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 Oggi su Girotondo parliamo di:

adolescenti e genitori alle prese con la loro crescita

Dott ssa Pillati.jpgDott.ssa Pillati, qual è l’obiettivo di questo spazio? “L’idea è quella di un filo diretto con i genitori per condividere riflessioni, conoscenze ed esperienze sul ruolo genitoriale in questa delicata fase della crescita dei figli”.

Lo psicanalista Massimo Recalcati definisce l’adolescenza un’età infinita, sindrome di cui spesso siamo affetti anche noi genitori. Quali sono le criticità di questa fase della crescita?

“L’adolescenza è una stagione di grandi cambiamenti, di grande forza e di grande fragilità, faticosa per chi la vive e per chi ci si relaziona. Il lavoro con gli adolescenti deve fare i conti con la difficoltà e la fatica dei genitori, che non sanno più come gestire la relazione con i figli, perché devono districarsi tra la loro rivendicazione di autonomia e la reale capacità di gestirla, tra la ricerca di nuovi orizzonti e il bisogno di attenzione”.

Si parla spesso di povertà educative. In cosa peccano le famiglie? E cosa possono fare le istituzioni e la scuola per supportarle? “Il rapporto “Nuotare contro corrente” di Save the Children illustra bene il fenomeno. La povertà educativa non coincide con quella materiale, anche se spesso sono associate. E’ un fenomeno multifattoriale dato dalla “mancanza dell’opportunità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”. Le famiglie non devono essere lasciate sole e le istituzioni devono mettere in campo azioni di contrasto e di prevenzione. Penso all’importanza di frequentare servizi educativi fin dalla prima infanzia e una scuola ricca di attività extracurriculari”.

Formazione, innovazione civica e spazi di incontro per i giovani dagli undici anni in su. Come coinvolgere gli adolescenti nella vita della città? “Per orientare le politiche a un maggiore coinvolgimento degli adolescenti dobbiamo guardare la città e ciò che offre con “gli occhi di un adolescente”. Anche per questo abbiamo affidato a Nomisma un’indagine per indagare stili di vita, opinioni e bisogni degli adolescenti e delle famiglie.

Nel frattempo, accanto alle nostre attività educative extrascolastiche e a progetti per avvicinare gli adolescenti ai luoghi della cultura e dell’arte, stiamo avviando percorsi progettuali per coinvolgere i ragazzi nella cura e sviluppo di alcune aree della città. Bologna è molto ricca di realtà associative che lavorano con e per gli adolescenti, contiamo su di loro, in una logica di rete, per portare avanti queste idee”.

Il Comune di Bologna ha annunciato un vero e proprio Piano dell’adolescenza. In che cosa consiste e quali i tempi per realizzarlo? “Il progetto, complesso e articolato, è funzionale a programmare al meglio le nostre azioni in un sistema costituito da diversi attori. Il Piano svilupperà prioritariamente strategie per il “successo scolastico” e l’accesso alle opportunità culturali, sportive e ricreative, la valorizzazione delle competenze individuali, il potenziamento delle abilità sociali e di cittadinanza attiva, l’uso consapevole delle nuove tecnologie e la prevenzione di comportamenti devianti. Per questo è per noi prioritario metterci in ascolto degli adolescenti e delle famiglie oltre a realizzare un censimento di tutti i servizi esistenti nel nostro territorio. Entro l’anno si concluderà questa fase, che offrirà direttrici per lo sviluppo del piano la cui implementazione ci accompagnerà per tutto il mandato”. 

“Crescere non è un gioco” è lo spazio dedicato agli adolescenti e ai loro genitori nato da un’idea di Marilena Pillati, assessora alla scuola, agli adolescenti e alle politiche per la famiglia del Comune di Bologna.

a cura di Alessandra Testa

giornalista, direttrice responsabile Girotondo

il “mio” tempo

bambino_mappamondo_01.jpgMi ha sempre affascinato l’etimologia delle parole e, a tal proposito trovo densa di significato la distinzione che in greco esiste a proposito del tempo: kronos - il tempo cronologico e kairos - il tempo opportuno.

Una distinzione che ci aiuta a riflettere su come “impieghiamo” il nostro tempo e soprattutto quello dei bambini, adulti di domani. Ma proverò a spiegarmi meglio.

