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 Oggi su Girotondo parliamo di:

occhiali giusti e montature corrette per bambini felici

bambino_occhiali.jpgÉ molto importante che la montatura scelta piaccia al bambino: fatelo partecipare alla scelta, un bambino che si sente bene e si piace con la sua montatura è un bambino felice e che sicuramente userà in modo permanente e corretto i suoi occhiali!

Un occhiale deve essere funzionale: non deve essere un ostacolo per le attività giornaliere del bambino anche quando pratica sport. Inoltre deve tenere presente anche delle differenti misure cranio facciali che possono variare a seconda dell’etnia.

Per scegliere la montatura giusta per nostro figlio bisogna considerare vari aspetti affinché risulti adeguata al suo difetto/alterazione visiva, infatti l’occhiale non serve soltanto per “correggere” il difetto visivo, ma offre al bambino la visione necessaria per effettuare tutte le sue attività e per un corretto “sviluppo” della sua visione.

Le misure cranio-facciali dei bambini non sono semplicemente quelle di un adulto in scala ridotta.

Ad esempio la proiezione del ponte naso (cioè la parte della montatura che poggia sul naso) assume una conformazione simile a quella degli adulti solo verso i 12 - 13 anni. Altre misure e/o angoli della

struttura facciale del bambino si comportano in modo analogo.

Le raccomandazioni del Consensus Statement del World Society of Paediatric Ophthalmology & Strabismus (WSPOS) indicano le caratteristiche che devono avere le montature da bambino ed in particolare:

Materiale: fino ai 5-6 anni per la sua sicurezza suggeriamo sempre una montatura in materiale flessibile, morbida e senza parti metalliche. Nei bambini più grandi si può scegliere tra materiali come acetato, nylon, grilamid o metallo, ma durante le attività sportive suggeriamo sempre montature flessibili senza parti metalliche.

Misura: la sua misura deve essere proporzionale alla grandezza del viso del bambino, né troppo grande né troppo piccola e soprattutto non deve limitare il campo visivo. Gli occhi devono essere ben centrati sia orizzontalmente che verticalmente nei due oculari del frontale (cioè dove vengono inserite le lenti).

Verticalmente la montatura dovrebbe arrivare a coprire le sopracciglia. Una montatura decentrata crea effetti prismatici e può aumentare o diminuire il potere correttivo delle lenti.

Ponte naso: il 90% del peso della montatura cade sulla cresta nasale del bambino per questo è molto importante scegliere una montatura il cui ponte naso non sia troppo grande, altrimenti la montatura scivola sul naso, o troppo piccolo altrimenti stringe la cresta nasale ed impedisce il suo corretto sviluppo.

Asta o braccio della montatura e terminale: l’asta non deve premere il viso del bambino e deve essere della misura adeguata, se troppo lunga la montatura scivola sul naso del bambino, se troppo corta il frontale si appiccica alle ciglia.

La curvatura dell’asta deve iniziare dove appoggia sull’orecchio del bambino e la sua curvatura non deve essere di 90° gradi ma deve seguire la curvatura dell’orecchio del bambino senza deformarlo.

I bambini sono sempre in movimento (giocano, saltano fanno sport) per questo c’è la necessita di una fascia elastica per tenere la montatura sempre ben centrata di fronte ai suoi occhi in modo che il bambino si senta comodo e non sia limitato durante le sue attività giornaliere.

La sicurezza per i neonati ed i bambini più piccoli è forse l’elemento più importante da prendere in considerazione.

Montature fatte in più pezzi, anche se di plastica, o con parti metalliche possono risultare pericolose in caso di incidenti accidentali e/o cadute del bambino.

a cura dott. Massimo Bressan

Ortottista assistente di oftalmologia, istruttore Low Vision, ottico

dott.ssa Cinzia Veronesi

Ottico

in collaborazione con Antonio Giovannini

Esperto di montature per bambini

i consigli per l’estate della dermatologa ANT: “il sole è un grande amico se la pelle è protetta”!

dott ssa Margherita Bentivogli.jpgLe vacanze estive sono il momento più atteso dell’anno e, con il suo carico di vitamina D, il sole può trasformarsi in un grande alleato della nostra salute e di quella dei nostri figli.Meglio allora non sciupare questo periodo magico per il miglioramento del tono

muscolare e dell’umore a causa di distrazioni o comportamenti scorretti. Di prevenzione e buone abitudini parliamo con Margherita Bentivogli, dermatologa impegnata da anni nel “Progetto Melanoma Ant”, visite dermatologiche gratuite offerte alla cittadinanza, e nei percorsi di educazione ai corretti stili di vita che la Fondazione Ant svolge nelle scuole. Bentivogli ci indica la strada da percorrere al mare e in montagna per proteggere i nostri bambini.

