo plurispecialistico (ginecologo, urologo, internista, neurologo, psicologo) sia in fase diagnostica che terapeutica.

Tuttavia, purtroppo, una corretta diagnosi etiologica del dolore pelvico è un compito talora molto impegnativo, spesso lungo e infruttuoso, con conseguenti frustrazioni per la paziente e il curante! • 

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Allattamento al seno: 10 cose da sapere… 10 pregiudizi da sfatare

allattamentoOrmai è ben nota a tutti l’importanza dell’allattamento al seno e i suoi benefici sia per la salute della mamma che del bambino. Ma purtroppo, quando una neomamma torna a casa dall’ospedale, è sommersa da una miriade di informazioni, spesso errate, che giungono da ogni persona che ruoti intorno alla nuova famiglia e che la mettono in confusione.

Partiamo da un concetto fondamentale: allattare al seno è un atto semplice che permette alla mamma di fornire al suo bambino il migliore alimento possibile, ma anche di costruire una relazione unica. 

Ora, quali sono le 10 cose fondamentali che una mamma (e non solo!) dovrebbe sapere sull’allattamento al seno:

  1. il latte materno è specifico per il tuo bambino, naturale, biologico, economico, ecologico;
  2. il latte materno è da solo l’unico alimento di cui il bambino ha bisogno nei primi 6 mesi di vita, non di acqua, tisane, o altri alimenti;
  3. dal 6° mese in poi il bambino il bambino ha bisogno anche di alimenti; tuttavia l’OMS consiglia di continuare l’allattamento al seno per due anni e più;
  4. i neonati dovrebbero stare accanto alle madri ed essere allattati al seno subito dopo il parto;
  5. l’allattamento al seno a richiesta, senza orari predefiniti, favorisce la produzione di latte;
  6. un bambino che prende abbastanza latte ha una cute ben idratata, emette feci e urina, ha bisogno di 6-8 cambi di pannolini bagnati nelle 24 ore, aumenta di peso monitorato settimanalmente;
  7. ai bambini allattati al seno bisognerebbe evitare di dare ciucci e biberon, in quanto influiscono negativamente sulla capacità di suzione;
  8. l’allattamento al seno protegge i neonati e i bambini da malattie, allergie, obesità;
  9. l’allattamento al seno favorisce  uno speciale legame affettivo tra madre e figlio;
    10. è importante che durante l’allattamento la mamma segua un’alimentazione completa e sana e un adeguato riposo.

 

Quali sono, invece, i 10 pregiudizi da sfatare, ma che spesso ancora ritornano a confondere le idee:

  1. il latte materno può essere poco nutriente, troppo pesante o poco digeribile;
  2. il latte viene solo ad alcune donne più fortunate;
  3. capezzoli rientrati, il seno piccolo, le protesi mammarie impediscono l’allattamento al seno;
  4. con il cesareo il latte non scende;
  5. va fatta la doppia pesata;
  6. bere birra fa latte;
  7. il latte diventa amaro se la mamma mangia cibi con gusto forte, come le cip olle, l’aglio, i carciofi, gli asparagi;
  8. il latte diventa cattivo se la mamma si arrabbia;
  9. le donne miopi non possono allattare;
  10. in allattamento la mamma non può prendere alcun tipo di farmaco.

 

Concludiamo dicendo che allattare è un vero e proprio atto d’amore, semplice, magico e che tutte le donne possono allattare, basta crederci profondamente, circondarsi di persone  positive, avere il giusto sostegno professionale.•

A cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

La Sindrome premestruale

donna triste"Dottore mi aiuti... in quei giorni potrei anche uccidere qualcuno!!" 

"Dottore faccia qualcosa... se continua così chiedo il divorzio: mia moglie è insopportabile!!"

Tante volte ci troviamo di fronte a “richieste” di questo genere e dobbiamo affrontare “crisi famigliari” cercando di spiegare che la signora non è improvvisamente impazzita, ma presenta solo una condizione clinica ben definita, con sintomi fisici e psicologici ricorrenti che si manifestano in modo ciclico una o due settimane prima del periodo mestruale. 

La sindrome premestruale può essere di sufficiente severità tanto da alterare le attività quotidiane della donna e da interferire con alcuni aspetti della sua vita.

