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Maggio: un mese tutto al femminile

donna_testa.jpgSiamo arrivati alla fine di mggio, uno dei mesi più belli dell’anno: la primavera, i colori, il sole sempre più caldo, la festa della mamma, la rinascita. Sì, il mese di maggio è decisamente speciale!

Ma è speciale anche dal punto di vista della salute: rappresenta un momento di iniziative importanti dedicate alla donna, sottolineando in particolare l’importanza della prevenzione. Che cos’è la prevenzione? È quell’insieme di azioni che mira a ridurre i rischi per la salute. È un momento davvero importante, ma ancora oggi capita di non prenderlo in considerazione, forse solo perché pensiamo che se stiamo bene che necessità c’è di fare controlli? Invece non è così!

Dobbiamo dedicare tempo alla prevenzione, questo è l’unico modo per mantenere il nostro corpo e la nostra mente in uno stato di salute e benessere.

La prevenzione inizia fin da piccoli e continua per tutto l’arco della nostra vita, in particolare nei momenti particolarmente sottoposti a rischi.

Ma cosa significa fare prevenzione? Si parte da azioni semplici mirate agli stili di vita, quali una corretta e ben bilanciata alimentazione, movimento e attività fisica, evitare comportamenti dannosi come alcool e fumo. Ma non solo. Fare prevenzione significa anche attivare una serie di controlli periodici che mirano all’identificazione di particolari malattie nel loro esordio, per poter fare una diagnosi precoce e trattare in tempi molto brevi la patologia.

Il nostro sistema sanitario nazionale ha investito molto in quelli che vengono chiamati test di screening, ovvero dei test per specifiche malattie che vengono offerti a tutta la popolazione, femminile e maschile. I test di screening specifici al femminile sono il pap-test e la mammografia, due esami semplici e banali che possono scoprire patologie in fase precoce e quindi attivare una serie di cure per mirare alla completa guarigione.

I test di screening salvano davvero la vita!

Sono offerti gratuitamente a tutte le donne: il pap test è offerto a tutte le donne tra 25 e 64 anni ogni 3 anni e la mammografia a tutte le donne tra 50 e 69 anni ogni 2 anni. La Asl di riferimento invia una lettera direttamente con un appuntamento, basta solo presentarsi. Ancora oggi però, dopo tanti anni di diffusione di tale pratica, spesso molte donne non rispondono all’invito.

Sono tante quindi le iniziative che cercano di sensibilizzare le donne: il mese di maggio ne è veramente ricco. Da due anni a questa parte è stata istituita anche una giornata nazionale per la salute della donna, il 22 Aprile, giorno della nascita di Rita Levi Montalcini; questa giornata dà il via a tantissimi eventi dedicati alla salute della donna per tutto il mese di maggio. Se non si è risposto agli inviti, questo mese è un’ottima occasione per recuperare. Mese di maggio, mese dei fiori, ma anche mese della prevenzione: mettiamoci in agenda ogni anno tutti gli appuntamenti dedicati alla nostra salute, in particolare al femminile.

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

 

Tocco gentile, atto d’amore: il massaggio nei bambini

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Il massaggio è sempre stato un’arte antichissima, tramandata di generazione in generazione nelle diverse civiltà e culture.

Negli ultimi tempi si stanno riscoprendo i suoi benefici in campo medico come valido strumento di prevenzione e cura. I benefici non riguardano solo chi viene massaggiato, ma anche chi massaggia, in questo caso il genitore, generando una sensazione di benessere e di gioia; ovviamente ne giova soprattutto il rapporto che piano piano si sta creando tra genitore e figlio.

Il massaggio rappresenta un modo per trasformare il naturale desiderio di contatto reciproco tra genitori e figli, in uno strumento in grado di contribuire positiva mente allo sviluppo del piccolo: lo aiuta a sviluppare la giusta confidenza con se stesso, migliorando la sua capacità di relazionarsi con gli altri, il grado di autostima e di sicurezza futuri.

A livello fisico sono innumerevoli i vantaggi e i benefici del massaggio: stimola il sistema nervoso, favorendo un opportuno sviluppo delle funzioni vitali; rinforza il sistema immunitario; migliora le funzioni digestive; attenua disturbi come stitichezza, insonnia, singhiozzo; migliora le funzioni respiratorie e attenua la tosse; favorisce il corretto sviluppo dell’apparato muscolare e calma il bambino.

Attenzione però! Lo spirito con il quale ci si appresta ad effettuare il massaggio deve essere quello appropriato, cioè con il giusto grado di concentrazione e amore. Non deve mai essere considerato come un dovere o una semplice abitudine. I bambini sono più sensibili degli adulti e percepiscono maggiormente lo stato d’animo di chi li tocca.

Ogni bambino possiede una ricettività diversa nei confronti del massaggio; sarà necessario armarsi di pazienza e cercare, soprattutto le prime volte, di accontentarsi e di eseguire solo piccole parti della sequenza, alternandole in modo da riuscire a massaggiare tutto il corpo. Progressivamente il bambino dovrebbe abituarsi e divenire via via più ricettivo.

Alcuni piccoli accorgimenti: fare in modo che l’ambiente dove massaggerete il vostro bambino sia accogliente e soprattutto a una temperatura adeguata; cercare di avere una luce soffusa e, se si desidera, si può provvedere ad un leggero sottofondo musicale che rilassi il bambino; cercare di sorridere e di mantenere il contatto visivo con il bambino; parlare al bambino con un tono di voce calmo, comunicandogli quello che state per fare, chiedendo il permesso si può utilizzare aromaterapia e cromoterapia per aiutare la fase di rilassamento utilizzare per il massaggio un olio naturale (mandorle, jojoba…).

Il massaggio può essere sperimentato fin dalla nascita: più cresce e più il bambino vi manderà i segnali di cosa gli piace di più, finché non sarà lui stesso, da grande, a guidarvi. È una vera esperienza che cresce con lui.

Provare per credere!

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

 

Realtà contro finzione: chi vince quando arriva un bambino?

coppia_01.jpgCapita molto spesso di accendere la TV e trovare una donna che sta per partorire. “Si sono rotte le acque, sto per partorire!!”, sentiamo spesso dire, vedendo donne urlanti e sangue dappertutto.

Ma è tutto così reale? Spesso le immagini hanno un fortissimo potere sulla mente delle persone e l’idea che passa è quella che le donne partoriscono in quel modo, tra dolori atroci, immerse tra una tortura e l’altra. E quindi una donna che sta davvero per partorire vive l’ansia di dover subire tutto questo.

Il parto non è così! La nascita di un bambino è un momento davvero fantastico, sicuramente faticoso, ma di certo differente rispetto a quello che i film ci vogliono far vedere per aumentare la suspance. Intorno alla nascita c’è amore, dolcezza, tenerezza; spesso luci soffuse, musica rilassante, acqua calda fanno da cornice ad una situazione in cui si rimane a guardare in silenzio, per la paura di disturbare, di rompere quel bellissimo equilibrio che la coppia crea nel viaggio di attesa del loro figlio, nelle ultime ore che li separano dal conoscersi. Questa è la realtà. Ma quel che prevale continua ad essere la finzione televisiva.

E allora le donne, vinte dalla paura, cercano ogni metodo per allontanare il dolore, cesareo o epidurale, dimenticando che sono cose che non aiutano ma limitano e complicano quelle situazioni fisiologiche che la natura ha creato a misura di donna, che non porterebbe mai all’eccesso. E poi? Nasce il bimbo e Tate televisive si adoperano per dirci come allattare i bambini, infilando ciucci e biberon dappertutto, spinti da sponsor di grande calibro, oppure promuovendo strategie anti-fisiologiche che portano a trattare i neonati come dei robottini. Regole sugli orari, regole sulle poppate, regole sul sonno… ben vengano le regole, ma non per i neonati. I neonati hanno esigenze importanti, che non sono vizi o capricci ma sono bisogni fondamentali, che non si limitano solo ai bisogni primari, come mangiare e dormire, ma anche bisogni legati ad esempio al contatto e all’essere contenuti. E invece insinuano l’idea che i neonati possano viziarsi, che l’allattamento a richiesta sia sbagliato e che bisogna abituarli fin da subito alle esigenze dei grandi. Basta rifletterci un pochino per rendersi conto di quanto possa essere assurdo avvalorare queste ipotesi. Però la TV continua a mandarci questi messaggi e i neo-genitori, spesso in confusione per il grande cambiamento, non riescono a tirarsi fuori da questo boom di messaggi francamente errati. Quindi, impariamo a discriminare la realtà dalla finzione: una nascita va vissuta, un bambino conosciuto, una famiglia correttamente supportata e consigliata, dal vivo!

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Attività sportiva e gravidanza...

donna_incinta_02.jpgChi è sportiva da sempre, anche nel momento in cui scopre di aspettare un bambino, sente il bisogno di continuare a praticare sport; le sedentarie incallite, invece, si guardano bene dal cominciare a muoversi proprio adesso, credendo che sia più prudente starsene tranquille e a riposo.

E invece la gravidanza non è una malattia, e non ci si deve comportare come se si fosse malate. È vero che in gravidanza è necessario adattare l’allenamento al proprio stato, ma se il ginecologo dà il via libera, praticare un’attività sportiva procura notevoli benefici alla futura mamma e al suo bambino. Tranne che per le gravidanze a rischio (minaccia d’aborto, placenta previa, minaccia di parto pretermine, ritardo di crescita fetale), fare attività fisica nei 9 mesi è raccomandato, perché mantiene il tono muscolare, soprattutto dei muscoli paravertebrali che aiutano la schiena a sostenere il peso del pancione; inoltre favorisce la circolazione sanguigna, prevenendo gonfiori e pesantezza delle gambe.

Non solo: muoversi aiuta a tenere sotto controllo il peso corporeo e stimola il rilascio di ormoni (endorfine) che infondono buonumore a mamma e feto.

Infine avere un fisico allenato consente di andare incontro con più agilità alle fatiche del parto, aumentando anche la tolleranza al dolore.

Inoltre alcune condizioni patologiche legate alla gravidanza, come il diabete e l’ipertensione gestazionale, possono migliorare con l’attività fisica, limitando il ricorso ai farmaci necessari per controllare tali patologie.

Vanno bene tutti gli sport, tranne quelli che hanno un alto rischio di cadute o che implicano contatti corpo a corpo, che potrebbero comportare traumi all’addome molto pericolosi.

Sono sconsigliate anche le attività che prevedono corse o salti, perché possono aumentare la contrattilità uterina.

Quindi care mamme, se la vostra gravidanza è fisiologica ed il ginecologo lo consente, bando alla pigrizia e via libera a nuoto, acquagym, yoga, pilates o semplicemente passeggiate a passo sostenuto. L’esercizio fisico, se praticato con costanza e con le dovute cautele, anche in gravidanza fa bene a voi e al vostro bambino. Quindi non abbandonate le scarpe da ginnastica e buon allenamento!

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologa

 

La diagnosi prenatale sul sangue materno

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Di recente si sta diffondendo un esame prenatale non invasivo (NIPT – Non Invasive Prenatal Testing), che consente lo studio del DNA fetale circolante nel sangue materno.

Si tratta di un test di screening, eseguito a partire da un semplice prelievo di sangue della mamma in attesa, per valutare il rischio che il feto sia affetto da alcune anomalie cromosomiche relative ai cromosomi 21, 18, 13 e ai cromosomi sessuali X e Y.

Il test si basa sul principio per cui nel sangue materno circolano cellule del feto, o meglio della placenta, che contengono lo stesso corredo genetico fetale. Grazie a particolari procedure si può isolare questo DNA, in modo da non confonderlo con quello materno, e replicarlo in laboratorio fino a ottenerne una quantità sufficiente per l’analisi.

Il test può essere effettuato a partire dalla 10° settimana di gravidanza, e il suo principale vantaggio è che, essendo non invasivo, non comporta rischi né per la mamma né per il bambino. La risposta viene fornita in 8-10 giorni, e sembra estremamente affidabile, avendo un’attendibilità intorno al 99% nel rilevare la trisomia 21 (sindrome di Down), al 98% per la trisomia 18 (sindrome di Edwards), all’80% per la trisomia 13 (sindrome di Patau), e al 95% per la monosomia X, con percentuali di falsi positivi inferiore allo 0.1%. Il test consente, inoltre, la determinazione del sesso fetale, informazione gradita alla paziente e soprattutto utile alla gestione di eventuali malattie genetiche legate al sesso. Attualmente il test trova indicazione solo su gravidanze singole, poiché in caso di gestazione gemellare pur identificando un’eventuale trisomia, non è in grado di attribuire il dato patologico al gemello corrispondente. Va tuttavia precisato che questa metodica è una tecnica di screening e non di diagnosi; pertanto non può assolutamente sostituire tecniche diagnostiche tradizionali, come la villocentesi e l’amniocentesi. Per cui se il test fornisce un risultato positivo, le società scientifiche raccomandano di confermarlo con uno di questi esami diagnostici.

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologa

Sfatiamo il mito del gatto e della toxoplasmosi in gravidanza

bimba_gattino.jpgIntorno a gravidanza, parto, allattamento, lo sappiamo bene, ancora aleggiano molti miti popolari, assolutamente non supportati dalle evidenze scientifiche.La toxoplasmosi è un’infezione di cui è responsabile il protozoo Toxoplasma Gondii, parassita diffuso tra i mammiferi, soprattutto fra i gatti. Questo tipo di infezione, se contratta fuori dalla gravidanza, è assolutamente innocua, mentre se contratta durante il periodo della gestazione può provocare dei danni. È per questo che si fa tanta attenzione e se ne discute molto. Vediamo però di fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto, quando si programma la gravidanza, è possibile verificare se abbiamo già contratto in precedenza l’infezione, visto che lascia un’immunità a vita; nel caso l’avessimo contratta possiamo stare tranquilli, altrimenti è semplicemente il caso di utilizzare delle strategie di prevenzione e ripetere mensilmente il test.

Sfatiamo subito quindi il mito in questione: se abbiamo un gatto in casa, stiamo programmando una gravidanza oppure si è già instaurata e non abbiamo contratto in passato la toxoplasmosi, assolutamente, non è il caso di mandare via il povero gatto, come invece molti pensano. Sbagliato è, anche se non abbiamo noi stessi il gatto in casa, non recarci più a casa delle persone che invece lo possiedono, per paura di contagio.

È vero, il gatto è un veicolo, perché le ovocisti del protozoo si trovano nelle sue feci, ma la trasmissione non avviene in maniera diretta, piuttosto ingerendo le ovocisti che si trovano appunto nelle feci del gatto; ma parliamo di gatti randagi, che possono mangiare a loro volta animali infetti.

Dunque per questo, tra le strategie preventive, si consiglia di non mangiare carni crude, insaccati crudi, di maneggiare la carne cruda che deve essere cotta con i guanti e successivamente lavarsi bene le mani, di lavare bene la frutta e la verdura con la giusta soluzione disinfettante.

I nostri poveri amici gatti, che tra le altre cose sono alimentati con cibo in scatola, non devono essere allontanati da casa, anzi. Forse, per eccesso di zelo, l’unica accortezza che possiamo avere è quella di maneggiare la lettiera con i guanti e ricordarci di lavarsi in seguito bene le mani. Per il resto le strategie di prevenzione sono quelle elencate in precedenza. Quindi, non abbandoniamo o trasferiamo il nostro gatto, ne soffriremmo noi e lui, per un’idea falsa, che ancora appartiene alle credenze popolari.

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Diventare mamma in una terra straniera

neonato_02In un tale cambiamento rivestono notevole interesse i fenomeni migratori.

L’Italia è, nello scenario europeo, il paese che si è caratterizzato per il maggior dinamismo di nuovi ingressi di immigrati, trasformandosi quindi da tipico Paese di emigrazione a terra di immigrazione, con una prevalente “femminilizzazione” dei flussi migratori.

Questo ha determinato una serie di problemi organizzativi da un punto di vista sociale e anche sanitario.

In particolare si è registrato un aumento del tasso di natalità, che tra gli stranieri è circa il doppio del dato medio della popolazione italiana, con età al parto al di sotto dei 30 anni, decisamente inferiore dell’età media delle italiane.

Il parto rappresenta, pertanto, la maggior causa di ricovero nei diversi gruppi etnici, ponendo gli ostetrici a dover affrontare le problematiche di questa tipologia di pazienti, anche abbastanza difficili da gestire, considerando che molte giungono all’attenzione dei sanitari senza avere a disposizione una chiara storia ostetrica, dal momento che nella loro cultura la gravidanza non è considerata una malattia, ma una situazione totalmente fisiologica tanto da non prevedere controlli medici.

Le donne immigrate sono in effetti meno medicalizzate, anche se non sono del tutto infrequenti alcune patologie infettive (TBC, Lue, Epatiti), alle quali c’eravamo da tempo disabituati.

Sono presenti, a volte, nelle donne extracomunitarie vari fattori che aumentano il rischio ostetrico: l’anemia di diversa origine (carenziale, sideropenica, da parassitosi, da emoglobinopatia), le infezioni dell’apparato genito-urinario, l’alimentazione in alcuni casi insufficiente (malnutrizione), in altre sproporzionata con eccesso di grassi e zuccheri, e un conseguente eccessivo aumento ponderale con possibile insorgenza di patologie ostetriche (diabete, ipertensione), le anomalie del canale del parto (bacino androide), dei genitali esterni e della vagina (per pregresse lacerazioni da parto o per gli esiti di pratiche, come l’infibulazione).

Allo stesso tempo dobbiamo anche rilevare un diverso atteggiamento delle straniere nei confronti del parto rispetto alle nostre connazionali, con minore ansietà e aspettative, e maggiore capacità di tollerare e assecondare il dolore, con naturalità e fatalismo, tanto da giustificare il minor ricorso al taglio cesareo in certe etnie.

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Incinta o no? Quali sono i primi segni del corpo femminile in stato di gravidanza?

donna incintaDurante le tanto attese vacanze estive, molte coppie decidono di mettere “in cantiere” un bimbo; ecco pertanto che proprio in prossimità della stagione autunnale le donne possono vivere dei cambiamenti fisiologici a carico dell’intero organismo.

Ancor prima di acquistare il comunissimo test di gravidanza in farmacia, i primissimi sospetti di un probabile concepimento andato a buon fine sono dati dalla comparsa di segni quali la nausea e il vomito che si evidenziano soprattutto al mattino: probabile aumento di salivazione, gastralgie e pirosi, stipsi, eventuali mutamenti dell’appetito e del gusto. Questi segni possono comparire già a partire dalla 5°/6° settimana di età gestazionale. La comparsa di zone di ipercromia cutanea, fenomeno frequente in particolar modo a carico della linea alba (linea nigra), anche se l’intensità dell’ipercromia è variabile da caso a caso.

Il sintomo chiave che fa sospettare a una donna lo status gravidico è l’amenorrea, ovvero l’assenza del ciclo mestruale in particolar modo nelle donne regolarmente mestruate. Nel 6-7% di tutte le gravide nella prima metà della gestazione possono comparire perdite ematiche tali da simulare una mestruazione. Talvolta si tratta di una perdita ematica in coincidenza con l’annidamento dell’embrione.

Le modificazioni mammarie sono abbastanza caratteristiche della donna gravida, ancora prima della decima settimana la donna può avvertire un senso di tensione ai seni. L’aumento di volume è corrispondente solo dopo la decima settimana e successivamente può verificarsi la secrezione di piccole quantità di colostro, il primo latte materno necessario e fondamentale nell’alimentazione del bambino nei suoi primissimi giorni di vita.

L’aumento di volume dell’addome, generalmente a partire dal secondo trimestre di gravidanza e a seguire, lo si osserva quando l’utero supera i confini della pelvi.

Generalmente, per avere una conferma, si è soliti adottare i più semplici fra i metodi immunologici effettuati sulle urine. Le varie preparazioni disponibili in commercio per la diagnosi di gravidanza hanno sensibilità variabili da tipo a tipo. In donne con ciclo ovarico regolare di 28 giorni con ovulazioni il 14° giorno e se la donna è gravida, si ottengono reazioni positive già verso il 6°-8° giorno dopo la prima assenza della mestruazione ed eccezionalmente anche un paio di giorni prima.

Un’altra metodica utilizzata è il dosaggio delle hCG (gonadotropina corionica) dosata direttamente sul sangue tramite un prelievo venoso, la quale risulta essere positiva pochi giorni dopo che è avvenuto l’impianto in utero da parte dell’embrione.

In caso di concepimento avvenuto, la gestante si appresta a vivere un viaggio lungo circa 40 settimane ricco di emozioni, sensazioni, percezioni uniche, un viaggio dove fondamentali sono i professionisti sanitari che accompagneranno la donna fino alla nascita e oltre, ruolo unico e fondamentale è quello svolto dal futuro papà, fonte di supporto e condivisione per la futura mamma.•

a cura dott.ssa Paola Consiglio
ostetrica

ACCOMPAGNARE LA NASCITA: la magica esperienza del corso pre-parto

corso pre partoSpesso quando si sente parlare di corso pre-parto, ci si immagina un corso in cui qualcuno ti parla e tu sei li ad ascoltare cose dette e ridette, ma soprattutto ci si immagina qualcuno che ti studia in tutto ciò che dici, per capire se sarai o meno un bravo genitore.

Ma sicuramente non è così e soprattutto non sono tutti uguali.

Per anni queste tipologie di corsi sono stati chiamati impropriamente “Corsi di preparazione al parto”, come ad indicare che per partorire e per nascere bisognasse essere preparati da qualcuno che ne sapesse di più.

Ma partorire è una competenza innata della donna, come nascere è una competenza innata del bambino; da questa considerazione è cambiata anche la denominazione di tali corsi, chiamati ora “Corsi di accompagnamento alla nascita”.

Il periodo della gravidanza e del parto sono momenti molto particolari, legati alla magia della nuova vita che si sta portando in grembo…è questo momento così intenso che si vuole “accompagnare” con questo corso.

Per fare ciò, esistono diverse tipologie di corsi, andando dal classico corso pre-parto, prevalentemente teorico, al corso basato sulla metodologia del parto attivo, teorico-pratico, in cui si riconosce la centralità della donna, della coppia e della triade; dà la possibilità di sperimentare, attraverso il lavoro corporeo, le proprie capacità di risposta alle diverse situazioni, usando la respirazione naturale per alleviare le tensioni e i fastidi, per mettersi in comunicazione con il bambino, imparando le diverse posizioni per poter gestire il dolore in travaglio e facilitare la nascita.

Tutto è orientato alla promozione della salute, al porre le basi per l’evoluzione fisiologica della gravidanza, per favorire la relazione genitoriale, attraverso un potenziamento delle competenze innate.

Ovviamente non mancano momenti di divertimento, legati dalle dinamiche di gruppo che consente di superare le difficoltà insieme.

I corsi contengono anche incontri dedicati al ritorno a casa e all’allattamento, perché spesso ci si concentra solo sulla nascita e poi? Il buio! Invece, partecipare a un corso in cui si può capire come organizzarsi praticamente, cosa comprare evitando spese inutili, come gestire le piccole difficoltà quotidiane, sicuramente, dà un’autonomia alla coppia non indifferente.

Il papà, di solito, ha uno spazio dedicato in tutti gli incontri.

E se aspetto un secondo figlio? È inutile fare il corso? Assolutamente no! Perché ogni gravidanza è a sé e ha bisogno di momenti da dedicare alla triade. Quale modo migliore?

Colori, musica, creatività, situazione intima confortevole e rilassante: questa è la cornice di tutto questo, per poter condividere una magica esperienza insieme.• 

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Come continuare ad allattare il nostro bimbo e tornare al lavoro?

Per molte mamme il rientro dalle vacanze potrebbe coincidere con il ritorno al lavoro dopo la gravidanza. 

E allora come fare se stiamo ancora allattando il nostro bambino? Dobbiamo interrompere l’allattamento al seno dopo tutta la fatica fatta nei primi giorni dopo il parto? E come gestire il distacco inevitabile con nostro figlio, dopo tanto tempo trascorso insieme? 

Inutile ripetere che il latte materno è l'unico nutrimento totalmente naturale e completo per i neonati. Esso contiene tutto ciò di cui il bambino ha bisogno: proteine, grassi, lattosio, vitamine, ferro, minerali, acqua ed enzimi, nelle esatte quantità necessarie per una crescita e uno sviluppo ottimali. Contiene inoltre tutte le sostanze che prevengono la formazione di batteri nocivi nell'intestino.

Nel caso il piccolo abbia meno di 6 mesi e si alimenti esclusivamente con il latte materno, è possibile iniziare a raccoglierlo, spremendo il seno manualmente o con un tiralatte, e conservarlo, così da farne una scorta con cui nutrire il bimbo nei momenti in cui la mamma è al lavoro. Sarà necessario un periodo di prova per impratichirsi con la raccolta del latte e abituare il seno ad una diversa stimolazione. Proprio per questo si consiglia di iniziare ad estrarre il latte e congelarlo già nei primi mesi di vita del piccolo. Il momento migliore potrebbe essere un’ora dopo la poppata del risveglio, ma può andare bene anche raccogliere piccole quantità dopo ogni poppata, oppure tirarlo da un seno mentre il piccolo sta poppando dall’altro. Sempre meglio rivolgersi all’ostetrica di fiducia per essere consigliati nel migliore dei modi.

Il latte materno può essere conservato in vari modi: a temperatura ambiente (fino a 10 ore tra 19-22 °C, 4-8 ore se la temperatura esterna è superiore a 25 °C); nel frigorifero (per 5 giorni con una temperatura tra 0°-4°); nel congelatore (mediamente 3-4 mesi a seconda del tipo di congelatore). 

Quando possibile, è comunque consigliato allattare il piccolo prima di uscire di casa e al ritorno. I primi tempi nostro figlio potrebbe chiederci di restare più a lungo attaccato al seno quando siamo in casa, per recuperare l’affetto e la sicurezza attesi durante la nostra assenza

Nella maggior parte dei casi, i piccoli non hanno problemi a nutrirsi dal biberon in assenza della mamma, ma quando la mamma è in casa chiedono di essere nutriti al seno e rifiutano il biberon. 

Fondamentale nella gestione di questa fase è trovare una persona fidata e rispettosa delle nostre indicazioni che si occupi del bambino, in modo che anche noi mamme possiamo vivere il distacco dal piccolo il più serenamente possibile.•

 a cura dott.ssa Ivana Catapano
ostetrica

Mamme, prendiamoci cura della nostra salute!

bambini e mammeSettembre è il mese dei nuovi propositi. Tutte noi, alla ripresa del nuovo anno lavorativo, facciamo progetti e programmi: palestra, dieta, sana alimentazione. Quest'anno care amiche vorrei suggerirvi un altro buon proposito: prendiamoci cura della nostra salute e sottoponiamoci a quei semplici controlli ginecologici tanto importanti per il nostro benessere e fondamentali per vivere meglio e più a lungo.

Innanzitutto consiglio a chi non lo fa da almeno un anno di eseguire un pap test. Si tratta di un esame citologico che indaga le alterazioni delle cellule della cervice uterina, la cui funzione principale è di individuare nella popolazione femminile donne a rischio di sviluppare un carcinoma del collo dell'utero. Attraverso il prelievo di una piccola quantità di cellule dell'eso e dell'endocervice questo test permette di individuare quelle lesioni displastiche che negli anni possono portare, se non precocemente individuate e trattate, al cancro della portio uterina, permettendo di eseguire in casi specifici ulteriori approfondimenti diagnostici (colposcopia, biopsia, HPV DNA test....).

Inoltre il pap test può dare utili indicazioni sull'equilibrio ormonale della donna e permette il riconoscimento di alcune infezioni batteriche, virali o micotiche. Questo esame andrebbe eseguito regolarmente una volta all'anno, massimo ogni 3 anni, da tutte le donne dopo l'inizio dell'attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età. Si può eseguire anche in gravidanza, senza alcun rischio per il feto.

Un altro esame fondamentale per la donna è lo studio del seno: il carcinoma della mammella è il primo tipo di tumore per diffusione e mortalità nella popolazione femminile, anche se oggi fortunatamente le sue probabilità di cura sono molto alte.

Gli esami cardini nella prevenzione di questo tumore sono la mammografia e l'ecografia mammaria, che non sono uno l’alternativa dell’altro ma sono complementari

La mammografia è un esame radiografico, non doloroso, effettuato tramite basse dosi di raggi X, che consente di individuare precocemente noduli non ancora palpabili o alterazioni ghiandolari dubbie. E’ consigliato una volta all'anno e al massimo ogni due a partire dai 40 anni. Se ci sono fattori di rischio si può anticipare la mammografia dai 35 anni.

L'ecografia mammaria è un'indagine semplice e sicura, basata sull'emissione di ultrasuoni che non provocano alcun danno all'organismo, nemmeno in gravidanza. Essa consente di individuare eventuali formazioni all'interno del seno e distinguere tra quelle a contenuto liquido e quelle solide. otto i 40 anni l’ecografia mammaria va eseguita ogni anno. Dunque care mamme vogliamoci bene e pensiamo alla nostra salute, che poi inevitabilmente si riflette su quella dei nostri figli... Alla prossima!!

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologa

I papà del terzo millennio tra visite ginecologiche, ecografie e sala parto

donna incintaNella mia seppur breve carriera professionale ho visto cambiare la figura e il ruolo dell'uomo, che ha accanto una compagna in dolce attesa.

All'inizio mi capitava di incontrare “maschi” che non volevano entrare in ambulatorio durante la visita della loro partner, per paura di sentirsi a disagio. A volte neanche la possibilità di vedere o sentire il cuoricino di quel “fagiolino” li allettava a tal punto da superare remore e timori.

Oggi sempre più frequentemente mi trovo di fronte uomini attenti, pronti a rispondere a domande su ultima mestruazione, perdite vaginali e disturbi vari della loro compagna, prima ancora che questa abbia avuto il tempo di aprire bocca. 

Sono i nuovi “papà in attesa”, quelli che sanno tutto di gravidanza e allattamento come un ginecologo provetto, che presenziano a ogni visita ed ecografia per vedere il “piccino” in diretta, che partecipano al corso preparto soprattutto nella puntata dedicata al papà, che fanno shopping premaman assieme alla mamma, scoprendo reparti di negozi dove mai nessun uomo era giunto prima, e che si aggireranno per la città con marsupio e passeggino, orgogliosi del loro pargoletto come pavoni!! 

Non sono creature aliene, ma i papà di oggi, che hanno provato una sensazione di felicità appena saputo di essere in attesa, seguita a ruota da preoccupazione e senso di peso per la nuova responsabilità, senza contare che dovranno avere la pazienza di un monaco buddista per far fronte alle paure di lei e ai suoi continui sbalzi di umore....

Per gli uomini il processo per diventare papà è un po' più lungo rispetto alla donna, che vede trasformarsi il corpo, sente i movimenti del bambino e si sente mamma fin dall'inizio.

Per l'uomo il discorso è diverso: certo arriverà il momento in cui poggiando una mano sulla pancia della compagna potrà sentire il bambino muoversi, ma sarà solo quando lo vedrà in carne e ossa che si sentirà finalmente un papà. 

Forse proprio per potersi appropriare al più presto del loro ruolo, sono sempre di più gli uomini che decidono di accompagnare la loro donna in sala parto e di assisterla durante il travaglio e il parto: un modo per incoraggiarla e magari condividere anche con l'esterno l'emozione del lieto evento, attraverso selfie e filmati in diretta!! 

Se fino a qualche decennio fa, il parto riguardava solo le neo-madri, e gli uomini erano relegati a lunghe ore in sala di attesa, ora la presenza del partner in sala parto (con o senza smartphone!) è sempre più frequente, e 9 uomini su 10 partecipano all'atto conclusivo della gravidanza.

Certo è estremamente facile e probabile che qualcuno di questi nuovi papà si emozioni al tal punto da perdere i sensi. Gli svenimenti sono all'ordine del giorno: facilmente si intercetta il papà a rischio mentre impallidisce e barcolla, così da invitarlo a uscire o quanto meno a sedersi, per evitare che precipiti a terra, o peggio ancora sulla donna, al primo vagito del nascituro. 

Comunque, cari nuovi papà, tranquilli: tutto quello che dovrete affrontare in sala parto è solo una goccia di quell'oceano di felicità che è il vostro bimbo; e per voi neomamme aver avuto accanto il vostro compagno nel momento più delicato della vita, non fa forse diminuire il dolore, ma fa un sacco di piacere, e sicuramente i ricordi di quei momenti non sarebbero gli stessi senza l'immagine di lui mezzo svenuto dal sonno e dalla fame, accartocciato su una sedia per i rigori dell'aria condizionata!•

a cura dott.ssa Claudia Filidi 
ginecologa

Tra incredulità e paura nasce un papà

bimbo in braccio a papàNon c’è dubbio che, con il passare degli anni, il ruolo del papà è notevolmente cambiato; il momento della gravidanza, del parto e della cura del neonato evidenziano maggiormente la profonda trasformazione di questa figura.

I futuri papà partecipano sempre di più e con particolare attenzione a questi eventi, incuriosendosi, chiedendo, emozionandosi.

Il viaggio della gravidanza e del parto è per i papà un processo di attesa e di esperienza, soprattutto interiore, perché mentre la mamma porta il bambino in grembo e gode di tutte le sensazioni che questo le invia, il papà lo porta nel cuore e nella mente, vivendo di riflesso le esperienze della propria compagna.

Per questo sempre più papà chiedono di essere maggiormente coinvolti in questo percorso.

La loro presenza e vicinanza è fondamentale per il corretto supporto e sostegno alla donna in attesa, ma soprattutto per la creazione di un profondo legame con il nascituro.

Fin dal test di gravidanza i papà partecipano fisicamente ed emotivamente all’evolvere del percorso: visite, controlli, ecografie…

Poi, nell’intimità della propria casa, si lasciano andare a tenerezze rivolte alla pancia, ci giocano, ci parlano, la accarezzano, la colorano, rivolgono le emozioni private in questo coinvolgimento importante.

Partecipano sempre di più ai corsi di accompagnamento alla nascita, sono bravissimi, sanno tutto, e si rilassano quando capiscono che c’è tutto il tempo per arrivare tranquillamente in ospedale e che, a differenza dei film, la rottura delle acque non corrisponde ad un parto imminente!

E così aspettano l’avvio di questo famoso travaglio, ogni tanto si svegliano di notte buttando un occhio alla propria compagna per vedere se è tutto ok, guardano costantemente il cellulare quando sono a lavoro in attesa di una chiamata.

E poi…una notte…eccolo li che forse qualcosa si muove…

Allora prendono alla lettera un compito, monitorare le contrazioni: sono li con l’orologio in mano e cercano di ricordare tutto quello che l’ostetrica ha detto loro al corso, quando è il momento di andare in ospedale.

Per loro il viaggio da casa in ospedale dura un’eternità!

Poi finalmente arrivano e bussano insistentemente alla porta del pronto soccorso come se il bambino stesse per nascere da un momento all’altro; e c’è attesa, tanta attesa, una volta giunti in sala travaglio, perché ogni bambino ha i suoi tempi. Lì cercano di rendersi utili attraverso massaggi, parole confortanti ma alla fine è la sola presenza a essere di aiuto alle loro compagne, il solo tenerle la mano.

Poi finalmente arriva il momento del parto, l’adrenalina a mille, la paura per il dolore e la sofferenza e poi……. Eccoli li che si sciolgono in un pianto di emozione pura alla vista del loro bambino e all’unione della nuova famiglia. E vedere questa scena da fuori ti commuove davvero!

Tutto assume una dimensione differente, finalmente possono toccare quello che sentivano che si muoveva dentro la pancia fino a poche ore prima e tutto diventa reale; il bambino stesso riconosce quella voce che sentiva tutte le sere da fuori.

Tra incredulità e paura nasce un papà.

E da li in poi la vita sarà diversa, tutta nuova, tra pannolini, pianti, sorrisi e tutto quello che caratterizzerà ogni fase della crescita; guidati dall’amore paterno, si riscopriranno in un ruolo caratterizzato da mille sfaccettature, da gioie e da responsabilità, convinti del fatto che sia sempre un grande dono.

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Infezione da Candida e la giusta alimentazione per curarla

donnaIl 70-75% delle donne va incontro almeno una volta nella vita, soprattutto in età fertile, ad una vulvo- vaginite micotica; di queste il 45% va incontro a una recidiva e l’8% a una forma ricorrente con più di 4 episodi l’anno. 

La Candida Albicans è l’agente responsabile dell’85-90% delle infezioni mi- cotiche; le restanti sono dovute ad altre specie non Albicans (C. glabrata, C. tropicalis, C. crusei ecc), miceti più resistenti alle terapia convenzionali. La Candida è un saprofita presente normalmente nel cavo orale, nell’intestino, in vagina, sulla cute perineale e vulvare, trovandosi in equilibrio con gli altri microrganismi non dannosi del nostro corpo, grazie anche al controllo del sistema immunitario. Tuttavia modificazioni del microambiente vaginale possono favorire una crescita smisurata e dannosa di questi miceti, de- terminando l’infezione clinica. Fattori predisponenti l’infezione possono essere la gravidanza, l’obesità, il diabete, le terapie antibiotiche o con corticosteroidi, la pillola contraccetiva, il cloro e l’ambiente umido delle piscine, l’immunodepressione, gli errori alimentari con eccesso di zuccheri semplici e lieviti nella dieta, lo squilibrio della flora batterica intestinale, gli stili di vita inappropriati, come l’uso di biancheria sintetica, di abiti troppo stretti, di salvaslip... Il sintomo principale delle forme acute è il prurito che si associa a leucorrea bianca e densa, a “ricotta”, non maleodorante, con disuria e dispareunia. 

La diagnosi si basa sostanzialmente sul quadro clinico, riservando l’esame colturale ai casi recidivanti. La causa della ricorrenza può essere la reinfezio- ne, la resistenza del fungo alle terapie classiche (soprattutto per le forme non Albicans), la sopravvivenza del microrganismo in vagina per cure inadeguate e insufficienti. Infatti chi soffre di Candida sa che è difficile eradicarla, perché spesso si effettua solo una terapia farmacologica topica (ovuli e lavande), trascurando la candidosi intestinale. Tra l’altro le ripetute cure locali indeboliscono il sistema immunitario, indebolendo così le difese stesse dell’organismo. Una delle cause principali delle forme ricorrenti è la disbiosi, cioè la riduzione della flora batterica intestinale, dovuta a un regime dietetico sbagliato. E’ fondamentale, durante una terapia farmacologica antimicotica, associare anche una terapia nutrizionale, evitando di nutrirsi con cibi graditi al fungo e preferire alimenti che non favoriscono la sua moltiplicazione. Quindi si consiglia di evitare o quantomeno ridurre il consumo di: zuccheri (dolci, cioccolata, pasta, patate, frutta troppo zuccherina); cibi contenenti lieviti (pane, pizza, birra); formaggi stagionati e insaccati; latte e latticini; bevande alcoliche, bibite e succhi di frutta zuccherati, caffè. 

Perché non ha senso cercare di sterminare la Candida con i farmaci, e contemporaneamente darle da mangiare permettendole di sopravvi- vere! Possono essere consumati tutti gli alimenti a basso contenuto di carboi- drati: la carne, frutti di mare e verdure, tranne quelle che contengono amido. La durata della dieta è variabile e dipende soprattutto dalla gravità dell’infezio- ne, dei sintomi e dalla durata. Si possono gradualmente rintrodurre gli alimenti sconsigliati non appena si avverta un sostanziale miglioramento, evitandone chiaramente un consumo eccessivo. Alla dieta si può associare l’assunzione ciclica di integratori e probiotici, che controllando l’equilibrio della flora batteri- ca intestinale e stimolando le funzioni del sistema immunitario, aumentano la resistenza alle infezioni.•

a cura dott.ssa Claudia Filidi 
ginecologa

Dal latte ai cibi solidi: alimentazione naturale per svezzare i bambini

bambino allattamentoQuando si parla di svezzamento si fa un grande errore legato al facile uso di questa parola. “Svezzare” significa togliere un vizio. Ma siamo proprio sicuri che il latte, che fino a questo punto aveva fatto crescere il bambino, sia un vizio? 

Allora forse è meglio parlare di alimentazione complementare. Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale delle Sanità ci dicono che dopo i 6 mesi circa di vita, al bambino si può cominciare a proporre una serie di altri alimenti diversi dal latte materno. Ovviamente dobbiamo guardare non solo all’età, ma anche alla perdita di alcuni riflessi, alla capacità di stare seduto autonomamente, all’interesse per il cibo. Bene, arrivato questo momento il bimbo viene avvicinato a un’alimentazione diversa, più simile alla nostra. 

Esistono diversi approcci per fare questo, ma in tutti il comune determinatore che deve essere sempre tenuto presente è la proposta di alimenti sani. E qui la natura gioca a nostro favore! In un sistema incontaminato, quale è quello del bambino, cosa proporgli di sano?

Quando il bambino inizia a mangiare altri alimenti è bene prestare attenzione a quello che gli diamo, la qualità, la provenienza, la conservazione etc. Partiamo dalla frutta e dalle verdure: l’ideale sarebbe utilizzare prodotti di stagione, coltivati senza uso di pesticidi chimici, possibilmente nostrani.

Le carni devono essere derivanti da allevamenti ben tenuti, con animali che mangiano mangime sano, senza uso di ormoni per aumentare la crescita.

Per il pesce attenzione a quelli di taglia più grossa per la quantità di mercurio presente.

I formaggi da preferire sono quelli freschi, non stagionati.

Quindi, tra alimenti di questo genere e tutto quello che riguarda il “baby food”, ovvero tutti quelli alimenti creati appositamente per i bambini, cosa preferire? Siamo proprio sicuri che siano più sani di quelli preparati in casa? 

Gli  alimenti  industriali,  per  quanto  sani  possano  essere,  sono  sempre preparazioni  che  contengono  conservanti,  non  si  conosce  sempre  la provenienza dei materiali, spesso hanno zucchero o sale aggiunto (la maggior parte non specifica la dicitura “senza sale o senza zucchero aggiunto”), a volte non sono di prima scelta, come nel caso dei formaggini. Al supermercato, ad esempio, vendono dei prodotti composti da yogurt e frutta,  ma  sono  conservati  fuori dal  frigo,  sugli  scaffali,  insieme agli  altri  omogeneizzati.  Quanti conservanti  ci  devono  essere per tenere in questo modo un prodotto che nella normalità ha bisogno di basse temperature? Quindi non facciamoci portare fuori strada dalle pubblicità e dal fatto che  tutti  ormai  cedono  al  “baby food” con la convinzione che sia più controllato o anche più facile da  preparare.  Cosa  c’è  di  più controllato  di  quello  che  una mamma sceglie con cura da un macellaio, da un fruttivendolo, in un caseificio, per poi prepararlo e rendendolo fruibile a questo bambino che per la prima volta si approccia al cibo diverso dal latte? 

Scegliendo   questa   modalità forse,  oltre  a  far  stare  bene  il proprio   piccolo,   si   può   avere il doppio vantaggio di portare un’alimentazione sana anche sulla nostra tavola. Perché no, anche a noi fa bene mangiare sano! 

Allora buona scelta e buon appetito! •

a cura dott.ssa Simona Marocchini
ostetrica

Cosa è il Papilloma Virus (HPV)? Perchè è importante vaccinare le bambine dai 12 anni

bambina che viene vaccinataLo Human Papilloma Virus (HPV) è un virus epiteliotropo a DNA, la cui replicazione avviene nelle cellule della epidermide. Sono stati identificati oltre 120 tipi di HPV, mentre alcune tipologie interessano prevalentemente la cute, altre colpiscono l'epitelio delle vie genitali. 

In particolare circa 35 tipi sono responsabili di infezione del tratto anogenitale, potendo provocare sia lesioni benigne, quali i condilomi, sia patologie maligne, come il cancro (carcinoma) della cervice uterina.

Gli HPV vengono infatti suddivisi in HPV ad alto rischio (come il 16 e il 18) e HPV a basso rischio (come il 6 e 11) di progressione verso lesioni maligne. La storia naturale dell'infezione virale è fortemente condizionata dall'equilibrio che s'instaura tra ospite e agente infettante. 

Nella maggior parte dei casi il virus viene eliminato dalla risposta immunitaria dell'individuo, prima di sviluppare un effetto patogeno; in altri casi può restare latente o andare incontro a replicazione provocando una lesione a livello genitale.  

Se tale lesione non regredisce spontaneamente, può manifestarsi attraverso varie forme cliniche:

• forme clinicamente evidenti e diagnosticabili a occhio nudo, quali i condilomi acuminati;

• forme subcliniche, quali i condilomi piatti e le displasie, diagnosticabili mediante indagine citologica (pap test) e/o colposcopica;

• forme latenti, ove non vi è alcuna manifestazione clinica ed il virus è rilevabile solo attraverso indagini di biologia molecolare (HPV test).  

L'incidenza delle infezioni da HPV è molto alta nelle giovani donne con un picco di età compresa fra 19 e 25 anni. Si ritiene che il virus si trasmetta in giovane età con i primi rapporti sessuali, il periodo medio d'incubazione è di circa 3 mesi, e nella maggior parte dei casi (80-90%) guarisca spontaneamente con la scomparsa del virus entro 12-24 mesi. 

Nel 10% dei casi vi è persistenza del virus all'interno del genoma cellulare, con aumento del rischio di progressione verso la neoplasia (tumore) nell'arco di 10-15 anni.

La diagnosi delle lesioni condilomatose vulvovaginali viene posta facilmente con l'ispezione ad occhio nudo, ed eventualmente con colposcopio. A livello vulvare si manifestano come forme floride, singole o confluenti, a volte molto voluminose, oppure come forme papulari di dimensioni più piccole, spesso multifocali. 

Le lesioni della cervice uterina invece richiedono accertamenti diagnostici più approfonditi, quali il pap test e la colposcopia, con eventuale biopsia, per localizzare e caratterizzare la lesione, e definirne il grado. Attualmente si ritiene utile l'affiancamento dell'HPV test al tradizionale pap test nel procedimento diagnostico delle displasie cervicali (SIL). 

Le possibilità terapeutiche prevedono la distruzione fisica (vaporizzazione o escissione laser, o a radiofrequenza, escissione chirurgica a lama fredda) o chimica (imiquimod crema, podofillina, acido tricloroacetico) delle lesioni clinicamente evidenti. Il successo terapeutico è legato all'esperienza dell'operatore, ma anche all'estensione della lesione, alla sede e allo stato immunitario della paziente.

Negli ultimi anni si sta facendo prevenzione primaria dell'infezione da HPV, e quindi del carcinoma della cervice uterina, attraverso un programma di vaccinazione. Sono stati commercializzati, infatti, due vaccini preventivi; uno è quadrivalente, attivo verso HPV 16, 18,  6 e 11 (Gardasil), il secondo è bivalente, attivo verso HPV 16 e 18 (Cervarix). Con tali vaccini è possibile oggi ottenere un'efficace prevenzione primaria del cervicocarcinoma e degli altri tumori HPV-correlati, intervenendo all'origine sull'infezione virale. Possono essere vaccinate le ragazze in un'età compresa tra i 9 e i 26 anni, preferibilmente prima dell'inizio dei rapporti sessuali o comunque prima di un eventuale contagio con il virus. 

Attualmente in Italia viene fornita gratuitamente la vaccinazione a tutte le bambine nel corso del 12° anno di vita. A livello internazionale si sta valutando la possibilità di estendere la vaccinazione anche ai soggetti di sesso maschile. • 

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Un incontro di culture: donne straniere insegnano a “portare” i piccoli

donna che pota il bimboDalla Siberia al Sud Africa, dall'Alaska all'Australia, ovunque nel mondo gli uomini portano i loro bambini. In Italia la cultura del “portare” è arrivata circa vent’anni fa, ma solo ora si sta sviluppando...

Il “portare” è un'antica pratica, che consiste nel portare i bambini addosso, attraverso l'uso si fasce e altri supporti, legati semplicemente attorno al corpo, a mo' di marsupio. Ma la differenza rispetto al marsupio è enorme, perché la legatura con la fascia è ergonomica e favorisce la corretta posizione del bambino, sostenendo la colonna vertebrale e le anche nel momento della formazione dell'acetabolo, cosa che invece il marsupio non fa, mantenendo il bambino in posizioni troppo rigide e scorrette. 

Portare i piccoli con questa tecnica ha innumerevoli vantaggi, sia per il bambino che per la mamma. Per il bambino i vantaggi sono:

  • •dopo 9 mesi passati nella pancia della mamma, ad alto contatto, può ritrovare un ambiente sereno e quanto più vicino a quello uterino, soddisfacendo il bisogno di vicinanza che tutti i neonati hanno e che, se soddisfatto, genera una crescita sana dal punto di vista psicologico ed emotivo;
  • •l'allattamento si avvia e procede in maniera più semplice, favorendo una maggiore produzione di latte e la possibilità di allattare sempre e ovunque;
  • •il contatto pancia a pancia crea una massaggio sul bambino, aiutandolo a gestire le famose coliche fisiologiche; quindi un bambino portato in fascia 
  • piange meno;
  • •sviluppa il senso dell'equilibrio e il corretto sviluppo della colonna vertebrale e delle anche;
  • •il bambino, man mano che cresce, si integra maggiormente nella routine familiare, perché vive allo “stesso livello” dei genitori.

Per la mamma:

  • •le braccia sono libere, si possono fare le faccende domestiche, prendere i mezzi pubblici, evitare le barriere architettoniche di cui le nostre città 
  • sono piene, evitando la scomodità di carrozzine e passeggini;
  • •l'allattamento procede con più facilità;
  • •la mamma è più serena e il rapporto con il bambino è sicuramente migliore. 

Ovviamente, anche i papà possono utilizzarla. Anzi spesso, dopo il primo momento di incertezza, sono proprio loro i più entusiasti!

Esistono diversi supporti, come la fascia elastica, la fascia rigida, la fascia ad anelli, il mei thai; la scelta varia in base alle esigenze della famiglia e alla comodità con uno rispetto a un altro supporto, ovviamente consigliati da esperti in questa pratica. I costi sono moderati, ma leggermente più alti se acquistate già pronte. Se autoprodotte i costi si abbassando decisamente. Non fatevi spaventare dalle legature, sono molto semplici; esistono in diversi siti web i video tutorial per imparare a portarle in diverse posizioni. 

Il “portare” quindi non ha nessuno svantaggio, ma solo vantaggi per tutta la famiglia! Per questo dobbiamo dire grazie alle mamme di diverse culture che hanno portato questa pratica fino a noi, dando la possibilità a mamme, papà e bambini della nostra società di vivere dei momenti ad “alto contatto”.•

a cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

Dismenorrea, mestruazioni dolorose: sintomi e terapia

donna con dismenorreaNon è stato facile trovare un argomento che potesse collegarsi al tema di questo mese (razzismo, bullismo), quindi ho pensato utile accennare a un problema di frequente riscontro tra le adolescenti, età in cui i “bulli” proliferano... 

La dismenorrea (il dolore mestruale) consiste nella comparsa di dolori pelvici crampiformi e intermittenti durante la mestruazione. La forma primitiva (essenziale o idiopatica) si verifica in assenza di patologia organica della pelvi, interessa circa un terzo delle adolescenti e inizia solitamente 1 o 2 anni dopo la prima mestruazione, quando i cicli diventano ovulatori. 

La sintomatologia dolorosa può insorgere anche un giorno prima dell'inizio del flusso mestruale, dura solitamente fino al terzo giorno, e può associarsi ad altri disturbi di origine neurovegetativa (astenia, irritabilità, ansia, cefalea, nausea, vomito, diarrea o stipsi).

La patogenesi non è chiara: si pensa sia dovuta a un eccesso di produzione di prostaglandine (PG) F2 alfa da parte dell'endometrio, con conseguente aumentata contrattilità uterina. Anche fattori anatomici potrebbero essere implicati (eccessiva lunghezza collo uterino, spiccata retroversione, stenosi canale cervicale).

Per la diagnosi è sufficiente un'anamnesi che dimostri la comparsa della dismenorrea in epoca postpuberale e l'assenza di una patologia pelvica organica (endometriosi, malformazioni uterine, varicocele pelvico, etc). 

La terapia si basa sull'impiego di antinfiammatori (FANS) e di estroprogestinici (EP). I primi agiscono bloccando la produzione di PGF2alfa; vanno assunti alcuni giorni prima dell'inizio della mestruazione e protratti fino al 2° o 3° giorno. Gli EP, bloccando l'ovulazione, riducono l'ispessimento endometriale e quindi l'eccessiva produzione e azione locale delle PG; inoltre il progestinico ha un effetto rilassante sulla muscolatura uterina. Sono molto efficaci, ma vanno impiegati con cautela, nelle pazienti più giovani, perché interferiscono con il raggiungimento della maturità scheletrica.

Attualmente sono disponibili anche farmaci e integratori di origine naturale che modulando le vie di conduzione del dolore riescono a controllare la sintomatologia, purché assunti con costanza e per lunghi periodi.•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Dalla pancia alla culla… la musica per crescere e imparare

feto che ascolta musica attraverso paniconeLa musica è uno degli elementi sempre presenti nella vita di una persona, rappresentando la colonna sonora dei nostri ricordi.

Ed è così anche per il bambino in pancia; l’udito, infatti, è il senso predominante della vita prenatale. Tanti sono gli stimoli sonori che il feto è in grado di percepire, sia interni che esterni all’utero.

Per quanto riguarda gli stimoli provenienti dall’interno, la voce materna ne è un esempio ed è per il feto unica e inconfondibile, è un suono rassicurante e uno stimolo che ricorderà dopo la nascita; ma insieme alla voce della mamma, entra in contatto anche con altre voci, quali quelle del papà, dei nonni, dei fratellini, che riconosce come voci familiari.

Ma non finisce qui. Diversi studi hanno dimostrato che il feto è in grado di ascoltare suoni esterni, come ad esempio la musica, e che il neonato è in grado di riconoscere le musiche maggiormente utilizzate in gravidanza: i neonati che avevano già ascoltato dentro la pancia particolari note dimostrano di riconoscerne il suono familiare, favorendo la messa in circolo delle endorfine, quindi tranquillizzandosi e addormentandosi. La musica in gravidanza stimola dunque la memoria del bambino e incide positivamente sullo sviluppo del suo carattere. 

Durante la gravidanza assistiamo a quello che gli studiosi chiamano “Effetto Mozart”, ovvero un effetto generato da musica rilassante, soprattutto quella classica, sul bambino in pancia, in quanto questo tipo di brani ha un ritmo tra i 60 e i 70 battiti al minuto, esattamente come la frequenza del cuore umano, il suono che il feto percepisce in ogni istante e con cui si addormenta, si sveglia, si muove, si riposa; il battito del cuore della mamma simboleggia per il bimbo tranquillità, sicurezza e amore. La musica classica consente quindi il parallelismo tra battito del cuore, brani musicali e senso di serenità.

Cantare al bambino è ancora più efficace, in quanto lo stimolo mette insieme voce della mamma, note musicali e vibrazioni interne, tanto da generare una coccola che i bambini gradiscono molto! 

La mamma, durante l’ascolto, ha un ruolo fondamentale: l’ascolto di musica in gravidanza le consente di abbassare i livelli di stress e produrre una quantità maggiore di ormoni del benessere, le endorfine, che può passare al bimbo attraverso il liquido amniotico; è dunque importante dirigere le emozioni suscitate dal brano verso il bambino nel ventre, in modo da creare un legame diretto tra musica ed emozioni positive. Il sistema materno consente di sperimentare e sperimentarsi; il bambino in pancia partecipa a tutte le esperienze vissute dalla madre, vive con la madre e attraverso la madre, stabilisce con lei un legame profondo.

Calma la mente, abbassa i livelli di stress, rilassa il bambino, stimola le sue attività cerebrali…chi l’avrebbe mai detto che l’ascolto di buona musica avesse tutte queste proprietà?!
Dunque…buon ascolto!!! •

a cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

Endometriosi: non sottovalutiamo i sintomi per intervenire in tempo

Per questa uscita di Girotondo ho pensato di scrivere su una patologia femminile di cui oramai si sente molto parlare: l'endometriosi.

Si tratta di una malattia che viene sempre più spesso diagnosticata o sospettata in base ai sintomi riferiti dalla paziente e che sta assumendo un ruolo sociale di notevole rilevanza, tanto da far nascere numerose associazioni di donne affette e di specialisti della materia, allo scopo di sensibilizzare il mondo scientifico e non al problema, anche attraverso eventi culturali apparentemente non collegati alla medicina, per esempio i concerti di musica classica come quello organizzato annualmente dal Policlinico “A. Gemelli”.

Per endometriosi s’intende la presenza di tessuto endometriale in sedi differenti dalla cavità uterina. Tale endometrio ectopico subisce le stesse modificazioni cicliche dell'endometrio eutopico in relazione alle varie fasi del ciclo mestruale, per cui si tratta di una malattia caratteristica dell'età fertile della donna e regredisce solitamente in menopausa.

