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 Oggi su Girotondo parliamo di:

tutta salute con le albicocche!

verdura_01.jpgLa frutta dai mesi estivi fino all’autunno guadagna velocemente i primi posti della nostra alimentazione, dai miti pasti light con yogurt e frutta, alle rinfrescanti macedonie fino al trionfo di frutta come ornamenti nei nostri banquet di Festa.

Ciliegie, fragole, prugne, pesche e albicocche, more, mirtilli e lamponi…

ognuno di questi frutti possiede le proprie peculiarità in termini di colore, sapore, profumo e ancora per il grado di maturazione, vitamine, sali minerali e antiossidanti, percentuali di fibra solubile ed insolubile.

Visto che molti specialisti decantano quasi sempre la vitamina C delle arance e il potere drenante dell’ananas nei mesi invernali, i benefici dei frutti rossi per il microcircolo, noi proveremo ad essere unconventional raccontando qualcosa di più sulle poi non poco “scontate” albicocche!

L’ albicocca è un frutto appartenente alla famiglia delle Rosacee.

La pianta dell’albicocco è originaria della Cina ed era conosciuta già nel 3000 a.C. Composta in gran parte da acqua (86% circa), 1,6 % di proteine, 2 % di fibra alimentare, 9,2 % di zuccheri, 0,2 % di grassi e 0,8 di ceneri. I minerali presenti nell’albicocca sono il potassio, il calcio, fosforo, sodio, magnesio, zinco, rame, manganese e ferro.

Per quanto riguarda le vitamine nell’albicocca sono presenti la vitamina A, le vitamine B1, B2, B3, B5, B6, la vitamina C, E, K e J.

La vitamina A è presente in buona quantità, due etti di albicocche forniscono il fabbisogno giornaliero di vitamina A per una persona adulta.

L’albicocca contiene molte proprietà antiossidanti: quercetina, catechine, epicatechine, acido gallico, acido caffeico, acido cumarico, acido ferulico, zeaxantina e beta-criptoxantina. Possiede aminoacidi come: acido aspartico e glutammico, alanina, arginina, cistina, glicina, fenilalanina, istidina,

isoleucina, leucina, lisina, prolina, metionina, serina, tirosina, triptofano, valina e treonina.

Inoltre l’albicocca pur essendo un frutto dolce possiede un modesto contenuto calorico; sono infatti solo 50 le calorie per 100g di prodotto fresco mentre 100 grammi di albicocche secche invece hanno un apporto di circa 200 calorie…

esse sono ottime per colazioni autunnali con yogurt magro e pane di segale tostato o ancora all’inglese macerate in succo d’arancia e servite con salato come uova o bacon o ancora caramellate per i bambini al posto dei candy zuccherati e colorati artificialmente. In ultimo ma di sicuro interesse, in pochi sanno che l’albicocche e i derivati, come i succhi di frutta, le marmellate i prodotti da forno, tra i più comuni le crostate all’albicocca sono tra i gusti preferiti tra i bambini da 1a 10 anni.

a cura dott.ssa Valentina De Matteis

biologa, nutrizionista

 

proteggiamoli dalla tentazione del sapore dolce

dolci_orsetti.jpgSe ricerchi la dolcezza, la tua ricerca sarà senza fine, non sarai mai contento. Ma se cerchi il vero gusto, troverai ciò che cerchi. Questo detto buddista esprime la difficoltà per l’uomo di porre un freno al sapore dolce, verso il quale non abbiamo difese psicologiche. Cerchiamo di capire perché.

Per milioni di anni, il sapore dolce ha segnalato all’uomo primitivo la “salubrità” dell’alimento, l’amaro indicava un possibile pericolo di tossicità, l’acido poteva identificare un cibo in decomposizione. Dunque nel nostro DNA c’è scritto: sapore dolce = buono da mangiare, anche se oggi il dolce che si consuma è completamente diverso rispetto a quello consumato fino a 100 anni fa. Nel 1874 è stata abolita la tassa sul saccarosio (zucchero da cucina) ed è quindi in un’epoca evolutivamente recente che il consumo di zucchero si è diffuso anche agli strati poveri della popolazione.