Nella forma più grave, colpisce circa il 2.5% delle donne in età riproduttiva, che hanno cicli ovulatori; nelle sue forme più lievi, si stima che ne soffra il 40%  delle donne nella stessa fascia di età. 

Il corredo sintomatologico è caratterizzato da sintomi affettivi (depressione, irritabilità, ansietà, esplosioni di rabbia, isolamento sociale) e somatici (mastodinia, gonfiore addominale, mal di testa, edemi alle estremità), che si manifestano nella fase luteinica, scompaiono entro quattro giorni dall'inizio della mestruazione e non ricompaiono fino ad almeno il 13° giorno del ciclo.

Questi sintomi determinano un’influenza decisamente negativa nelle prestazioni fisiche, psicologiche e sociali della donna.

L'eziologia della sindrome premestruale non è ben conosciuta; molto probabilmente è da attribuirsi a un’alterazione di origine ormonale  ( basso livello di progesterone durante la seconda fase del ciclo), che determina modificazioni biochimiche sul sistema nervoso centrale (vie serotoninergiche), con conseguente riduzione delle concentrazioni plasmatiche di serotonina.

Vengono tuttavia chiamati in causa nella patogenesi di questa “malattia” anche fattori di origine nutrizionale (deficit di magnesio e/o vitamina B6), intolleranza ai carboidrati e fattori ambientali tra cui lo stress.

Data l'origine multifattoriale di questo disordine clinico, anche il trattamento deve prevedere un approccio integrato che utilizza terapie convenzionali e non.

Nelle pazienti con sintomi moderati, si ricorre a una terapia di supporto, mediante informazione e rassicurazione, l'esercizio aerobico e cambiamenti nella dieta (diminuzione di caffeina, riduzione dell'assunzione di sodio, dieta povera di grassi e ricca di fibre).

Sembra utile anche una supplementazione di magnesio (favorisce il rilassamento muscolare uterino e la vasodilatazione), di vitamina B6 (effetto positivo sui neurotrasmettitori), di calcio (migliora l'umore e i sintomi somatici) e di vitamina E (riduce la mastodinia).

Nelle forme più severe può essere necessario ricorrere a trattamenti farmacologici specifici (fluoxetina), assunti da 7 a 14 giorni prima del ciclo mestruale, personalizzando il giorno di inizio poco prima dell'attesa comparsa dei sintomi.

Quindi cari mariti e figli siate pazienti e “sopportate” le vostre compagne e madri in quei giorni: non sono impazzite ma solo un po' “malate” inconsapevolmente e soprattutto temporaneamente!!!•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

La prevenzione in ostetricia: la consulenza preconcezionale della coppia fertile

coppiaNegli ultimi anni si sta focalizzando l'attenzione sulla cura preconcezionale della coppia fertile.

Infatti i notevoli progressi nella conoscenza dello sviluppo fisiologico e patologico dell'embrione e del feto hanno permesso una migliore assistenza alla gravidanza e al parto, con un aumento della sopravvivenza e un calo di eventi avversi.

Tuttavia una reale strategia preventiva, di tipo primario, è possibile solo con la consulenza e l'assistenza preconcezionale della coppia: solo così sarà possibile far nascere un bimbo sano che sarebbe invece nato con un difetto congenito perché il periodo organogenetico si è già in gran parte completato quando la donna si rivolge al proprio ginecologo (generalmente 7-8 settimane).

L'obiettivo è di mettere in atto una serie di interventi per identificare e modificare eventuali fattori di rischio, medici, comportamentali e sociali, al fine di migliorare la salute della donna e l’esito della gravidanza. Innanzitutto è indispensabile un’attenta valutazione anamnestica e clinica della futura mamma. Il colloquio preliminare con la coppia vuole evidenziare eventuali familiarità per patologie, sindromi genetiche o malformative, la presenza di malattie in atto in uno o entrambi i partner, o di terapie farmacologiche. Lo scopo di questo primo step è valutare lo stato di salute globale e, in caso di pazienti affette da patologie croniche (diabete, ipertensione, epilessia, malattie autoimmuni, tireopatie, fenilchetonuria), mettere in atto strategie per ridurre i rischi gravidici e neonatali.

