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l’amicizia: una vera passione nata dalla scelta

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Prosegue con una nuova parola d’ordine il viaggio di Girotondo al fianco di uno degli psichiatri e sociologi più apprezzati di Italia.

Questa parola è Passione, che è anche il titolo del nuovo libro di Paolo Crepet edito da Mondadori. Proprio a partire dalla passione, in questo numero ci interroghiamo sul valore dell’amicizia, fra coetanei e fra adulti e bambini. 

Crepet, che ritiene Girotondo «un interessante progetto di sostegno alla genitorialità e un ottimo modo per stare al fianco delle famiglie, ragionando e senza intromettersi nelle loro scelte», ci “stoppa” subito: «Non può esistere amicizia fra adulti e bambini, l’amicizia è fra pari. Fra un genitore, un parente, un “grande” e un bambino ci può essere affetto, complicità, ammirazione, rispetto, ma non amicizia. L’amicizia è sacra, e ai genitori che vogliono fare gli amici dei propri figli dico: finitela!».

Professore, l’amicizia può essere definita una passione? «Certamente, l’amicizia è una relazione che si fonda sulla fiducia, sulla simpatia, sull’affetto e, soprattutto, su una reciproca scelta. Scelta che quasi sempre nasce da un sentire comune, dalla condivisione di gusti e passioni. La passione è quindi ciò che piace a quel “noi”, a quella coppia o a quel gruppo di persone di cui ci sentiamo parte».

Come condividono le proprie passioni i bambini di oggi? «Proprio come accade per gli adulti, anche i più piccoli hanno le proprie passioni e, in base a quelle affinità, scelgono con cui giocare. Spontaneamente. Nella maniera più semplice, diretta e fisiologica. Sono bambini, fanno. Fanno e basta. 

Così come dovrebbero occuparsi di un bambino che trascorre il suo tempo davanti a uno schermo, dietro alla tecnologia che non è affatto un gioco, ma uno strumento che, fino a quando non avrà una personalità formata, lo isolerà dal resto del mondo illudendolo di metterlo in rete. Facebook ha ucciso il concetto di amicizia, siamo amici di tutti senza esserlo di nessuno».

È possibile l’amicizia fra bambini e adulti, fra genitori e figli? «Assolutamente no. Non può esistere amicizia fra adulti e bambini, l’amicizia prevede che esista un rapporto paritario. L’amicizia è sacra e i genitori che provano a fare gli “amiconi” dei propri figli commettono un grave errore. I genitori devono mantenere il proprio ruolo di educatori, insegnare il rispetto delle regole. Autorevolezza, innanzitutto. E, poi, dolcezza. Complicità, ma non amicizia. L’allievo può anche dare del “tu” al suo maestro, ciò però non li renderà amici».

Complicità ed esempio. Si trasmettono così le passioni ai bambini? «Sì, senza forzature però. Il bambino ha diritto ad avere i suoi gusti, senza ingerenze esterne. Le passioni si trasmettono respirandole, non imponendole. Mio nonno mi ha trasmesso vagonate di passioni. E non ce ne siamo nemmeno accorti. È semplicemente accaduto».

Il suo ultimo libro si intitola Passione e parla di amicizia, ostinazione e meraviglia. Dopo Baciami senza rete e Il coraggio, siamo di fronte a una trilogia del buon vivere? «Non so (sorride), è in arrivo un quarto titolo! Questo libro nasce da affinità elettive, dalla relazione con tre amici che mi hanno stupito e con cui ho chiacchierato molto: il jazzista Paolo Fresu, l’architetto Renzo Piano e lo stilista Alessandro Michele. Tre esempi di cocciutaggine, entusiasmo e meraviglia che, al di là del successo professionale raggiunto, hanno saputo restare liberi e fedeli ai sogni di gioventù».

Un bambino senza impeto, curiosità e passioni è, al contrario, un bambino di cui gli adulti farebbero bene a preoccuparsi. 

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Girotondo

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