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 Oggi su Girotondo parliamo di:

professori in trincea, eroi di una societá senza regole

bambino_scuola.jpgQuesta volta non parlerò dei nostri bambini ma dei loro genitori, non parlerò dell’importanza della cultura per la loro vita futura ma della cultura degli adulti o meglio della mancanza di cultura di alcuni genitori, dell’assenza di rispetto, della sconoscenza di alcuni dei fondamentali principi di buona educazione e di vivere civile. Che educazione trasmetteranno e che esempio saranno per i loro ragazzi?

Ogni giorno sui giornali leggo di professori aggrediti da padri e madri schierati incoscientemente dalla parte dei propri figli, di insegnanti bullizzati da alunni aggressivi e violenti cui tutto viene poi perdonato o punito con sanzioni minime.

Non sto a dire che “ai miei tempi” quando un insegnante dava un voto negativo o una nota a casa, mia madre, prima mi inseguiva con la scopa poi mi chiedeva spiegazioni (ed io avevo comunque sempre torto) 

e poi andava di persona a scusarsi con il professore… altri tempi, lo so ma gli adulti che sono cresciuti così sono diventati in gran parte ottime persone, genitori sensibili, grandi lavoratori e spesso gente di grande cultura.

I giovani che invece cresceranno con l’idea che tutto gli viene perdonato, che qualsiasi comportamento avrà l’avallo acritico dei genitori, che i professori non sono che avversari da ingannare o peggio minacciare per strappare una sufficienza, che adulti saranno? Che genitori a loro volta diventeranno?

E nonostante ciò conosco insegnanti che tutte le mattine imperterriti vanno a scuola a combattere con alunni e genitori “difficili”, a farsi carico di bambini ed adolescenti emarginati ed in difficoltà, di ragazzi che hanno nella scuola la loro unica speranza di sopravvivenza ed affrancamento da una vita di miseria ed ignoranza, a questi professori in trincea deve andare la nostra solidarietà ed il rispetto che meritano, sono gli eroi silenziosi di una società con poche regole, pochi doveri e molti diritti e solo la loro passione salverà la cultura nel nostro paese.

Cari genitori, fermatevi un attimo a riflettere su quanto ho scritto, il vostro comportamento rispecchia questo triste quadro? Spero proprio di no ma se vedete intorno a voi atteggiamenti come quelli descritti intervenite, non si può fare parte di quella maggioranza silenziosa che stigmatizza i comportamenti sbagliati ma se ne lava poi le mani perché, in fondo, non sono problemi suoi.

Far vivere i nostri figli in classi serene con compagni di studio interessati ed educati renderà loro il periodo della scuola un momento bellissimo di crescita e conoscenza e ne farà quegli adulti che gestiranno al nostro posto un mondo speriamo migliore dove i professori non saranno più in trincea e la cultura troverà terreno fertile.

a cura dott.ssa Marina Ciampoli

ex responsabile unità pediatrica-nido Ospedale Palestrina (RM)

“a un bambino regalerei le ali ma lascerei che da solo imparasse a volare” [Gabriel Garcia Marquez]

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Questa frase che ho letto tanti anni fa, a mio avviso sintetizza nel migliore dei modi ciò che noi genitori dovremmo fare per educare al meglio un figlio.

Aggiungerei solo che lo invoglierei a volare lontano, sempre che le ali che gli ho donato siano sufficientemente resistenti! Tutto qui dunque? Basta questo? Certo!

Ma quanto è difficile costruire queste ali soprattutto se non si sa da dove cominciare.

Il mio consiglio è iniziare da ciò che conosciamo meglio: la nostra terra, la nostra cultura, le nostre tradizioni. Bisogna saper travasare in quel contenitore perfetto che è la mente di un bambino ciò che ci ha emozionato quando eravamo piccoli noi.

Io vengo dal Sud e sono praticamente nata nell’Adriatico, i miei genitori fin da piccolissima mi hanno trasmesso l’amore per il mare, per le sue tradizioni, per la sua storia, per i suoi odori e sapori, per le lunghe processioni in barca dietro una Madonna traballante sulle onde, per la fatica dei pescatori di ritorno all’alba, per l’emozione della prima traversata; loro mi hanno insegnato a rispettarlo questo mare, a temerlo a volte. Ecco da dove è nata la mia passione per i viaggi, il mio amore per la natura e quello che ho imparato l’ho poi donato a mia figlia. Visto è stato facile!