In linea generale nelle pazienti portatrici di tali malattie sarebbe opportuno programmare la gravidanza in fase di remissione o comunque di buon controllo della patologia di base, ottimizzando il trattamento farmacologico con terapie non teratogene, in grado di trattare adeguatamente la madre, ma con i minori rischi fetali. Sono inoltre raccomandati, in fase preconcezionale, alcuni screening per malattie infettive, come l'epatite B e C, l'HIV, la rosolia, la varicella, la toxoplasmosi e il citomegalovirus.

Alcune infezioni, infatti, in gravidanza possono essere causa di danno fetale se si verifica la trasmissione attraverso la barriera placentare.

Per tale motivo è altamente consigliata, in epoca preconcezionale nei soggetti suscettibili (non immunizzati), la vaccinazione anche contemporanea per rosolia e varicella, con un periodo di attesa prima del concepimento di almeno un mese. E' ulteriormente raccomandata anche la vaccinazione per l'epatite B nei soggetti a rischio.

In base poi alla storia personale e familiare e/o all'appartenenza a un determinato gruppo etnico, il medico può consigliare una consulenza genetica per l'eventuale prescrizione di test di screening per la fibrosi cistica o le emoglobinopatie (vedi anemia mediterranea) e test per malattie sessualmente trasmesse come la Clamidia e la Gonorrea., il cui trattamento preventivo può migliorare il tasso di fertilità e l'outcome gravidico.

Infine attraverso il colloquio preconcezionale il medico valuta lo stile di vita, l'alimentazione (BMI pregravidico condiziona il peso fetale, l'andamento e l'epoca gestazionale del parto), i comportamenti a rischio (fumo, alcool, droghe possono comportare iposviluppo fetale, malformazioni, prematurità, riduzione del quoziente intellettivo), l'ambiente in cui la donna lavora (esposizione a sostanze tossiche professionali), consigliando così la dieta e le opportune misure di prevenzione, compresa la supplementazione vitaminica con l'acido folico.

Si tratta di una vitamina del gruppo B, presente soprattutto negli ortaggi verdi freschi,  nei legumi, nel fegato, nel lievito, nel tuorlo d'uovo, in alcuni tipi di frutta e nel succo d'arancia. E' stato dimostrato che un deficit di tale vitamina può avere un ruolo causale nell'insorgenza di difetti del tubo neurale, come la spina bifida.

Per tale motivo a tutte le donne in età fertile desiderose di prole è raccomandata l'assunzione giornaliera di 0.4 mg di acido folico almeno 3 mesi prima della gravidanza e per tutto il I trimestre.

Nelle pazienti a rischio (donne affette da diabete, epilessia, obesità, malassorbimento, o portatrici di mutazioni genetiche che alterano il metabolismo dell'acido folico – vedi MTHFR ) è raccomandato un aumento del dosaggio a 4 mg.

In conclusione si può considerare la consulenza preconcezionale come un'opportunità unica per mettere in atto efficaci strategie preventive di eventi avversi, come anomalie congenite, basso peso alla nascita, parto prematuro etc, anche se non sempre è possibile programmare una gravidanza...•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

l’Ostetrica: la professionista della salute al fianco della donna

donna e ostetricaQuando si sente questo termine, spesso viene naturale immaginare esclusivamente i momenti legati alla nascita.

Effettivamente, per anni, l’Ostetrica ha lavorato prevalentemente nelle sale parto, assistendo mamme e bambini nel momento del loro primo incontro. E poi? Il suo lavoro finisce lì?

In realtà l’Ostetrica ha un campo d’azione molto più ampio: si occupa della donna, a 360 gradi, dalla nascita alla menopausa, passando per l’adolescenza, la vita fertile, la gravidanza.

Pensare all’Ostetrica come colei che fa solamente nascere i bambini è molto riduttivo: essa crea una continuità assistenziale, prendendo in carico la donna, guidandola verso strade di salute e benessere in ambito sessuale-riproduttivo, fondamentale aspetto dell’essere femminile.

Prevenzione, promozione, assistenza, supporto…sono tutte parole chiave della sua attività.

