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belle storie da leggere sotto l'albero!

libri_natale.jpgQuando tutti cominciano a divertirsi, il tram riparte per riportarli in città… ma, quasi avessero vissuto in un sogno, le lancette segnano lo stesso orario del momento della partenza. È il primo giorno di primavera e tutto può accadere!

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Coliandro ed i suoi 30.000 gioielli rubati

disegno-052017_06.jpgE se c'inventassimo favole? questa è stata inventata durante l'attività integrativa gratuita del progetto Facciamo Scuola Insieme !

I bambini della classe 3° della scuola primaria Mattiuzzi Casali di Bologna ci regalano bellissime storie inventate e disegnate da loro durante il laboratorio gratuito FACCIAMO SCUOLA INSIEME...

COLIANDRO ED I SUOI 30.000 GIOIELLI RUBATI

A cura di: Giulia, Ilaria, Daniele, Letizia e Leonardo

Coliandro, un agente di polizia del 1976, era sbadato, tanto che una volta si era chiuso fuori di casa in mutande.

Avevano assegnato a Coliandro, il caso irrisolto dei 30.000 gioielli preziosi che erano stati rubati dalla banda di Struzman, formata da Gianframmarcantonio che faceva paura appena lo guardavi, Spiral che era sempre arrabbiata e triste e da Corvinafa che era molto intelligente e cattiva.

Mentre Coliandro era sulla strada per andare nella gioielleria dove era avvenuto il furto dei gioielli, trovo’ un passaggio segreto che conduceva direttamente alla gioielleria.

Il passaggio segreto era un tunnel buio e stretto.

Coliandro entro’ nel passaggio segreto si ritrovo’ nel covo dove i ladri tenevano i gioielli, ma proprio quando Coliandro pensava di aver risolto il caso Strunzman gli diede una mazzata in testa.

Al suo risveglio Coliandro era legato ai polsi e sotto ai piedi c’erano 3.000 piragna.

Quando ormai temeva di essere spacciato si ricordo’ di avere nell’orecchio un chip, cosi’ chiamo’ i suoi colleghi di polizia, che lo localizzarono e lo salvarono.

La polizia venne e a prendere i gioielli, salvarono Coliandro e la banda fu arrestata.

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

L’anello scomparso

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L’ANELLO SCOMPARSO

A cura di: Rachele, Amine, Anna, Ricky

C’erano una volta due ragazzi e tre ragazze ed una di queste si chiamava Fiore. Per San Valentino Fiore regalo’ a tutti una moneta d’oro perché era ricca.

Cornuto si innamoro’subito di lei, perché lui amava più i soldi delle persone!

La sera dopo cornuto chiese a suo Fratello Pirla di costruire un proiettore e andare a casa di Fiore per rubarle l’anello della sua bisnonna, poiché era un anello magico che portava nel passato. Il proiettore serviva per proiettare l’anello nella vetrina. Pirla accetto’.

Durante il tragitto per andare a casa di Fiore, Pirla si sporco’le scarpe di fango. Quando arrivo’ riusci’ a prendere l’anello ma lascio’delle impronte di fango sul pavimento senza rendersene conto. La mattina dopo Fiore ando’ a giocare con gli amici mentre la madre spazzava la sala e cosi’ si rese conto che c’erano delle impronte di fango che conducevano alla vetrina. Non c’era più l’anello e nel soffitto c’era un proiettore.

La madre chiamo’ Fiore che arrivo’ immediatamente con le sue amiche del cuore Beatrice ed Emma.

Le tre amiche guardarono le suole di tutti gli abitanti della città e scoprirono che era stato Pirla il quale si difese dicendo: “No! Non sono stato io!”. La notte dopo le tre ragazze andarono a casa di Pirla e Cornuto e per terra trovarono un biglietto con su scritto “Pirla vai a casa di Fiore a rubare l’anello”. La mattina dopo dissero a Pirla e Cornuto che avevano trovato il biglietto e che sapevano che erano stati loro. I due fratelli confessarono la loro malefatta ma alla fine fecero pace e restituirono l’anello a Fiore, anche se Cornuto non l’amava più!

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

Alla ricerca della risata

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ALLA RICERCA DELLA RISATA

A cura di: Federica, Raida, Matteo

C’era una volta un poliziotto di nome Timinen, che stava indagando sul caso irrisolto, cioè il caso di Lucinda che non rideva mai e questo era. Una follia!

Pero’ lui non indagava mai da solo, infatti aveva un cane che si chiamava Teo ed era un cucciolo di pastore tedesco.

Ma Timinen chiamo’ due ragazze del liceo perché da solo con Teo non ce la faceva; queste due ragazze si chiamavano: Gessica e Bo. Le due ragazze lo aiutarono a risolvere il caso.

Cosi’, Timinen e Teo, girarono per tutta Hollywood e trovarono una traccia e la diedero a Teo.

Teo l’annuso’ e ando’ verso una scuola, li trovarono Lucinda e provarono a farla ridere, in due modi. Il primo modo era raccontarle una barzelletta e falli’.

Il secondo modo era farsi del male per finta per finta ed anche questo tentativo falli’.

Ad un certo punto Timinen cadde inciampando sopra ad un sasso e Lucinda rise come una pazza!

 

Alla fine si scopri’ che Lucinda non rideva mai perché nessuno si era mai fatto male in quel modo davanti a lei!

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

La bambina che non rideva mai

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LA BAMBINA CHE NON RIDEVA MAI

A cura di: Elisa, Eleonora, Usine, Tommaso

C’era una volta Lucinda, una bella bimba di tre anni con i capelli neri e gli occhi azzurri ed aveva un segno particolare: non rideva MAI!

Un giorno un pagliaccio la fece piangere e lei corse da sua madre che si chiamava Maria. Gli altri fratelli di Lucinda erano: Donnauomo, Piscia Men e Peperone Men. Donnauomo era un troll e aveva le orecchie da alieno, Piscia men faceva la pipi’ e Peperone Men sparava peperoni dalla bocca. Quando Lucinda torno’ dal pagliaccio con i suoi fratelli, loro gli diedero una bella lezione!

Pisciamen gli fece la pipi’ addosso ed il pagliaccio ci rimase cosi’ male che corse via. Quando Lucinda ed i suoi fratelli chiesero scusa al pagliaccio perché avevano capito di non aver compiuto una bella azione, lui li perdono’ subito. Per dimostrare loro che li aveva perdonati il pagliaccio si mise a ballare la Cucaraccia”.

Lucinda ed i suoi fratelli lo portarono dalla madre, Maria, ed il pagliaccio gli fece vedere il suo “ballo delle scuse accettate”.

Venne sera e cenarono tutti insieme, Maria, Lucinda ed i suoi fratelli ospitarono il pagliaccio la notte a dormire da loro perché il padre di Lucinda era partito per il Canada.

Lucinda, pero’ ancora non rideva. La mattina dopo il pagliaccio si sveglio’ presto per preparare uno spettacolo in canadese per fare una sorpresa a Lucinda ed ai suoi fratelli, sperando di riuscire a farla ridere. La madre Maria voleva fare in modo che Lucinda potesse vedere il suo papà, cosi’ fece una videochiamata per farsi perdonare dalla figlia perché

il padre era andato in Canada appena lei era nata. Quando si svegliarono i bambini videro il pagliaccio esercitarsi sul suo balletto ma Lucinda ed i suoi fratelli intravidero il pagliaccio andare via perché suo padre gli aveva detto di fare attenzione “A quelli li” che sono paurosi ed il pagliaccio aveva ovviamente origliato offendendosi. Lucinda non voleva che il pagliaccio andasse via, cosi’ si volto’ verso di lui e gli disse: “Io e miei fratelli non siamo paurosi, cosa credi?! A questa sua stessa battuta Lucinda comincio’ a ridere a crepapelle. Ah, Ah, Ah. 

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

 

Gli Spiriti

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GLI SPIRITI

A cura di: Bilal, Amalia, Gugliemo, Hilary

C’erano una volta tre spiriti: Babbo Natale, il Coniglietto di Pasqua e la Fatina dei Denti.

I tre spiriti durate tutta la loro vita avevano lottato contro l’Aquila della notte, uno spirito maligno che voleva far diventare tristi tutti i bambini.

Il compito dei tre era quello di rendere i bambini felici.

Un giorno gli spiriti andarono nel paesaggio segreto, dove incontrarono l’Aquila della Notte, la quale rapi’ la Fatina dei Denti.

Gli spiriti cercarono di recuperare la loro amica, la Fatina dei Denti, ma lo spirito maligno fu più astuto e veloce e trasformo’ il paesaggio in foto, intrappolando la Fatina all’interno di essa.

Lo spirito maligno scappo’ via facendo la sua perfida e paurosa risata malvagia.