Ognuno di noi ha un bagaglio di ricordi, emozioni, sentimenti legati alla nostra terra di origine, alle tradizioni che la nostra famiglia ci ha trasmesso, sta a noi saper trasferire tutto questo nei nostri figli, sarà il bagaglio culturale di base sul quale poi potranno saldamente innestare ogni esperienza futura.

Fatto questo il compito di ogni genitore sarà, secondo me, quello di invogliare i propri ragazzi a conoscere il resto del mondo, a partire, viaggiare, lasciare il porto sicuro della propria casa per aprirsi alle culture degli altri, solo così potranno maturare e diventeranno gli uomini e le donne in grado di gestire il mondo che verrà.

Con questo preciso scopo nacque circa 50 anni fa, ad opera di una lungimirante pedagogista italiana, quel meraviglioso progetto che è l’Erasmus che ha avvicinato e mescolato i ragazzi di tutta Europa in un immenso afflato culturale rendendoli più preparati, più consapevoli, i veri protagonisti del loro e del nostro futuro!

Certo nella mentalità di molte famiglie italiane ancora non è completamente radicata l’idea di far andare via di casa i figli, ce li teniamo stretti, ne facciamo spesso dei “bamboccioni” incapaci di autogestirsi, rimandiamo il momento del distacco il più a lungo possibile, è anche questo un fatto culturale dal quale dobbiamo assolutamente prendere le distanze.

Viaggiate, ragazzi, rivolgete il vostro sguardo al mondo ma partite dalla vostra terra, questo sarà il legame profondo che vi riporterà a casa quando avrete preso saldamente in mano la vostra vita e soprattutto siate sempre fieri del vostro meraviglioso Paese e della sua immensa Storia! Buon viaggio a tutti!!

a cura dott.ssa Marina Ciampoli
ex responsabile unità pediatrica-nido Ospedale Palestrina (RM)

sorrisiamo...

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C’era scritto “sorrisiamo” sul braccialetto che mi regalarono i colleghi Clowns Dottori la prima volta che ci incontrammo nel reparto di Pediatria che dirigevo...

Quel “sorrisiamo” bastò per decidere di iniziare insieme un percorso che è durato molti anni e che ci ha dato molte soddisfazioni.

Quel braccialetto lo indossavo tutte le mattine insieme al camice e quando ho lasciato il servizio in ospedale l’ho portato a casa con me per averlo sempre a disposizione... in caso di necessità! Mi ha aiutato moltissimo a tenere sempre a mente uno degli insegnamenti principali che i miei allegri colleghi mi hanno trasmesso: l’importanza del sorriso in ogni momento della vita e soprattutto quando si hanno di fronte bambini sofferenti e genitori angosciati.

Sembra poco, ma quanto è difficile per noi medici-seri affrontare il quotidiano con il sorriso sempre sulle labbra? Portiamo sulle spalle il peso di turni impossibili, di notti insonni, di responsabilità gravosissime e non sempre il rapporto con i genitori dei nostri piccoli pazienti è facile dato che pretendono da noi in ogni occasione parole di conforto assieme a guarigioni miracolosamente immediate e pronto intervento anche quando si tratta di banali raffreddori. Insieme ai Dottori Clowns nel nostro reparto venivano spesso anche i “Volontari del Sorriso”, ragazzi bravissimi che, rinunciando al cinema del sabato o all’uscita con gli amici, venivano a fabbricare animaletti colorati con i palloncini, a raccontare fiabe divertenti, ad esibirsi in spettacolini che a volte coinvolgevano anche i medici e gli infermieri del reparto per la gioia ed il divertimento dei piccoli ricoverati che aspettavano il loro arrivo sempre con ansia ed anche gli adulti si distraevano per un poco dalle loro preoccupazioni.

Fra questi giovani volontari, a dimostrazione del fatto che l’allegria e l’impegno che donavano tornavano poi a loro con altrettanta intensità, ricordo la presenza di un ragazzo down, era sempre il più gioioso, il più affettuoso ed affabile, quello che inventava i giochi più divertenti e si dedicava ai piccoli pazienti con la serietà di un vero terapeuta.