Si parla di endometriosi interna o adenomiosi nel caso in cui il tessuto ectopico sia localizzato a livello del miometrio, e di endometriosi esterna, quando la localizzazione è extrauterina (legamenti utero-sacrali, ovaie, cavo del Douglas, peritoneo pelvico, salpingi, retto, sigma, vescica).

Occasionalmente si possono riscontrare anche localizzazioni extrapelviche, come quella polmonare, diaframmatica, ombelicale, o in corrispondenza di cicatrici di pregressi interventi chirurgici. 

Sebbene siano state finora ipotizzate numerose teorie sulla sua patogenesi, i fattori eziologici alla base dello sviluppo e della progressione della patologia non sono attualmente conosciuti; si ritiene al momento che la malattia endometriosica debba essere considerata una sindrome multifattoriale, in cui intervengono fattori ormonali, genetici, immunologici e ambientali.

I segni e sintomi più comuni sono il dolore pelvico, la dismenorrea (dolore mestruale), la dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) e l'infertilità.

Il tipo e la severità dei sintomi dipendono dall'estensione della malattia, dalla sua localizzazione e dagli organi interessati. Caratteristica peculiare della sintomatologia clinica è il suo acutizzarsi in prossimità della mestruazione, in maniera ciclica

Nonostante oggi si parli molto di endometriosi, la sua diagnosi non è sempre così immediata, tanto che esiste tuttora un ritardo diagnostico, inteso come lasso di tempo compreso tra la comparsa della sintomatologia dolorosa e la diagnosi definitiva, valutato intorno ai 9-11 anni. 11 anni di dolore in cui la donna vaga da uno specialistra all'altro, in cerca di una soluzione al suo calvario!!

In realtà la difficoltà diagnostica dipende anche dal fatto che la diagnosi di certezza è solo chirurgica, e più propriamente laparoscopica. Attraverso tale metodica è infatti possibile la visualizzazione diretta delle lesioni peritoneali, delle cisti endometriosiche, e della reazione aderenziale pelvica caratteristica dell'endometriosi profonda.

Per questo attualmente l'orientamento è quello di sospettare sempre la presenza di endometriosi in presenza dei classici sintomi, e di iniziare immediatamente una terapia medica sintomatica, allo scopo di inibire o ritardare la progressione della malattia attraverso l'interruzione della produzione ciclica degli ormoni ovarici, da cui gli impianti endometriosici dipendono. I farmaci più comunemente utilizzati sono i contraccettivi orali somministrati in modo continuo, i progestinici, il danazolo e gli analoghi del GnRH; tali dispositivi agiscono inducendo uno stato di pseudogravidanza o di pseudomenopausa, ma il loro effetto è limitato al periodo di utilizzo con elevato tasso di recidiva alla sospensione della terapia. Il trattamento chirurgico va limitato alle pazienti con cisti endometriosiche superiori ai 4-5 cm, a donne sintomatiche in cui la terapia medica non controlla efficacemente la sintomatologia, a pazienti affette da sterilità.

E' stato difficile concentrare in un articolo così una patologia così complessa; spero di avervi trasmesso l'importanza di comprendere e non sottovalutare alcuni sintomi di una malattia che ha un notevole impatto socio-economico, tanto da promuovere numerore campagne di sensibilizzazione anche a livello internazionale. E soprattutto spero di non avervi annoiato!! Alla prossima... •

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Quando l'allattamento al seno incontra qualche "ingorgo"...

Mamma che allatta al senoL'allattamento al seno è la cosa più naturale al mondo e dovrebbe procedere senza problemi...  

Ma spesso si possono incontrare delle piccole difficoltà, assolutamente risolvibili con i giusti accorgimenti e che in nessun modo minano il prosieguo dell'allattamento. Tre sono i problemi che si possono presentare con più frequenza: le ragadi, l'ingorgo mammario, la mastite. 

Le ragadi sono delle ferite del capezzolo, che si creano per lo più per un attacco scorretto del bambino. Questo tipo di problema può essere prevenuto cercando di individuare il modo corretto di attacco del bambino al seno. Ma se dovesse presentarsi, come risolverlo? 

  • far osservare l'attacco a una persona esperta in allattamento, come un'ostetrica: correggendo la posizione migliorerà di molto la difficoltà; 
  • continuare ad attaccare il bambino al seno, nonostante possa uscire qualche goccia di sangue; 
  • alla fine della poppata, lasciare uscire qualche goccina di latte, che ammorbidisce e disinfetta il capezzolo, lasciando i seni all'aria;
  • evitare coppette assorbilatte usa e getta;
  • non usare creme.

L'ingorgo mammario è caratterizzato da un seno teso, lucido, dolente, rosso in alcune parti, il latte non fluisce. Anche l'ingorgo può essere prevenuto iniziando ad allattare subito dopo il parto, assicurando un attacco corretto e a richiesta del bambino. Cosa fare per risolverlo?

  • non far riposare il seno, anzi attaccare frequentemente il bambino, aiutandolo a trovare una posizione adeguata;
  • spremere il latte in eccesso manualmente;
  • prima della poppata fare impacchi caldi o fare dei massaggi circolatori sul seno mentre si è sotto la doccia calda in modo da sciogliere il latte;
  • dopo la poppata fare impacchi freddi. 

La mastite è invece caratterizzata da dolore importante del seno, rossore diffuso, febbre, malessere; può essere la diretta conseguenza di un ingorgo non risolto, in cui interviene un'infezione. In questo caso:

  • attaccare spesso il neonato, variando posizione;
  • evitare indumenti troppo stretti;
  • fare impacchi freddi dopo la poppata;
  • cercare di riposare il più possibile;
  • consultare uno specialista.

Queste tre condizioni sono spesso presenti in allattamento e possono essere trattate in breve tempo e con grandi successi. 

Attraverso consigli mirati possono essere prevenute e l'allattamento può procedere senza nessun ostacolo. L'importante è ricordarsi che nessun piccolo intralcio di questo genere deve portare alla sospensione dell'allattamento, anzi è soltanto un motivo di sfida in più per andare avanti, in quanto il latte materno è l'unico alimento perfetto per la crescita del neonato. •

a cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

il dolore pelvico e l’importanza di un approccio multidisciplinare

“Dottore mi fanno male le ovaie...”  Tante volte ci troviamo di fronte donne che lamentano disturbi nella regione bassa dell'addome, e ritengono che la causa sia la presenza di qualche problema sulle ovaie. Il dolore pelvico in realtà può essere di origine ginecologica (apparato riproduttivo) o non ginecologica (altri organi pelvici). 

Si può presentare in maniera acuta o cronica, e può essere di natura organica o di probabile natura psicogena.

Per formulare una diagnosi sono importanti l'anamnesi, per valutare la natura del sintomo, la sua correlazione con il ciclo mestruale, i sintomi associati, le modalità di insorgenza, l'intensità e la durata, e l'esame pelvico, per la valutazione dell'apparato riproduttivo.

Il dolore pelvico acuto (DPA) di pertinenza ginecologica generalmente insorge improvvisamente ai quadranti addominali inferiori, e successivamente può coinvolgere tutti i quadranti addominali.

Nella donna fertile è essenziale valutare la possibilità di una gravidanza, attraverso il dosaggio plasmatico delle BetaHCG e l'esecuzione di un'ecografia pelvica transvaginale, per escludere una minaccia d'aborto o una gravidanza extrauterina in caso di positività del test.

In donne non gravide la diagnosi differenziale deve prendere in esame altre possibili cause di DPA, come la malattia infiammatoria pelvica (PID), dovuta all'ascesa di agenti infettivi dal canale cervicale al tratto genitale alto, un corpo luteo emorragico, la torsione e/o rottura di una cisti ovarica, la torsione di un fibroma peduncolato, la degenerazione ischemica di grossi fibromi, etc...

La sintomatologia dolorosa, tuttavia, può insorgere anche per cause non ginecologiche. 

La presenza di anoressia, nausea, vomito, diarrea e tenesmo possono far orientare verso un'origine intestinale del sintomo (appendicite, diverticolosi, occlusione e/o volvolo intestinale); il bruciore e dolore alla minzione sono sintomi generalmente associati all'apparato urinario (infezioni, calcoli).

Si definisce dolore pelvico cronico (DPC) una sintomatologia dolorosa costante o intermittente localizzata nella pelvi, che persista da almeno 6 mesi, di sufficiente severità da causare disabilità funzionale o da richiedere cure mediche. 

E' una condizione che può interessare il 15% delle donne in età riproduttiva; i possibili fattori eziologici sono molteplici e non traggono sempre origine dall'apparato genitale.

Possibili cause ginecologiche di DPC sono endometriosi, adenomiosi, flogosi pelviche croniche, fibromi, varicocele pelvico, dismenorrea primaria, aderenze, etc...

Tuttavia vanno prese in considerazione anche patologie non ginecologiche, ma urologiche (cistite interstiziale, infezioni urinarie croniche, urolitiasi), gastrointestinali (colon irritabile, malattie infiammatorie intestinali, colite spastica, diverticolosi, etc), muscolo-scheletriche (fibromialgia, alterazioni posturali, discopatie, osteoartrite) e neurologiche (neuropatie pelviche).

Bisogna ricordare che anche fattori psicologici e sociali svolgono un ruolo nell'eziologia del DPC, come ansietà e depressione, ipocondria e somatizzazione, disturbi alimentari, precedenti di violenza fisica o abuso sessuale.

Da quanto detto si può concludere che è sicuramente consigliabile un approccio multidisciplinare, secondo il quale il sintomo doloroso viene affrontato attraverso un contributo plurispecialistico (ginecologo, urologo, internista, neurologo, psicologo) sia in fase diagnostica che terapeutica.

Tuttavia, purtroppo, una corretta diagnosi etiologica del dolore pelvico è un compito talora molto impegnativo, spesso lungo e infruttuoso, con conseguenti frustrazioni per la paziente e il curante! • 

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

Allattamento al seno: 10 cose da sapere… 10 pregiudizi da sfatare

allattamentoOrmai è ben nota a tutti l’importanza dell’allattamento al seno e i suoi benefici sia per la salute della mamma che del bambino. Ma purtroppo, quando una neomamma torna a casa dall’ospedale, è sommersa da una miriade di informazioni, spesso errate, che giungono da ogni persona che ruoti intorno alla nuova famiglia e che la mettono in confusione.

Partiamo da un concetto fondamentale: allattare al seno è un atto semplice che permette alla mamma di fornire al suo bambino il migliore alimento possibile, ma anche di costruire una relazione unica. 

Ora, quali sono le 10 cose fondamentali che una mamma (e non solo!) dovrebbe sapere sull’allattamento al seno:

  1. il latte materno è specifico per il tuo bambino, naturale, biologico, economico, ecologico;
  2. il latte materno è da solo l’unico alimento di cui il bambino ha bisogno nei primi 6 mesi di vita, non di acqua, tisane, o altri alimenti;
  3. dal 6° mese in poi il bambino il bambino ha bisogno anche di alimenti; tuttavia l’OMS consiglia di continuare l’allattamento al seno per due anni e più;
  4. i neonati dovrebbero stare accanto alle madri ed essere allattati al seno subito dopo il parto;
  5. l’allattamento al seno a richiesta, senza orari predefiniti, favorisce la produzione di latte;
  6. un bambino che prende abbastanza latte ha una cute ben idratata, emette feci e urina, ha bisogno di 6-8 cambi di pannolini bagnati nelle 24 ore, aumenta di peso monitorato settimanalmente;
  7. ai bambini allattati al seno bisognerebbe evitare di dare ciucci e biberon, in quanto influiscono negativamente sulla capacità di suzione;
  8. l’allattamento al seno protegge i neonati e i bambini da malattie, allergie, obesità;
  9. l’allattamento al seno favorisce  uno speciale legame affettivo tra madre e figlio;
    10. è importante che durante l’allattamento la mamma segua un’alimentazione completa e sana e un adeguato riposo.

 

Quali sono, invece, i 10 pregiudizi da sfatare, ma che spesso ancora ritornano a confondere le idee:

  1. il latte materno può essere poco nutriente, troppo pesante o poco digeribile;
  2. il latte viene solo ad alcune donne più fortunate;
  3. capezzoli rientrati, il seno piccolo, le protesi mammarie impediscono l’allattamento al seno;
  4. con il cesareo il latte non scende;
  5. va fatta la doppia pesata;
  6. bere birra fa latte;
  7. il latte diventa amaro se la mamma mangia cibi con gusto forte, come le cip olle, l’aglio, i carciofi, gli asparagi;
  8. il latte diventa cattivo se la mamma si arrabbia;
  9. le donne miopi non possono allattare;
  10. in allattamento la mamma non può prendere alcun tipo di farmaco.

 

Concludiamo dicendo che allattare è un vero e proprio atto d’amore, semplice, magico e che tutte le donne possono allattare, basta crederci profondamente, circondarsi di persone  positive, avere il giusto sostegno professionale.•

A cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

La Sindrome premestruale

donna triste"Dottore mi aiuti... in quei giorni potrei anche uccidere qualcuno!!" 

"Dottore faccia qualcosa... se continua così chiedo il divorzio: mia moglie è insopportabile!!"

Tante volte ci troviamo di fronte a “richieste” di questo genere e dobbiamo affrontare “crisi famigliari” cercando di spiegare che la signora non è improvvisamente impazzita, ma presenta solo una condizione clinica ben definita, con sintomi fisici e psicologici ricorrenti che si manifestano in modo ciclico una o due settimane prima del periodo mestruale. 

La sindrome premestruale può essere di sufficiente severità tanto da alterare le attività quotidiane della donna e da interferire con alcuni aspetti della sua vita.

Nella forma più grave, colpisce circa il 2.5% delle donne in età riproduttiva, che hanno cicli ovulatori; nelle sue forme più lievi, si stima che ne soffra il 40%  delle donne nella stessa fascia di età. 

Il corredo sintomatologico è caratterizzato da sintomi affettivi (depressione, irritabilità, ansietà, esplosioni di rabbia, isolamento sociale) e somatici (mastodinia, gonfiore addominale, mal di testa, edemi alle estremità), che si manifestano nella fase luteinica, scompaiono entro quattro giorni dall'inizio della mestruazione e non ricompaiono fino ad almeno il 13° giorno del ciclo.

Questi sintomi determinano un’influenza decisamente negativa nelle prestazioni fisiche, psicologiche e sociali della donna.

L'eziologia della sindrome premestruale non è ben conosciuta; molto probabilmente è da attribuirsi a un’alterazione di origine ormonale  ( basso livello di progesterone durante la seconda fase del ciclo), che determina modificazioni biochimiche sul sistema nervoso centrale (vie serotoninergiche), con conseguente riduzione delle concentrazioni plasmatiche di serotonina.

Vengono tuttavia chiamati in causa nella patogenesi di questa “malattia” anche fattori di origine nutrizionale (deficit di magnesio e/o vitamina B6), intolleranza ai carboidrati e fattori ambientali tra cui lo stress.

Data l'origine multifattoriale di questo disordine clinico, anche il trattamento deve prevedere un approccio integrato che utilizza terapie convenzionali e non.

Nelle pazienti con sintomi moderati, si ricorre a una terapia di supporto, mediante informazione e rassicurazione, l'esercizio aerobico e cambiamenti nella dieta (diminuzione di caffeina, riduzione dell'assunzione di sodio, dieta povera di grassi e ricca di fibre).

Sembra utile anche una supplementazione di magnesio (favorisce il rilassamento muscolare uterino e la vasodilatazione), di vitamina B6 (effetto positivo sui neurotrasmettitori), di calcio (migliora l'umore e i sintomi somatici) e di vitamina E (riduce la mastodinia).

Nelle forme più severe può essere necessario ricorrere a trattamenti farmacologici specifici (fluoxetina), assunti da 7 a 14 giorni prima del ciclo mestruale, personalizzando il giorno di inizio poco prima dell'attesa comparsa dei sintomi.

Quindi cari mariti e figli siate pazienti e “sopportate” le vostre compagne e madri in quei giorni: non sono impazzite ma solo un po' “malate” inconsapevolmente e soprattutto temporaneamente!!!•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

l’Ostetrica: la professionista della salute al fianco della donna

donna e ostetricaQuando si sente questo termine, spesso viene naturale immaginare esclusivamente i momenti legati alla nascita.

Effettivamente, per anni, l’Ostetrica ha lavorato prevalentemente nelle sale parto, assistendo mamme e bambini nel momento del loro primo incontro. E poi? Il suo lavoro finisce lì?

In realtà l’Ostetrica ha un campo d’azione molto più ampio: si occupa della donna, a 360 gradi, dalla nascita alla menopausa, passando per l’adolescenza, la vita fertile, la gravidanza.

Pensare all’Ostetrica come colei che fa solamente nascere i bambini è molto riduttivo: essa crea una continuità assistenziale, prendendo in carico la donna, guidandola verso strade di salute e benessere in ambito sessuale-riproduttivo, fondamentale aspetto dell’essere femminile.

Prevenzione, promozione, assistenza, supporto…sono tutte parole chiave della sua attività.

Per fare qualche esempio, possiamo partire dalla prevenzione dei tumori della sfera sessuale e riproduttiva e delle malattie sessualmente trasmissibili, ma anche la promozione della contraccezione e il counselling pre-concezionale, al fine di sostenere le coppie nel pianificare responsabilmente il loro futuro familiare.

L’Ostetrica si occupa dei corsi di accompagnamento alla nascita, dell’educazione prenatale e della genitorialità, per orientare i futuri genitori a creare un sano rapporto con il bambino che ancora si trova dentro la pancia, guidandoli verso una gravidanza serena e verso la preparazione fisica e mentale al parto, ma soprattutto all’arrivo del nuovo membro della famiglia. Si occupa della salute e della rieducazione del perineo, parte fondamentale ma poco conosciuta del corpo femminile, il cui corretto funzionamento determina la qualità di vita della donna; si occupa della donna in gravidanza, accompagnandola dal suo inizio fino ai momenti del travaglio e del parto, ma anche nel dopo-parto, sostenendo l’allattamento al seno; si occupa del sostegno nel periodo della menopausa, o seconda primavera, come la chiamano gli orientali, supportando la donna in questa nuova splendida fase della vita. 

Tutti questi diversi aspetti contraddistinguono un’arte, l’arte di essere Ostetrica, che accompagna la vita della donna e della sua famiglia in maniera olistica, assistendola non solo dal punto di vista fisico e sanitario, ma anche dal punto di vista emotivo, psicologico e sociale.

L’Ostetrica si può definire una donna con la donna che, in maniera delicata, quasi in punta di piedi, entra piano in un mondo particolare, che necessita di attenzioni altrettanto particolari. •

A cura Dott.ssa Simona Marocchini
Ostetrica

La prevenzione in ostetricia: la consulenza preconcezionale della coppia fertile

coppiaNegli ultimi anni si sta focalizzando l'attenzione sulla cura preconcezionale della coppia fertile.

Infatti i notevoli progressi nella conoscenza dello sviluppo fisiologico e patologico dell'embrione e del feto hanno permesso una migliore assistenza alla gravidanza e al parto, con un aumento della sopravvivenza e un calo di eventi avversi.

Tuttavia una reale strategia preventiva, di tipo primario, è possibile solo con la consulenza e l'assistenza preconcezionale della coppia: solo così sarà possibile far nascere un bimbo sano che sarebbe invece nato con un difetto congenito perché il periodo organogenetico si è già in gran parte completato quando la donna si rivolge al proprio ginecologo (generalmente 7-8 settimane).

L'obiettivo è di mettere in atto una serie di interventi per identificare e modificare eventuali fattori di rischio, medici, comportamentali e sociali, al fine di migliorare la salute della donna e l’esito della gravidanza. Innanzitutto è indispensabile un’attenta valutazione anamnestica e clinica della futura mamma. Il colloquio preliminare con la coppia vuole evidenziare eventuali familiarità per patologie, sindromi genetiche o malformative, la presenza di malattie in atto in uno o entrambi i partner, o di terapie farmacologiche. Lo scopo di questo primo step è valutare lo stato di salute globale e, in caso di pazienti affette da patologie croniche (diabete, ipertensione, epilessia, malattie autoimmuni, tireopatie, fenilchetonuria), mettere in atto strategie per ridurre i rischi gravidici e neonatali.

In linea generale nelle pazienti portatrici di tali malattie sarebbe opportuno programmare la gravidanza in fase di remissione o comunque di buon controllo della patologia di base, ottimizzando il trattamento farmacologico con terapie non teratogene, in grado di trattare adeguatamente la madre, ma con i minori rischi fetali. Sono inoltre raccomandati, in fase preconcezionale, alcuni screening per malattie infettive, come l'epatite B e C, l'HIV, la rosolia, la varicella, la toxoplasmosi e il citomegalovirus.

Alcune infezioni, infatti, in gravidanza possono essere causa di danno fetale se si verifica la trasmissione attraverso la barriera placentare.

Per tale motivo è altamente consigliata, in epoca preconcezionale nei soggetti suscettibili (non immunizzati), la vaccinazione anche contemporanea per rosolia e varicella, con un periodo di attesa prima del concepimento di almeno un mese. E' ulteriormente raccomandata anche la vaccinazione per l'epatite B nei soggetti a rischio.

In base poi alla storia personale e familiare e/o all'appartenenza a un determinato gruppo etnico, il medico può consigliare una consulenza genetica per l'eventuale prescrizione di test di screening per la fibrosi cistica o le emoglobinopatie (vedi anemia mediterranea) e test per malattie sessualmente trasmesse come la Clamidia e la Gonorrea., il cui trattamento preventivo può migliorare il tasso di fertilità e l'outcome gravidico.

Infine attraverso il colloquio preconcezionale il medico valuta lo stile di vita, l'alimentazione (BMI pregravidico condiziona il peso fetale, l'andamento e l'epoca gestazionale del parto), i comportamenti a rischio (fumo, alcool, droghe possono comportare iposviluppo fetale, malformazioni, prematurità, riduzione del quoziente intellettivo), l'ambiente in cui la donna lavora (esposizione a sostanze tossiche professionali), consigliando così la dieta e le opportune misure di prevenzione, compresa la supplementazione vitaminica con l'acido folico.

Si tratta di una vitamina del gruppo B, presente soprattutto negli ortaggi verdi freschi,  nei legumi, nel fegato, nel lievito, nel tuorlo d'uovo, in alcuni tipi di frutta e nel succo d'arancia. E' stato dimostrato che un deficit di tale vitamina può avere un ruolo causale nell'insorgenza di difetti del tubo neurale, come la spina bifida.

Per tale motivo a tutte le donne in età fertile desiderose di prole è raccomandata l'assunzione giornaliera di 0.4 mg di acido folico almeno 3 mesi prima della gravidanza e per tutto il I trimestre.

Nelle pazienti a rischio (donne affette da diabete, epilessia, obesità, malassorbimento, o portatrici di mutazioni genetiche che alterano il metabolismo dell'acido folico – vedi MTHFR ) è raccomandato un aumento del dosaggio a 4 mg.

In conclusione si può considerare la consulenza preconcezionale come un'opportunità unica per mettere in atto efficaci strategie preventive di eventi avversi, come anomalie congenite, basso peso alla nascita, parto prematuro etc, anche se non sempre è possibile programmare una gravidanza...•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

"cara mamma, che ti succede mentre cresco dentro te?"

donna incintaLa gravidanza comporta una serie di modificazioni anatomiche e fisiologiche nell'organismo della donna, la cui conoscenza consente al medico di sorvegliare prudentemente il benessere della gestante e del suo bambino.

Questa straordinaria avventura che inizia con l'incontro tra due cellule diverse è una sorta di paradosso immunologico, poiché la madre permette lo sviluppo di un organismo che per metà è geneticamente diverso!

I cambiamenti più evidenti si verificano a carico dell'apparato genitale e l'utero è senza dubbio l'organo che si modifica in misura più rilevante.

Le sue dimensioni aumentano considerevolmente grazie a processi di ipertrofia delle cellule muscolari, accanto a un aumento del tessuto connettivale fibro-elastico.

Nel I trimestre tali modificazioni sono conseguenza della stimolazione ormonale; dal II trimestre in poi è più consistente l'aumento della pressione endouterina esercitata dal feto e dagli annessi (placenta e liquido amniotico). A questo si associa un incremento del flusso ematico uterino, al fine di garantire un'adeguata perfusione placentare e quindi una giusta crescita fetale.

La mammella va incontro a un aumento di dimensioni per l'accumulo di tessuto adiposo, e soprattutto per lo sviluppo della ghiandola mammaria sotto lo stimolo ormonale; l'areola mammaria si allarga, diventa più scura, e compaiono piccoli rilievi, tubercoli di Montgomery, ghiandole sebacee ipertrofiche.

Anche a carico del cuore e del sistema vascolare si determinano modificazioni importanti: il volume ematico aumenta, con conseguente emodiluizione (l'emoglobina si riduce), e si abbassa la pressione sanguigna, per gli effetti degli elevati livelli di estrogeni e progesterone sui vasi sanguigni. La gravidanza fisiologica è inoltre caratterizzata da uno stato di ipercoagulabilità, finalizzata a proteggere la madre dall'emorragia postpartum.

La dilatazione dell'albero venoso periferico, associata alla compressione esercitata dall'utero, può comportare la comparsa di varici ed edemi degli arti inferiori, e soprattutto alla fine, di emorroidi. La ridotta motilità esofagea e la compressione dello stomaco causano spesso bruciore gastrico e pirosi.

E non c'è da spaventarsi se mentre si lavano i denti esce sangue: è la normale conseguenza dell'iperemia gengivale.

Sin dalle prime settimane di gravidanza il flusso ematico renale e la velocità di filtrazione del rene aumentano, e questo spiega perché le future mamme devono correre a far pipì più spesso!

Molto temute sono le modificazioni del sistema cutaneo: le “striae gravidarum”, smagliature rossastre che compaiono su addome e seno tendendo a cicatrizzare; la “linea nigra”, iperpigmentazione della linea alba al centro dell'addome; il “cloasma gravidarum”, macule brune che compaiono sul viso.

Allora cara mamma non spaventarti se il tuo corpo cambia e non preoccuparti se a volte non ti riconosci più guardandoti allo specchio: tutto svanirà magicamente quando finalmente mi stringerai tra le tue braccia...•

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

"Oddio! Sono incinta!"

donna feliceLa gravidanza è un'avventura straordinaria che ogni donna affronta con tanta felicità e qualche timore. Quell'incontro tra due cellule da cui nascerà una nuova vita cambia il corpo e la mente, e niente è più come prima...

Innanzitutto cambia il fisico, che si prepara ad accogliere l'embrione. Perché gli odori prima normali ora infastidiscono? Perché quella nausea solo a nominare il cibo? Sono disturbi tipici del primo periodo, scatenati da una sorta di battaglia, a suon di antigeni e anticorpi, che insorge nella donna in quanto per l'organismo materno l'embrione è un “altro da sé”. Allo scoccare dei tre mesi, di solito, quando il feto ha completato i suoi organi vitali, i due organismi si riconoscono e cominciano a stare bene insieme! Sono piccoli grandi miracoli della gravidanza dovuti in buona parte agli ormoni che in questo periodo scatenano effetti speciali. 

Il primo ormone a entrare in azione è la BetaHCG, usato come indicatore nei test di gravidanza. Secreto subito dopo il concepimento, ha il compito di spingere il corpo luteo a produrre quantità crescenti di estrogeni e progesterone, essenziali all'annidamento dell'ovulo e al suo nutrimento. Gli estrogeni rendono il seno congestionato e dolente, il progesterone causa stitichezza, mal di testa, stanchezza e sonnolenza. Si sente il bisogno di correre a far pipì più spesso del solito: è colpa dell'utero che aumenta sempre più di volume, premendo sulla vescica, prima sotto la stimolazione estroprogestinica, e poi dal secondo trimestre per l'aumento della pressione endouterina esercitata dal feto e dagli annessi (placenta e liquido amniotico).

Poi ci sono gli ormoni esclusivi secreti solo in gravidanza, come l'HPL (ormone lattogeno placentare). Circola fin dalla sesta settimana, ed è in gran parte il responsabile della fisiologica resistenza periferica all'insulina, che la donna presenta in gravidanza al fine di garantire un adeguato e costante apporto di glucosio al feto: garantisce che il bimbo riceva sostanze nutritive a flusso continuo, anche di notte quando la mamma dorme. Infine si modifica e si incrementa la produzione di endorfine, gli ormoni del benessere, che aiuteranno la futura mamma a sopportare il dolore e che raggiungeranno il picco durante il travaglio. 

Oltre al corpo la gravidanza cambia anche la mente. Quando si sa di aspettare un bambino, pur desiderato, insorgono sensazioni di incertezza e timore per un cambiamento così potente che, oltre a stravolgere il fisico, rischia di rivoluzionare anche le sicurezza e il tranquillo “tran tran” di una vita intera, soprattutto oggi che le gravidanze arrivano a un'età più avanzata. Ci si chiede se il bambino sarà sano, se si è in grado di crescerlo portando avanti il lavoro e la vita di coppia.

Questo inconscio processo psicologico porta anche a un'intensa attività onirica, poiché in gravidanza i sogni riflettono la vulnerabilità vissuta in questo momento cruciale nella vita femminile, e possono aumentare la loro produzione e intensità, in relazione alle varie fasi che la donna incinta sta attraversando.

In conclusione, la gravidanza è varcare i confini del sé, immergendosi nel mistero di una galassia sconosciuta, come lo sbarco sulla Luna, una delle più straordinarie avventure toccate al genere umano, che ogni donna vive ogni volta che sa di aspettare un bambino. •

a cura dott.ssa Claudia Filidi
ginecologo

 

 

canzoni da mangiare

cibo.jpgCome scrive Marcel Proust, il profumo di una madeleine inzuppata nel tè rievoca emozionanti ricordi d’infanzia: ci sono fragranze che diventano attivatori di ricordi e ricreano nella memoria immagini nitide di vita vissuta.

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il “mio” tempo

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Mi ha sempre affascinato l’etimologia delle parole e, a tal proposito trovo densa di significato la distinzione che in greco esiste a proposito del tempo: kronos - il tempo cronologico e kairos - il tempo opportuno.

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ascoltiamo il nostro corpo per "esserci"

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Chi siamo, come pensiamo e come ci muoviamo nel mondo? Lo sguardo, il tono della voce, il movimento del corpo o il suo non movimento, danno segnali e comunicano come effettivamente siamo, al di lá di ció che dichiariamo verbalmente:

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un laboratorio di pittura da 4 a 99 anni

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Le finalità che orientano il servizio “Il Tempo dei Giochi”, hanno come punto focale il benessere, pertanto l’impegno è quello di coniugare obiettivi educativi, esperienze culturali e proposte artistiche e laboratoriali.

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avete mai provato a pesarvi con l’isee?

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Si, ho scritto bene, pesarvi. Perché è questo l’obiettivo dell’ISEE: calcolare il peso “economico e patrimoniale” del nucleo familiare, determinandone il merito nell’accesso ai servizi economici agevolati.

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le arti marziali: cosa sono veramente?

jujitsu.jpg

Io sono Ben insegnante di ju jitsu del team Ju Jitsu SHINSEN, atleta della nazionale italiana, campione italiano, bronzo europeo e mondiale. Voglio parlare del Ju Jitsu sport quasi completamente sconosciuto.

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estate e volontariato: un binomio utile ai nostri figli per il loro futuro

padre_figlio_1.jpgLa crisi economica ha avuto notevoli ripercussioni sul mercato del lavoro, anche in termini di tempo libero, da dedicare alla propria famiglia e ai propri hobby. Le professioni vanno nella direzione del “più si lavora, più si guadagna” e il tempo è diventato il bene più prezioso di cui disponiamo. I giovani, dunque, faticano ad accostarsi al mondo del volontariato.

In realtà, è dimostrato che esperienze di impegno nel sociale, condotte anche in età adolescenziale, lasciano ai giovani delle soft skills molto spendibili sul mercato del lavoro. Si tratta dunque, di un impegno volontario e svolto per il prossimo, ma che arricchisce anche chi lo compie. Il curriculum tradizionale, ormai, necessita di qualche elemento di maggiore appeal, per le aziende, rispetto ai meri titoli professionali o accademici.

Molti dei giovani che scelgono di dedicare un anno al servizio civile vengono poi assunti dalla realtà che li ha ospitati e hanno il 12% in più di chance di trovare lavoro rispetto ai coetanei che non hanno fatto questa esperienza. Non a caso, la riforma del Terzo Settore propone, fra le più importanti novità, l’introduzione del Servizio Civile Universale. Un trend di ulteriore crescita dell’occupabilità nel Terzo Settore potrebbe essere confermato alla luce dello scenario del welfare italiano e dell’acuirsi, purtroppo, delle problematiche sociali che vedono ormai il welfare sussidiario, e quindi le organizzazioni che in questo operano, come elemento imprescindibile per mantenere accettabili i livelli di coesione e benessere sociali.

Ma come si possono incentivare i giovani ad assumersi questo impegno per il prossimo? Senz’altro è fondamentale l’esempio dei genitori, dei nonni e degli anziani della comunità.

Da questo, nasce poi il passaparola fra coetanei e la condivisione con gli amici di tale esperienza. Già dalle scuole medie, i ragazzi possono essere coinvolti in alcune forme di volontariato intergenerazionale, ad esempio con i bambini più piccoli, per l’aiuto compiti o l’animazione di doposcuola e centri estivi, oppure con gli anziani, nei centri diurni, nelle case di riposo o nei centri anziani, anche per imparare da questi ultimi un mestiere o un hobby. Si tratta, dunque, di un regalo che si fa agli altri, ma, prima di tutto, a se stessi: tempo proficuo che aiuta a maturare delle competenze trasversali utili e spendibili nella scuola, nello sport, nella relazione con l’altro e addirittura, dicevamo, nel mondo del lavoro.

Insomma, il volontariato non è solo un’attività da svolgersi per riempire il tempo della pensione, ma una scelta da protagonisti per il proprio futuro personale e professionale!

a cura di Chiara Pazzaglia - Filippo Diaco
giornalista, esperta di Terzo Settore Dirigente Associativo

le giornate del “baratto” e buone pratiche sul riuso per genitori e famiglie al PiùInsieme

baratto.jpgNella volontà di rispondere ai bisogni, non solo materiali che sempre più mamme, scollegate dal territorio o dalla famiglia di origine, esprimevano, al Centro genitori e famiglie PiùInsieme è venuto spontaneo confrontarsi con i temi del ri-uso, della rete comunitaria.

E’ nato così nel 2011 il progetto Baratto KIDS SWAP PARTY da un’idea di una mamma frequentante il Centro di via Libia che raccoglie un utenza di famiglie di diverse provenienze culturali e nuovi poveri con tanti bambini da 0 a 8 anni.

Da allora il Baratto è diventato una vera e propria attività del Centro PiùInsieme che mette a disposizione uno spazio all’interno della struttura per il progetto. In questi anni l’attività si è evoluta fino a contare ad ogni apertura una cinquantina di famiglie: una grande affluenza, di ben lunga superiore alle aspettative, con il merito, fra l’altro di avvicinare anche famiglie immigrate e in disagio sociale/economico, facilitando l’inserimento dei bambini nelle attività del Centro a loro dedicate.

Il motivo di questo successo è dovuto al lavoro instancabile e all’entusiasmo di un piccolo gruppo di mamme, che ha saputo dare continuità e spessore all’esperienza, credendoci fino in fondo e autogestendolo. Il progetto ha fornito loro anche l’opportunità (essendo alcune senza lavoro), di trovare una nuova identità sociale curando l’iniziativa (aperture, allestimento dei locali, raccolta e sistemazione dei materiali).

L’apertura del Centro Più Insieme il sabato mattina, dedicato ai papà e il loro bambino, ha permesso alle mamme frequentanti il servizio di partecipare al progetto baratto, incontrando altre mamme (alcune in difficoltà), portando ascolto e solidarietà tra loro.

Molta rilevanza per il centro PiùInsieme hanno avuto:

- crearsi di nuove relazioni, amicizie e reti fra genitori in un modo ludico e di condivisione;

- stabilire contatti e comunicazione con mamme straniere;

- partecipazione trasversale delle famiglie, senza distinzione di classe sociale.

Lo scambio avviene con un sistema di valore simbolico: per ogni pezzo consegnato viene dato un bollino che permette di prendere altre cose, mettendo in risalto il valore dello scambio – per avere occorre dare. Ogni oggetto ha quindi pari valore.

Ma lasciamo la parola ad alcune mamme...

Irene: “…La sala del Baratto non è solo negozio di scambio, potremmo definirlo un “armadio collettivo” che è diventato anche luogo di ritrovo e socializzazione (non manca mai una piccola merenda offerta dalle mamme ed un divano per cambiare o allattare i piccolissimi) in cui negli anni si sono intrecciate relazioni e rapporti impensabili tra famiglie che condividono la crescita dei bambini… proprio come al tempo in cui, nelle grandi famiglie, sorelle, cugine e cognate si aiutavano per “tirare su “i bambini…”.

Sara: “Il baratto: un’azione che si trasforma in luogo di accoglienza e sorrisi! Un fornitissimo negozio 0–8 e oltre in cui nulla ha prezzo ma tutto ha un grande valore! Wow!

Come funziona? Si porta ciò che non si usa più e si prende ciò che serve... lontano da schemi consumistici. Non importa cosa porti, che valore di mercato abbia, basta che sia pulito in buono stato…”.

Chiara: “…Ci sono mamme che cercano oggetti specifici e tornano più volte per trovarle. La prima volta arrivavano intimidite e un po’ imbarazzate per poi tornare tante volte sempre più disinvolte e con la voglia di aprirsi e fare piccole confidenze.

Partecipare al baratto è per me una esperienza molto bella, per le nuove amicizie, per la possibilità di avere un paio di mezze giornate tutte mie, che esulano dalla routine della famiglia e dagli stress del lavoro… insomma un bel modo per stare insieme e condividere”.

a cura di Sandra Montebugnoli
educatrice Centro Bambini e Genitori Più Insieme

progetto diritto alla legalità per tutti

ragazzi_felici.jpgPer l’A.S. 2017/18 il Servizio Educativo Scolastico del Quartiere Santo Stefano del Comune di Bologna ha proposto alle scuole secondarie di primo e secondo grado il progetto “Diritto alla Legalità” presentandolo al bando dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna “Concittadini”. A volte giovani ed adulti attraversano percorsi tortuosi e di reciproca sofferenza. Essi limitano le azioni ma, soprattutto, la possibilità di vivere serenamente alcuni momenti importanti della crescita e della costruzione di rapporti significativi con i contesti multi generazionali di appartenenza. Compromettono inoltre la possibilità di far nascere interessanti relazioni con il mondo adulto.

L’obiettivo è stato quello di diffondere tra i ragazzi e gli adulti l’idea della legalità come diritto e possibilità di dialogo. Dialogare, utilizzando linguaggi simili che possono avvicinare è stato l’ obiettivo da condividere , trasversale tra i coetanei e le generazioni al fine di diffondere la cultura della legalità come “bene comune” da preservare. Le azioni intraprese hanno visto protagonisti in prima persona i ragazzi nei contesti in cui essi si rappresentano (la Scuola e il Consiglio di Quartiere Ragazzi) grazie all’intervento dell’Arma dei Carabinieri che ha condotto una plenaria in ogni scuola. Abbiamo poi allargato il contesto affinché le generazioni potessero confrontarsi con il tema della legalità. Essa spesso rappresenta la linea di confine utilizzata dai ragazzi per provocare “fratture” attraverso cui crescere nell’autonomia dai legami familiari. A volte inconsapevoli di quali siano le conseguenze dei loro gesti o volutamente artefici dei loro comportamenti, si allontanano dalle famiglie e dai contesti educativi senza però prevedere ed affrontarne le conseguenze.

La rassegna cinematografica “Gli adolescenti nel cinema” ha così rappresentato un momento significativo d’incontro a cui daranno seguito gruppi di confronto tra genitori in collaborazione Spazio Giovani (AUSL Bologna) e seminari di approfondimento dal titolo “Navighiamo informati” condotti da esperti del Settore del progetto regionale “pane e internet”, l’arma dei Carabinieri e la garante Regionale per l’infanzia e l’Adolescenza.

Nel mese di Aprile 2018, la legalità andrà in scena e i ragazzi si esibiranno presso il Piccolo Teatro del Baraccano in una performance che amplierà le emozioni suscitate dal percorso intrapreso durante l’anno scolastico.

a cura dott.ssa Marica Motta

Responsabile dei Servizi Educativi e Scolastici del Quartiere Santo Stefano 

Le foto dell'estate di Chiara e Francesco

“Mi piace andare in vacanza in campeggio perchè si vive in libertà fra tanti alberi e giochi all’aperto. Al mattino mi svegliano gli uccellini che si mettono proprio sopra alla mia testa e cominciano “il concerto”... per fortuna che ci sono loro, altrimenti arriveremmo in spiaggia troppo tardi! 

Di giorno posso stare tutto il tempo in costume e andare dove voglio senza essere accompagnata da mamma e papà... questa si che è libertà!” 

Chiara, 11 anni

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“Qui all’isola d’Elba il mare è bellissimo e ho subito imparato a nuotare con maschera e pinne... Ora che “sono grande”non ho più paura di mettere la testa sott’acqua, perchè con la mia maschera posso vedere tutti i pesci che ci sono in questo mare trasparente come una piscina!... Quando tornerò a casa, potrò vedere i pesci anche nella vasca da bagno! Mi basterà mettere la maschera... ”    

Francesco, 4 anni

 

i Centri Comunali per i bambini e le loro famiglie

bambina_denti_04.jpgI Centri per bambini e famiglie sono servizi educativi distribuiti sul territorio cittadino e rivolti prioritariamente ai bambini 0-3 anni e alle loro famiglie, ma accolgono anche bambini fino a 6 anni.

Si propongono come spazi d’incontro e socializzazione, dove il genitore può stare con il proprio bambino in una situazione interamente dedicata al gioco e alla relazione e in cui confrontare la propria esperienza con quella di altri genitori o adulti, con la presenza costante di educatrici che offrono sostegno educativo e pedagogico.

L’offerta dei Centri si attua in varie forme: spazi di gioco in utenza libera; corsi di massaggio infantile; percorsi di gioco, anche differenziati per età; gruppi di confronto e scambio per neo mamme e neo papà e/o mamme in attesa; conversazioni, incontri a tema, laboratori per i genitori... pur con finalità comuni, ogni struttura ha quindi un proprio calendario di aperture settimanali e proposte a cui si aggiungono iniziative particolari in corso d’anno.

Per la frequenza viene richiesto un contributo economico (baby pass) pari a 18, 17 euro per 10 ingressi. Alcuni Centri al mattino sono nidi part-time, altri sono spazi bambino , accogliendo l’utenza in base ai medesimi criteri previsti nei bandi di accesso al nido d’infanzia. Nei Centri operano educatori di nido e operatori ai servizi prima infanzia; ogni anno vengono attivati percorsi formativi specifici in relazione alla funzione di sostegno alla relazione e alla genitorialità. Ciascun servizio ha un coordinatore pedagogico di riferimento. Attualmente sono attivi 8 Centri per bambini e famiglie, a gestione diretta comunale:

 

Quartiere Santo Stefano

Il Monello via Pellizza da Volpedo, 11 Tel. 051 49 49 66

Zucchero Filato viale Aldini, 50 Tel. 051 58 31 61

 

Quartiere San Donato - San Vitale

Il Focolare via Benini, 1 Tel. 051 50 15 66

Piùinsieme via Libia, 53 Tel. 051 30 06 31

 

Quartiere Porto – Saragozza

Il Tempo dei Giochi Via dello Sport, 25 Tel. 051 61 41 147

 

Quartiere Borgo Panigale – Reno

Il Salotto delle Fiabe via M.E. Lepido, 181 Tel. 051 40 12 89

Girotondo via Gamberini, 2 Tel. 051 61 95 277

 

Quartiere Navile

Tasso Inventore via Erbosa, 18 Tel. 051 36 07 66

 

Per maggiori informazioni, per conoscere gli eventi e i progetti specifici di cia- scun Centro, visita il sito www.iesbologna.it 

genitori alleati per il bene comune dei loro bambini

mamma_bimbo_16.jpgVorrei raccontare la mia esperienza personale di mamma che ha scelto di allearsi con altri genitori, per valorizzare e promuovere il sistema dei servizi educativi e scuole dell’infanzia della nostra città che vuole salvaguardare il diritto di tutti i bambini, sin dalla nascita, all’educazione, all’istruzione e al conseguente sviluppo armonico, a favore di un più ampio benessere sociale.

È nata così nel 2011 l’associazione Dentro al Nido per sostenere quel “bene comune” che abbiamo ricevuto come famiglie nella nostra esperienza di scolarizzazione e al quale vorremmo restituire almeno una parte dell’attenzione che abbiamo ricevuto.

Organizziamo momenti di confronto e dibattito, eventi e soprattutto progetti di riqualificazione concreti, quali ad esempio la tinteggiatura dei muri di alcune scuole,con lo scopo di raccontare il prezioso lavoro quotidiano che si svolge all’interno di luoghi in cui la parte migliore della città cresce insieme, valore spesso sottovalutato perché poco visibile a chi non frequenta i Servizi e le Scuole.

L’aspetto più importante di questi interventi sta nella coprogettazione e nella messa in gioco delle energie positive dei cittadini, poiché rilevato un bisogno da chi quotidianamente, con professionalità e amore, si occupa dei nostri bambini, si sceglie ad esempio di tinteggiare le pareti rendendo visibili proprio i progetti educativi proposti da loro stessi. Come? Coinvolgendo nei gruppi di lavoro anche soggetti estranei, come i giovani writers (spesso considerati nemici del decoro) e, come accade spesso, la cura dei luoghi svolge un’azione di prevenzione rispetto al degrado che può prendere il sopravvento.

Per noi, raccontare la meraviglia, curiosità e gioia dei bambini che entrano in una scuola colorata e curata, della condivisione di un progetto che ci permette di spostare l’attenzione dall’io al noi, è il miglior modo di valorizzare queste pratiche, proprio come avviene per i bambini al nido e alla scuola dell’infanzia, dove imparano soprattutto a vivere insieme facendo insieme.

Nel 2016 l’Istituzione Educazione e Scuola del Comune di Bologna ha pubblicato “Qualifichiamo insieme la nostra Scuola 0/6”: il primo avviso pubblico a sostegno dei progetti di collaborazione tra famiglie, scuole e comunità, con un finanziamento complessivo di 120.000 euro.

Attualmente il bando è alla seconda edizione ed i Comitati di Gestione possono presentare progetti educativi, strumenti o attrezzature per gli ambienti scolastici, indoor e outdoor, concordati con il personale e i genitori, che possono coinvolgere anche partner esterni a scelta tra associazioni iscritte all’albo delle libere forme associative, gruppi informali o soggetti privati attivi sul territorio di pertinenza, secondo alcune regole a garanzia delle scuole stesse. I progetti finora presentati sono stati tanti e particolarmente creativi e veramente ambiziosi, a riprova del fatto che co-progettare porta veramente ad un “bene comune”.

a cura di Annarita Ciaruffoli

mamma di Riccardo, 9 anni 

Come può la muay thai aiutare i nostri bambini?

muay-thai.jpgNei bambini è naturale la voglia di “aggredire”. Essi imparano che alcune forme di prepotenza permettono loro di controllare risorse come giocattoli o l’attenzione dei genitori. L’aggressività, infatti è ben diversa dalla distruttività, anzi è soprattutto spirito d’iniziativa, energia, vivacità. Il bambino vuole giocare alla lotta perché essa emerge come pulsione istintiva, e attraverso essa scopre naturalmente il proprio corpo.

Tutti gli sport di Contatto e di Situazione hanno sicuramente un’ accessibilità, una fruibilità superiore alla media degli altri sport e una capacità formativa della personalità, che scaturisce spontaneamente dalla ricerca continua dell’autostima nel confronto-gioco uno contro uno.

I giochi di contatto, i giochi di lotta, contribuiscono in particolar modo ad indirizzare gli eccessi di energie su binari ben accetti a livello pedagogico poiché confrontarsi è l’espressione di un impulso che il bambino desidera esteriorizzare.

Il bambino che pratica un’arte marziale acquisisce padronanza e conoscenza del proprio corpo, piccoli tasselli di un mosaico orientale ricco e pieno di sfacsfaccettature e cresce in un ambiente in cui etica, rispetto e conoscenza di sé sono le fondamenta di uno sviluppo sano e in cui la sua naturale vivacità trova libero sfogo; è infatti dimostrato che l’iperattività del cervello blocca le capacità sensitive e intuitive.

Ma perché la Muay Thai? La Muay Thai è un’arte marziale che nasce nell’antico regno del Siam (odierna Thailandia) e che racconta le gesta eroiche di un popolo che nei secoli ha sviluppato un particolare ed efficace stile di lotta, vessillo di una cultura millenaria e autentica. È importante sottolineare che la Muay Thai, a dispetto del pensare comune, non comprende la parola “violenza” nel proprio vocabolario, in quanto si avvale di strumenti che vanno ben oltre la manifestazione della forza e della sottomissione.

Questa arte marziale infatti, parte dal presupposto che la lotta non è un modo per scontrarsi, ma un’occasione per incontrarsi in un ring immaginario dove gioco, sport e disciplina si fondono insieme. Il fine ultimo perciò non è la vittoria sull’altro, ma la crescita grazie all’altro.

Provare per credere!

a cura di Agnese Giusto
insegnante di arti marziali

 

Lavoretti e nostalgia del Natale...

LAVORETTI

Il tutorial che voglio proporvi questa volta è un ritorno ai profumi dell’infanzia, quei profumi che non dimentichiamo facilmente, il miele, la frutta secca, la cannella dei dolci natalizi.

Il Natale, quale festa migliore per tornare bambini sui banchi di scuola impegnati nella realizzazione del “lavoretto” da portare a casa con quel profumo che non dimenticheremo mai, il DAS?

L’occorrente per il “lavoretto” di Natale è: un panetto di DAS bianco o grigio, matita, cartoncino, forbici, nastro adesivo, carta da forno, pellicola trasparente, matterello, coltellino, cannucce di plastica e candeline.

Per realizzare il cono partiamo da un cerchio, usate qualche oggetto rotondo per aiutarvi e con la matita tracciate il cerchio sul cartoncino. Con l’aiuto delle forbici ritagliate il cerchio, a questo punto piegate a metà ritagliate nuovamente per ottenere due semicerchi. Utilizziamo una sola metà del cartoncino per realizzare il cono, pieghiamo le due estremità per formare il cono e fermiamole con del nastro adesivo per evitare che si apra. Incartiamo il nostro cono di cartoncino con della pellicola trasparente e mettiamo da parte. Apriamo il nostro panetto di DAS e stendiamo una pasta di almeno 0,5 millimetri sulla carta da forno, utilizzando la sagoma del secondo semicerchio ritagliamo la pasta con l’aiuto di un coltello, prendiamo la nostra sfoglia e poggiamola sul nostro cono ricoperto di pellicola trasparente e con l’aiuto delle dita uniamo le due estremità, un piccolo trucco è quello di inumidire le dita con poca acqua renderà la pasta liscia e più malleabile.

Con l’aiuto delle cannucce pratichiamo dei fori sul nostro cono di DAS. Lasciamo riposare la nostra creazione per almeno 24 ore.

Il DAS, una volta essiccato, si può liberamente colorare con dei colori acrilici o rendere la superficie brillante con uno strato di lucido trasparente o potete semplicemente lasciare le vostre creazioni così…

Rendete la vostra tavola di Natale più calda accendendo delle candeline all’interno di questi alberelli stilizzati. Buona festa a tutti voi e condividete con noi le vostre creazioni nella pagina facebook “L’ora del tè” … 

 

a cura di Silvia Mederi
esperta arti grafiche, diplomata IED

Alleniamoci alla serenità con la pratica musicale!

bambino_musica_04.jpgNel novero delle proposte educative rivolte ai più piccoli quelle musicali hanno certamente una grande importanza. Dal punto di vista culturale la musica è sempre stata parte integrante della formazione dell’individuo a partire dalla Grecia antica. In epoca medievale essa faceva parte del “Quadrivium”, l’insieme delle discipline necessarie per poi affrontare la filosofia e la teologia.

Nel XVIII e XIX secolo la pratica della musica da camera era diffusa sia tra la nobiltà sia tra la borghesia europea. Le classi popolari, dal canto loro, vedevano nel canto spontaneo il loro principale mezzo di espressione e di trasmissione della cultura orale. Un tempo queste melodie facevano parte del bagaglio culturale di chiunque.

La massiccia diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e della musica riprodotta ha cambiato radicalmente la situazione dal dopoguerra in poi: il canto spontaneo è quasi del tutto scomparso e la fruizione musicale è divenuta sempre più passiva.

Purtroppo la pratica musicale oggigiorno rischia di rimanere confinata al professionismo. Al contrario il “fare musica” dovrebbe essere considerato una competenza di base come leggere e scrivere; lo psicologo statunitense Howard Gardner paragona l’importanza dell’intelligenza musicale alla logica. È altres dimostrato che lo sviluppo della musicalità favorisce l’integrazione delle diverse componenti della personalità: percettivo motoria, logica e affettivo sociale.

Ecco perchè la pratica della musica in età precoce aumenta le competenze del bambino anche in ambiti non specificamente musicali come la coordinazione motoria, l’attenzione, la memoria e la capacità di interagire con gli altri.

La didattica musicale si rivolge ai bambini e ai ragazzi con metodologie differenti.

Dai 3 ai 5 anni la proposta preferibile è la propedeutica musicale. Si tratta di un’attività collettiva in cui il maestro insegna ai piccoli la musica “facendola”, suonando con loro i primi elementari moduli ritmici con gli strumenti a percussione e proponendo loro semplici melodie all’unisono. Questo tipo di lavoro, se condotto con gradualità e sistematicità sviluppa notevolmente le facoltà percettive e mnemoniche dei bambini. Sono le premesse per lo sviluppo e la costruzione dell’orecchio musicale. Dai 6 anni in su si possono proporre ai ragazzi attività musicali più articolate sia collettive che individuali come lo studio di uno strumento.

Durante l’età scolare anche la musica corale è assai indicata come primo approccio alla pratica musicale.

a cura dott. ssa Silvia Vacchi
direttrice e compositrice corale

La musica come medicina dell’anima

bambini_suonano_01.jpgMusica e medicina, già nel mondo antico, erano una sola dimensione. Nel VI secolo a.C. I pitagorici asserivano che “l’animo è armonia” e che la musica può contribuire a ricostruire “l’armonia dell’anima”. La musica quindi come strumento di purificazione interiore (catarsi), “musica come medicina dell’anima” che possiede altresì, una carica etica e pedagogica sino ad allora mai teorizzata.

La musicoterapia diventa, a partire dal XVIII (primo trattato di musicoterapia a cura del medico musicista Richard Brocklesby), una disciplina scientifica, con diversi ambiti operativi (preventivo, riabilitativo o terapeutico) e differenti modalità d’intervento.

Attraverso l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia), la musicoterapia facilita e favorisce la comunicazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione, l’abilità cognitiva, il comportamento sociale, lo sviluppo delle risorse e delle capacità individuali.

La musicoterapia può essere attiva (suonare), recettiva (ascoltare) o integrata alla psicoterapia. La musicoterapia attiva prevede che l’interazione tra musicoterapeuta e paziente avvenga tramite la produzione diretta di suoni utilizzando la voce, gli strumenti musicali o dei semplici oggetti.

La musicoterapica recettiva invece, è basata sull’ascolto di brani musicali con l’ausilio di riproduttori in cui al paziente viene attribuita una certa attività nella percezione, immaginazione ed elaborazione delle musiche proposte.

La disciplina musicoterapica è applicabile praticamente a tutti i quadri psicopatologici, a tutti i disadattamenti psicosociali e a tutte le forme di ritardo dello sviluppo, poichè il linguaggio che più di ogni altro è in grado di offrire modi efficaci e più autentici di “stare con”, è la musica, per la sua capacità di mettere in relazione le persone, con quello che sono e con quello che hanno, indipendentemente dalle loro capacità di esprimersi, soprattutto quando le relazioni, come spesso accade nella disabilità, sono interrotte o problematiche.

I suoni, associati ai movimenti corporei, mirano a condurre il paziente o il gruppo, il più vicino possibile a quello che effettivamente egli è, oltre la malattia, l’handicap psicofisico, il disagio, permettendogli di comunicare.

Rilevante è la figura del musicoterapeuta, un professionista che, per poter applicare i benefici della musica, deve avere conseguito una formazione professionale specifica.

Il musicoterapeuta è un esperto del linguaggio non verbale ed è il mezzo attraverso il quale un paziente si apre e “tira fuori” le proprie emozioni.

a cura di Debora Natoli
educatrice, cantante, performer, insegnante di canto e di teatro
e di Caterina Mattioli
pianista, musicoterapeuta, antropologa e sociologa

 

Coltivando la creatività si cresce meglio!

bimbo_disegno_01.jpgLa creatività rappresenta la prima tensione verso la crescita e si esprime innanzitutto attraverso il gioco, la principale attività con cui i bambini imparano, conoscono ed esplorano il mondo. Il gioco creativo dei bambini cerca soluzioni originali, sorretto da un atteggiamento mentale aperto e flessibile che permette di esercitare l’intelligenza e allenare il pensiero divergente.