Gli spiriti pero’ non si diedero per vinti ed acchiapparono al volo la foto, che intrappolava la Fatina Dei Denti, e la nascosero in un libro vecchio di più di 100 anni che si trovava nel loro covo segreto, cosi’ pensavano che avrebbero potuto cercare la soluzione per far tornare la Fatina dei Denti uno spirito libero. Lo spirito maligno pero’ non si diede per vinto e comincio’ a cercare in lungo e in largo la foto e finalmente dopo una settimana di ricerche la trovo’ e la rubo’. Il Coniglietto di Pasqua e Babbo Natale cominciarono a loro volta la ricerca della foto, nel covo dell’Aquila.

Ripresero la foto, anche se non con poche difficoltà e le renne di Babbo Natale furono fondamentali per la loro ricerca, mentre la Luna, con il suo grande ed immenso splendore aiuto’ gli spiriti buoni a far tornare la Fatina dei Denti in carne ed ossa.

La fatina dei Denti, era tornata ad essere libera dall’incantesimo e ringrazio’ la Luna, poi le disse: Quanto sei bella, sei cosi’ luminosa e tutti ti ammirano, ma non sanno anche quanto sei potente, mentre io si! Grazie!

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

 

Lucinda e i suoi amici

 

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I bambini della classe 3° della scuola primaria Mattiuzzi Casali di Bologna ci regalano bellissime storie inventate e disegnate da loro durante il laboratorio gratuito FACCIAMO SCUOLA INSIEME...

 

LUCINDA E I SUOI AMICI

A cura di:

Marco, Victoria e Sara

Nella III C Lucinda un giorno si era stancata della maestra perché urlava troppo e le disse una parolaccia in faccia. La maestra le diede una nota. Il giorno dopo Lucinda era molto depressa perché sapeva che non aveva fatto una bella cosa a dire una parolaccia alla maestra.

La mamma, per farla felice chiamo’ il giorno stesso a casa sua i suoi tre amici per fare una festa. Gli amici invitati erano Alice, Lucy e Tinotimmen. Ad Alice piaceva giocare, a Lucy piaceva ballare e a Tinotimmen piaceva mangiare. Tinotimmen chiese se poteva andare in bagno ma lui in realtà usci’ dalla finestra per andare in cantina dove prese un ratto e lo mise nelle scarpe di Lucinda senza che lei se ne accorgesse ed il ratto fece la pipi’ nelle scarpe.

Quando Lucinda stava per indossare le scarpe noto’ che c’era qualcosa di appiccicoso e caldino e cosi’ anche lei dovette andare a fare la pipi’.

I suoi amici, vedendo questa scena, cominciarono a ridere cosi’ tanto che anche Lucinda rise fino a farsi venire mal di pancia, perché si sa che la risata è contagiosa.

Più serena Lucinda, il giorno dopo ando’ a scuola e prego’ la maestra di scusarla per la parolaccia.

La sera arrivo’ a casa e racconto’ alla mamma che si era scusata con la maestra e la premio per il coraggio di aver saputo chiedere scusa con 10 bustine di figurine.

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

 

I bambini in cerca di papà...

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E se c'inventassimo favole? questa è stata inventata durante l'attività integrativa gratuita del progetto Facciamo Scuola Insieme !

I bambini della classe 5B scuola primaria Barca di Bologna ci regalano una bellissima storia inventata e disegnata da loro...

Una mattina soleggiata di giugno, una famiglia composta dal papà e quattro bambini, due maschi e due femmine, si trasferi’ in campagna in una villa enorme. La mamma non era con loro perché era morta qualche anno prima, ma certo sarebbe stata felice se fosse stata la’ con loro loro e la casa le sarebbe piaciuta molto.

Il giorno successivo al loro trasferimento, Martizio, il padre, ando’ in soffitta per sistemare delle scatole vuote e mentre sistemava trovo’ una scatola contenete dei ricordi ed in particolare delle foto. Tra una foto e l’altra, Martizio vide una foto di sua moglie con la famiglia che abitava prima di loro in quella casa. La foto pero’ non ritraeva momenti felici bensi’ la famiglia di prima con sua moglie, impiccati ad un albero nel giardino della nuova casa.

Il padre, scioccato per quello che aveva visto, va a raccontare ai figli tutto quello che era successo, ma maggiori particolari li condivise con Tommaso, il maggiore dei quattro fratelli. La mamma non era morta impiccata, allora perché si trovava in quella foto? Tutto aveva un alone di mistero ed assumeva contorni oscuri.

Tommaso ed i suoi fratelli cercarono di far dimenticare al padre l’accaduto, inventandosi ogni una volta qualcosa di nuovo per farlo ridere, ma loro non riuscivano a dimenticare ed avevano cominciato ad investigare all’insaputa del genitore.

Tommaso propose ai fratelli di dormire un pochino per poi ricominciare le loro investigazioni il giorno seguente. Al mattino pero’, li aspettava una brutta sorpresa, il papà infatti era sparito di casa e non si trovava da nessuna parte! I bambini erano allarmati: che fosse una casa maledetta? E perché nessuno gliela aveva detto? Poi all’improvviso un forte rumore fece scattare Tommaso che con il cuore in gola.

Si sveglio’! A quel punto fu felice di sapere che si era trattato solo di un brutto sogno, probabilmente dovuto alla nostalgia della vecchia casa e soprattutto della loro mamma!

Vi piace questa storia? Cuoriosi di leggerne altre?

Le trovate tutte su rivistagirotondo.it 

 

disegni di: Bianca, Sofia, Alisia, Geremy, Andrea, Ashim

 

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

Storie di fiabe mai raccontate

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Sono le 9.30 di un lunedi’ di giugno e la maestra Sbirulina decide di raccontare una fiaba ai suoi alunni, ma non una fiaba come tutte le altre, questa è una fiaba al contrario. La maestra comincia la sua narrazione.

«L’agente 00web sta facendo una verifica d’informatica, intanto la signorina Precisini è stata convocata dalla presidente Carmelina per costruire un palazzo.

Irene, campionessa mondiale di nuoto, sta facendo una gara per vincere una quota che equivale a 1.000.000 di dollari. L’intelligentissimo 00Web, per la distrazione prende un misero 6, la signorina Precisini che non sbaglia mai una misura, costruisce un palazzo al contrario: la porta per entrare è nella parte alta e la presidente Carmelina si arrabbia molto ed ordina alla sua professoressa di bocciarla.

La nuotatrice Irene, subito dopo essersi buttata in acqua, si dimentica come si nuota a causa di una tegola caduta da un tetto di un ristorante che era atterrata direttamente sulla sua testa.

Il signor Zombi Rinato che Renato è stato ribattezzato, osservando la situazione decide di organizzare una festa di consolazione.

Il giorno dopo il signor Zombi Rinato, scrive un biglietto che contiene un invito anonimo e lo consegna ai ragazzi “Ci vediamo al bar vicino alla Coop! È importante non mancate!”

I ragazzi arrivano un po’ alla volta, prima la signorina Precisini che arriva sempre puntuale, p o i 00Web che prima era impegnato nella ricerca del mittente sconosciuto del biglietto, poi la nuotatrice che, da vera atleta, arriva correndo ed in fine si presenta Zombi Rinato che si avvicina e li saluta. I tre ragazzi, impauriti restano immobili, ma il signor Zombi Rinato decide allora di togliersi la maschera e svela a tutti che è una bambina come le altre.

I quattro ragazzi cominciano la festa e continuano fino a quando sono troppo stanchi per stare ancora svegli. Vanno ed al mattino seguente quando si svegliano sanno che stanno per cominciare una nuova vita tutti e quattro assieme…

disegni di: Christian; Basma; Elisa; Gabriel; Omar; Alessandro.

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

 

Sparisce un libro del 1200...

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I bambini della classe 5B scuola primaria Barca di Bologna ci regalano una bellissima storia inventata e disegnata da loro...

Oggi è davvero una bella giornata di sole ed io con la mia, collega ed amica Noemi, stiamo passeggiando nel grande parco della nostra città.

Mentre camminiamo ci scambiamo confidenze e ci raccontiamo cosa vorremmo fare nel fine settimana, Noemi mi indica qualcosa di strano vicino ad un albero. «Vieni andiamo a vedere di cosa si tratta!», mi dice Noemi. Certo non me lo lascio ripetere due volete curioso come sono… È un biglietto, che prendo con cura e leggo! Credevo fosse un biglietto d’amore, invece rimango molto sorpreso quando lo leggo: «Il 6 febbraio ci sarà una rapina in biblioteca, fatti trovare alle 20 dietro alla biblioteca! Senza esitare dico: «È pane per i nostri denti!

Per noi detective sarà un gioco da ragazzi smascherare il rapinatore!

Il 6 febbraio, poco prima delle 20 ci ritroviamo già appostati dietro ad un cespuglio che è davanti alla biblioteca. Poco dopo, vediamo arrivare un uomo losco sospetto.

«Seguiamolo!», mi dice Noemi e ci mettiamo al suo inseguimento fino a che, senza troppa fatica, riusciamo a prenderlo. Abbiamo preso il sospettato e lo abbiamo portato in una delle stanze della biblioteca per interrogarlo, ma è grande la nostra delusione quando scopriamo di essere stati ingannati… Lui è solo un complice!

