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il rispetto passa anche dal riguardo per gli sconosciuti

Crepet.jpgGirotondo non si stanca di chiedere l’opinione a uno degli psichiatri e sociologi più apprezzati e irriverenti di Italia. Questa volta il focus è sul significato della parola “rispetto”: rispetto per l’ambiente, per le persone, tra adulti e bambini. 

Paolo Crepet, che ritiene Girotondo «un interessante progetto di sostegno alla genitorialità e un ottimo modo per stare al fianco delle famiglie, ragionando e senza intromettersi nelle loro scelte», sottolinea che «il rispetto si impara vivendolo, attraverso i gesti di chi ci circonda e respirandolo, innanzitutto, in famiglia. Se mamma e papà non si rispettano, quel bambino rischierà di replicare il loro comportamento anche fuori dalle quattro mura di casa».

Professore, viviamo in una società in cui la noncuranza per l’ambiente e la cosa pubblica sembra essere la regola. E’ una generalizzazione? «Purtroppo non lo è. Come popolo non abbiamo mai brillato né per ecologia né per educazione: siamo pur sempre quelli che buttano il frigo lungo la strada invece che conferirlo nelle stazioni ecologiche»...

Eppure in primavera anche in Italia ci sono state grandi manifestazioni a difesa del clima a seguito della mobilitazione della giovane svedese Greta Thunberg. Il ritorno degli studenti, anche bambini, nelle piazze è un segnale di speranza? «Sì. Anche se la politica continua a non inserire la difesa dell’ambiente fra le priorità della propria agenda di interventi, prediligendo azioni a breve termine in nome di interessi altri. Non a caso, i cortei degli studenti e la stessa Greta Thunberg sono stati attaccati ferocemente da certi adulti. Si preferisce programmare giorno per giorno, senza alcuna lungimiranza; un’abitudine che, complice la tecnologia, rischia di influenzare anche i nostri figli».

La mancanza di rispetto, il cosiddetto discorso dell’odio, passa soprattutto per il mondo dei social. Le nuove generazioni possono immunizzarsi? «La velocità della rete contribuisce ad una sorta di sparizione del futuro. Se tutto è instantaneo, il futuro diventa un parolone tanto che molti adulti hanno tacciato di ingenuità i tanti ragazzini che erano in piazza. La verità è che quei giovani sono tutto tranne che ingenui e, se vogliono, possono liberarsi dalla schiavitù della rete e del presente. 

Sono gli over 40 piuttosto ad essere diventati ciechi e sono loro le vere vittime dei social: o li usano per fare affari o per lanciare critiche, nascosti dietro ad uno schermo. Se avessi avuto sedici anni, sarei stato sicuramente in piazza anche io».

Le minoranze sono i  grandi bersagli dell’odio. Perché ci si sente autorizzati a colpire i diversi da noi? «Perché siamo diventati impotenti, frustrati e, come tutti gli impotenti, ce la prendiamo con chi riteniamo più debole».

Che messaggio possiamo lanciare ai genitori? «Di non perdere tempo ad odiare. L’odio è una delle più grandi perdite di tempo che l’umano conosca. E che si smetta di dire che manca il tempo per essere migliori. Mia nonna non aveva tempo, noi passiamo ore e ore con un telefonino in mano. Riponiamolo, qualche volta. È necessario ritrovare la serenità, il coraggio di essere se stessi, abbassando le ambizioni e correndo meno dietro alle masse. Solo così sarà possibile insegnare l’autonomia, anche di pensiero, ai bambini che vivono con noi e che ci guardano pure quando non ne siamo consapevoli».

Professore,  come può un genitore insegnare il rispetto ai propri figli? «Insegnare il rispetto è semplicissimo. Basta praticarlo. Essere genitori rispettosi è l’unico esempio che conta. A casa e fuori. Non è sufficiente rispettarsi come coppia e avere premura per i propri figli e gli altri componenti della famiglia, è necessario avere riguardo per gli sconosciuti, quelli che per esempio si incontrano per strada. Anche se ci tagliano la strada o provano a pulirci il vetro dell’automobile contro la nostra volontà».

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Girotondo

foto credits Leonardo Cendamo


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