La creatività è un modo di essere, una modalità personale e originale di relazionarsi con la realtà che porta all’azione anche a rischio del fallimento.

Pablo Picasso affermava che «il buon senso è il principale nemico della creatività». La creatività crea disordine, mette in discussione quanto già stabilito, ma la crescita comporta anche rispettare più regole.

É importante che questi due elementi rimangano in equilibrio.

Il processo creativo può essere descritto come la successione di più fasi: la prima è costituita dalla raccolta ed esplorazione di materiali e informazioni per proseguire con un tempo di incubazione alla ricerca di un ordine che produca un nuovo senso. Questa fase centrale è particolarmente interessante: un processo che si sviluppa per prove ed errori, per flussi di pensiero apparentemente disordinati, altalenanti e liberi.

É fondamentale che durante la crescita i bambini continuino a fare esperienza della creatività come libera esplorazione e ricerca di soluzioni passando anche attraverso errori e frustrazioni prima di arrivare all’intuizione giusta. In questo modo comprendono la differenza tra bisogni e desideri imparando a differire questi ultimi. La capacità di tollerare la frustrazione rafforza l’autostima aumentando la capacità di affrontare le difficoltà.

Alcuni studi dimostrano che il punteggio medio di creatività (secondo il Test di Torrance) negli ultimi anni tende a decrescere. Troppo spesso si dà valore alla capacità di conformarsi alle regole e nella crescita si abbandona la capacità di inventare e soprattutto quel particolare entusiasmo che lo accompagna come nelle prime fasi della crescita.

Attraverso i laboratori espressivi è possibile ricreare il clima giusto per riattivare il processo creativo. In un ambiente ludico, privo di giudizio estetico è possibile, infatti, esplorare, immergersi nei materiali artistici per cercare il proprio stile personale. I materiali artistici facilitano l’espressione di sé e il recupero di una sorta di innocenza creativa per concedersi, ogni tanto, la facoltà di sovvertire e regole. Per dirla ancora con Picasso, «impara le regole come un esperto, così potrai romperle come un artista».

a cura di Erika Cavina
Arte terapeuta ATI

 

Con la grafomotricità i bambini imparano a scrivere davvero

bambina-compiti.jpgStorie, canzoncine, ritmo, amici immaginari… tutto questo fa parte della grafomotricità, uno strumento originale e divertente che non solo risveglia curiosità e desiderio di imparare a scrivere, ma lo aiuta anche a scoprire i gesti e le forme che sono la base della scrittura.

Ma cos’è esattamente la grafomotricità? ra e all’apprendimento della scrittura.•

È un insieme di esercizi, giochi, canzoncine, filastrocche, propedeutici alla scrittura.

Si occupa e tiene in considerazione, mettendoli come sotto una lente di ingrandimento, tutti gli aspetti che riguardano la scrittura (motricità fine, nascita della forma, organizzazione dello spazio, fluidità del gesto, coordinazione oculo-manuale, direzione, pressione), sperimentandoli e vivendoli attraverso situazioni divertenti.

Se il bambino ha già sperimentato e interiorizzato questi elementi, quando arriva a scrivere in prima elementare, avrà già acquisito una serie di abilità che gli renderanno l’apprendimento della scrittura più fluido e naturale.

L’attività grafomotoria può prevenire, infatti, atteggiamenti corporei scorretti nella postura, nell’impugnatura della penna, nella direzione del gesto.

La scrittura non è solo un apprendimento è anche un insieme di capacità di coordinazione e organizzazione motoria-visiva che coinvolgono tutto il corpo. Per esempio una corretta impugnatura è fondamentale per ottenere una scrittura fluida, leggibile e ordinata.

Il bambino che vive contratture muscolari per un’impugnatura forzata si stanca facilmente, non riesce a scrivere con fluidità e di conseguenza fa fatica a concentrarsi.

Lo stesso accade quando assume una posizione a sedere scorretta.

La scrittura ha un ritmo ed è un alternarsi di forme che si muovono all’interno di uno spazio chiamato foglio. Ritmo, forme, spazio sono tutti concetti che il bambino ha bisogno di scoprire e sperimentare più volte prima attraverso il corpo e i suoi canali preferiti, come il gioco e il divertimento.

Sperimentare le forme (il punto, la linea, il tondo, l’occhiello, l’8), prima in modo spontaneo e poi all’interno anche di uno spazio strutturato, riconoscere e distinguere lo spazio comune dallo spazio personale portano il bambino ad acquisire sicurezza e rilassatezza rispetto all’apprendimento della scrittura.

Sostenendolo nella sua creatività e capacità di esprimersi, il bambino acquista fiducia in se stesso e interesse nell’apprendimento della scrittura, in modo fluido e rilassato.

La grafomotricità è una metodologia di lavoro particolarmente indicata per bambini dai 4 ai 6 anni, applicabile nella quotidianità delle attività scolastiche e che arricchisce e completa le attività didattiche relative all’espressione grafica, alla prescrittura e all’apprendimento della scrittura.

a cura di Giuseppina Rotondi
professionista Olistico specializzata in Tecniche Energetiche, Brain Gym e Costellazioni Familiari

 

lo shiatsu è un incontro...

shiatsu.jpg

Lo shiatsu é una relazione “con tatto” che ci aiuta ad aprirci meglio al mondo e agli altri. La mente ed il corpo, senza dimenticare l’anima, comunicano, si amano, si allontanano e si cercano.

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Prendiamoci tutto il tempo per creare

muffin_plastilina.jpgSiamo alla fine dell’estate, le giornate cominciano ad accorciarsi e si comincia a rimanere fra le quattro mura di casa... cosa ci possiamo inventare per intrattenere i bambini?

Magari si può integrare il corredo scolastico, eliminando ciò che non serve più per far spazio a materiali nuovi e fiammanti con i quali i nostri bimbi potranno riempire di vita e colore le pagine bianche di questo nuovo anno scolastico tutto da vivere e da scoprire! Ma, attenzione! Qui non si butta via niente! E utilizzando i vecchi materiali è possibile trasformarli in elementi capaci di adornare con brio ed allegria gli ambienti della nostra abitazione!

Ecco qualche suggerimento facile facile! Per questo tutorial, infatti, avrete bisogno unicamente di una manciata di vecchi pastelli a cera, privati dell’etichetta di carta che li riveste esternamente, di una pistola per colla a caldo e di piccole calamite circolari, acquistabili presso un qualsiasi negozio di ferramenta.

Spezzettate i pastelli e ponetene una manciata, il più variopinta possibile, in ciascuno degli spazi di uno stampo per muffin in silicone. In commercio ne esistono di molto belli e particolari, ad esempio quello che abbiamo utilizzato noi conferisce al prodotto finale una forma a rosa che ha reso le nostre creazioni ancora più belle.

Poniamo lo stampo in forno e cuociamo fin quando i pastelli non si saranno sciolti e mescolati fra di loro dando vita a sfumature meravigliose.

Sforniamo e lasciamo raffreddare.

Una volta freddi e di nuovo solidi, tiriamo fuori i nostri “dolcetti” dagli stampini e, con l’ausilio della pistola per colla a caldo, incolliamo una calamita dietro ciascuna delle rose ottenute. Lasciamo asciugare la colla e... voilà!

Ecco pronte delle coloratissime calamite da utilizzare per attaccare messaggi e disegni sul frigorifero o per decorare qualsiasi spazio della casa, piccoli arcobaleni nella cui incantevole policromia potrà nascondersi, perché no, il racconto delle scoperte, delle avventure e della crescita dei nostri piccoli!

Piccoli passatempi che un domani ci aiuteranno a ricordare (e a rivivere) piccoli grandi momenti di felicità!

 

a cura di Silvia Mederi
esperta arti grafiche, diplomata IED

 

Che musica in rete! Consigli per ascoltare, comporre e pubblicare la vostra musica!

bambino al computerL’informatica e Internet stanno rendendo maggiormente accessibile l’ascolto e la produzione di musica a sempre più persone di ogni luogo, età e ceto sociale.

Di seguito vi propongo un’ampia panoramica delle risorse impiegabili per favorire l’incontro con la musica e coltivarne il rapporto in modo ricco e profondo. Alcuni riferimenti sono adatti ai ragazzi più grandi o agli adulti: in ogni caso potete utilizzarli quando siete in compagnia dei più piccoli.

Certamente un modo collaudato e divertente per avvicinare i bimbi alla musica è rappresentato dalle canzoncine. Trovo piuttosto completo e ben organizzato il canale YouTube “Coccole Sonore” (www.youtube.com/user/CoccoleSonore): cliccando in alto su Playlist troverete varie collezioni animate divise per categorie (es. ninne nanne, filastrocche…). 

Se i bambini stanno giocando o svolgendo i compiti perché non mettere un sottofondo sonoro che, a seconda dei casi, contribuisca al divertimento o a concentrarsi? I canali possono essere le web radio per bambini (es. www.radiomagica.org, www.animewebradio.it, www.radiobimbo.it,...) oppure, più in generale, i motori di ricerca delle web radio (es. radiosearchengine.com, playme.com) e siti specializzati (es. musicovery.com, soundcloud.com, jamendo.com, grooveshark…): in maniera semplice e gratuita avete a disposizione, nel tempo di un click, una vasta collezione di brani che comprende il presente e il passato, generi che spaziano dal campo sperimentale alle tradizioni popolari, nonché suoni provenienti da tutto il mondo. 

L’esperienza ci insegna che esiste una relazione molto profonda tra la musica e l’emotività: trovo molto interessante, specie per i più grandi, il progetto d’ascolto presente su www.stereomood.com. Ricordate che scegliete voi l’umore e pertanto se siete giù, potete usarlo per tirarvi su: occhio a non sprofondare ulteriormente!

Se la musica riesce a leggerci dentro, perché non insegnare ai bambini a leggere la musica?

Se avete un PC con sistema operativo Windows, sul sito dell’Istituto Palatucci (www.istitutopalatucci.it/free.html) sono disponibili una serie di giochi stimolanti e ben fatti per imparare il suono e il valore delle note oltre alla posizione sul pentagramma: cercate il programma “Impariamo la musica giocando” e scaricatelo, poi scompattate il file ed aprite “Si fa musica 2.0.exe”.

Chissà che ascoltando musica e giocando un po’ con le note non giunga la curiosità, emerga un talento o una passione verso gli strumenti musicali, il canto o addirittura la composizione.

Sul web sono presenti molti simulatori di strumenti musicali (es. www.virtualpiano.net), spesso disponibili anche come App per gli smartphones, oltre a programmi o siti che aiutano a riconoscerli (es. software “Musica Maestro” su vbscuola.it, sito www.semplicementemusica.it).

La Direzione Didattica di Rivoli ha predisposto una pagina web (www.ddrivoli1.it/portomusica/musica.htm) che elenca una serie di risorse adatte per far giocare insieme bambini e adulti. Ad esempio cliccando sul link “Componi la tua musica” si dispone di un pentagramma di quattro  battute sulle quali posizionare note e pause di differente durata.  Qualora il ragazzo già evidenzi un talento per il mix di suoni, allora l’applicazione giusta può essere “Tony B Machine”.

Non ponendo limiti alle potenzialità del rapporto con la musica, vi segnalo anche il sito www.notessimo.net: cliccate su Compose e si aprirà un pentagramma sul quale si possono collocare vari strumenti o anche voci, comporre il proprio brano e salvarlo.

E se la composizione merita di essere pubblicata allora potete usare alcuni siti (es. soundcloud.com, jamendo.com, bandcamp.com…) che stanno contribuendo a una maggiore diffusione del linguaggio musicale come forma di espressione anche per chi ha pochi mezzi economici a disposizione. 

Finisco accennando a un’esperienza sorprendentemente ricca che mi è capitata recentemente: al pianoforte a coda posto in un supermercato si sono alternati, nel giro di quindici minuti, un bambino di due anni e mezzo, un signore di mezza età ed un nonno con un bimbo di circa un anno in braccio. 

Tra mille problemi, viviamo un periodo in cui è più facile riuscire a esprimersi anche attraverso la musica: l’informatica è un valido supporto per far conoscere ai bambini questo linguaggio così prezioso, ancor di più e meglio se abbiniamo a essa, senza forzature, il rapporto diretto con uno o più strumenti musicali oppure il canto.

Nel presente e nel futuro: teniamo aperte le orecchie, ne sentiremo delle belle! •

a cura dott. Antonio Di Napoli
ingegnere informatico

se una voce sola si sente poco...

antoniano.jpg

Sin dal primo momento in cui un bambino ti lancia una pallina o ti chiede di battere il cinque, è soprattutto una la cosa che sta cercando. Non il semplice gioco, ma la possibilità di condividerlo.

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Tu sei importante per me, io ci sono per te!

bambina_desideri_02.jpgQuando si vuole comunicare non sempre sono necessarie le parole, anche il tono che si utilizza e la gestualità che accompagna quel che si dice hanno un grande valore...

Arricchiscono, modificano e a volte addirittura smentiscono il senso di ciò che vogliamo trasmettere con le sole parole utilizzate. Quando il nostro interlocutore è un bambino, tutti questi aspetti sono ancora più determinanti per un’efficace comunicazione. La comunicazione adulto-bambino inizia ancor prima della nascita quando mamma e bambino si parlano attraverso il battito del cuore, la respirazione, i calcetti e gli stati d’animo; dopo la nascita il rapporto comunicativo viene arricchito da una relazione d’intimità, fatta di scambi di sguardi, di odori, di contatto e di parole. Tutto questo è percepito dal neonato con estrema sensibilità, creando una risonanza affettiva che lo accompagna durante la crescita. La risonanza affettiva è come un’onda emozionale che parte dalla mamma e viene percepita dal bambino come propria. Quando il genitore si sente felice e sereno anche lo stato d’animo del bambino ne gioverà, viceversa qualora lo stato d’animo è di ansia, anche il bambino è predisposto a provare un sentimento di non tranquillità e agitazione.

Alla base di una comunicazione efficace adulto-bambino c’è la coerenza del gesto comunicativo, che si esprime nell’essere trasparente rispetto a ciò che si vuole comunicare; è bene ricordare che i bambini colgono senza indugio le nostre contraddizioni ed è in un gesto d’amore coerente che nasce l’autostima del bambino e la fiducia verso il genitore, verso se stesso e verso l’ambiente.

Qual è il messaggio più significativo che rafforza lo sviluppo di questi due aspetti? “Tu sei importante per me, io ci sono per te!” È nel rafforzamento del sentire questo messaggio che il bambino trae la forza per crescere, per scoprire il mondo, per entrare in relazione con altre persone e per allontanarsi dalla base sicura e farne ritorno successivamente.

Quali parole usare? Le parole hanno un senso, un peso, attraverso di esse esprimiamo noi stessi, ma anche il nostro bisogno di essere ascoltati.

In egual misura, accogliamo l’altro, i suoi bisogni di attenzione, di ascolto e di riconoscimento. È importante non utilizzare parole che esprimono valutazione o giudizio, parole di paragone, di negazione, di distacco da emozioni e sentimenti: queste parole possono provocare una spaccatura nel rapporto di fiducia che si vuole instaurare. È bene invece aprirsi a una dialogo trasparente, senza temere di dichiararci vulnerabili; al contrario trasformiamo la vulnerabilità in una risorsa, distinguiamo ciò che pensiamo da ciò che sentiamo.

a cura di Daniela Bernardi
coordinatrice Area Infanzia cooperativa sociale Società Dolce

Sono pochi 12 anni per provare a morire?

bullismo_07.jpgOggi una ragazza delle mia città ha cercato di uccidersi. Ha preso e si è buttata dal secondo piano.

No, non è morta. Ma la botta che ha preso ha rischiato di prenderle la spina dorsale...

Per poco non le succedeva qualcosa di forse peggiore della morte: la condanna a restare tutta la vita immobile e senza poter comunicare con gli altri normalmente.

Adesso sarete contenti”, ha scritto. Parlava ai suoi compagni. Allora io adesso vi dico una cosa.

E sarò un po’ duro, vi avverto. Ma c’ho ‘sta cosa dentro’ ed è difficile lasciarla lì. Quando la finirete?

Quando finirete di mettervi in due, in tre, in cinque, in dieci contro uno?

Quando finirete di far finta che le parole non siano importanti, che siano “solo parole”, che non abbiano conseguenze, e poi di mettervi lì a scrivere quei messaggi – li ho letti, sì, i messaggi che siete capaci di scrivere – tutte le vostre “troia di merda”, i vostri “figlio di puttana”, i vostri “devi morire”.

Quando la finirete di dire “ma sì, io scherzavo” dopo essere stati capaci di scrivere “non meriti di esistere”?

Quando la finirete di ridere, e di ridere così forte, quando passa la ragazza grassa, quando la finirete di indicare col dito il ragazzo “che ha il professore di sostegno”, quando la finirete di dividere il mondo in fighi e sfigati? Che cosa deve ancora succedere, perché la finiate? Che cosa aspettate? Che tocchi al vostro compagno, alla vostra amica, a vostra sorella, a voi?

E poi voi. Voi genitori, sì. Voi che i vostri figli sono quelli capaci di scrivere certi messaggi. O quelli che ridono così forte. Quando la finirete di chiudere un occhio? Quando la finirete di dire “ma sì, ragazzate”? Quando la finirete di non avere idea di che diavolo ci fanno otto ore al giorno i vostri figli con quel telefono? Quando la finirete di non leggere neanche le note e le comunicazioni che scriviamo sul libretto personale?

Quando inizierete a spiegare ai vostri figli che la diversità non è una malattia, o un fatto da deridere, quando inizierete a non essere voi i primi a farlo, perché da sempre non sono le parole ma gli esempi, gli insegnamenti migliori? Perché quando una ragazzina di dodici anni prova a buttarsi di sotto, non è solo una ragazzina di dodici anni che lo sta facendo: siamo tutti noi. E se una ragazzina di quell’età decide di buttarsi, non lo sta facendo da sola: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì, che non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto. E tutti noi, proprio tutti, siamo quelli che quando succedono cose come questa devono vedere, fare, dire. Anzi urlare. Una parola, una sola, che è: “basta”.

a cura prof. Enrico Galliano
insegnante scuole medie di Pordenone

 

Cyber-bullismo: quali le conseguenze anche legali ?

bullismo_04.jpgPoco tempo fa ho avuto modo di tenere un laboratorio sul web e le possibili conseguenze di un suo uso scorretto presso la classe quinta di una scuola primaria di San Lazzaro di Savena (Bologna).

Grazie al progetto Facciamo Scuola Insieme che, con il contributo del Gruppo Comet, ha offerto attività didattiche gratuite ai bambini delle scuole bolognesi, la mia attività ha messo il focus fondamentalmente sul (cyber) bullismo, le condotte nelle quali esso si esplica, illecite sotto svariati profili: costituzionale, penale e ultimo, ma non per importanza, quello civile.

La capacità dei nostri figli, “nativi digitali” di essere sempre connessi, fa emergere in loro una possibile confusione nella distinzione tra ciò che è reale e ciò che è virtuale poiché dietro ad un computer non è necessario sostenere il confronto con l’altro e ci si sente più forti nell’agire di prepotenza. Con una slide “a misura di bambino” che, attraverso una immagine accattivante arrivasse ai loro aspetti emozionali, ho spiegato ai ragazzi la responsabilità civile dei genitori dei minori di anni 18, genitori chiamati a rispondere patrimonialmente per i danni arrecati dai propri figli.

Ho spiegato inoltre che nel (cyber)bullismo il criterio della reiterazione nel tempo delel condotte può essere poco rilevante: la possibilità di rimanere anonimi online e il coinvolgimento di un pubblico ampio costituiscono aspetti per cui anche un solo episodio può avere conseguenze molto gravi! La responsabilità civile dei genitori, chiamati a rispondere col proprio patrimonio dei danni eventualmente cagionati dai propri figli minorenni attraverso condotte integranti (cyber)bullismo, tende ad essere sottovalutato dai genitori, forse per mancanza di informazione, forse per una sorta di difficoltà nel riconoscere l’illiceità delle condotte di cui il proprio figlio si sia reso soggetto agente. La prevenzione passa, prima di tutto, da un’educazione all’uso degli strumenti (pc e cellulare) attraverso i quali il reato viene commesso, un’educazione all’uso sano di questi strumenti (dalle indubbie e positive potenzialità) che potrebbe essere elaborata in sinergia da famiglia e scuola. In classe, ho particolarmente insistito sul messaggio di condivisione delle informazioni in merito ad episodi di (cyber)bullismo a cui si sia assistito e di attivazione della rete degli adulti di riferimento, evidenziando come non si tratti in alcun modo “di fare la spia”, bensì di informare insegnanti e genitori della sussistenza, in ambiente scolastico, di eventuali condotte illecite, aiutando un altro bambino.

L’educazione, l’attenzione e la curiosità con cui gli allievi di questa classe quinta hanno ascoltato le mie parole, posto domande e raccontato le proprie esperienze personali mi hanno a dir poco colpita e alla fine mi hanno ringraziato per aver risposto così esaustivamente a tutte le loro domande. In realtà, sono io che li ringrazio per aver condiviso le proprie esperienze personali che porterò sempre con me.

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

Come usare internet per contribuire alla magia del Natale

bambino con computerRicordo ancora con una bella emozione il Natale del 1983 quando, a 7 anni, ebbi in regalo il mio primo computer. Fu il mio primo contatto con le tecnologie informatiche che proprio nei primi anni '80 iniziavano a entrare nelle case spesso come doni per bambini e ragazzi.Nel periodo prenatalizio abbondano gli articoli che descrivono l'offerta degli oggetti elettronici presenti sul mercato.

Ma come impiegare gli strumenti elettronici e Internet per questa particolare occasione?

Quale periodo dell'anno, se non il Natale, è così ricco di musiche da ascoltare e cantareUn computer connesso a Internet è sicuramente un ottimo juke-box: consiglio di accedere ai principali siti web specializzati (es. Youtube, Jamendo, Lastfm,…), e mirare la ricerca inserendo parole chiave quali "Natale musica" oppure in inglese “Christmas”

Il Natale è anche rima specie nella fascia d'età tra i 4 e gli 8 anni. A differenza della musica, la ricerca di filastrocche o poesie in rete è più complicata perché non ci sono veri e propri motori di ricerca specializzati: si possono impiegare i più comuni motori di ricerca (es. Google) con parole chiave quali "filastrocche natale" (e similari) e selezionare con attenzione i siti di riferimento.

Veniamo al tema centrale del Natale: la nascita.

Sicuramente le immagini aiutano molto ad avvicinarsi a questo momento. Il presepe è la rappresentazione più vicina a tutti noi e Internet ci permette di scoprire il presepe italiano e i maestri di tutta Italia, le mostre e le rappresentazioni da visitare.

Internet consente anche di avvicinarsi in maniera semplice ai quadri dei più grandi artisti. In maniera molto simile ai versi, anche in questo caso la ricerca non è semplice: un buon punto di partenza è la parola chiave "Natività".

In occasione di questo numero di Natale di Girotondo ho predisposto una pagina web http://dnaworld.ingdna.com/home/tempo/natale contenente una collezione di musiche, versi, immagini attinenti al Natale adatte ai bambini ed ai ragazzi.

Il periodo Natalizio è per fortuna anche l'occasione per genitori e figli di stare insieme per molto tempo anche per giocare.

Visto la crescente importanza del computer nella quotidianità, è importante educare i bambini all’uso dello strumento e ai giochi. Alcuni giochi semplici, adatti a minori nella fascia di età compresa tra 6 e 12 anni, ma allo stesso tempo stimolanti anche per gli adulti, sono presenti alla pagina http://www.corpoforestale.it/bambini_2008/gioca.htm

In ogni sezione, ci sono tanti piccoli giochi (ogni sezione ne contiene circa dieci) che allenano specificatamente la memoria, il colpo d’occhio, la pazienza, i riflessi.  I giochi sono per PC basati su sistema operativo Windows e una volta scaricato il file (estensione .zip), va scompattato. Scopriteli uno per uno, vi divertirete!

Il giocare insieme, il dono, la musica, le parole, l'immaginazione sono alcuni tra gli ingredienti preziosi che contribuiscono a rendere magico il periodo Natalizio: usate le nuove tecnologie come uno tra i tanti strumenti a disposizione per contribuire a questa magia! •

a cura dott. Antonio Di Napoli
ingegnere informatico

Internet: una risorsa per leggere, ascoltare, vedere favole!

bimbi al computerIl periodo in cui viviamo ci offre vari canali e strumenti di comunicazione (carta stampata, televisione, radio, telefono, Internet) che consentono l'accesso a tantissime informazioni. Ma come possiamo sfruttare al meglio le tecnologie informatiche? 

Alcune tra le domande che sorgono spesso, tanto più quando le tecnologie informatiche si intrecciano con il mondo dei più piccoli,  sono le seguenti: 

Come poter navigare su Internet senza che vi sia il pericolo di imbattersi in contenuti dannosi, osceni o sgradevoli? 
Come poter essere sicuri dell'attendibilità e della qualità delle informazioni presenti su un sito web?
Quali applicazioni o giochi sono più adatti per la crescita di mio figlio? e quali strumenti tecnologici  (personal computer, smartphones,…) impiegare?

In questo articolo iniziamo a esplorare le potenzialità di Internet come strumento utilizzabile per trovare materiale che possa aiutarvi a trascorrere del tempo insieme ai più piccoli in maniera divertente e fruttuosa.

Esistono tanti siti web che contengono fiabe, favole e fumetti adatti alle varie età dell'infanzia o della fanciullezza; vi segnalo solo quelli riconducibili a organizzazioni ben note e fidate, che hanno il grande pregio di pubblicare spesso contenuti di alta qualità e attendibilità garantendo al visitatore l'assenza di materiale osceno nonché di dubbio o dannoso valore morale e formativo. 

Per esempio in www.carabinieri.it,  c'è uno spazio per i ragazzi (7-11 anni) e per i più piccoli contenente fiabe, favole e fumetti che trattano in maniera semplice argomenti piuttosto delicati (sfruttamento dei minori, violenza e maltrattamenti, etc) fornendo anche consigli molto utili per i bambini e per i genitori.

Una nota importante valida in generale per la navigazione su Internet: ponete sempre attenzione quando digitate manualmente un indirizzo web (anche detto URL); basta omettere o sbagliare anche una sola lettera per rischiare di accedere a siti ingannevoli o con contenuti potenzialmente dannosi per il vostro PC o telefono (es. virus) o addirittura osceni.

Per l'accesso ai siti web, anche quelli più noti, vi consiglio di utilizzare i più comuni motori di ricerca (Google, Tiscali, Yahoo,…). 

Se volete raccontare le favole classiche di tradizione romana e greca, vi segnalo il sito ICONOS, i cui contenuti sono curati dalla cattedra di Iconografia e Iconologia del Dipartimento di Storia dell'Arte della Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università di Roma “La Sapienza", dove sono elencate le principali storie di Fedro ed Esopo.

Se a vostro figlio piace la Scienza, in particolare l'Astronomia, vi raccomando il sito dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Nella sezione “Educational”  trovate “La scienza a fumetti”, storie affascinanti come la composizione dell'Universo, la Terra vista dalla Spazio e la vita degli astronauti nella stazione orbitale internazionale. I contenuti sono particolarmente adatti a ragazzi dai 9/10 anni, meglio se in compagnia di adulti per via delle tematiche complesse affrontate.

Una delle caratteristiche che ha contribuito sin da subito alla diffusione di Internet al grande pubblico è quella della multimedialità. Internet non offre solo informazioni testuali o grafiche ma anche contenuti audio e video. Nello scorso articolo vi ho segnalato siti internet affidabili dove scaricare storie da leggere con i vostri figli. Qui invece vi segnalo il sito web di Piccola Radio: “il percorso sonoro che RADIO TRE dedica alla lettura per l’infanzia e al mondo dei più piccoli”.

Piccola Radio è un’emittente accessibile esclusivamente via web che permette ai bambini di entrare nella magia di una fiaba, oltre che consigliare ricette di cucina, itinerari di viaggio e canzoni ma tutto sempre per i piccoli ascoltatori.

E’ possibile ascoltare sia la diretta audio (anche detta streaming) sia scaricare le puntate precedenti che sono disponibili in formato mp3 cliccando sulla scritta “podcast” oppure sul riquadro “Archivio” collocato nella parte in basso a destra nella pagina. Si accede a Piccola Radio dal sito di Radio Tre (http://www.radio3.rai.it), si scorre la pagina in basso fino a trovare sulla destra il riquadro “piccola RAI radio3”.

Rimanendo sempre in tema ma cambiando canale, su RAI Radio1 sono disponibili una serie di audiofiabe in formato mp3, ossia dei racconti brevi dei grandi della letteratura, ascoltabili sul sito stesso o scaricabili sul proprio computer o smartphone in modo da essere riprodotti quando si ritiene più opportuno.

Per trovare il sito vi consiglio di digitare su un motore di ricerca le seguenti parole chiave: audiofiabe radio1. In ogni caso il link è il seguente:

http://www.radio.rai.it/radio1/fantasticamente/elencoaudiofiabe.cfm

Uno dei maggiori pregi dei contenuti audio è che ben si prestano a essere ascoltati in automobile quando siete con i vostri figli.

Se avete uno stereo in grado di leggere il formato mp3 allora basta unicamente registrare le tracce audio su un CD/DVD tramite uno dei programmi che spesso sono già installati sui personal computer altrimenti è necessario prima convertire i files mp3 in formato .wav (ad esempio tramite Windows Media Player) e poi masterizzare il CD.

E’ importante evidenziare che le fiabe, le favole e i fumetti in formato digitale (testo o audio) non sono da intendersi come sostituti dei tradizionali libri, che mantengono ancora un’elevata fruibilità, ma come validi complementi da tenere in considerazione per arricchire i contenuti già presenti in casa, magari quando servono in tempi rapidi dei nuovi racconti oppure si vuole rispondere in maniera semplice alle domande poste da figli particolarmente curiosi su tematiche complesse o delicate.

Se avete domande, curiosità, dubbi scrivetemi pure una email ma anche una bella lettera.•

a cura dott. Antonio Di Napoli
ingegnere informatico

 

Dai, non fare il bambino!

bambino_genitori.jpgNon fare il bambino! Questa frase viene spesso utilizzata, rivolta agli adulti e a volte anche ai bambini, per chiedere all’interlocutore di non fare l’immaturo, di non lamentarsi, di crescere.

Forse, per migliorare la nostra comunicazione con i più piccoli, sarebbe utile invertire la rotta e iniziare ad usare una frase diversa, diametralmente opposta, rivolta anche a noi che bambini non lo siamo più: “Sii un bambino!

e cioè: stupisciti per le piccole cose, utilizza la fantasia per creare quel che ti piace e divertiti, mettiti in gioco senza permettere agli schemi mentali, creati anche inconsapevolmente nel corso degli anni, di bloccarti.

Come? Giocando a terra con i bambini già nei loro primi mesi di vita, sdraiandosi, rotolando e gattonando insieme a loro in casa e al parco, per esempio.

Grandi, da quanto tempo non gattonate? Da quanto tempo reprimete il vostro pascoliano fanciullino?

Creare una piccola sabbiera in giardino, da utilizzare durante la bella stagione.

Inventare laboratori con materiali di riciclo. Cantare sigle dei cartoni animati in macchina, mentre accompagnate i vostri figli a scuola. Pasticciare in cucina tutta la famiglia insieme. Ecco solo alcune delle attività che potrebbero esservi d’aiuto per adottare una nuova forma mentis e recuperare la spensieratezza di un tempo che, in fondo, può non essere così lontano.

Sii un bambino! È lo slogan che facciamo nostro da più di un decennio.

Non per far finta di… ma per essere. Lo facciamo ogni volta che animiamo una festa di compleanno, che inventiamo un nuovo gioco oppure un nuovo laboratorio, creiamo uno spettacolo per bambini e lo portiamo in scena nelle scuole. Anche durante la pianificazione e la realizzazione, giorno dopo giorno, di un nuovo centro estivo, con temi diversi ogni settimana, giochi, musiche e laboratori a tema, facciamo lo stesso. A volte ci viene chiesto: “Come fate a fare questo lavoro?” O, ancora, ci viene fatto notare: “Quanta pazienza che avete, io non riuscirei mai”... Il trucco è divertirsi e tornare un po’ bambini - “Lasciati guidare dal bambino che sei stato”, direbbe Josè Saramago -, creando un ponte di comunicazione tra grandi e piccini caratterizzato dal divertimento e dallo stare bene insieme.

Perciò - cari genitori, zii, nonni - pensateci, è un consiglio che viene dal cuore: divertitevi voi per primi nel proporre un’attività ai vostri figli e nipoti! Ve lo garantiamo, il divertimento sarà assicurato!

a cura di Pamela Celani
animatrice

 

Crescere genitori consapevoli: cosa fare con un bambino “capriccioso”

bambini_gioco_03.jpgTempo fa mi è capitato di parlare con un papà giovane e sorridente che mi segnalava i “capricci” di suo figlio di circa nove mesi, minimizzandoli. L’uomo riferiva che il bambino, che chiameremo Marco, strilla e si dispera a tutte le ore...

Rassicurati dal pediatra sulla sua salute, i genitori usano lasciarlo piangere anche per mezz’ora di fila. Il bambino ha capito che, se il padre alza la voce intimandogli di smettere, si deve calmare salvo poi riprendere a piangere poco dopo.

Stando alla teoria comportamentista di Skinner, per estinguere un comportamento è necessario ignorarlo: nel caso di specie, ignorare il pianto del bambino per molto tempo produrrà la sua cessazione.

Tutto bene, quindi? Non proprio. Il comportamentismo suggerisce di premiare comportamenti positivi con rinforzi (caramella, lode, carezza) e ignorare quelli negativi. Ciò mette in guardia contro l’apparente severità genitoriale: quando la mamma, alla fine, si stanca e prende in braccio Marco per consolarlo, di fatto gli comunica che più piangerà più lei sarà pronta a sorreggerlo. Marco apprenderà la reiterazione del pianto, tanto la mamma arriverà a soccorrerlo. Se l’obiettivo è, invece, l’estinzione del pianto, la madre dovrà ignorarlo fino a che non smetterà da solo.

Ma è giusto reggere questo braccio di ferro con un figlio piccolo che urla, magari nel cuore della notte? Il mestiere di genitori è il più difficile del mondo e spesso ci si sente inadeguati. Può addirittura capitare che si neghi un problema nella speranza si risolva da sé o che ci si affidi alla saggezza popolare pur sapendo che non sempre essa ha una base scientifica. Proviamo a fornire allora alcune indicazioni ai neo genitori.

Si potrebbero citare almeno altre due teorie per confutare le decisioni adottate per Marco: la pedagogia montessoriana e la teoria dell’attaccamento.

Secondo Maria Montessori, il bambino sviluppa fughe e barriere quando l’adulto non risponde ai suoi bisogni fondamentali. Si potrebbe consigliare alla coppia di predisporre un ambiente nel quale Marco trovi mezzi di sviluppo che catturino la sua attenzione e favoriscano un’esplorazione attiva e comportamenti laboriosi. Nel caso del bambino piccolo, che non ha altri mezzi per comunicare perché non sa ancora parlare, i motivi del pianto possono però essere tanti e spetta all’adulto individuarli con sensibilità e osservazione. La teoria dell’attaccamento può aiutare a spiegare il pianto a dirotto come il bisogno di cibo, sonno o pulizia. Se Marco inizia a piangere piano con intensità crescente è possibile che abbia fame; mentre se l’intensità del pianto è subito elevata può darsi provi dolore. La motivazione all’attaccamento è intrinseca nel bambino, che necessita di contatto per garantirsi la sopravvivenza. In particolare, dai 6 ai 24 mesi, può mostrare ansia da separazione, specialmente dalla madre, o paura dell’estraneo e usare il pianto per segnalare il suo disagio. Se la madre e il padre rispondono in modo sintonico e sensibile, il bambino svilupperà sicurezza e fiducia in se stesso perché può averne negli altri. Sarà gioioso, socievole e esplorativo, perché saprà che potrà sempre fare affidamento su una base sicura.

Se invece le figure di attaccamento non si mostrano empatiche, potrà sviluppare richieste spasmodiche di attaccamento per paura, evitamento e diffidenza o ambivalenza (cerca il contatto, ma mostra anche rabbia).

Se ignorato, insomma, Marco potrebbe apprendere che i genitori non sono pronti a comprenderlo e sviluppare il pianto come reazione di rabbia verso figure scarsamente accudenti. Per evitare che ciò accada, con conseguenze sul futuro sviluppo affettivo-relazionale del bambino, è utile dare risposte appropriate, rapide e coerenti evitando dinamiche, forse apprese dalla famiglia di origine, per paura di “viziare” il figlio. Più facile a dirsi che a farsi, ma da provare con pazienza.

a cura dott.ssa Cristina Stringher
ricercatrice INVALSI

 

Rispetto è la parola d’ordine per il cavallo e il cavaliere

bambina_animali.jpgOgni volta che ci avviciniamo ad un cavallo instauriamo una relazione. Una relazione basata su una comunicazione non verbale, gesti e movimenti, non altro. Più siamo naturali, istinto ed intuito, più il cavallo ci comprende ed interagisce dobbiamo aprire il nostro cuore e la nostra mente, cercare di capire cosa lui vuole esprimere, con la sua gestualità ed atteggiamento. Se non cerchiamo di comunicare con un linguaggio comprensibile da entrambi non esisterà mai un rapporto costruttivo.

Come noi esseri umani, il cavallo ha un proprio carattere, esperienza e capacità comunicativa, siamo noi che comunque dobbiamo sforzarci a imparare il suo linguaggio, capirlo per ottenere da questa relazione ciò che desideriamo: l’empatia.

Sviluppando questa capacità l’uomo riesce a comprendere le esigenze altrui e, volendo, utilizzarla per relazionarsi in maniera corretta con i propri simili. Il cavallo è un animale predato, paura delle cose e situazioni nuove ed istinto alla fuga, evolutosi nel branco dove l’ordine gerarchico è alla base della sopravvivenza di ognuno. Questo fa si che il cavallo, anche in cattività, necessiti di uno schema gerarchico ben definito e fiducia nei soggetti socialmente superiori: Leadership.

Un leader o meglio capo deve essere riconosciuto tale per le sue capacità: rispetto degli altri, coerenza, determinazione, capacità comunicativa ecc..

Solo così saremo noi accettati come capi, autorevoli e non autoritari. Qualsiasi cavallo, che sente nell’uomo questa capacità, assumerà un atteggiamento sicuro e collaborativo. Lunga è la strada per sviluppare queste doti, l’attività col cavallo deve essere una sorta di palestra dove ci si addestra ad affinare queste potenzialità.

Empatia, controllo mentale ed emozionale, leadership, controllo del proprio corpo sono indispensabili per cooperare con qualsiasi cavallo, animale, ma soprattutto essere umano. Andare a cavallo correttamente non è facile, spesso ci si scontra con fallimenti, cadute e forti emozioni, occorre imparare a rialzarsi capire dove si è sbagliato, e riprovare, rialzarsi e riprovare.

Non tutti sono nati per essere dei capi, ma non per essere sottomessi, ritrovando la fiducia in se stessi, migliorare la nostra autostima, conoscere bene le nostre possibilità e attenuare le nostre debolezze.

Non voglio avere la presunzione di credere che l’attività con il cavallo sia l’unica, ma sicuramente, per quello che ha rappresentato per l’evoluzione dell’uomo, la più ricca di esperienze, di necessità di essere e conoscere se stessi e di ritornare alla nostra parte più naturale ed intuitiva.

a cura di Valerio Caprara
istruttore equitazione

 

Autonomia (anche) su due ruote...

famiglia-felice.jpgCari genitori, oggi vi propongo di fare insieme un giro in bici, almeno virtualmente. Che emozioni vi suscita il pensiero? Senso di libertà, spensieratezza, fatica…cosa?

Ora vi invito a mettervi nei panni dei bambini e delle bambine, chissà se una minima parte di queste emozioni sono anche quelle che provano loro quando compiono i primi esperimenti su due ruote. Come avrete sicuramente notato in commercio ci sono varie tipologie di tricicli: con pedali, senza pedali, con maniglione per l’adulto, di differenti materiali.

Con questo articolo, vorrei stimolare in voi alcune riflessioni in modo che da genitori consapevoli possiate osservare i vostri bambini e decidere cosa proporre loro.

Saliamo in bici: che sensazione provereste se qualcuno vi portasse in giro tenendovi stretto con un maniglione? Questo qualcuno - più forte di voi- tenterebbe probabilmente di rallentarvi, non vi consentirebbe di frenare quando lo desiderate e tutto ciò destabilizzerebbe le vostre sensazioni e di conseguenza la vostra voglia di esplorare e di fare nuove esperienze. Non sarebbe complesso imparare a pedalare, infatti probabilmente non dovreste imparare affatto, dato che quel qualcuno dietro di voi vi spingerebbe. Muovere il manubrio a destra o sinistra sarebbe sempre un’illusione, non decidereste voi la direzione.

Non dubito che mezzi di trasporto di questo genere, con colori decisamente forti e disarmonici possano piacere e attrarre i bambini certamente più di un triciclo in legno, ma chiediamoci se da adulti responsabili è così che vogliamo stimolare bambini e bambine. Sta a noi prendere il timone e decidere se la situazione è o meno adatta per lasciare il bambino libero di esplorare in autonomia, certamente non devono esserci situazioni di pericolo. Non illudiamolo però su un triciclo che assomiglia a una bicicletta ma non lo è, e viene condotto come un passeggino!

O lo teniamo con noi, con il passeggino, o gli permettiamo di sperimentare il suo equilibrio appoggiano la punta e poi la pianta dei piedi, di sentire con forza come le sue mani possano tenere il manubrio e le sue braccia sorreggere la sua piccola bici, no?! Facciamolo quando ce la sentiamo, abbiamo tempo da dedicargli e valutiamo che la condizione e il contesto in cui ci troviamo ci permettano di farlo in sicurezza con un basso livello di rischio.

Non priviamo al bambino di poter sperimentare anche su due ruote: avete mai visto le biciclette in legno senza pedali? E’ l’ideale per i primi esperimenti in autonomia sulle due ruote.

a cura di Chiara Palmieri
pedagogista

 

Un’idea per risparmiare? i detersivi alla spina naturali!

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La maggior parte di noi ha l’abitudine di comprare solo grandi marche, influenzati delle pubblicità che vediamo. Ma quanti di noi sanno che il prezzo di un detersivo confezionato è determinato dalla materia prima per produrre il flacone, l’etichetta e l’energia elettrica necessaria alla sua produzione?

Il vero business delle grandi marche non sta nel prodotto che usiamo bensì nella sua confezione, nel suo “packaging”. Tuttavia quella stessa confezione, appena finito il detersivo viene gettata nella spazzatura diventando un vero e proprio peso per la comunità, perché queste migliaia di flaconi devono essere smaltite in discariche che già scoppiano di rifiuti.

Il contenuto di ogni flacone, ovvero il prodotto che noi usiamo, di per sé ha un costo irrisorio e per assurdo ci converrebbe acquistare un flacone da 25 litri, che ci permetterebbe di pagare una somma inferiore 5 volte a quella dell’acquisto di singole confezioni da poco meno di due litri.

Il detersivo sfuso costa meno principalmente perché si risparmia sull’acquisto del contenitore, ma anche perché c’è un rapporto diretto fra il commerciante ed il produttore. Spesso la colpa della poca diffusione dei prodotti non confezionati è da ricercarsi nelle nostre abitudini: non abbiamo tempo per prendere due taniche e metterle in macchina, per attendere che il flacone si riempi ed abbia una nuova vita… preferiamo pagare di più, inquinare di più, lasciare ad altri l’incombenza di fa sparire tonnellate e tonnellate di plastica. Ogni volta che si acquista un flacone di detersivo infatti, si acquista un futuro rifiuto, si spreca una gran quantità di energia, si inquina l’ambiente, ma con un piccolo gesto da parte nostra è possibile evitare tutto questo, ma soprattutto risparmiare!

I detersivi alla spina puntano a ridurre i contenitori, semplicemente permettendone il riutilizzo: dobbiamo fare nostra e dei nostri figli la consapevolezza che la riduzione dei rifiuti rende il mondo più pulito. Inoltre non trascurabile è l’effetto immediato del risparmio economico nelle nostre tasche: si è calcolato che acquistare prodotti sfusi può portare a un risparmio familiare di più di 700 euro all’anno che noi genitori potremmo destinare ad attività educative per i nostri figli o ad una vacanza estiva più lunga tutti insieme… insomma a qualcosa di più fruttuoso che produrre rifiuti! Un mondo più pulito è un regalo a se stessi ma soprattutto ai propri figli… è inutile lavorare per assicurare loro un futuro quando gli stiamo lasciando un mondo pieno di rifiuti. Siamo abituati a bere da sempre birra alla spina e ci sembra la cosa più comune dentro un bar… quindi perché non abituarci anche ai detersivi alla spina?

a cura di Alessandra e Valentina
responsabili punto vendita detergenti e saponi ecologici e biologici

 

“Mamma, che colore?” il gioco della raccolta differenziata

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La sensibilizzazione dei bambini verso la cura e il rispetto dell’ambiente va iniziata con naturalezza, sin da piccoli.

I bambini copiano ciò che vedono fare dai fratellini e dagli adulti, in più vivono con semplicità tutto ciò che entra a far parte della loro vita e della loro quotidianità.

Spiegare la raccolta differenziata ai vostri bambini può costituire un piacevole passatempo, un’attività da reinventare e proporre come un gioco vero e proprio. Prima ancora di imparare a differenziare i materiali e identificare i cassonetti che dovranno contenere carta, vetro, plastica e umido sarà necessario far capire al bambino l’importanza di un ambiente pulito e sano: insegnare a non gettare cartacce e pacchetti vuoti di caramelle, gomme da masticare e figurine in giro è il passo fondamentale. Poi, consapevoli che il gioco costituisce il metodo di apprendimento più semplice e amato dai bambini di ogni età, è possibile associare questa regola d’oro al divertimento.

Parola d’ordine: costruire!

Costruite, per esempio, dei finti bidoni della spazzatura, utilizzando delle scatole di cartone di piccole e medie dimensioni che non utilizziamo. Basterà rivestirle con carta del colore giusto per identificare la tipologia di rifiuto da raccogliere. In questo modo i bambini impareranno a riconoscere i colori... Con la domanda “Mamma, che colore?” vi sorprenderanno anche i più piccoli che, con un fazzoletto in mano appena utilizzato o un vasetto dello yogurt vuoto, si avvicineranno per essere guidati nell’utilizzo del contenitore dei rifiuti giusto.

«Mamma, che colore?» è il gioco giusto da fare anche con i bambini più grandi.

Se su ogni contenitore scriverete il nome del rifiuto – “carta”, “vetro”, “plastica” o “organico” – li allenerete anche alla lettura.

Fondamentale sarà invitare il bambino a praticare la raccolta differenziata quotidianamente e nel suo ambiente. Con un piccolo sforzo, vi accorgerete che vostro figlio avrà imparato alla velocità della luce ad usare i bidoni della raccolta differenziata in maniera giusta ed opportuna e che nel fare la cosa giusta sarà estremamente spontaneo e disinvolto. I bambini imparano con facilità, guardando il vostro comportamento. Ecco perché è necessario che voi vi poniate come guida, ma anche come esempio. Saranno inutili i tentativi volti all’insegnamento del rispetto dell’ambiente e all’utilità della raccolta differenziata se poi voi genitori sarete i primi a non attenervi alle regole.

Insegnare a identificare i colori, a riconoscere le lettere e soprattutto a rispettare l’ambiente è possibile... semplicemente giocando!

A cura di Naomi Polselli
presidente dell’Associazione PesceBaleno

 

Ecosostenibilitá e buone pratiche quotidiane a scuola

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La metà degli anni Novanta ci ha regalato più sensibilità nei confronti delle tematiche dell’ecosostenibilità e, di conseguenza, ha trasformato in una scelta di vita quotidiana l’utilizzo di prodotti “green” e “bio”.

L’attenzione a livello nazionale sta crescendo sempre più e molte aziende del territorio, vista la crescente domanda da parte dei consumatori, si stanno adeguando nell’implemento della produzione di prodotti a basso impatto ambientale.

È ormai di pubblico dominio l’idea secondo cui le azioni individuali maggiormente tutelanti per l’ambiente sono la raccolta differenziata, la limitazione degli sprechi energetici e l’attenzione ad altri comportamenti virtuosi consoni al rispetto dell’ambiente. La sensibilità al tema ecologico e l’attenzione nei servizi educativi dell’infanzia del nostro territorio si esprime attraverso alcuni gesti come la scelta della carta ecologica riciclata per le pubblicazioni, l’utilizzo di materiali di riciclo per le attività ludico-educative, tendendo all’azzeramento di giocattoli in plastica, optando per il legno quanto più possibile e prediligendo una progettazione che segua i principi della bioarchitettura. Senza dimenticare l’impiego di pannolini lavabili all’interno dei nidi d’infanzia e l’utilizzo di prodotti ecologici e biodegradabili per l’igiene personale e per la pulizia degli ambienti.

Queste scelte per la diffusione di una cultura ambientale passano anche attraverso azioni di sensibilizzazione del personale e l’organizzazione di attività con le famiglie, per condividere e incentivare la trasmissione di buone pratiche anche nella vita a casa e nel tempo libero.

Quando acquistiamo prodotti per la pulizia e per l’igiene personale, infatti, è bene non solo pensare alla nostra salute, ma anche all’ambiente che ci circonda. Optare per prodotti ecosostenibili significa provare a tutelare il domani dei nostri figli, lasciandogli un mondo meno inquinato.

Sicuramente, dal punto di vista economico, il prezzo dei prodotti ecologici è più alto del classico prodotto chimico; rimane però importante al momento della scelta valutare il peso che ha lasciare un ambiente pulito e come questo si ripercuoterà sul futuro delle nuove generazioni, portando anche una maggiore consapevolezza della propria condotta e migliorando la qualità della vita. Del resto, il ruolo fondamentale dell’igiene negli ambienti vissuti dai più piccoli, che non hanno ancora un sistema immunitario maturo, è riconosciuto anche dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Un’attenzione indispensabile per ridurre il più possibile la prolificazione dei batteri e garantire ai nostri bambini di crescere in spazi salubri.

a cura di Sara Aureli
coordinatrice area infanzia cooperativa sociale Società Dolce

 

Avere cura di per amore dell’ambiente...

cura-di-se.jpgCome posso parlare di cura e rispetto dell’ambiente se non mi vedo, se non sono presente a me stesso rispettando i miei bisogni e ciò che fa bene per me?

Come posso rispettare l’ambiente se non inizio a rispettare me stesso?

L’uomo è un microcosmo composto dagli stessi elementi di cui è composta la terra, quindi se iniziamo a portare armonia dentro di noi, di riflesso iniziamo a portare armonia anche allo scenario circostante.

Il momento storico che stiamo vivendo, fatto di confusione, dove ognuno afferma la propria verità e subito dopo leggiamo il contrario di questa verità, dove le informazioni su determinati temi arrivano a valanga e ogni professionista indica la sua via, ritengo ci sia la necessità di portare la persona ad essere consapevole di ciò che va bene per se stessa.

Per arrivare a questo passaggio è necessario iniziare un processo di conoscenza di sé che possa permettere alla persona di apprendere chiaramente chi è e quali siano i suoi veri bisogni, perché forse non tutto ciò che ci viene propinato è per noi necessario. Uno degli strumenti che ognuno ha a disposizione per entrare dentro la conoscenza di sé è il proprio corpo. Entrare nella percezione del proprio corpo ci permette di riconoscere la nostra profondità come esseri umani, come individui unici, dove l’etimologia della parola individuo ci riporta al significato di indivisibile. Se prendiamo coscienza della nostra importanza come esseri umani quello che è la cura di sé arriva spontaneamente e così di conseguenza tutto quello che riguarda la cura dell’ambiente.

Ognuno dovrebbe iniziare dalla cura di sé per arrivare alla cura di ciò che lo circonda. Quindi anche un tema come l’igiene, dove l’etimologia della parola igiene ci riporta al tema della salute che secondo l’OMS fa riferimento ad un armonia di tutti gli aspetti della persona (fisico, mentale, sociale, e aggiungo emotivo e spirituale), può essere reso maggiormente sentito partendo dalla percezione di sé e da un processo di lavoro che parte dal corpo. Il nostro corpo ha in sé i pensieri, le emozioni, l’anima, il sentire. Se iniziamo da semplici esercizi di percezione attraverso quello che può essere il movimento, il gesto, la lentezza possiamo riportare armonia tra le parti e tornare a meravigliarci di ciò che rappresentiamo. Se torniamo a vederci come esseri unici, non potremo fare a meno di avere cura di noi e di conseguenza essere anche più attenti all’igiene. Una sensibilizzazione alla cura di sé che parte dal conoscere se stessi con l’ausilio del corpo.

Iniziamo ad avere cura di noi, per avere cura dell’ambiente circostante.

cura di Daniela Costantini
educatrice sociale/culturale, ricercatrice, danzatrice

 

La baby sitter del XXI secolo

bambino_tv_02.jpgLa tv è entrata nelle case degli italiani negli anni ’50: questo nuovo oggetto di intrattenimento portava tutta la famiglia a riunirsi dopo cena, a volte invitando anche amici e parenti, per divertirsi insieme in un modo diverso dal solito.In casa era presente un solo apparecchio e solitamente era posto in salotto, luogo della casa condiviso da tutti. La televisione era così un oggetto che facilitava l’incontro della famiglia. Inutile dire che molte cose sono cambiate da allora e che in particolare la tv si è trasformata da oggetto di mero intrattenimento a oggetto indispensabile. Non ci si sbalordisce più se il numero delle televisioni equivale a quello degli ambienti; spesso è la prima cosa che si accende quando si entra in casa ed è utilizzata come sottofondo quando si è soli: anche se non direttamente guardata, con il suo suono riempie un “vuoto”… da qui l’espressione “la tv mi fa compagnia”.

Ma cosa comporta questo utilizzo frenetico e spropositato della televisione?

Come incide il suo utilizzo sull’educazione e la crescita del bambino e in particolare sulla relazione tra il bambino e i suoi genitori?

Gli esperti ci dicono che la televisione è sconsigliata nei primi due anni di vita, in quanto un utilizzo frequente influisce negativamente sullo sviluppo del linguaggio e sulla qualità delle interazioni adulto-bambino, nonché sulla creatività del bambino stesso. Dopo i due anni è comunque consigliato un utilizzo per non più di un’ora al giorno, preferibilmente in compagnia dell’adulto, che aiuta il bambino a interpretare e a dare significato a ciò che guarda.

Nella realtà la tv spesso viene accesa col fine di “tener buono il bambino” o per “occupare il bambino che si annoia”. Mentre l’adulto, dopo una intensa giornata di lavoro, è intento a svolgere le faccende di casa e preparare la cena, la tv intrattiene i bambini come se fosse una babysitter. L’energia rimasta assopita si riaccende appena la tv viene spenta, portando il bambino ad essere più irrequieto di prima. Anche per questo la tv è sconsigliata prima di andare a dormire.

Sarebbe augurabile che la “babysitter tv” fosse sostituita da piccole attività creative, dalla lettura di un libro, da un gioco da svolgere in autonomia, che da una parte attivano e sostengono la crescita del bambino e dall’altra permettono ai genitori di svolgere le mansioni di casa o ritagliarsi un piccolo tempo per sé stessi. Un’idea concreta potrebbe essere quella di dare al bambino della pasta di sale (si può tenere in frigo anche 3 giorni), da utilizzare in cucina seduto al tavolo al proprio fianco. In questo modo si sta insieme ma nello stesso tempo si è organizzati per svolgere le diverse attività con serenità, intesa e creatività.

a cura di Miriam Cesari
coordinatrice Area Infanzia cooperativa sociale Società Dolce

Giocare con un teatrino al posto della televisione...

teatrino.jpgLe vacanze natalizie sono alle porte, le scuole saranno chiuse e le attività extrascolastiche interrotte. Sarebbe bello utilizzare questo tempo libero stando all’aria aperta, andare al parco o semplicemente giocare in cortile.

Quando non sarà possibile? Siamo in inverno, cosa fare nei pomeriggi

freddi e piovosi? Accendere la TV, il PC oppure un gioco elettronico? Vi scrivo per proporvi un’alternativa semplice, ma creativa da poter realizzare tutta la famiglia insieme: la creazione di un teatrino e burattini fai da te.

