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per fare tutto ci vuole un fiore

bambina_felice01.jpgLe cose di ogni giorno raccontano segreti. A chi le sa guardare ed ascoltare.

È l’incipit di una delle canzoni per ragazzi più belle di sempre: Ci vuole un fiore. Quando uscì l’omonimo album di Sergio Endrigo, sulle parole di Gianni Rodari e la musica di Luis Enrique Bacalov, erano gli anni Settanta, ma quei versi, riproposti e intonati anche dalle insegnanti e dai genitori di oggi, sembrano eterni. 

La frase finale «per fare tutto ci vuole un fiore» rappresenta, forse, il senso più profondo della parola rispetto. 

Quel sentimento che ci induce a riconoscere i diritti, il ruolo, la dignità e la personalità degli altri e a vedere il valore e la bellezza di ciò che ci circonda, spingendoci ad astenerci dal recar loro danno o offesa. Dietro e alla base del rispetto vi sono una serie di precetti codificati, o anche frutto di semplice buon senso, che si chiamano regole. Quel confine dentro al quale ci muoviamo e che  – la chiamiamo educazione – cerchiamo di trasmettere ai nostri figli.

«Per fare tutto ci vuole un fiore» significa gentilezza, amore, ma anche coraggio. Il coraggio di imporre rigore se, e quando, serve. 

L’articolo 7 della Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo da sessant’anni ci ricorda che ogni fanciullo «ha diritto a godere di un’educazione che contribuisca alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale e sociale, e di divenire un membro utile alla società». Come? Innanzitutto, attraverso il gioco e la fantasia, prime armi pacifiche di quella rivoluzione che si chiama crescita e che noi adulti abbiamo il dovere di accompagnare.

Di questo e del rispetto che dobbiamo alle nuove generazioni, abbiamo parlato con i nostri compagni di viaggio, Paolo Crepet e Maria Rita Parsi, e con Alessandro Bergonzoni, artista generoso che per la prima volta ha incontrato il nostro progetto e ci ha regalato tutta la potenza del suo modo unico e geniale di giocare con il linguaggio. Ecco, il linguaggio. 

Il nostro più grande alleato per essere quel che veramente siamo e riconoscere uguale diritto agli altri. A partire dai nostri bambini. 

Con Bergonzoni, che ci ha aperto una finestra sul suo modo di essere padre e cittadino di un mondo libero e senza confini, inauguriamo il nostro percorso di interviste a personaggi che riteniamo possano aiutarci – concedeteci questa piccola presunzione –  ad accendere una scintilla, anche piccola, nel cuore di voi che leggete.

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Girotondo


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