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la socialitá inizia in classe...

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Nei suoi lunghi anni di studio, ricerca e sperimentazione sul campo, Maria Montessori si è occupata anche dello sviluppo sociale del bambino,

rintracciando nell’ambiente la cellula fondamentale per un sano sviluppo del tessuto sociale. La grande scienziata ci insegna che il primo passo che il bambino deve compiere è sviluppare la concentrazione e che solo in un ambiente ben organizzato, curato, con materiali appropriati «la creazione dell’ individuo si compie». 

Nelle scuole a metodo montessoriano i materiali presenti sono frutto di anni di sperimentazioni, perché sono stati proprio i bambini, con i loro desideri e bisogni, a scegliere i materiali che ancora oggi troviamo nelle aule. Una caratteristica del materiale è averne un solo esemplare per tipologia e questo aspetto è fondamentale per lo sviluppo sociale del bambino perché gli permette di esercitare la pazienza, il rispetto del prossimo e della cosa comune. 

Questa esperienza, ripetendosi tutti i giorni per diversi anni, fa sì che il concetto di rispettare ed aspettare entra nella vita di ogni individuo che matura e si sviluppa con l’andare del tempo. Qui nasce un adattamento che Montessori così definisce: «Non è altro che la costruzione della vita sociale, la società non è fondata sulle preferenze, ma su una combinazione di attività che devono armonizzarsi… il bambino di tre anni non ha questa forma di moralità», ma è il nostro ambiente così strutturato attraverso l’esperienza quotidiana che forma la socialità del bambino. E tutto accade contrariamente a quanto accade nelle scuole tradizionali dove i bambini lottano per il possesso degli oggetti. 

I bambini nelle scuole a metodo vivono sempre in una “comunità lavoratrice”. 

Montessori ha rilevato nelle sue scuole due aspetti molto importanti del comportamento sociale dei bambini: l’istinto naturale ad occuparsi dei più deboli, incoraggiandoli e consolandoli; questo Maria Montessori  lo chiama un istinto di progresso sociale; sappiamo, infatti, che la nostra società ha iniziato a progredire nel momento in cui ha iniziato ad aiutare i più bisognosi anziché opprimendoli.

Il secondo aspetto è il sentimento di ammirazione; nelle scuole a metodo i bambini non sono invidiosi, ma ciò che è ben fatto suscita ammirazione, e così il buon lavoro di uno è contagioso, diventa il buon lavoro di tutti.

È evidente che nei bambini esiste una forma di fratellanza, che poggia su un sentimento elevato, che crea unità bel gruppo; se il bambino ha la possibilità di svilupparsi in un ambiente sereno e rispondente ai suoi bisogni profondi, tali caratteristiche non possono che svilupparsi ed essere volano per un nuovo progresso sociale.

Il presupposto indispensabile per realizzare una scuola autenticamente montessoriana è quello della massima fiducia nell’interesse spontaneo del bambino, nel suo impulso naturale ad agire e conoscere. Se è posto in un ambiente adatto, scientificamente organizzato e preparato, ogni bambino, seguendo il proprio disegno interiore di sviluppo, accende naturalmente il proprio interesse ad apprendere, a lavorare, a costruire, a portare a termine le attività iniziate, a sperimentare le proprie forze, a misurarle e controllarle. Il compito dell’educatore è quello di liberare il bambino da ciò che ostacola il disegno naturale del suo sviluppo.” (da: Il Metodo e il bambino, Opera Nazionale Montessori).

Molti sostengono che nelle scuole montessoriane non ci sia vita sociale, “ma cos’ è la vita sociale se non risolvere problemi, comportarsi bene, progettare piani che siano da tutti accettabili?”

a cura dott.ssa Silvia Schiano di Tunnariello
pedagogista, counselor relazionale, coordinatrice scuola ad indirizzo montessoriano

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