«Allora tu sei il complice di chi?» gli chiedo ma non ricevo nessuna risposta.

«Nessun problema se tu non ci vuoi rispondere, tanto ti arrestiamo!» Ma anche questa volta la sola risposta che riceviamo è un perfido sorriso, quello di chi la sa lunga… Lo abbiamo messo in prigione, nella cella più buia, sperando che magari si decidesse a confessare, ma i giorni passano e lui non si decide a confessare! Qualche giorno dopo Noemi sta leggendo il giornale e nella sezione annunci trova quello che stavamo cercando: “Vendesi libro prezioso del 1200”.

Sembrava proprio il libro sparito il 6 febbraio dalla biblioteca e furbamente abbiamo dato appuntamento al venditore per comprare il libro.

Il giorno atteso per lo scambio è finalmente arrivato. Noemi è convinta che riusciremo a smascherare il rapinatore, io sono più timoroso, ma credo davvero che possiamo farcela.

All’improvviso ecco apparire una donna, ha in mano un grosso pacco e potrebbe essere un libro e ha in mano un fiore rosso, proprio come ci eravamo accordati.

Noemi si avvicina, prende il libro, verifica che sia il libro incriminato e mentre fa finta di prendere fuori i soldi per fare lo scambio io da dietro prendo le manette e la dichiaro in arresto e le dico: «È arrivato il momento di confessare! Lei decide di collaborare e ci racconta: «Il biglietto era un diversivo per poter rubare indisturbata mentre voi eravate impegnati ad interrogare mio fratello. Sapevo che lo avreste arrestato, ma con i soldi della vendita del libro avrei pagato la cauzione e saremmo andati lontano da qui…» 

Abbiamo portato Cornelia, questo il nome della ladra, in prigione dove volevamo trattenerla per tutta la vita, ma l’aver collaborato e l’averci raccontato tutto le permesso di rimanere solo 20 anni in prigione e forse, se sarà brava, uscirà ancora prima! 

disegni di: Aisha; Srabonti; Yosief; Kimberly; Manuel; Fernanda; Ajar. 

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa
giornalista esperta mondo infanzia

Piccolo grande Dentino...

Favola_Dentino.jpgCarissimi miei piccoli lettori, bentornati! Sicuramente anche voi conoscete la Fata dei Dentini vero? Ebbene, direte, ma fra poco è Natale, che c'entra lei?

Bè, proprio di lei vi raccontero’: lei che con gioia passa a recuperare i dentini caduti dei piccoli, lasciando traccia del suo passaggio con un soldino, un piccolo dono o dolcissime bontà, cosi da rendere Natale ogni volta che un dentino cade... vi raccontero’ di lei, di Oliver e del suo Dentino. Finalmente giunse la sera e Oliver che aveva perso il suo quinto dentino era impaziente di andare a letto perché la Fatina passasse..… chissà quale dono avrebbe lasciato! Cosi’, Oliver mise il suo bel dentino sotto il cuscino e con uno splendido sorriso stampato sul volto si addormento’ felice. Ma qualcosa ando’ come nessuno si sarebbe mai aspettato: il dentino di Oliver sguscio’ fuori dal cuscino, si avvicino’ alla finestra e decise di voler andare in giro per il mondo, quel mondo che tanto lo aveva incantato... un balzo e fu fuori! Quanta bellezza davanti ai suoi occhi: la natura, i suoi odori, il vento, i colori: la libertà.La Fatina, a mezzanotte in punto arrivo’ e non trovando Dentino, intui’ cosa poteva esser successo. Tutta la magia in suo potere a nulla serviva contro la volontà e la libera scelta di Dentino. Già, Il Libero Arbitrio! Dentino aveva fatto la sua scelta, e non c’era altro da fare se non provare a essere felice per lui. E Oliver? Non ci pensava a lui? A quanto dispiacere gli avrebbe procurato? Evidentemente no, fino ad allora!

Dentino trascorse ore a gustarsi quella meraviglia di mondo e il silenzio della notte lo fecero riflettere profondamente... pur essendo un semplice Dentino, comprese grandi verità: in quel posto incantato chiamato mondo, la natura, ogni singolo essere, anche il più piccolo è stato creato tenendo conto di una complessità, di una totalità molto più grande di quella che in realtà appare ai nostri “piccoli occhi”. Una grande Totalità che ha radici ed esistenza da tutti gli esseri viventi e non.

Piccolo Dentino dal cuore grande e altruista ha compreso e ora sceglie un ideale più grande: il sorriso e la speranza di un bambino! Dentino aveva contribuito a generare la fiducia nei propri sogni. I sogni di Oliver, che a sua volta avrebbe trasmesso a un’altra persona e questa a un’altra ancora e ancora... migliorando l’incanto del Mondo! E se questa magia non è anche l’incanto del Natale, bambini, non so cos’altro lo possa essere! Un fiabesco abbraccio dalla Fata raccontastorie.

a cura di Marianna De Luca
educatrice scuola materna e elementari

 

Un brutto giorno...

favola_brutto-giorno.jpgAmici carissimi, oggi vi porterò con me in un giorno non tanto lontano, un giorno diverso dagli altri, uno di quelli che non si dimenticano facilmente.

Fiabilandia, perché così come nella vita anche nelle fiabe c’è “un brutto giorno”. La calda estate era ormai alle porte, Fiabilandia era in fermento. La famiglia di papà Orso era impegnata nei preparativi; avrebbero trascorso le vacanze estive nella casetta sul lago, poco distante dal Bosco. Le cose da preparare ancora tante, il tempo poco e gli orsetti gemellini troppo birbantelli si divertivano a disfare le valigie preparate con tanta cura dalla mamma, che in realtà non si divertiva affatto! La famiglia di mamma Oca invece era intenta a rendere la propria casa più accogliente che mai, visto che per le vacanze estive avrebbero ospitato i nonni e i cugini venuti da lontano.

Tutti si preparavano a vivere un’altra meravigliosa estate!

E come da tradizione, gli abitanti di Fiabilandia salutavano la nuova stagione con un’allegra festa di benvenuto! Il Bosco in quella serata così speciale, si vestiva di mille luci, tutte colorate, tra i rami degli alberi festoni dai mille colori e un venticello leggero ondeggiava tra i lunghi veli color del cielo messi anche loro li, ad abbellire più di quanto Madre Natura non avesse già fatto. E la musica…i banchetti e le risate di un Bosco in festa lieto di accogliere l’attesa estate che già tanto si respirava. Purtroppo però un avvenimento inaspettato divenne la nota stonata di questa bella serata. Arrivarono silenziosamente, nessuno li aveva mai visti li a Fiabilandia… sugli occhi una benda, nelle orecchie dei tappi...

non ci fu il tempo e cominciarono a distruggere, senza motivo, la meraviglia e la bellezza di un Bosco in festa. Tutto si fermò. Gli abitanti increduli. Cos’era successo? Perché? Chi erano? Della “Benvenuta Estate” era rimasto ben poco, solo la tristezza negli occhi degli abitanti per un gesto a cui non seguirono mai risposte.

Questo, amici cari il giorno più brutto per Fiabilandia, e sarebbe rimasto così, appeso e sospeso ad un mare di “perché” senza risposta alcuna. Cosi’ triste ed abbattuta decisi anch’io di fare ritorno a casa. Qui tutti mi aspettavano, e tutti chiesero notizie. Raccontai il triste episodio. Ma, il più piccolo dei miei aiutanti mi chiese: “Non è possibile… tutto finisce così? dovrà pur esserci una fatina, un cavaliere o un potente incantesimo che riporti pace e serenità per tutti…”

Questo mi colpì, e tanto. Decisi di cercare di porre rimedio. Mi recai nella sala degli incantesimi, e cominciai a sfogliare il grande libro di magia, nella speranza di trovar qualcosa di utile. E lo trovai... l’incantesimo del tempo fu la risposta!

Di corsa tornai al Bosco, radunati gli abitanti spiegai loro che questo incantesimo avrebbe riportato indietro il tempo, ma non ne avrebbe cancellato il ricordo. Decisero che era giusto tentare. Usai l’incantesimo, le lancette magicamente si rincorsero al contrario. Tutto come prima, se non per una variante… ora gli abitanti li aspettavano! Arrivarono. Ad accoglierli i nostri amici del Bosco, i quali tolsero via dai loro occhi le bende, perché potessero “vedere” la bellezza di essere “fratelli”, i tappi dalle orecchie perché potessero “sentire” l’appartenenza in egual misura a questo nostro meraviglioso mondo. E la festa d’estate ebbe inizio…

a cura di Marianna De Luca
educatrice scuola materna e elementari

Il grande cuore di Gibo

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Bentrovati amici carissimi! Oggi vi racconterò una storia speciale che comincia sulle calde coste marine di Fiabilandia quando un bel giorno d’estate il mare decise di lasciare agli abitanti un misterioso dono...

