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 Oggi su Girotondo parliamo di:

L’anello scomparso

disegno-052017_05.jpgE se c'inventassimo favole? questa è stata inventata durante l'attività integrativa gratuita del progetto Facciamo Scuola Insieme !

I bambini della classe 3° della scuola primaria Mattiuzzi Casali di Bologna ci regalano bellissime storie inventate e disegnate da loro durante il laboratorio gratuito FACCIAMO SCUOLA INSIEME...

L’ANELLO SCOMPARSO

A cura di: Rachele, Amine, Anna, Ricky

C’erano una volta due ragazzi e tre ragazze ed una di queste si chiamava Fiore. Per San Valentino Fiore regalo’ a tutti una moneta d’oro perché era ricca.

Cornuto si innamoro’subito di lei, perché lui amava più i soldi delle persone!

La sera dopo cornuto chiese a suo Fratello Pirla di costruire un proiettore e andare a casa di Fiore per rubarle l’anello della sua bisnonna, poiché era un anello magico che portava nel passato. Il proiettore serviva per proiettare l’anello nella vetrina. Pirla accetto’.

Durante il tragitto per andare a casa di Fiore, Pirla si sporco’le scarpe di fango. Quando arrivo’ riusci’ a prendere l’anello ma lascio’delle impronte di fango sul pavimento senza rendersene conto. La mattina dopo Fiore ando’ a giocare con gli amici mentre la madre spazzava la sala e cosi’ si rese conto che c’erano delle impronte di fango che conducevano alla vetrina. Non c’era più l’anello e nel soffitto c’era un proiettore.

La madre chiamo’ Fiore che arrivo’ immediatamente con le sue amiche del cuore Beatrice ed Emma.

Le tre amiche guardarono le suole di tutti gli abitanti della città e scoprirono che era stato Pirla il quale si difese dicendo: “No! Non sono stato io!”. La notte dopo le tre ragazze andarono a casa di Pirla e Cornuto e per terra trovarono un biglietto con su scritto “Pirla vai a casa di Fiore a rubare l’anello”. La mattina dopo dissero a Pirla e Cornuto che avevano trovato il biglietto e che sapevano che erano stati loro. I due fratelli confessarono la loro malefatta ma alla fine fecero pace e restituirono l’anello a Fiore, anche se Cornuto non l’amava più!

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

Coliandro ed i suoi 30.000 gioielli rubati

disegno-052017_06.jpgE se c'inventassimo favole? questa è stata inventata durante l'attività integrativa gratuita del progetto Facciamo Scuola Insieme !

I bambini della classe 3° della scuola primaria Mattiuzzi Casali di Bologna ci regalano bellissime storie inventate e disegnate da loro durante il laboratorio gratuito FACCIAMO SCUOLA INSIEME...

COLIANDRO ED I SUOI 30.000 GIOIELLI RUBATI

A cura di: Giulia, Ilaria, Daniele, Letizia e Leonardo

Coliandro, un agente di polizia del 1976, era sbadato, tanto che una volta si era chiuso fuori di casa in mutande.

Avevano assegnato a Coliandro, il caso irrisolto dei 30.000 gioielli preziosi che erano stati rubati dalla banda di Struzman, formata da Gianframmarcantonio che faceva paura appena lo guardavi, Spiral che era sempre arrabbiata e triste e da Corvinafa che era molto intelligente e cattiva.

Mentre Coliandro era sulla strada per andare nella gioielleria dove era avvenuto il furto dei gioielli, trovo’ un passaggio segreto che conduceva direttamente alla gioielleria.

Il passaggio segreto era un tunnel buio e stretto.

Coliandro entro’ nel passaggio segreto si ritrovo’ nel covo dove i ladri tenevano i gioielli, ma proprio quando Coliandro pensava di aver risolto il caso Strunzman gli diede una mazzata in testa.

Al suo risveglio Coliandro era legato ai polsi e sotto ai piedi c’erano 3.000 piragna.

