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Riprendiamoci il diritto di avere un cuore

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In questo mondo malato di violenza noi adulti proviamo vergogna nel manifestare le emozioni e cerchiamo di non mostrarle, come se fosse possibile e normale non averne affatto.

Siamo convinti che non provare emozioni sia indice di equilibrio e di maturità e giudichiamo l’emotività, anche quella dei nostri bambini, una caratteristica per “deboli”.

La sofferenza e la disuguaglianza sono in aumento, si moltiplicano i casi di atti violenti e criminali anche fra adolescenti e preadolescenti e non ci rendiamo conto che tutte queste patologie sono la conseguenza di uno stile di vita che ci costringe a rinunciare alla parte più vera di noi stessi, privandoci del nostro cuore pulsante di sensibilità, negando ciò che rende importante e preziosa l’esistenza.

Potere e comando prevedono l’assenza totale di sentimenti a favore di una gerarchia in cui il più forte fa valere la propria volontà sugli altri. Norme, regole, leggi e prescrizioni sono la conseguenza di un mondo costruito grazie al potere e per il potere. “Lo stato deve avere il potere di far rispettare le leggi... I genitori devono avere il potere di educare i figli... La scuola deve avere il potere di insegnare... ecc...ecc...”

Il potere appartiene talmente tanto alla nostra cultura che non sembra possa esistere nessuna alternativa alla necessità di comandare e imporre regole per mantenere l’ordine, tra di noi e nel mondo.

Il concetto di Potere è così radicato che tutto ciò che non prevede l’uso del potere è guardato con sospetto e diffidenza, come se fosse stupido o illecito. Davanti alla violenza, al potere e alla prevaricazione, però, la nostra capacità di provare dei sentimenti umani si paralizza cedendo il posto al dolore e alla paura. L’angoscia annichilisce e (quando la fuga non è possibile) spinge la vittima a identificarsi con l’aggressore, nel tentativo di liberarsi dall’impotenza, dalla sofferenza e dal senso d’inefficacia personale. Il meccanismo psicologico dell’identificazione con l’aggressore trasmette la violenza da una generazione all’altra e confina l’empatia in un angolo remoto dell’inconscio fino ad annullarne dal tutto la percezione.

E’ così che la legge del più forte nei secoli ha tramandato il suo corollario di abusi, sopraffazione e prepotenza, rendendoci vittime di una cultura basata sulla aggressività e sulla prevaricazione. Per cambiare questa cultura non serve sostituire il potere con un altro potere... basta solo tornare ad avere un cuore.

Riconoscere i sentimenti, nominarli, viverli è una prerogativa fondamentale dell’intelligenza umana, più di qualunque altra capacità. L’emotività è un’energia, il nucleo della personalità, il centro creativo da cui prende vita l’unicità di ciascuno. Senza emozioni il sistema nervoso perde la sua funzionalità, il sistema immunitario impazzisce e l’intelligenza emotiva si frantuma. Amare, piangere, commuoversi, intenerirsi, essere gentili... sono aspetti importanti della vita. Sono la vita stessa. La nostra intima, profonda, verità.

Mentre il desiderio di comandare e di prevaricare, ha origine dall’egoismo e dalla mancanza di considerazione per i bisogni degli altri, la capacità di sentire dentro di sé il dolore degli altri, amare gli animali, comprendere le ragioni e i vissuti della diversità diventa il miglior presupposto di un mondo basato sull’accoglienza e sull’amore. Un mondo sano in cui l’energia delle emozioni fluisce senza ostacoli, attraversando i cuori delle persone fino a permettere a ogni creatura di esprimere la propria autenticità. Senza vergogna.

La capacità emotiva di calarsi in una realtà diversa dalla propria fino a comprendere i vissuti e le motivazioni di chi la sperimenta, è la premessa indispensabile per la fratellanza, per la convivenza e per la cooperazione. E l’’empatia è l’unico antidoto alla guerra e alla prepotenza.

Nella nostra cultura, malata di individualismo e prepotenza, “il rispetto delle esigenze di tutti” sembra un’utopia e la forma migliore di condivisione che riusciamo a immaginare presuppone una limitazione dei bisogni individuali a vantaggio di uno spazio comune e condiviso.

Quando il bene degli altri diventa anche il nostro bene, l’empatia può finalmente esprimersi e dispiegare tutto il suo potenziale, senza limitazioni. E in un mondo fondato sull’empatia la limitazione individuale perde di significato. Al suo posto ci sono l’ascolto, la comprensione e la condivisione. Infatti, sperimentando in prima persona i vissuti degli altri, diventa impossibile aggredire e maltrattare qualcuno senza soffrire sulla propria pelle i dolori inflitti.

L’empatia ci spinge a comprendere il punto di vista di chi abbiamo a fianco, facendoci sentire il suo dolore come se fosse il nostro, e permette di trovare soluzioni favorevoli a entrambi.

Per questo è l’unica arma in grado di cambiare il mondo. Solo dall’empatia può nascere la reciprocità indispensabile alla condivisione e al rispetto... essa è innata in tutti i bambini, cresce con l’ascolto dei vissuti emotivi e diventa uno strumento di comprensione e cambiamento: è lo strumento di trasformazione più potente che ci sia, perché consente di sperimentare in se stessi la vita di un altro essere e quest’esperienza cambia la comprensione della realtà, allargando la prospettiva fino ad includere un orizzonte nuovo.

La sensibilità, che caratterizza la spiccata intelligenza emotiva dei bambini è l’unica arma capace di combattere il cinismo che sta distruggendo il nostro mondo: dalla tolleranza della debolezza e della diversità da cui possiamo prendere esempio dai bambini, prende forma una società che non discrimina e non emargina, e nasce quel sentimento di autonomia e responsabilità che porta alla cooperazione, al superamento dell’egoismo e alla profonda comprensione dell’unicità di ciascuno.

La rivoluzione che cambierà il mondo parte da se stessi, nasce dalla capacità di accogliere la sensibilità e la fragilità, si fonda sull’ascolto della propria anima.

Quando l’empatia potrà esprimersi liberamente nella personalità di ogni essere umano, non ci saranno più guerre, competizione, predominio o violenza, che sono, invece, la conseguenza di una scarsa intelligenza emotiva e dell’inibizione dell’empatia.

Non si può avere un mondo migliore facendo la guerra.

Si può solo osservare la guerra dentro di sé, trasformando le carceri interiori fino a renderle un luogo di scambio e di accoglienza per tutto quello che non abbiamo avuto il coraggio di dire, nemmeno a noi stessi. Questa flessibilità nell’ascoltare se stessi e gli altri, permette la condivisione e lo scambio e produce una società basata sull’accoglienza e sul rispetto delle esigenze di tutti.

Saper accogliere gli altri potenzia l’unica arma efficace per costruire un mondo migliore. Un mondo basato sull’amore e sul rispetto.

Un mondo a misura di tutti. Un mondo senza violenza. A misura di bambino. Finalmente.


a cura della Redazione in collaborazione con i propri esperti dell’infanzia

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