Un grande uovo, ancora completamente chiuso... grossa fu la sorpresa e lo stupore degli abitanti. Tutti si chiedevano “Cosa ci farà questo grande uovo sulle nostre coste? Sarà un uovo di tartaruga o di dinosauro?” La curiosità era tanta e attesero impazienti che l’uovo si schiudesse. Passarono giorni e giorni, quando finalmente notarono delle piccole crepe che disegnavano l’uovo misterioso... il momento tanto atteso era arrivato!

Tutti gli animali del bosco si erano radunati in cerchio lasciando l’uovo nel mezzo con il fiato sospeso e gli occhi spalancati… all’improvviso l’uovo si schiuse. Cosa saltò fuori? Di quale animaletto si trattava? Beh! Amici cari, nessuno lo capì. Si trattava di un buffo e strano animaletto, alto non più di un metro, due dolcissimi occhi a palla, neri e profondi, le orecchie ricordavano quelle di un cane, un delizioso musetto, due grandi ali, troppo grandi per un esserino come lui, ed una lunga coda. Potete immaginare la reazione... davanti a quale strano animale si trovavano? Si guardavano l’un l’altro sbigottiti. Ad un certo punto il misterioso ospite fece un passo avanti e disse: “Salve, io sono Gibo, piacere di fare la vostra conoscenza!”

Ma la reazione degli abitanti non fu delle più belle purtroppo... ignorarono Gibo, solo perché apparentemente “diverso” da loro, e non fu minimamente considerato, rimase solo. Il tempo passò ma la situazione rimase la stessa. E di questo il nostro piccolo amico soffriva, non comprendendo i motivi e le ragioni di tanto rifiuto mascherato da indifferenza.

Ma tutto stava per cambiare. In realtà era un vero e proprio miracolo, un dono concesso dal mare agli abitanti di Fiabilandia, ma non era stato riconosciuto. Il mare rimase a guardare il corso degli eventi, fino a quando decise di intervenire e, in un bel giorno, caldo d’estate, all’improvviso il cielo si oscurò, si aggiunse un vento minaccioso ed il mare diventò scuro e pauroso, si gonfiò, talmente tanto da mettere in pericolo la stessa Fiabilandia. Gibo, che ormai viveva in tutta solitudine in riva al mare, fu il primo ad accorgersi ed intuire il pericolo. E senza alcun indugio, di corsa raggiunse il bosco, allertando i suoi abitanti, gli stessi che lo avevano ingiustamente allontanato, i quali, a questo punto, indifesi davanti alla maestosità e alla forza del mare, erano tutti li, non sapendo cosa fare, vicino a Gibo. Il nostro piccolo amico ebbe poi un’intuizione: costruire un muro, altissimo, tanto da impedire al mare, così arrabbiato, di distruggere il bosco, le abitazioni, Fiabilandia tutta. Ma il tempo a disposizione non era tanto, c’era bisogno della collaborazione di tutti. Così fu. Gli abitanti procurarono dei grossi macigni e Gibo preparava l’alto muro, aiutandosi con le sue grandi ali. Nessun altro sarebbe riuscito in quel difficile compito, il muro era davvero altissimo! 

L’idea di Gibo era stata vincente! Poco alla volta il mare calmò la sua rabbia e il sereno fece ritorno, Fiabilandia salva. Finita la bufera, Gibo, non aspettandosi nulla, s’incamminò senza dire una parola, verso la sua capanna, in tutta solitudine. Gli abitanti del bosco davanti a tanta umiltà, furono commossi e gli corsero dietro abbracciandolo, ringraziandolo e porgendo le scuse più sentite, quelle che provengono dal cuore, a Gibo, che li aveva salvati, non solo dalla bufera, ma da quello stupido sentimento di “paura e di ignoranza” , verso ciò che non si conosce, e non ci appartiene. Gibo aveva insegnato loro questo! A non fermarsi alle apparenze, di conoscere prima di giudicare. Di accogliere il prossimo. 

a cura di Marianna De Luca
educatrice scuola materna e elementari

Illustrazioni di Lucia Zerbinati

 

La mela settembrina...

bambino_mela.jpgC’era una volta la mela settembrina, era piccola, piccola e nessuno la voleva.... 

Lei sola, stava a guardare i suoi fratelli e le sorelle, che uno alla volta, se ne andavano. Fantasticava su di loro. Dove andavano? Che bimbi conoscevano? Che avventure realizzavano? Lei stava lì, nel suo cantuccio, piccola mela settembrina e, d’incanto si trovò tra le mani di un piccolo paffuto bambino. E insieme trotterellando, si trovò nella stanza del bambino: si guardò attorno.
Vi erano giocattoli in ogni angolo, libri con illustrazioni colorate su un piccolo tavolo, matite e pennarelli, un lettino e… meraviglia delle meraviglie, un alberino di mele. Era liscio, senza foglie, rigido, ma aveva tanti rami e riconobbe che era il suo… nido dove era germogliata e poi sbocciata e poi maturata. Il paffuto bambino la osservava con curiosità, poi depose la mela settembrina su di un ramo.
Quasi quasi cadde, ma il paffuto bambino congiunse le manine e lei cadde nel suo interno. Erano calde, quelle manine, lisce e profumate. E piano la riportò su di un ramo, il più alto. Poteva osservare tutto intorno, il paffuto bambino rideva e batteva le manine e anche lei avrebbe voluto battere le manine, ma era tanto stanca, aveva avuto una giornata piena di sorprese e sentì che lentamente gli occhi si chiudevano e incominciò a dormire e… a sognare.

La mela settembrina si era ritrovata al mercato e... osservava tutto il via vai delle persone che giravano tra i banchi, per fare acquisti. Era, lei piccola, tra mele più grandi e riconobbe uno dei suoi fratelli che, con la buccia lucida e tutta rossa, non la degnava di uno sguardo. E in quel momento una signora impellicciata scelse quella mela e la mise in un cartoccio.
Addio fratello, pensò, la mela settembrina! Mentre la fruttivendola la adocchiò, la pose all’interno della tasca del grembiule, andava avanti e indietro dal bancone. Si buscò un colpo, chissà dove aveva sbattuto? E la fruttivendola la sollevò e la pose vicino a dei pomodori rossi, lucidi e al vederla si voltarono dall’altra parte. Perché sono più grandi me? Che sfacciati! E ritrovò sul bancone altri fratelli e qualche sorella che, raffreddati, erano diventati molli, deformati e sudati....
Non riuscì a trattenersi, incominciò a ridere e mentre rideva si muoveva così tanto, che andò a scivolare verso i pomodori che la scansarono e così si trovò a rotolare per terra. Sentì qualche dolorino, qua e là, ma era così stanca per tutte quelle emozioni, che si… addormentò non prima di aver mandato un pensiero ai suoi fratelli... (continua la prossima volta!)

a cura dott.ssa Anna Maria Casadei
esperta di psicologia del disegno infantile e dello scarabocchio

Lo sciopero della cicogna

cicogna.jpg

Miei carissimi amici di lettera e cuore, eccomi di nuovo qui a raccontare del mio ultimo viaggio, ancora una volta al Bosco di Fiabilandia, dove finalmente era arrivata l’estate!

Amo l’estate per la vivacità dei colori che regala, per il suo cielo sempre azzurro e limpido e per quel sole splendente che riscalda anche il cuore! Ma, torniamo all’inconsueta avventura...
Dicevo, era finalmente arrivata l’estate e al Bosco c’era un gran fermento, tutti erano sorridenti e felici, il lungo inverno era finito, e con lui anche la fatica. Già! Finalmente si andava in vacanza! Ora riposo e divertimento per tutti! O quasi… un abitante del Bosco infatti, tutto era, tranne che felice e sorridente…
Chi?? La signora Cicogna in servizio da una vita! Sempre attenta e scrupolosa nella consegna dei bambini… da sempre una lavoratrice impeccabile, puntuale ed instancabile!
Un lavoro importantissimo il suo… non credete? E di grande responsabilità! Per lei non c’erano mai vacanze, ma ora era stanca. Stanca di vedere tutti partire, stanca di lavorare incessantemente… “Basta!” disse “Sono davvero esausta di trasportare testoline pelate che piangono a più non posso! Ora voglio riposarmi! E che sarà mai? Scioperano tutti! Da oggi sono in sciopero anch’io!” ma non credeva neanche lei a quello che diceva. Non a caso era stata scelta tra tantissimi animali per questo delicato compito! Lei adorava quelle testoline pelate!
Così si rinchiuse in casa e trascorse giorni e giorni a riposare nel suo comodo lettino, a sorseggiare dei gustosissimi
frullati sulla sua comoda poltrona… ma per ogni giorno che passava, tanto più grande diventava il senso di vuoto e di incompleto che le attanagliava il cuore, portandole via quella grande gioia che tanto la caratterizzava… si, avete capito bene, la gioia, l’amore e la vitalità della Cicogna avevano un’unica origine: la consegna dei bambini! Era nata per questo. Nel frattempo lo sciopero della nostra amica non era di certo passato inosservato… tantissime le mamme e i papà che aspettavano una Cicogna che non arrivava! Che tristezza, un mondo senza Cicogna… non sarebbero più nati bambini!