Questo vi permetterà, nel divertimento e nello svago di sviluppare immaginazione, abilità manuali, verbali e di scrittura. Per la realizzazione del teatrino avrete bisogno di un grande scatolone, tagliate una fessura frontale a forma rettangolare e decoratelo a piacimento. Per la realizzazione dei pupazzi, che potranno avere varie grandezze: a dito oppure più grandi per tutta la mano; potranno essere utilizzati vari materiali come un calzino, delle stoffe e cartoncini.

Per una descrizione dettagliata sul lavoro da fare vi potranno essere utili i molti tutorial su internet. Iniziando da una fiaba semplice, ad esempio “Cappuccetto rosso”, potete riscoprire i personaggi: protagonista, antagonista e aiutante, magico o no; e la struttura che caratterizza un racconto: situazione iniziale, complicazione, svolgimento e conclusione con lieto fine. Con l’acquisizione di queste conoscenze si ha una guida per tutte le storie che si vorranno raccontare. Scrivere la storia nero su bianco, in discorso diretto, da attaccare sul teatrino e poter leggere durante le prime rappresentazioni vi aiuterà. Una volta fatta un po’ di esperienza con racconti conosciuti come “i 3 porcellini”, “Pinocchio” ecc. vi potrete cimentare in creazioni nuove ed originali. È divertente farlo tutti insieme, grandi e piccoli.

L’aiuto dei genitori sarà fondamentale nelle prime occasioni, ma una volta capito il gioco sarà divertente scambiarsi i ruoli. I genitori racconteranno ed i bambini saranno i pubblico, viceversa i figli inventeranno un racconto per gli adulti, le possibilità sono infinite….. buon divertimento!

a cura di Pamela Celani
Associazione culturale PesceBaleno

 

I nostri centri energetici: un mondo vastissimo da scoprire...

bambino_massaggio.jpgParlando del cris massage nello scorso numero dellarivista, avevo accennato ai Chakra che sono alla base del trattamento. I chakra sono centri energetici dove scorre l’energia del nostro corpo: nelle tradizioni orientali, il corpo umano è composto da molti livelli di energia, sia fisici che regolati da flussi di energia sottile dentro ai centri energetici (chakra). L’energia che si accumula nei chakra ci consente di avere un’attività intellettuale, emotiva e spirituale. Queste ruote di energia (o vortici di luce) sono quindi centri di forza che nutrono i diversi livelli dell’essere: fisico, emozionale, mentale e spirituale ed irradiano energia in tutte le direzioni.

Quindi, attraverso di essi si possono avere delle visioni allargate su tanti disequilibri di ordine fisico, emotivo o energetico. I chakra vengono rappresentati con dei vortici circolari e possono assumere diversi colori: quelli principali più studiati e conosciuti sono sette. Ad ognuno di essi si possono anche associare delle essenze floreali o degli oli essenziali per riequilibrare quel centro di energia.

Riequilibrare un chakra significa attivare in maniera funzionale il tipo di energia che si può sprigionare dal singolo centro. I Chakra sono anche collegati agli stili di vita, di alimentazione e di movimenti fisici. La meditazione, l’ascolto dell’altro, la vita stessa, le scelte che ci mette davanti, sono tutte vie attraverso cui un chakra può riequilibrarsi. Ad esempio, alcune posizioni di yoga vanno a lavorare su dei centri energetici piuttosto che altri; dobbiamo guardare più aspetti e più soluzioni per riportare armonia.

Se per esempio ad essere in disequilibrio è il nostro primo centro di energia, il Muladhara Chakra, cioè il chakra radice (il suo colore è il rosso, è collegato alla terra e le parti del corpo che comprende sono: naso, denti, ossa, ghiandole surrenali, parte bassa dei reni, anche, piedi, retto colon, prostata, sangue) questo chakra, in condizione disarmonica può rivelare paure profonde, sensazione di non essere amati, molta stanchezza, dolori ai piedi, problemi ai denti, fragilità ossea, ecc. per riportare equilibrio possiamo prevedere un’alimentazione fatta di cereali in chicchi, ridurre zuccheri raffinati, cibi crudi, latte e formaggi.

Una delle posizioni di yoga per riequilibrarlo è la posizione del gatto, Sarduli kriya, fare della respirazione consapevole e addominale, passeggiare in mezzo alla natura… si possono utilizzare alcune essenze anche da dare direttamente nella zona coccigea. Insomma, un mondo ampio e molto affascinante che può aiutarci nel nostro viaggio verso il prendersi cura di noi stessi...

a cura di Claudia Ciarrocchi
esperta in medicina olistica

Scacco matto alla tecnologia: crescere giocando a scacchi!

bimbo_scacchi_01.jpgIn un mondo sempre più digitalizzato, gli antichissimi scacchi si rivelano ancora oggi un gioco educativo, formativo e sportivo. Capace di risvegliare nei bambini di ogni età attenzione, curiosità, ingegno e abilità di problem-solving.

A differenza della maggior parte delle attività ludiche, dove bisogna seguire regole rigide e passive, negli scacchi è la creatività che la fa da padrona, permettendo al bambino di costruirsi in modo personalizzato, e sempre diverso, il proprio stile di gioco. In questo modo il bambino può esprimere tratti della sua personalità, sia quelli dominanti, sia quelli più sopiti.

Gli scacchi sviluppano abilità logico-cognitive nel bambino, ma anche negli adulti, tanto che è dimostrato che giocare a scacchi migliora il rendimento scolastico! Sviluppare un pensiero logico, risolvere problemi, elaborare piani strategici, calcolare, sono tutte abilità che il bambino può apprendere e migliorare attraverso questo gioco. Da non dimenticare la dimensione sociale: è utile per favorire il confronto e la socializzazione, al di là di ogni barriera di lingua, sesso, religione, cultura o età. Un modo di unire e coinvolgere anche le famiglie, infatti spesso sono i nonni e i papà che insegnano i rudimenti del gioco ai più piccoli, per poi essere surclassati: non dimentichiamo che i bambini imparano in fretta!

Gli scacchi sono anche un’attività sportiva vera e propria, riconosciuta dal CONI, che è formativa ed educativa. Essendo il gioco del tutto privo dell’elemento “fortuna”, risulta impossibile barare, bluffare, truffare... contano solo le qualità individuali, il merito e le capacità umane messe in campo. Si impara a rispettare l’avversario, a confrontarsi con l’altro (simile o diverso che sia), ad accettare la sconfitta e gli errori come momento di crescita e opportunità, ad incrementare l’autostima, la fiducia, le capacità decisionali.

In attesa che gli scacchi vengano introdotti come materia nelle Scuole Pubbliche italiane, come già avvenuto in diversi stati dell’Unione Europea, c’è già la possibilità di rivolgersi ai Circoli scacchistici o a Istruttori della Federazione Scacchistica, per organizzare corsi o lezioni scolastiche o extrascolastiche.

I bambini più appassionati poi, possono partecipare ai tornei giovanili della Federazione Scacchistica Italiana oppure ai tornei scolastici, vivendo importanti occasioni di crescita.

a cura di Stefano Balestra
Istruttore Federazione Scacchistica Italiana - SNAQ

 

Facciamo insieme il washi-tape

washi.jpgOccorrente:

Carta da regalo colorata

Nastro bi-adesivo

Penne; matite e taglierino

Condividete con noi le vostre creazioni nella pagina facebook “L’ora del tè”...

 

 

Il washi tape è uno scotch colorato, disponibile in tantissimi colori e fantasie diversi, che in Giappone viene utilizzato per decorare e personalizzare oggetti di uso comune e quotidiano.

Da qualche anno questo versatile prodotto è disponibile anche in Italia in numerose catene di negozi specializzati in articoli creativi e per la casa, ma sfortunatamente i prezzi sono spesso poco convenienti e la scelta ancora estremamente limitata.

Con questo foto-tutorial vi mostreremo come realizzare in casa, in maniera facile ed economica, il vostro washi tape e come utilizzarlo per trasformare delle comuni matite in oggetti assolutamente unici. Perché anche se le vacanze sono appena cominciate, è bello approfittare di queste giornate spensierate per preparare in maniera allegra e colorata tutto l’occorrente che ci accompagnerà nella meravigliosa avventura di un nuovo anno scolastico!

01) Posizionare sul piano di lavoro la carta da regalo con il lato non stampato rivolto verso l’alto. Far aderire un pezzo di nastro bi-adesivo alla carta da regalo.

02) Con l’aiuto del taglierino, ritagliare la striscia di carta da regalo sulla quale è stato posto il nastro.

03) Iniziando dalla punta della matita, rivestirla interamente con la carta colorata, avvolgendola a spirale fino all’estremità superiore, eliminando alla fine la carta in eccesso dai bordi con l’aiuto del taglierino.

04) Ecco pronte le vostre matite, coloratissime e pronte a tracciare il racconto di tante nuove e fantastiche esperienze!

a cura di Silvia Mederi
esperta arti grafiche, diplomata IED

Come possiamo vivere al meglio la musica nella quotidianità?

bambino_musica_02.jpgL’esperienza sonora è come una piattaforma multimediale che mette in relazione e “accende” connessioni nel nostro cervello, potenziando a livello cognitivo ed emozionale.

A volte le canzoni, con un titolo o con un verso, riescono a esprimere concetti complessi; è ciò che succede se abbiniamo la parola “musica” ai versi di G. Paoli “Quando sei qui con me questa stanza non ha più pareti…” La musica può trasportare adulti e bambini negli spazi infiniti della fantasia e, come le neuroscienze ci indicano, è un’esperienza che può potenziare sin dalla tenerissima età le capacità di apprendimento e di relazione; “Il cervello, alla nascita, è l’organo meno differenziato e le esperienze precoci indirizzano le connessioni fra neuroni”; per questo quando decidiamo di fare o ascoltare musica, se i protagonisti o i fruitori sono bambini, dovremmo scegliere il luogo e i mezzi senza sottovalutare alcuni importanti fattori:

La Luce nello spazio sonoro. L’oscurità può favorire stati d’animo che la musica riesce a esaltare, ma per una serena concentrazione i bambini hanno bisogno di ambienti luminosi e, potendo scegliere, di una diffusa luce naturale.

I Colori nello spazio sonoro. In genere i bambini amano i colori vivaci, ma sono i colori chiari e tenui (pastello) che conducono i bambini alla tranquillità d’animo e alla concentrazione, elementi necessari alla pratica e all’ascolto della musica. Il bianco merita una considerazione particolare: è un colore che può lasciare indifferente la sensibilità di un bambino, ma con la guida consapevole di un genitore o di un educatore può diventare la pagina bianca che accoglie tutte le sfumature della sua creatività.

Gli arredi nello spazio sonoro. Il senso dell’udito dei bambini è molto sensibile a tutte le frequenze sonore e per questa ragione le esperienze musicali dovrebbero essere vissute nei modi più opportuni consentendo un ascolto piacevole. Attenzione perciò ad ambienti o troppo “riflettenti” o troppo “assorbenti” che esaltano esageratamente o impediscono la propagazione delle naturali rifrazioni e risonanze di cui la musica ha bisogno.

Il Volume d’ascolto. Quantità non è sinonimo di qualità. Il volume, nel caso dei bambini, dovrebbe essere alto quanto basta per coinvolgerli emotivamente e fisicamente; in questo modo la personalità e la sensibilità del bambino non rischiano di finire “schiacciate” dal peso della musica. Quando la musica è eseguita e/o ascoltata nei luoghi opportuni e con modalità che non ne alterano la portata emotiva, anche una semplice esecuzione ha il potere di rigenerare, “nutrire” e “accendere” il nostro cervello; anche un semplice canto (semplice come quello di un bambino) ha il potere di commuoverci o di farci sorridere: in una parola… di emozionarci.

a cura del M° Sabrina Simoni musicista e didatta
e M° Siro Merlo musicista e compositore

Bambini liberi di essere selvatici...

mani.jpgI giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie” Montagne

Coperta da pic-nic, torcia e siamo pronti per questa nuova avventura da gustare in famiglia! Francesco è alle stelle, ha soli tre anni, ma quando gli ho detto che saremmo andati a “Casa di Rosa” per fare un pic-nic e avremmo visto i cavalli e fatto una passeggiata nel bosco sembrava gli avessi proposto la cosa più bella del mondo!

Il ritrovo è alle 18, si comincia a grigliare la carne e verdure mentre i bambini giocano liberi nel prato. L’ora della cena è arrivata e dopo aver mangiato (e c’era anche il dolce con le torte fatte in casa direttamente da genitori!) i bambini sono stati intrattenuti magnificamente con un racconto di Gianni Rodari!

Lo scopo di questa narrazione” spiegano Letizia e Pamela “è voler far cercare di capire, informare tranquillizzare i bambini in modo che possano affrontare la passeggiata notturna nel bosco, luogo dove, nell’immaginario, ci si può perdere e incontrare il lupo!”In cielo la Luna e le stelle proprio nel bosco abbiamo trovato compagnia: Le Lucciole! I bambini erano estasiati e cercavano in qualche modo di catturale, ma è bastato loro spiegare che gli animaletti si sarebbero feriti per poter proseguire la passeggiata serenamente.Tornati a casa, Francesco continuava a dire “culliole!” (lucciole) ed io ero contenta di aver passato una serata assieme al mio cucciolo, a mio marito e ad altri genitori. E’ stato un po’ come tornare bambina, quando ancora c’era la possibilità di divertirsi senza avere troppi giochi strutturati.

L’iniziativa a cui ho preso parte è stata possibile grazie ad un’associazione di Molinella che con i suoi interventi cerca di far riscoprire i valori e i giochi di un tempo, il valore della nascita consapevole e non a caso utilizzano i giochi di legno e l’outdoor education. Le 4 socie fondatrici educatrici e mamme (Letizia, Valentina, Pamela e Rosa) hanno dato vita nel 2008 a questa associazione per sopperire alle mancanze ludiche del territorio e si occupano, come volontarie, di organizzare diversi corsi ed incontri per la fascia d’età che va dai meno 9 mesi ai 6 anni!Sono diverse le collaborazioni con molti professionisti, come psicomotricisti, educatori, ostetriche, educatrici e insegnanti di scienze motorie; ci sono incontri di gruppo solitamente gratuiti e percorsi che invece possono essere a pagamento; ci sono momenti in cui i bimbi vengono affidati alle educatrici e momenti in cui si può giocare con i propri figli, ma lo scopo principale di tutte queste attività è ritrovare un “Tempo Lento” per giocare in modo spontaneo.

a cura di Pamela Sorrentino
Volontaria Associazione Ludofficina 

Mio figlio: priorità assoluta anche in caso di separazione

famiglia_litigio_01.jpgLa fine di un matrimonio è sempre un momento difficile per la coppia ma questa fatica aumenta quando ci sono figli, soprattutto se minori. Le domande che i genitori spesso pongono agli avvocati riguardano principalmente le modalità del giudizio di separazione.

La legge 162 del 10 novembre 2014 stabilisce che, quando vi è accordo sia sulle modalità di visita che sulle questioni economiche, non è più necessario separarsi comparendo davanti al Giudice. Infatti vi è la possibilità di redigere un accordo scritto con l’assistenza di due diversi difensori nel quale i genitori stabiliscono le regole inerenti a tutti gli aspetti della fine del matrimonio. Tale accordo necessita del “controllo” del Pubblico Ministero e successivamente viene comunicato all’Ufficiale di stato civile del Comune ove si è celebrato il matrimonio. Sono notevoli vantaggi di tale procedura soprattutto in termine di tempi in quanto, stilato l’accordo, in circa trenta giorni l’iter si può considerare concluso.

Nell’ipotesi in cui non vi sia accordo tra i coniugi si darà il via, mediante il deposito di un ricorso, al procedimento per la separazione giudiziale che prevede una prima udienza davanti al Presidente del Tribunale competente dove i coniugi verranno autorizzati a vivere separati e verranno assunti i provvedimenti temporanei ed urgenti, dando poi corso ad una vera e propria fase di contenzioso che si concluderà con una sentenza. Quando si parla di affidamento dei figli, si opta sempre per l’affido condiviso: ciascun genitore deve continuare ad occuparsi dei figli e deve essere per essi un punto di riferimento costante.

In quest’ottica i due genitori, se da un lato hanno il dovere di collaborare nel prendere insieme le decisioni più importanti e significative per i figli, dall’altro hanno, ciascuno, il diritto di ritagliarsi degli spazi autonomi, nell’ambito dei quali costruire un nuovo rapporto con i figli, senza alcuna interferenza o ingerenza da parte dell’ex coniuge. Normalmente i minori continueranno ad abitare con la madre presso la casa familiare. Quanto all’esercizio del diritto di visita del genitore non convivente, il consiglio è quello di essere molto dettagliati nel disciplinare orari, giorni, gestione delle vacanze estive e feste comandate. Ciò consentirà di avere regole chiare e concordate le quali garantiranno maggiore serenità alla coppia e soprattutto stabilità ai bambini. Va da sé che con il passare del tempo e sempre nell’interesse dei minori i genitori potranno decidere insieme di gestirsi in maniera più elastica.

Per ciò che concerne gli obblighi di mantenimento a favore dei figli, i genitori hanno l’obbligo di contribuire al sostentamento dei propri bambini in misura proporzionale al reddito. L’assegno di mantenimento ad essi spettante, dovrà tener conto delle attuali esigenze del figlio del tenore di vita goduto con entrambi i genitori, dei i tempi di permanenza presso ciascun genitore e delle risorse economiche di entrambi considerando anche i compiti domestici. Le spese straordinarie di regola vengono sostenute al 50% dai coniugi e vanno ad aggiungersi al mantenimento periodico sopra indicato, intendendosi le spese mediche non coperte dal sistema sanitario nazionale (che prevedono il consenso di entrambi, salvo l’urgenza); le spese scolastiche, come le tasse, rette, libri di testo e talora le spese extra-scolastiche, quali corsi di istruzione, attività sportive e ludiche (che prevedono il consenso di entrambi).

È sempre difficile trovare un nuovo assetto in questo tipo di famiglia separata, ma è mia esperienza che con il tempo anche i genitori che si sono separati nel peggior modo trovano un accordo proprio, un “modus vivendi” per il bene dei propri figli che comprende il diritto inalienabile di ogni bambino, come dice la legge, di avere un papà ed una mamma e di poter godere del bene di entrambi, elemento fondamentale per ogni bambino che deve guidare le azioni di tutti i genitori, sempre. 

a cura dott.ri Daniela Politino - Marco Di Maio
avvocati

 

Ogni frutto ha la sua stagione: gioco e nuove tecnologie

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Il gioco è considerato la forma espressiva più significativa per i bambini: è giocando che si comprende il funzionamento degli oggetti, che si libera la fantasia e si sperimentano nuove forme di piacere.

Ed è sempre il gioco che diventa strumento di comunicazione, mediazione e condivisione tra gruppi di pari e con gli adulti, che è strumento per controllare e gestire le frustrazioni sollecitate dalla vita sociale, per comprendere i bisogni soggettivi propri e altrui.

Diventa significativo promuovere il gioco come possibilità data al bambino di giocare liberamente e spontaneamente e se possibile in spazi e contesti all’aria aperta che maggiormente sono in grado di potenziare le abilità non solo espressive e cognitive ma anche fisiche.

I bambini soprattutto della fascia d’età 0-6 anni conoscono il mondo attraverso il contatto e il contatto con la natura e con gli elementi naturali favorisce spontaneamente questo processo esperienziale. Non vanno demonizzati computer, telefonini, playstation, tablet perché sono forme di gioco e di espressione ormai entrati nella nostra vita., ma come “ogni frutto ha la sua stagione” ritengo che siano oggetti e forme di gioco che devono entrare quando il frutto è più maturo, quando altre esperienze fondamentali hanno dato al nostro corpo ed alla nostra mente un assetto più completo, quando soprattutto siamo in grado di discernere tra fantasia e realtà in maniera strutturata.

I giochi all’aria aperta a contatto con la natura permettono ai bambini di realizzare giochi fantastici, liberare la fantasia, far finta di essere… in stretta connessione con l’ambiente. Un ambiente che si presta a infinite rielaborazioni, che si modifica con il cambiamento delle stagioni, ma che è reale e tangibile. Solo dopo aver sperimentato queste forme di gioco, dopo aver liberato la propria fantasia in contesti aperti e liberi, dopo aver misurato le proprie potenzialità riconoscendosi, i bambini sono più maturi per entrare in un gioco virtuale uscendone senza rimanerne “imprigionati”.

Questa possibilità non significa che oggi nel 2016 la “maturità” dei bambini sia diversa da quella di trent’anni fa. Non è da trascurare invece il fatto che oggi i bambini sono circondati da strumenti di uso corrente e quotidiano che è impensabile non sappiano usare. Un po’ come i bambini di cinquant’anni fa di fronte alla prima televisione. Giocavano in cortile, alcuni, la maggior parte, avevano i conigli come compagni di gioco ma hanno imparato a conoscere ed usare la tv senza dimenticarsi di essere bambini.

a cura di Cristiana Gattai
pedagogista area infanzia, Cooperativa Sociale Società Dolce

I bambini hanno bisogno di giocare!!!

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Il gioco di movimento, senso-motorio, inizia nel secondo anno di vita, quando il bambino impara a camminare e diventa padrone dei propri movimenti...migliorando progressivamente le sue capacità fino a poter correre, arrampicarsi, saltare, scivolare, con piacere ed intensità sia fisica che emotiva.

E’ un modo per conoscere e conquistare il mondo ed è un esperienza che viene vissuta con entusiasmo dal bambino, interessato, almeno fino ai primi anni della scuola primaria, non tanto alla performance, ma alla soddisfazione di esprimere le potenzialità del proprio corpo, qualunque esse siano.

I genitori dovrebbero sapere che il gioco di movimento è uno strumento che il bambino ha a sua disposizione per costruire la sua identità, perché questa ha, in particolar modo nell’infanzia, un’importante dimensione corporea.

I bambini piccoli, soprattutto nei primi tre anni di vita, stanno costruendo la propria personalità e stanno differenziandosi dalla figura adulta compiendo il processo di separazione-individuazione teorizzato dalla psicologa M. Mahler nel suo famoso libro La nascita psicologica del bambino.

In questo processo anche il gioco di movimento riveste un ruolo fondamentale e deve essere vissuto pienamente per tutta l’infanzia, fino a quando, verso gli 8/9 anni, il piacere del gioco si sposta dall’uso gratuito del movimento e delle proprie potenzialità corporee al risultato e al controllo del movimento.

E’ così che i salti, le cadute, lo strisciare, l’arrampicarsi, i giochi di equilibrio-disequilibrio, aiutano il bambino a percepire i propri confini corporei e a sentire che il proprio corpo delimita un Io separato da un non-Io, un Io struttura psichica di cui il corpo è la sede che lo racchiude e delimita.

Il gioco di movimento dei bambini è espressione di un’importante tappa evolutiva dell’infanzia ed e’ per questa ragione che in tutte le culture i bambini fanno da sempre gli stessi giochi con lo stesso piacere e intensità.

a cura dott.ssa Silvia Laffi
psicomotricista

“Mamma, papà... leggetemi forte!”

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Numerose ricerche scientifiche dimostrano come la lettura ad alta voce rivolta ai bambini ben prima dell’età scolare sia fondamentale per il loro sviluppo cognitivo, intellettuale ed affettivo.

La lettura ad alta voce, anche nei primi mesi di vita del bambino fatta con continuità, svolge un’influenza positiva sia dal punto di vista relazionale, essendo un’opportunità di relazione tra bambino e genitore, che cognitivo sviluppando meglio e più precocemente la comprensione del linguaggio e la capacità di lettura, inoltre consolida nel bambino l’abitudine a leggere.

Nati per leggere è un progetto nazionale promosso dall’Associazione Italiana Biblioteche, dall’Associazione Culturale Pediatri e dal Centro per la Salute del Bambino che dal 1999, promuove la lettura in famiglia sin dalla nascita; si rivolge ai bambini da 0 a 6 anni e mira a favorire la crescita armoniosa del bambino attraverso una attenzione particolare ad uno sviluppo cognitivo ed affettivo ricco, attraverso lo stimolo della lettura. Al centro del programma Nati per Leggere c’è Il ruolo del genitore, in quanto primo intermediario tra il bambino e il mondo che egli si accinge a scoprire, che viene supportato tramite la proposta di libri selezionati e l’indicazione di alcune regole di lettura. Non sono necessarie particolari tecniche di lettura, è sufficiente intraprendere con il bambino una lettura dialogata, secondo cui il genitore incoraggia il bambino a parlare coinvolgendolo attraverso domande e lasciando che egli ponga domande. L’attenzione alle illustrazioni, la variazione del ritmo di lettura, la differenziazione delle voci dei personaggi e la mimica sono poi elementi importanti per ottenere l’attenzione del bambino. L’editoria rivolta ai bambini propone oggi una vastissima scelta di pubblicazioni in cui l’attenzione al testo e la cura dell’illustrazione rendono la lettura ad alta voce una magica esperienza sia per il bambino che per il genitore. Il programma Nati per Leggere e personale specializzato (educatori, bibliotecari, librai) aiutano ad orientarsi nella scelta dei libri appropriati nelle diverse fasi della crescita. 

a cura di Paola Saoncella
libreria Biblion

Mens sana in corpore sano...senza paura delle regole!

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W l’estate! Ma come organizzare la giornata dei vostri ragazzi che si ritrovano con tante ore libere a disposizione? Come combinare attività all’aria aperta e studio? Ecco alcuni consigli che valgono per i giovani dai 6 ai 18 anni.

Il primo consiglio è questo: più attività fisica e meno immobilità davanti a uno schermo, tv, computer o telefonino che sia!

L’attività fisica, basta anche una semplice passeggiata, crea le ideali condizioni fisiche e mentali per uno studio più proficuo: aumenta l’ossigenazione del sangue, stimola le endorfine, abbassa il livello di stress, rilassa e prepara i giovani a rendere di più intellettualmente migliorandone la concentrazione. Pertanto, i momenti trascorsi all’aria aperta non tolgono energie allo studio, anzi, le due cose si potenziano l’un l’altra.

È utile quindi che voi genitori vi impegniate ad organizzare le giornate estive dei vostri figli programmando momenti di studio e momenti di attività all’aria aperta. Per fare questo, dovreste dare importanza all’indole dei vostri figli e valutare anche i vostri impegni e gli orari lavorativi. Per i più piccoli, vi consigliamo di individuare ogni giorno un tempo per lo studio in quanto per loro è un divertimento, una scoperta, un mettersi alla prova, senza ostacolarli con ansie e paure ma lasciandoglielo vivere in modo autonomo e piacevole, intervenendo semmai successivamente per chiarire dubbi o errori. Vi accorgerete che alla fine dell’estate i vostri bambini saranno senz’altro soddisfatti di avere fatto il loro dovere.

Se per i più piccoli studiare e voler imparare è spontaneo, i ragazzi più grandi hanno meno motivazione allo studio: hanno altri interessi come amici, sport e fidanzatini!

Tocca allora a voi genitori mettere in campo maggiori risorse e strategie per farli studiare. Il suggerimento è di creare assieme a vostro figlio, un piano di studi estivo preparato sulla base delle inclinazioni del ragazzo e che preveda un frazionamento dell’impegno tra momenti di svago e di studio: arriverà alla fine dell’estate preparato e con il minimo sforzo.

Ricordate che il lavoro di voi genitori è fondamentale: bambini e ragazzi vanno costantemente sostenuti con disciplina e tanta pazienza. Loro cercano di imporsi, inseguono l’autonomia attraverso critiche e scontri, ma quello che chiedono sono supporto e comprensione. Genitori non desistete e non temete! Saranno proprio le vostre regole che fortificheranno i vostri figli, che insegneranno loro ad auto regolarsi e che, nello stesso tempo, infonderanno in loro un senso di protezione.

a cura dott.sse Benedetta Aureoli e Marika Benaglia
insegnante e pedagogista

“Tu sarai per me unico al mondo... e io sarò per te unica al mondo”

piccolo_principe.jpgUn film da vedere con gli occhi, ma soprattutto col cuore. I concetti sono forse difficili da comprendere in tenera età, ma offrono una profonda riflessione alle coscienze dei “Grandi”. “Portare sullo schermo “Il Piccolo Principe”, l’opera della letteratura francese più letta al mondo, da quando negli anni ‘40 fece la sua prima apparizione, era impresa da spaventare chiunque…, però Mark Osborne lo ha fatto molto bene, spruzzando la sua versione con un pizzico di benefica follia.” Roberto Nepoti LA REPUBBLICA.

L’anno al cinema è cominciato con un disegno animato. Di classe. Alla base c’è uno dei più famosi romanzi per ragazzi del ‘900 “Il Piccolo Principe” il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry su cui hanno sognato commuovendosi, molte generazioni. E poi perché il regista americano Mark Osborne, si è valso delle tecniche più moderne per l’animazione di oggi, non solo la “computer graphic”, ma anche la “stop motion” con pupazzi animati ottenendo risultati sempre di una calda suggestione.” Gian Luigi Rondi IL TEMPO

Antoine de Saint-Exupéry nacque a Lione nel 1900 da una famiglia aristocratica: suo padre era un conte e sua madre una pittrice di talento. Pubblicò “Il Piccolo Principe” nel 1943. Come il narratore, anche Saint-Exupéry era pilota di professione. Ebbe un incidente in pieno deserto del Sahara nel 1935, fu ritrovato e salvato dagli indigeni. E’ un racconto autobiografico dunque, il bambino che incontra nel deserto è un’altra parte di se stesso che arriva dal pianeta dell’infanzia, per non dimenticare come di solito succede ai grandi. Il Piccolo Principe arrossisce, non risponde alle domande. “E quando si arrossisce, significa sì, vero?” dice Antoine de Saint-Exupéry. E’ probabile che abbia circa sei anni, la stessa età del narratore nel momento in cui gli adulti hanno scoraggiato la sua vocazione per il disegno, “convincendosi” a non vedere nient’altro che un cappello nel disegno del serpente boa che aveva ingoiato un elefante tutto intero.

Ma l’ex bambino aveva sempre conservato quel foglio, per non dimenticare a che punto la mancanza d’immaginazione degli adulti potesse essere grande e scoraggiante. “Ho bisogno di una pecora: disegnami una pecora” chiede il Piccolo Principe. Di fronte al disegno del narratore, una cassa rettangolare con tre buchi per respirare, il bambino dirà: “Questo è proprio quello che volevo”, la pecora del Piccolo Principe è là dentro.

Secondo l’autore Il Piccolo Principe è un libro per bambini che si rivolge agli adulti affinché non dimentichino di essere stati bambini!! “Addio” disse la volpe “ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. “L’essenziale è invisibile agli occhi” ripeté il Piccolo Principe per ricordarselo.

a cura di Francesca Cristofari
mamma di Jacopo e Jari

Allergia ai peli dei nostri amici a 4 zampe...

bambina_coniglio_01.jpgL’allergia è una manifestazione clinica che può coinvolgere diversi apparati, dovuta a una risposta esagerata e dannosa del sistema immunitario a sostanze normalmente innocue e ahimè, anche i nostri amici animali possono essere fonte di problemi. I più coinvolti sono quelli che vivono negli ambienti domestici: gatti, cani, criceti, conigli o che entrano a contatto con l’uomo per motivi di lavoro e sport, come topi, cavie o cavalli, per chi lavora nei laboratori di ricerca o pratica equitazione.

Il contatto diretto con l’animale può non essere necessario per scatenare la reazione allergica poiché gli ambienti dove l’animale soggiorna sono di per sé contaminati. Nelle case, gli allergeni possono essere rilevati nella polvere domestica e nell’aria; inoltre, trasportati a scuola e nei luoghi di lavoro da abiti e capelli, possono contribuire a nuove sensibilizzazioni in compagni di classe e colleghi di lavoro già affetti da altre allergie di tipo respiratorio (come quelle derivanti dai pollini e dagli acari della polvere) causandone la sensibilizzazione anche verso gli animali.

Il più importante allergene del gatto (Fel d1), tra i più coinvolti nelle reazioni allergiche, viene prodotto in quantità maggiori dai gatti maschi, particolarmente da quelli non castrati; dalle cellule sebacee si deposita sull’epidermide, sui peli e passa nell’aria sottoforma di piccole particelle (2-5 micron) che inalate possono raggiungere le vie aeree più basse. Tali particelle sono quindi potenzialmente capaci di scatenare non solo sintomi oculari e a carico delle cavità nasali, ma anche episodi di asma bronchiale.

Gli amanti degli animali che sono affetti da allergia all’epitelio di gatti e cani non devono però disperare!

Possono sottoporsi a un percorso di desensibilizzazione attraverso la somministrazione di un’immunoterapia allergene specifica con l’obiettivo di ridurre lo stato di ipersensibilità del sistema immunitario: attraverso una rimodulazione della risposta immune s’instaura una nuova tolleranza verso questi allergeni riducendo sensibilmente le manifestazioni cliniche ad essi correlati.

A questo si possono associare alcune misure d’igiene corrette per minimizzare l’esposizione agli allergeni in casa al fine di migliorare la convivenza e salvaguardare la relazione affettiva instaurata con l’animale domestico. Occorre precisare tuttavia che l’efficacia di tali misure non sono state ancora dimostrate da studi rigorosi.

L’allontanamento del nostro amato animale e la relativa igienizzazione definitiva degli ambienti rimangono le ultime possibilità da percorrere per risolvere il problema dell’allergia.

a cura dott. Pietro Galati
medico chirurgo specialista in allergologia e immunologia clinica

DNA psichico: un imprinting non trascurabile!

bambina_cucciolo.jpgSi è detto tutto e il contrario di tutto sul rapporto fra Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, entrambi padri della psicoanalisi e stretti collaboratori, almeno fino alla rottura del loro connubio professionale.

La diversa interpretazione dei sogni e opinioni differenti circa la formazione della personalità dell’essere umano, già dalla sua infanzia, sarebbero la causa di questa rottura. Secondo Freud il bambino che nasce è “tabula rasa” e il
carattere prende forma in seguito a vicende di vita ed educazione ricevuta. Secondo il medico svizzero invece la psiche si comporrebbe di due parti, l’inconscio personale, frutto di esperienze tese a rendere unica la personalità e l’inconscio collettivo, sede degli archetipi, impronte primordiali, eredità comuni che all’atto della nascita darebbero un “imprinting” non trascurabile.
Da qui la possibilità, secondo Jung, di individuare alcune tipologie psicologiche e conseguenti tratti caratteriali comuni. L’abbinamento ai quattro elementi (Fuoco, Aria, Acqua, Terra) ha un’eco, non poi così lontana, con i dodici segni dello zodiaco. Detto che ciò non ha nulla a che fare con improbabili previsioni future o sedicenti maghi, risulta però curioso e affascinante la possibilità di individuare e perché no, superare i nostri difetti per diventare qualcosa di migliore.

Scopriamone le principali caratteristiche 

La tipologia “Fuoco”, corrispondente ai segni Ariete, Leone e Sagittario, si distingue per intraprendenza, egocentrismo e istintività. I nativi di questi segni dimostrano già da bambini uno spirito d’iniziativa non comune, riluttanti verso restrizioni o imposizioni in genere. Spesso stupiscono per l’intuito quasi “medianico”.

Il tipo “Aria” (Gemelli, Bilancia, Acquario) è versatile e comunicativo, ma non brilla per continuità e concretezza; eclettico e volubile, è sempre alla ricerca di nuovi stimoli già dalla tenera età, spinto da una curiosità intellettuale.

Il tipo “Acqua” (Cancro, Scorpione e Pesci) è fantasioso ed emotivo. La sensibilità è fortissima nel bambino di questi segni, tesa ad alimentare una creatività che chiede udienza e cerca una sponda. La timidezza deve essere superata, magari grazie ad uno sport o al contatto con gli altri in genere.

Il tipo “Terra” (Toro, Vergine, Capricorno) è affidabile, concreto e molto corretto; i cambiamenti sono mal vissuti, perché già da bambino si dimostra abitudinario e un po’ rigido. Spicca per l’atteggiamento maturo e lo spirito pratico, che non lascia tanto spazio all’emotività.

Certo “l’uomo è unico” come diceva il filosofo danese Soren Kierkegaard, ma l’idea che esista un DNA psichico resta tanto affascinante quanto difficilmente dimostrabile eppure non di rado, leggendo le peculiarità relative alla nostra data di nascita troviamo più di una assonanza e comprendiamo come l’astrologia non serva per prevedere il futuro, ma per capire noi stessi e il presente.

a cura dott. Gianluca Ruggeri
dottore in Filosofia a indirizzo psicologico

Cosa sono le doule? a chi e cosa servono?

doula.jpgLe doule sono donne che si occupano del sostegno emotivo e del benessere di altre donne e della loro famiglia, dalla gravidanza fino al primo anno di vita del bambino. 

La doula, forte della sua esperienza personale e della sua formazione, offre un sostegno su misura, intimo e confidenziale, nel pieno rispetto delle scelte della persona che assiste. Offre ascolto, informazioni, orientamento
e accudimento. Un buon modo di definire l’attività della doula è che “fa da madre alla madre”.
Perché c’è bisogno della doula?
Da quando la nascita si è spostata in ospedale, il sapere medico ha impiegato sempre più strumenti tecnologici di diagnosi e d’intervento precoce in caso di patologie, ma l’elemento umano di accudimento, sostegno, ascolto empatico delle emozioni e aiuto pratico è sempre più raro.
Se la fatica, le ansie del prendersi cura di un neonato un tempo venivano condivise all’interno delle grandi famiglie di una volta da sorelle, madri, nonne, zie, oggi si è molto più soli..
La figura della doula nasce negli Stati Uniti nel 1992 e rappresenta una soluzione valida al mutamento della società e della famiglia tradizionale. In America oggi la doula è una figura professionale sempre più diffusa con le proprie associazioni di categoria e con molteplici iniziative.
Si propongono doule pre-natali, per il parto in casa o per l’accompagnamento in ospedale, doule post-natali per l’assistenza domiciliare dopo cesareo, per parti gemellari o per chi vuole godersi la giusta assistenza in un momento delicato come la gravidanza. Anche in Europa la figura della doula si sta sempre più diffondendo, segno, anche se ancora impercettibile, di una cultura che cambia.

Avete presente cosa vuol dire rimanere tutto il giorno da sole con un neonato o non sapere come fare per poter recuperare un pò di sonno? A questi bisogni primari oggi risponde la doula!

La doula NON è un ostetrica, non compie interventi medici, non attua diagnosi mediche, non è una figura sanitaria, ma può collaborare con le ostetriche onorando e rispettando il loro ruolo. La doula è una “facilitatrice” perché migliora l’esperienza del parto, indipendentemente dagli esiti sanitari. Può essere presente durante il travaglio sia in ospedale che a domicilio, ma non attua procedure ostetriche. Se la donna vuole partorire in casa è necessaria la presenza di un’ostetrica. La professione relazionale della doula, in cui il saper essere è più importante del sapere o del saper fare, insegna a “esserci”.
La doula ha, innanzitutto, una disponibilità dell’anima, una disponibilità a mettersi a disposizione dell’altro, al lavoro interiore, sa stare con la sofferenza per alleviarla e trasformarla.

a cura di Silvia Zanotti
doula

foto Elèna Seidler

Parliamo di... genitorialità

bambini_famiglia.jpgEssere genitori oggi è una sfida ancora più difficile che richiede tantissima energia e flessibilità in tutte le fasi di crescita e sviluppo del proprio figlio. 

Confrontarsi con esperti del settore o meglio regalarsi un’ottica da un punto di vista esterno e professionale può aiutare: porta a vedere cosa emerge nelle pratiche educative quotidiane, a conoscere e sviluppare il desiderio di educare dei genitori, a rafforzare le proprie competenze educative partendo dalle vulnerabilità di ognuno. E’ importante creare un punto d’incontro, uno spazio in cui i genitori dove possono trovare sostegno e comprensione, ispirazione e idee utili per migliorare il proprio modo di essere genitori. Questo percorso può comprendere anche l’informazione e la consapevolezza su tematiche relative alla crescita dei figli, la genitorialità oggi, i nuovi modelli educativi nelle difficoltà del bambino e l’interazione sociale tra gli adolescenti.

Pedagogia e Psicologia come strumento di crescita per genitori e figli. 

La collaborazione tra più figure professionali nel settore educativo, psicoeducativo e pedagogico porta ad un’integrazione che crea sviluppo e crescita, perché le azioni pensate per la persona, che comprendono obiettivi
realistici per la persona, si vanno a tradurre nell’azione pratica. Qualsiasi persona con qualsiasi storia, può beneficiare di questi percorsi che mirano a comprendere e migliorare la relazione con i figli, gli stili educativi e comunicativi in famiglia oltre che favorire una crescita migliore dei figli stessi.


Progetto educativo condiviso

I benefici che possono portare adeguate azioni di sostegno alla funzione educativa di genitori ma anche di insegnanti in relazione tra loro possono arrivare ai bambini in termini di benessere nel momento che ci sia il DESIDERIO che qualcosa si modifichi. Scuola e famiglia possiedono già gli strumenti per arginare la frammentarietà e l’isolamento che caratterizza l’assenza di vera corresponsabilità delle azioni educative. La vera sfida è rappresentata dalla comprensione che il sapere del genitore è complementare a quello dell’insegnante in quanto ognuno ha bisogno dell’altro per comprendere maggiormente le proprie pratiche nel proprio quotidiano con quel bambino.
Gli interventi così specifici diventano parte un progetto globale e multi contestuale che può portare ad un miglioramento che coinvolge come parte attiva il bambino/adolescente, la sua famiglia, il contesto sociale e quello
scolastico. “Non ci può essere cambiamento, modificazione, senza un reale desiderio di cambiamento”.

a cura dott.sse Anna Giardi, Stefania Centorino, Giulia Bertacchi
pedagogista, psicologo-psicoterapeuta, educatore professionale

Vi raccontiamo la “disgrazia” di una disabilità che è diventata per noi un’opportunità di vita piena...

bambini_famigliaLa nostra famiglia ha una composizione abbastanza “variegata”: ci siamo noi genitori Claudia e Alessandro, sposati da 16 anni; le figlie naturali Daniela (15 anni), Alessia (13), Sara (9), una figlia adottata alla nascita, Manuela (4 anni) e una bambina di 12 anni in affidamento: Angelica.

Viviamo a Roma in una casa che, come si può capire dai nomi, è a forte prevalenza femminile: di certo non c’è molto tempo per annoiarsi, e soprattutto non mancano spazzole, bambole e scarpe da donna di ogni misura! Purtroppo (ora è il papà che scrive) cominciano ad aumentare a dismisura i vari tipi di trucco…

Volentieri vi raccontiamo in queste righe la nostra esperienza legata proprio alla più piccola, Manuela: fu abbandonata alla nascita per via della sua malattia, la Leucomalacia Periventricolare Cistica. Si tratta di una patologia conseguente a emorragia prenatale che ha causato una paralisi cerebrale infantile con danni alla corteccia in varie parti, in particolare della sostanza bianca. Questo evento ha reso impossibile alla nascita una diagnosi precisa sugli esiti successivi in merito a capacità motorie e intellettive, proprio per la vasta e disordinata localizzazione dei danni: di fatto fino ai 2 anni i medici hanno potuto esprimere soltanto ipotesi e solo da poco possiamo avere un’idea più precisa sulla salute di Manuela.

Gli esiti odierni consistono in una tetraparesi da ipertono con difficoltà motorie, soprattutto agli arti inferiori dove il controllo volontario è minimo; quelli superiori vanno un pochino meglio, mentre il controllo del busto e della posizione seduta sono ancora insufficienti. Risulta a oggi assai improbabile che possa in futuro camminare da sola, forse con l’aiuto di ausilii specifici qualcosa si potrà fare; dal punto di vista cognitivo invece il suo ritardo è molto più contenuto e i progressi sono all’ordine del giorno, “complici” le sorelle e l’entrata nel mondo scolastico.

Cosa ha significato l’entrata di Manuela nella nostra vita? Tante cose, tutte sorprendenti: forse proprio perché i medici non potevano sbilanciarsi siamo partiti senza aspettarci nulla, prendendo ogni piccolo progresso come un Dono. Certamente la vita di famiglia, già abbastanza complicata con 3 figlie, ci è stata stravolta: ma in una forma molto più bella di prima! Molto impegnativa, soprattutto i primi 2 anni quando praticamente ogni mattina c’era una visita in un qualche ospedale del Lazio; eppure molto più piena di gioia, di “peso specifico”.

Quello che più ci commuove da genitori è il vedere come davvero Mimmi (questo il soprannome datole dalle sorelle) sia fusa completamente nella nostra famiglia, sin dal primo giorno: ogni tanto qualcuno ci ricorda che l’abbiamo adottata, fosse per noi l’avremmo già dimenticato per quanto è naturale e preziosa la sua presenza, allegra e pur piena di senso della vita.

Ecco, c’insegna tantissimo, ogni giorno: le nostre figlie stanno imparando quanto sia ricco il donarsi, che apparentemente sembra un DARE ma in realtà è RICEVERE, noi genitori veniamo continuamente ridimensionati nelle nostre frenesie (e fesserie) di ogni giorno; e chiunque viene in contatto con lei ci testimonia come già la sola sua presenza sia fonte di pace: inaspettatamente per via della sua condizione, in realtà proprio in forza della sua disabilità che testimonia quanto la vita sia molto più preziosa di quel che i parametri di “benessere” proposti oggi dalla nostra società vorrebbero indicarci come “vita che vale la pena di essere vissuta oppure no. E benedetta sia la donna che, per motivi che solo Dio conosce, ha comunque resistito al “ragionevole” suggerimento (che qualcuno le avrà probabilmente dato) di abortire: ha dato alla bambina la cosa più preziosa che poteva, la vita!

Molti, ogni giorno, ci chiedono: “Ma come vi è venuto in mente di prendere in adozione una bimba diversamente abile?”, tra ammirazione e sguardo del tipo “QUESTI-SONO-FUORI-DI-TESTA”. Sveliamo un piccolo segreto: non siamo stati né bravi né buoni; semplicemente… FURBI! Abbiamo infatti creduto all’intuizione di quel momento quando è comparsa nella nostra vita, non cercata, la sua storia: che in questa bimba cioè ci fossero nascoste per noi tutti tante Grazie di Dio. A pensarci oggi anzi dobbiamo ammettere di aver sbagliato la previsione, ma in difetto: infatti molto di più di quanto osassimo sognare all’inizio ci è stato Donato, ed ogni giorno ci è sempre più evidente come questa vita terrena acquisti il suo vero senso spendendosi.

E oggi non possiamo tacere sul fatto che la “disgrazia” (il termine più usato in questi casi) di una disabilità può diventare un’opportunità di Vita Piena, non comprensibile per chi la vive dal di fuori; impossibile a dirsi per noi solo qualche anno fa. Nostra figlia è una diversamente abile, lo sarà per tutta la vita: eppure non abbiamo mai conosciuto una persona più piena di allegria, di pace, di serenità di lei. Nessuna più seducente, perché attrae verso Dio e non verso se stessa: non conosciamo un uso migliore del proprio corpo in questa vita, quante donne dovrebbero scoprirlo!

Testimonianza
di Alessandro, Claudia e famiglia (RM)

Dalla Germania arriva la Tagesmutter

tagesmutterTagesmutter è un termine di origine tedesca e significa pressapoco “mamma di giorno”.

E’ una figura professionale nata in Europa Settentrionale negli anni Sessanta, che ha già preso piede nel Nord Italia e si sta diffondendo, da un paio d’anni a questa parte, anche nel Centro Italia, soprattutto nel Lazio.

La Tagesmutter è un’operatrice professionale a domicilio. Molto spesso è una mamma che oltre a prendersi cura dei suoi figli, accoglie nella sua casa (trasformata in nido famiglia) bambini da 0-3 anni. Può ospitare anche bambini di età superiore ai 3 anniqualora ci siano richieste da parte dei genitori. Il rapporto tagesmutter/bambini è pari a uno su cinque, quindi la mamma/educatrice può ospitare in casa massimo cinque bambini! La giornata-tipo all’interno del nido famiglia è simile a quella del nido: è prevista una merenda a metà mattina, lo svolgimento di un’attività ludico-educativa, il pranzo e la ninna. La Tagesmutter non è una babysitter! E’ una persona qualificata e con esperienza sul campo. E’ sempre aiutata da un’ausiliaria all’infanzia e garantisce sempre la prestazione, anche in caso di malattia o imprevisti!

E’ un servizio che si differenzia dagli asili nido comunali e privati per queste caratteristiche:

-                Adattabilità e flessibilità: l’attività è organizzata in base alle più svariate esigenze dei genitori. Il nido famiglia può aprire particolarmente presto o chiudere più tardi dei nidi statali e privati. E’ perciò più flessibile negli orari e permette un’assistenza anche momentanea e discontinua. Gli spazi della casa possono essere condivisi con i genitori, consentendo loro di passare del tempo con i propri figli prima di lasciarli per affrontare i propri impegni giornalieri.

-                Prezzi più bassi rispetto ai nidi tradizionali.

-                Attività educative mirate: i bambini svolgono un percorso di sviluppo psico-fisico, previsto in una programmazione didattica al pari di un asilo nido tradizionale.

-                Attenzione al singolo:I bambini si conoscono tutti e bene! Partecipano alle attività in modo più attivo e controllato. Al loro fianco hanno una mamma più accogliente e disposta all’ascolto rispetto all’educatrice dell’asilo, che accudisce tanti bambini tutti insieme. Essendoci meno bambini, anche il contagio di malattie è inferiore!

-                E poi, cosa c’è di più bello per un bambino di essere coccolato come se fosse a casa sua! •

a cura di Maria Castelluccio
tagesmutter

E se smettessi di fumare?

fumoAl rientro dalle vacanze estive, generalmente, si è più rilassati e più propensi ad attivare e  dar vita a.. buoni propositi. Uno di questi può essere il desiderio di smettere di fumare. 

Di questo argomento vorrei parlare, per dar voce a quei genitori e adulti fumatori che si accingono per la prima volta o hanno già avuto precedenti tentativi di smettere di fumare e che desiderano intra- prendere nuovamente questa sfida. 

Molti possono essere i motivi per cui un fumatore desidera smettere. Spesso sono proprio i figli la molla che fa scattare questo desiderio: per essere loro d’esempio, perché il figlio ha fatto notare alla mamma/babbo quanto puzzino, che fumare fa male alla salute, che quando si fuma si toglie del tempo che potrebbe essere speso giocando o parlando con loro. I bambini sanno essere molto attenti e ti ricordano che “le sigarette non si buttano per terra” quando, distrattamente mamma o babbo gettano la sigaretta a terra dopo averla terminata.

Altri motivi possono essere determinati da problemi di salute, estetici (è risaputo che smettendo di fumare la pelle diviene più luminosa e bella), economici (fumare costa!) e così via, la lista potrebbe essere allungata ulteriormente.

Gli adulti fumatori, generalmente, conoscono perfettamente i danni che il fumo provoca alla salute, a livello estetico, economico… ecc. Giornali, riviste, programmi televisivi, internet sono tutti mass media dove poter trovare informazioni su questo e mille consigli su come smettere. Tuttavia, smettere di fumare, rimane per molti un progetto difficile da portare a conclusione. Perché?

Tanti sono ancor oggi i fumatori, tanti i loro modi e motivi per cui hanno iniziato a fumare e continuano a farlo. Possiamo dire dunque che ci sono molti modi di fumare e che ogni fumatore ha un proprio “aspetto” a cui risponde dove, per “aspetto” s’intende una parte che compone la personalità di ogni individuo. Facciamo un esempio: M. è una donna di circa trentacinque anni, sposata, ha due figli rispettivamente di cinque e di sette anni, lavora presso una ditta come impiegata con un contratto part-time in più, deve accudire i genitori anziani che vivono vicino a lei. M. ha un forte senso del dovere ed è molto efficiente pertanto non si risparmia e risponde ai bisogni di tutti… tranne che ai suoi. Fuma circa quindici sigarette al giorno e lo fa nei rari momenti di pausa che si concede. Vi è dunque un aspetto legato al fumo che chiede “semplicemente” di rallentare, di prendersi dello spazio per sé, che desidera riposare o fare qualcos’altro di piacevole per sé stessa. M. difficilmente riuscirà a smettere di fumare se non inizierà a prendersi cura di sé e a soddisfare, in modo consapevole,  i bisogni che il suo aspetto fumatore le porta... 

Nei prossimi numeri inizieremo a guardare altri aspetti che possono entrare in gioco boicottandoci nella nostra scelta di smettere di fumare.•

a cura di Lucia Paulazzo
infermiera, counselor e coach relazionale

Il fumetto per stimolare la fantasia dei bambini

FumettoIl fumetto è una delle arti più complesse e allo stes- so tempo più appassionanti che vi siano. Nel mondo dei professionisti, ad un autore son richieste doti di abile disegnatore e ritrattista, capacità di creare ambienti e architetture come se fosse uno scenografo o un architetto, sensibilità e psicologia per caratterizzare i personaggi e le scene chiave di una storia. Inoltre, il fumettista deve gestire le immagini e le sequenze con  l’esperienza di un regista cinematografico, aver la finezza di un sarto per creare gli abiti più adatti oltre ad una buona  conoscenza dei principi della grafica per l’impaginazione  e le scritte.

Naturalmente a bambini e ragazzi non è richiesto tutto questo, anche se in piccola  parte  e in modo  più leggero  si troveranno  ad affrontare tutti i vari argomenti. 

Lo sperimentare svariate tecniche e il seguire  i suggerimenti di maestri esperti è sicuramente un buon punto di partenza. In ogni caso per fare fumetti bisogna prima di tutto imparare  ad usare la fantasia

I bambini hanno una soglia d’attenzione estremamente volatile che va sol- lecitata di continuo ed è per questo che l’aspetto ludico è estremamente importante. 

Durante le varie fasi di apprendimento, tutti gli allievi devono essere coin- volti nella parte progettuale e creativa. La creazione dei personaggi e della storia è auspicabile che venga  determinata da  un processo corale.  A tal proposito si possono usare tecniche di gruppo atte ad unire il momento ludico a quello didattico e applicativo, e ad eliminare aspetti di compe- tizione valorizzando il gioco di squadra

Considerando la natura  interdisciplinare  dell’insegnamento e la tematica comune (ad esempio una Fiaba) come elemento catalizzatore, l’insegnan- te è chiamato a svolgere un ruolo più ampio che include anche mimica, intrattenimento, il saper raccontare, ascoltare e motivare.  Sarà chiamato ad integrare i vari elementi del percorso formativo con doti camaleontiche e al contempo istrioniche... 

Tematiche sempre diverse e nuove sono consigliate se si vuole prolunga- re in più periodi l’apprendimento di bambini  e ragazzi  e accrescere  la loro creatività. Un percorso generale che deve partire gradualmente ed evolversi verso la produzione di propri fumetti. •

a cura di Otto Gabos e Piero Ruggeri
illustratori e insegnanti presso Associazione PGM Bologna

Scacco matto all'incomunicabilità… quando il gioco aiuta a comunicare con i figli

bimbo che gioca a scacchiI tempi cambiano: l’era tecnologica ha sancito da tempo la diffusione e il successo di giochi ad alta tecnologia fruibili dai bambini del nuovo millennio su qualsiasi dispositivo: pc, tablet, smartphone.

Com’è cambiato il rapporto tra genitori, figli e gioco? Mi è capitato spesso, per esempio la sera in pizzeria, di vedere genitori che mettono troppo facilmente nelle mani dei loro bambini questi apparecchi per farli stare tranquilli durante la cena. Tutto questo a scapito di comunicazione, relazione, divertimento, confronto, insomma tutti quei bellissimi valori che un tempo si condividevano con i propri genitori. Quest’anno ho tenuto corsi di scacchi alle Scuole Elementari: un gioco tradizionale che oltre a sviluppare capacità logiche, mnemoniche e creative, insegna i valori della vita: pensare con la propria testa, confrontarsi con l’altro, gestire la sconfitta, imparare l’autostima.

La sorpresa più grande è stata il riscontro dei genitori: i papà, soprattutto, hanno avanzato la richiesta di imparare gli scacchi per giocare con i loro figli! Ho capito che fortunatamente ci sono papà moderni che hanno sviluppato una grande capacità di ascolto, cosa non scontata in un’epoca frenetica, disattenta ed egoista. Questi papà hanno saputo cogliere l’entusiasmo, il piacere, l’interesse dei loro figli per un gioco insegnato a scuola tutt’altro che tecnologico. Segno che c’è la volontà, da parte dei papà, di instaurare un dialogo, una nuova relazione con i loro bambini, ma non solo: c’è l’empatia della condivisione, il divertimento del confronto (che non deve mai diventare “agonistico” altrimenti il bambino abbandonerà presto il gioco), l’inizio di un nuovo percorso di vita. Mi ha colpito anche l’entusiasmo di questi papà verso un’attività sportiva per una volta legata più alla testa che ai muscoli.