A lui e a tutti coloro che, dimenticando i propri problemi quotidiani e gli impegni di lavoro e familiari, indossano un grande naso rosso ed immediatamente sanno cosa fare per far nascere un sorriso sulle labbra di un bambino ammalato o di una mamma preoccupata, va il ringraziamento più sincero da parte di noi medici- medici che non dobbiamo mai dimenticare che un sorriso serve forse più di un’iniezione, che una carezza e un abbraccio sono spesso più utili di paroloni roboanti e diagnosi elaborate e che un bambino malato ha bisogno di tanto affetto, allegria e... pochi farmaci mirati!

Grazie ancora cari colleghi e non stancatevi mai di questo stupendo lavoro e tutti insieme “sorrisiamo” il più a lungo possibile.

a cura dott.ssa Marina Ciampoli ex responsabile unità pediatrica-nido Ospedale Palestrina (RM)

Lunga vita ai nonni !!!

bimbo_natale_01.jpgSiamo ben 12 milioni e mezzo solo in Italia e siamo un “esercito di volontari” che si è ritrovato, a sua insaputa, ad affrontare compiti a dir poco da supereroi.Infatti io ed i miei colleghi, appena recuperata con non poca fatica una completa autonomia dal mondo del lavoro e quindi pronti a realizzare finalmente tutti i programmi accantonati durante anni ed anni di schiavitù professionale, ci troviamo di fronte al fatto compiuto: «Mamma, papà, diventerete presto nonni!»

È questa la frase standard che i nostri figli ci propinano proprio mentre stiamo comprando i biglietti per una crociera intorno al mondo.

A questo punto non resta che fare buon viso a cattivo gioco e mostrarsi felici come e per loro ed iniziare a prepararsi...

Nessuno infatti te la insegna la nonnità e se per essere buoni genitori avevamo il riferimento ravvicinato dei nostri, ricordare i nostri di nonni ci riporta indietro in un tempo lontanissimo quando di nipoti ce n’erano tanti e di nonni pochi e quando il sentimento nei loro confronti era di enorme rispetto e di una certa lontananza (chiamavo mio nonno materno Don Celeste e non si iniziava a mangiare se non dopo il miracolo dell’idrolitina” che Lui solo compiva trasformando l’acqua di rubinetto in acqua frizzante…

Naturalmente a tavola non si parlava se non interpellati e ci si alzava solo dopo di Lui!)

Oggi di nonni, per fortuna, ce ne sono tanti ma di nipoti ce ne sono sempre meno e devono pertanto essere trattati come individui preziosi e rari anche se pretendono da noi una completa conoscenza di Internet, dei cosiddetti social, della Play Station ultimo modello e di tutto ciò che è di loro interesse ogniqualvolta ci vengono recapitati, spesso a tradimento (mia figlia me lo lascia dietro la porta di casa con il suo zainetto e con le indicazioni scritte per gli impegni della giornata, con l’ordine di bussare da me solo quando lei è già lontana).

Tutto ciò sembra terribile ma in realtà quando ti trovi di fronte la copia piccola del figlio che hai amato più di ogni cosa al mondo che ti guarda con occhi azzurrissimi pronta ad un abbraccio forte ed un rumoroso bacio come fai a non avere il cuore gonfio di gioia e di amore e sei pronto a rinunciare a tutto per quel terribile esserino che comunque all’imbrunire tornerà a casa sua, quasi sempre… E poco importa se non gli hanno dato né il tuo nome né quello di tuo marito preferendo un meno scontato KEVIN o SAMANTHA (con H variabile), lo amerai come solo un nonno sa fare, gli inventerai le più belle storie e gli insegnerai tutto ciò che la tua esperienza di vita gli può offrire senza chiedere in cambio nient’altro che quell’abbraccio grande e quel bacio rumoroso, tanto per il giro del mondo ci sarà tempo quando lui sarà maggiorenne!!

Lunga vita ai Nonni!

cura dott. ssa Marina Ciampoli
ex responsabile unità pediatrica-nido Ospedale Palestrina (RM)

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