Un giorno il Leone re di Fiabilandia, preoccupato e anche un po’ stupito del comportamento della Cicogna, decise di
parlarle, in qualità di amico e in qualità di re. La ringraziò di cuore per aver dato tanta gioia e tanto amore a tutti i genitori del mondo e promise che l’avrebbe aiutata: presto per la consegna dei bambini avrebbe nominato la signora Gru, tanti bambini aspettavano ancora di essere consegnati! A questo punto noi tutti ci saremmo aspettati la gioia della Cicogna! E invece no… l’idea di separarsi da quelle testoline pelate, non riusciva proprio ad accettarla e solo quando stava per perdere tutto, il “ suo tutto”, la Cicogna comprese che consegnare bambini non era un semplice lavoro, era la sua missione e lei, Signora Cicogna era insostituibile!
Grazie signora Cicogna! Un abbraccio dalla Fata Raccontastorie

a cura di Marianna De Luca
educatrice scuola materna e primaria 

Illustrazioni di Lucia Zerbinati

Il termometro... delle emozioni !!!

termometro-emozioni1

Roberta è una bambina simpatica e allegra ma da quando ha cominciato ad andare a scuola ha solo voglia di piangere.
Simone, è un bimbo carino e gentile, ma anche lui non sopporta l'idea di andare a scuola. A Simone non piace stare Seduto!
Roberta e Simone si sono conosciuti a scuola e non si stanno simpatici!
Ne Roberta ne Simone, sanno però che stanno per vivere un'avventura fantastica assieme.

Era uno dei tanti giorni di scuola e Roberta piangeva davanti alla classe, mentre dall'altra parte del corridoio Simone correva e non voleva entrare.
La dada Ornella andò incontro ai due bambini, li prese per mano e li condusse in classe, ma appena entrati si resero subito conto tutti e tre che qualcosa non andava! Erano tutti arrabbiati e litigavano fra loro, senza un motivo!
Anche la dada Ornella fu subito contagiata dalla rabbia!
Roberta e Simone si guardarono in faccia, si trovavano proprio nel mezzo di un bel pasticcio e loro sembravano essere gli unici a non esserne coinvolti!

Roberta cominciò a Piangere forte, anzi fortissimo!
"Roberta non è il momento di piangere, perché piangi?" - disse Simone
"Non so perché... Forse ho paura!"
"Paura? Ma che cos'è la paura?" Simone non lo sapeva.
"Simone, hai presente la paura? Quella del uomo nero, la sera quando devi andare a letto, o la paura di andare in altissimo perché sai che non sai volare..." spiega Roberta.
"La paura, si la conosco anch'io non ci avevo mai pensato! E' quella che mi viene quando devo stare fermo seduto, lontano dalla mia famiglia. Sai Roberta? Anch'io ho paura!"
Roberta e Simone cominciarono a ridere perché in quel momento capirono di non essere tanto diversi.
Era la prima volta che i due bimbi si raccontavano ed ora erano pronti per cominciare una nuova lunga amicizia assieme!
Smisero di ridere e si ricordarono che avevano problemino da risolvere.
A Simone venne un'idea, chiamare la maestra Marcella: Lei saprà come risolvere questa situazione!"
La maestra Marcella, corse nella classe di Roberta e Simone e vide che la situazione è davvero allarmante. Tirò fuori il suo termometro delle emozioni e cominciò a misurare la TEMPERATURA DELLE EMOZIONI e... Din! Tutto sul rosso! Era proprio collera quella che c'era nell'aria!
La maestra aveva la soluzione e andò a prendere il libro delle ricette magiche, lo sfogliò velocemente fino a quando trovò la scritta " scacciare il virus della Rabbia violenta"
"Servono risate, gioia, amore lacrime e anche un po' di tristezza... Vado a prendere il mio acchiappa emozioni!" disse Marcella.

Ecco la ricetta:

un pizzico di tristezza... che è una grande schifezza

4 tazze di risate... ridacchiate e mescolate di dolcezza

7 cucchiai... e non te ne pentirai

tanta tanta bontà... e la pozione eccola qua!

Pian piano i visi dei bambini cominciarono a cambiare espressione da arrabbiati a tristi a felici fino a ridere.
Risero così forte che le loro risate finirono con il contagiare tutta la scuola ed anche la dada Ornella rideva a crepapelle.
La Maestra prese nuovamente il termometro per misurare le emozioni e vide che, erano tutti guariti!
Da quel giorno un termometro delle emozioni fu posizionato in classe così che ogni mattina, quando i bambini arrivavano a scuola potevano dire come si sentivano e se si andava sul rosso, la maestra avrebbe saputo subito come intervenire!

a cura dott.ssa Marzia Di Sessa

giornalista

Jack e le scatoline magiche

Jack e le scatoline magiche

Bentornati dolcissimi e a me tanto cari bambini!

Durante il mio ultimo viaggio ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Jack, un bambino davvero speciale, che seppur piccolo e’ riuscito a compiere grandi imprese... 

Tutto ebbe inizio quando il giorno del suo settimo compleanno, tra i tanti regali ricevette anche una grande scatola contenente tantissimi giochi di prestigio, un bel cappello, una bacchetta, un mantello e tre piccole scatoline rosse, molto misteriose… sulla scatola c’era scritto: “MAGIE IMPOSSIILI!” Gli occhi di Jack brillavano di gioia... adorava le magie! “Che bel regalo” pensò. Seguirono giorni di gioco, incredibili trucchi e formule magiche, però non capiva a cosa servissero quelle tre scatoline. Erano 3 scatoline rosse, vuote e su ciascuna di esse c’era una lettera: AL, C. “Si saranno sbagliati!” disse la mamma, ma il piccolo Jack non era convinto, un grande mago come lui sapeva che prima o poi avrebbe svelato il mistero!

Una notte fece un sogno stranissimo: giocava a palla in giardino e all’improvviso una folata di vento la spinse tra i rami di un albero vicino. Jack corse a recuperarla, ma vide sulla pancia dell’albero un grosso buco e si svegliò. Il giorno seguente il suo istinto di mago suggeriva che quel sogno era una magica traccia da seguire! Corse in giardino alla ricerca dell’albero e… lo trovò: il buco dell’albero era un passaggio segreto che conduceva al Bosco incantato di Fiabilandia. Jack entrò nel buco e si ritrovò davanti agli abitanti del Bosco che sembravano impazziti: litigavano tutti! Aveva letto molte Fiabe su questa meraviglia di Bosco, e ne ricordava la gentilezza e la dolcezza degli abitanti. Qualcosa non andava... cosa stava succedendo? Split, un coniglietto bianco si avvicinò e gli raccontò che nel Bosco era arrivato Zagor, un arrogante leone che si era imposto come il re di Fiabilandia, spaventando tutti. Nessuno era più libero e il cattivo umore degli abitanti aveva preso il sopravvento!

Bisognava fare qualcosa... Jack istintivamente tirò fuori dalle tasche le 3 scatoline, non capiva bene il perché, ma lo fece…istinto di mago? Decise di aprire quella con la lettera L. La scatolina fino ad allora vuota, ora conteneva un misterioso messaggio: “La Libertà è la meraviglia del Creato, è l’anima del Mondo.” Comprese che quello era un messaggio destinato a Zagor. Lo incontrò e con la paura di un bambino, davanti a tanta imponenza ma con il coraggio di un grande riuscì a far capire a Zagor, che alla forza non equivale la prepotenza, e che un grande Re può avere un altrettanto grande cuore. Aprì anche la seconda scatolina, quella con la lettera A, dove c’era un altro messaggio: “Amico. La più bella cosa che tu possa avere e la più bella cosa che tu possa essere”. Lesse il messaggio ad alta voce affinché tutti potessero sentire. Il magico effetto di quelle parole non si fece attendere, toccò il cuore di tutti che si abbracciarono felici. Tutto era tornato alla normalità! La missione era compiuta e Jack poteva fare ritorno a casa! Si sentiva un eroe. Quella sera prima di addormentarsi ripensò all’incredibile avventura, quante emozioni! Ma… un momento… le scatoline erano 3! Si alzò dal letto e andò a cercare l’ultima, quella con la lettera C che conteneva questo messaggio:“Il Coraggio non è la mancanza di paura, ma la capacità di vincerla.” Il coraggio di Jack nell’aver affrontato pur avendo paura questa grande missione! Chiuse gli occhi e si addormentò felice.•

Daniele, 12 anni scrive e racconta una storia fantastica: una spia a Castello

castelloScrivere significa raccontare….raccontare storie. Cosi era ai tempi di Omero e così è ancora oggi. Un mestiere antico come il mondo ma sempre affascinante. Vi propongo la “fantasia” di un giovanissimo che  ama scrivere. Spiccano le descrizioni naturalistiche come quadri di un pittore. 

