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 Oggi su Girotondo parliamo di:

provare per credere!!

bambini_felici8.jpgProvare per imparare. Metterci il naso, toccare con mano. E, soprattutto, non parlare finché non si ha contezza di quello che si dice. È questa per noi la cultura, il prodotto di tante letture e studi, ma anche di tanta, tantissima, esperienza.

La bellezza salverà il mondo, diceva il principe Myškin ne L’idiota di Fëdor Dostoevskij. La cultura è bellezza, aggiungiamo noi.

La bellezza di provare a migliorarsi, ogni giorno, e di impegnarsi per trasmettere questa forma mentis anche ai nostri figli.

Che, ce lo auguriamo, non dovranno accontentarsi mai.

Offrire tutti gli strumenti possibili alla conoscenza, questo dovrebbero fare i genitori. Senza salire su un piedistallo ergendosi a maestri, ma affidando la curiosità dei bambini a chi ne sa più di loro.

Con un unico grande obiettivo: non forzarli, non influenzarli ma lasciarli andare per tentativi affinché la loro mentalità si faccia libera e aperta nella speranza che non si lascino ingannare dalle apparenze, dalle leggende metropolitane e dalle false notizie che, come dei virus, si diffondono nell’aria.

È nato così, in fondo, “Facciamo Scuola Insieme” che quest’anno giunge alla terza edizione.

Sono tante le novità di questa nuova edizione. Tanto per citare l’assessore alla cultura del Comune di Bologna, Matteo Lepore, che ci ha confessato che vede nella partecipazione e nell’immaginazione civica gli ingredienti perfetti per aiutare la città a tornare protagonista delle proprie scelte, anche noi crediamo che la caratteristica principale di “Facciamo Scuola Insieme” sia la parola “Insieme”.

Insieme significa guardarsi in faccia, riconoscere di stare dalla stessa parte e procedere collaborando nella medesima direzione: fare in modo, per esempio, che l’anno scolastico appena iniziato sia il migliore di sempre.

Quest’anno il “bang!” sulla linea di partenza ve lo diamo domenica 7 ottobre, in occasione della manifestazione San Lòcca Day ideata dall’associazione “Succede solo a Bologna” che quest’anno ha scelto di sostenere “Facciamo Scuola Insieme” e di accoglierlo sotto al portico che dal Meloncello porta alla Basilica di San Luca.

Ci sarete? Buona scuola a tutti, intanto! Pronti, partenza, via.

a cura di Alessandra Testa

giornalista, direttrice responsabile Girotondo

ogni bambino ha i suoi riti...

bambini_felici7.jpg«Che cos’è un rito?», chiese il Piccolo Principe. «Anche questa è una cosa da tempo dimenticata. – disse la volpe – È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza».

In questo numero di Girotondo proviamo ad affrontare un grande tema, quello della cultura di appartenenza e dei riti che creano e fortificano l’identità del bambino che sta crescendo. Parlare di riti rimanda immediatamente alla religione e alle cerimonie, dai battesimi fino ai matrimoni, che la tradizione vuole si celebrino proprio in questo periodo.

Ringrazio qui i nostri amici Maria Rita Parsi e Paolo Crepet per aver affrontato l’argomento proposto nelle pagine che seguono con grande laicità: la prima per aver citato Antoine de Saint-Exupéry e per averci ricordato che ogni famiglia ha i suoi riti; il secondo per aver sottolineato come la religione non abbia l’esclusiva dei riti di valore. Ce ne sono molti altri che rispondono allo stesso obiettivo: creare legami e celebrare la vita che vince sulla paura della morte.

Per noi di Girotondo parlare di tradizioni significa accendere i riflettori sui momenti trascorsi in famiglia – di qualunque tipo essa sia – ricorrenti, intimi e personali che ogni nucleo crea con il tempo. La ripetizione del sempre uguale e l’attesa per quel momento unico è ciò che fa la differenza. Perché cementa non solo un’identità, ma anche un’appartenenza.