Prima era una rarità, dagli inglesi veniva chiamato “the white gold” (l’oro bianco). Si può affermare che l’essere umano non ha mai consumato una quantità di zucchero paragonabile a quella attuale. Per milioni di anni non abbiamo mangiato dessert.

Oltre a questa difficoltà legata alla nostra storia evolutiva, gli studi odierni ci dicono anche di quanto lo zucchero e i cibi dolci possano causare dipendenza come le droghe.

Inoltre, chi mangia frequentemente zuccheri (ad esempio succhi di frutta, biscotti...) va incontro ad un rapido aumento della glicemia che determina un’immediata iperproduzione di insulina, che a sua volta fa abbassare la glicemia, determinando un senso di fame che porta ad introdurre nuovamente zuccheri e cosi via… in un circolo vizioso dal quale si può uscire solo modificando la propria alimentazione.

Dunque la domanda è: come possiamo educare i nostri bambini ad un dolce “sano”? Il bambino apprende i sapori già dalla pancia della mamma attraverso la placenta, ma il momento più importante di educazione è senz’altro lo svezzamento.

Introdurre ad esempio nel primo anno di vita i biscotti granulati nel latte è già una pratica sbagliata: il latte contiene il suo zucchero naturale (il lattosio), al quale viene aggiunge un biscotto che contiene abbondante zucchero.

Oppure la scelta dello yogurt dovrebbe orientarsi verso yogurt bianchi senza l’aggiunta di zucchero. Se fin dal primo anno di vita offriamo al bambino alimenti troppo zuccherati lui si abituerà a un sapore “troppo dolce” e potrebbe non apprezzare più la frutta perché la sentirebbe aspra o comunque non sufficientemente dolce.

Il mio consiglio è quello di cercare il vero gusto, di trovarlo negli alimenti che madre natura ci mette a disposizione nell’ampia varietà di colori e sapori del nostro Mediterraneo.

a cura dott.ssa Emanuela Ferrari

biologa, nutrizionista

le allergie e l’intestino: l’aiuto che viene dal cibo

bambino-cibo-05.jpgL’allergia è l’espressione di un meccanismo di difesa da parte dell’organismo che cerca in tutti i modi di segnalare un suo disagio.

Si manifesta con una reazione di iperattività del sistema immunitario nei confronti di una o più sostanze normalmente innocue. In questa condizione il sistema immunitario rilascia una sostanza vaso attiva, l’istamina, la cui funzione è quella di neutralizzare la sostanza percepita come “invasore”.

Le malattie allergiche più comuni sono la febbre da fieno (rinite allergica stagionale), l’asma infantile, l’eczema infantile, l’orticaria e quelle alimentari. Si manifesta immediatamente, compare nel giro di pochi minuti dal contatto con la sostanza e implica l’intervento delle immunoglobuline E (igE) e dei mastociti (cellule del sistema immunitario). In soli 10 anni, gli allergici balzano dal 3-4 % della popolazione al 20 % (fino al 40 % nei bambini).

Ciò indica che non è un fatto ereditario (genetico) ma è soprattutto legato allo stile di vita estremamente cambiato negli ultimi anni dove stress, inquinamento, alimentazione sbagliata e uso improprio di farmaci rappresentano i fattori maggiormente predisponenti.

L’allergia ha radici lontane e la causa prima risiede nel periodo di formazione del sistema immunitario, ossia durante il primo anno di vita; si ritiene infatti che il tipo di allattamento, l’alimentazione materna, il tipo di svezzamento (tipo di alimento e frequenza di somministrazione) siano fattori importanti nel determinarne l’insorgenza. Ad esempio oggi sappiamo che l’uso precoce del latte di mucca, così come l’uso del latte artificiale da esso derivato, è associato a vari disordini del sistema immunitario tra cui innanzitutto le allergie. Le indicazioni che emergono dalla ricerca più recente sostengono di evitarne l’assunzione prima dei 12 mesi.

Nel soggetto allergico, bambino o adulto che sia, il sistema immunitario è iperattivo, quindi l’obiettivo principale deve essere quello di riequilibrarlo, cercando di abbassare lo stato infiammatorio. Per fare ciò si parte dall’intestino poiché in questo organo risiede l’80 % del sistema immunitario nel bambino e il 60 % nell’adulto.