“Sono nato e cresciuto in una famiglia nobile, primogenito sempre accontentato dai miei genitori e spesso al contatto con il sovrano. Vivevo in un castello.

La mia non era una vita normale come quella delle persone che vivevano al di fuori delle grandi mura, era diversa ma io mi sentivo uguale a loro. Una vita da feudatario monotona prima che diventassi maggiorenne. Gli anni passarono e tutto cambiò in un modo assurdo. Tutto accadde con il nuovo Re, un personaggio con un’aria di strano attorno, alto molto alto, con una lunga barba marrone, la sua testa calva e lucida rifletteva il rosso del tramonto e le cicatrici di guerra incidevano i suoi muscoli possenti. Quando passò a controllare il castello vide me. Mi guardò con i suoi occhi verdi quasi ad ipnotizzarmi e solo dopo qualche istante mi parlò, obbligandomi a svolgere per lui un incarico dall’esito molto complicato: fare la spia ad un altro castello.

Arrivò l’alba. Al suono della tromba il portone delle grandi mura si aprì di fronte a me, come le acque a Mosè, e una scia di uomini mi accompagnarono a metà tragitto. Durante il mio cammino un meraviglioso spettacolo naturale si presentò ai miei occhi. Le valli come specchi riflettevano quella stella rossa immensa che il cielo colorava e che come rugiada sul vello affascinava i nostri occhi.

Quando arrivò il giorno senza un minimo di ritardo la natura si risvegliò: i mandorli sembravano sbocciare confetti, i pini come grandi guardie rigide vegliavano il monte innevato, i fiori danzavano al vento impollinando l’aria pulita e il cielo limpido come l’acqua del ruscello alla fonte, ornava il paesaggio. Arrivò il pomeriggio ed io ero con lui al castello nemico. Mi vestii da mercante entrando insieme al corteo che faceva ritorno al castello dopo una festa. La prima cosa che notai era l’immensa torre che con i suoi arcieri vegliava su tutto il territorio circostante. Immensa davvero immensa. Proseguendo vidi affascinato una grande scuderia contenente almeno mille cavalli. La cavalleria dunque e le difese erano i loro punti di forza. Non finii di scriverlo sul taccuino quando i miei occhi brillarono di fronte ad un cannone lancia giavellotto. Però logica vuole che chi ha punti di forza abbia anche punti deboli. La difesa basata su gruppi di soldati con l’arco perché la freccia sparata da grande distanza è lenta e schivabile. Infilai il taccuino di papiro nella mia tasca e correndo me ne andai. Non fu intelligente correre infatti le guardie insospettite mi catturarono. Arrivai dinanzi all’Alta Corte del Castello che voleva condannarmi alla pena di morte per aver violato il castello e aver disonorato lo spirito benigno. Per mia fortuna e senza capire perché decisero di liberarmi. Tornai cosi in patria e appena arrivato al castello un tornado investi la valle circostante inghiottendo tutto al suo passaggio. Giunse la notte. Il mattino seguente il sovrano seppe del mio ritorno e arrivò al castello. Fedele alla promessa gli consegnai il taccuino di papiro. Lesse e uscì una risata malefica. I suoi occhi si erano iniettati di sangue il suo desiderio era diventato realizzabile." •

Daniele, 12 anni, Palestrina (RM) 

a cura di
Francesca Cristofari

La tartaruga Dorotea

La tartaruga DoroteaBambini carissimi .. eccomi!! Pronta e felice a condividere con voi i ricordi e le esperienze dei viaggi intrapresi e degli amici conosciuti nella stagione dei lunghi viaggi, che hanno lasciato traccia e segno sul cuore oltre che nella memoria..

Ricordo con affetto e tenerezza di Dorotea, una tartaruga marina e la sua assurda ostinazione a voler fare sempre tutto da sola... rifiutando il prezioso nonché  generoso aiuto degli altri... bizzarro caratterino anche lei ..amici cari!

Ogni anno, da tempi lontanissimi un folto e nutrito gruppo di tartarughe marine si preparava alla grande traversata oceanica fino a raggiungere TARTISOLA, ricco e rigoglioso puntino verde nell’immensità oceanica, che, da sempre attendeva e ospitava le nostre simpatiche amiche . . prima del grande freddo che, come ogni anno dopo l’estate si preparava ad arrivare. Il viaggio era lungo e faticoso, così da sempre…ma l’ unione e la collaborazione di questi“ piccoli ma grandi” abitanti del mare ,faceva si che tutto andasse a buon fine. 

Il momento era arrivato, le tartarughe erano pronte ..TARTISOLA le attendeva, bisognava solo mettersi in viaggio... o meglio... a nuoto!!Tra loro, Dorotea, insolita tartaruga... ostinata e convinta che per la traversata non occorreva muoversi in gruppo, al contrario... segno questo di assoluta  debolezza, secondo lei... ma quanto si sbagliava Dorotea?! NON molto tardi lo avrebbe capito... Quell’anno addirittura decise incautamente di affrontare il viaggio da sola, nonostante la disapprovazione mista a paura e preoccupazione delle  compagne. Ma la presunzione di Dorotea non si fermava ad ascoltare nessuno! Solo se stessa...”Non ho bisogno di nessuno io! Me la cavo benissimo da sola e vedrete... sarò anche più veloce!” Decise così di partire un giorno prima, sola soletta. La carica e l’entusiasmo pian piano lasciarono il posto alla stanchezza prima, e alla paura dopo . Come di sicuro avrete già intuito miei piccoli e saggi ascoltatori c’era un motivo alla traversata tutte insieme... si sarebbero aiutate e sostenute a vicenda le piccole tartarughe, sarebbero state spalla e mani una per l’altra nel momento del bisogno. Difatti, dopo ore e ore di viaggio, Dorotea era ormai sfinita... affamata e terribilmente stanca, al suo fianco nessuno ad aiutarla, il suo corpo diventava sempre più  pesante, e a stento riusciva a rimanere a galla... Ah! Se ci fossero state  le sue preziose compagne. ..non sarebbe di certo  finita così’! Si era arresa…in fondo non c’era più altro da fare... sarebbe annegata... perché  l’unione fa la forza, e lei per scelta aveva deciso di esser sola. Intanto il resto del gruppo si era già messo in viaggio e felicemente  raggiunto TARTISOLA!! 

Ma preoccupate al loro arrivo di non trovare la loro amica e compagna Dorotea. .intuirono cosa poteva esser successo, d’altronde era inevitabile. .non si poteva affrontare un così lungo e faticoso viaggio da sole... ma la forza di questo bel gruppo di tartarughe non era solo nel numero... ma soprattutto nella sensibilità e nel coraggio di affermare che “UNA PER TUTTE E TUTTE PER UNA” non è solo un motto... ma uno stile di vita, fatto proprio da ciascuna di loro. .per cui... indovinate un po’..provate e stanche dalla traversata, decisero di tornare indietro e di andare in soccorso di Dorotea... la trovarono! Purtroppo in brutte condizioni... ma non si arresero! !Vicine e unite più  che mai trasportarono  sul dorso  Dorotea ,fino a TARTISOLA! !Dorotea fu salva... e comprese sulla propria pelle e con la propria vita cosa effettivamente volesse dire appartenere ad un gruppo ..cosa profondamente significava essere parte di un gruppo di tartarughe marine…essere a pieno una TARTARUGA MARINA ! Miei cari amici... la scuola è quasi finita, l’estate è alle porte... non mi resta che salutarvi affettuosamente,  augurandovi  una magica ed unica estate ,in qualsiasi posto di questo nostro bel mondo, in compagnia del vostro gruppo che tanto vi sostiene e tanto vi vuol bene…la famiglia!!Un abbraccio “marino” dalla Fata Raccontastorie. .

a cura di Marianna De Luca
educatrice scuola materna e primaria 

Illustrazioni di Lucia Zerbinati

La felicità di un arcobaleno

arcobalenoCarissimi bambini e carissime bambine, bentornati dalla Fata Raccontastorie! Vi stavo aspettando... avete mai visto un arcobaleno? Bello... vero? A guardarlo sembra quasi...magico! 

E proprio di un arcobaleno stiamo per narrare, di un arcobaleno “speciale”... quindi, vi presento Alice. Alice, una bambina come tante, ma ahimè con un caratteraccio come poche; per questo spesso triste e sola, nessun amico con cui giocare... nessun amico con cui parlare. Perché?!? Perché arrogante e presuntuosa e soprattutto molto, molto egoista. Non avrebbe mai condiviso i suoi “preziosi” giochi, con nessuno! Che tristezza…un gioco è ancor più bello e divertente se a condividerlo con noi c’e’ un amico!