Evidentemente hanno capito che le nuove generazioni dovranno sviluppare il cervello per fronteggiare i problemi della vita e della società contemporanea. Se tanti sono i benefici per i figli, per i papà giocare è l’occasione di riscoprire il loro bambino interiore, quella parte di noi che alcuni hanno abbandonato ritenendola inutile, stupida o imbarazzante, mentre invece è preziosissima nelle dinamiche relazionali. Oltre a questo l’adulto può anche impartire lezioni di vita: “Non c'è vittoria senza sconfitta... ma se tu piangi io non gioco più con te” (diceva il papà del piccolo Anatoly Karpov, divenuto poi campione del mondo).

I bambini saranno gli adulti di domani, ci sono tanti papà che stanno sviluppando la consapevolezza del loro ruolo, con impegno, spirito del nuovo e apertura verso le esigenze dei figli, per maturare e crescere nel comune percorso della vita. 

“Diventiamo grandi quando cominciamo a battere papà a scacchi. Diventiamo adulti il giorno che lo lasciamo vincere.” (Anonimo) 

a cura dott. Stefano Balestra
Counselor relazionale, Istruttore di scacchi

Il bello di diventare genitori…

Quando in famiglia si cresce s si diventa genitori si è catapultati improvvisamente in un altro mondo, bello, affascinante, ma altrettanto sconosciuto e impegnativo. Le priorità improvvisamente cambiano, le prospettive si ribaltano e spesso capita che la nostra organizzazione esterna, ciò che fino a quel momento era funzionale per noi, diventa superato e, a volte, anche obsoleto.
 
E spesso fra queste cose c’è proprio l’auto, magari comprata in gioventù per seguire una propria passione, per esempio un auto sportiva che consuma tanto o una che ha un bagagliaio piccolo poiché la nostra scelta era finalizzata alla dinamicità e all’estetica dell’auto a discapito della capienza e della funzionalità…
 
Ecco che la concessionaria KIA per Bologna e provincia può venire in nostro aiuto, portandoci per mano in questo nuovo e bellissimo mondo di “genitori” sicuri di poter fare il miglior acquisto per noi e i nostri bambini in termini di sicurezza, garanzia, affidabilità e funzionalità del mezzo scelto.
 
Tutta la gamma Kia ha ben 7 anni di garanzia, una bella tranquillità che ci lascerà liberi come genitori di pensare alla crescita dei nostri bambini in tutta serenità, anche economica. La concessionaria Kia con sede in via dell’elettricista 4 offre una vasta gamma di automobili dove design, spazio e versatilità danno vita ad auto che soddisfano in ogni loro versione, la miglior prospettiva per la famiglia.
 
Venite a trovarci, sarete accolti da uno staff altamente professionale che vi darà la possibilità di soddisfare ogni vostra richiesta e vi aiuterà a trovare la soluzione ideale alle vostre esigenze. Vi aspettiamo.
 
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Creare con l’argilla: crescere modellando stimola l’immaginazione!

manipolare la cretaIl tatto è il primo dei cinque sensi che l’organismo sviluppa già a partire dalla vita embrionale eppure, purtroppo, dopo la scuola dell’infanzia l’educazione tattile viene posta in secondo piano. 

Toccare non è solamente prendere contatto attraverso la pelle con i contorni di un oggetto; attraverso il tatto riceviamo informazioni sulla consistenza, il peso, la superficie e la temperatura dell’oggetto. Il contatto diret- to con l’oggetto ci permette di ricavare una rappresentazione mentale realistica e tridimensionale. Capita, a volte, che i bambini che evitano la rappresentazione grafica o la pittura siano invece attirati dalle possibilità scultoree. 

A tal proposito l’argilla offre la possibilità di poter creare qualcosa di solido, un oggetto che, come le forme reali, possieda un “sopra” e un “sotto”, un “davanti” e un “dietro”. La costruzione di un oggetto di argilla poi comporta la soluzione di problemi tecnici e offre stimolanti sfide creative, il bambino impara a sperimentare le varie tecniche di foggiatura a sceglierle e ad adattarle alle diverse situazioni. Manipolare l’argilla offre poi al bam- bino la possibilità di capire concretamente il rapporto causa effetto, se egli pizzica, schiaccia, pesta un pezzo di argilla noterà un cambiamento imme- diato e visibile, conseguenza della sua azione. L’argilla in quanto “terra” o meglio “roccia plasmabile” diviene spunto concreto per parlare di natura, ma anche di arte, storia e tradizioni, perché utilizzata per moltissimi scopi. Un semplice pezzo di argilla può essere un gioco meraviglioso e sti- molante: pizzicare, incidere, impastare, schiacciare, arrotolare l’argilla in ogni sorta di forma, sviluppa l’immaginazione e migliora le capacità di co- ordinazione oculo manuale; l’esperienza tattile che ne deriva è fortemente appagante. 

All’interno del laboratorio di ceramica che personalmente conduco, presso l’Associazione Parco Giardini Margherita di Via Santa Rita 4/a a Bologna, i bambini possono seguire le diverse fasi di lavorazione dei manufatti: la foggiatura, la cottura, la colorazione in cabina spruzzo. 

Il laboratorio di ceramica da la possibilità ai bambini di liberare la loro immaginazione realizzando nel contempo oggetti che possono essere uti- lizzati dalla famiglia nella vita di tutti i giorni come vasi, piatti, bicchieri, scatole e molto altro ma, anche semplicemente piccole sculture. Questo aspetto è molto gratificante per la loro l’autostima. •

a cura di Marzia Tarantini
istruttrice ceramica e decorazione presso ass.ne PGM Bologna

Il vuoto e il pieno: storia di un bambino abbandonato e poi molto amato

adozioneCi sono tanti bambini che nascono dalla - nella pan- cia di genitori che li desiderano, li accolgono e che poi li amano. Ci sono altri bambini che non vivono questa  straordinaria  e  vitale  possibilità.  Bambini che non sono desiderati, non sono accolti, non sono amati. 

Bambini che portano dentro di loro la ferita di essere stati abbandonati, una ferita profonda che diverrà cicatrice inscritta nella mente, nel cuore, nelle membra. Vi racconto allora la storia un bambino che ad un tratto scopre che la propria vita familiare si è interrotta da qualche parte e non trova più un punto di origine, né un filo conduttore di continuità affettiva. L’abbandono vissuto nei primi anni di vita di questo bambino, ha a che fare con i concetti di perdita, mancanza, trauma, ferita, vuoto. Concetti duri e pesanti come macigni, profondamente dolorosi e destabilizzanti. Quando il bambino piccolo comincia ad affrontare l’assenza della madre, egli fa la sua prima esperienza di lutto, che in situazioni normali rappresenta il primo passo verso la crescita e l’individuazione di sè. Nella situazione di assenza definitiva materna invece, il bambino deve fronteggiare una separazione forzata, in cui non c’è la continuità affettiva della relazione. Il bambino indesiderato, trascurato e dimenticato vive quindi la separazione dalla madre come un fattore di rischio evolutivo e non come un fattore di crescita.

Questo bambino non si riconosce come appartenente a qualcuno, qualcosa da cui ha avuto origine. A lui sfuggono i motivi che potrebbero aiutarlo a dare un senso a ciò che gli è accaduto; non possiede inoltre la competenza cognitiva e linguistica, necessarie a capire ed esprimere con pensieri e parole adeguate i propri sentimenti. Winnicott afferma che un bambino non può esistere da solo; la sua esistenza è data dal rapporto che costruisce con la figura di accudimento primaria, la quale ha il compito di sostenerlo, contenerlo e aiutarlo nel suo percorso di vita. L’abbandono, per tutti questi aspetti, è un evento estremamente doloroso e traumatico, poichè il bambino è stato lasciato solo proprio dopo essere stato generato, quando era incapace di pensare e provvedere a sé stesso. Questo indifeso bambino si ritrova con un Vuoto nella mente, nel cuore e nel corpo, un vuoto grande e complesso che assume varie sfumature: è il vuoto narrativo, è il vuoto di memorie, è il vuoto di cura, d’attenzione, è il vuoto del contatto corporeo, è il Vuoto dell’Amore.

C’è un punto fondamentale allora in cui si trova il bambino abbandonato: questo è il punto della svolta, della possibilità, della speranza. È il punto in cui il bambino che ha il vuoto dietro, si prepara a diventare figlio di quei genitori che probabilmente hanno un vuoto davanti e scegliendo di accoglierlo nella loro vita, sono pronti a trasformare e riempire questi due grandi vuoti: quello del bambino e il loro. L’unica salvezza per questo bambino è incontrare due persone che gli permettano incondizionatamente di vivere una Vita nuova e vera: una mamma e un papà

Questi due genitori che lo accoglieranno saranno il ponte tra due terre, quella orig- inaria, in cui regna il caos, la discontinuità evolutiva, la disintegrazione e quella attuale e futura in cui esisteranno l’appartenenza e l’amore. Un ponte saldo e stabile di accoglienza, incontro, ri-nascita e riparazione. Queste parole hanno un suono ben diverso di quelle usate prima, rivelano dolcezza e speranza e al contempo forza ed energia. Questi nuovi genitori potranno aiutare il loro bambino nel delicato processo di ricucitura e riparazione della sua ferita originaria e costruire insieme a lui una rete di significati che diano un senso alla sua storia e alla sua identità, così tanto messe alla prova. La resilienza che ogni bambino abbandonato ha dentro di sé, sarà la spinta che lo renderà capace di resistere al rischio evolutivo in cui è stato immerso e di mettere a frutto i fattori protettivi, che incontrerà e sperimenterà in quello spazio-tempo affettivo finalmente a lui favorevole.

Questo bambino abbandonato, attra- verso la nuova nascita adottiva, vivrà un’ Esperienza d’Amore trasformativa e ripartiva. La costruzione di uno stabile legame affettivo, mentale e corporeo coi genitori adottivi, darà forma così ad una storia d’amore, fatta di nuove memorie autobiografiche da scrivere e narrare insieme, in tre. Adottare, in fondo, è un processo che ogni persona deve compiere se vuole realizzare la dimensione di genitorialità; è irrinunciabile sia nei confronti di un bambino biologico, sia verso un bambino generato da altri. Affinché l’uno e l’altro di questi bambini possano diventare “figli”, è necessario che siano “adottati”, quindi desiderati, amati e accolti incondizionatamente. Questi genitori adottivi non appartengono biologicamente a lui, sì; ma gli appartengono nello spazio affettivo e mentale; non sono i genitori della pancia, ma sono i genitori del cuore. Ecco che il bambino di questa storia, con tempo e pazienza, potrà trasformare quel vuoto freddo di prima, in un nuovo Pieno, incontrando l’Amore che cura e risana.•

a cura dott.ssa Francesca Carcangiu
psicologa, psicoterapeuta

 

L'angolo della natura e dei festeggiamenti durante la Pasqua

uova pasquaDa diversi anni, in coincidenza con l’esperienza scolasti- ca di nostra figlia Margherita, abbiamo la consuetudine, come accade nella scuola Steineriana, di allestire in un angolo della casa, un luogo, per noi dal sapore magico, che è comunemente riconosciuto come l’angolo della natura e dei festeggiamenti. 

E’ uno spazio che allestiamo e arricchiamo in coincidenza con alcune si- gnificative festività come il Natale, la Pasqua, la Pentecoste e la festa di San Michele, ma anche negli altri periodi dell’anno è un luogo che, con attenzione e amore, curiamo e rinnoviamo con fantasia e collegiale partecipazione famigliare. 

Utilizziamo teli colorati e stoffe diverse per creare lo sfondo sul quale posizioniamo oggetti, fiori, pietre, immagini e quanto sentiamo utile e signi- ficativo per quel momento dell’anno. Questo, che è il periodo che precede la Pasqua, una data che a differenza delle altre cambia di anno in anno in quanto stabilita sulla base di precise configurazioni planetarie, infatti può avere luogo solo dopo l’equinozio di primavera (il 21 marzo) e dopo la prima luna piena , è il momento per cominciare tutti insieme a preparare questo spazio. 

Tra i tanti lavoretti che si possono creare quello della decorazione delle uova una volta svuotate del loro contenuto, queste possono essere po- sizionate in vari punti della casa o per chi desidera nell’angolo delle feste secondo i propri gusti, ancora meglio se utilizzando rami per creare un ricco e colorato albero di Pasqua. Insieme ai bimbi è molto suggestivo e facile utilizzare la lana cardata per fare piccoli lavoretti, di cui si possono trovare spunti molto interessanti su alcuni blog tenuti da mamme molto fantasiose e  creative, come quella di Kosenrufu Mama.

Altrettanto belle e nutrienti possono essere le letture da fare insieme ai bambini e adatte a questo particolare periodo, a cui possiamo attingere direttamente dalla tradizione popolare  come il Lupo e i sette capretti, Re Bazza di tordo e altre come Storia del leprotto di Pasqua e il Pastorello. Per chi desiderasse un maggiore approfondimento sia per la creazione di oggetti che per letture consiglio il libro “Festeggiare la Pasqua” dell’ As- sociazione Amici Scuola Steineriana e a tutti auguro un allegro e giocoso periodo di Pasqua.•

a cura dott.ssa Stefania Cimatti
counselor relazionale, esperta pedagogia steineriana

"Nutrire il pianeta. Energie per la vita" in viaggio dentro Expo di Milano per imparare a nutrirsi divertendosi

Expo Reggio Children 2015Rispettare il pianeta insegnando alle nuove generazioni il corretto utilizzo delle risorse, cercando di fare grandi passi nell’educazione alimentare, perché no, diverten- dosi. Come fare? Una proposta innovativa ci viene data da Sabina Cantarelli e dal team Reggio Children. 

L’Expo 2015, l’Esposizione Universale che si terrà a Milano dal 1° Maggio al 31 Ottobre, sarà non soltanto una manifestazione di portata globale ma, anche un momento di partecipazione sostenibile, ultramoderno e incentrato sul visitatore, coinvolto attivamente attorno a un tema fondamentale: “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Questo è il tema con cui l’Expo Milano 2015 affronterà il problema del nutrimento dell’uomo, del corretto utilizzo delle risorse a sua disposizione e del rispetto per la Terra. Qualunque  genitore  ambisca  ad  insegnare  ai  propri  bambini  come curarsi del proprio corpo e della propria salute attraverso l’alimentazione, sarà certamente sensibile al tema, considerata la deriva che ha preso l’educazione alimentare negli ultimi decenni. 

La nostra società infatti si sta rapportando all’alimentazione in maniera sempre più consumistica e superficiale. I fenomeni più preoccupanti come le risorse in diminuzione, la produzione di cibi sempre più veloci e meno genuini, l’obesità come problema in crescita anche tra i minori, stanno creando, però, un’inversione di tendenza che si traduce nella scelta di diete particolari, nella creazione di catene di negozi “bio” e nel ritorno al consumo di prodotti caserecci acquistati direttamente dal produttore.

È  importante  che  il  tema  di  una  manifestazione  internazionale  come quella dell’Expo getti luce su questa presa di coscienza e su questa “controtendenza positiva”, attraverso la diffusione di messaggi propositivi, l’informazione, la sensibilizzazione e perché no, il divertimento. A proposito di questo i visitatori dell’ Expo affronteranno un simbolico viaggio attraverso percorsi tematici attorno ai sapori e alle tradizioni dei popoli della Terra, così da porsi delle domande sulle conseguenze delle proprie azioni per le prossime generazioni e trarne insegnamenti utili per dare le proprie risposte. Come è possibile creare per noi e per i nostri figli un rapporto sereno, appagante e misurato con il cibo?

Un viaggio simile a quello proposto dall’Expo è il Children Park.

Un mondo interamente dedicato ai bambini: un percorso di gioco e scoperta il cui tema, intitolato Ring around the planet, Ring around the future (Cerchio intorno al pianeta, Cerchio intorno al futuro), vuole significare un simbolico girotondo-abbraccio al Pianeta. L’obiettivo del parco è riuscire a coin- volgere i bambini, facendoli divertire e rendendoli consapevoli della stretta relazione e dell’effetto che hanno le proprie azioni sugli altri esseri viventi e sulla natura.

Attraverso il gioco di gruppo e le installazioni interattive, in un intreccio di pedagogia, comunicazione e design giocoso e stimolante, i bambini si confrontano con l’acqua, l’aria, la terra, l’energia, il mondo vegetale e il mondo animale. Il Children Park, curato da Sabina Cantarelli e sviluppato dal team di Reggio Children - Centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine,  è letteralmente un bosco fantastico, suggestivo e sorprendente. Le  installazioni  sono luoghi  all’aria  aperta con coperture attrezzate dove si intrecciano natura e tecnologia: le Campane aromatiche che emettono profumi legati alla natura che i bambini devono riconoscere; giochi con acqua che, raccolta in un contenitore, dà vita a fiori e piante con effetti spettacolari; grandi bilance che attivano animazioni mettendo in relazione il peso del bambino con cibi scoprendone le connessioni; biciclette e tandem che, messi in azione dai bambini, producono effetti sonori e visivi rendendo visibile il contributo dato dall’energia dei partecipanti; la pesca di messaggi planetari: palline nelle quali sono contenuti messaggi dei bambini per il Pianeta, pescati da altri bambini che a loro volta lasceranno un loro messaggio, creando una catena infinita di pensieri; l’Orto gigante e la Piazza del parco, dove i bambini potranno riposarsi e interagire liberamente in un ambiente colorato e accogliente. Un album, consegnato all’ingresso ad ogni bambino, ne stuzzicherà la fantasia attraverso l’esplorazione e le curiosità sul Children Park.

Un’esperienza da sogno dalla quale i bambini usciranno divertiti ed arricchiti e con uno sguardo più profondo sulla natura e sul cibo, su ciò che ci lega e ci rende responsabili della Terra •

a cura di Claudia Casalino

Chi era Nelson Mandela? perchè è stato così importante?

Nelson MandelaNelson Mandela nasce il 18 luglio 1918 a Mvezo, un piccolo villaggio nel Sudafrica. Lì trascorre la sua infanzia e la sua adolescenza e comincia a rendersi conto della dura realtà della gente dei villaggi. Quando il suo capo villaggio sceglie per lui una ragazza come sposa scappa a Johannesburg con il cugino Justice.  

In questa grande città africana, il giovane Nelson studia nelle scuole locali per studenti neri e si laurea in giurisprudenza, nel 1944 entra nella politica attiva diventando membro dell'ANC (African National Congress) guidando per anni campagne pacifiche contro il cosiddetto "Apartheid", ossia quel regime politico che favorisce, anche sul piano legale e giuridico, la segregazione dei neri rispetto ai bianchi. 

Nel 1960 la sua Associazione viene dichiarata fuorilegge dal regime di Pretoria e nel 1963 Mandela viene condannato all'ergastolo. In questi anni di prigionia, l'immagine e la statura di Mandela continuano a crescere nell'opinione pubblica e per gli osservatori internazionali. Viene liberato soltanto nel 1990, dopo 27 anni, e nel 1991 viene eletto presidente dell'ANC, movimento per la lotta all'Apartheid. Nel 1993 viene insignito del premio Nobel per la pace mentre l'anno dopo, durante le prime elezioni libere del suo paese, le prime elezioni in cui potevano partecipare anche i neri, viene eletto Presidente della Repubblica del Sudafrica e capo del governo. Resterà in carica fino al 1998. Nel 2004, all'età di 85 anni, si ritira dalla vita politica e nello stesso anno la città di Johannesburg gli conferisce la più alta onorificenza cittadina, “Freedom of the City”, una sorta di consegna delle chiavi della città. Muore il 5 dicembre del 2013 all'età di 95 anni.  

Nel film Invictus (2009, regia di Clint Eastwood) dedicato a Mandela, si racconta della vittoria della squadra del Sudafrica, gli Springboks, nei mondiali di rugby del 1995, disputati in casa. Invictus, che significa "mai vinto", è una poesia scritta da William Ernest Henley nel 1875 che Mandela era solito ripetere durante gli anni di prigionia, diceva che gli dava la forza e il coraggio di andare avanti. Mandela donò le parole di "Invictus" al popolo sudafricano facendone un simbolo di libertà, tenacia e condivisione. • 

a cura di Roberta Ludovici
personal Trainer

La poesia:

Dal profondo della notte che mi avvolge, nera come un pozzo da un polo all'altro, ringrazio qualunque dio esista per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa delle circostanze non ho arretrato né gridato.

Sotto i colpi d'ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma non chino.

Oltre questo luogo d'ira e lacrime incombe il solo orrore delle ombre,

e ancora la minaccia degli anni mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio, quanto piena di castighi la vita, io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima.

William Ernest  

Progetto didattico “Scuola InCanto”: quando la musica lirica incanta i bambini!

musica liricaVi sembrerà strano ma è possibile imparare ad amare l’opera lirica anche da piccoli.

Il progetto didattico “Scuola InCanto” in collaborazione con il Teatro Valle di Roma, adottato dalle insegnanti delle classi seconde della scuola “Karol Wojtyla” di Palestrina, è riuscito a entusiasmare i piccoli partecipanti. Docenti e studenti hanno scoperto e vissuto da protagonisti il fascino del melodramma. Il progetto consiste in seminari, incontri e laboratori sia per docenti che per studenti, per scoprire e conoscere vita, opere, curiosità, personaggi e trama del grande capolavoro “Il Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini.

I bambini hanno imparato a cantare alcuni brani dell’opera che eseguiranno coralmente durante lo spettacolo finale del 10 maggio. In aiuto dei piccoli allievi, oltre le loro insegnanti, sono venuti direttamente a scuola gli esperti di didattica musicale e i cantanti lirici che si sono complimentati con gli alunni per l’impegno e l’entusiasmo mostrato. 

I bambini hanno compreso la trama dell’opera rossiniana leggendo con le loro insegnanti un libro a essa dedicato, ben ideato, a misura della loro età e ricco di immagini, fornito dall’Associazione Scuola InCanto

Durante l’intergruppo del lunedì hanno potuto materialmente realizzare una serie di accessori utili a completare i costumi che indosseranno nello spettacolo finale.

Il progetto presentato in maniera accattivante ha permesso di avvicinare i bambini con gradualità e intelligenza a un mondo musicale che è loro lontano. L’opera è divenuta così un gioco teatrale.

Durante lo spettacolo finale al Teatro Valle vestiti da popolani, domestici e soldati, i bambini avranno modo di comprendere anche i meccanismi produttivi dell’opera stessa. Un grazie di cuore alle insegnanti per aver adottato un così bel progetto, permettendo, non solo ai bambini, di vivere un’esperienza indimenticabile. 

a cura di Francesca Cristofari

Com'è "fare teatro" per i bambini?

bimbo a teatroFare teatro è una delle attività più complete e coinvolgenti che si possono proporre ai bambini. Negli ultimi anni, sono molte le associazioni che promuovono questo tipo di formazione e di divertimento per i bambini, forse perché si è giunti, finalmente, alla conclusione che il teatro aiuta i bambini a sviluppare le proprie capacità di espressione, che altrove spesso non vengono fuori, stimola la concentrazione e l’attenzione, incoraggia il bambino ad usare la fantasia. Il teatro è a livello pedagogico e pratico una grande risorsa per gli adulti, figuriamoci per i bambini! Si tratta di stimolare capacità creative legate al coraggio ed alla sicurezza in se stessi, ed i bambini ne faranno tesoro crescendo. Grazie al teatro e a laboratori creati ad ‘hoc’ i bambini scoprono nuove potenzialità e modalità di espressione a livello linguistico e metalinguistico, cioè a livello di espressione corporea e gestuale, si affina il loro spirito di collaborazione ed anche il loro spirito critico e si fa prendere loro coscienza e consapevolezza delle proprie emozioni. I bambini non sono solo spettatori di qualcun altro che fa teatro, i bambini possono fare teatro!

Già da spettatori sono fuori da comune: si pongono con un atteggiamento di estrema curiosità e quasi di timore verso quello che non conoscono, si arrampicano sulle poltrone per vedere e per non farsi sfuggire nulla e fanno domande che ogni tanto mettono in crisi anche gli adulti. Già a questo livello sono coinvolti e coinvolgenti.

Ma quando sono sulle “magiche tavole” è ben altro da guardare! Riescono a concretizzare quella che è la loro quint'essenza, il gioco, e riescono a dar vita alla propria fantasia. Numerosi sono i laboratori che tendono a far socializzare i bambini e a fargli esplorare l’universo che hanno dentro, a creare un gruppo omogeneo che verrà poi portato fino alla prova definitiva: il saggio finale. L’Associazione “Marionette senza fili”, operante da anni a S. Cesareo nel Teatro Auditorium Comunale, gestisce con successo non soltanto un corso per bambini ma collabora anche con le scuole primarie inferiori e primarie superiori della zona per portare il Teatro direttamente come parte integrante del percorso scolastico. L’esperimento è stato non soltanto di avere bambini da far appassionare alla ‘Madre delle Arti’, ma anche di farli diventare non per forza tutti attori, ma anche di farli cimentare in ruoli tecnici come scenografi e costumisti, ma anche come ballerini e cantanti, per stimolare il loro spirito artistico a 360 gradi.

Il teatro e’ un sogno ad occhi aperti, e’ uno stimolo incredibile alla creativita’, e’ un messaggio che rimane dentro a lungo perche’ stimola tutti i sensi, arriva dritto alle emozioni mentre la parola scritta e’ sempre filtrata dal cervello. Chi più dei bambini ha capacità di recepire l’arte? Chi più di loro è in grado di donarci un sorriso con il loro impegno? Chi più di loro ha negli occhi la meraviglia realizzando qualcosa di grande? Forse dovremmo imparare da loro molte cose e vale la pena di farli appassionare al teatro, perché sanno essere davvero grandi e veri  protagonisti!

A cura di Francesca De Carolis
collaboratrice Associazione “Marionette senza Fili

Quando la “disgrazia” di una disabilità diventa un’opportunità di Vita Piena

mano bimbo papàLa nostra famiglia ha una composizione abbastanza “variegata”: ci siamo noi genitori Claudia e Alessandro, sposati da 16 anni; le figlie naturali Daniela (15 anni), Alessia (13), Sara (9), una figlia adottata alla nascita di nome Manuela (4 anni) e da pochi mesi nella nostra casa c’è anche una bambina di 12 anni in affidamento, Angelica. Viviamo a Roma in una casa che, come si può capire dai nomi, è a forte prevalenza femminile: di certo non c’è molto tempo per annoiarsi, e soprattutto non mancano spazzole, bambole e scarpe da donna di ogni misura! Purtroppo (ora è il papà che scrive) cominciano ad aumentare a dismisura i vari tipi di trucco…

Volentieri vi raccontiamo in queste poche righe la nostra esperienza legata proprio alla più piccola, Manuela: fu abbandonata alla nascita per via della sua malattia, la Leucomalacia Periventricolare Cistica. Si tratta di una patologia conseguente a emorragia prenatale che ha causato una paralisi cerebrale infantile con danni alla corteccia in varie parti, in particolare della sostanza bianca. Questo evento ha reso impossibile alla nascita una diagnosi precisa sugli esiti successivi in merito a capacità motorie e intellettive, proprio per la vasta e disordinata localizzazione dei danni: di fatto fino ai 2 anni i medici hanno potuto esprimere soltanto ipotesi e solo da poco possiamo avere un’idea più precisa sulla salute di Manuela.

Gli esiti odierni consistono in una tetraparesi da ipertono con difficoltà motorie, soprattutto agli arti inferiori dove il controllo volontario è minimo; quelli superiori vanno un pochino meglio, mentre il controllo del busto e della posizione seduta sono ancora insufficienti. Risulta a oggi assai improbabile che  possa in futuro camminare da sola, forse con l’aiuto di ausilii specifici qualcosa si potrà fare; dal punto di vista cognitivo invece il suo ritardo è molto più contenuto e i progressi sono all’ordine del giorno, “complici” le sorelle e l’entrata nel mondo scolastico.

Cosa ha significato l’entrata di Manuela nella nostra vita? Tante cose, tutte sorprendenti: forse proprio perché i medici non potevano sbilanciarsi siamo partiti senza aspettarci nulla, prendendo ogni piccolo progresso come un Dono. Certamente la vita di famiglia, già abbastanza complicata con 3 figlie, ci è stata stravolta: ma in una forma molto più bella di prima! Molto impegnativa, soprattutto i primi 2 anni quando praticamente ogni mattina c’era una visita in un qualche ospedale del Lazio; eppure molto più piena di gioia, di “peso specifico”. Quello che più ci commuove da genitori è il vedere come davvero Mimmi (questo il soprannome datole dalle sorelle) sia fusa completamente nella nostra famiglia, sin dal primo giorno: ogni tanto qualcuno ci ricorda che l’abbiamo adottata, fosse per noi l’avremmo già dimenticato per quanto è naturale e preziosa la sua presenza, allegra e pur piena di senso della vita. Ecco, c’insegna tantissimo, ogni giorno: le nostre figlie stanno imparando quanto sia ricco il donarsi, che apparentemente sembra un DARE ma in realtà è RICEVERE, noi genitori veniamo continuamente ridimensionati nelle nostre frenesie (e fesserie) di ogni giorno; e chiunque viene in contatto con lei ci testimonia come già la sola sua presenza sia fonte di pace: inaspettatamente per via della sua condizione, in realtà proprio in forza della sua disabilità che testimonia quanto la vita sia molto più preziosa di quel che i parametri di “benessere” proposti oggi dalla nostra società vorrebbero indicarci come “vita che vale la pena di essere vissuta oppure no. E benedetta sia la donna che, per motivi che solo Dio conosce, ha comunque resistito al “ragionevole” suggerimento (che qualcuno le avrà probabilmente dato) di abortire: ha dato alla bambina la cosa più preziosa che poteva, la vita!

Molti, ogni giorno, ci chiedono: “Ma come vi è venuto in mente di prendere in adozione una bimba disabile?”, tra ammirazione e sguardo del tipo “QUESTISONOFUORIDITESTA”. Sveliamo un piccolo segreto: non siamo stati né bravi né buoni; semplicemente …. FURBI! Abbiamo infatti creduto all’intuizione di quel momento quando è comparsa nella nostra vita, non cercata, la sua storia: che in questa bimba cioè ci fossero nascoste per noi tutti tante Grazie di Dio. A pensarci oggi anzi dobbiamo ammettere di aver sbagliato la previsione, ma in difetto: infatti molto di più di quanto osassimo sognare all’inizio ci è stato Donato, ed ogni giorno ci è sempre più evidente come questa vita terrena acquisti il suo vero senso spendendosi.

E oggi non possiamo tacere sul fatto che la “disgrazia” (il termine più usato in questi casi) di una disabilità può diventare un’opportunità di Vita Piena, non comprensibile per chi la vive dal di fuori; impossibile a dirsi per noi solo qualche anno fa. Nostra figlia è una disabile, lo sarà per tutta la vita: eppure non abbiamo mai conosciuto una persona più piena di allegria, di pace, di serenità di lei. Nessuna più seducente, perché attrae verso Dio e non verso se stessa: non conosciamo un uso migliore del proprio corpo in questa vita, quante donne dovrebbero scoprirlo! •

Testimonianza di
Alessandro, Claudia e famiglia

 

I giochi di una volta: molta fantasia e tanto divertimento!

giochi di una voltaI nostri nonni raccontano come tanto tempo fa riuscivano a divertirsi avendo a disposizione materiali poveri, un bicchierino di latta, un manico di scopa, una palla di pezza. All’improvviso rivivono antiche viuzze e sterrate piazzette, piene del vociare continuo di frotte di ragazzini, tutti intenti allo stesso gioco.

La ruzzica” si fa con un mattone di terracotta che viene arrotondato lentamente utilizzando un sasso di materiale più duro. Alla fine si liscia fregandolo su una pietra bagnata.

Una volta confezionata “la ruzzica” si gioca cercando di lanciarla più lontano dei compagni di gara.

Vince chi riesce a farla correre per un tratto più lungo.

Per “lo fischietto” si prendono i noccioli delle albicocche, si sfregano lungamente su una pietra bagnata o sulle scale di peperino o sui selci inumiditi fino a bucarlo. Si lava il mezzo nocciolo rimasto e si fischia soffiando sopra il buco.

Il battimuro” consiste nel battere violentemente i soldi contro un muro qualsiasi. Vince chi riesce a piazzare il proprio soldo vicino a quello dell’avversario a una distanza minore della lunghezza del palmo della propria mano.

La palla di pezza” è il gioco del calcio, giocato in modo rudimentale utilizzando una palla fatta di stracci cuciti. Il gioco si svolgeva nelle piazzette e nei vicoli del paese.

La stella” è il famoso gioco dell’aquilone. Si realizza ritagliando a forma di rombo un foglio di carta colorata, per tenerlo ben teso gli si applica sotto un arco di canna spaccata attaccato con colla di farina. A uno dei vertici si applicano striscioline come coda. La stella si lancia con un lungo filo nelle belle giornate di primavera.

La corda” è un gioco ancora oggi conosciuto. Due ragazze fanno girare una corda tenendola ognuna per una delle estremità. Una terza compagna entra senza che loro si fermino e salta secondo il ritmo e la velocità con cui le due decidono di far girare la corda. Chi sbaglia va a girare la corda mentre l’altra salta. •

a cura di Francesca Cristofari

filastrocche per i bambini, girotondo di tutto il mondo

mamma con bimboLa lettura è un mezzo di comunicazione molto speciale, permette di instaurare con il bambino un importante rapporto di condivisione e di arricchimento. Il progetto “Nati  per leggere” nasce nel 1999 e ha l'obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i sei mesi e i sei anni.

Leggere ad alta voce con continuità ai bambini ha una positiva influenza sia da un punto di vista relazionale che cognitivo. Il cuore del progetto consiste nella consapevolezza che ogni bambino ha diritto di essere protetto non solo dalla malattia e dalla violenza ma anche dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo e cognitivo. Vi propongo per cominciare due scritti: una filastrocca di Bruno Tognolini scelta dai fondatori del progetto e una di Gianni Rodari.

 

“Leggimi subito, leggimi forte

Dimmi ogni nome che apre le porte

Chiama ogni cosa,così il mondo viene

leggimi tutto leggimi bene

Dimmi la rosa, dammi la rima

Leggimi in prosa, leggimi prima”

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Girotondo di tutto il mondo

Filastrocca per tutti i bambini,

per gli italiani e per gli abissini,

per i russi e per gli inglesi,

per gli americani e per i francesi,

per quelli neri come il carbone,

per quelli rossi come il mattone,

per quelli gialli che stanno in Cina

dove è sera se qui è mattina,

per quelli che stanno in mezzo ai ghiacciai

e dormono dentro un sacco di stracci,

per quelli che stanno nella foresta

dove le scimmie fan sempre festa,

per quelli che stanno di qua o di là,

in campagna od in città,

per i bambini di tutto il mondo

che fanno un grande girotondo,

con le mani nelle mani,

sui paralleli e sui meridiani. •

a cura di Francesca Cristofari

 

Sognare ad occhi aperti tra fantasia e desideri...

Il sogno ad occhi aperti o la fantasia sono la diretta traduzione senza barriere dei nostri desideri o bisogni. Le fantasie dei bambini sono spesso popolate di compagni immaginari, principi, streghe e fate.

L'attività fantastica, a differenza di quanto si possa credere, è vitale e non dovrebbe avere un'età, perché è fonte di creatività e di immaginazione.

Già nell'antica Grecia esisteva il rituale per la purificazione che consisteva in un digiuno presso le fonti sacre, nella vestizione con vesti simboliche e finalmente nell'accesso al luogo sacro dove si passava la notte per sognare nel divano che veniva chiamato “ Kline”.

La guarigione era rappresentata dal valore autoterapico attribuito al sogno perché si pensava contenesse le indicazioni per il paziente.

Proprio l'immaginazione dei bambini e la loro fervida fantasia riempiono i loro sogni ad occhi aperti. Alcuni di loro me li hanno raccontati.

“Mi piacerebbe diventare un mago” Matteo 9 anni

“Sogno di andare su Plutone e magari scoprire che ci vive qualcuno; sogno anche di poter giocare nell'Nba con il Miami Heat insieme a L.James” Daniele 9 anni

“Vorrei costruire un edificio famoso” Filippo 9 anni

“Sogno di avere capelli lunghi” Flavia 5 anni

Federico e Diego, due amici, sognano che la loro squadra del cuore, la Lazio, acquisti L. Messi!

Gabriele e Martina, due fratelli, sognano di andare a Lampedusa.

“Sogno di salire su un'astronave per poter scoprire altri pianeti” Jacopo 7 anni

“Vorrei volare come Peter Pan” Jari 4 anni

“Sogno una scuola dove ci si possa muovere di più!” Nicolò 7 anni

a cura di Francesca Cristofari

L'albero di Natale fra storia e creatività...

nataleL'immagine dell'albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano presente sia nel mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo. La derivazione dell'uso moderno da queste tradizioni, tuttavia, non è stato provato con certezza. Sicuramente esso risale almeno alla Germania del XVI secolo. Ingeborg Weber-Keller (professore di etnologia a Marburgo) ha identificato una cronaca di Brema del 1570 secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta.

La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale della storia nel 1510. Prima di questa apparizione "ufficiale" dell'albero di natale si può però trovare anche un gioco religioso medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell'abbondanza per ricreare l'immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché questi ultimi avevano una profonda valenza "magica" per il popolo. Avevano specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo la tradizione gli venne dato proprio dallo stesso Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito da nemici. Non a caso, sempre in Germania, l'abete era anche il posto in cui venivano posati i bambini portati dalla cicogna.

L'usanza entrò nelle case nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. L'uso di candele per addobbare i rami dell'albero è attestato già nel XVIII secolo. A tutt'oggi, la tradizione dell'albero di Natale è sentita in modo particolare nell'Europa di lingua tedesca, sebbene sia ormai universalmente accettata anche nel mondo cattolico. A riprova di questo sta anche la tradizione, introdotta durante il pontificato di Giovanni Paolo II, di allestire un grande albero di Natale in piazza San Pietro a Roma, cuore del cattolicesimo mondiale.
 
Realizziamo il nostro albero di Natale fai da te!
“E' un alberello di Natale facile ed economico: dobbiamo procurarci un rotolino di cartone della carta igienica, carta crespa marrone, carta crespa verde di diverse tonalità e colla vinilica. Bisogna ritagliare rettangoli di carta verde arrotolarli a mo' di caramella e piegarli per dare consistenza alle foglie. Le foglie così realizzate verranno incollate fino a formare la chioma, mentre il rotolino rivestito di carta marrone sarà il tronco. Un altro modo potrebbe essere quello di formare dei piccoli coni con carta decorata natalizia da attaccare insieme fino a formare un piccolo alberello.”

Francesca, mamma di Jacopo e di Jari

Pillole di autostima

manoQuando si parla di autostima ci si rende subito conto della sua enorme importanza. Aiutare i nostri bambini a costruire una solida autostima significa renderli sicuri di sé, aiutarli a diventare adulti sereni e consapevoli del proprio valore.

Sin da piccoli i bambini cominciano a costruire una propria immagine di sé che viene alimentata soprattutto dall'atteggiamento che i grandi hanno nei loro confronti. Sarà capitato a tutti di osservare i propri figli cercare l'approvazione negli occhi dei genitori e delle persone con le quali trascorrono più tempo. Da mamma attenta e forse un po' ansiosa, mi sono spesso confrontata con altri genitori su questi temi, grazie anche al sostegno professionale ed emotivo della dott.ssa Silvia Schiano.

È fondamentale elogiare gli sforzi dei bambini più che il risultato raggiunto, devono sentirsi elogiati e amati. I concetti-valori che vogliamo trasmettere loro devono essere pochi, chiari e circoscritti. Dobbiamo aiutarli, sostenerli e accompagnarli senza però sostituirci a loro per dargli la possibilità di sperimentare e di sbagliare. I capricci sono frequenti ma è essenziale che il bambino impari a separare quel che fa da quel che è. Se commette qualcosa di sbagliato, non è lui sbagliato.

Non è facile condensare in poche parole concetti tanto rilevanti e sembra difficile a una prima lettura attuarli. Personalmente ritengo il confronto utile e costruttivo, ognuno di noi può riconoscere i propri errori e tornare su i suoi passi, è utile a noi stessi ed è un ottimo esempio per i nostri figli. Tutto ciò vale per la famiglia ma anche per “l'ambiente” scuola dove i bambini trascorrono gran parte della giornata. A tal proposito, senza voler fare sterili polemiche ma con il solo fine di migliorarci, vorrei condividere con voi un profondo rammarico nel sentire racconti spiacevoli su quel che accade in alcune scuole. Non possiamo accettarlo. Una persona a me cara, sensibile a queste tematiche, ha raccontato che quando era bambina pensava che da grande avrebbe fatto “il controllore” delle scuole. Forse potrebbe essere una soluzione insieme a una giusta meritocrazia. •
Francesca, mamma di Jacopo e Jari

Quale' il modo migliore di educare i propri figli?

Come genitore mi sono sempre chiesta quale fosse il modo migliore per educare e crescere i miei figli. Sono certamente consapevole che “l'infanzia costituisce l'elemento più importante nella vita dell'adulto: l'elemento costruttore. Il bene o il male dell'uomo nell'età matura è strettamente legato alla vita infantile da cui ebbe origine. Sull'infanzia ricadranno tutti i nostri errori e su di essa si ripercuoteranno in modo indelebile.”

Cosi scriveva Maria Montessori nella prefazione del suo libro “Il segreto dell'infanzia”. Allora era una novità, agli inizi del secolo scorso la società non riconosceva il bambino come soggetto con dei diritti, non esisteva una cultura dell'infanzia, di cui la Montessori è stata una promotrice.
A distanza di cento anni il bambino è diventato soggetto attivo, con potenzialità e risorse sue proprie, che si rapporta con l'adulto, con le sue emozioni e sensazioni, che apprende anche e soprattutto tramite esse.
Essere genitore significa interrogarsi, prestare ascolto ai bisogni dei figli, nel rispetto della loro integrità e autonomia, evitando di manipolarli.
Francesca Cristofari, mamma di Jacopo e Jari

 

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Maria Rita Parsi scrive: “I figli non sono di nostra proprietà, ma passano attraverso di noi”. Fin qui la teoria, ma come fare a metterla in pratica? Il genitore perfetto non esiste. Esiste però il genitore che, forte dell'attenzione e dell'ascolto che dedica al figlio, sa mettere limiti fermi e rassicuranti, consapevole dell'importanza che ha per il bambino il confronto con un adulto capace di contenerlo.

Pensiamo che forse è necessario scontrarci con i nostri errori. Pensiamo che dobbiamo crescere con i nostri figli e apprendere con umiltà. Pensiamo anche che è importante il confronto, lo scambio di esperienze e di consigli come spunti di riflessione. Per dirla con Maria Montessori: “Stimolare la vita lasciandola libera di svilupparsi, ecco il primo dovere dell'educatore. Per una simile delicata missione, occorre una grande arte che suggerisca il momento giusto, che limiti l'intervento, e che non disturbi o devii, anziché aiutare, l'anima che sorge a vita e vivrà in virtù dei propri sforzi”.
Stefania Mammetti, mamma di Sofia

Un pensiero di Osho per riflettere insieme...

"I genitori dovrebbero essere consapevoli di come condizionano i loro figli. E ai bambini dovrebbe essere data la possibilità di sperimentare il bene e il male, così che possano decidere da soli. Lasciate che trovino la loro strada: voi state soltanto molto attenti che non cadano in un  fosso!

Non dite mai nulla ai vostri figli che non sia una vostra esperienza esistenziale. Accettate la vostra ignoranza, questo vi procurerà un maggior rispetto, più fiducia in ciò che siete. L'ego del genitore pretenderebbe di conoscere tutto!

Siate rispettosi nei confronti del bambino; i genitori si aspettano il rispetto dei figli, ma si dimenticano che è una cosa reciproca: rispetta i bambini e loro ti rispetteranno!

Fidati dei bambini e loro si fideranno di te, allora sarà possibile una comunicazione." •

 Osho

come comportarsi con i nostri amici cuccioli?

bambina_cucciolo.jpgNon molto tempo fa mi è capitato di partecipare ad un incontro con una classe di quarta elementare. Mi sono trovata di fronte a ragazzi svegli, tecnologici e maturi, molto più di quanto ricordo di essere stata io alla loro età.

I ragazzi partecipavano attivamente alla discussione e sono emerse realtà differenti in merito alla loro conoscenza di approccio e gestione del piccolo animale domestico. Un bambino raccontava di come il suo cane, vissuto per molto tempo solo in bagno perché sporcava, era stato affidato ad un’altra famiglia. Altri si lamentavano del fatto che i loro gatti graffiavano nonostante lo “scodinzolare” della coda ignorando quello che il felino comunica muovendola: non disturbarmi!

Quello che è emerso è una fotografia di giovanissimi confusi in merito al comportamento degli animali domestici il che può diventare pericoloso in certe situazioni. A differenza di 50 anni fa quando gli animali vivevano al margine della famiglia, oggi gli animali domestici mangiano vicino a noi, dormono con noi. Spesso si arriva ad umanizzare il cane e il gatto fino a trattarlo come un figlio.

Si è in parte perso il concetto di animale riconoscendolo come individuo diverso, appartenente a una specie precisa con fabbisogni e necessità. Internet non aiuta: ogni giorno sono pubblicati video in cui si ride quando un bambino abbraccia affettuosamente il molosso che ringhia: questo è solo il primo avvertimento che ignorato evocherà il morso magari non le prime dieci volte, ma succederà. Per cui cani che agli occhi appannati di genitori ineducati sono sempre stati buonissimi potrebbero “improvvisamente” ribellarsi e attaccare il disturbatore.

Se riguardo al mondo canino c’è confusione e contradizione, il mondo felino è conosciuto alla maggior parte dei proprietari in modo approssimativo. Ogni giorno parlo con famiglie alla prima esperienza di convivenza con gatti che graffiano il divano, urinano al di fuori della lettiera, rovesciano oggetti creando danni e disturbo. Perché accade? Il più delle volte sono proprietari convinti che siano gatti dispettosi e maleducati, ma in realtà manifestano un grave disagio che necessita di essere capito e corretto. Le incomprensioni che nascono dal non saper comunicare con gli animali fanno sì che spesso questi vengano abbandonati o rinunciati...

Fortunatamente esistono figure professionali che aiutano nella gestione come veterinari comportamentalisti, esperti in fenilità ed educatori cinofili.

Riconoscere il problema e i propri limiti è il primo passo per una serena e duratura convivenza che vedrà uomo e animale vivere insieme nel rispetto reciproco.

a cura dott.ssa Roberta Sabattini
medico veterinario

animali, famiglie e adozioni... gattili & co.

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Sempre più famiglie ormai convivono con animali domestici e questo è sicuramente un bene per la nostra società oltre che per l’umore di piccoli e grandi umani.

Adottare un cane o un gatto (ma anche conigli e maiali) offre la possibilità di aiutare noi stessi e l’animale in difficoltà regalandoci una vita più ricca. È evidente come non solo l’aspetto psicologico delle persone migliori, ma anche lo stato psico-fisico degli animali si trasformi, e in meglio! Purtroppo però non è sempre facile la convivenza. Perché una adozione vada a buon fine è necessaria la consapevolezza di tutto il nucleo famigliare, animali già presenti inclusi. Affidarsi all’esperienza dei veterinari e dei gestori dei rifugi permette di effettuare una scelta adeguata, basata sul tipo di carattere e non solo sull’aspetto estetico del cane o del gatto. Non sempre vale la regola che un cucciolo o un gattino siano la scelta migliore: pensiamo ad esempio a famiglie in cui vivono animali maturi che mal sopporterebbero l’introduzione di un giovane in casa. O a famiglie costituite da persone singole e anziane che non sarebbero in grado fisicamente e psicologicamente di sostenere i fabbisogni di un cucciolo o di sopportare l’esuberanza che li contraddistingue nella giovane età.

Canili e gattili aprono le porte diversi giorni a settimana per permettere alle persone di recarsi all’interno degli spazi alla ricerca di un compagno per la vita. L’aiuto dei VOLONTARI presenti è fondamentale e di estrema importanza: sono gli occhi e il cuore di ogni anima presente all’interno. Essere un volontario significa non solo amare gli animali, ma dedicare una parte del proprio tempo libero al prossimo. Significa crescere, imparare e apprendere il linguaggio di un’altra specie arricchendo la nostra.

Adottare gli animali da strutture comunali consente di avere la certezza che, dal punto di vista sanitario, gli animali siano seguiti. Similmente a quello che avviene acquistando cani e gatti da allevamenti certificati piuttosto che da annunci vaganti su internet. Recentemente il comune di San Lazzaro ha realizzato il Nuovo Gattile in collaborazione con l’associazione di volontariato la Compagnia degli animali, per tutelare gli animali randagi, malati e feriti sul territorio. La struttura ospita i gatti durante la degenza pre-post operatoria, accoglie i cuccioli abbandonati e i gatti rinunciati dai proprietari.

Per chi volesse aiutare, ma non può adottare esistono le adozioni a distanza o “del cuore”: partecipando economicamente al sostentamento di un animale con un passato difficile o con una condizione sanitaria tale da impedirne l’adozione. Frequentare i rifugi come volontari o come privati offre l’opportunità di conoscere i tanti ospiti presenti all’interno e arricchisce il vostro cuore di un’esperienza positiva e indimenticabile sia per voi che per i vostri bambini, davvero irrinunciabile.

a cura dott.ssa Roberta Sabattini veterinario

Come preparare al Capodanno i nostri amati amici a quattro zampe?

fuochi_artificiali.jpgArrivano passo dopo passo le vacanze di Natale e con queste i festeggiamenti di fine anno.

Magari sotto il nostro albero abbiamo ricevuto un bel cucciolo di cane e non conosciamo ancora il suo carattere, ma di certo non vogliamo farlo crescere con la paura dei ‘botti’ di Capodanno. Un cucciolo regalato a Natale solitamente ha tra le otto e le dieci settimane e si trova quindi nel cosiddetto periodo “dell’impronta alla paura”. Durante questa fase dello sviluppo è molto facile creargli delle fobie, ad esempio nei confronti dei rumori forti, se non si seguono alcune accortezze.

Infatti ci sono alcuni accorgimenti utili per far crescere un cucciolo senza paure o di rendere tranquillo un soggetto che già soffre di tale stress.

Non lasciate un cucciolo con un cane fobico perché potrebbe trasmettergli questo stato d’ansia; lasciatelo a digiuno 12h prima della mezzanotte di capodanno; tutti i cani anche quelli abituati a stare fuori dovrebbero essere tenuti dentro casa per evitare che fuggano presi dal terrore; in casa sarebbe meglio tenerlo dentro un trasportino sia per limitare i danni alla casa che per creargli una sorta di tana dove stare tranquillo.

Se invece non è abituato a stare nel trasportino metterlo in una stanza, magari quella che frequenta di più, chiudere porte e finestre e rimuovere tutto ciò che può rompere preso dall’agitazione; se qualcuno rimane a casa, cercare di non rinforzare lo stato d’ansia con eccessive coccole ma cercare di avere un atteggiamento normale e neutro; accendere la televisione a volume alto evitando canali dove si festeggia il Capodanno ma preferendo CD con un film per famiglie; lasciate la luce accesa cosicché i riflessi dei fuochi d’artificio non lo mettano a disagio.

Esistono dei metodi per preparare il nostro amico a quattro zampe al capodanno:

Desensibilizzazione progressiva: si basa sul far sentire al cane dei rumori registrati inizialmente a volume molto basso e poi, molto gradualmente, a volume sempre più forte, fino ad arrivare a quello reale o quasi. Il segreto sta nell’abbinare sempre al rumore qualcosa di positivo e gratificante per il cane mantenendo noi un atteggiamento tranquillo e non di allarme. Possiamo far sentire il rumore e poi dargli la pappa; oppure fargli sentire il rumore e subito dopo giocare con lui.

Diffusore di feromoni appaganti: solitamente sotto forma di diffusore ma esiste anche come spray o come collare. E’ a base di feromoni appaganti, quelli secreti dalla cagna nel corso dell’allattamento, che hanno la funzione di rassicurare e rasserenare la cucciolata. Il loro effetto non è immediato va acceso (o spruzzato, o fatto indossare nel caso del collare) almeno una settimana prima di Capodanno, meglio ancora se dieci giorni prima.

Bendaggi T-Touch e gilet antistress: è un lavoro metodico e piuttosto lungo, però molte persone ne hanno trovato i benefici. In particolare funzionano i bendaggi, che hanno un effetto rilassante e riequilibrante dello stato emozionale del cane. Più o meno lo stesso criterio sta alla base del “gilet antistress”, la cosiddetta “Thundershirt”. Il principio è quello secondo cui la pressione sarebbe in grado di alleviare gli stati d’ansia (in effetti si utilizzano camicie e gilet che premono su punti particolari per aiutare la concentrazione e indurre il rilassamento nei bambini con problemi comportamentali: la pressione è utilizzata anche per alleviare l’ansia nelle persone affette da autismo).

D – Farmaci: è fondamentale, però, ricordare che vanno utilizzati esclusivamente su indicazione del veterinario.

a cura dott. ssa Licia Scacco
medico veterinario

Bambini e animali: una complicità innata che fa bene a entrambi

bambina_cucciolo.jpgOsservando il comportamento dell’animale il bambino scopre il rito della toletta, il gioco, gli atteggiamenti e le posizioni del corpo, e in tutta dolcezza percepisce il funzionamento del proprio corpo attraverso la mediazione dell’immagine rinviata dal suo compagno a quattro zampe. Il bambino comunica con l’animale attraverso il contatto, l’odore, i sensi e i ritmi... Si ritiene che questa propensione a comprendere l’animale sia innata nel bambino.

La ricerca studia essenzialmente i meccanismi di comunicazione che si instaurano tra l’uomo e l’animale domestico, nonché gli effetti fisiologici e psicologici di questa relazione. La comunicazione rappresenta uno dei maggiori problemi sociali dell’umanità, a partire dal mito della Torre di Babele.

La comunicazione spesso viene intesa unicamente nella sua dimensione verbale, dimenticando così che esistono altri modi di comunicare, soprattutto gestuali.

In campo affettivo le inibizioni restringono il vocabolario e portano a restrizioni limitanti: l’animale, invece, favorisce una maggiore ricchezza espressiva poiché si posiziona al di là delle inibizioni sociali; può quindi accadere che un bambino in apparenza anaffettivo dimostri una grande tenerezza per il suo cane, manifestandola con parole, carezze e abbracci.

Il bimbo e il suo cagnolino raggiungono un livello perfetto di comunicazione, perché il bambino decifra facilmente i segnali (come la mimica, i guaiti, le posture, gli sguardi eloquenti) dell’animale, e viceversa. Il bambino che fa fatica a confidarsi può sussurrare lunghi monologhi all’orecchio dell’amico a quattro zampe. L’animale, anche se non ne comprende i contenuti, è in grado di percepirne la tristezza o la gioia e riesce ad adattarvisi perfettamente. Bimbi e animali: lo sviluppo sensoriale Il bisogno di coccolare i cuccioli sembra innato nell’uomo: anche l’individuo più egoista, meno sensibile e più grezzo sarà sempre commosso da un cagnolino o un gattino smarrito. Il contatto fisico è essenziale: il primo tocco, furtivo e breve, aiuta il bambino a costruirsi l’immagine di un altro essere vivente, e in seguito gli scambi tattili progrediscono dolcemente e agli approcci esplorativi fanno seguito le carezze affettuose.

Crescendo, il bambino ricerca più spesso l’animale che gli procura un duplice sentimento di amore e di protezione, soprattutto in un momento complesso come quello dello svezzamento: la separazione dalla mamma è alleviata dal conforto discreto fornito dall’animale, e in un momento in cui il piccolo teme di perdere, insieme al latte materno, anche la propria mamma, le paure del bambino diminuiscono, ma il gatto o il cane a volte esprimono meno la loro tenerezza quando vengono infastiditi dai contatti esplorativi del bambino, che in questo modo sviluppa gradualmente la percezione di un altro essere vivente e l’esistenza della personalità. Durante il periodo preoperatorio (dai 2 ai 6-7 anni secondo Piaget), l’animale vero non è più percepito come un orsetto di peluche, ma come un essere autonomo e dotato di reazioni. Il 40 % dei bambini di età compresa tra uno e quattro anni, il 16 % di quelli tra i cinque e gli otto il 9 % di quelli tra i nove e i dodici fanno spesso sogni popolati di animali, in maniera tanto più marcata quanto più il bambino è piccolo. L’affettività è fondamentale nella relazione tra animale e bambino, e il rapporto tattile con l’animale trasmette affetto e sicurezza.

a cura dott. Michele Tommasino
direttore sanitario clinica veterinaria

 

L’igiene dei nostri amici pelosi: il primo passo è la cura del mantello...

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Come compagni di gioco per i bambini, per colmare la solitudine di una persona anziana, per scelta (e a volte per moda), gli animali entrano nelle nostre case e con loro instauriamo uno stretto rapporto di convivenza.

È importante che tale rapporto, specialmente quando si svolge entro le mura domestiche, sia concepito ed impostato correttamente. Per chi vive con un animale è buona norma accudirlo nel modo migliore e mantenerlo in salute. In questo modo si scongiura anche il pericolo di trasmissione di alcune malattie dagli animali all’uomo.