Impensabile non pensare al cibo. È noto che la possibile variazione o riduzione di un alimento che nel soggetto causa infiammazione può determinare un’attenuazione o la scomparsa della sintomatologia allergica respiratoria. Contemporaneamente una corretta integrazione di sali minerali e probiotici può favorire il riequilibrio dell’attività del sistema immunitario. Si può intervenire riducendo gli alimenti che contengono istamina come insaccati, uovo, carni soprattutto di maiale, cioccolato, tutti i prodotti pronti che contengono glutammato, alcuni pesci tra cui le alici e le sarde etc...

In conclusione possiamo affermare che anche in caso di allergie non strettamente alimentari il cibo ci viene in aiuto, ricordandovi però che la soluzione migliore è sempre quella della prevenzione.

a cura dott.ssa Emanuela Ferrari
biologa, nutrizionista

quali insidie nasconde la tavola durante la gravidanza?

verdura_01.jpgInnanzitutto, una premessa che sia un piccolo aiuto per tutte quelle giovani mamme che ogni anno mi affidano la loro alimentazione!

Oramai tutti sanno che l’alimentazione in gravidanza incide molto sulla salute del nascituro; di conseguenza bisogna star attenti a cosa si mangia!

A casa è facile evitare brutte sorprese ma quando si consumano i pasti fuori il pericolo e il timore di incombere in problemi o intossicazioni aumenta vertiginosamente.

Senza incutere panico o atteggiamenti ipocondriaci verso il cibo nel periodo più bello per una donna, è doveroso ed utile far una rapida e semplificata carrellata delle infezioni più frequenti durante la dolce attesa.

Le infezioni più usuali sono causate da batteri come Campylobacter, Escherichia Coli e Salmonella oltre a quelle più conosciute della Toxoplasmosi e Listeriosi.

Campylobacter genera febbre, crampi addominali ed è la causa più comune di diarrea. Si trova soprattutto nelle carni di volatili e pollame, che quindi devono essere sempre ben cotti!

Escherchia Coli presenta diverse forme molte innocue per l’uomo, altre in gravidanza causano un ritardo nell’accrescimento del feto e possono indurre un parto pretermine. Questo batterio è il maggior colpevole di infezione urinaria in una gestante in quanto il batterio passa facilmente dall’intestino al tratto urinario, vista la vicinanza tra l’ano e la vagina.

La Salmonella è uno dei batteri più diffusi come origine di una intossicazione alimentare. I cibi più a rischio sono uova crude, latte crudo, carne e derivati crudi o poco cotti, germogli, frutta e verdura contaminati durante il taglio. I sintomi sono anche qui febbre e diarrea. Contratta in gravidanza, può essere trasmessa al feto e rendersi causa di gravi complicazioni fino l’aborto.

La Toxoplasmosi si contrae da carne cruda o frutta e verdura lavate male. Può esserci assenza di sintomatologia. L’infezione può essere trasmessa al feto e i danni dipendono dall’età gestazionale. La Listeriosi prende il nome dal batterio che la causa, Listeria monocytogenes. La listeria si trova nel suolo e nelle acque e può contaminare prodotti agricoli e da pascolo. Si riscontra in formaggi molli come le mozzarelle o comunque prodotti lattiero-caseari non pastorizzati. Purtroppo un’infezione in gravidanza provoca parto prematuro, infezione del feto e nei casi peggiori interruzione intrauterina.

Fortunatamente l’incidenza di incorrere in uno di questi batteri è relativamente bassa! L’unica vera accortezza al di fuori della cura della scelta dei cibi più sani per questo magico periodo, è prestare attenzione all’esercizio pubblico che si sceglie per consumare il proprio pasto. Questo ultimo deve assicurare la massima igiene nella preparazione e nella conservazione dei cibi. Bisogna prediligere le portate appena cucinate, quindi calde ( la maggior parte dei batteri già a 70 gradi è tramortita) a dispetto dei piatti freddi!

a cura dott.ssa Valentina De Matteis
biologa, nutrizionista

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