Rendendosi conto della sua infelicità e della tristezza che questo procurava, Alice si convinse che questa dipendesse dall’arcobaleno. “ Se solo possedes- si l’arcobaleno.., allora si che sarei felice!!” disse. Ma... non tutto si può pos- sedere, alcune cose si possono solo ammirare, e di questo si che possiamo arricchirci, proprio come un arcobaleno. Ma questo Alice non voleva capirlo. Voleva a tutti i costi l’arcobaleno, convinta e speranzosa che possedere l’arcobaleno l’avrebbe aiutata, rendendola felice.

Intanto la sua storia viaggiò e girovagò per mari e per fiumi, per grandi e pic- cole città... fino al Bosco di Fiabilandia, fino al castello di Colorina, Fata e Ma- dre dello stesso arcobaleno, la quale, intenerita dalla storia di Alice decise di intervenire, decise di aiutarla. Difatti... in una magica notte incantata Colorina apparve nei sogni di Alice, rivelando alla bambina una grande verità. “Alice cara... l’arcobaleno, tu lo possiedi già! E’ dentro di te...” Ma, la piccola non riusciva a dare un senso alle parole di Colorina... “L’Arcobaleno dentro di me?” Com’era possibile? Cosa voleva davvero dire la Fata con quelle parole? La risposta forse, non era poi così semplice... per questo Colorina decise di omaggiare Alice con un dono, vero, tangibile ed inequivocabile del suo fiabe- sco passaggio... una pergamena, riportante i sette splendidi e magici colori che armoniosamente compongono l’arcobaleno tanto desiderato.

ROSSO come il cuore... e l’amore che può contenere regalando e ricevendo del bene. ARANCIONE come l’allegria... travolgente e scoppiettante se si è in compagnia. GIALLO come il sole... in una meravigliosa giornata d’estate, in sella ad una bici in compagnia di tanti amici. VERDE come la speranza... la speranza che un amico è per sempre se ad unire ci sono rispetto e comprensione. BLU come la profondità del mare... immenso affetto da regalare. INDACO come il colore della fantasia... sulle cui ali è bello viaggiare in due. VIOLETTO come il colore di un fiore che puoi donare a chi ti vuol bene.

Ora tutto era chiaro, Alice finalmente comprese... la sua felicità era nelle sue stesse mani. Miei cari bambini, ricordate questo: tutti noi, grandi e piccini abbiamo l’arco- baleno dentro. Per cui coloriamolo con la magia dei colori questo no- stro Mondo... tutti insieme si può... e sarà decisamente migliore, grazie a ciascuno di voi. Un colorato abbraccio dalla Fata Raccontastorie! •

a cura di Marianna De Luca
educatrice scuola materna e primaria

La stella cometa è il raggio di sole che ogni bambino si porta nel cuore...

Stella cometaC’era una volta, e forse c’è ancora, un simpatico bimbetto di nome Martino. Come tutti i bambini amava tanto il Natale e ogni anno aspettava con gioia che l’orologio del tempo portasse le sue lancette sul mese di dicembre per guardare scendere i fiocchi lenti e lievi della neve e per specchiare i suoi occhietti nelle lucine incantate dell’albero addobbato in salotto. Anche quell’anno arrivò il 24 dicembre e Martino decise di aspettare il caro e vecchio Babbo Natale proprio lì, vicino al suo amico albero, ma prima di addormentarsi prese la sua decorazione preferita, quella che lo aveva sempre fatto sognare: una piccola pallina di vetro soffiato che custodiva, in un bellissimo paesaggio invernale, uno gnomo assai buffo dalla barba tutta blu e una dolce fatina dal vestito color porpora ed ali color di cielo. La strinse delicatamente nella sua manina ed aspettò che il sonno lo avvolgesse. Nel salotto addobbato a festa regnava una strana calma, quella calma misteriosa che annuncia l’arrivo di qualcosa totalmente inaspettato; Martino dormiva profondamente stretto nel caldo abbraccio della notte e delle stelle che la illuminavano, ma quando l’orologio del caminetto ormai spento suonò il dodicesimo rintocco, gli oggetti, i ricordi e i pensieri lasciarono il posto ai sogni e fu così…NOTTE D’INCANTO.

 

Martino aprì gli occhi e si ritrovò in un bosco tutto magico, lo riconobbe subito, era proprio il paesaggio innevato della sua pallina; in lontananza vide uno strano bagliore provenire dalla finestra di una graziosa casina costruita sulle radici di un vecchio e saggio faggio, così incuriosito e un po’ impaurito dal posto sconosciuto, s’incamminò lentamente, accompagnato dal chiarore della luna che argentea e curiosa sembrava seguire i suoi passi. Quando si trovò davanti alla porticina il suo cuore cominciò a battere forte come i colpi che da lì a poco avrebbe dato, ma una vocina dolce e gentile lo incoraggiò; Martino si domandò chi fosse e prima di finire il suo pensiero una piccola fatina dal vestito vellutato color porpora si posò sulla sua mano: ebbene si, era proprio la fatina dell’albero di Natale che tante volte aveva guardato incantato nella sua bella pallina. Il nostro caro amico non credeva proprio ai suoi occhi, ora più di prima, eppure era proprio lei e gli chiedeva di bussare, allora Martino raccolse tutto il coraggio che aveva e diede tre grossi colpi sulla graziosa porticina, esattamente dov’era scritto: Bussate e vi sarà aperto. Un piccolo gnomo dalla barba tutta blu e il naso rosso rosso aprì il chiavistello esclamando un sonoro Benvenuto nel Bosco dei mille sogni! Martino entrò con grande emozione e si accomodò su una bellissima poltroncina ricavata da un nodoso ramo di quercia ed imbottita con petali caldi e soffici; si guardò intorno e spinto dalla curiosità domandò subito allo gnomo e alla fatina la ragione di questo straordinario incontro. Lo gnomo, che si chiamava Bluino e viveva in quella casa da quasi un secolo, rispose che lo Spirito del Natale quest’anno gli aveva concesso un dono speciale, un dono che avrebbe portato con sé per tutta la vita; Martino non riusciva ancora a comprendere, allora la fatina decise di farglielo capire in un modo tutto suo: con le piccole ali scintillanti e leggere cominciò un volo danzante assai misterioso, ogni battito faceva nascere un suono e così, suono dopo suono, un’armoniosa melodia. La fatina Scintilla, così si chiamava, aveva scelto il linguaggio più bello, quello che non ha bisogno di parole né di spiegazioni: la musica. Martino e i suoi nuovi compagni uscirono dalla casina innevata e si recarono in un posto veramente magico; il gufo Rufo, un fedele amico dagli occhi capaci di vedere nel buio, li accompagnò volando alto alto sul paesaggio incantato. Giunsero velocemente davanti ad un grosso abete, i rami lunghi e sempre verdi coprivano una porta tutta d’oro su cui era scritto: Natale nel cuore è un messaggio d’Amore. Lo gnomo pronunciò una strana parola e la porta si aprì: mille ghirlande addobbate di cristalli preziosi blu, rossi e gialli segnavano il sentiero da percorrere e tanti elfi dalle orecchie appuntite e il sorriso elegante gli indicavano la strada. Martino, Bluino e Scintilla arrivarono in un giardino veramente incantato: con grande stupore alzarono gli occhi al cielo acceso da milioni di stelle ma…ne videro una più luminosa e dorata di tutte; non era una stella come le altre, era la stella cometa che Martino aveva sempre sognato di vedere. La fatina intonò un canto misterioso e alcune stelle cominciarono a muoversi formando una scritta nel cielo: 

La stella cometa è il raggio di sole che ogni bambino porta nel cuore. 

In un attimo arrivò un silenzio irreale e Martino si ritrovò sulla poltrona del suo salotto: aprì gli occhi e ricordò un sogno speciale. Guardò la pallina che teneva ancora nella sua mano e vide lo gnomo e la fatina immobili come li aveva sempre visti, ma nell’altra manina stringeva forte un piccolo sacchetto cucito con filo dorato: lo aprì e vide tre bellissimi cristalli, uno rosso, uno giallo e uno blu. Forse il ricordo che aveva non era stato solo un sogno ma un modo speciale che qualcuno aveva scelto per augurargli Buon Natale!

"Questa storia è dedicata ai bambini della Classe terza della Scuola Arcobaleno…che tante volte hanno ispirato e ascoltato racconti un po' magici custoditi nei loro occhietti incantati".
Sara Innocenti
insegnante specializzata in pedagogia steineriana 
I.C. Margherita Hack, Roma

Gegi e Gege: le simpatiche fochine gemelline e litighine

fochine gemellineC’erano una volta due teneri cuccioli di foca: Gegi e Gege, le fochine gemelle. Nel bosco di Fiabilandia, tutti conoscevano le simpatiche gemelline, "le gemelline litighine" le chiamavano... e presto capirete il perché. Gemelle però solo di nome... infatti Gegi e Gege pur essendo praticamente identiche, si differenziavano sono per una cosa... una cosa che di certo non passava inosservata...IL COLORE! 