Per fare qualche esempio, possiamo partire dalla prevenzione dei tumori della sfera sessuale e riproduttiva e delle malattie sessualmente trasmissibili, ma anche la promozione della contraccezione e il counselling pre-concezionale, al fine di sostenere le coppie nel pianificare responsabilmente il loro futuro familiare.

L’Ostetrica si occupa dei corsi di accompagnamento alla nascita, dell’educazione prenatale e della genitorialità, per orientare i futuri genitori a creare un sano rapporto con il bambino che ancora si trova dentro la pancia, guidandoli verso una gravidanza serena e verso la preparazione fisica e mentale al parto, ma soprattutto all’arrivo del nuovo membro della famiglia. Si occupa della salute e della rieducazione del perineo, parte fondamentale ma poco conosciuta del corpo femminile, il cui corretto funzionamento determina la qualità di vita della donna; si occupa della donna in gravidanza, accompagnandola dal suo inizio fino ai momenti del travaglio e del parto, ma anche nel dopo-parto, sostenendo l’allattamento al seno; si occupa del sostegno nel periodo della menopausa, o seconda primavera, come la chiamano gli orientali, supportando la donna in questa nuova splendida fase della vita. 

Tutti questi diversi aspetti contraddistinguono un’arte, l’arte di essere Ostetrica, che accompagna la vita della donna e della sua famiglia in maniera olistica, assistendola non solo dal punto di vista fisico e sanitario, ma anche dal punto di vista emotivo, psicologico e sociale.

L’Ostetrica si può definire una donna con la donna che, in maniera delicata, quasi in punta di piedi, entra piano in un mondo particolare, che necessita di attenzioni altrettanto particolari. •

A cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

"cara mamma, che ti succede mentre cresco dentro te?"

donna incintaLa gravidanza comporta una serie di modificazioni anatomiche e fisiologiche nell'organismo della donna, la cui conoscenza consente al medico di sorvegliare prudentemente il benessere della gestante e del suo bambino.

Questa straordinaria avventura che inizia con l'incontro tra due cellule diverse è una sorta di paradosso immunologico, poiché la madre permette lo sviluppo di un organismo che per metà è geneticamente diverso!

I cambiamenti più evidenti si verificano a carico dell'apparato genitale e l'utero è senza dubbio l'organo che si modifica in misura più rilevante.

Le sue dimensioni aumentano considerevolmente grazie a processi di ipertrofia delle cellule muscolari, accanto a un aumento del tessuto connettivale fibro-elastico.

Nel I trimestre tali modificazioni sono conseguenza della stimolazione ormonale; dal II trimestre in poi è più consistente l'aumento della pressione endouterina esercitata dal feto e dagli annessi (placenta e liquido amniotico). A questo si associa un incremento del flusso ematico uterino, al fine di garantire un'adeguata perfusione placentare e quindi una giusta crescita fetale.

La mammella va incontro a un aumento di dimensioni per l'accumulo di tessuto adiposo, e soprattutto per lo sviluppo della ghiandola mammaria sotto lo stimolo ormonale; l'areola mammaria si allarga, diventa più scura, e compaiono piccoli rilievi, tubercoli di Montgomery, ghiandole sebacee ipertrofiche.

Anche a carico del cuore e del sistema vascolare si determinano modificazioni importanti: il volume ematico aumenta, con conseguente emodiluizione (l'emoglobina si riduce), e si abbassa la pressione sanguigna, per gli effetti degli elevati livelli di estrogeni e progesterone sui vasi sanguigni. La gravidanza fisiologica è inoltre caratterizzata da uno stato di ipercoagulabilità, finalizzata a proteggere la madre dall'emorragia postpartum.

La dilatazione dell'albero venoso periferico, associata alla compressione esercitata dall'utero, può comportare la comparsa di varici ed edemi degli arti inferiori, e soprattutto alla fine, di emorroidi. La ridotta motilità esofagea e la compressione dello stomaco causano spesso bruciore gastrico e pirosi.

E non c'è da spaventarsi se mentre si lavano i denti esce sangue: è la normale conseguenza dell'iperemia gengivale.

