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il rispetto è come uno specchio...

bambina_felice02.jpgNel ‘59 l’ONU ha redatto i dieci principi fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo tenendo conto di ciò che accomuna tutti i bambini del mondo, nessuno escluso: il bisogno di amore, declinato in tantissime modalità pratiche.

La protezione, la tutela, la vicinanza con i genitori. La libertà morale di ricevere un’educazione scolastica, spirituale e intellettiva, il diritto di ricevere cure adeguate, e di crescere in prossimità di quelle che sono le scelte culturali e sociali della famiglia di origine.

Il filo dorato che lega tutti i dieci principi della Dichiarazione è il rispetto: il rispetto che l’adulto porta al bambino, il rispetto che lo Stato porta al bambino, il rispetto che il Mondo (la Dichiarazione è Universale!) porta al bambino.

Il bambino è un individuo che, per sua natura profonda, va rispettato.

Prendiamo ad esempio l’articolo terzo: “il fanciullo ha diritto, sin dalla nascita, a un nome e una nazionalità”. Senza addentrarci in attuali (seppur doverose!) considerazioni sul diritto alla nazionalità, comprendiamo come questo terzo principio voglia sottolineare profondamente che il bambino è un individuo, un essere umano in tutto e per tutto, fatto e formato. Dare al bambino appena nato un nome, e riconoscere la sua nazionalità, significa riconoscere e rispettare la sua individualità e unicità nel momento stesso in cui viene al mondo. 

Ogni volta che noi genitori rispettiamo l’individualità di nostro figlio, stiamo adempiendo al terzo articolo della Dichiarazione. 

Nella pratica, significa comprendere e rispettare che il bambino è un piccolo essere umano, con le sue caratteristiche, le sue necessità particolare, il suo carattere, le sue numerose declinazioni.

Significa che ha gusti soggettivi, che elabora una personale visione del mondo, che vede le cose dal proprio punto di vista che un giorno potrebbe essere diverso dal nostro. 

Rispettare l’individualità dei nostri figli significa concedere loro di essere, appunto, diversi da noi e talvolta, diversi da come ce li siamo immaginati, o da come vorremmo che fossero.

Un bambino che si sente rispettato nella propria individualità crescerà imparando a rispettare l’individualità degli altri. 

Come dice l’articolo quinto della Dichiarazione “il fanciullo, per lo sviluppo armonioso della sua personalità ha bisogno di amore e di comprensione. 

Egli deve, per quanto è possibile, crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori e, in ogni caso, in atmosfera d’affetto e di sicurezza materiale e morale”.

Il nostro compito quotidiano di genitore è infatti trasmettere ai figli valori, certezze e indicazioni per andare là fuori, ad abitare il mondo, preparati e pronti ad affrontare, con la propria individualità, sfide, avventure, gioie e dolori.

Questo viene sottolineato proprio dall’articolo settimo: “il fanciullo ha diritto a godere di un’educazione che contribuisca alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale e sociale, e di divenire un membro utile alla società”. 

Un altro bellissimo passaggio di questo documento, ci racconta del diritto al gioco: “il fanciullo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a giochi e attività ricreative che devono essere orientate a fini educativi”.

Il gioco è quindi universalmente riconosciuto come strumento di realizzazione, espressione e sperimentazione profonda: è il momento in cui il bambino, fin da piccolissimo, prende le misure con il mondo esterno. 

Ecco perché è così importante lasciare che i nostri figli si esprimano liberamente giocando da soli e con i coetanei.

Quando giocano da soli aprono le finestre su se stessi, quando giocano insieme agli altri, imparano il rispetto del prossimo. 

Il gioco porta con sé l’importantissimo tema delle regole: le regole non sono obblighi, ma giusti confini che delimitano. 

Così come un giocatore sa quali regole non deve infrangere per rimanere in gara, un bambino si sentirà al sicuro se circondato da regole che gli adulti gli impongono con giusto rigore.  

Attraverso un’educazione che si basa su sane regole, i bambini imparano il rispetto: il rispetto delle regole stesse, il rispetto dell’adulto che le ha “confezionate” per loro, il rispetto della società che dentro certe regole si muove in modo ordinato.

Il rispetto è come uno specchio dentro il quale i bambini vedono se stessi, gli adulti che li circondano, e il mondo: se noi genitori agiamo con rispetto, i bambini stessi lo imparano. 

Ed è così che noi grandi, nel custodire con rispetto i bambini, stiamo custodendo il mondo che verrà. 

a cura della Redazione
in collaborazione con i propri esperti dell’infanzia


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