I bambini sono soggetti in continua evoluzione e per questo hanno bisogno, per orientare la loro traiettoria di crescita, di un sistema di riferimento che li guidi nel comprendere dove sono, cosa sono in grado di fare e dove vogliono e potranno andare. In tal senso, il tempo va considerato non solo un progredire in senso biologico ma un’opportunità di sviluppo, una coordinata fondamentale per guidare la crescita dei bambini.

Ogni nuova competenza che il bambino acquisisce avviene attraverso un’esperienza, inizialmente casuale, che viene ripetuta fino a comprenderla, conoscerne le regole che la governano e quindi modificarla e trasferirla per raggiungere altre competenze (padronanza comportamentale).

Per agevolarli in questo processo è necessario fornire loro due elementi fondamentali: l’autonomia e il tempo.

L’autonomia perché il bambino deve essere in grado di verificare cosa succede “nel mondo” (che inizialmente è per lui rappresentato dal suo corpo) essendo l’attore principale, senza perdere le informazioni che potrebbero essere fornite da un genitore “troppo”, concedetemi il termine, presente.

Questo assume ancora più valore in adolescenza dove la distanza tra genitori e figli deve aumentare per permettere un aumento della consapevolezza di ciò che so e non so fare, di ciò che IO ritengo corretto o meno e di quando devo chiedere aiuto. In assenza di tali esperienze di autonomie graduali rischiamo di crescere una generazione di giovani “dipendenti” e quindi frustrati.

Il tempo necessario al nostro scopo invece è il tempo opportuno (kairos). In che senso? Perché il tempo sia costruttivo è necessario che tenga conto:

- dei ritmi e delle fatiche del bambino, e non dei nostri;

- della necessità di pause e di “noia” (ingrediente fondamentale per alimentare la fantasia, per percepire le emozioni, per gestire l’attesa e per imparare ad organizzare il pensiero)

- dell’oggetto a cui il tempo va dedicato

- il bambino.

Credo che se riflettessimo tutti, nessuno escluso su questi semplici concetti e provassimo a regalare un tempo opportuno dedicato sia ai bambini che a noi stessi diventeremo, tutti insieme, “fornitori di felicità”.

 

a cura dott.ssa Annarosa Colonna

direttore sanitario del centro terapeutico Antoniano Insieme

ascoltiamo il nostro corpo per "esserci"

zumba.jpgChi siamo, come pensiamo e come ci muoviamo nel mondo? Lo sguardo, il tono della voce, il movimento del corpo o il suo non movimento, danno segnali e comunicano come effettivamente siamo, al di lá di ció che dichiariamo verbalmente: il nostro corpo esprime con sinceritá tutto il nostro mondo e almeno l’80% (a dir poco) delle informazioni che diamo ai nostri interlocutori non sono verbali… è la nostra postura che parla di noi!

Ció che sentiamo e proviamo a livello emotivo influenza il nostro modo di esistere e, di conseguenza la nostra postura e per i bambini vale lo stesso concetto… ma quanto siamo consapevoli di tutto ció?

L’enorme responsabilità che abbiamo verso i piccoli è proprio quella di donare loro degli esempi positivi.

E il lavoro sulla consapevolezza può essere un punto di partenza…

il tempo si può trovare, la pigrizia si può vincere, la modalità si inventa perché abbiamo una vita sola ed è nostro dovere insegnare loro a cercare il proprio benessere e il proprio equilibrio.

Siamo tutti insegnanti, prima con l’esempio e poi con le parole, per questo ritengo fondamentale educarci ad essere posturalmente aperti, flessibili, desiderosi, ed entusiasti.

Perché anche l’entusiasmo e la gioia si esprimono con il corpo senza bisogno di particolari descrizioni verbali… sono certa che ognuno di noi può accedere ad immagini che ci danno l’esatto esempio di “gioia” o “tristezza” in termini di “atteggiamento del corpo”!

Se consideriamo il corpo di nostro figlio come se fosse una pianta che sta crescendo con l’imitazione, è evidente come ogni giorno di più inizierà ad assomigliarci e copierà il nostro modo di vivere: la scelta di essere più felici la possiamo fare ogni giorno, cominciando da accorgerci che i dolori sono segnali e che dobbiamo ascoltarli. Nel movimento, in questo caso parlo del mio personale metodo che fonde il pilates con altre discipline olistiche, possiamo riscoprire il nostro “sentire”: dai piedi possiamo imparare a sentire come portiamo il peso nel mondo, dalle braccia e dalle mani come afferriamo le cose, anche le situazioni, dalle gambe come procediamo nella vita, dal petto come nascondiamo le emozioni.