Queste malattie, chiamate nel loro complesso zoonosi, sono molte, ma fortunatamente per la maggior parte di esse il rischio infettivo per l’uomo è molto basso. Alcune sono confinate in prevalenza a limitate aree geografiche o interessano determinate categorie di persone (ad esempio rabbia e leptospirosi), altre hanno una diffusione più ampia e interessano anche l’ambito domestico (toxoplasmosi, parassitosi). In alcuni soggetti predisposti, poi, la presenza di un animale in casa può essere causa di allergie respiratorie.

Conoscere i rischi potenziali non deve né allarmare né dissuadere chi desidera avere un cane o un gatto, né tanto meno spingere ‘’a disfarsene’’ se lo sia ha già. È utile, invece, perché stimola a mettere in pratica semplici norme igienico-sanitarie che, di solito, bastano da sole a salvaguardare la salute di chi convive con l’animale e del resto della popolazione.

Ecco alcuni consigli.

Le orecchie e il contorno occhi, salvo diverse indicazioni del veterinario o specifiche necessità del soggetto o della razza, vanno puliti una volta alla settimana. La frequenza delle operazioni di spazzolatura è variabile.

I cani a pelo corto, ad esempio, hanno bisogno di meno cure rispetto ai loro cugini a pelo lungo, che dovrebbero essere spazzolati con cura dopo ogni passeggiata per accertarci che nel mantello non rimangano impigliati pezzetti di sporcizia o le pericolose spighe, che possono penetrare nella cute, nelle orecchie e nelle vie respiratorie del nostro amico facendo grossi danni. A volte è difficile sbrogliare i nodi e per questo può essere d’aiuto un prodotto districante, da applicare prima delle operazioni di spazzolatura quotidiana, oppure un apposito tagliando reperibile nei negozi specializzati..

I bagni vanno fatti almeno ogni cambio di stagione e tutte le volte che sia necessario, la vecchia credenza che i cani o gatti non possano essere lavati non ha nessun fondamento scientifico. Bisogna però utilizzare prodotti specifici e di buona qualità che non siano lesivi sul film lipidico che protegge la cute dei nostri amici pelosi. Il bagno deve essere sempre seguito da una corretta asciugatura del manto, utile a prevenire malattie da raffreddamento e ad avere un pelo che non puzzi di cane bagnato.

L’igiene dei denti è un argomento complesso. Soprattutto con l’avanzare dell’età, placca e tartaro possono accumularsi sui denti provocando infiammazioni e fastidio. Se il nostro amico è un cagnolone vorace e aperto alle novità possiamo proporgli degli stick specifici per l’igiene orale, che, mentre vengono masticati, svolgono un’azione meccanica di pulizia dei denti e spesso hanno anche un benefico effetto antibatterico.

Attenzione alla scelta di questi prodotti perché in commercio ce ne sono tanti, ma pochi svolgono il ruolo di prevenzione a regola d’arte; prima di acquistare è sempre meglio sentire il parere del veterinario.

Per i gatti, che non hanno l’attitudine a “sgranocchiare” oggetti, l’unica soluzione è la pulizia con gel dentifricio e spazzolino, oppure l’utilizzo di prodotti enzimatici che mantengono sotto controllo la proliferazione batterica che sta alla base del tartaro.

a cura dott. Michele Tommasino
direttore sanitario clinica veterinaria

 

Amica televisione, amici animali...

bambina_gatto.jpgNoi, bambini degli anni 70-80 siamo cresciuti con i pomeriggi di Bim Bum Bam e una qualità di vita sana e varia che prevedeva (almeno per me) le gite fuori porta domenicali i pomeriggi a giocare con il pallone in cortile e le passeggiate in bicicletta con gli amici o con papà.

Oggi la vita frenetica dei genitori che si districano tra lavoro, i conti a fine mese, la stanchezza fisica e mentale fanno sì che purtroppo si utilizzi sempre più la televisione come pausa per avere quella mezz’ora di tempo necessaria ad organizzare la cena, riordinare le idee e la casa e un mezzo minuto per sedersi.

Il problema fondamentale è che il palinsesto mediatico televisivo non offre un’ampia scelta di programmi culturalmente interessanti e intellettualmente stimolanti.

Disponendo del satellite si ha a disposizione una maggiore gamma di canali, ma spesso non si trovano approfondimenti adatti al pubblico infantile. Con i cartoni animati diventano quotidiane le discussioni riguardo quello piuttosto che l’altro, i contenuti, le storie, i disegni e le canzoni; il rischio poi è che bambini anche molto piccoli si fossilizzino davanti al piccolo schermo diventando automi di puntate in serie e ripetitive. Per deformazione professionale insegno ai bambini contatto con la natura e con gli animali, non perdo occasioni per portarli al parco anche quando è freddo e favorire incontri con esseri viventi di diverse specie: dalla formica al lombrico, dal cane al cavallo. Capita alle volte che mia figlia, due anni appena compiuti, venga con me in visite che svolgo a domicilio e mi stupisco sempre dell’atteggiamento che assume davanti a cani anche molto grandi e “spaventosi”: appare sempre accorta e interessata. A casa convive con i nostri due gatti: il loro rapporto è speciale e ogni giorno scoprono nuovi modi per comunicare e interagire.

Vederla crescere in questo contesto mi permette di imparare molto su entrambi: ora è lei che li nutre la mattina e la sera, lei si preoccupa della ciotola dell’acqua e costantemente cerca la loro attenzione rispettando gli spazi e i limiti che i due fratelli a quattro zampe hanno delineato. Avere un animale domestico in casa offre sicuramente un’alternativa ai pomeriggi davanti al televisore, insegna ai nostri figli il concetto di responsabilità, attenzione e cura verso gli altri.

Le malattie a cui i bambini possono venire esposti sono molto rare, perlopiù si tratta di forme parassitarie (vermi, funghi) e per questo è bene tenere controllato il vostro pet. Per i morsi e i graffi invece l’attenzione deve essere sempre alta: i bambini sono irruenti per natura e gli animali, per natura, si difendono. Insegniamo ai nostri figli il rispetto e la comunicazione, e ci accorgeremo che la tv sarà solo un raro passatempo.

a cura dott. ssa Roberta Sabattini
medico veterinario

 

E se quest’anno Babbo Natale...

Natale2014-bambino02.jpgE se quest’anno Babbo Natale vi portasse un amico animale? Bambini, animali e prevenzione...

Il contatto con gli animali infonde ai bambini un maggiore senso di responsabilità, aumenta l’empatia e insegna loro il ciclo della vita. Un animale domestico ha infatti grandi benefici sullo sviluppo del bambino.

Il contatto con gli animali arricchisce noi e i nostri figli, ma dobbiamo educare noi stessi e loro al rispetto del loro essere animali, non snaturandoli cercando di renderli simili a noi, perché se ci pensate li amiamo tanto proprio perché sono diversi da noi, privi delle architetture mentali che ci contraddistinguono.

Diversi studi dimostrano che i bambini che hanno animali domestici hanno un’intelligenza emotiva (IE) più sviluppata. L’intelligenza emotiva è la capacità di comprendere, gestire ed esprimere in modo efficace i propri sentimenti e interpretare quelli delle altre persone ed è considerata una chiave determinante per una migliore e più ricca qualità della vita. A differenza del quoziente d’intelligenza (QI), che la maggior parte degli esperti considera immutabile, l’intelligenza emotiva può migliorare nel tempo con la pratica e gli animali possono aiutare i bambini a farlo.

Ogni giorno con i nostri bambini, adottiamo tecniche e meccanismi di prevenzione, in ambito sanitario cosi come in quello scolastico ed anche a casa ci preoccupiamo di cosa mangiano e con cosa vengono a contatto, confrontandoci con altri genitori, con il Pediatra, con gli educatori; cerchiamo di evitare di nuocere ai nostri figli.

Per gli amici animali questo non sempre succede, si sceglie un cane o un gatto o un coniglio o altro spesso sull’onda di uno slancio emotivo, per moda, per un capriccio e questo porta a un approccio errato, poco consapevole di avere a che fare con un essere vivente capace di amare, ma anche di soffrire.

Rispettare un essere vivente significa non nuocergli, significa tenerlo in salute, e farlo al meglio oggi, significa prevenire.

Da sempre sentiamo la frase prevenire è meglio che curare, Primum non nocere è una locuzione latina che significa “per prima cosa, non nuocere”.

Solitamente è uno dei principi che si insegna per primo nelle facoltà di medicina, soprattutto in relazione agli effetti collaterali o complicanze dovute a farmaci o a trattamenti medici errati, anche se è chiaramente una massima applicabile quotidianamente in ogni circostanza di vita.

Ciò significa che, nella scelta di una terapia, bisogna innanzitutto non arrecare danno al paziente e per questo, tra i trattamenti possibili, va sempre privilegiato quello che ha meno controindicazioni.

Questa visione delle cose, vale anche per la scelta di prendere un animale da compagnia, specie con l’avvicinarsi delle feste, bisognerebbe pensarci bene prima di nuocere ad un essere vivente con un’eventuale gestione errata.

In medicina Veterinaria la prevenzione viene spesso identificata con il fare le vaccinazioni o le profilassi, ma oggi con l’aumento di tante patologie metaboliche, neoplastiche, infettive, la prevenzione assume un valore enorme in termini economici, quindi fare prevenzione in modo corretto è anche molto più economico.

Senza trascurare l’investimento emotivo che i nostri figli hanno nei confronti di un animale domestico, “da compagnia” appunto che, in caso di poca prevenzione, potrebbe portare il nostro bambino a perdite relazionali non indifferenti.

a cura dott. Michele Tommasino
direttore sanitario clinica veterinaria

 

Famiglie con cani, bambini e tanti sport da fare per divertirsi e tenersi in forma tutti insieme

bimbo_cane2.jpgUnire l’amore per la salute e la forma fisica a quello per il proprio amico a quattro zampe e trasmettere questi valori ai propri bambini è una forma di soddisfazione molto appagante.

Fare fitness insieme al proprio cane e al proprio figlio, non solo è un bene per tutti e due, ma anche per noi e rafforzerà la nostra intesa con entrambi.

Tutti abbiamo bisogno di esercizio fisico, e il nostro cane non fa eccezione: la sedentarietà, rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza di malattie metaboliche come il diabete e i disturbi circolatori. Uno dei modi migliori per mantenere il vostro cane mentalmente e fisicamente attivo è quello di coinvolgerlo in uno sport che lo aiuti a sviluppare la maggior parte dei suoi istinti naturali, in queste discipline coinvolgere bambini e ragazzi nelle fasi di allenamento, di addestramento nonché li dove possibile permettergli di condurre direttamente il cane in gara, è estremamente formativo per i nostri figli, che sviluppano capacità di leadership, autostima e rispetto dei limiti altrui.

Sport divertenti? Ecco alcuni esempi!

1. Agility Dog: In questo sport i cani sono giudicati in base alla loro velocità e precisione nello svolgere un percorso ad ostacoli. I percorsi sono molto eterogenei, senza limiti di taglia o razza.

2. Flyball: la gara prevede una staffetta tra due squadre di cani che devono affrontare una serie di quattro salti prima di arrivare ad una macchina che lancia una pallina. Il cane deve poi affrontare nuovamente i quattro ostacoli nel senso opposto prima di portare la pallina al padrone. Appena un cane recupera la palla e la riporta al punto di lancio, viene rilasciato il secondo cane e così via.

3. Dock Diving: è un emozionante sport acquatico perfetto per la bella stagione dove i cani competono nel saltare il più lontano possibile in una piscina d’acqua partendo da una piattaforma elevata detta “dock”.

4. Sheepdog Trials: Per cani da pastore non c’è sfida migliore della gestione e dello spostamento di un piccolo gregge di pecore attraverso una corsa ad ostacoli. Tra le diverse varianti di questa attività, la più complessa e completa è lo “Shedding”, ovvero la “separazione di un gregge”

5. Disc Dog: prevede gare che vedono come protagonisti i cani insieme ai loro padroni con l’obiettivo di essere i migliori nel lanciare e prendere dischi. Le sfide sono generalmente divise in gare di “lancio e recupero “ e “freestyle”. Nella categoria freestyle, il padrone e il cane lavorano insieme, spesso con un sottofondo musicale, per creare una coreografia dove agilità, stile e velocità rappresentano gli elementi essenziali che rendono la sfida uno spettacolo emozionante.

I ‘Bimbi Games’ sono un’altra possibilità: dei divertenti giochi che vedono come protagonisti i bambini e i loro cani.

Questi giochi possono avere una finalità esclusivamente ludica e praticati quindi all’interno

del centro cinofilo, oppure aprire ai bambini le porte dell’agonismo. Dato che sono giochi di squadra, i ‘Bimbi Games’ hanno una duplice funzione: insegnano al bambino il corretto rapporto con il proprio cane e il corretto rapporto con i suoi coetanei. Lavorare in squadra, per raggiungere un obiettivo comune, stimola nei bambini la collaborazione, l’autonomia, la concentrazione e la pazienza. Per informazioni bisogna contattare la Federazione Italiana Sport Cinofili.

a cura dott. Michele Tommasino
direttore sanitario clinica veterinaria

La natura entra in classe: la parola al veterinario!

cane_bimba.jpgViviamo in un mondo in cui se non stai al passo con la tecnologia sei fuori. Questo vale sempre di più per i bambini che ormai sono dotti di ipad, smartphone e-studiano sui libri digitali.

Cosa possiamo fare per evitare che i nostri piccoli geni diventino sempre più robot e meno bambini? Per quanti se lo stessero chiedendo, sono nati asili e scuole nel bosco dove i nostri figli passano tutta la giornata all’aperto, lezioni, pasti e pisolini compresi che sia bel tempo o che piova. Scuole in cui NON è vietato arrampicarsi e giocare con il fango. D’altra parte, come diceva Fred Rogers, noto pedagogista americano, giocare è il lavoro dell’infanzia!

Nelle scuole tradizionali si incentiva lo stare al passo con il Mondo, si fanno ricerche computerizzate, e l’uso di internet è indispensabile per conoscere e apprendere. I ragazzi delle medie sono digitali provetti, i bambini più piccoli sfogliano fotografie da tablet e telefonini e usano giochi elettronici molto meglio di noi adulti.

La comunità pedagogica-scientifica però parla chiaro: ai bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni deve essere concessa solo mezz’ora di videoschermi al giorno e l’uso di internet deve essere vietato.

In un’epoca digitale, i ragazzi più grandi trovano lavoro inventando App di successo, scrivendo blog e pubblicando libri su Amazon. La tecnologia riesce ad offrire moltissime opportunità di sviluppo, ma questo a discapito di un vero contatto con la natura e con quello che è la vita reale, la vita che si può toccare, annusare e osservare!

Recentemente sono entrata a far parte di un gruppo di studio che ha lo scopo di portare nelle scuole primarie un momento di incontro con la natura. I bambini vengono catapultati nel mondo animale per approfondire le abitudini di alimentazione, gioco e interazione tra le diverse specie. Si tratta di lezioni che presentano agli alunni informazioni attraverso materiale dimostrativo, e attività didattiche che vedono la partecipazione globale e interpretativa dei singoli bambini e dell’intera classe. Lo scopo è aumentare le conoscenze dei giovani divertendosi attraverso l’interazione con l’animale considerato come portatore di un valore specifico di relazione.

Non possiamo impedire alla tecnologia di entrare in classe, ma possiamo invitare la natura a sedersi tra i banchi. Il progetto potrebbe partire il prossimo anno scolastico in seguito all’approvazione della direzione didattica e dei genitori.

a cura dott.ssa Roberta Sabattini
medico veterinario

 

Correre insieme all’aria aperta...

bambina_cane.jpgSiamo ormai entrati a pieno nella stagione primaverile e la voglia di trascorrere il tempo libero all’aria aperta è sempre più grande, così anche i nostri bambini non vedono l’ora di trascorrere i pomeriggi al parco magari con i loro amici a quattro zampe dopo un inverno trascorso in casa.

Fortunatamente sono molti i bambini che possono godere della compagnia di un amico peloso e proprio la relazione con un animale da compagnia rappresenta uno stimolo educativo potente. Spesso noi genitori accontentiamo il desiderio dei nostri figli di adottare un cane con la loro promessa di prendersene cura. Accade purtroppo che dopo i primi entusiasmi per la novità, i bambini se ne disinteressino e finiamo noi per occuparci del nuovo arrivato. Questo accade perché probabilmente manca qualcosa che li stimoli all’interazione con il cane.

E’ quindi importante ricercare un’attività che possa motivare i bambini alla relazione con il cane, sviluppare importanti capacità psicomotorie e giovare alla salute mentale e fisica canina. Si è sempre pensato che educare un cane sia “roba da grandi”, in realtà i concorsi cinofili sono sempre più popolati da bambini che mostrano avere un feeling enorme con il loro cane tanto da eccellere in discipline come l’agility e il rally obedience nella categoria juniores. Non si tratta di fuoriclasse ma di bambini normali che hanno imparato a comunicare con un’altra specie con cui praticare uno sport cinofilo.

All’età di 6-7 anni infatti è già possibile per un bambino prendere lezioni di educazione di base. In questa fase si impara la lingua del cane, come rispettarlo e farsi ascoltare. Attraverso i primi comandi “seduto” “terra” “resta” ecc… si costruiscono le fondamenta per la collaborazione bambino-cane, che risultano fondamentali nella vita in famiglia e non solo. Avere un cane che riconosce un affidabile capo branco nel proprio padroncino è fondamentale. In questo modo il bambino acquisirà la coscienza di un nuovo ruolo e potrà sviluppare la responsabilità del leader rispettoso e attento verso il proprio gregario. La fase successiva sarà quella di imparare a condurre il cane lungo un percorso a ostacoli come quelli dell’agility o nell’esecuzione di specifici movimenti nello spazio come nelle gare di rally obedience. Esistono poi altre discipline come il disc dog (il gioco del fresbee col cane) e lo sheep dog (il lavoro di riunione del gregge) sempre da praticare all’aria aperta.

Quella che rappresenta una buona attività fisica e mentale per il cane diventa una palestra-gioco per il bambino che migliorerà nella coordinazione e nella concentrazione. L’attività all’aria aperta non sarà solo rappresentata da corse all’impazzata dietro a un pallone ma un importante momento di crescita e condivisione con il migliore amico dell’uomo o meglio del bambino. 

a cura dott.ssa Ilaria Arena
medico veterinario

 

Aiuto, mio figlio ha... i vermi!!!

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Convivere con un animale domestico offre ai bambini un’esperienza di apprendimento impareggiabile, anche se non si può negare che gli animali possono trasmettere alcune malattie, di cui le più frequenti, pur sempre nella rarità, sono quelle parassitarie: i vermi!

Il parassita più diffuso nei bambini tra 2-12 anni è l’OSSIURO. Un piccolo vermetto delle dimensioni di pochi millimetri, che depone uova nella mucosa anale del bambino creando prurito al culetto. La diagnosi si esegue mediante uno scotch test: nastro adesivo sulla mucosa anale per evidenziare la presenza delle uova. La terapia prevede un farmaco che uccida i vermi adulti.

Dalle dimensioni che vanno dai 10 ai 20 centimetri gli ASCARIDI vivono nell’intestino del cane o del gatto, dove producono uova che l’ospite elimina con le feci. Il cane, il gatto e talvolta i bambini si infestano ingerendo le uova dal suolo. Divenute larve attraverso la circolazione sanguigna, raggiungono il fegato, il tratto respiratorio e l’occhio. Il rischio è la compromissione della vista in modo permanente. In Inghilterra si è evidenziata una positività del 2-3% tra bambini di età scolare.

L’uomo è l’ospite definitivo della TENIA, mentre bovini e suini fungono da ospiti intermedio. Il verme adulto può misurare diversi metri di lunghezza. Nell’intestino dell’uomo, i parassiti adulti emettono segmenti del corpo del verme (proglottide) gravido che fuoriescono nell’ambiente mediante la defecazione. Capita che i bambini si infestino con alimenti e acque contaminate. Le uova ingerite liberano larve che attraverso il sangue raggiungono muscoli, cuore, occhio e cervello e assumono la forma di cisticerchi (fase dormiente delle larve). I sintomi possono essere molto gravi. Il ciclo biologico si completa quando l’uomo ingerisce carni crude o poco cotte contenenti cisticerchi. Il verme più pericoloso è l’ECHINOCOCCO, molto diffuso in aree con allevamenti ovini. L’ospite definitivo è il cane, ma tutti i mammiferi possono infettarsi con le uova emesse nell’ambiente. La malattia idatidosi o echinoccosi è estremamente pericolosa in quanto l’unica risoluzione è chirurgica. Il cane emette proglottidi che giunte nel suolo permangono fino ad un anno dando modo agli erbivori e all’uomo di assumerle attraverso verdure poco lavate.

A questo punto tutti starete pensando a come prevenire il problema, di sicuro non liberandovi del vostro amico a 4 zampe! Bastano alcuni accorgimenti, come buone norme igieniche e buon senso: lavare bene le verdure, evitare carni poco cotte e lavarsi spesso le mani, soprattutto quelle dei bambini. Il ruolo degli animali domestici è indispensabile per il compimento del ciclo biologico dei vermi, per questo motivo è IMPORTANTISSIMO assicurarsi che le deiezioni vengano raccolte dal suolo e che gli animali siano seguiti dal veterinario.

 

a cura dott.ssa Roberta Sabattini
medico veterinario

 

Bambini e animali: una relazione importante

Fare crescere un bambino con un animale domestico è una scelta che va ponderata bene da parte dei genitori. La presenza di un animale in una società come la nostra, sempre più basata sulla tecnologia, permette di mantenere un contatto diretto con la natura e la sua diversità, ma è anche una responsabilità a livello educativo, sia nei confronti dell'animale stesso che nei confronti del proprio figlio.

Prima di tutto la scelta dell'animale spetta all'adulto e non deve dipendere unicamente dalla richiesta del bambino, non ancora in grado di capire pienamente tutte le implicazioni di un'adozione (accudimento e cure costanti dell'animale). Non stiamo parlando di un giocattolo che può essere messo via quando ci siamo stancati di lui ma di un essere vivente, pensante e sensibile. Il genitore deve valutare in tutta onestà se ci sono i presupposti per adottare: quanto tempo può dedicare all'animale, se ci sono le condizioni materiali per farlo, se è disposto ad occuparsi di un altro essere per un certo numero di anni, ecc... Di solito si pensa

al cane ma è un animale con parecchie esigenze e quindi si può benissimo optare per un animale meno impegnativo (uccellino, piccolo roditore ad esempio).

Se ci sono invece le condizioni per adottare un cane la parola chiave è il rispetto. Il cane andrà scelto in base alle sue caratteristiche personali (indole, taglia, bisogni affettivi) per permettere un migliore inserimento nella famiglia. Il genitore dovrà inoltre spiegare alcune regole fondamentali per garantire la sicurezza di entrambi. Il cane va lasciato in pace se dorme o se mangia, non va toccato sulla testa, non si tirano orecchie o coda, ecc... E' bene sapere che fino a quando il bambino non è in grado di controllare i suoi movimenti ed è più maturo a livello emozionale conviene essere presente, cioè fino ai 10 anni circa. 

Un rapporto rispettoso tra bambino e cane sarà ricco di sviluppi positivi. Migliora la comunicazione e la comprensione del comportamento dell'altro, aumenta la capacità empatica, responsabilizza il bambino facendolo partecipare alle cure basilari dell'animale (dare da mangiare, portare a spasso, giocare, pettinarlo, ecc...). Permette anche al bambino di seguire direttamente il ciclo della vita (nascita, vita, morte), tematiche delicate che un genitore si trova a dovere affrontare prima o poi. Inoltre sembra che la presenza di un animale sano in casa, cioè regolarmente vaccinato e seguito dal veterinario, stimoli il

sistema immunitario del bambino e limiti l'insorgere di eventuali episodi di asma o allergie. Decidere consapevolmente di adottare un animale, un cane in particolare, è quindi il miglior modo di condividere tutti insieme un'esperienza educativa unica.  

Catherine Guidi, educatrice cinofila

Pet terapy: curiamoci con i nostri amici animali

bambina_gatto_01Le persone hanno un rapporto profondo e complesso con gli animali, che provoca diverse reazioni emotive. Che si tratti di un cane, un gatto, un coniglio o addirittura un elefante poco importa!

La cura di alcune malattie tramite un animale da compagnia è una tecnica coterapica che si sta sviluppando sempre più e che affianca le cure tradizionali.
Chi ne può beneficiare? La pet therapy si rivolge a bambini con particolari problemi di disabilità fisica o psichica, ad alcune categorie di malati ed agli anziani. Lo scopo delle terapie con gli animali è quello di soddisfare certi bisogni come l’affetto, la sicurezza e l’interazione con gli altri. Avere accanto un animale non solo tira su di morale, ma può avere benefici anche a livello fisico. Infatti diversi studi hanno dimostrato che accarezzare un animale riduce la pressione arteriosa e contribuisce a regolarizzare la frequenza cardiaca per chi soffre di problemi di cuore e di pressione alta. Insomma una buona prevenzione per l’infarto!
L’ippoterapia. La riabilitazione equestre è usata nel trattamento di diverse patologie, ma soprattutto nelle malattie invalidanti e nelle psicosi infantili. La particolare andatura del cavallo rinforza l’apparato muscolare per chi non può camminare. La postura in sella migliora l’apparato scheletrico e l’equilibrio mentre la conduzione del cavallo costringe il disabile a rimanere attento e concentrarsi sui movimenti imprevedibili dell’animale. I miglioramenti non sono solamente a livello fisico, infatti, il piccolo paziente scopre delle nuove doti di se stesso migliorando la propria autostima. La cura del cavallo è parte integrante della terapia, il rapporto tra animale e bambino si rafforza e quest’ultimo si riappropria del proprio schema corporeo.
La delfino terapia è indicata per quei pazienti con problemi di apprendimento e di linguaggio e viene usata soprattutto con i bambini affetti da sindrome di Down e autistici. La capacità cognitiva dei delfini è molto simile a quella umana, inoltre hanno una capacità di apprendimento velocissima, tali da renderli un supporto terapeutico insostituibile. La delfino terapia si è dimostrata così efficace anche grazie all’ambiente in cui è svolta.
L’acqua riduce lo stress e la tensione, stimolando la voglia di apprendere
Allora perchè non accogliere un cucciolo di cane nella nostra famiglia?
Tra le caratteristiche dei cani, che rendono questi animali così utili per la realizzazione di una terapia, troviamo la loro socievolezza, la loro capacità di dare amore incondizionatamente, la disponibilità ad essere accarezzati, toccati; proprio attraverso il contatto corporeo, sono in grado di infondere calma e sicurezza, favorendo una buona gestione dell’ansia.

a cura dott.ssa Manuela Crasta
Medico veterinario, specialista nella cura

L’alimentazione giusta per i nostri cuccioli nei primi due mesi di vita

Cuccioli caneLa corretta alimentazione dei nostri piccoli amici è importantissima nei primi 2 mesi di vita, perché devono ricevere tutte le sostanze di cui hanno bisogno per una crescita sana ed equilibrata.

Nelle prime ore di vita i neonati assumono dalla loro mamma il colostro che contiene in particolare un alto tenore di proteine, grasso e immunoglobuline. Quest’ultime vengono assorbite facilmente dall’intestino nelle prime 12 ore di vita fornendo così le difese immunitarie capaci di proteggerli da pericolose infezioni.

E’ necessario controllare che ciascun cucciolo riceva una quantità sufficiente di latte materno: i campanelli d’allarme saranno un pianto continuo, agitazione o estrema inattività e una mancata crescita corporea. L’integrazione del latte materno con latte artificiale, in questo particolare periodo, può rendersi necessaria solo in caso di cucciolate particolarmente numerose.

A partire dalla 3°- 4° settimana di vita, l’apparato digerente dei cuccioli diventa meno adatto a digerire il latte e invece pronto ad accettare nuovi alimenti; il contemporaneo aumento del loro fabbisogno giornaliero determina l’inizio dello svezzamento. 

Come possiamo affrontare lo svezzamento?

a 3 settimane d’età ( 4 settimane nelle razze di cane di taglia molto piccola) deve cominciare il graduale passaggio dal latte materno al cibo solido per prepararli così allo svezzamento vero e proprio;

convincete cagnolini e gattini a compiere questo passo creando una miscela di cibo per cuccioli (esistono appositi prodotti in commercio sia secchi che umidi) con l’aggiunta di acqua o latte artificiale tiepidi che gli offrirete in aggiunta alle poppate;

utilizzate una ciotola poco profonda per aiutarli nella prensione dell’alimento, permettendo l'accesso al cibo fresco più volte al giorno (circa 6 volte al dì );

se sembrano poco convinti potete strofinare un po’ di cibo sulle labbra per far loro sentire che la nuova pappa non è poi così male;

quando questa miscela semisolida viene accettata dovrete ridurre gradualmente la componente liquida fino a somministrargli solo cibo solido eliminando così le poppate e ridurre i pasti a 4 volte al giorno.

Siamo così arrivati alla 7°-8° settimana d’età, in cui lo svezzamento deve essere completo e il nostro piccolo amico è totalmente autosufficiente dal punto di vista alimentare!

Ai cagnolini svezzati è bene dare il cibo 3 volte al giorno a intervalli regolari e a orari fissi mentre ai gattini è preferibile offrire tutto il cibo che sono in grado di consumare e lasciarlo a disposizione poiché, essendo per natura meno voraci del cane, tendono a fare piccoli pasti più volte al giorno. Ricordate inoltre che, a differenza dei bambini, i cuccioli di cane sono di taglie diverse e crescono con ritmi e tempi diversi, questo è da considerare quando deciderete il menù del vostro amico a quattro zampe che sta crescendo con voi! L'alimento per cuccioli svezzati, quindi, deve essere scelto con cura per essere adatto alle loro esigenze: da questo momento in poi i nostri amici hanno bisogno di tanta energia per correre e giocare, ma anche delle giuste sostanze per crescere in modo adeguato ed armonioso e diventare cani e gatti adulti sani e robusti.

 

Come alimentare un cucciolo orfano?

Se i piccoli sono MOLTO piccoli (da 0 a 3 settimane di vita) è necessario gestirli con cura come farebbe la loro mamma. La fase più delicata è infatti il periodo pre-svezzamento, poiché hanno bisogno di sostanze nutritive adeguate per la crescita e per il rafforzamento del loro sistema immunitario.

La prima cosa da fare è nutrire artificialmente i cagnolini o i gattini con un latte appositamente realizzato per soddisfare i loro fabbisogni. Esistono fortunatamente delle formulazioni in commercio (solitamente in polvere da ricostituire) che sono simili al latte materno e possono essere somministrate dalla nascita fino a 3-4 settimane d'età.

Per le prime 3 settimane di vita la formulazione deve essere riscaldata prima di ciascun pasto, cominciando da 8 volte al giorno, ogni 3 ore circa, per poi diradarli andando avanti con le settimane fino ad arrivare allo svezzamento che sarà uguale a quello di cuccioli cresciuti con la mamma.

Consigli utili per l'utilizzo del “latte ricostituito”:

preparare ogni volta solo la quantità sufficiente per il pasto;

scaldare il latte prima della somministrazione ed utilizzare un biberon per piccoli animali;

posizionare il cucciolo in posizione prona cioè appoggiato sulla pancia, nella stessa posizione che assumerebbe se succhiasse il latte dalle mammelle della mamma. La testa deve essere eretta ed il collo steso.

Ovviamente cuccioli e gattini orfani, oltre alla nutrizione adeguata, necessitano di molte altre cure, bisogna quindi informarsi bene per diventare una buona balia! •

a cura dott. ssa Giulia Colaneri
veterinario

L’incantevole “canto” degli uccelli

uccellinoIl canto degli uccelli è comunicazione. Diversi animali anche molto distanti tra di loro possono così scambiarsi informazioni. 

Ogni specie ha per così dire una "voce" specifica che è quella che ce li fa riconoscere e ci fa dire: "questo è il canto di un cardellino!" oppure "questo è di un'anatra" anche senza vederli.
La melodia è spesso molto gradita all'orecchio umano tanto ché da secoli alleviamo in cattività molte specie per le loro virtù canore.

Di solito il canto, che può essere più o meno melodioso, è quello prodotto per richiamo sessuale o per motivazioni territoriali. Infatti l'individuo maschio di alcune specie raggiunge un punto in alto come un antenna, un cornicione, un filo elettrico o l'apice di un albero e comincia a cantare. In questa maniera il suo canto raggiunge distanze maggiori e consente ad esempio ad un pettirosso di evitare di introdursi pericolosamente nel territorio di un altro. Questo scongiura la possibilità di liti che sono sempre molto pericolose sia per l'aggressore che per l'aggredito; a volte infatti basta distrarsi o perdere qualche penna per cadere preda di un gatto. Di solito l'estensione del territorio di un uccello è l'area raggiunta dal suo canto. 
Cantando da un punto in alto più femmine possono sentire il canto e si avvicinano al maschio. Lo scricciolo con il suo canto attira in questa maniera la femmina vicino a diversi nidi che ha già preparato e glieli offre; se lei ne trova uno di suo gradimento vi entra e comincia così una storia d'amore. 

Inoltre gli uccelli possono emettere richiami o allarmi esattamente per motivazioni opposte. Tutti notano lo strano modo di cantare di un gallo che trova del cibo e che serve a richiamare le galline. E' altrettanto facile percepire i richiami ripetuti ed acuti dei piccoli di rondine che chiedono il cibo ai genitori da dentro un nido. Spesso però, anche se non ce ne accorgiamo, gli uccelli "dicono" ai loro compagni che c'è un pericolo in agguato e c'è di più: "dicono" loro se è già vicino o ancora lontano. Il merlo emette suoni acuti e ripetuti per comunicare a tutti che c'è un pericolo lontano ma se è ormai vicino emette suoni gravi e sommessi per ottenere lo stesso effetto di allarme ma senza essere individuato dal predatore. Famoso è inoltre l'episodio delle oche del campidoglio che sono state provvidenziali allarmi naturali.

Molti suoni prodotti dagli uccelli sono innati ma a volte possono impararne anche di nuovi. L'esempio classico è quello della gracula religiosa o di molti pappagalli che possono imparare a riprodurre alla perfezione suoni che non farebbero normalmente parte della loro "lingua". Questo discorso però è valido anche per altre specie: se si prende un uovo da un verdone e lo si lascia covare ad un canarino il piccolo "parlerà" la lingua appresa dai genitori putativi ma con caratteristiche tipiche della sua specie di origine.

a cura dott. Gianluca Marchetti
medico veterinario

"Sotto l\u2019albero di Natale ho trovato un bel gattino\u2026 "

bambina con gattinoQuanto è bello ricevere a natale un bel gattino con cui accoccolarsi di fronte al camino, ma quali sono le prime cure che dovete riservargli?

Solitamente il nuovo gattino potrebbe aver già ricevuto la prima vaccinazione ma per avere una copertura immunitaria efficace bisogna fare una seconda vaccinazione intorno alle 12 settimane d’età.

I gattini nei primi mesi dalla nascita sono protetti contro molte malattie infettive grazie al colostro materno che prendono nelle prime ore di vita. Ma questa protezione materna intorno alla settima settimana tende a scemare pertanto si consiglia a questo punto di incominciare il protocollo vaccinale con la prima vaccinazione ( 8-9 settimane) da ripetere dopo 1 mese all’incirca (12 settimane d’età).

Ma che cosa è il vaccino?

Un vaccino è un farmaco che ha lo scopo di promuovere la produzione di specifici anticorpi verso una determinata malattia infettiva batterica o virale. I vaccini vengono prodotti a partire da colture del microrganismo, attraverso una diminuzione della virulenza (vaccini attenuati), oppure uccidendo il virus (vaccino spento e/o adiuvato) o dall’ingegneria genetica.

Per cosa si vaccina?

Il veterinario vi consiglierà il programma vaccinale più adatto allo stile e all’ambiente di vita di ciascun animale. Come per i bambini, molte delle vaccinazioni primarie sono effettuate attraverso una serie di iniezioni successive.

Normalmente il gatto viene vaccinato per Rinotracheite felina (Herpesvirus), Calicivirosi felina (Calicivirus), Panleucopenia felina (Parvovirus). I gatti che vivono o hanno accesso all’ambiente esterno e che quindi possono avere contatti con altri gatti si consiglia l’immunizzazione contro la Leucemia virale felina (FeLV) e la Chlamidiosi (Chlamydiophila felis).

E se si vuole andare all’estero, cosa fare?

Per poter andare all’estero la legge prescrive la vaccinazione antirabbica obbligatoria per cani, gatti e furetti, l’inoculazione del microchip e il rilascio del passaporto sanitario. Sarà necessario vaccinare tutti i gatti che si devono recare all’estero almeno 20 giorni prima dell’espatrio. 

Ma è importante ricordare che:

  • Stabilire il corretto protocollo vaccinale del gattino o del gatto adulto è un atto medico che tiene in considerazione numerosi aspetti; sarà necessario stabilire insieme al vostro veterinario quando iniziare le vaccinazioni e quali vaccini utilizzare in base allo stile di vita del vostro amico felino e all’esito di un test su sangue per scongiurare un’eventuale infezione da FeLV;
  • Come per la somministrazione di ogni farmaco, anche per i vaccini è possibile una reazione anafilattica;
  • I vaccini sono stati imputati di causare un tumore nel punto di inoculo (fibrosarcoma), in realtà il problema è legato all’estrema sensibilità/reattività di alcuni gatti all’inoculazione di qualsiasi sostanza. Al fine di ridurre l’incidenza di tali tumori, sono in uso delle linee guida dettate da una società internazionale (WSAVA – World Small Animal Veterinary Association).•

a cura dott.Marco Cipolletti
medico veterinario 

E adesso... tutti a nanna!!!

ghiro letargoE' finita da tempo l'estate, l'autunno è quasi al termine e alcuni animali cercano ripari in cavità di alberi, grotte, escavazioni nel terreno sui pendii collinari o sotto grossi alberi per i periodi invernali. Si chiama letargo o riposo invernale che ha durata diversa a seconda delle specie ed è uno stato in cui i processi metabolici sono estremamente rallentati. 

Sono tanti gli animali che ricorrono alla quiescenza, dalle formiche agli orsi, ma anche le tartaruga di terra ed altri rettili; tutti, però, hanno in comune l'abitare in territori con inverni più freddi. Un esempio? Gli animali della savana non vanno in letargo, ma gli abitanti dei grandi boschi del Nord America sì, ci vanno e per lunghi mesi. 

Gli orsi ad esempio nella stagione invernale, dopo aver accumulato sufficienti riserve di grasso, si rifugiano in grotte dove cadono  in una specie di sonno profondo che dura anche un mese. Durante questa fase di vita rallentata l'orso esce ogni tanto per alimentarsi e le femmine ne approfittano per partorire.

L'ibernazione dell'orso bruno è differente dal letargo ad esempio dei ghiri per il quale il rallentamento metabolico è assai più intenso e il risveglio dipende da un meccanismo fisiologico particolare, infatti l'orso durante il suo letargo può reagire a stimoli, seppure in modo torbido.

La temperatura corporea degli orsi può comunque abbassarsi di 5° raggiungendo i 31°C, il ritmo cardiaco rallenta e il consumo di ossigeno diminuisce della metà. Quando in primavera riprendono la loro piena attività, gli orsi sono dimagriti ma sono sopravvissuti bene al freddo e alla penuria di alimenti. 

Il ghiro, invece, si nasconde dentro un tronco d'albero o in una tana scavata e si addormenta arrotolato su stesso spesso in compagnia di altri congeneri.

Il metabolismo rallenta e la temperatura si abbassa quasi come la temperatura esterna e l'animale trascorre circa sette mesi in questo stato di completo letargo da cui esce soltanto nel mese di maggio. 

Durante i mesi rigidi il sangue non congela nonostante in alcune specie la temperatura corporea può raggiungere i -2°C grazie a varie sostanze, come sali, urea, acido urico ecc... che impediscono all'acqua presente nel plasma sanguigno e nel citoplasma di cristallizzare e di distruggere così le membrane cellulari. 

Quindi mettete il pigiama, prendete il cuscino e trapunta e via…tutti a nanna!!!•

a cura dott.ssa Licia Scacco
medico veterinario 

Il furetto: l’animale da compagnia che ama giocare a nascondino…

bambina con furettoIl furetto è entrato a far parte di molte famiglie italiane come nuovo animale da compagnia, ed è adorato soprattutto dai bambini per il suo carattere socievole e molto affettuoso. In generale passa tre quarti della giornata a sonnecchiare arrotolato su se stesso o a pancia all’aria, ma quando si sveglia ha bisogno di sgranchirsi le zampette e di giocare; il divertimento e l’interazione stimolano il furetto non solo a livello fisico ma anche mentale. E’ importante però tenere a mente che questo simpatico pelosetto non può essere lasciato libero senza la vostra supervisione, sebbene si comporti quasi come un gatto, perché è in grado di cacciarsi in guai, a volte anche seri. Adibirete quindi una stanza a prova di furetto dove lo lascerete giocare senza il rischio di cavi elettrici, spugne e saponette che possa mordere e/o ingerire, lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie aperti dove possa nascondersi, ecc..

Fortunatamente al furetto non serve molto per divertirsi, perciò non occorre necessariamente acquistare giochi costosi, ma si può utilizzare ciò che si ha in casa. Anche le stesse coccole e carezze risultano essere un’interazione decisamente positiva, alla quale dedicarsi anche mentre guardate la tv. Considerando poi quanto gli piace nascondersi potete, ad esempio, utilizzare dei vecchi pantaloni dismessi, tagliargli le gambe ed utilizzarle come tunnel. Il vostro animaletto ci si intrufolerà più e più volte, facendo avanti e indietro come un forsennato. Sempre a proposito di tunnel, è possibile costruirne alcuni unendo più rotoli di carta con del nastro adesivo, di quelli che si trovano all’interno della carta da cucina; saranno così apprezzati da essere scelti anche per schiacciare un pisolino ogni tanto.

Siccome il furetto ama giocare a nascondino, oltre ai tunnel, mettete agli angoli della stanza adibita ai suoi giochi dei vecchi panni appallottolati; lo vedrete intrufolarsi e poi dimenarsi come un matto per poi uscire all’improvviso allo scoperto saltellando sulle quattro zampe, incitandovi al gioco.

Un’altra passione del vostro nuovo amichetto sono le palline che rotolano e i giochi che fanno rumore. E’ possibile acquistarne presso negozi specializzati, o usare anche qui un po’ di fantasia e costruirveli da soli. Ad esempio l’interno degli ovetti di cioccolata, preventivamente privati dell’interno, e ovviamente dell’esterno, possono essere proposti al vostro amichetto che impazzirà nel corrergli dietro. Se poi all’interno vi sistemerete anche qualche sua crocchetta, contribuirete ad aumentare il divertimento, soprattutto dei più “forzuti” che riusciranno ad aprirli e a vincere la gustosa ricompensa.

Per stimolare il suo ingegno potete anche utilizzare bicchieri di plastica dura e spessa (non quelli bianchi usa e getta) rovesciati con dei pezzetti di cibo nascosti sotto. In realtà il cibo si può nascondere ovunque: all’interno di scatole di cartone, all’interno dei tunnel, ecc.., stimolando il suo ingegno e curiosità, decisamente innati.

Come avrete capito non ci vuole tanto per stimolare il suo divertimento, basta porre estrema attenzione ai materiali che si utilizzano: devono essere abbastanza resistenti, come palline di plastica dura o di gomma dura, da non essere rotti in piccoli pezzi, che se ingeriti possono arrecare gravi danni e farvi correre dal veterinario, che dovrà essere specializzato in animali da compagnia non convenzionali, se volete che riceva le cure necessarie nel modo più corretto.

Se poi la fantasia non è il vostro forte, non preoccupatevi!! Esistono negozi specializzati e siti online che potranno soddisfare la vivacità e curiosità dei vostri piccoli compagni di giochi. •                                                                

A cura Dott.ssa Stefania Meschini
Medico veterinario

il coniglio: un animale da compagnia

bambina e coniglioIl coniglio è considerato un animale da compagnia da pochi decenni e diventa sempre più la prima scelta per un nuovo amico a quattro zampe da introdurre in casa. 

E'un animale sociale e socievole, in casa ama stare con gli altri componenti della famiglia come un cagnolino, ma la sua gestione è molto semplice, come quella di un gatto. 

L'alimentazione è senza dubbio l'aspetto gestionale più importante per assicurargli una vita sana e lunga. Il coniglio è un “ERBIVORO STRETTO”, in natura mangia tanta erba, germogli, radici ,rametti e raramente frutta. Noi non mangiamo erba perché è fibrosa, molto dura, e danneggerebbe i nostri denti; questo al coniglio non succede perché la natura gli ha fornito “un'arma segreta”: ogni giorno i suoi denti si consumano mentre rosicchia erba e ogni giorno i suoi denti crescono un po' come le nostre unghie o i nostri capelli. In questo modo la tavola dentale del nostro peloso amico è sempre pareggiata, cioè i denti sono sempre della stessa lunghezza. Molti pensano che il coniglio abbia solo gli incisivi, che crescono fino a 5 mm a settimana (1 cm al mese!), ma in realtà anche se non ha i canini, ha comunque premolari e molari che crescono fino a 1 cm al mese. Quindi è fondamentale somministrare un'alimentazione che rispecchi il più possibile quella naturale se non vogliamo far ammalare i denti del nostro animaletto. 

Una giusta dieta deve basarsi prima di tutto su erba e/o fieno: sono alimenti poveri per cui il coniglio può e deve averne a disposizione quantità illimitate per poter consumare i denti e sfamarsi.

Possiamo giornalmente somministrare un po' di verdura fresca, considerando però sia la quantità che la qualità: ogni giorno una quantità di verdura pari al volume della testa del vostro coniglietto; non perché di più gli faccia male, ma perché mangerebbe meno fieno e consumerebbe meno i denti! Inoltre offritegli le parti di scarto che di solito buttiamo, invece delle parti tenere che mangiamo: foglie dure ed esterne, gambi, torsoli e rametti di rosmarino, menta , alloro etc...

Infine potete dare uno spicchio di frutta una volta a settimana.

Molti conigli hanno malattie dentali, epatiche e intestinali perché mangiano cibi secchi come pellets, mix di cereali e frutta secca, pane, biscotti e semi. Tutte queste cose piacciono al vostro coniglietto ma gli fanno malissimo, dovete assolutamente evitare di dargliene da mangiare. •

a cura del Dott. Nello Polise, medico veterinario

La toxoplasmosi vista con gli occhi del gatto

donna incinta con gattoLa Toxoplasmosi rappresenta un importante elemento di cui tener conto nell'ambito della salute materno-infantile. E' necessaria una visita con il proprio ginecologo di fiducia per stabilire il reale rischio della donna durante la gravidanza.

“Cara padroncina... sei in dolce attesa e molto presto diventerai mamma. Per questo ti stai chiedendo se io, tuo sincero amico felino, possa rappresentare un pericolo per te e per il tuo bambino! E' ancora diffusa l'idea che io sia il responsabile della maggior parte delle infezioni da toxoplasma nell'uomo e in particolare nella donna. In realtà vivendo sempre dentro casa, mangiando abitualmente cibo industriale (scatolette e/o croccantini) e non avendo mai assaggiato carne cruda, prodotti a base di carne cruda o salumi, ho una possibilità quasi trascurabile di diffondere questa malattia.

Inoltre, quando noi gatti ci infestiamo con il protozoo responsabile della toxoplasmosi eliminiamo le oocisti (che sono le “uova” del parassita) nelle feci. Dopo 1 - 5 giorni dall'emissione delle feci infestate, le oocisti possono trasmettere la malattia all'uomo se ingerite. Quindi cambiando quotidianamente la nostra lettiera il rischio praticamente si annulla.

Altro aspetto molto importante è che nella maggior parte dei casi l'espulsione delle uova avviene per un massimo di 20 giorni consecutivi dopo l'infezione, dopodiché noi gatti acquisiamo immunità per il resto della nostra vita.

Alla luce di questi aspetti risulta quindi chiaro che la possibilità di contrarre l'infezione a causa mia o di qualsiasi altro gatto domestico sia quasi nulla e, in ogni caso, drasticamente inferiore alle altre possibili cause di contagio. 

Si può infatti più facilmente contrarre l'infezione:

•mangiando carne contaminata cruda o non cotta bene;

•mangiando cibi crudi, frutta non lavata o verdure contaminate nell'ambiente.

Quindi ti chiedo solo di non portarmi da amici o parenti durante questa fase della tua vita; non abbando-narmi a un destino che non mi sono meritato durante tutti questi anni passati insieme.

Cara padroncina... voglio solo condividere con te anche questa splendida avventura; seguendo poche regole e con una maggiore collaborazione del padroncino nella pulizia della lettiera non rappresenterò mai una minaccia ma solamente una risorsa per la vostra famiglia.”

Il Gatto

 

Ulteriori informazioni e implicazioni sulla salute umana possono essere reperite sui dati pubblicati dal Ministero della Salute sul sito www.epicentro.iss.it

a cura dott.ri Licia Scacco, Marco Cipolletti
medici veterinari 

 

 

La vera storia della cagnolina Luna

caneQuesta non è una favola né la sceneggiatura di un film ma è la vera storia di Luna. E' una bella cagnetta fulva a pelo lungo e di taglia media, ha vissuto a Palestrina per diversi anni felice e contenta con il suo Padrone... Vivevano in una casetta, loro due e le loro abitudini: tutte le mattine uscivano a fare due passi, si fermavano al bar a fare colazione, poi a comprare il giornale, dal macellaio per un po' di spesa e con gli amici a fare due chiacchiere, infine a casa, sempre così, giorno dopo giorno, godendo l'uno della compagnia dell'altra, uniti da un affetto senza parole. Un brutto giorno però, dopo il solito giro, il Padrone sentì un dolore al petto e, siccome si trovavano a passare davanti all'Ospedale, decise di andare a farsi vedere al Pronto Soccorso; prima di entrare disse a Luna: "Mi raccomando, aspettami qui!" Ma non era un dolore da poco e da quel Pronto Soccorso il Padrone non è più venuto via!

Luna, obbediente, è rimasta ad aspettare lì fuori, un giorno, una settimana, un mese; molti di noi medici e infermieri abbiamo tentato di adottarla portandocela a casa, ma dovunque lei fosse, alla prima occasione, scappava via per tornare davanti a quel Pronto Soccorso, d'altra parte l'ordine del Padrone era stato chiaro!! Così, per fare in modo che potesse un poco ripararsi dalla pioggia e dal freddo le abbiamo messo una piccola cuccia sotto un albero, l'infermiera che le vuole più bene le porta da mangiare tutti i giorni, Luna non ha bisogno d'altro: tutte le mattine si allontana a fare due passi, poi va al bar e lì rimedia sempre qualcosa per colazione, poi passa dal giornalaio e ci sono altre carezze per lei, dal macellaio dove trova sempre un bocconcino speciale, infine torna alla sua nuova casa ad aspettare con pazienza. Per evitare che venga considerata una randagia e portata via in un canile tutti i suoi amici si sono adoperati per farla diventare "cane di quartiere" con l'impegno a vaccinarla e curarla quando serve e ad accudirla quando ce n'è bisogno. Ormai sono passati diversi anni e Luna è sempre al suo posto, è tranquilla, è serena, è fiduciosa come sempre. Se c'è qualche scettico che non crede a questa storia che sembra una favola ma favola non è, può benissimo passare davanti al Pronto Soccorso dell'Ospedale vecchio di Palestrina, lì troverà la nostra Luna, sono sempre bene accette nuove carezze! Questa storia finisce qui... è vita vera e perciò non c'è al momento nessun lieto fine, ma solo un grande insegnamento.

Invito tutti i genitori che possono a regalare ai propri figli un cucciolo, sarà un piacevole compagno di giochi, un amico che lo rassicura dai brutti sogni notturni, un essere che gli insegna quanto l'amore possa essere incondizionato e l'amicizia sia un valore impagabile, qualcuno che gli spieghi cioè tutto ciò che dovremmo insegnargli noi ma che purtroppo per troppa fretta, troppo lavoro, troppa stanchezza ci siamo dimenticati di fare....e pazienza se quando piove ci saranno piccole impronte fangose dappertutto e se la casa sarà sempre piena di peli.... i nostri figli cresceranno più saggi, generosi e sensibili, vi pare poco? •
Gli amici di Luna

lo scarbocchio ci parla di loro...

Che cos’è lo scarabocchio? Infatuazione di un momento? Entusiasmo settoriale? Lo scarabocchio è molto di più: è il diritto del piccolo a mostrare i suoi sentimenti a chi sta a lui vicino. 

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come disegnano i bambini la figura umana?

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il nome e l’età dell’autore e, se l’età lo permette, chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su: redazione@rivistagirotondo.it

 

Fino all’età di circa 12 anni può essere uno strumento utile nella valutazione dello sviluppo mentale del bambino. L’interpretazione e l’analisi del disegno della figura umana, deve essere utilizzato solo da studiosi che hanno un bagaglio teorico-scientifico approfondito e consistente, e che comunque partono dal presupposto che ogni test, per essere utilizzato nel modo più adeguato, è solo uno strumento che ha bisogno di essere avvalorato da un’indagine molto complessa e articolata.

 

A 3/4 anni il bambino rappresenta “la persona”. In un unico schema rappresenta chiunque. CERCHIO (la testa molto grande) da cui si dipartono le braccia e le gambe. L’omino “cefalopode” universale per tutte le razze del mondo. Ben presto all’interno del cerchio compaiono due occhi grandi. Successivamente compaiono la bocca e il naso.

 

A 4 anni e mezzo arriva il primo abbozzo di tronco, a cui spesso è aggiunto l’ombelico che affascina molto i bambini. A volte lo posizionano al di fuori della figura.

 

A 5 anni l’omino è riconoscibile, le braccia e le gambe sono collocate in modo corretto al tronco. Compaiono le orecchie spesso di dimensioni eccessive. L’occhio acquista un contorno più preciso, nel centro compare la pupilla (che rimarrà anche nelle figure di profilo). Il tronco si allunga e si allarga e diventa più grande della testa. Braccia e gambe sono bidimensionali e a volte compaiono accenni di vestiario. L’omino è posto sempre in verticale.

 

A 6 anni l’omino è proporzionato, compare il collo, le braccia “acquistano” le mani. Ci vuole un po’ più di tempo affinché le braccia diventino una prosecuzione delle spalle e la testa si sollevi sul collo. L’omino è inserito in un contesto e personalizzato. Il cammino per arrivare alla figura completa di organi e abiti in corretti atteggiamenti di quiete e di moto dura almeno 10 anni e in alcuni casi non si conclude mai.

 

Ecco ora la mia interpretazione dei disegni arrivati in redazione:

 

disegno_bambini17.jpg1) Franco, 8 anni e 8 mesi: il bambino vive dinamiche comportamentali in contraddizione tra loro. Il sole che rappresenta il padre (senza raggi- senza autorità) è in alto nel cielo ben delineato e colorato. Vicino una nuvola scura (la figura femminile). L’insieme delinea amore per la natura. Una casa con un comignolo solido ma con due tipologie di fumo, la casa è collocata su un pendio (stabilità precaria). Figure solo maschili statiche predominano la scena. Il mare (rappresenta la madre), è sormontato da uno strano natante con al timone un figura maschile che esce dal contesto.

 

 

 

disegno_bambini18.jpg2) Silvia, 5 anni e 8 mesi: è sulla sommità della collina, per indicare che è protetta e coccolata. I genitori sono ben delineati e ciò fa percepire una famiglia serena (i cuoricini che attorniano le figure).

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini19.jpg3) Rosa. 6 anni: commenta “mia nonna ha raccontato una favole e così ho disegnato”. L’autrice si è divertita al racconto, ma ha scaricato anche molta ansia nel disegno.

 

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini20.jpg4) Titti, 5 anni: è un disegno forse non completato, al centro una torre municipio (educazione con regole precise), il sole (padre) splende nel cielo, quattro figurine sorridenti si tengono per mano. C’è armonia e serenità.

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini21.jpg5) Kara, 6 anni: è da poco in Italia con i genitori e la gemellina. Si disegna tra i genitori come richiesta di protezione. Però si è collocata in alto, indica che si sente matura.

 

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini22.jpg6) Elisa, 4 anni e mezzo: nel disegno c’è umorismo, senso artistico, creatività e anche gioia. Le espressioni dei gattini sono allegre e questo denota che la bambina vive con allegria insieme a tanti parenti che l’attorniano con affetto.

 

 

 

 

 

 

a cura di Anna Maria Casadei

esperta nella lettura del disegno infantile e dello scarabocchio

 

 

nei disegni dei bambini, la casa che significa?

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il

nome e l’età dell’autore e, se l’età lo permette, chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su: redazione@rivistagirotondo.it.