Dottoressa, quali sono le regole per godere dei benefici del sole? «Innanzitutto, il buon senso del rispetto degli orari. È necessario evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata, dalle 11.30/12 fino alle 16. In quella fascia oraria nemmeno gli adulti dovrebbero farlo. Al contrario di ciò che si pensa comunemente, in quegli orari, anche sotto l’ombrellone, dove passa il 70 % della radiazione ultravioletta, si corre il rischio di ustionarsi. Altro mito da sfatare è che in montagna non serve proteggersi: anche se non si è in costume è bene spalmarsi di crema sulle parti del corpo scoperte e munirsi di copricapo. Più si è in alto e più la vicinanza al sole è nociva. Se poi si è senza capelli, l’ideale sarebbe mettersi la crema solare in testa tutto l’anno».Qual è la protezione giusta per i nostri figli? «Nella prima settimana di esposizione al sole è bene prediligere una protezione solare 50+. Tale consiglio vale per tutti i fototipi, adulti e bambini. Solo gli adulti con una pelle già scura possono permettersi una protezione più bassa, ma mai inferiore a 20/30. Solo così, pur favorendo l’abbronzatura, si possono evitare le scottature e, alla lunga, il pericolo che un neo a rischio si modifichi o l’insorgere di un melanoma».

Come scegliere la crema più adatta e con che frequenza applicarla?

«La protezione andrebbe applicata almeno ogni due ore, anche se resistente all’acqua. Quanto al prodotto da scegliere, è sempre meglio rifornirsi in farmacia e scegliere una crema scientificamente testata, anallergica e con schermi fisici a base di biossido di zinco e titanio. L’effetto “bianchino” sulla pelle è da preferire agli olii, da mettere rigorosamente al bando. Per i bambini, è sempre meglio scegliere le linee di prodotto pensate appositamente per loro e che garantiscono anche il fattore idratazione. Per evitare un’eccessiva secchezza del derma docce frequenti e doposole».

Cosa si rischia evitando tali accorgimenti? «L’esposizione libera al sole, oltre ad essere il più importante fattore di invecchiamento cutaneo, favorisce la comparsa di tumori della cute come i carcinomi, che sono particolarmente frequenti tra persone che hanno passato anni e anni sotto il sole (la cosiddetta memoria del danno della pelle). I fototipi chiari sono più a rischio, ma anche le popolazioni mediterranee, con capelli e pelle scura, non sono immuni e debbono proteggersi».

L’alimentazione può contribuire a proteggere la pelle? «Certo. È necessario bere molto, almeno un litro d’acqua al giorno e assumere cibi a base di carotenoidi. Vi sono poi in commercio integratori solari adatti anche ai bambini che contengono una molecola importantissima che ormai ha soppiantato il betacarotene: il polypodium leucotomos. Questo principio attivo è consigliato per prevenire i tumori e a chi soffre di eritemi, ha il fototipo molto chiaro o una pelle piena di nei. Ha il potere di riparare i tessuti e il dna di chi ha preso troppo sole. La somministrazione va iniziata una decina di giorni prima dell’estate e proseguita per tutto il periodo. Infine, l’idratazione: non basta bere, serve anche idratare la pelle con creme di qualità e assumere ciclicamente vitamina D»

a cura dott.ssa Margherita Bentivogli
dermatologa ANT intervistata da Alessandra Testa
giornalista, direttrice responsabile Girotondo

estate con occhi sani e felici !

bimba_vista.jpgNella nostra mente estate significa sole, caldo e giornate più lunghe. Durante il periodo estivo le belle giornate ci spingono a stare di più all’aria aperta, a fare più attività fisica, a fare più tardi la sera per goderci il fresco, il tutto magari con le lenti a contatto indossate.

Per i nostri occhi, però, il caldo intenso, l’acqua del mare o delle piscine, l’utilizzo prolungato delle lenti a contatto, la frequentazione di ambienti con aria condizionata, tendono ad aumentare sia gli episodi di occhio secco che gli arrossamenti e le irritazioni oculari.

L’infiammazione della superficie oculare si traduce visivamente con l’arrossamento della congiuntiva bulbare. I sintomi più frequentemente percepiti sono sensazione di corpo estraneo, bruciore, lacrimazione e difficoltà a indossare le lenti a contatto. Una infiammazione prolungata e non adeguatamente trattata, può causare il danneggiamento e la conseguente morte delle cellule epiteliali, creando talvolta un circolo vizioso infiammatorio, che può diventare anche cronico.

