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“lasciateci giocare in pace"

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Bambine e bambini che non si possono sporcare, bambine e bambini che non possono sudare.

Bambine e bambini iper impegnati e, soprattutto, nervosi, e per questo definiti aggressivi. Indovinate un po’, dagli adulti. Noi, che li costringiamo a stare ai nostri ritmi, ai nostri orari, ai nostri desideri.
A questi bambini col freno a mano tirato, che vogliamo adulti prima del tempo o al contrario che trattiamo da decerebrati ricorrendo a paroline onomatopeiche o edulcorate, a cui non permettiamo di godersi neanche un minuto di noia, dovremmo chiedere mille volte scusa. Scusa per tutti gli impegni che gli fissiamo, per tutte le volte che decidiamo al loro posto, per tutte le volte che pronunciamo frasi  come «sei troppo piccolo» o «quando sarai grande, capirai». O ancora per tutte le volte che facciamo finta di non vedere, perché forse ci fa sentire inadeguati, che loro, i nostri figli, sono molto, molto meglio di noi. Sinceri, saggi e, flessibili e adattabili anche quando non dovrebbero. 

Ci accontentano, ci gratificano, spesso passano la maggioranza del loro tempo in nostra compagnia a farlo. Fino a quando non scoppiano. Scoppiano.

Lanciano oggetti al ristorante, in quel ristorante in cui dopo le 21 nemmeno dovrebbero esserci; corrono su e giù in ogni dove si sentano in gabbia e, forse perché a noi ci amano troppo, finiscono col prendersela con l’amichetto o con l’insegnante di turno. Suo figlio è indisciplinato, suo figlio non rispetta le regole, suo figlio non riconosce l’autorità.

Ma la colpa è tutta nostra.

I nostri figli non riconoscono l’autorità, molto probabilmente, perché abbiamo smesso di essere autorevoli. Perché preferiamo farceli amici. Non sgridarli mai, riempirli di oggetti. Quasi tutti inutili, salvo poi arrabbiarci perché non ne hanno abbastanza cura.

Nessuno è perfetto, ci mancherebbe. Ma qualcosa, forse, potremmo farla.
Guardarci dentro. O, meglio ancora, da fuori. 

Nell’analizzare le riflessioni sull’amicizia fra coetanei e fra adulti e bambini scaturite dal tema di questo numero di Girotondo – che da settembre viene distribuito anche nelle tre sedi dell’istituto comprensivo “Ennio Quirino Visconti” di Roma – un buono spunto ce lo offre, ancora una volta, la vecchia e cara Maria Montessori. Quattro le frasi che si sceglie qui di selezionare. Prima, «una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino». Seconda, «l’adulto deve farsi umile e imparare dal bambino a essere grande». Terza,«aiutiamoli a fare da soli». Quarta, «il gioco è il lavoro del bambino».

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Girotondo