La casa è uno dei temi più rappresentati dai bambini: simboleggia il rifugio, il calore familiare, il nucleo originario amato o sofferto. Può essere accogliente ma anche respingente, reale o immaginaria ed esprime un importante contenuto emotivo del bambino dove egli proietta se stesso. A 4/5 anni il disegno della casa presenta tratti semplici, dai 5 ai 6 anni si arricchisce di particolari e verso i 7 anni la casa è inserita in un ambiente ricco di altri elementi: sole, alberi, strade, prati, fiori, nuvole, etc.

Quando la casa disegnata è grande, con finestre aperte e/o tendine colorate, un comignolo con il fumo o una strada lineare, un sole non oscurato da nuvole, alberi o altri elementi distanti dalla casa; denota un bambino aperto, spontaneo, estroverso, curioso, sicuro dei suoi rapporti affettivi. I bambini introversi, timidi, sensibili, tendono a disegnare una casa piccola, sulla base inferiore del foglio, con meno elementi, colori più tenui e tratto più leggero; ma in entrambi i casi la casa è accogliente.

I segni che invece possono denotare situazioni problematiche sono: finestre assenti o sbarrate/chiuse, porte assenti/sbarrate con chiavistelli; 2 porte; tetto non proporzionato al resto della casa; comignolo assente o senza fumo; strada tortuosa che s’interrompe bruscamente o che si biforca; sole coperto da nuvole; mancanza di co- lori; recinti e/o palizzate oppure una casa disegnata in lontananza in un paesaggio molto vasto... sono tutti segnali di una casa respingente.

Ha disegnato un castello? Denota grande fantasia e creatività del bambino, anche in questo caso ciò che importa osservare è il messaggio emotivo del disegno. Può essere il “rifugio ideale”, oppure una “prigione”. Secondo Ribaud, i bambini allevati in orfanotrofio quando disegnano una casa tendono a riempire il foglio di tantissimi oggetti: per loro la casa non è un rifugio emotivo. I bambini adottati che hanno vissuto in istituto solitamente disegnano due case e due strade: le case inoltre, tendono a avere poche e piccole aperture verso l’esterno.

Ecco ora la mia interpretazione dei disegni arrivati in redazione:

disegno-032018_1.jpg01) Olivia, anni 4 e 8 mesi. In questo momento la piccola è attenta ai cambiamenti che avvengono in famiglia e percepisce che non può comunicare con nessuno. È triste.

 

 

 

 

 

 

disegno-032018_2.jpg02) Chicco, anni 4 e 10 mesi, afferma di aver ascoltato una favola e questo è il risultato. Si nota un sole (che suggerisce la figura paterna) al centro della scena, sorridente, ma .... con un colore che ricorda l’acqua. Due possibilità, Chicco era senza colore giallo oppure si è divertito, quindi è uno spirito burlone e simpatico.

 

 

 

 

 

 

disegno-032018_3.jpg03) Maira, 6 anni e 3 mesi: è un momento di grande serenità per l’autrice. Spicca il sole allegro, arancione, indice di genitore molto coccolone. Le figure hanno sguardi felici e braccia pronte ad abbracciare.

 

 

 

 

 

 

disegno-032018_4.jpg04) Alessandra, 5 anni e mezzo: ha ben delineato i suoi affetti più veri. Nello sfondo a sinistra un cielo giallo ben definito inquadra un genitore sereno, come è il sole (padre) che si intravvede timidamente. La casa è armoniosa, il comignolo ha un fumo arricciato indicatore di giovialità famigliare.

 

 

 

 

 

 

disegni_gatti.jpgbambini siete tutti invitati a disegnare un gatto!

il mio gatto, quello del nonno, del mio amichetto, io amo i gatti e così lo vedo. Piccolo, ricciuto, a pelo liscio, con occhi grandi, con un occhio chiaro e uno scuro, è il gatto che fa le fusa e con la coda dritta mi indica dove andare con lui. Si chiama... e viene subito quando lo voglio vicino. Io lo vedo così, grazie alla mia fantasia!

Con i pennarelli colorati, una matita nera o colorata, con del collage disegna il gatto: i disegni che ci inviate saranno pubblicati nella rivista... Correte a disegnarli!

L’albero è l’io della piccola, ben saldo al terreno (fermezza) con una chioma ricciuta, suggerisce bambina che ama dialogare. L’albero di Natale è armonia nell’insieme famigliare e Bobo è la sua coperta di Linus.

 

a cura dott. ssa Anna Maria Casadei

esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio 

 



Nei disegni e negli scarabocchi dei bambini che significato hanno la famiglia e gli alberi?

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il nome e l’età dell’autore e, se l’età lo permette, chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su: redazione@rivistagirotondo.it

 

Con il disegno della famiglia, reale o immaginaria, il bambino/ragazzo, esprime le dinamiche relazionali intrafamiliari. Ogni bambino ha un particolare modo di vivere i rapporti con gli altri membri della famiglia che dipende, oltre che dal suo temperamento anche dal sesso e dalla posizione che occupa nella gerarchia familiare.

Nel disegno della famiglia è fondamentale conoscere la realtà socioculturale e economica del bambino che l’ha disegnata.

Come sempre, quando si studia un disegno, è importante osservare la forza, il ritmo, l’ampiezza del tracciato, la zona del foglio occupata dal disegno, la direzione della strutturazione del disegno. Nel disegno della famiglia queste voci rivestono un’importanza interpretativa molto forte.

Altri fattori importanti da considerare sono: il grado di perfezione del disegno (livello di quantità e qualità dei particolari disegnati), struttura formale dei personaggi disegnati (prevalenza di forme tondeggianti – quadrate-spigolose), postura dei personaggi, differenziazione di sesso e di ruolo, grado di dinamicità e d’interazione, presenza o meno di un’ambientazione, vicinanza (intimità realmente vissuta o desiderata), lontananza (distacco emotivo, isolamento, separazione effettiva, gelosia edipica, competizione tra fratelli), valorizzazione di un personaggio (disegnato per primo, più particolareggiato, dimensioni maggiori, posizione centralizzata), svalorizzazione di un personaggio (disegnato per ultimo, lontano dal gruppo, con pochi particolari, dimensione più piccola), omissioni (personaggio non disegnato, rimosso, disegnato e poi cancellato, parti del corpo non disegnate e/o eliminate), personaggi immaginari aggiunti (animale, mostro, bambino, uomo, donna).

Il disegno dell’albero Il disegno dell’albero è considerato un valido aiuto per comprendere gli aspetti più autentici ma nascosti, della personalità. In termini psicanalitici, l’albero è il simbolo del Sé, cioè di quell’energia che investe l’intera persona e ne rivela la vera essenza.

La simbologia dell’albero è molto interessante e affascinante, infatti il suo ciclo naturale ricorda l’evoluzione di un essere vivente. La nascita e lo sviluppo della vita all’interno di un nucleo protetto (radici); la crescita e l’evoluzione con tutti i “pericoli” e le problematiche a esse legate, la carica energetica entusiasmante e vitale necessaria alla crescita; la maturazione e il lento degrado (il tronco e la chioma).

La vita dell’albero, legata al ciclo delle stagioni, simbolicamente rappresenta la vita dell’essere umano, che in base a situazioni naturali e/o esistenziali, “impara” a dosare e utilizzare al meglio le proprie risorse e potenzialità.

Come nell’albero, il ciclo periodicamente si ripete.

Ecco allora la mia interpretazione dei disegni arrivati in redazione:

disegno-052017_07.jpg1) Barbara 4 anni: ha scelto uno spazio limitato, Barbara è timida ha cambiato più volte l’asilo per ragioni forse, famigliari. Il giallo, scelto per rappresentare il sole; il padre - è alla base, come desiderio di essere sorretta dalla figura maschile.

 

 

 

 

 

disegno-052017_08.jpg2) Annalisa anni 4 e 3 mesi: libera la sua fantasia collocando figure filiformi, una vicina all’altra.

 

 

 

 

 

 

disegno-052017_09.jpg3) Jacopo 5 anni: nel disegno spiega di una aggressività latente, il piacere di muovere le mani anziché parlare. Dedicare più tempo a chiacchierare con il piccolo in modo più concreto.

 

 

 

 

 

 

disegno-052017_11.jpg4) Serena anni 5: l’autore del disegno vive con ritmi frenetici il suo tempo. Ancora non formalizza l’idea della figura umana, necessita di calma famigliare.

 

 

 

 

 

 

disegno-052017_12.jpg5) Monica 4 anni: ama scrivere dei lunghi racconti a tutti coloro che l’attorniano. Il rosso è la storia che racconta a papà. Il blu è per il fratellino appena nato. Nei tratti si intravvedono elementi a volte spigolosi. E’ utile abituarla a socializzare di più.

 

 

 

 

 

 

a cura dott. ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

 

Una finestra nella simbologia dei colori nei disegni e negli scarabocchi dei nostri bambini

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il nome e l’età dell’autore e, se l’età lo permette, chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su: redazione@rivistagirotondo.it.

Secondo la teoria cromatica di Kandinsky (1940) il colore possiede particolari aratteristiche di sonorità e di movimento. Per es. un cerchio colorato di giallo dà l’impressione che il giallo si espanda all’infuori e si “avvicini” a chi guarda, mentre un cerchio colorato di blu sviluppa un movimento centripeto, allontanandosi: l’occhio è colpito dal giallo e affonda nel blu.

Per Kandinsky il giallo guardato direttamente, soprattutto inglobato in una forma eometrica, rende inquieti, punge, eccita in modo esasperante. E’ il colore della follia e del delirio. Il blu tanto più diventa profondo, tanto più invita l’uomo verso l’infinito, e ciò può destare nostalgia. Il verde assoluto è il colore più tranquillo, non ha movimento, nè risonanze emotive; se prevalgono tonalità di giallo prende vita, viceversa se prevale il blu diventa riflessivo. Il rosso è vivace, possiede energia e determinazione. Rappresenta la vita ma anche la morte.

L’arancione (rosso - giallo) ha in sé il movimento del giallo e la forza del rosso, esprime gioia e allegria. Il marrone (rosso - nero) esprime inibizione e carenza di energia. Il violetto (rosso - blu) esprime un senso di lontananza, di tristezza e di solitudine.

Il bianco è la somma dei colori, è un non suono, un silenzio che nasconde in sé infinite possibilità. Il bianco è il simbolo della giovinezza, della purezza, della pace.

Il nero è “un nulla” senza possibilità, senza avvenire, né speranza. Musicalmente è la fine del suono. Sul nero qualsiasi colore risalta e si precisa, mentre sul bianco i colori si offuscano e s’indeboliscono. L’equilibrio tra nero e bianco dà origine al grigio che non ha né sonorità, né movimento. Questa mancanza di movimento è inconsolabile ed è diversa da quella del verde che nasce da colori vivi.

Va tenuto in considerazione che la simbologia dei colori assume significati diversi nella storia dei popoli... per es. in Cina il bianco è il colore del lutto; in alcune tribù dell’Africa Orientale il nero è il colore della gioia; per i giapponesi, i tibetani, e anche per diversi occidentali il rosso è il simbolo.

Nella nostra cultura, è interessante sapere che nell’inconscio dei bambini, i colori caldi come il rosso, il giallo e l’arancione esprimono, suscitano, provocano, ispirano attività, eccitazione, serenità, gioia, impulsività (positiva/negativa). I colori freddi come il verde, il blu e il violetto esprimono, suscitano, provocano, ispirano passività, calma, inerzia, tristezza, malinconia, riflessione.

Ecco allora la mia interpretazione dei disegni arrivati in redazione:

 

desegno_set2017_1.jpgdesegno_set2017_2.jpg1-2) Elisa: i disegni, fatti sa Elisa in tre età diverse, evidenziano nel tempo la costante radiosità e armonia della famiglia che traspare da tutti i disegni. Gli spazi in ogni disegno sono ben congeniati, la piccola è intuitiva ed estroversa. Linee pulite, segni incisivi, anche le farfalle sorridono. Nel 1° disegno, fatto da Elisa quando aveva circa 3 anni, sono rappresentati due “soli” (che indicano il padre) ed è tratteggiato timido, forse nel tempo il padre è cambiato come genitore.

 

Nel 2° disegno, fatto da Elisa quando aveva 6 anni, il sole è pieno, forte e deciso.

 

Elisa è felice. C’è un amore, c’è rispetto, c’è armonia che traspare in ogni segno. Elisa sarà una bambina che saprà superare bene gli incerti della vita perché viene attorniata dalla sicurezza educativa genitoriale nel momento giusto. E’ nell’infanzia che si buttano le basi per il futuro...

 

desegno_set2017_3.jpg3) Isabella, 5 anni e 6 mesi: disegno armonioso, la piccola svela un’alta capacità visiva nell’aver allineato in forma crescente i fiori. A volte quando le dita delle figure sono superiori al reale è una chiara e alta manifestazione affettiva nei confronti dei genitori.

 

 

desegno_set2017_4.jpg4) Simone, 2 anni e 6 mesi: lo scarabocchio del piccolo autore è diviso in due cerchi: nel primo si intravvedono i tentativi di elaborare un volto. Nel secondo è tutto concentrato in segni, dolci e sinuosi. Lo spazio è ben distribuito. Il piccolo ha usato solo due colori, aveva la possibilità di scegliere tutta la gamma? E’ bene mettere a disposizione dei bambini sempre tutti i colori..

 

 

 

 

 

a cura dott. ssa Anna Maria Casadei

esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

 

Le forme realizzate dai bambini nei loro disegni ci danno indicazioni su bisogni, richieste e interessi

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il nome e l’età dell’autore e... se l’età lo permette chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su:redazione@rivistagirotondo.it.

La grammatica del disegno infantile risiede in gran parte negli “errori” che il bambino compie. Comprendere il significato di tali “errori” è importante per conoscere quali sono i bisogni, le richieste e gli interessi del bambino.

In questo contesto s’inseriscono:

La trasparenza (il bambino al di la di ciò che è possibile, disegna quello che per lui è significativo e che gli suscita reazioni emotive).

Il ribaltamento (il bambino si colloca all’interno delle situazioni che va a rappresentare e se ne lascia coinvolgere).

I rapporti di grandezza (il bambino tende a enfatizzare, aumentando le dimensioni di ciò che per lui ha un significato affettivo importante).

La collocazione spaziale (il bambino tende a posizionare nel centro del foglio ciò che per lui riveste maggior importanza. Il centro è il filo conduttore del disegno).

Il processo di differenziazione

L’attenzione è centrata sulle differenze che oggetti e situazioni percepite presentano rispetto a oggetti e situazioni note. Verso i 10 anni i bambini tendono a tenere sempre piu’ conto delle proporzioni metriche degli oggetti e della loro disposizione secondo un piano d’insieme. Il bambino rinuncia a rappresentare ciò che sa a vantaggio di ciò che vede. Si entra nella fase del realismo visivo, in contrapposizione al realismo intellettivo dell’eta’ precedente.

Dai 10 ai 14 anni, il ragazzo consolida questa modalita’ d’espressione, perfezionando la sua tecnica grafica. La prossima volta parleremo della simbologia dei colori nei disegni dei bambini.

Ecco una breve sintesi dei disegni arrivati in redazione nei mesi scorsi:

disegno-052017_07.jpg1) Barbara, 4 anni. Ha scelto uno spazio limitato, Barbara è timida ha cambiato più volte l’asilo per ragioni famigliari. Il giallo, scelto per rappresentare il sole il padre - è alla base, come desiderio di essere sorretta dalla figura maschile.

 

 

 

 

 

disegno-052017_08.jpg2) Annalisa, 4 anni e 3 mesi. Libera la sua fantasia collocando figure filiformi, una vicina all’altra.

 

 

 

 

 

 

disegno-052017_09.jpg3) Jacopo, 5 anni. Nel disegno spiega di una aggressività latente, il piacere di muovere le mani anziché parlare.

Dedicare più tempo a chiacchierare con il piccolo in modo più concreto.

 

 

 

 

disegno-052017_10.jpg4) Samuele, 4 anni e mezzo – titolo: Macchine che succhiano tutto.

Il piccolo è allegro ed irruento, portato a una certa aggressività. Occorre offrirgli giochi di pazienza.

 

 

 

 

disegno-052017_11.jpg5) Monica, 4 anni. Ama scrivere dei lunghi racconti a tutti coloro che l’attorniano. Il rosso è la storia che racconta a papà. Il blu è per il fratellino appena nato. Nei tratti si intravvedono elementi a volte spigolosi. E’ utile abituarla a socializzare di più.

 

 

 

 

 

disegno-052017_12.jpg6) Serena, 5 anni. L’autore del disegno vive con ritmi frenetici il suo tempo. Ancora non formalizza l’idea della figura umana, necessita di calma famigliare.

 

 

 

 

 

 

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

I colori usati dai bambini nei loro disegni ci danno indicazioni su personalità e stato psicofisico

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il nome e l’età dell’autore e... se l’età lo permette chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su:redazione@rivistagirotondo.it.

Oggi voglio mettere l’accento sull’uso dei colori nei disegni dei vostri bambini poichè i colori rappresentano il mondo emotivo del bambino e come si relaziona con la realtà. Colorare può attivare un processo di benessere che stimola la fantasia e la fiducia in se stessi e verso gli altri. Ad esempio, un bimbo che usa colori vivaci, caldi, con i quali ricopre tutto il foglio, esprime un carattere estroverso e bisognoso di spazi. Userà tutti i colori e i pastelli necessari per comunicare la sua creatività, mentre un bimbo sofferente o triste utilizzerà pochi colori, probabilmente delicati e stesi sulla carta con leggerezza.

Molti bambini che non sono stati abituati a colorare, usano con molta parsimonia e timore i colori, specialmente gli acquarelli e le tempere, perché ciò che prevale è la paura di sporcare e di sbagliare. Ciò potrebbe far perdere interesse e motivazione nei confronti di quello che è nuovo e diverso dal solito.

Esiste poi un parallelismo tra enfasi del colore e emotività. I bambini tra i 3 e i 6 anni, hanno per il colore un forte interesse che precede l’interesse per la forma. Le tonalità sono tanto più forti quanto più il bambino è piccolo, poi con la crescita subentrano le sfumature e i toni si fanno meno netti e violenti. L’assenza del colore in un disegno infantile può indirizzare verso l’idea di un vuoto affettivo e a volte una tendenza antisociale, anche se non è sempre così.

Solo con la crescita un bambino utilizza colori adeguati agli oggetti disegnati perchè fino agli otto anni il bambino usa il colore sotto la spinta delle sue emozioni: oggetto e colore che piacciono hanno la stessa risonanza emotiva. In media i bambini bene adattati utilizzano almeno cinque colori nei loro disegni e quelli particolarmente insicuri e/o con problemi relazionali ne usano in media due.

E adesso, ecco una breve sintesi dei disegni arrivati in redazione nei mesi scorsi:

disegno_bambini10.jpg1) Lorenzo, 5 anni.

Disegno molto evanescente-sfumato. Si percepisce una vitalità assai accentuata nel disegnatore. Sente importante il ruolo della famiglia.

 

 

 

 

disegno_bambini11.jpg2) Lorenzo, 6 anni e mezzo. E’ molto spiritoso nel disegno, emerge curiosità e precisione. Ama farsi raccontare storie.

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini12.jpg3) Lorenzo, 6 anni e 10 mesi. Nel disegno il padre è visto come amico, pare che ci sia un’educazione a volte rigida che rende forse il figlio irrequieto.

 

 

 

 

 

disegno_bambini13.jpg4) Lorenzo, 7 anni. E' un disegno molto comunicativo: Lorenzo ha parenti che partecipano ai suoi giochi, però ogni tanto c’è qualcuno che lo intimorisce e teme questi incontri. Si notano nel tempo che i disegni di Lorenzo mostrano maturità acquisita. E’ più controllato.

 

 

 

 

 

disegno_bambini15.jpg5) Giorgia, 5 anni e un mese. Rivela l’attaccamento che ha con la sorella più grande. Come ci riferisce. Ama i giochi all’aria aperta e rappresenta lo scivolo e l’altalena.

 

 

 

 

 

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6) Daniele, 4 anni e mezzo. Ha disegnato un centauro. Commenta – lo ha spiegato papà com’è. È un bambino osservatore e brillante.

 

 

 

 

 

disegno_bambini16.jpg7) Barbara 4 anni. Ha scelto uno spazio limitato, Barbara è timida ha cambiato più volte l’asilo per ragioni famigliari. Il giallo, scelto per rappresentare il sole il padre - è alla base, come desiderio di essere sorretta dalla figura maschile.

 

 

 

 

 

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

 

Il disegno è espressione di chi lo esegue

Il disegno è espressione di chi lo esegue:se un bambino ti mostra il suo, ti sta rivelando parte di se stesso!

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il nome e l’età dell’autore e... se l’età lo permette chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su: redazione@rivistagirotondo.it.

Lo scarabocchio è l’origine della scrittura, dell’esistere come essere separato dall’altro, come atto primitivo universale simile in tutte le culture, presso ogni razza e a tutte le latitudini. La mano libera del bimbo, percorrendo il foglio in lungo e in largo, lascia una traccia, un’espressione che codifica e rappresenta gli avvenimenti vissuti. I bambini che sono messi in condizione di disegnare saranno meno impacciati nei movimenti e avranno maggiore facilita’ a esprimersi.

Nell’attivita’ rappresentativa il bambino trae grande piacere dalla triade “occhio , cervello, mano”. Due processi fondamentali stanno alla base della maturazione percettiva: identificazione e differenziazione.

Nel processo d’identificazione l’attenzione del bambino è attratta verso cio’ che di comune c’e’ tra l’oggetto stimolo e i suoi schemi mentali (le esperienze di vita vissute). Questo processo è molto usato dal bambino piccolo che senza alcun problema, “sistema” il nuovo stimolo tra i propri schemi mentali, senza preoccuparsi se coesistono differenze rilevanti. Al bambino non interessano le corrispondenze, ma si accontenta delle somiglianze e delle analogie.

I tratti che rappresentano l’oggetto sono pochi ed essenziali. Il bambino vede solo gli aspetti della realta’ che hanno qualche attinenza con i suoi bisogni e le sue correnti affettive. Fin verso i 10 anni il bambino non disegna quello che “vede”, ma quello che “sa” delle cose. Il disegno non riproduce la realta’, ma esprime una definizione di significati. La grammatica del disegno infantile risiede in gran parte negli “errori” che il bambino compie.

Comprendere il significato di tali “errori” è importante per conoscere quali sono i bisogni, le richieste e gli interessi del bambino. Ecco una breve sintesi dei disegni arrivati in redazione nei mesi scorsi:

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1) Olivia, anni 4 e 8 mesi. In questo momento la piccola è attenta ai cambiamenti che avvengono in famiglia e percepisce che non può comunicare con nessuno. E’ triste.

 

 

 

 

 

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2) Nina, 5 anni e 1 mese. Emerge uno spazio concentrato sugli alberi con notevoli particolari. Forse ha voluto rappresentare l’autunno, con l’albero di dx. che perde le foglie. C’è immobilismo, come se fosse spesso sola.

 

 

 

 

 

disegno_dic16_3.jpgdisegno_dic16_4.jpgdisegno_dic16_5.jpg

Disegni 3, 4, 5: Sebastian: New York è per il piccolo di 4 anni e 5 mesi affascinante. Emerge precisione e attenzione ai particolari, come l’antenna alla sommità del grattacielo. Nell’anitra oltre alla particolarità del buon volume disegnato dell’animale, deciso è il segno del becco e le zampette (Sebastian sa essere convincente nell’ottenere ciò che desidera). - Sebastian al campeggio si diverte con tutta la famiglia e trova spiritoso disegnare le varie tende vicino. Buon senso estetico e del colore. Le macchine superveloci sono per Sebastian la sua passione, e se chiedono cosa vorrai fare da grande – potrebbe affermare – andare sulla auto da corsa. Tende ad essere autonomo in tutto. 

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

 

 

 

 

I disegni dei nostri bambini ci parlano del loro mondo e delle loro emozioni - 4

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il nome e l’età dell’autore e... se l’età lo permette chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su: redazione@rivistagirotondo.it

Ogni disegno è espressione della persona che lo esegue. Quando un bambino ci mostra un foglio scarabocchiato, ci sta rivelando parte del suo mondo e di se stesso. Lo scarabocchio è l’origine della scrittura, dell’esistere come essere separato dall’altro, come atto primitivo universale simile in tutte le culture, presso ogni razza e a tutte le latitudini. La mano libera del bimbo, percorrendo il foglio in lungo e in largo, lascia una traccia, un’espressione che codifica e rappresenta gli avvenimenti vissuti... i bambini che sono messi in condizione di scarabocchiare e di disegnare saranno anche meno impacciati nei movimenti e avranno maggiore facilità a esprimersi. Ecco una breve sintesi dei disegni arrivati in redazione i mesi scorsi:

 

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1 - Carla, 4 anni e 6 mesi. È una bambina molto osservatrice, nel treno racchiude la sua giornata, le sue affettività. È serena ma un poco sola.

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 - Flora, 6 anni. Nel disegno Flora rappresenta la vita insieme agli animali che ama di più. È metodica e molto precisa.

 

 

 

 

 

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3 - Nadia, 4 anni e 9 mesi. Nadia indica la sua serenità coinvolgendo animali, farfalle, palloncini, fiori e un padre, sorridente e allegro, collocato in alto nel cielo.

 

 

 

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4 - Nika 5 anni e un mese. Disegna un momento doloroso – proviene da un paese in guerra – una persona che viene ferita e cade. Da notare le braccia, senza mani, come richiesta di aiuto.

 

 

 

 

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5 - Jacopo 5 anni. Disegna la mamma al centro che tende le braccia per abbracciarlo e lui, sulla destra, corre volando da lei. È un momento idilliaco.

 

 

 

 

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6 - Mimma 4 anni. Ha disegnato un insieme di linee e segni mentre
ascoltava della musica. Le chiedo: “E tutti questi colori?” “Sono le persone che ascoltano”.

 

 

 

 

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7- Adele anni 4 e sei mesi. Disegna la mamma enorme con in pancia un fratellino ma con la faccia triste che forse riflette il fatto che Adele è triste e ancora non ha accettato il fratellino...

 

 

 

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8- Pietro, 7 anni. Pietro si fa forte e vuole vincere la paura disegnando uno scheletro... proprio ciò che lo spaventa.

 

 

 

 

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

I disegni dei nostri bambini ci parlano del loro mondo e delle loro emozioni - 3

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il nome e l’età dell’autore e... se l’età lo permette chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su: redazione@rivistagirotondo.it

Ogni disegno è espressione della persona che lo esegue. Quando un bambino ci mostra un foglio scarabocchiato, ci sta rivelando parte del suo mondo e di se stesso. Lo scarabocchio è l’origine della scrittura, dell’esistere come essere separato dall’altro, come atto primitivo universale simile in tutte le culture, presso ogni razza e a tutte le latitudini. La mano libera del bimbo, percorrendo il foglio in lungo e in largo, lascia una traccia, un’espressione che codifica e rappresenta gli avvenimenti vissuti... i bambini che sono messi in condizione di scarabocchiare e di disegnare saranno anche meno impacciati nei movimenti e avranno maggiore facilità a esprimersi. Ecco una breve sintesi dei disegni arrivati in redazione i mesi scorsi:

1disegno_05-2016.jpg1) Lorenzo 7 anni “spade laser”: in casa o a scuola, incominciano ad esserci delle regole e Lorenzo ne è insofferente.

 

 

 

 

 

 

2disegno_05-2016.jpg2) Ginevra 4 anni e mezzo: il fiore occupa tutto lo spazio e l’autrice è ben felice di essere al centro dell’attenzione famigliare. Ama chiacchierare e colorare tutto.

 

 

 

 

 

3disegno_05-2016.jpg3) Lorenzo 7 anni “vulcano arcobaleno”: è un disegno molto particolare, Lorenzo unisce il vulcano con l’arcobaleno. Probabile che in casa ci siano comportamenti degli adulti in contrasto tra loro.

 

 

 

 

 

4disegno_05-2016.jpg4) Lorenzo 7 anni “lo squalo”: è un momento di tensione per Lorenzo, vorrebbe inglobare qualcuno, forse è nato un fratellino ed è geloso.

 

 

 

 

 

5disegno_05-2016.jpg5) Matilde 3 anni: incomincia a capire il concetto degli spazi e probabilmente averla ascoltata ad ogni punto di colore posto sul foglio ha dato una spiegazione. E’ probabile che abbia voluto scrivere – una lettera – a qualcuno.

 

 

 

 

 

6disegno_05-2016.jpg6) Manuela anni 5: ha posizionato al centro con spazi equidistanti
la figura della mamma. Ciò indica che il rapporto è di complicità. Però questa mamma è irruenta, a volte irritata con il mondo ed EManuela stempera ciò ponendo un bel fiore tra la folta chioma.

 

 

 

 

 

7disegno_05-2016.jpg7) Giada 4 anni: vive un momento complicato in seno alla famiglia: a sinistra movimenti circolari, aggraziati e armoniosi. A destra forme rigide con colori scuri. Ciò che crea unione è dato dal sole al centro (padre) il quale cerca di portare serenità a Giada.

 

 

 

 

 

8disegno_05-2016.jpg8) Enrico 6 anni: è suggestionato dalle favole, racconti o immagini televisive (meno ore davanti allo schermo!) in questa storia ci sono solo immagini divertenti ed Enrico ne trae soddisfazione e placa l’ansia.

 

 

 

 

 

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

I disegni dei nostri bambini ci parlano del loro mondo e delle loro emozioni - 2

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - max 4 disegni) indicando il nome e l’età dell’autore e... se l’età lo permette chiedete al vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno! Li aspetto per spiegare cosa significano su: redazione@rivistagirotondo.it

Ogni disegno è espressione della persona che lo esegue. Quando un bambino ci mostra un foglio scarabocchiato, ci sta rivelando parte del suo mondo e di se stesso. Lo scarabocchio è l’origine della scrittura, dell’esistere come essere separato dall’altro, come atto primitivo universale simile in tutte le culture, presso ogni razza e a tutte le latitudini. La mano libera del bimbo, percorrendo il foglio in lungo e in largo, lascia una traccia, un’espressione che codifica e rappresenta gli avvenimenti vissuti... i bambini che sono messi in condizione di scarabocchiare e di disegnare saranno anche meno impacciati nei movimenti e avranno maggiore facilità a esprimersi. Ecco una breve sintesi dei disegni arrivati in redazione i mesi scorsi:

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1) Elisa 5 anni e tre mesi: Elisa è concreta, la sua conquista è delimitare lo spazio alla base con fuscelli d’erba equidistanti e la chiusura con il cielo azzurro. Vicino il sole (padre) che ruota attorno a lei (i raggi sono rappresentanti come gravitanti). C’è serenità e soddisfazione e soprattutto conquista l’idea del sorriso.

 

 

 

 

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2) Elisa 6 anni e 2 mesi: l’insieme è molto giocoso. Il padre (sole) splende e Elisa lo percepisce solo per sé. Raro esempio di personalità meticolosa e ordinata: ogni fiore è rappresentato tra un filo d’erba. L’aspetto visivo della bambina è molto accentuato.

 

 

 

 

 

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3) Carolina 7 anni, “la mia mamma”: I disegni di Carolina delineano una personalità precisa. In questo disegno la mamma è sentita e percepita come la regina della casa. In più è affettuosa e coccolona. La bambina è molto visiva e attenta ai particolari.

 

 

 

 

 

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4) Carolina 10 anni, “la mia famiglia”: In questo secondo disegno fatto dopo 3 anni, i genitori sono rappresentati ai lati del foglio, ciò individua che tutti i figli sono amati e accolti nella stessa maniera. La bimba ha una particolare predilezione per Isacco. Fantasia e senso del colore assai elevato.

 

 

 

 

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5) Aurora, 5 anni, “ l’arcobaleno”: Aurora è una bimba sveglia per la sua età, si potrebbe aiutarla ad essere meno in balia della sua emotività.
In questo disegno si evidenzia che i genitori la stanno allarmando... è utile che essi le dicano “A volte noi grandi bisticciamo, ma ci vogliamo bene”.

 

 

 

 

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6) Aurora, 5 anni “l’albero”: Aurora vuole parlare tanto e chiede all’albero di ascoltarla. Forse qualcuno ha una casa in campagna e lei è abituata a stare all’ombra di un albero?

 

 

 

 

 

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7) Aurora, 5 anni “le mie amiche”: la bimba chiede conforto e appoggio alle amiche. Sente i genitori affiatati.

 

 

 

 

 

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8) Aurora, 5 anni “mamma e papà”: Il papà potrebbe essere, a volte, una figura debole per Aurora, parla poco con lei o comunque non degli argomenti che lei desidera.

 

 

 

 

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9) Diego, 8 anni: Diego è un bambino irruento, dinamico (stare attenti a ciò che è in casa alla sua portata), è bene munirlo di carta pennarelli, colori affinché si diverta senza fare danni a sé stesso e giochi di ragionamento. E’ un poco spigoloso, si arrabbia facilmente. E’ bene abituarlo a dire NO a certi comportamenti, o richieste, altrimenti penserà che tutto gli sia dovuto. Dare delle regole, far capire la differenza fra il bene dal male, con discorsi alla sua portata. E’ particolarmente simpatico e umoristico! Esce con delle battute!! Genitori: perchè non tenete un diario sul suo comportamento? Un giorno sarà molto utile nel senso che vi racconterete ciò che Diego faceva e le serate saranno allegre!!

 

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

A cosa servono gli scarabocchi?

scarabocchi.jpgA cosa servono gli scarabocchi? Quale interesse rivestono per i bambini? Vari esperti si sono negli anni interessati a quest’argomento...

Una delle prime studiose, Marthe Bernson, psicologa, in un’opera di parecchi anni fa ma ancora attuale,“Dallo scarabocchio al disegno”(Armando Editore, 1968), sostiene che gli scarabocchi dei bambini in età prescolare hanno un’importante funzione, fanno si che essi prendano coscienza di sé e inizino a formare la propria individualità.
I bambini che non scarabocchiano possono diventare crescendo bambini anche con un buon profitto a scuola, ma che faticano a creare e ad esprimere la propria personalità. Attraverso lo scarabocchio, nei primi anni di vita, l’io del bambino si definisce e si consolida.
All’inizio i primi tratti sono espressione della voglia di muoversi e di lasciare una traccia (stadio vegetativo-motorio dello scarabocchio), poi nel corso del terzo anno di vita, quando il bambino ha accumulato numerose esperienze sensoriali e conosce meglio il mondo attorno a lui, così come le ripercussioni che le esperienze hanno avuto dentro di sé, compaiono le prime forme chiuse (stadio rappresentativo). Questo stadio indica che il bambino ha iniziato a percepirsi come individuo separato dal mondo esterno, con un “dentro” distinto da un “fuori”. A queste forme di tipo circolare il bambino attaccherà poi alcune linee più o meno rette che possono rappresentare gli arti e il desiderio di contatto con ciò che lo circonda. Il bambino comincia a produrre figure che assomigliano a facce, soli, omini. E’ da questo secondo stadio, particolarmente importante, che si svilupperanno i disegni veri e propri.
Nel terzo stadio (detto comunicativo-sociale), il bambino, attorno ai quattro anni, seguendo l’esempio degli adulti attorno a lui, vuole provare a scrivere. E’ questo lo stadio che precede la maturazione intellettuale e in cui i disegni dei bambini ricordano la scrittura degli adulti.
I tre stadi dello scarabocchio sono quindi espressione dello sviluppo psico-motorio del bambino. Fare scarabocchiare i bambini, mettendo a loro disposizione abbondanti fogli e colori, senza limitarli per paura che sprechino carta o si sporchino, li aiuta nel percorso di crescita. Occorre lasciare loro molta libertà nella scelta dei colori, della mano con cui scrivere, nel posizionamento del foglio. Occorre far si che i bambini si abbandonino con piacere allo scarabocchio, ascoltando quello che raccontano mentre sono impegnati nell’attività, senza esprimere giudizi, proprio come quando giocano.
Lo scarabocchio, come il gioco, aiuta la crescita.

a cura di Silvia Laffi ed Erika Cavina
psicomotricista, arte-terapeuta Associazione Lo Specchio Magico

I disegni dei nostri bambini ci parlano del loro mondo e delle loro emozioni - 1

Inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino
(in JPEG, max 4 disegni) indicando il nome e
l’età dell’autore e... se l’età lo permette chiedete al
vostro piccolo artista di dare un titolo al suo disegno!
Li aspetto per spiegare cosa significano su: redazione@
rivistagirotondo.it.

Catturare l’essenza creativa del bambino sin dalla giovane età, è dare la
possibilità ai genitori di “capire in maniera approfondita il proprio bambino”.
Il bambino nello scarabocchiare esprime il concetto del proprio “sé”
per comunicarlo ai grandi, disegna e crea la sua essenzialità emotiva. Egli
sa molto bene che ogni persona identifica nel suo scarabocchio
l’affetto che li lega a loro. E così uno scarabocchio è il tutto di ogni
persona che ama. Potete capire meglio di cosa sto parlando dalla breve
interpretazione dei disegni arrivati in redazione...

disegno_bambini1 

1) Francesco, 4 anni e 9 mesi “la mia scuola”: a sinistra l’albero è l’autore del disegno, ben modellato e ben piantato a terra, indica personalità prorompente e chiara. La ciminiera forse è un punto dolente, inquina e se ne parla negativamente. La casa è trasparente e chi vi abita, quattro persone, sono socievoli, si amano ma ogni tanto qualcuno si sottrae all’ambiente. L’autore è un acuto osservatore. Da notare il nome “Francesco” in alto a destra che l’autore ha scritto “a specchio”. Anche se la scrittura a specchio non si manifesta in tutti i bambini e neppure in maniera sistematica, si può affermare che si tratta di una fase normale per la quale passano alcuni bambini quando apprendono a scrivere.

 disegno_bambini2 

2) Francesco 5 anni e 3 mesi “La casa con le ruote”: una casa viaggiante con 4 persone a bordo... l’andamento ondulatorio del fumo del comignolo indica affetto e armonia. Anche qui a destra c’è la presenza dell’albero (l’autore del disegno), ben modellato e ben piantato a terra, indica personalità prorompente e chiara.

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini3

3) Francesco 6 anni e 4 mesi “Il drago sputafuoco”: la sua fantasia è
espressa allegramente... il corpo del drago diventa un percorso stradale e la testa piatta, diventa una casa su cui il particolare comignolo, fa uscire un fumo arricciato (affetto e coccole a profusione). L’insieme è molto creativo e la personalità cerca con armonia di capire un nuovo ambiente (forse quello della prima elementare...).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini4

4) Maria, 4 anni circa: questa esecuzione è molto affettiva. L’idea del cuore prima colorato (cementato) poi alleggerito da una linea infinita di contorno, sottolinea affetto, simpatia, creatività e senso estetico elevato.

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini5

5) Maria, 6 anni e 5 mesi: Nel disegno l’autore identifica la sua origine orientale, ma la testa è collocata su di un albero, il suo Io pensa al passato (curiosa l’esecuzione). Personalità estrosa educata in maniera austera.

 

 

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini6

6) Chiara 4 anni e 9 mesi: L’elaborato di Chiara è essenziale: le coccinelle alla base (carattere deciso), ogni singola coccinella esprime giocosità (allegria). L’entusiasmo nel disegnare è espresso al massimo grado.

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini7

7) Chiara anni 5 e 6 mesi: L’autrice esprime in modo esemplare il suo entusiasmo. Notare come le mani sono fiori.

 

 

 

 

 

 

 

 

disegno_bambini8

8) Sara 4 anni e 8 mesi: La bimba rappresenta la famiglia ideale: braccia aperte (accoglienza), è il periodo in cui le mani o sono dei fiori o un accenno di palla, giusto a questa età. Forse viene rammentata una giornata in cui si è mangiato all’aperto.

 

 

 

 

 

disegno_bambini9

9) Sara 5 anni e 8 mesi: nel disegno c’è la conquista dello spazio. Sara esprime con dovizia di particolari (maturità) l’idea del giorno e della notte.
Particolare creativo: la casa si regge (animata) su basi e le braccia hanno una funzione prensile.

 

 

 

 

 

 

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

E il foglio si copre di emozioni: i disegni dei nostri bambini ci parlano

scarabocchi e disegniTutti i bambini del mondo scarabocchiano. Tutti i bambini del mondo disegnano. Cosa? La loro vita reale. In un periodo in cui per i bambini è difficile esprimere i sentimenti a parole, essi scarabocchiano.

Per   esempio:  un  bambino  con uno scarabocchio va da papà e dice: “è l’auto”. Poi va dalla mamma e indica: “è il panino”. Poi dal nonno: “è il micio”, alla nonna esclama: “è la palla”. Il bambino sa molto bene che ogni perso- na identifica nel suo scarabocchio l’affetto che li lega a loro. E così uno scarabocchio è il tutto di ogni persona che ama. Credo con  questo esempio di aver  ben esplicitato come il bambino nello scarabocchiare esprime il concetto del proprio “sé” per comunicarlo ai grandi. Come spiego nei miei libri, il bambino disegna e crea  la sua essenzialità emotiva. Da oggi cercherò, attraverso i disegni che saranno inviati alla redazione  di Girotondo e pubblicati sulle prossime  uscite,  di spiegare cosa significano agli adulti.

Catturare   l’essenza  creativa   del bambino fin dalla giovane età, è dare la possibilità ai genitori di “capire  in maniera  approfondita il proprio bambino”... quindi genitori, inviate lo scarabocchio o il disegno del vostro bambino (in formato JPEG - massimo 4 disegni), così come ha fatto la mamma di Chiara da Bologna, indicando l’età del disegnatore (ad esempio: 4 anni e 6 mesi), il suo nome e... se l’età lo permette chiedete al vostro piccolo artista di dare  un titolo al suo  disegno! Li aspetto su: redazione@rivistagirotondo.it

Ecco una breve sintesi delle opere di Chiara arrivate in redazione:

1) 3 anni e 8 mesi: lo scarabocchio conquista lo spazio ed è ben posizionato insieme agli altri elementi colorati. Il titolo del disegno “Un mostro con tanti musi” indica che Chiara assimila precocemente tutto, sapendo giocare (fantasia), con ciò che descrive.

2) 4 anni e 4 mesi: una figura con palloncini laterali. La figura allungata da gambe sottili indicano  desiderio  di crescere velocemente. Base  con elementi uniformi: raro esempio di bambina ordinata.

3) 5 anni e 11 mesi: Chiara per l’età comprende molto bene la dinamica del monte  e colloca  le figure in maniera  armoniosa rappresentando le figure con personalità dinamica:  acume visivo. Particolare: la farfalla con la coccinella  indica già associazione d’idee ben congeniate tra loro.

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile

il rispetto non ha limiti !!!

nonni_02.jpg“La stima, il rispetto, l’educazione, l’amicizia, l’altruismo sono valori che intrecciano la stessa catena... una catena che dovrebbe sostenere e fortificare il mondo e le sue fondamenta. Ma non è così.

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cioccolata & co: come comportarsi?

bambina_mangia.jpgSiamo soliti parlare di educazione alimentare anche se, dal punto di vista pedagogico, non possiamo parlare di educazione senza una forte motivazione motivazione ad “educare” ed “essere educati”.

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ogni bambino ha diritto a crescere in un ambiente sano e amorevole

bambino_che_pensa.jpgNon sempre si ha la fortuna di avere dei genitori capaci e presenti nella loro funzione genitoriale. Infatti, un bambino può trovarsi solo, non meramente a causa di eventi naturali imprevedibili ed imponderabili, quali quelli da cui deriva la perdita del genitore, ma anche in presenza di genitori non in grado di fornire il necessario accudimento.

Possono esserci genitori ai quali è stata tolta la potestà genitoriale o sospesa in seguito a condanna penale, genitori lontani o latitanti e, quindi, non in grado di svolgere il loro ruolo. Possono, altresì, esserci casi in cui non siano noti i genitori come altri casi in cui il bambino sia stato dichiarato adottabile stante la conclamata condizione di abbandono.

Ebbene, in queste situazioni è indispensabile sopperire alla carenza affettiva, educativa, di sostegno e di cura degli interessi anche di natura legale, attraverso figure preposte, opportunamente preparate ed individuate dalle autorità.

Infatti, quando i genitori non possono o non sono in grado di accudire ed esercitare la vigilanza sul figlio nonché di adeguatamente amministrarne i beni, viene nominato un Tutore che, in base all’art. 357 del Codice Civile, deve prendersi cura dello stesso anche rappresentandolo in tutti gli atti civili e, ove destinatario di eredità o nel caso di genitori incapaci, gestendone ed amministrandone il patrimonio.

Stante il delicato ruolo, la scelta deve cadere su persona idonea, di ineccepibile condotta, la quale dia ampie garanzie etiche e morali. Il tutore è nominato con decreto dal Giudice Tutelare del Tribunale del Circondario dove è la sede principale degli affari e interessi del minore (Art. 343 del Codice Civile). Il decreto del Giudice Tutelare è revocabile e modificabile anche d’ufficio e reclamabile al Tribunale per i Minorenni. Durante lo stato di adottabilità la nomina del tutore è effettuata dal Tribunale per i Minorenni (Art. 19 L. 184/1983).

Questa scelta implica la consapevolezza dell’importanza della funzione svolta, non soltanto da parte del Giudice designante ma anche della persona individuata, deputata a garantire ai bambini ed agli adolescenti il diritto di crescere in un ambiente che garantisca loro un sano sviluppo psicofisico anche in una situazione di particolare vulnerabilità e di disagio.

Le figure scelte per esercitare tale ruolo, oltre che avere specifiche competenze e conoscenze, devono operare in sinergia con l’Autorità preposta al controllo il cui fine primario è la salvaguardia dei diritti del fanciullo. Nell’ambito della tutela è indispensabile, quindi, oltre che un costante monitoraggio anche un’attività di interazione tra i servizi di sostegno sia in ambito sociale, sanitario e scolastico affinché, congiuntamente, possano costruire un progetto educativo e coadiuvare il Tutore nell’ambito del suo delicato intervento.

a cura dott. Raffaele Focaroli
Giudice del Tribunale per i Minorenni di Roma

se i genitori separati non sono d’accordo?

bambino_superman.jpgL’art. 337 del codice civile stabilisce che le decisioni di maggior interesse per i figli devono essere assunte di comune accordo tra i genitori anche se separati o divorziati. Occorre, quindi, non confondere il concetto di spesa straordinaria (ovverosia non ricompresa nell’assegno mensile che un genitore versa all’altro a titolo di suo contributo al mantenimento del comune figlio) e le scelte straordinarie, ovverosia le decisioni importanti della vita della prole, quali, ad esempio, quelle religiose che magari non comportano nemmeno esborso di cospicua entità.

In caso di disaccordo tra genitori (siano essi coniugati/conviventi o separati) sulla scelta, per il figlio, dell’indirizzo religioso che egli dovrà (o meno) seguire, gli articoli 145 e 316 del nostro codice civile ci dicono che certamente si può interpellare un giudice delegando a quest’ultimo la scelta. Il tutto, fermo restando che trattasi di rimedio di carattere eccezionale, al quale risulta sempre preferibile l’accordo trovato dai genitori nell’ambito dell’esercizio congiunto della loro responsabilità genitoriale.

Altra questione riguarda la suddivisione delle spese derivanti da tutte quelle occasioni conviviali che ruotano attorno alle cerimonie delle quali i figli sono protagonisti, quali, ad esempio, rinfreschi, pranzi e regali: su come debbano ripartirsi dette spese (al 50 % tra i genitori con o senza un previo accordo) o se debbano farsi rientrare nel concetto di mantenimento ordinario coperto dall’assegno mensile, ogni Tribunale adotta, in genere, un proprio protocollo di riferimento che è sempre bene consultare in fase di programmazione delle spese.

Sia per le decisioni di maggiore interesse per i figli relative a istruzione, educazione e salute, che per quelle riguardanti ambiti (magari solo apparentemente) secondari, bisognerebbe sempre conto delle capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni del proprio figlio, chiedendo anche a quest’ultimo un proprio parere sulla questione da dirimere, senza però mai coinvolgerlo direttamente nella “diatriba” in corso tra genitori, in quanto ciò rischierebbe di ingenerare nel bambino conflitti di lealtà in favore di uno o dell’altro genitore.

Appare, infatti, doveroso ricordare come la responsabilità genitoriale debba essere, salvo casi eccezionali, esercitata da entrambi i genitori, i quali nel proprio agire dovrebbero sempre cercare di mettere da parte le divergenze, anteponendo il bene del figlio al proprio bisogno di far prevalere le rispettive posizioni.

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato e mediatrice familiare

affidamento condiviso anche in ambito scolastico

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Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha diramato nel settembre del 2015 la nota avente numero di protocollo 5336...

La nota ha fornito al mondo della scuola (partendo dai direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali, passando per le dirigenze scolastiche, fino al forum di genitori e studenti) delle indicazioni operative per la concreta attuazione in ambito scolastico della Legge n. 54/2006 sull’affidamento condiviso.

Preso atto, infatti, delle criticità emerse nell’applicazione della legge, anche il mondo della scuola viene sollecitato a “incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto/dovere del genitore separato/divorziato e non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli”.

Per questo la circolare invita le dirigenze scolastiche a facilitare al genitore non più convivente (più spesso il padre) l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal Piano dell’Offerta Formativa. Tra le azioni amministrative che le istituzioni scolastiche possono adottare per favorire la piena e reale attuazione del principio di bigenitorialità, a cui ogni minore figlio di genitori separati ha diritto, la circolare indica:

- l’inoltro, da parte della segreteria, di tutte le comunicazioni (didattiche, disciplinari e di qualsiasi altra natura) anche all’altro genitore separato/divorziato/non convivente; - la individuazione di modalità di colloquio individuale tra quest’ultimo genitore e il docente (o dirigente scolastico, o rappresentante dei genitori), quando il genitore separato/divorziato/non convivente risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;

- attribuzione di una password per l’accesso al registro elettronico e utilizzo di altre forme di comunicazione veloce ed immediata (sms o email), - qualora siano in uso ancora moduli cartacei, richiesta della firma di entrambi in calce ai principali documenti riguardanti lo studente (per esempio, la pagella). Tutte queste indicazioni operative appaiono di estrema utilità, laddove l’istituzione scolastica, con un sistema di doppie comunicazioni, pone entrambi i genitori su un piano di paritaria conoscenza dell’iter scolastico del proprio figlio, garantendo anche al genitore presso il quale la prole non è prevalentemente collocata il fatto di ricevere informazioni importanti riguardanti la vita del minore.

Un buon percorso di mediazione familiare può, in questi casi, servire ai genitori separati a monte per ripristinare una comunicazione evidentemente interrotta nell’interesse preminente del minore.

a cura dott.ssa Michela Foti avvocato, mediatrice familiare

asilo nido si... asilo nido no?

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Negli ultimi anni, in controtendenza a quanto si verifica in Europa, abbiamo assistito ad una tendenza genitoriale a non iscrivere i propri figli agli asili nido...

Dati ISTAT evidenziano che i bambini italiani frequentanti gli Asili sono solo il 14%. Le strutture educative oggi, vengono sostituite da figure familiari: nonni, babysitter, amici di famiglia, ecc... che, se pur apprezzabili nell’impegno e nella disponibilità, sono meno preparate, come del resto i genitori, ad impostare un’azione educativa professionale e completa per il bambino.

Basti pensare al contesto in cui viene tenuto il bambino quando rimane a casa, in un ambiente non predisposto ad accoglierlo per stimolarlo al meglio nella sua crescita, come invece può fare la struttura educativa. Sarebbe quindi opportuno chiedersi il perché di tale inclinazione, anche in relazione alla storia pedagogica del nostro paese e degli illustri rappresentanti che l’hanno resa famosa nel mondo. Maria Montessori, ad esempio, dedicò tutta la sua vita all’elaborazione di teorie clinico/pedagogiche ancora attuali nel panorama scolastico ed educativo.

Sicuramente in tale scelta incide anche la minore disponibilità economica delle famiglie; ma a riprova di quanto sia importante l’esperienza in Asilo per i bambini, gli stessi dati ci dicono che, dal punto di vista della crescita psico/fisica, quelli coinvolti nella frequenza delle istituzioni educative risultano essere maggiormente pronti all’apprendimento e più predisposti agli studi.

Ma cosa sperimenta un bambino in un contesto educativo controllato? Facciamo un esempio con il tatto e vediamo quanto sia fondamentale l’esperienza sensoriale nel “gioco euristico” di Elinor Goldschmied che si fonda sul principio di libertà di esplorazione del materiale: l’educatore mette a disposizione del bambino il “cesto dei tesori” con diversi oggetti pensati perché egli possa sperimentare attraverso le mani.

Spostarli, farli cadere, farli rotolare, comporli se si tratta di costruzioni, dividerli per categoria, metterli in fila, percepirne la temperatura e collegarla alla sensazione di caldo e di freddo... tutte esperienze fondamentali per la crescita del bambino! Egli, attraverso l’esercizio sensoriale, riesce a condurre ciascun oggetto nel proprio ambito, attribuendo ad esso la precipua funzione nella dimensione spazio - temporale.

Ecco una delle esperienze educative che viene assicurata negli Asili a differenza dell’ambiente domestico, ove l’apporto affettivo/accudente è senza dubbio presente, ma risulta deficitario nell’aspetto più professionale della crescita del bambino. Stante quindi, l’alto valore educativo e la non trascurabile importanza della necessità di socializzazione tra bambini, occorrerebbe sensibilizzare i genitori, integrandoli e coinvolgendoli nelle attività previste, favorendo così, l’interazione scuola-famiglia sin dalla più tenera età.

a cura dott. Raffaele Focaroli Giudice del Tribunale per i Minorenni di Roma 

Nonni, zii, bambini e famiglie che si separano...

famiglia_separata.jpgOgni bambino ha diritto a mantenere un rapporto significativo con nonni e zii, anche in caso di separazione dei genitori, ma non sempre al rapporto coi nonni e gli zii è stata riconosciuta rilevanza giuridica nell’ordinamento italiano.

Con la Legge n. 54/2006, inerente la separazione dei genitori e l’affidamento condiviso, l’ordinamento prende atto del ruolo aggregante rivestito dai nonni nella società moderna (ove le famiglie, pur non possedendo più un’impostazione patriarcale, poggiano sul fattivo e costante contributo degli avi all’accudimento dei nipoti).

L’ordinamento si spinge oltre e col d.lgs. 154/2013 riconosce anche ai nonni e agli zii, con l’art. 317 bis c.c., il “diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. L’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore. (…)”.

Mantenere un rapporto coi propri nonni e zii è di estrema importanza per ogni bambino, che ha, in questo modo, la possibilità di :

- sperimentare un senso del tempo più dilatato (ai nonni non appartiene la corsa contro il tempo dei genitori, “affogati” dagli impegni quotidiani: il tempo dei nonni è, in una parola… lento);

- immaginarsi, attraverso i loro racconti della “memoria storica” della famiglia, il passato e collegarlo al presente;

- immaginarsi come fossero mamma e papà, quando erano bambini, cogliendo delle sfumature dei propri genitori che andrebbero altrimenti perdute nel vederli (e viverli) unicamente come educatori;

- emozionarsi, insieme a loro, al sentir raccontare le loro storie.

Mantenere un rapporto coi propri nipoti è, d’altro canto, importante anche per i nonni che hanno la possibilità di vedersi in prospettiva e di correggere antichi errori commessi coi propri figli, dando al figlio del proprio figlio ciò che non sono riusciti a dare a quest’ultimo.

Questo rapporto va protetto a prescindere dal fatto che i genitori siano o meno una coppia, ma va tanto più tutelato in caso di loro separazione, laddove il conflitto separativo, se non adeguatamente gestito, può portare ad una disgregazione, anche in un’ottica trigenerazionale (ovvero comprendendo i nonni), del “sistema famiglia”.

La Mediazione Familiare ha, tra i propri principali obiettivi, anche quello di tutelare i rapporti tra i figli della coppia che si separa e i propri ascendenti, attraverso un percorso di sostegno alla genitorialità in fase separativa.

a cura dott. ssa Michela Foti
avvocato in Bologna e mediatrice familiare

 

Chiarezza ed onestà sono essenziali ad ogni età: mai dire bugie ai bambini!

bambino_solo.jpgTutto è caldo e morbido, i bambini aspettano trepidanti che la scuola finisca per stare con i loro genitori e godersi un Natale in famiglia… Ma è sempre così?

Purtroppo no. Lavorando come giudice esperto presso un’istituzione dei minori, spesso vediamo realtà ben diverse: genitori assenti, disfunzionali, drogati… in una parola: inadeguati. Non tutti i genitori, infatti, sono all’altezza del compito a loro affidato per incapacità, irresponsabilità e superficialità, anche se tentano, in tutti i modi, di dimostrare il contrario, in primis a se stessi e, poi, alle istituzioni. Ma per essere dei bravi genitori non è sufficiente procreare, anzi, la procreazione è soltanto il primo atto genitoriale a cui seguirà un ruolo con funzioni molto complesse e per le quali, a volte, non si è preparati.