L’estratto di Echinacea possiede un effetto antibatterico, antivirale e immunomodulante, molto utile in caso di occhi irritati e indeboliti per ridurre la probabilità di contrarre infezioni batteriche e/o virali. OPTOred® di OPTOX è un integratore del film lacrimale a base di acido ialuronico, Echinacea estratto e amminoacidi. L’Acido Ialuronico ha proprietà idratante e lubrificante, utile per ridurre i sintomi e il discomfort da occhio secco.

Gli amminoacidi sono importanti sia per il loro effetto riepitelizzante sulla superficie oculare, sia per il supporto metabolico che forniscono alla cornea, anche ai livelli più profondi. Le proprietà dell’estratto di Echinacea le abbiamo ampiamente descritte sopra. Questo mix di componenti altamente innovativo rende OPTOred®, unico nel suo genere nel mercato ottico, un prodotto molto efficace in caso di arrossamento oculare e infiammazione.

La presenza di estratti naturali e sostanze compatibili con la superficie oculare, lo rende un prodotto assolutamente non aggressivo per gli occhi, quindi può essere utilizzato anche per periodi lunghi e con le lenti a contatto indossate. OPTOred®, quindi, può divenire il nostro fedele compagno di viaggio, per lenire, prevenire e ridurre gli arrossamenti e le irritazioni non patologiche della superficie oculare. Il nuovo formato monodose lo rende molto più pratico da portare con noi sia per una giornata di svago al mare, in piscina o in montagna, sia durante la giornata lavorativa, in ufficio e ovunque ne abbiamo bisogno.

a cura di Edoardo Ligabue - Cristina Giordano
optometristi

un piano didattico personalizzato per chi ha disturbi di apprendimento

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Successivamente all’elaborazione della diagnosi di DSA, effettuata dal neuropsichiatra infantile, risulta necessario l’attuazione di un progetto riabilitativo...

Questo piano riabilitativo si compie mediante una rete tra professionisti del settore, famiglia e scuola e che preveda un programma riabilitativo specifico per definire le aree di intervento peculiari, tempi, modalità e verifica degli interventi e gli operatori coinvolti (scuola, famiglia, tecnici).

Negli ultimi decenni la normativa scolastica ha posto molta attenzione alla realizzazione del successo nell’apprendimento ed alle problematiche dell’abbandono scolastico; il piano didattico personalizzato (PDP) è la conseguenza del suddetto processo.

La parola piano fa riferimento al fatto che sia “uno studio mirante a predisporre un’azione in tutti i suoi sviluppi”; didattico indica il fatto che lo scopo della didattica è di migliorare l’efficienza dell’apprendimento implicando una riduzione dei tempi di studio e del consumo di energie nonché dell’efficacia dell’insegnamento del docente; personalizzato riguarda invece la diversificazione delle metodologie, dei tempi, degli strumenti nella progettazione del lavoro della classe. Allo scopo di raggiungere gli stessi obiettivi attraverso percorsi diversi.

La scuola assicura ed esplicita, per alunni con DSA, interventi didattici individualizzati e personalizzati attraverso l’elaborazione del PDP secondo la normativa vigente (legge 170/2010, successivo decreto attuativo DM 5669 del 12/7/2011 e relative linee guida). Il suddetto piano deve essere costantemente verificato e monitorato in particolare “le misure messe in atto devono essere sottoposte periodicamente a monitoraggio per valutarne l’efficacia ed il raggiungimento degli obiettivi”. Il PDP viene elaborato dai docenti o dal consiglio di classe sulla base della valutazione effettuata dallo specialista.

Uno spazio del PDP prevede la messa in atto di strumenti compensativi cioè “degli strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria” e che “sollevano l’alunno con DSA da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo, senza peraltro facilitargli il compito dal punto di vista cognitivo” (Linee Guida Miur, 2011). “Le istituzioni scolastiche assicurano l’impiego degli opportuni strumenti compensativi, curando particolarmente l’acquisizione, da parte dell’alunno con DSA, delle competenze per un efficiente utilizzo degli stessi” (DM 5669 art4, comma 4).

Inoltre si dovranno considerare le misure dispensative da mettere in atto rispetto ad alcune attività “qualora non siano pre stazioni essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere”. La dispensa può essere anche solo parziale ed adottata per

un arco di tempo limitato. Comunque in tal senso il principale obiettivo da perseguire è il successo formativo.

L’efficacia di tale documento è connessa innanzitutto alla sua capacità di modificare effettivamente i comportamenti ed i procedimenti attivati a casa e a scuola; pertanto le indicazioni devono essere rilevanti, realistiche, coerenti. Lo studente è il protagonista di questo percorso e come tale, oltre al dovere di un adeguato impegno, deve essere informato delle strategie di apprendimento di cui possa giovarsi e di avvalersi di una didattica che preveda forme di apprendimento individualizzate e personalizzate per lui più adeguate.

a cura dott.ssa Mariangela Pinci neuropsichiatra infantile

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