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 Oggi su Girotondo parliamo di:

gli affetti: una filiera per la crescita serena

parlare_01.jpgOgni bambino nasce, cresce e si sviluppa culturalmente anche grazie al proprio sistema familiare, inteso quale unione del ramo materno e paterno, fatto di storie e aneddoti della famiglia di appartenenza. Ogni individuo è portatore di una storia che dà un senso di appartenenza, sicurezza e protezione e che rappresenta il pilastro della sua identità. Questa storia vive nella memoria, più o meno consapevolmente, di ognuno di noi e si tramanda, portandosi dietro i simboli e significati.

La memoria familiare può essere definita come l’insieme di tutte quelle storie familiari in cui vengono racchiusi i valori, le tradizioni, nonché i modelli di riferimento tramandati di generazione in generazione che creano un senso di appartenenza al sistema famiglia e che la rendono unica e irripetibile.

In questo senso, ogni storia racchiude una propria identità che può essere preservata solamente attraverso la tutela del rapporto tra quel determinato figlio e ciascuno dei due genitori, un rapporto che garantirà l’accesso a ciascuna delle proprie famiglie di origine.

L’accesso a ciascuno dei due rami parentali deve essere garantito anche in caso di separazione tra genitori.

Proprio a tutela del diritto del minore a mantenere rapporti significativi con entrambi i rami familiari di appartenenza, il nostro ordinamento giuridico ha stabilito, all’art. 337ter del codice civile che “il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale e materiale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale” e all’articolo 317bis del Codice Civile che “gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni”.

Un percorso di mediazione familiare può, in questo senso, agevolare i genitori nel comprendere, prima di ingaggiare una lotta senza fine fase giudiziale, l’importanza che riveste per la crescita culturale del proprio figlio e per una maturazione serena ed equilibrata la continuità della filiera degli affetti.

a cura dott.ssa Michela Foti

avvocato di Bologna e mediatrice familiare

ogni bambino ha diritto a crescere in un ambiente sano e amorevole

bambino_che_pensa.jpgNon sempre si ha la fortuna di avere dei genitori capaci e presenti nella loro funzione genitoriale. Infatti, un bambino può trovarsi solo, non meramente a causa di eventi naturali imprevedibili ed imponderabili, quali quelli da cui deriva la perdita del genitore, ma anche in presenza di genitori non in grado di fornire il necessario accudimento.

Possono esserci genitori ai quali è stata tolta la potestà genitoriale o sospesa in seguito a condanna penale, genitori lontani o latitanti e, quindi, non in grado di svolgere il loro ruolo. Possono, altresì, esserci casi in cui non siano noti i genitori come altri casi in cui il bambino sia stato dichiarato adottabile stante la conclamata condizione di abbandono.

Ebbene, in queste situazioni è indispensabile sopperire alla carenza affettiva, educativa, di sostegno e di cura degli interessi anche di natura legale, attraverso figure preposte, opportunamente preparate ed individuate dalle autorità.

Infatti, quando i genitori non possono o non sono in grado di accudire ed esercitare la vigilanza sul figlio nonché di adeguatamente amministrarne i beni, viene nominato un Tutore che, in base all’art. 357 del Codice Civile, deve prendersi cura dello stesso anche rappresentandolo in tutti gli atti civili e, ove destinatario di eredità o nel caso di genitori incapaci, gestendone ed amministrandone il patrimonio.

Stante il delicato ruolo, la scelta deve cadere su persona idonea, di ineccepibile condotta, la quale dia ampie garanzie etiche e morali. Il tutore è nominato con decreto dal Giudice Tutelare del Tribunale del Circondario dove è la sede principale degli affari e interessi del minore (Art. 343 del Codice Civile). Il decreto del Giudice Tutelare è revocabile e modificabile anche d’ufficio e reclamabile al Tribunale per i Minorenni. Durante lo stato di adottabilità la nomina del tutore è effettuata dal Tribunale per i Minorenni (Art. 19 L. 184/1983).

Questa scelta implica la consapevolezza dell’importanza della funzione svolta, non soltanto da parte del Giudice designante ma anche della persona individuata, deputata a garantire ai bambini ed agli adolescenti il diritto di crescere in un ambiente che garantisca loro un sano sviluppo psicofisico anche in una situazione di particolare vulnerabilità e di disagio.

Le figure scelte per esercitare tale ruolo, oltre che avere specifiche competenze e conoscenze, devono operare in sinergia con l’Autorità preposta al controllo il cui fine primario è la salvaguardia dei diritti del fanciullo. Nell’ambito della tutela è indispensabile, quindi, oltre che un costante monitoraggio anche un’attività di interazione tra i servizi di sostegno sia in ambito sociale, sanitario e scolastico affinché, congiuntamente, possano costruire un progetto educativo e coadiuvare il Tutore nell’ambito del suo delicato intervento.

a cura dott. Raffaele Focaroli
Giudice del Tribunale per i Minorenni di Roma

se i genitori separati non sono d’accordo?

bambino_superman.jpgL’art. 337 del codice civile stabilisce che le decisioni di maggior interesse per i figli devono essere assunte di comune accordo tra i genitori anche se separati o divorziati. Occorre, quindi, non confondere il concetto di spesa straordinaria (ovverosia non ricompresa nell’assegno mensile che un genitore versa all’altro a titolo di suo contributo al mantenimento del comune figlio) e le scelte straordinarie, ovverosia le decisioni importanti della vita della prole, quali, ad esempio, quelle religiose che magari non comportano nemmeno esborso di cospicua entità.