Gegi splendida foca bianca, bianca come la neve, e Gege splendida foca nera, nera come la notte. Entrambe bellissime nella loro diversità, che in realtà le rendeva uniche! Che stramba combinazione è mai questa?!? Gegi e Gege son gemelle! Uno scherzo di Madre Natura forse? Sta di fatto che entrambe le gemelline, pur volendosi un gran bene, spesso litigavano... motivo dei litigi? Sempre il colore! Gegi voleva esser bianca e Gege allo stesso modo voleva esser nera! E nonostante gli innumerevoli tentativi degli abitanti del Bosco, non c'era verso di farle ragionare... altro che foche... dei muli! Testarde più che mai! Finché un giorno accadde qualcosa... che cambiò per sempre l'assurda ostinazione di voler essere diverse da come Madre Natura le aveva disegnate. Un bel giorno, mentre Gegi e Gege, erano gioiosamente occupate in quello che era il loro passatempo preferito, ossia, scorgere più sagome possibili nella grande immensità del cielo, udirono lo spavento degli animali che popolavano il Bosco. Poi li videro correre, tutti. Gli animali erano spaventati, chi cercava rifugio nascosto in una siepe, chi arrampicato sull'albero più alto... avevano paura. Qualcuno minacciava la tranquillità di quel magico Bosco: i cacciatori.

Gegi e Gege, impaurite anche loro, cominciarono a correre, ma non si accorsero d'aver preso direzioni opposte. Con infinita tristezza e tantissima paura presero coscienza anche di questo. Gegi, la fochina bianca, dopo tanto correre, si ritrovò in un enorme distesa bianca, lì non c'erano più gli alberi o le siepi da cui cercare riparo, solo una grande distesa bianca, una distesa di neve.  

La piccola Gegi, non aveva ripari, per cui si raggomitolò su se stessa e chiudendo gli occhi attese gli eventi. Un cacciatore le passò proprio accanto, ma... non si accorse di lei. Il suo colore, l'aveva salvata. Il meraviglioso colore bianco di Gegi, si era perfettamente mimetizzato con la neve. E quanto grande fu la gioia di Gegi quando capì questo! 

Dall'altra parte del Bosco invece, si trovava la piccola Gege. Anche Gege si ritrovò in uno strano posto, che non aveva mai visto, forse, si era davvero allontanata troppo. Il niente, nessun albero, roccia o siepe, solo un enorme distesa vuota. Ormai era scesa la notte, tutto era buio, nessuna luce, solo il chiarore della luna che da lassù stava a guardare. Dove poteva ormai andare la piccola Gege? Cosa poteva fare? I passi del cacciatore erano tanto vicini... così, rassegnata restò anche lei immobile... Il cacciatore le passò proprio accanto, ma... non si accorse di lei. "Sono salva pensò!" Il suo "unico" manto nero si fondeva magicamente con la notte, con il buio... era un tutt'uno, e fu salva. 

Spuntò finalmente il sole, un nuovo giorno, che portò via lontano i cacciatori, e gli animali si ritrovarono tutti al grande Lago del grande Bosco. Erano salvi, ed ora anche felici! Si ritrovarono anche Gegi e Gege, che si  abbracciarono forte, a lungo, felici di rivedersi e ritrovarsi, ma soprattutto felici per il colore che Madre Natura aveva regalato loro. Ora, tutto aveva un senso... da quel giorno non litigarono più, una grande lezione avevano imparato: è bello accettarsi ed essere felici per come e per  quello che si è, sempre. Perchè la diversità ci rende unici e speciali! •

a cura di Marianna De Luca
educatrice scuola materna ed elementari

Magie sotto l'albero di Jacopo

C'era una volta un signore di nome Gianfranco, era un uomo di mezza età, alto, magro, con un'espressione sempre arrabbiata sul viso. Viveva a Roma, era un giudice molto cattivo! Ed era sempre vestito di grigio.

Egli odiava il Natale perché quando era piccolo era un po' cattivo e non riceveva mai i regali, così imparò ad odiare il Natale e tutte le feste!

Ma un giorno arrivò il folletto Alessio, l'aiutante di Babbo Natale, era piccolo, simpatico, buono; e accadde che lo andò a trovare e gli porta in dono dei vestiti nuovi, belli, tutti colorati, cuciti direttamente da Babbo Natale!

I vestiti portati in dono dal folletto erano magici, proprio per questo quando Gianfranco li indossò per magia divenne un uomo buono e fu così che cominciò ad amare il Natale. •

Jacopo

la storia degli "abitanti del paese dell'alfabeto" per Chiara, Elisa e Gaia

paese dell'alfabeto“C'era un volta il paese dell'alfabeto, un paese immaginario, in cui gli abitanti non erano uomini in carne ed ossa, ma lettere... lettere... lettere dell'alfabeto. 

La prima lettera era la A, aveva una casa molto elegante. Lei era una bravissima sarta, infatti le finestre avevano delle tende di broccato. La B aveva una casa molto sportiva. In cielo c'era una luna che faceva riflesso sul mare: era la C.

In ogni casa c'era un tavolo che poteva ospitare quattro lettere, ma quando venivano ospiti si prolungava con una prolunga a forma di D.

Tutte le mamme lettere avevano un pettine (E) per pettinare le lettere bimbe.

La F abitava in un palazzo a tre piani.

In ogni parco c'era uno scivolo a forma di spirale (G) dove ogni letterina scivolava. La H aveva un'abitazione quadrata e aveva un giardino enorme.

La notte si accendeva un faro (I) che illuminava la strada alle navi.

Ogni lettera camminava con le gambe e i piedi che insieme formavano la (L).

Sopra il fiume c'erano tre ponti, uno girava a destra, l'altro a sinistra e il terzo a destra (M). In questa città, per fortuna c'era una stazione, lo snodo dei binari ci faceva ricordare la N.

Al parco giochi c'era un campetto da calcio dove le letterine si divertivano a tirare la palla: era a forma di O

Uno spazioso parcheggio (P) appena fuori la città permetteva alle letterine in vacanza di non affannarsi per lasciare le macchine. Vicino al campo da calcio c'era un campo di bocce dove le O anziane (Q) andavano a giocare, per passare un po' di tempo che avevano libero. Sul marciapiede camminavano lettere mamme che erano incinta (R).

Nella città c'erano strade curve (S) e lunghe. C'erano vie lunghe che alla fine potevano girare a destra o a sinistra (T) ma erano senza via di uscita e per uscire si doveva tornare indietro. Servivano anche dei ferma capelli (U) per legare i capelli alle letterine. Fuori dal paese si vedevano delle montagne a forma di V e percorreva una strada a zig zag (Z)”.

Chiara , Elisa e Gaia

l'Angolo delle Fiabe

Fata raccontastorie

"Ciao a tutti bambini e bambine all'ascolto: è un vero piacere fare la vostra conoscenza... Fiabesco direi !!! 
Chi sono io? Sono una piccola Fata: la Fata Raccontastorie... 
insieme faremo la conoscenza di tanti amici, che puntualmente avranno da insegnarci qualcosa o semplicemente regalarci un sorriso prima di chiudere gli occhi ed entrare in un altro magico mondo... quello dei sogni... Siete pronti?? Bene! Allora cominciamo!" 

favole scritte da Marianna De Luca
educatrice scuola materna, elementari

e illustrate da Lucia Zerbinati
illustratrice libri per bambini, counselor relazionale

Daniele racconta la sua classe...

maniL'ambiente “scuola”, i rapporti con le insegnanti, nonché i legami che si instaurano fra alunni sono tutti elementi importanti che se funzionano costituiscono un enorme stimolo alla curiosità e alla voglia di imparare dei bambini. Per questo vi propongo lo scritto di Daniele, un bambino di 9 anni che racconta la sua classe con solare entusiasmo e vivo attaccamento alle sue insegnanti e al suo gruppo scuola.

“Mi chiamo Daniele e quest'anno frequento la  quarta elementare. La mia classe, insieme ai miei amici, è una classe stupenda, anzi bellissima, con alunni bravi anche se un po' vivaci!
L'anno scorso è stato sicuramente impegnativo, ma abbiamo imparato moltissime cose su tutte le materie, storia, geografia, italiano e matematica. Abbiamo lavorato anche su diversi progetti come il progetto del museo “Gioca con l'antico” che ci ha permesso di conoscere più a fondo la nostra città a livello storico. Il progetto “Sapere i sapori” che ci ha fatto conoscere le ricette tipiche del nostro paese. Abbiamo riscoperto la lingua dei nostri nonni: il dialetto prenestino.
Proprio in dialetto abbiamo fatto la recita di fine anno, bellissima e divertente!
Insomma abbiamo lavorato tanto, ma ci siamo anche divertiti. Le nostre maestre ci hanno trasmesso la voglia di andare a scuola e quindi di imparare. Ora siamo pronti per ricominciare l'anno scolastico!!”

Francesca, mamma di Jacopo e di Jari


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