E va a riempire lo zainetto che ognuno di noi si porta in spalla e che aumenta di volume giorno dopo giorno: il nostro bagaglio culturale.

L’esercizio da fare per averne conferma è molto semplice: chiudere gli occhi e pensare ad una determinata persona. Quanto riemergerà nella nostra memoria sarà ciò che ci è rimasto di lei. Più ci avrà addomesticati – per dirla ancora con l’autore del Piccolo Principe – e più la tasca dello zainetto dei legami sarà piena di ricordi. Perché, se è vero che ognuno ha i suoi riti e che ogni rito è differente, è anche vero che esiste un’unica grande condizione senza la quale una consuetudine non può esistere: la presenza.

Un rito non può essere immaginario, un rito per restare nella memoria deve essere stato vissuto davvero. Più e più volte e per un certo periodo di tempo. Trasformandosi in quello spicchio di eternità a cui tutti aneliamo.

a cura di Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Girotondo

l’empatia ci salverà

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Realizzare questo numero di Girotondo è stato un po’ come sottoporci a un piccolo esame di coscienza. Come viviamo? Come ci approcciamo agli altri? Il nostro è uno sguardo aperto? Le nostre orecchie ascoltano davvero? Sappiamo metterci nei panni dei nostri simili? E, ancora, quanto la paura e la diffidenza condizionano il nostro comportamento? Sappiamo mettere in discussione le nostre verità assolute e proviamo a comprendere quelle delle persone con cui ci relazioniamo? Pratichiamo il silenzio, l’osservazione e il rispetto per le diversità altrui? E, soprattutto, vediamo solo il nostro dolore o sappiamo, magari stringendoci agli altri e cercando insieme energie positive, attraversarlo e trasformarlo in resilienza?

C’è una parola su cui abbiamo riflettuto a lungo incontrando i protagonisti delle pagine che seguono. Questa parola è empatia. Una parola complessa, spesso sconosciuta o derubricata a sentimentalismo e compassione.

L’empatia, il sentire con gli altri, è indole, qualcosa che si trasmette con l’esempio, e quindi per osmosi, o un sentire che si può imparare strada facendo? Come sempre, sono venuti in nostro aiuto Paolo Crepet e Maria Rita Parsi che individuano nella scuola il luogo fondamentale in cui imparare valori come la convivenza e la solidarietà, in particolare nei casi in cui si provenga da famiglie distratte, troppo competitive o concentrate esclusivamente su se stesse. Siamo poi andati a toccare con mano alcune realtà che brillano per la loro capacità di tendere la mano ai meno fortunati.

A queste isole di solidarietà abbiamo chiesto di far parte della nostra squadra. Sono le tre nuove grandi “A” di Girotondo: la Fondazione Ant, che offre assistenza specialistica gratuita domiciliare ai malati di tumore e progetti di prevenzione oncologica; Ageop, l’associazione genitori ematologia e oncologia pediatrica del Policlinico Sant’Orsola di Bologna e l’Antoniano, conosciuto in tutto il mondo per lo Zecchino d’Oro ma nato soprattutto per offrire pane e speranza ai più deboli e soli. Incontreremo i loro operatori e volontari spesso, nella speranza di imparare a guardare con occhi nuovi la realtà che ci circonda. Infine, la sinergia che avviamo con Forme Sonore, l’associazione di promozione sociale che vuole avvicinare piccoli e grandi alle sette note. In questo numero, un’intervista all’ideatrice Sabrina Simoni, direttrice del Piccolo Coro “Mariele Ventre” e grande testimonial del nostro progetto “Facciamo Scuola Insieme”. Dai prossimi, la voce alla musica che sa essere linguaggio universale e alle tante iniziative promosse qui e nel resto d’Italia. Abbiamo scelto, insomma, di fare rete. Per rinnovarci, proporvi nuove prospettive e, guardandoci tutti insieme allo specchio, sentirci meno soli.

a cura di Alessandra Testa giornalista, direttrice rivista Girotondo 

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