In caso di disaccordo tra genitori (siano essi coniugati/conviventi o separati) sulla scelta, per il figlio, dell’indirizzo religioso che egli dovrà (o meno) seguire, gli articoli 145 e 316 del nostro codice civile ci dicono che certamente si può interpellare un giudice delegando a quest’ultimo la scelta. Il tutto, fermo restando che trattasi di rimedio di carattere eccezionale, al quale risulta sempre preferibile l’accordo trovato dai genitori nell’ambito dell’esercizio congiunto della loro responsabilità genitoriale.

Altra questione riguarda la suddivisione delle spese derivanti da tutte quelle occasioni conviviali che ruotano attorno alle cerimonie delle quali i figli sono protagonisti, quali, ad esempio, rinfreschi, pranzi e regali: su come debbano ripartirsi dette spese (al 50 % tra i genitori con o senza un previo accordo) o se debbano farsi rientrare nel concetto di mantenimento ordinario coperto dall’assegno mensile, ogni Tribunale adotta, in genere, un proprio protocollo di riferimento che è sempre bene consultare in fase di programmazione delle spese.

Sia per le decisioni di maggiore interesse per i figli relative a istruzione, educazione e salute, che per quelle riguardanti ambiti (magari solo apparentemente) secondari, bisognerebbe sempre conto delle capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni del proprio figlio, chiedendo anche a quest’ultimo un proprio parere sulla questione da dirimere, senza però mai coinvolgerlo direttamente nella “diatriba” in corso tra genitori, in quanto ciò rischierebbe di ingenerare nel bambino conflitti di lealtà in favore di uno o dell’altro genitore.

Appare, infatti, doveroso ricordare come la responsabilità genitoriale debba essere, salvo casi eccezionali, esercitata da entrambi i genitori, i quali nel proprio agire dovrebbero sempre cercare di mettere da parte le divergenze, anteponendo il bene del figlio al proprio bisogno di far prevalere le rispettive posizioni.

a cura dott.ssa Michela Foti
avvocato e mediatrice familiare

affidamento condiviso anche in ambito scolastico

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Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha diramato nel settembre del 2015 la nota avente numero di protocollo 5336...

La nota ha fornito al mondo della scuola (partendo dai direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali, passando per le dirigenze scolastiche, fino al forum di genitori e studenti) delle indicazioni operative per la concreta attuazione in ambito scolastico della Legge n. 54/2006 sull’affidamento condiviso.

Preso atto, infatti, delle criticità emerse nell’applicazione della legge, anche il mondo della scuola viene sollecitato a “incoraggiare, favorire e garantire l’esercizio del diritto/dovere del genitore separato/divorziato e non più convivente, anche se non affidatario e/o non collocatario di vigilare sull’istruzione ed educazione dei figli”.

Per questo la circolare invita le dirigenze scolastiche a facilitare al genitore non più convivente (più spesso il padre) l’accesso alla documentazione scolastica e alle informazioni relative alle attività scolastiche ed extrascolastiche previste dal Piano dell’Offerta Formativa. Tra le azioni amministrative che le istituzioni scolastiche possono adottare per favorire la piena e reale attuazione del principio di bigenitorialità, a cui ogni minore figlio di genitori separati ha diritto, la circolare indica:

- l’inoltro, da parte della segreteria, di tutte le comunicazioni (didattiche, disciplinari e di qualsiasi altra natura) anche all’altro genitore separato/divorziato/non convivente; - la individuazione di modalità di colloquio individuale tra quest’ultimo genitore e il docente (o dirigente scolastico, o rappresentante dei genitori), quando il genitore separato/divorziato/non convivente risieda in altra città o sia impossibilitato a presenziare personalmente;

- attribuzione di una password per l’accesso al registro elettronico e utilizzo di altre forme di comunicazione veloce ed immediata (sms o email), - qualora siano in uso ancora moduli cartacei, richiesta della firma di entrambi in calce ai principali documenti riguardanti lo studente (per esempio, la pagella). Tutte queste indicazioni operative appaiono di estrema utilità, laddove l’istituzione scolastica, con un sistema di doppie comunicazioni, pone entrambi i genitori su un piano di paritaria conoscenza dell’iter scolastico del proprio figlio, garantendo anche al genitore presso il quale la prole non è prevalentemente collocata il fatto di ricevere informazioni importanti riguardanti la vita del minore.

Un buon percorso di mediazione familiare può, in questi casi, servire ai genitori separati a monte per ripristinare una comunicazione evidentemente interrotta nell’interesse preminente del minore.

a cura dott.ssa Michela Foti avvocato, mediatrice familiare

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