Imparando a conoscere noi stessi fisicamente possiamo accedere ad informazioni che ci erano sconosciute.

Quel dolore alla schiena che non se ne va... che non è da trattare solo con farmaci probabilmente... immaginiamo un mondo possibile, dove il movimento assume il vero valore che ha, quello di “essere” per portare più verità nell’ambiente dove viviamo e soprattutto al bene più prezioso che abbiamo: i nostri bambini.

a cura di Elena Evangelisti

counselor, insegnante di Pilates, ginnastica posturale, Shiatsu, Thai massage e nuoto

un laboratorio di pittura da 4 a 99 anni

bambino_disegno.jpgLe finalità che orientano il servizio Il Tempo dei Giochi”, hanno come punto focale il benessere, pertanto l’impegno è quello di coniugare obiettivi educativi, esperienze culturali e proposte artistiche e laboratoriali.

Queste motivazioni hanno condotto all’adesione di uno stage formativo, tenutosi nel 1993, guidato da Arno Stern, educatore tedesco che nel 1949 aprì il Closlieu, un atelier di pittura interamente dedicato all’arte dei bambini.

Stern sostiene che ogni bambino che disegna lascia una traccia, un segno di sé sul foglio, obbedendo ad un impulso naturale che ha radici profonde.

Il laboratorio propone un approccio all’espressione grafica secondo regole e principi che salvaguardano il gesto pittorico da giudizi, indicazioni, commenti verbali sul prodotto.

L’esperienza viene proposta a bambini e adulti in un’ottica di coinvolgimento attivo, per promuovere un diverso atteggiamento verso l’espressione grafico-pittorica.

L’obiettivo primario non è insegnare a disegnare o dipingere, ma insegnare una “formulazione” che è spontanea solo nel Closlieu.

Il piacere del dipingere, stimolato in questo spazio, troverà la possibilità di esprimere la propria formulazione” che altro non è che la rappresentazione “in sé e per sé”, senza influenze esterne ed esente dalla preoccupazione di produrre un effetto sugli altri.

L’importante è pensare che ogni traccia su di un foglio, quando non è parte di uno scritto, si chiama disegno. L’incontro con Stern e la semiologia dell’espressione ha significato la scoperta, l’accettazione, di questa realtà nascosta e il rispetto assoluto per il disegno come sua manifestazione. Ha suggerito una nuova relazione ed una nuova modalità di percezione del disegno.

Dopo la partecipazione allo stage, che ha permesso la conoscenza e l’approfondimento adeguato ad avviare la conduzione dei laboratori, ogni anno questi vengono proposti a “Il Tempo dei Giochi” e rivolti a bambini, bambine e adulti interessati a conoscere o a rivivere l’esperienza. Si svolgono su prenotazione, per circa 4 incontri di un’ora ciascuno, in due diverse fasce orarie pomeridiane.

Nel centro l’attività viene svolta in un ambiente protetto e strutturato, i fogli vengono posizionati a parete scegliendo autonomamente la posizione e fissati come su una tavolozza verticale. I colori hanno un tempo di asciugatura rapido, senza perdere brillantezza, sono molto pigmentati e collocati su un cavalletto posto al centro della stanza.

Compito della conduttrice è esclusivamente indirizzare all’utilizzo degli strumenti che si hanno a disposizione, colori e pennelli, senza forzare la creatività, ma focalizzando invece l’attenzione sulle emozioni e sulla piacevolezza di ciò che si disegna, e senza prestare attenzione al risultato.

La peculiarità dei Centri per Bambini/e e Famiglie, in quanto unico servizio pubblico del genere in città, è ampliare la varietà delle offerte del territorio situandosi in quella fascia di qualità alta per la sua collocazione educativa, artistica ed espressiva.

I Centri per Bambini/e e Famiglie sono strutturati per favorire l’interazione tra bambini e adulti, e, allo stesso tempo, offrire luoghi atti a sollecitare le competenze infantili e l’espressività nelle sue molteplici forme.

a cura di Silvia Raimondi e Elisabetta Musolesi

educatrici Centro Bambini e Genitori “Il tempo dei Giochi”

 

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