Quando ormai temeva di essere spacciato si ricordo’ di avere nell’orecchio un chip, cosi’ chiamo’ i suoi colleghi di polizia, che lo localizzarono e lo salvarono.

La polizia venne e a prendere i gioielli, salvarono Coliandro e la banda fu arrestata.

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

Alla ricerca della risata

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ALLA RICERCA DELLA RISATA

A cura di: Federica, Raida, Matteo

C’era una volta un poliziotto di nome Timinen, che stava indagando sul caso irrisolto, cioè il caso di Lucinda che non rideva mai e questo era. Una follia!

Pero’ lui non indagava mai da solo, infatti aveva un cane che si chiamava Teo ed era un cucciolo di pastore tedesco.

Ma Timinen chiamo’ due ragazze del liceo perché da solo con Teo non ce la faceva; queste due ragazze si chiamavano: Gessica e Bo. Le due ragazze lo aiutarono a risolvere il caso.

Cosi’, Timinen e Teo, girarono per tutta Hollywood e trovarono una traccia e la diedero a Teo.

Teo l’annuso’ e ando’ verso una scuola, li trovarono Lucinda e provarono a farla ridere, in due modi. Il primo modo era raccontarle una barzelletta e falli’.

Il secondo modo era farsi del male per finta per finta ed anche questo tentativo falli’.

Ad un certo punto Timinen cadde inciampando sopra ad un sasso e Lucinda rise come una pazza!

 

Alla fine si scopri’ che Lucinda non rideva mai perché nessuno si era mai fatto male in quel modo davanti a lei!

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

La bambina che non rideva mai

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LA BAMBINA CHE NON RIDEVA MAI

A cura di: Elisa, Eleonora, Usine, Tommaso

C’era una volta Lucinda, una bella bimba di tre anni con i capelli neri e gli occhi azzurri ed aveva un segno particolare: non rideva MAI!

Un giorno un pagliaccio la fece piangere e lei corse da sua madre che si chiamava Maria. Gli altri fratelli di Lucinda erano: Donnauomo, Piscia Men e Peperone Men. Donnauomo era un troll e aveva le orecchie da alieno, Piscia men faceva la pipi’ e Peperone Men sparava peperoni dalla bocca. Quando Lucinda torno’ dal pagliaccio con i suoi fratelli, loro gli diedero una bella lezione!

Pisciamen gli fece la pipi’ addosso ed il pagliaccio ci rimase cosi’ male che corse via. Quando Lucinda ed i suoi fratelli chiesero scusa al pagliaccio perché avevano capito di non aver compiuto una bella azione, lui li perdono’ subito. Per dimostrare loro che li aveva perdonati il pagliaccio si mise a ballare la Cucaraccia”.

Lucinda ed i suoi fratelli lo portarono dalla madre, Maria, ed il pagliaccio gli fece vedere il suo “ballo delle scuse accettate”.

Venne sera e cenarono tutti insieme, Maria, Lucinda ed i suoi fratelli ospitarono il pagliaccio la notte a dormire da loro perché il padre di Lucinda era partito per il Canada.

Lucinda, pero’ ancora non rideva. La mattina dopo il pagliaccio si sveglio’ presto per preparare uno spettacolo in canadese per fare una sorpresa a Lucinda ed ai suoi fratelli, sperando di riuscire a farla ridere. La madre Maria voleva fare in modo che Lucinda potesse vedere il suo papà, cosi’ fece una videochiamata per farsi perdonare dalla figlia perché

il padre era andato in Canada appena lei era nata. Quando si svegliarono i bambini videro il pagliaccio esercitarsi sul suo balletto ma Lucinda ed i suoi fratelli intravidero il pagliaccio andare via perché suo padre gli aveva detto di fare attenzione “A quelli li” che sono paurosi ed il pagliaccio aveva ovviamente origliato offendendosi. Lucinda non voleva che il pagliaccio andasse via, cosi’ si volto’ verso di lui e gli disse: “Io e miei fratelli non siamo paurosi, cosa credi?! A questa sua stessa battuta Lucinda comincio’ a ridere a crepapelle. Ah, Ah, Ah. 

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

 

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