In questi casi il tribunale, su segnalazione dei Servizi territoriali o di altre istituzioni che operano a tutela dei minori, valuta la necessità di tutelare un bambino allontanandolo dalla famiglia d’origine per collocarlo in un contesto più sicuro in cui si garantisca una vita più sana e calibrata sulla base delle sue esigenze.

Ma pensiamo al trauma che può subire il bambino che si vede affidato ad un’altra famiglia e alla necessità tutelativa, da parte di un giudice, di spiegarne al minore le motivazioni: il bimbo, anche se ha vissuto fino a quel momento in un contesto altamente pregiudizievole, non ha una definita capacità di capire,

in profondità, le motivazioni del distacco dai genitori biologici. Infatti, la predisposizione naturale di ognuno di noi è diretta a creare un attaccamento saldo con le figure genitoriali soprattutto, poi, con la figura materna, quale elemento generante.

L’allontanamento dal contesto famigliare d’origine non è mai un successo tant’è che un tribunale, prima di agire in tal senso, valuta attentamente ogni possibilità affinché si trovino soluzioni alternative. Ma quali parole, gesti e modi usare per dire a quel bambino “mamma e papà non sono in grado di accudirti, pur volendoti bene”?

Dal punto di vista pedagogico, sono sempre stato convinto che un bambino sia “un adulto in miniatura” e nell’ascolto del minore, esiste in primis la necessità di porci come adulti, con un approccio intellettualmente onesto e chiaro nei confronti del bambino. E’ quindi essenziale rapportarsi a lui con un atteggiamento empatico, ma anche pratico, affinché possa ricevere una lettura non confusa di ciò che gli capita. Attraverso tale complicità, insieme all’educatore, avrà modo di ripercorrere gli eventi della sua quotidianità, dalla permanenza in casa, alla frequenza scolastica, alle abitudini di svago con i genitori, al rapporto con gli amici. Di fronte a genitori disfunzionali, ognuno di questi momenti si mostra alterato e non rispondente a corrette azioni genitoriali.Pensiamo a quei genitori che, per effetto della dipendenza da alcool o droghe, si addormentano in casa alla presenza di figli molto piccoli oppure a quei genitori che si disinteressano totalmente della vita scolastica dei figli o a quelli che agiscono nei loro riguardi in modo violento. Un bambino, soltanto attraverso il ragionamento e la guida dell’adulto esperto, discerne in modo netto il male dal bene e, pur conservando l’amore naturale per i genitori biologici, riesce a comprendere le ragioni a sostegno del distacco subito.

Solo mediante una motivata e ragionevole spiegazione, sarà possibile sostenere un minore, alleviandone il dispiacere, nella fase di inserimento nel nuovo contesto famigliare. Un bambino cui si nasconde la realtà, è un bambino che, chiudendosi nel suo silenzio, non riuscirà mai ad attribuire un senso agli eventi della vita.

a cura dott. Raffaele Focaroli
giudice del Tribunale per i minorenni di Roma

Ogni bambino ha diritto a una vera istruzione...

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La Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia stabilisce che ogni bambino deve avere la possibilità di istruirsi e frequentare la scuola: tutti i bambini del mondo hanno il diritto di andare a scuola e di ricevere un’istruzione!

E ogni bambino ha anche il diritto d’imparare un mestiere. Educare, istruire i bambini è fondamentale perché indispensabile a garantire loro una vita migliore. Nel nostro Paese, l’istruzione scolastica è obbligatoria dai 6 ai 16 anni.

Il diritto all’istruzione riconosciuto dalla Convenzione si è tradotto, per gli Stati che l’hanno ratificata, nell’impegno a garantire la gratuità e l’obbligatorietà della scuola primaria. L’articolo 28 della Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia stabilisce, infatti, che ogni bambino ha il diritto di ricevere un’istruzione e che lo Stato ha, di conseguenza, un certo numero di obblighi perché questo diritto sia attuabile.

Ogni Stato è tenuto a:

- rendere la scuola elementare obbligatoria e gratuita; - incoraggiare e promuovere l’organizzazione di diverse forme d’istruzione secondaria, in modo da renderla accessibile a tutti i bambini; - assicurare ad ognuno l’accesso alla scuola superiore in funzione delle capacità individuali.

La disciplina scolastica, inoltre, deve rispettare i diritti e la dignità del bambino.

Ma diritto all’istruzione non significa solamente diritto ad apprendere delle materie scolastiche fondamentali: deve essere concepito in un senso più ampio. L’articolo 29 della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia precisa che l’istruzione deve cercare di favorire lo sviluppo sia della personalità del bambino, sia delle sue qualità e delle sue attitudini mentali e fisiche.

L’istruzione deve quindi preparare ogni bambino alla vita adulta attiva in una società libera oltre ad incoraggiare il rispetto per i propri genitori, per la propria identità, per la propria lingua e per i propri valori culturali quanto per la cultura ed i valori altrui. Ogni bambino ha il diritto d’istruirsi a seconda della propria cultura d’origine o di adozione e nella propria lingua perché imparare significa vivere meglio. Imparare le nozioni fondamentali come leggere, scrivere e contare permette a tutti i bambini di proteggersi meglio dalle malattie; lottare contro povertà ed ingiustizia; essere in grado, un giorno, di aiutare i propri figli ad istruirsi, progredire e migliorare.

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

Mamma e papà si separano... e fido con chi va?

bambino_cane.jpgQuando mamma e papà decidono di separarsi, inevitabilmente le solite abitudini vengono stravolte, così come le relazioni tra tutti i membri della famiglia, animali compresi!Se è vero che i bimbi sono affidati prevalentemente alla madre, gli animali d’affezione, cane, gatto o uccellino che sia, con chi staranno? La risposta arriva dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2007 che ha definito “esseri senzienti” gli animali domestici stabilendo che l’animale domestico nell’ambito della separazione, può essere gestito come un figlio.

Il Tribunale di Milano recependo con decreto del 13 marzo 2013 l’accordo dei coniugi ha stabilito in tal senso che in sede di separazione dove sia presente nella casa familiare un animale domestico, il Giudice affiderà l’animale al genitore presso il quale è collocato il figlio minore in quanto meritevole di tutela é “l’interesse morale e materiale del minore” a conservare un rapporto d’affetto con l’animale di compagnia.

E chi paga? Le spese di mantenimento seguono l’usuale ripartizione tra ordinarie (cioè quelle che servono all’accudimento quotidiano come cibo e vaccinazioni ad esempio) che sono a carico del coniuge affidatario del minore e spese straordinarie (come la necessità di prestazioni veterinarie urgenti) sono invece a carico di entrambi i coniugi.

Ma cosa succede quando c’è disaccordo tra i coniugi sull’affidamento e la gestione degli animali domestici?

Una cosa è recepire la volontà di marito e moglie espressa nell’ambito dell’accordo di separazione, altro è decidere circa la sorte dell’animale domestico.

La soluzione più ragionevole non è certamente quella di “imbracciare le armi” per “aggiudicarsi” Fido, ma quella della Mediazione Familiare che può aiutare a gestire al meglio anche le dinamiche che si celano dietro al conflitto riguardante l’affidamento degli animali domestici.•

L’A.I.Me.F. (Associazione Italiana Mediatori Familiari), iscritta al M.I.S.E., conta, a livello nazionale, il maggior numero di Mediatori Familiari iscritti, garantendo il rispetto degli standards qualitativi e professionali imposti dall’Unione Europea, che ha da anni indicato i principi cui ogni Stato Membro dovrebbe ispirarsi nel fornire il Servizio. Per maggiori informazioni e trovare il proprio Mediatore Familiare di riferimento, consultare il sito www.aimef.it

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

l’amico grande e l’amico piccolo...

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In un sano e leale rapporto tra adulto e minore, il filo conduttore che lega il confronto è quello della verità: proprio come in ogni relazione, è prioritario porsi in piena trasparenza, perché è con un confronto aperto ed incondizionato che si pongono le basi per una sana amicizia. 

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Ad ogni nostra scelta vi è un crocevia che s’interseca... che accade quando si è in coppia?

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Ogni giorno dobbiamo compiere delle scelte. A volte sono semplici e le decisioni da prendere sono facili; altre volte sono più complesse, richiedono tempo...

A volte queste scelte da fare possono essere anche fonte di tensione se non di conflitto interiore, dato dalle varie “spinte” che si sentono e rispetto alle quali ci si trova come davanti a un crocevia, di cui non si sa ancora quale direzione imboccare. Una cosa che in genere non teniamo in considerazione è che molte delle nostre scelte vengono fatte dagli aspetti della personalità di noi che hanno “preso” le redini del comando da molto tempo, quelli con cui siamo identificati. E naturalmente questo… vale anche per il nostro partner, ecco perchè quando si è in coppia, la scelta si complica!
Se, per esempio, io sono una persona che ama rilassarsi, lenta e pacata, troverò facile e naturale comperarmi una bella poltrona-relax da giardino, oppure decidere di trascorrere un fine settimana alle terme: occorre sapersi gratificare, dirà dentro di me il mio Aspetto Rilassato! Se sono sola, tutto ok… Ma il mio fidanzato potrebbe essere una persona attiva, razionale e intellettuale… lui vuole andare a “fare” qualcosa di sano o utile! Vuole comprare dei libri e magari seguire un corso di formazione in lettura veloce.

Il rischio è che lui mi giudichi una pigrona viziata che butta i soldi in cose futili; io potrei giudicarlo un insopportabile secchione che vede nella vita sempre prima il dovere del piacere.

Potrebbe anche accadere, specie nelle fasi iniziali dell’innamoramento, che entrambi apprezziamo le scelte dell’altro, perché vanno a risvegliare i nostri aspetti mancanti: ovvero io potrei ammirare questa sua fermezza e vitalità, lui potrebbe farsi affascinare dalla rilassatezza delle mie proposte…
Per ciascuno dei due le scelte saranno in certo qual modo “obbligate”: sembreranno naturali, ma in realtà non lo sono perché sono gli aspetti dominanti della personalità a prendere la decisione. Non si tratta di una vera scelta ma di un automatismo che abbiamo imparato in età infantile e che ci rassicura.


Potrebbe anche accadere, specie nelle fasi iniziali dell’innamoramento, che entrambi apprezziamo le scelte dell’altro, perché vanno a risvegliare i nostri aspetti mancanti: ovvero io potrei ammirare questa sua fermezza e vitalità, lui potrebbe farsi affascinare dalla rilassatezza delle mie proposte… Per ciascuno dei due le scelte saranno in certo qual modo “obbligate”: sembreranno naturali, ma in realtà non lo sono perché sono gli aspetti dominanti della personalità a prendere la decisione. Non si tratta di una vera scelta ma di un automatismo che abbiamo imparato in età infantile e che ci rassicura.
Essere sul “crocevia delle scelte” significa poter percepire, vedere e ascoltare entrambe le strade dentro e fuori di noi. Ovvero, in altri termini, sentire un certo conflitto interiore, tra le due alternative!
Stare sul crocevia delle scelte, specie in coppia, è un’arte da imparare: la tentazione è di buttare il giudizio negativo sul partner e non riflettere sul fatto che è proprio quando sentiamo gli opposti, quando vediamo le due strade, che una possibilità di scelta vera si sta attuando. Nel mondo del Voice Dialogue, chiamiamo “Io Cosciente” quello stato di coscienza più ampio che ci permette di conoscere i diversi aspetti di noi, e quindi poi di scegliere con maggiore consapevolezza.
Uno degli obiettivi più profondi del Voice Dialogue è proprio quello di sviluppare la dinamica dell’Io Cosciente, ovvero la capacità di sentire, riconoscere e vivere tra le diverse polarità che costituiscono la ricchezza della psiche umana. Questo viaggio ha grande valore per ciascuno di noi; per la coppia, è uno strumento essenziale per evolvere insieme.
Lasciamo i due innamorati sul crocevia delle scelte, augurandoci che sappiano imparare dalle relative diversità, anziché trasformarle in missili da buttarsi contro, come purtroppo spesso accade. Buon Cammino!

a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling “InnerTeam”

La realtà delle famiglie allargate a seguito delle separazioni

famiglia_05In un’era in cui la conquista rappresentata dal divorzio si è trasformata in un facile rimedio ai problemi di coppia, a cui si ricorre con disinvoltura, cerchiamo nella relazione di coppia la realizzazione massima di noi stessi, attribuendole nuove prerogative rispetto al passato.

Conseguenza di tale ricerca di auto-realizzazione è l’estrema fragilità che caratterizza le attuali unioni e l’altissimo numero di separazioni (sia di fatto, che legali).

Quella delle famiglie allargate è dunque una realtà con la quale siamo destinati ad entrare in contatto, o direttamente, o tramite i nostri figli, come esperienza caratterizzante il contesto scolastico in cui sono inseriti. Finisce una relazione e se ne inizia un’altra, che può portare ad una convivenza con chi ha già una separazione alle spalle e altri figli. Inutile dire che, in simili situazioni, il conflitto può celarsi dietro l’angolo: in quello stesso immobile inizialmente adibito a casa familiare (spesso intestato interamente al padre e poi assegnato alla madre a seguito della separazione), o nella compresenza, sotto lo stesso tetto, di più bambini con un solo genitore in comune.

Quale mediazione per queste famiglie?

Occorre mantenere aperto il dialogo tra tutti i componenti della famiglia. I genitori dovranno concordare quando e come introdurre ai figli una nuova relazione e il genitore “acquisito” dovrà avvicinarsi ai figli del nuovo partner con una buona dose di umiltà, consapevole della differenza tra il proprio ruolo e quello del genitore naturale. Il genitore non convivente dovrà essere sempre informato di ciò che riguarda la vita dei propri figli per evitare un suo senso di esclusione rispetto al nuovo nucleo in formazione, ma anche che i figli sviluppino conflitti di lealtà rispetto a quest’ultimo con conseguenti atteggiamenti di chiusura nei confronti del genitore “acquisito”.

La Mediazione Familiare aiuta i genitori a gestire al meglio le dinamiche che possono caratterizzare la famiglia allargata: dove, infatti, la situazione viene ben gestita troviamo bambini per i quali il genitore acquisito costituisce un’utile risorsa e un valido interlocutore.

L’A.I.Me.F. (Associazione Italiana Mediatori Familiari), iscritta al M.I.S.E., conta, a livello nazionale, il maggior numero di Mediatori Familiari iscritti, garantendo il rispetto degli standards qualitativi e professionali imposti dall’Unione Europea, che ha da anni indicato i principi cui ogni Stato Membro dovrebbe ispirarsi nel fornire il Servizio. Per maggiori informazioni e trovare il proprio Mediatore Familiare di riferimento, consultare il sito www.aimef.it

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

il Protocollo d’accoglienza per facilitare l’inserimento a scuola dei bambini stranieri

integrazione bimbi stranieri a scuolaIl “Protocollo d'accoglienza per alunni stranieri distretto RMG5” è un documento realizzato da un gruppo di lavoro composto da referenti scolastici, servizi ASL, referente tavolo tematico immigrati, servizi sociali comunali, enti partner del Piano Provinciale 2006, CSI di Colleferro, Ufficio Piani di Zona e Provincia di Roma. 

Sui dieci comuni afferenti all'area distrettuale RMG5 (Capranica Prenestina, Castel San Pietro Romano, Cave, Gallicano nel Lazio, Genazzano, Palestrina, Rocca di Cave, San Cesareo, San Vito, Zagarolo) la popolazione straniera rappresenta l'8%. Le presenze dei minori in età scolare (dai 6 ai 16 anni) evidenzia un trend in aumento: 434 le presenze nel 2007; 785 nel 2009 (fonte ISTAT, 2007, 2009). Il fenomeno migratorio ha trasformato il contesto scolastico, che già da tempo si misurava con una popolazione scolastica che sempre più assumeva caratteri di interculturalità, il protocollo di accoglienza pertanto ha tenuto conto delle singole esperienze delle scuole del territorio, ponendosi nell'ottica di integrazione e condivisione delle buone pratiche già esistenti e stipulandone di nuove.  

Dunque, il protocollo di accoglienza, è uno strumento di lavoro per facilitare l'inserimento scolastico degli alunni stranieri attraverso prassi condivise tra gli enti coinvolti in ambito distrettuale. L'obiettivo è quello di individuare e mettere a sistema azioni e risorse disponibili per ampliare la proposta educativa e psico - sociale volta all'integrazione degli alunni non italiani. 

Il protocollo di accoglienza rappresenta un chiaro segnale di apertura, accoglienza, integrazione, presa in carico dei bambini non italiani nelle nostre scuole. Tutti i genitori che avessero bisogno di ulteriori spiegazioni, in merito alle modalità di attuazione del protocollo accoglienza per bambini non italiani,  possono rivolgersi all'Ufficio dei Servizi Sociali del Comune di Palestrina il martedì pomeriggio e il giovedì mattina. Uffici: via Largo Pio Fernandez 38, Palestrina. Assistenti sociali: Stefania De Rose: 06.95.30.22.70 Rosalina D'Alessandro: 06.95.30.22.22

Il protocollo: 

  • •Contiene criteri e indicazioni riguardanti l'iscrizione e l'inserimento a scuola di alunni non italiani. 
  • •Definisce i compiti degli operatori scolastici.
  • •Delinea le fasi dell'accoglienza, propone modalità di intervento a supporto dell'apprendimento.
  • • Individua risorse professionali e strumentali che rendono funzionale e applicabile il documento.

In ambito scolastico gli attori deputati all'attuazione dell'accoglienza del bambino non italiano sono:

  • - Il Dirigente scolastico.
  • - Commissione Accoglienza composta da: Coordinatore del Consiglio di classe, referente intercultura, docente referente di plesso, docente area linguistico letteraria, docente area logico matematica, docente area comunicativo relazionale e studi sociali.
  • - Docenti di area.
  • - Famiglia.
  • - Mediatori interculturali, collaborano in compiti di accoglienza, tutoraggio e facilitazione dei confronti dei neo allievi e delle loro famiglie; hanno compiti di mediazione nei confronti degli insegnati: forniscono informazioni sulle scuole d'origine, sulle competenze e sulla storia scolastica del singolo alunno; assolvono, inoltre, compiti di interpretariato e traduzione; compiti relativi a proposte e a percorsi didattici di educazione interculturale condotti nelle diverse classi, che prevedono momenti di conoscenza e valorizzazione dei paesi, delle culture e delle lingue d'origine. 

a cura dell'Ufficio Servizi Sociali di Palestrina
in collaborazione con dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice asilo “L’isola che non C’è” 

Servizi sociali Uffici: via Largo Pio Fernandez 38, Palestrina. Assistenti sociali: Stefania De Rose: 06.95.30.22.70 , Rosalina D’Alessandro: 06.95.30.22.22 - E’ possibile usufruire del servizio previo appuntamento telefonico il martedì pomeriggio e il giovedì mattina. 

Il nostro servizio di mediazione pensato per voi

famiglia in difficoltàNegli ultimi 50 anni la famiglia ha subito profonde trasformazioni! Basti pensare alla rivoluzione socio – culturale del ’68 , il movimento femminista, la crescita economica, la sempre maggiore presenza delle donne nel mondo del lavoro, un turbinio di novità alle quali l’istituto familiare ha saputo sopravvivere non senza “ammaccature”!!Proprio così, oggi, infatti esistono diverse tipologie di famiglie: famiglie di fatto (due persone che vivono sotto lo stesso tetto ma non necessariamente sposate); famiglie monogenitoriali (un genitore e un figlio); famiglie unipersonali ( single, separati, divorziati); famiglie ricomposte (uno dei due partner proviene da un precedente matrimonio); famiglie diverse in risposta alle diverse esigenze socio-culturali. L’aumento delle separazioni e dei divorzi ha portato alla luce una problematica da dover affrontare con estrema delicatezza, cura e responsabilità: la gestione dei figli dopo il matrimonio; la risposta a questo nuovo bisogno è la mediazione familiare.

La coppia in crisi raramente si rivolge ad unmediatore per avere un sostegno, a volte necessario per elaborare il problema. In Italia più che in altri paesi il conflitto coniugale tende ad avere come unico  interlocutore la figura del legale, che in molti casi, non fa altro che esasperare il conflitto tra i coniugi: chi ha ragione, chi ha torto, chi vince, chi perde. Quando una coppia si separa, in realtà non c’è né un vincitore nè un vinto, in un certo senso si perde tutti, la mediazione familiare permette, con molto impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti, di vincere tutti, in quanto aiuta i singoli membri della famiglia a trovare il modo di soddisfare i reciproci bisogni senza danneggiare l’altro e soprattutto con il fine ultimo del benessere dei figli. 

Presso l’ufficio dei servizi sociali di Palestrina è disponibile uno spazio di riflessione che vi permetterà di sapere cos’è il servizio di mediazione familiare  e come tale servizio potrà esservi utile per aiutarvi ad affrontare questa nuova fase di vita,  con coraggio e delicatezza, sarete accolti in un ambiente rassicurate che vi garantirà il rispetto della vostra privacy e quella dei vostri bambini, sarete sostenuti nel trovare una nuova riorganizzazione al vostro mutato assetto familiare, la separazione psicologica, infatti,  non si esaurisce con il divorzio: i problemi dei genitori e dei figli spesso continuano quando si chiudono le porte degli uffici legali.  L’ufficio dei servizi sociali del comune di Palestrina vi accompagnerà ad un eventuale percorso di  mediazione familiare in collaborazione con il consultorio familiare di Palestrina, o altri enti convenzionati presenti sul nostro territorio o a Roma; affinché voi genitori elaboriate in prima persona un vostro personale programma di separazione soddisfacente per voi stessi e per i vostri figli, in cui possiate esercitare la comune responsabilità genitoriale. 

E’ possibile usufruire del servizio previo appuntamento telefonico il martedì pomeriggio e il giovedì mattina.

Uffici: via Largo Pio Fernandez 38, Palestrina. Assistenti sociali: Stefania De Rose: 06.95.30.22.70 , Rosalina D’Alessandro : 06.95.30.22.22

a cura dell'Ufficio Servizi Sociali di Palestrina
in collaborazione con dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice asilo “L’isola che non C’è” 

Genitori “sexy”?

genitori_sexySpesso la nascita dei figli porta un tracollo della vita erotica della coppia: i partner quasi dimenticano che prima sono stati amanti, si sono dati appuntamenti a ore strane, hanno scombinato la loro vita per ritagliare momenti insieme - tutto quel carico di eros e fascino che ha creato le basi per l'arrivo del pargoletto.

L’allontanamento dalla sessualità può essere graduale o abbastanza brusco. La lista delle priorità spinge in basso la dimensione “coppiache-fa-sesso”; prima c’è il bambino con i suoi bisogni, giochini, pannolini, biberon da sterilizzare. Poi i figlioli crescono e c’è l’asilo, la scuola e le merende; senza dimenticare il lavoro e le bollette… insomma tutto congiura per l’annullamento non tanto del matrimonio quanto dall’erotismo.
Di tale tracollo, in genere se ne accorge per primo il padre, perché la compagna, ora mamma piena di amore e vitalità verso la creaturina, non sente alcuna mancanza: infatti, la sua energia erotica ruota verso il bimbo/a.
Il piacere fisico che dà il contatto con un bimbo piccolo è meraviglioso!
Intendiamoci: la differenza tra sessualità adulta e la sensualità che si prova nella cura dei bambini è ben chiara, la madre ne è perfettamente consapevole; tuttavia questo contatto nutre un erotismo sottile e diffuso, fatto di odori teneri e di suoni amati, un mondo che la riempie e non le fa sentire quel bisogno che il padre invece percepisce. Il potenziale erotico dell’uomo resta molto più saldamente legato alla compagna.
Per molte coppie il calo del desiderio sessuale non genera conflitti:
avviene in entrambi, è ammorbidito dal tepore di una relazione che negli altri campi funziona bene; ci si conosce, si ride insieme, ci si diverte con i bambini. Insomma non necessariamente una coppia deve includere sesso bollente per sentirsi appagata e innamorata.
Vi sono anche coppie che, dopo la nascita dei figli, si scoprono sessualmente attratte come e più di prima e, pur facendo miracoli per trovarsi di nuovo insieme, vivono la nuova dimensione con stupore e desiderio.

Nella maggior parte dei casi la situazione è impari: la mamma si culla nelle deliziose coccole con i bimbi, e forse sente che la rinuncia a certi piaceri fa parte della devozione materna cui si è votata; lui, marito e padre, resta l’unico “custode” della fiamma della relazione erotica.

L’invito che i mariti fanno alle mogli (magari non sempre con parole o gesti giusti) è che loro vogliono ritrovare la “donna dentro la madre”. In che modo? Una via è recuperare degli spazi di piacere personale, non necessariamente legati al sesso: fare qualcosa di diverso, concedersi una passeggiata o un acquisto personale, uscire insieme per un aperitivo lasciando i figli a nonna o tata, un weekend da soli (ci sono coppie che per anni non si concedono di stare lontani dai figli neppure per un giorno).
Espandere questo territorio, si scoprirà, fa bene anche ai figli: quando il nutrimento emozionale, affettivo, e per certi versi anche sensuale arriva dai figli, li stiamo caricando di un peso troppo grande.
Una resistenza che tali proposte generano è legata alla convinzione che il sesso debba essere “spontaneo” e che la pianificazione, indispensabile nel quadro famigliare, sembra artificiale. Si tratta invece di capire che la pianificazione manifesta un’intenzione attiva a voler stare insieme per riaffermare la propria realtà di amanti.
Insomma, genitori sexy si può diventare: saper chiudere a chiave la porta della camera da letto, vestirvi in modo da piacervi tra voi quando decidete di uscire, affermare con sicurezza il vostro reciproco desiderio, non soccombere agli assedi della vita famigliare tutta dedita a prole e lavoro. Il mio augurio è che impariate a conciliare vita familiare e mondo erotico: è un atto coraggioso, ne vale la pena.

a cura dott.ssa Franca Errani
counselor relazionale, direttrice scuola counseling “InnerTeam”- Bologna

Promuoviamo insieme la cultura del rispetto del bambino

Promuovere la cultura del rispetto del bambino è un dovere degli adulti, dei genitori prima di tutto e poi dei nonni, delle babysitter, degli insegnanti, degli istruttori, dei catechisti… Nostro compito è aiutare i nostri figli ad acquisire la cultura del rispetto del bambino, facendo informazione e prevenzione. Ecco i messaggi della prevenzione da trasmettere ai bambini con delle brevi spiegazioni, utili a genitori e insegnanti: 

1° Messaggio al bambino: Il tuo corpo è tuo e nessuno ha il diritto di toccarti, di accarezzarti se tu non vuoi. E soprattutto nessuno mai può toccarti le tue parti intime, o chiederti di toccare o guardare le sue parti intime.

Concetto per l’adulto: Il bambino è una persona a tutti gli effetti. Il corpo del bambino appartiene a lui e nessuno ha il diritto di toccarlo o accarezzarlo se il bambino non vuole. Le parti intime sono parti molto private del suo corpo e nessuno può toccarle, così come nessuno può chiedere al bambino di guardare le parti intime di un’altra persona o di toccarle. 

2° Messaggio al bambino: È importante che parli di come ti senti, quando ti senti bene e soprattutto quando qualcosa ti fa sentire strano o male.

Concetto per l’adulto: In famiglia e a scuola, è importante parlare di emozioni, raccontarsi a vicenda quando ci si sente bene, o quando ci si sente male. Così facendo, gli adulti aiutano i bambini a riconoscere e ascoltare le loro emozioni, e a parlarne. 

3° Messaggio al bambino: Ci sono segreti belli che fanno stare bene (per esempio un regalo a sorpresa per il compleanno del papà) e ci sono dei segreti brutti che fanno stare male e pesano come se avessi dei sassi nella pancia. Se c’è un segreto che ti fa stare male o che ti fa sentire strano perché non lo capisci, allora parlane al più presto con qualcuno.

Concetto per l’adulto: A volte ai bambini viene confidato un segreto e gli si chiede di mantenerlo.È importante che gli adulti aiutino il bambino a capire che ci sono segreti belli e segreti brutti e che un segreto può essere mantenuto solo se questo segreto lo fa stare bene e che ciò che gli è stato confidato non gli crei alcuna confusione. Inoltre, gli adulti non dovrebbero coinvolgere i bambini nei loro segreti. Non è educativo nemmeno ricattarli o minacciarli per ottenere la loro ubbidienza o il loro silenzio. 

4° Messaggio al bambino: Hai il diritto di dire di NO a chiunque vuole farti del male o quando ti senti trattato ingiustamente e quando qualcuno non ti rispetta.

Concetto per l’adulto: Dai bambini a volte ci aspettiamo che sappiano dire di no se “un malintenzionato” propone loro qualcosa. Dire di no a un adulto per un bambino non è facile, anche perché nella quotidianità spesso viene sgridato se dice di no. È fondamentale insegnare al bambino che può dire di no a casa e anche a scuola, ascoltando il suo NO, e cercando poi insieme a lui soluzioni alternative che vadano bene per entrambe le parti. 

5° Messaggio al bambino: Quando hai un problema, parlane al più presto possibile con un adulto, un grande di cui ti fidi! Farsi aiutare è un segno di forza e di intelligenza! Se l’adulto non ti ascolta o non capisce o non ce la fa ad aiutarti, non arrenderti, cerca qualcun altro.

Concetto per l’adulto: Il bambino ha bisogno di adulti di cui fidarsi e che siano in grado di ascoltarlo e aiutarlo. È importante ascoltare il bambino, liberando la mente da pregiudizi e preconcetti. Se un bambino ci confida un problema, ha dimostrato coraggio e fiducia, dunque dobbiamo prenderlo sul serio e cercare insieme a lui delle soluzioni.• 

a cura dott. Myriam Caranzano-Maitre e Cinzia Valletta
Fondazione Della Svizzera Italiana Per Aiuto, Sostegno, Protezione Infanzia ASPI

Scuola e separazione dei genitori... come i bambini reagiscono a questi eventi?

separazioneLa coincidenza della separazione dei genitori e il distacco del bambino dal genitore per motivi scolastici può rappresentare una grande difficoltà nel percorso di crescita. Entrambi gli eventi necessitano di amore e di condivisione delle emozioni… e quando coincidono, l’attenzione dei genitori a tutti i segnali di disagio è fondamentale per prevenire effetti ulteriormente disastrosi. 

La separazione dei genitori è considerata uno tra gli eventi di vita più destabilizzanti e stressanti per i componenti di una famiglia. I bambini la vivono come la cosa più ingiusta che gli sia capitata e si sentono tristi, delusi ed amareggiati. Spesso nutrono risentimento ed assumono comportamenti diversi per manifestare la loro rabbia. Per arrivare a comprendere e ad accettare la situazione possono essere necessari diversi mesi. 

Il momento più delicato è sicuramente quello che segue immediatamente la separazione, in cui gli stessi genitori devono fare i conti con le loro emozioni, con la fine del loro matrimonio e con la loro sofferenza e tutto ciò rende difficile comportarsi da genitori attenti e maturi, a discapito dei bambini. Le situazioni indubbiamente variano da nucleo a nucleo: i bambini che hanno assistito a grandi litigi ed episodi di violenza o che hanno avuto genitori con problemi di alcolismo/psichici vivono la separazione come una liberazione nell'immediato ma subito dopo il senso di colpa e di protezione per il genitore più debole potrebbe prendere il sopravvento. I bambini che invece hanno vissuto una storia familiare tranquilla perchè tenuti intelligentemente fuori dalle litigate e dai risentimenti vedono il loro castello di sabbia crollare senza motivazioni. Bambini e adulti vivono la separazione con grandi fasi di stress che vanno dal rifiuto, alla rabbia, al tentativo di riavvicinamento, per arrivare alla depressione e finalmente l’accettazione della separazione.

In entrambi i casi i bambini necessitano di amore e supporto ai propri stati d’animo. La comunicazione delle proprie emozioni è molto utile, ma non tutti vogliono o sono in grado di farlo. 

Quando al fardello di una separazione coercitiva da uno dei due genitori si associa anche la separazione dall’altro per motivi scolastici, il tutto può diventare ancora più doloroso e complicato da gestire ed accompagnare. In questi casi il bambino vive forzatamente il distacco dal suo ambiente familiare ed essere presenti ed accorti ad accogliere ogni disagio può essere preventivo a problemi più gravi.Certo non è un lavoro semplice per un genitore alle prese con la propria sconfitta (perché in ogni caso la separazione rappresenta una sconfitta per l’essere umano) e proprio per questo da Mediatore familiare ritengo che un percorso di supporto alla genitorialità nella prima fase della separazione può essere di aiuto e di accompagnamento sia ai genitori che ai bambini che avranno al loro fianco genitori più responsabili e pronti ad accogliere le difficoltà ed i messaggi celati dimostrati dai figli in questo periodo. La comunicazione, l’ascolto e la capacità di accogliere ogni difficoltà e disagio tipico di questo periodo potrebbe essere di notevole aiuto per l’accettazione della già difficile situazione. Accedere, oggi, ad un percorso di Mediazione familiare e quindi poter fare un percorso di supporto alla genitorialità non è difficile, basta chiedere informazioni al proprio Avvocato, al Giudice, al Consultorio di zona, agli Assistenti sociali oppure fare delle ricerche su Internet per ricercare il Centro o l’Associazione dove viene erogato il Servizio pubblico o Privato. Attualmente, visto e considerato l’importanza dello strumento di Mediazione familiare, molti Comuni si sono attivati per avere uno Sportello pubblico di “Mediazione Familiare”. L’unica accortezza da utilizzare è informarsi sulla formazione e sull’esperienza dei Mediatori. Un indice di garanzia è la formazione secondo gli standard europei. A tutti i bambini e genitori alle prese con queste problematiche auguro un sereno superamento della difficoltà e del nuovo anno scolastico.• 

a cura di Dott.ssa M.Rosaria Sasso
Mediatore Familiare (Consigliere Aimef per il Lazio)

Dall'affidamento condiviso alla bigenitorialità grazie alla mediazione familiare

bambino tristeIn caso di separazione e divorzio la Legge n. 54/2006 prevede si applichi prioritariamente l’affidamento condiviso, che pone entrambi i genitori su un piano di parità nella gestione dei figli riconoscendo il diritto di questi ultimi a godere di un rapporto continuativo ed  equilibrato  con  entrambe le figure genitoriali. Questo è quello che ci dice la Legge sulla carta… ma cosa avviene nella realtà? 

In Italia, i figli di genitori separati trascorrono la loro quotidianità, nell’81,1% dei casi, con uno solo dei genitori (di solito la figura materna) e solo nel 18,9% con entrambi i genitori. Ciò ha portato molti a definire l’affidamento condiviso  “affidamento  esclusivo  travestito  da  affidamento  condiviso”. L’alto grado di conflittualità tra i genitori mina le concrete possibilità di suc- cesso dell’affidamento condiviso, che seppur (formalmente) dagli stessi concordato o seppur (formalmente) disposto dal Tribunale, non viene attuato. 

Come aiutare i genitori in fase di separazione ad orientarsi verso un vero affidamento condiviso e fare in modo che i figli possano godere realmente dei benefici della bigenitorialità? La Mediazione Familiare è un percorso al quale si può accedere rivolgendosi sia pubblicamente ai Centri per  le Famiglie, sia privatamente a Mediatori Familiari liberi professionisti.

Consta di più sedute che si svolgono alla presenza di un Mediatore equidistante dalle parti che, col proprio approccio empatico e attraverso un ascolto attivo, stimola i genitori a trovare da sé la soluzione migliore per riorganizzare  la famiglia. 

Attraverso una serie di tecniche, il Mediatore ripristina una comunicazione (evidentemente) interrotta, andando a smussare - normalizzando - l’ondata  di rabbia,  sofferenza  e rivendicazione  dalla quale  gli adulti in via di separazione si sentono, più che comprensibilmente, sopraffatti.

La Mediazione Familiare aiuta i genitori ad assumere ogni decisione in modo veloce ed equili- brato. Attraverso un buon percorso di Mediazione Familiare, i figli possono recuperare il ruolo di primaria importanza che deve spettare loro all’interno della famiglia. Come garantire ai propri figli di iniziare al meglio la scuola anche se i genitori sono separati?

I genitori dovranno aver concordato, prima dell’inizio dell’anno scolastico, la scuola che il figlio frequenterà e tutte le attività extrascolastiche com- prese quelle sportive. Le scelte dovranno essere condivise trovando il giu- sto equilibrio tra offerta formativa dell’istituto, costo  (se si tratta di istituto privato) e distanze rispetto alle abitazioni dei genitori. Gli sport verranno scelti dai genitori tenuto conto delle naturali inclinazioni del proprio figlio e delle proprie possibilità economiche (spesso ridotte in seguito alla separazione). Che fare in caso di disaccordo?

Secondo  l’art.  145  del  codice civile si può interpellare un Giudice   delegandogli  l’assunzione di scelte  di indirizzo familiare. Sarebbe, tuttavia, auspicabile che i genitori trovassero da sé una soluzione a tali questioni, sia perché non è detto che il provvedimento del Tribunale arrivi in tempo utile, ma soprattutto per il fatto che indiscutibilmente nessuno meglio di loro conosce i propri figli.  

L’A.I.Me.F. (Associazione Italiana Mediatori Familiari), riconosciuta dal Ministero Italiano dello Sviluppo Economico, garantisce il rispetto, da parte dei propri iscritti, degli standards qualitativi e professionali imposti dall’U- nione  Europea. Per  maggiori  informazioni e trovare  il  proprio  mediatore familiare di riferimento, consultare il sito www.aimef.it.

 

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare

Un mondo fatto di relazione d'aiuto e di ascolto

famigliaChi di voi conosce l’ufficio dei servizi sociali del Comune di Palestrina e quanti sanno di cosa si occupa?

Molto spesso nell’immaginario collettivo quando si sente parlare di “servizi sociali” si pensa ai provvedimenti restrittivi, agli allontanamenti familiari, alla rigidità, alla privazione; i “servizi sociali” sono molto di più! E’ un mondo fatto di persone, che quotidianamente si occupa di aspetti più o meno dolorosi della nostra esistenza, lo fa con cura e competenza, attraverso il dialogo, l’ascolto, il sostegno e l’accompagnamento, la riflessione e soprattutto il coinvolgimento di  altre realtà istituzionali del territorio che offrono  solidarietà e sussidiarietà alle persone o ai nuclei familiari in difficoltà. 

Il servizio accoglie tutti i cittadini italiani e stranieri residenti nel comune in regola con il permesso di soggiorno; presso l’ufficio troverete ad accogliervi personale preposto quali gli amministrativi, gli assistenti sociali e gli assistenti domiciliari. E' prevista un’accoglienza aperta (ricevimento) due volte a settimana, il martedì pomeriggio e giovedì mattina, oppure un’accoglienza programmata in base a contatti già stabiliti.  Gli operatori tutti sono disponibili ad accogliervi per stabilire insieme la migliore e possibile modalità per offrire sostegno e aiuto attraverso specifici interventi quali ad esempio: analisi e valutazione del bisogno, attivazione di risorse istituzionali e non, costruzione di una rete di aiuto, informazioni e accompagnamento sul sistema socio sanitario del territorio, espletamento delle prassi necessario per accedere ai servizi, eventuali agevolazioni economiche, ecc...

L’ufficio si occupa, anche di minori e delle famiglie: su richiesta dell’autorità giudiziaria (Procura della Repubblica, Tribunale per i minorenni, Tribunale Civile) valuta, monitora e sostiene nuclei familiari problematici; si occupa, in collaborazione con i servizi sociali della Asl rm/g5 (consultorio Familiare e servizio TSMEER) della presa in carico dei minori e delle loro famiglie che necessitano di interventi di tutela e sostegno (valutazioni diagnostiche, trattamenti, mediazioni, gestione del conflitto, collocamenti in case famiglie, affidamenti familiari  part-time e full-time, attivazioni di interventi educativi specifici, costruzione di una rete di sostegno, ecc)…

Altra area di intervento sono gli anziani, provvedendo alla gestione dell’assistenza domiciliare, degli  inserimenti degli anziani nelle strutture residenziali o semiresidenziali in collaborazione con la Asl rm/g5, il servizio CAD, le famiglie e la CARITAS. Per gli adulti svantaggiati vengono studiati e realizzati progetti individualizzati consistenti in erogazione di contributi economici una tantum, collaborazioni con i servizi csm, sert, centro per l’impiego, sportello informa giovani e volontariato per il loro inserimento nel tessuto sociale, culturale e lavorativo. Per i diversamente abili: agevolazioni economiche, assistenza domiciliare comunale e distrettuale, collaborazione con lo sportello H, coordinamento del servizio AEC, collaborazione con il centro portatori di handicap. Infine, per gli immigrati: agevolazioni economiche, promozione sociali  in collaborazione con Caritas e l’associazionismo; promozione culturale attraverso gli inserimenti scolastici. "Insomma un mondo a 360° al servizio di noi cittadini … approfittiamone!" •

Contatti: Uffici via Largo Pio Fernandez 38, Palestrina (RM). Assistenti sociali: Stefania De Rose: 06.95.30.22.70, Rosalina D'Alessandro: 06.95.30.22.22. Amministrative: Pina Abate: 06.95.30.22.51, Debora Cristofari: 06.95.30.23.42. 

a cura dell'Ufficio Servizi Sociali di Palestrina
in collaborazione con dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice asilo “L’isola che non C’è” 

Nuovi padri, padri separati e "papà Fast-Food"

bimbo e papàNella nostra società, la figura del padre é innegabilmente cambiata. A volte, la figura dei “nuovi padri" di oggi è, purtroppo, legata all'evento separativo, e i "nuovi padri" sono anche padri separati. Diversamente rispetto a un passato nemmeno troppo lontano, oggi i papà chiedono e pretendono (più che legittimamente...) di essere presenti e attivamente coinvolti nella vita quotidiana dei loro figli. 

Ma questa richiesta - più che umana e ragionevole - si scontra, fondamentalmente, con due ostacoli.

Il primo é la rigidità di alcune madri che, per i più disparati motivi, si ritengono parte lesa nel rapporto di coppia con l'ex partner per cui, non fidandosi più di quest'ultimo come uomo, in una sorta di assimilazione del figlio a sé, non si fidano più di lui nemmeno come genitore e ostacolano, a volte del tutto inconsapevolmente, il rapporto padre/figlio. 

Se questa difficoltà della madre nell'agevolare un rapporto padre/figlio può essere superata con un lavoro su di sé e un buon supporto a livello individuale, più grave é l'ostacolo rappresentato dal fatto che, a fronte di detto cambiamento, a non essere parallelamente cambiate siano le prassi adottate dai nostri Tribunali. A meno che, infatti, non ci sia un più che totale accordo tra le parti in via di separazione, i figli vengono prevalentemente collocati presso la madre e trascorrono con il padre due fine settimana alternati al mese. Ultimamente si é aggiunto, ma solo in alcuni casi, un pernotto infrasettimanale presso l'abitazione paterna (nella settimana in cui il padre non vede il figlio nel week end). Cosa sono 4/6 giorni in un mese??! 

Davvero si riesce a essere dei bravi papà con un lasso di tempo così ristretto a propria disposizione?

Ecco allora che quasi tutti i papà cercano di far divertire i propri figli..... : in meno di 48 ore vorresti anche sgridarli e far fare loro i compiti?!?

Così, il ruolo di genitore "normante", quello che, in buona sostanza, da' ai figli le regole e le fa applicare, resta irrimediabilmente incollato alla madre e il padre si tramuta in quello del cosiddetto "papà fast food" ossia quello che ti fa divertire, ti compra quello che vuoi, NON ti sgrida, NON ti fa fare i compiti e ti porta a mangiare nei fast food tutti i (sacrosanti) week end in cui sei con lui, cosa che offre svariati vantaggi tra i quali il non perdere tempo a cucinare, l'economicità del pasto e il fatto che - diciamocelo - ai bambini piace.... 

La conseguenza? Una serie di mamme inviperite per il fatto che, agli occhi dei loro figli, sono diventate delle vere e proprie aguzzine rompiscatole, mentre i papà, con una manciata di ore divertenti, sono, comunque e nonostante tutto, riusciti a conquistarseli, questi figli... 

Questi papà chiedono e pretendono più tempo da trascorrere coi propri figli per assumere un ruolo genitoriale più equilibrato: diamoglielo e ne potranno beneficiare tutti: figli, mamme e papà!

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato, mediatore familiare A.I.Me.F.

Dialogando sul “dono” di un figlio...

famiglia“Siamo una giovane coppia, mi chiamo Cinzia, ho 37 anni e il mio compagno, Vittorio, ha 39 anni. Da un anno siamo genitori di un bellissimo maschietto di 14 mesi. La presenza di nostro figlio, un dono ricevuto dalla vita e di cui siamo molto fieri, ci provoca però anche  forti conflitti . Mi sento sempre molto giudicata da lui, in particolar modo in quei momenti in cui mi aspetterei più comprensione.

Il punto di maggiore sofferenza è il risveglio del nostro bambino nella notte. Ho sempre pensato di farlo dormire nella cameretta, ma si sveglia ogni notte e vuole venire nel nostro letto. Il mio compagno dice che bisogna lasciarlo piangere finché non si consola da solo,ma io non ce la faccio proprio, al primo gemito mi precipito nella sua cameretta e cerco consolarlo,non nascondo che in passato lo attaccavo al seno e poi rimaneva a dormire tra noi. Vittorio, oltre a non apprezzare tutta la fatica che faccio, mi accusa di essere troppo sensibile  e, con le mie paure, di non  lasciarlo crescere. Cosa fare?”

Gentile Cinzia, la nascita di un figlio è un “passo” che ciascuno di noi compie pensando di voler andare oltre l'immediato, di pro-iettare in avanti il proprio divenire. Nel fare questo, nel compiere questo “passo” ci allontaniamo dalla nostra “base sicura”, ciò che conosciamo, le nostre abitudini , la libertà di utilizzare il tempo. 

Noi stessi siamo espressione di questo progetto compiuto da altri, i nostri genitori, che, quando eravamo “bambini”, si sono comportati secondo quella che era loro cultura, quello che sapevano, che potevano. In passato la figura maschile non era affatto coinvolta nella crescita dei figli, oggi i padri lo reclamano come una loro conquista cui non vogliono più rinunciare. E' una buona cosa, ma è importante innanzitutto che cresca il dialogo tra i due ruoli genitoriali. L'interlocutore privilegiato del bambino è la mamma. Il bambino è cresciuto per nove mesi nel suo grembo, si è mosso dentro di lei e anche nella mamma qualcosa si è riattivato. Aspetti del Sé bambina che si sono “mossi” contestualmente.

Un padre che vuole prodigarsi per il benessere del proprio figlio è, innanzitutto, un compagno che si prodiga per il benessere della sua partner. E' importante però imparare a riconoscere i “giudizi”interni  per non  sentirsi ciò che si “dovrebbe” secondo il modello interno riconducibile a quello della propria famiglia di origine. Giudizi che non sono certo parole, ma sensi  di colpa che bruciano come sale su una ferita. E' un problema che coinvolge entrambi i partner. 

Se impariamo a riconoscere ciò che abbiamo ricevuto, proprio da come ci comportiamo con i nostri figli, possiamo anche uscire dalla logica ferrea di come le cose si "devono" fare. Il bambino adesso non deve più essere lasciato solo finché non si consoli. Si può progettare un percorso, difficile probabilmente, ma trasformativo per tutti i membri della famiglia, in cui il figlio viene accompagnato nel percorso/esperienza di scoprire un spazio nel quale può imparare a stare, sentendosi in una "base sicura" nella quale sapersi proporre e saper riconoscere le persone di cui fidarsi. •

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta

 

Quello sguardo severo che ci portiamo dentro...

bimbo paura“Sono una ragazza di 38 anni con un figlio di 9 mesi e un compagno dal quale sento di non ricevere abbastanza. Per mio padre, persona molto affermata, sono sempre stata inconcludente. Ho fatto solo incontri sbagliati e  non sono riuscita nemmeno  a terminare il mio corso di studi in lettere filosofiche. Lo “sguardo” severo  di mio padre mi ha sempre fatto sentire sbagliata e incapace di fare la cosa giusta.

Dopo un lungo periodo di solitudine e sconforto ho rincontrato Francesco, un ragazzo con il quale giocavo da bambina… anche lui desiderava tanto un bambino e così… Da nove mesi c'è Edoardo un meraviglioso bambino vivace e aperto. Francesco si è trasferito da un'altra città per stare con noi affrontando tutte le difficoltà che il trasferimento ha richiesto eppure litighiamo spesso… Per lui dovrei uscire più frequentemente, non attaccarlo al seno quando si sveglia la notte… per me Francesco non mi aiuta abbastanza! Mi irrita il fatto che la notte lascerebbe piangere Edoardo per evitare di alzarsi. Non lo sento  mai mettersi nei miei panni se non per farmi notare il modo inadeguato di rivolgermi a Edoardo o di fare le cose, insomma sono stufa, mi sento triste  e ho l'impressione che nessuno mi capisca”.

Da questa lettera si capisce bene quanto sia difficile rinnovare e superare il  nostro “vecchio” mondo nel quale siamo cresciuti. Nella vita di Emma tante cose sono cambiate e continuano a farlo ma alcuni vissuti sono pervicaci e si ripropongono continuamente. Rischiano di sopraffarla. Ha ragione nel dire che abbia l'impressione che “nessuno” la capisca, perché quel nessuno è la percezione che lei ha di se stessa.

Ecco Emma, naturalmente, non esistono “formule magiche” capaci di cambiare in un sol colpo aspetti della nostra vita che sembrano copioni già scritti, che si ripetono da sempre… eppure vale la pena soffermarsi proprio su questo aspetto di “ricorrenza” che certi vissuti hanno. Mi sembra che particolarmente in questo caso l'esperienza d'inadeguatezza che hai continuamente sperimentato con la figura paterna si riproponga in questa relazione con il tuo compagno. Forse lo “sguardo severo” con il quale il tuo papà seguiva il tuo percorso di vita ti accompagna anche in questa nuova fase…
 
E allora per migliorare la qualità della relazione è importante imparare a rappresentare al partner i propri bisogni evitando di cadere nella “trappola” della rivendicazione che potrebbe spingere l'altro, sentendosi attaccato, in una posizione difensiva e, infine, nella “spirale” di una comunicazione negativa.
Considerato lo sforzo rassicurativo di Francesco che ha condiviso il nuovo progetto di vita e si è trasferito da un'altra città  mi sembra che ci sia lo spazio per trovare nuovi modelli di comportamento più utili a soddisfare il tuo desiderio di vederti riconosciuta nel tuo nuovo saper fare e saper essere.•

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta

La paura di scoprirsi soli...

donnaOggi dedichiamo questo spazio a una lettrice che si firma “perplessa” e che mi racconta del marito e padre dei loro tre figli, formalmente sempre ineccepibile, che… “ad un certo punto si comporta come se volesse tornare indietro negli anni. È più curato nel vestire, dedica più tempo all'igiene personale, ha comprato una moto di grossa cilindrata, è impegnato in frequenti cene di lavoro. È anche molto nervoso e litighiamo spesso... Mi chiede di comprendere lo stress che gli comporta il lavoro...  quando torna a casa sono a letto già da ore… È un momento particolarmente significativo per la sua carriera o devo preoccuparmi?

Non sempre, dalle situazioni confuse o difficili può derivare il peggio, sicuramente la vostra coppia ha bisogno di uscire dalla routine del quotidiano e introdurre aspetti di novità che possano “rinverdire” vecchie promesse.
Tuo marito sta portando “qualcosa di nuovo” a casa e, al di là di ciò che può essere, sarebbe auspicale cogliere l'opportunità per rivedere i propri aspetti interni senza rimanere troppo “centrata” sul marito. È sicuramente più difficile, in questo momento, distogliere lo sguardo dal partner per focalizzare l'attenzione sulle proprie esigenze interne, imparare a conoscerle, saperle ascoltare e quindi sostenerle riscoprendo piaceri che possono derivare anche dal coltivare nuovi interessi, nuove relazioni.
Probabilmente, rompere schemi consolidati potrebbe far emergere esigenze che finora sono state disattese ma che pressano per venire alla luce e che non potranno essere più negate a lungo.
 
Occuparci della nostra vita di coppia significa, fondamentalmente, occuparci di noi stessi, di ciò che per noi ha più valore. Per esempio, se riconosco che per me è importante ascoltare, posso anche “ascoltare” il messaggio che proviene da questo nuovo modo di proporsi del partner, accettandolo e, soprattutto, cercando di scoprire come questo risuoni dentro di me. Provo una leggera invidia per chi si concede di voler essere più giovane? Posso farlo anch'io? Ho paura di riscoprire e mostrare che ho ancora dei desideri?
 
Infine, uscirei dall'ambivalenza che suggerisce la tua domanda finale, farti da parte per non ostacolare la carriera o preoccuparti, invitandoti a occuparti di riprendere il dialogo con il tuo mondo interno che può così manifestarsi attraverso la guida salda del tuo comportamento come conseguenza dei tuoi valori, del tuo sentire... •

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta

L'insostenibile leggerezza del... desiderio

coppiaAntonella, uso un nome di circostanza per tutelarne la privacy, mi scrive: “…dopo ventuno anni di matrimonio, con la sensazione di aver scalato montagne, lavoro, mutuo, figli etc. oggi mi ritrovo accanto ad un uomo che mi parla solo di problemi, che passa la maggior parte del suo tempo fuori casa e non mi vede più come donna. …Temo di potere risultare superficiale parlando con lui di questa mia esigenza e quindi finisco per chiudermi sempre di più, ma ho paura che alla fine tutto questo diventerà una montagna non più superabile e, questa volta, tra di noi”.

Cara Antonella, sono costretto a riassumere la tua bellissima e interessante lettera. Ciò che dici accade, le tante sfide quotidiane a lungo andare ci lasciano stremati… probabilmente i tanti impegni hanno portato via quella voglia di giocare che ci contraddistingueva, prima di tutto come soggetti e, secondariamente, come coppia. Quando ci mettiamo così facilmente da parte in nome di un “bene” familiare superiore rischiamo di credere di aver fatto tutto ciò che si doveva fare, tralasciando di curare quel dialogo con noi stessi che ci fa sentire meglio e che solo noi possiamo coltivare come ne abbiamo bisogno. Dovremmo sempre chiederci “cosa faccio per stare veramente bene?”

Da quanto mi scrivi, mi sembra di capire che per te, forse, è arrivato il momento di “concepire” e portare alla luce la tua esigenza di vivere anche con leggerezza, senza dover per questo sentirti in colpa. Anzi, oggi sappiamo quanto sia importante ascoltare quella leggerezza che di fatto contraddistingue la parte più intima di noi che abbiamo spesso sentito come sacrificabile. Rinunciare a quel sacrificio potrebbe sembrare minacciare la sicurezza che dà il sentire di essere come “si deve” per una mamma, per una moglie, per una vicina, etc… Si può finire per sacrificare sempre questa preziosa e “leggera” parte.  Ciò che percepisco nel tuo timore di sentirti “superficiale” mi sembra più che altro la possibilità di scoprire la tua “unicità”, la tua originalità, ciò che è ancora sconosciuto a te e agli altri e che reclama di riprender voce e manifestarsi così come era più facile fare da giovani. •

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta

E vissero... felici e contenti!

coppiaCosì finivano tante fiabe che abbiamo conosciuto da bambini, quando arrivava il momento di chiudere gli occhi e, finalmente, abbandonarci al rigenerante sonno.

A leggere le statistiche dell'ISTAT sembrerebbe che qualcosa si sia rotto. Nel 2009 risultano complessivamente 85.945 separazioni (+2,1,% rispetto al 2008) e 54.456 divorzi (+0,2%). Circa il 70% delle separazioni e dei divorzi riguardano coppie con figli. Ogni anno i figli coinvolti sono circa 150.000.

Una coppia che vive “felice e contenta” ha imparato a superare la difficoltà di far coesistere le differenze al suo interno, a far valere le proprie ragioni attraverso l'affermazione dei valori ora dell'uno ora dell'altro.

La cosa più importante è giocare e come in ogni gioco mantenere un buon clima. Facile a dirsi! A volte il bisogno di essere ascoltati, compresi, rassicurati è così forte che si rischia di non giocare più la partita. Come accade tra tifoserie contrapposte l'attenzione dalla partita viene spostata prima sui difetti dell'arbitro, poi dei giocatori, fino ad arrivare alla rissa, alla distruzione dello stadio, della città. Tutto diventa drammatico, tragico.

Per questo, considerata l'importanza che svolge il ruolo familiare nella formazione individuale e, quindi, sociale, non bisognerebbe mai arrivare a questi estremi. Rispettare “le regole” del gioco salvaguarda i giocatori da attacchi diretti e pesanti che mortificano e feriscono, innescando reazioni altrettanto potenti. •

a cura prof. Lino Di Ventura
psicologo, psicoterapeuta


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