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gli amici: i nostri grandi compagni di viaggio

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Prosegue il confronto con Maria Rita Parsi, una delle psicopedagogiste e psicoterapeute più apprezzate di Italia.

Questo numero di Girotondo si interroga sul valore dell’amicizia, fra coetanei ma anche fra bambini e adulti, in particolare i genitori o gli altri componenti della cerchia parentale. Parsi, che ritiene la nostra rivista «un buon punto di riferimento per le famiglie perché, come ricorda un proverbio africano, per educare un bambino ci vuole un intero villaggio», è convinta che il legame di amicizia funzioni se si instaura fra pari. «La moderna tendenza del genitore amico dei figli non mi piace affatto – sottolinea – Una madre e un padre sono molto più che amici, sono dei punti di riferimento. Gli amici, invece, sono dei compagni di viaggio con cui condividere le avventure necessarie alla crescita e alla felicità».

Professoressa, può esistere l’amicizia fra bambini e adulti? «No, ci sono altre mille parole per definire la relazione fra adulti e bambini. Gli adulti, i genitori, sono dei punti di riferimento, delle guide che accompagnano il bambino e lo affiancano nei momenti di iniziazione, nei passaggi cruciali da un’età all’atra. Fra adulti e bambini parlerei di amore, affetto, solidarietà e rispetto; il rapporto con un adulto non può essere paragonato a quello con un amichetto, gli adulti nei confronti dei bambini sono e devono essere investiti di responsabilità, la responsabilità dell’educare. Vi è poi la tenerezza, la complicità, il conoscere così bene i propri figli da saper donare ad ognuno di essi la comprensione di cui hanno bisogno e la certezza rassicurante di essere dalla loro parte. Un rapporto che poi si ribalta quando il bambino diventa adulto e il genitore anziano».

Il gioco è forse il modo più semplice per svolgere uno dei ruoli fondamentali dell’adulto: dare l’esempio. Anche per questo non condivido la diffusa scelta di dare amicizia ai figli evidentemente in cambio di quella carente capacità di trasmettere le regole di buona condotta».

Cosa rende, invece, unica l’amicizia fra coetanei? «L’amicizia perfetta non può essere sbilanciata, l’amicizia perfetta deve essere fra pari. Gli amici sono dei compagni di viaggio con cui condividere le avventure, le esperienze di tutti i giorni indispensabili per crescere e formare e rafforzare la propria identità. L’amico è un soggetto con cui stabilisci un’intimità molto forte, a cui racconti liberamente il tuo essere, che ti sa ascoltare. Un amico capita spesso per caso, ma continuare a frequentarlo è una scelta, una scelta che se ben coltivata può durare anche per sempre. L’amicizia può essere eterna, l’amore chissà».

Oggi il termine amicizia è approdato anche in rete. Le nuove generazioni non rischiano di confondere l’amicizia vera con quella virtuale? «Purtroppo la diffusione dei social crea confusione fra amicizia e scambi sul web. Un amico non è chiunque, gli amici si contano sulle dita perché sono persone che ci sono sempre, nei momenti di difficoltà e che ti restano accanto anche quando non ci sono i mezzi, le condizioni o quando stai sbagliando. 

Gli amici sono rarità preziose; ecco perché bisogna educare i bambini a un rispetto profondo di questo sentimento». 

Il gioco, che ruolo ha nella relazione adulto-bambino? «Gli adulti quando giocano con i figli tornano di nuovo bambini. E questo vale ancora di più per i nonni, esentati da quel ruolo di autorevolezza che dovrebbe avere un genitore. 

a cura di Alessandra Testa

giornalista, direttrice responsabile Girotondo

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