Sin dalle prime settimane di gravidanza il flusso ematico renale e la velocità di filtrazione del rene aumentano, e questo spiega perché le future mamme devono correre a far pipì più spesso!

Molto temute sono le modificazioni del sistema cutaneo: le “striae gravidarum”, smagliature rossastre che compaiono su addome e seno tendendo a cicatrizzare; la “linea nigra”, iperpigmentazione della linea alba al centro dell'addome; il “cloasma gravidarum”, macule brune che compaiono sul viso.

Allora cara mamma non spaventarti se il tuo corpo cambia e non preoccuparti se a volte non ti riconosci più guardandoti allo specchio: tutto svanirà magicamente quando finalmente mi stringerai tra le tue braccia...•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

"Oddio! Sono incinta!"

donna feliceLa gravidanza è un'avventura straordinaria che ogni donna affronta con tanta felicità e qualche timore. Quell'incontro tra due cellule da cui nascerà una nuova vita cambia il corpo e la mente, e niente è più come prima...

Innanzitutto cambia il fisico, che si prepara ad accogliere l'embrione. Perché gli odori prima normali ora infastidiscono? Perché quella nausea solo a nominare il cibo? Sono disturbi tipici del primo periodo, scatenati da una sorta di battaglia, a suon di antigeni e anticorpi, che insorge nella donna in quanto per l'organismo materno l'embrione è un “altro da sé”. Allo scoccare dei tre mesi, di solito, quando il feto ha completato i suoi organi vitali, i due organismi si riconoscono e cominciano a stare bene insieme! Sono piccoli grandi miracoli della gravidanza dovuti in buona parte agli ormoni che in questo periodo scatenano effetti speciali. 

Il primo ormone a entrare in azione è la BetaHCG, usato come indicatore nei test di gravidanza. Secreto subito dopo il concepimento, ha il compito di spingere il corpo luteo a produrre quantità crescenti di estrogeni e progesterone, essenziali all'annidamento dell'ovulo e al suo nutrimento. Gli estrogeni rendono il seno congestionato e dolente, il progesterone causa stitichezza, mal di testa, stanchezza e sonnolenza. Si sente il bisogno di correre a far pipì più spesso del solito: è colpa dell'utero che aumenta sempre più di volume, premendo sulla vescica, prima sotto la stimolazione estroprogestinica, e poi dal secondo trimestre per l'aumento della pressione endouterina esercitata dal feto e dagli annessi (placenta e liquido amniotico).

Poi ci sono gli ormoni esclusivi secreti solo in gravidanza, come l'HPL (ormone lattogeno placentare). Circola fin dalla sesta settimana, ed è in gran parte il responsabile della fisiologica resistenza periferica all'insulina, che la donna presenta in gravidanza al fine di garantire un adeguato e costante apporto di glucosio al feto: garantisce che il bimbo riceva sostanze nutritive a flusso continuo, anche di notte quando la mamma dorme. Infine si modifica e si incrementa la produzione di endorfine, gli ormoni del benessere, che aiuteranno la futura mamma a sopportare il dolore e che raggiungeranno il picco durante il travaglio. 

Oltre al corpo la gravidanza cambia anche la mente. Quando si sa di aspettare un bambino, pur desiderato, insorgono sensazioni di incertezza e timore per un cambiamento così potente che, oltre a stravolgere il fisico, rischia di rivoluzionare anche le sicurezza e il tranquillo “tran tran” di una vita intera, soprattutto oggi che le gravidanze arrivano a un'età più avanzata. Ci si chiede se il bambino sarà sano, se si è in grado di crescerlo portando avanti il lavoro e la vita di coppia.

Questo inconscio processo psicologico porta anche a un'intensa attività onirica, poiché in gravidanza i sogni riflettono la vulnerabilità vissuta in questo momento cruciale nella vita femminile, e possono aumentare la loro produzione e intensità, in relazione alle varie fasi che la donna incinta sta attraversando.

In conclusione, la gravidanza è varcare i confini del sé, immergendosi nel mistero di una galassia sconosciuta, come lo sbarco sulla Luna, una delle più straordinarie avventure toccate al genere umano, che ogni donna vive ogni volta che sa di aspettare un bambino. •

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

 

 


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